GLI ABRUZZESI NEL MONDO: DOM SERAFINI

ORA LI RACCONTA SUL QUOTIDIANO D’ABRUZZO “IL CENTRO”     L’AQUILA – Dopo 20 anni ed oltre 2.000 personaggi recensiti, la rubrica settimanale di Dom Serafini sugli “Abruzzesi nel mondo” passa dalla prima pagina dell’edizione Abruzzo de “Il Messaggero”, alle pagine regionali del quotidiano abruzzese “il Centro”. Il passaggio all’altra testata è stato inaugurato con un’intervista al giornalista di Giulianova residente a New York City, nell’edizione del 19 aprile de “il Centro”, mentre la rubrica vera e propria ha preso avvio la domenica di Pasqua, con un ampio servizio di Serafini su come gli Abruzzesi d’America vivono la festività pasquale e con quali tradizioni.   Scopo della rubrica di Dom Serafini è far conoscere in Abruzzo i traguardi raggiunti e i successi ottenuti dagli emigrati ed espatriati abruzzesi ed il contributo che essi rendono alla terra d’origine. Con i suoi servizi Serafini non ha solo l’obiettivo di rendere dall’estero un’informazione puntale, formativa e culturale, ma la sua rubrica ha anche lo scopo pratico fornire esempi per i giovani che vogliano intraprendere una carriera all’estero, come pure d’essere utile, attraverso le vite che racconta, agli amministratori locali e regionali, perché incentivino politiche tese a valorizzare e mantenere in Abruzzo i giovani talenti, creando opportunità di lavoro e di ricerca nella regione.   Quella che una volta veniva chiamata emigrazione è oggi in buona parte rappresentata dagli “expats“, giovani laureati che vanno all’estero per alta formazione, dottorati e master, trovando poi là buone opportunità di occupazione o per lavorare: una vera  “fuga di cervelli”, come viene definita con locuzione sommaria ma efficace, che però tanto danno arreca al Paese ancora incapace di dare un futuro alle sue migliori intelligenze. Il termine “emigrato” è infatti ora superato, molti giovani si considerano semplicemente “espatriati”. Gli “expats” sono laureati in discipline scientifiche, ingegneristiche, mediche, economiche ed informatiche, sono professionisti o artisti, mentre prima con il termine “emigrante” si connotava il lavoratore non qualificato o con una formazione solo basilare.   Dal 2013 al 2024 l’Abruzzo ha registrato un calo significativo della popolazione. Nel 2013 la popolazione residente era di 1.334.939 abitanti, mentre nel 2024 è scesa a 1.269.571 abitanti, con una diminuzione di 64.368 persone in poco più di un decennio. Il fenomeno dello spopolamento è attribuito a diversi fattori, tra i quali il calo della natalità, l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione verso altre regioni o Paesi. Questo trend demografico pone un forte interrogativo alla classe dirigente abruzzese, politica ed amministrativa, è la sfida più importante per la regione, in tutte le sue articolazioni istituzionali ed economiche. È una chiara indicazione ad investire in misure di sviluppo durature che incentivino l’occupazione giovanile, specie di giovani con alta formazione, per consentire loro di lavorare in Abruzzo e formare nuove famiglie, grazie a politiche mirate e adeguati servizi di sostegno.   Dom Serafini, sulle pagine de “il Centro”, continuerà a raccontare storie di vita e di successo degli Abruzzesi nel mondo. Uomini e donne che in terra straniera hanno saputo guadagnarsi stima e considerazione nei Paesi d’accoglienza, conquistando posizioni di rilievo in quelle società grazie alla loro serietà, all’ingegno e alla creatività. Storie di personaggi abruzzesi che andranno ad aggiungersi alle oltre duemila raccontate finora. L’opera di Serafini è meritoria, ma è soprattutto utile al nostro Abruzzo.   Sarà bene, infatti, che le Istituzioni abruzzesi considerino l’altro Abruzzo, quello fuori i confini, come una importante risorsa. Giova ricordare a classi dirigenti sovente poco attente all’attualità della nostra emigrazione, talvolta giudicata secondo triti stereotipi piuttosto che nella realtà, come gli Abruzzesi all’estero hanno saputo conquistarsi rispetto e ammirazione, fino a rivestire ruoli significativi nelle università, nell’economia, nella ricerca, nell’imprenditoria, nell’arte, persino nei Parlamenti e nei Governi dei Paesi di accoglienza. Questa nuovo impegno giornalistico di Dom Serafini sulle pagine del quotidiano “il Centro” può offrire ai lettori un importante contributo di conoscenza dell’altro Abruzzo fuori confine e di un’informata coscienza del suo straordinario valore.   Goffredo Palmerini

Per saperne di più »

Dalla moka al wok: Bialetti diventa cinese, il caffè ora si fa con i bastoncini

Addio espresso all’italiana, benvenuto “caffè alla cantonese”. Ci svegliavamo col gorgoglio della moka. Ora ci sveglieremo col gong. È ufficiale: un altro monumento del made in Italy si è arreso, con la stessa dignità con cui ci si arrende alla dieta dopo aver visto una teglia di lasagne. Bialetti – quella dell’omino coi baffi, dei risvegli domenicali, del profumo che invade casa mentre fuori piove – è diventata Made in Hong Kong. A rilevarla è il fondo lussemburghese Nuo Octagon, ovvero una scatola cinese travestita da cassaforte europea. Loro la chiamano “internazionalizzazione del brand”. Noi la chiamiamo “il colpo di grazia al nonno che stringeva la moka con una mano e la patria con l’altra”. Sì, ma perché? Perché il capitalismo non ha cuore. E nemmeno un palato. Bialetti, schiacciata tra debiti, concorrenza elettronica e scelte strategiche degne di un ubriaco al volante, si è trovata sull’orlo del baratro. A salvarla non è arrivata una mano italiana. Ma una cinese. Che però giura: “Amiamo lo stile di vita italiano”. Traduzione: probabilmente useranno l’omino coi baffi per una linea di tè al gelsomino. Un’offerta che non potevano rifiutare 53 milioni subito, più un’Opa da 0,45 euro ad azione. Un prezzo talmente basso che i risparmiatori del 2007 – quelli entrati a 2,5 euro – hanno organizzato un pellegrinaggio a Lourdes. Se la matematica non è un’opinione, la Borsa lo è eccome. Bialetti ha perso il 92% del suo valore. Ma in fondo, cos’è il valore quando hai l’onore di essere “strategicamente riposizionato” in Oriente? Dal Carosello al cartello Una volta l’omino Bialetti ammiccava dalla TV, disegnato dalla matita di Paul Campani, con la sua aria da Alberto Sordi in formato mignon. Oggi potrebbe tornare con un makeover stile manga: baffi più sottili, sguardo tagliente, magari un dragone sul grembiule. Ma non disperiamo… Forse sarà un nuovo inizio. Magari i nuovi proprietari ci stupiranno, e anziché produrre moka al ribasso, rilanceranno il culto del caffè italiano in Asia. Con le nostre ricette, la nostra estetica, la nostra identità. O forse trasformeranno tutto in capsule compatibili da vendere nei duty free. In ogni caso, il profumo del caffè al mattino sarà lo stesso. Solo che ora, accanto alla moka, ci sarà un QR code. Post scriptum per gli inguaribili nostalgici: Tenete strette le vostre vecchie moka. Tra qualche anno, potrebbero valere più di un bitcoin. O almeno, più di un’azione Bialetti del 2007. Giuseppe Arnò Immagine: pubblico dominio / CC0 

Per saperne di più »

Vacanze a 1 euro a Siculiana

Intervista di Giovanni Zambito al sindaco di Siculiana Alla fine, si è rivelato tutto vero: le vacanze a 1 euro a Siculiana si sono rivelate non solo semplicemente “vere”, ma anzi autentiche nel senso della loro riuscita in termini di organizzazione e piena soddisfazione dei turisti vincitori del concorso lanciato dall’amministrazione comunale con in testa il Sindaco Peppe Zambito. Un’iniziativa che ha avuto un’eco mediatica impressionante che ha ulteriormente alzato le aspettative. Provenienti da tante parti del mondo, i turisti hanno goduto appieno delle bellezze naturali del territorio, conosciuto i suoi avvenimenti storici più importanti, visto scorci inediti e assaggiato le buonissime specialità enogastronomiche. Il Sindaco Peppe Zambito racconta i momenti più salienti del fine settimana appena trascorso, fra bilancio e sguardo verso il prossimo futuro. L’intervista. Un bilancio obiettivo dell’iniziativa “Vacanze a 1 euro”… Una grande partecipazione, con oltre 1500 candidature da ogni parte del mondo, grazie ad una attenzione mediatica straordinaria, con un impatto promozionale al di là di ogni aspettativa che era l’obiettivo principale. Da sottolineare la collaborazione attiva di tutti gli operatori turistici del territorio che hanno condiviso e sostenuto “Vacanze a 1 euro”. Inoltre, era necessario mettersi alla prova per misurare la nostra capacità organizzativa per un’accoglienza di qualità. Dalle visite guidate alle attività esperienziali tutto ha funzionato alla perfezione. Ciò conferma la bontà della programmazione di questi anni, sia nella valorizzazione dei luoghi culturali e dei beni immateriali, sia nell’aver investito nei giovani del territorio attraverso le associazioni che costituiscono Siculiana Turistica. Che cosa avete fatto scoprire di Siculiana ai turisti vincitori del concorso? Abbiamo raccontato Siculiana attraverso la visita ai siti culturali, tra aneddoti e fatti storici. Fatto scoprire vicoli e scorci di un centro storico ricco di memoria, le nostre radici arabe e le testimonianze della presenza di una comunità ebraica. Un itinerario che ha incluso la scoperta della riserva naturale di Torre Salsa, patrimonio di biodiversità, e il borgo marinaro di Siculiana Marina, antico luogo di approdo dove insistono i silos granai dei romani. Tracce storiche e bellezze naturali si sono intrecciate in un percorso che non ha trascurato la scoperta della migliore tradizione enogastronomica siciliana. Quali sono state le reazioni più comuni e i commenti più originali? I vincitori sono arrivati con qualche dubbio e con un interrogativo: “Sarà davvero una vacanza ad 1 euro?”. Un interrogativo superato subito da una calorosa accoglienza e una forte empatia. Si sono mostrati sorpresi nello scoprire come anche un piccolo comune sia in grado di offrire uno scrigno ricco di storia e bellezza. Una Sicilia che non vedi nelle proposte standardizzate e che riesce a meravigliarti, offrendoti una vacanza alternativa e coinvolgente. C’è un elemento che non avevamo valutato fino in fondo e che ha sorpreso tutti, compresi noi, il valore umano dell’iniziativa. Un gruppo di persone da provenienze differenti, con lingue e storie molto diverse tra loro che si sono ritrovate a vivere insieme un’esperienza immersiva. Il risultato? Una vacanza ricca di emozioni, di scambi culturali, di arricchimento personale e la volontà di rivedersi e progettare insieme. Alla fine, non sono mancate le lacrime. Attraverso queste visite, anche Lei ha guardato al suo paese con occhi diversi? È stata una bella opportunità per leggere il mio territorio con occhi esterni. Avevamo bisogno di conferme e di misurarci con la nostra proposta turistica sul campo, per rafforzare la fiducia in un progetto che è il frutto di anni di costruzione e di impegno. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto. Il concorso si ripeterà? Sicuramente! Riceviamo quotidianamente richieste di partecipazione e il successo dell’iniziativa ci impone una seconda edizione. Siamo convinti che rappresenta un importante stimolo per fare meglio e crescere, lavorando insieme per un progetto di comunità. Quali effetti spera possa sortire? In realtà Vacanze a 1euro sin da subito ha avuto un impatto positivo sul territorio. Oltre alla grande visibilità, tantissime le richieste di informazioni da parte di operatori turistici interessati ad inserire Siculiana tra le mete da visitare. 50 ospiti sono in arrivo la prima settimana di maggio per vivere insieme a noi la tradizionale festa del 3 maggio dedicata al Cristo Nero. Altri hanno richiesto pacchetti ad hoc che stiamo elaborando. Elemento non trascurabile le tante richieste per acquistare una casa nel nostro centro storico. L’iniziativa ha sicuramente dato un grande impulso nella direzione che auspicavamo: scommettere su uno sviluppo sostenibile, con offerta turistica di qualità, valorizzando il territorio. Sicuramente oggi Siculiana vanta 30 nuovi ambasciatori in tutto il mondo. Giovanni Zambito

Per saperne di più »

ELEZIONI DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO- BALLOTTAGGIO

ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO IL GRUPPO GINO FALLERI IMPEGNATO PER UN GIORNALISMO INDIPENDENTE, EQUO E PROIETTATO VERSO IL FUTURO     Anche la mitica Maria Giovanna Elmi è con il Gruppo. Clicca sul link: https://www.youtube.com/watch?v=zeArs87RylY&feature=youtu.be   Nel panorama giornalistico italiano, caratterizzato da sfide sempre più complesse, il Gruppo Gino Falleri è un mix perfetto di tradizione e innovazione, un po` come una radio d’altri tempi che trasmette il futuro!   Ci guidano valori forti come correttezza, trasparenza e onestà intellettuale perché crediamo che il giornalismo debba essere serio, ma con un pizzico di cuore ed entusiasmo, per costruire un domani migliore e per promuovere una professione di alto livello, tutelando chi ogni giorno si impegna nel raccontare la realtà.   Da sempre il Gruppo si batte per ottenere l’approvazione della riforma della legge n. 69/1963 dell’Ordine dei giornalisti (ormai non più adeguata alle esigenze del giornalismo contemporaneo) anche per ripristinare il diritto sacrosanto dei Pubblicisti al ricongiungimento, affinché possano nuovamente accedere all’esame di Stato per diventare Professionisti.   Il Gruppo si impegna inoltre per il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro giornalistico, contrastando lo sfruttamento e chiedendo una riforma dell’accesso alla professione. Accanto a questi temi, si aggiunge la necessità di una previdenza adeguata e di una maggiore formazione online che permetta ai Pubblicisti di partecipare ai corsi per restare competitivi in un mercato in continua evoluzione.   In un’epoca di profondi cambiamenti per il settore dell’informazione, il Gruppo Gino Falleri ribadisce il suo impegno per un giornalismo indipendente, equo e proiettato verso il futuro. Con le sue varie iniziative il Gruppo dimostra che tradizione e innovazione possono andare di pari passo, offrendo ai Pubblicisti strumenti concreti per affrontare le sfide del domani.   Compatto per il futuro del giornalismo, il Gruppo Gino Falleri è arrivato a pieni voti  al ballottaggio. Si vota il 2 e 3 aprile ONLINE collegandosi al sito www.odg.it  e domenica 6 aprile IN PRESENZA presso il CPO a Largo Giulio Onesti.   Noi candidati del Gruppo, chiediamo gentilmente agli elettori che ci hanno sempre sostenuti, di rinnovare la loro PREZIOSA FIDUCIA votando la lista in blocco, per riuscire finalmente ad apportare concreti cambiamenti e riconoscimenti alla nostra categoria.   Per qualsiasi informazione potete contattarci ai seguenti numeri: 339-1192478, 338-3853740, 339-2150677   CON LA MENTE PENSA, CON LA MANO SCRIVI, CON IL CUORE REALIZZA!   di Redazione

Per saperne di più »

I MIGLIORI AMICI DELLE DONNE? I MOTORI!!!

  Wroomm wroommm….si parte? Sulla luna? No, no… sulla terra!!! “Accelerare il cambiamento ispirare il domani”,  è la simbologia  del convegno tenuto a Roma negli spazi della Regione Lazio tramite “Empowering Women in Automotive” sotto l’egida di “LEAD’HER EUROPE”. Si è trattato di una esperienza veramente unica sull’empowerment femminile nell’automotive dove il futuro del settore prende forma sotto  ‘zampata’ squisitamente femminile. Parliamo di donne unite dalla forza, visione e determinazione, capaci di plasmare il cambiamento nel mondo automobilistico evolvendo verso orizzonti primari che includono maggiore inclusione, pari opportunità e leadership femminile.     Le panchine rosse che si trovano ovunque adesso e non solamente in Italia simboleggianti misure sempre più drastiche nei confronti di ogni forma di violenza compresa quella femminile, accompagnano il percorso dell’empowerment femminile non solamente nel settore dell’automotive,  ma anche nel sostegno morale e  psicologico di chi subisce, allertando  strutture idonee, spiega dal palco l’avvocato Irma Conti Cavaliere della Repubblica per la lotta alla violenza sulla donna e garante Nazionale delle persone private della libertà personale. L’incontro avvalso dall’avvocato Micheline Lopes Fondatrice e Presidente dell’Associazione “Lead’Her Europe”,  sottolinea che nonostante l’evolversi dei tempi, i percorsi femminili siano faticosi e lenti e che  solamente una buona autodeterminazione con presa di coscienza da esporre principalmente a chi ricopre  mirati vertici, aiuterà verso il cammino della vera parità di genere. Già nella scuola primaria può verificarsi il fenomeno del ‘dream gap ‘ descrivendo il divario di aspettative e fiducia nei confronti del  ‘bimbo-bimba’:  piacevolissimo pertanto il  filmato trasmesso  negli ampi locali capace di far  sorridere nel  vedere figurine con tanto di  trecce e ‘code di cavallo‘ che,  imperterrite, rivendicano il pieno potenziale delle femminucce relegate ai margini . “Ci fanno credere cose assurde mentre possiamo benissimo diventare scienziate, astronaute, pensatrici, ingegneri ed altro ancora, visto che il nostro cervello ‘non brilla di luce riflessa’ seguitando nel chiedere aiuto per abbattere tali barriere, visto che noi ci siamo e ben presenti!” Il convegno  moderato da Silvia Terraneo, dava spazio a  molti altri interventi come quello di Laura Confalonieri  Vicedirettore di Ruoteclassiche e di Quattroruote Fleet & Business, parlando di “Leadership femminile ed opportunità nel mondo automotive”. Interessanti le parole di Agnese Di Matteo “Vice Presidente ASI” trattando: Come sviluppare le competenze tecniche ed affrontare le sfide del settore con a seguire Elisabetta Cozzi Fondatrice e” Presidente del Museo Fratelli Cozzi” che interpretava:” Empowerment e rispetto”, il coraggio di ridefinire il settore superando gli stereotipi con la  mostra fotografica: “Donne e motori? Gioie e basta!” Seguiva  la pilota Sara Fruncillo evidenziando le sfide economiche tramite i due volti del motorsport, ed ancora Maria Paola Stola Co-founder “Studio Torino Srl” ponendo l’attenzione sull’accelerazione del cambiamento: “Dove il talento  incontra la meritocrazia. A finire, Maria Bussolati Bonera direttrice del” Museo delle Mille Miglia”, tracciando il profilo:” Dal cuore delle Mille Miglia al mondo: le donne protagoniste della cultura automobilistica”. In carne ed ossa a noi  di fronte,  Monica Zanetti anche lei facente parte del parterre delle relatrici quale prima meccanica donna del ‘Team Ferrari’, esponendo con un bel pizzico di grinta,” Le barriere d’accesso al settore e la storia di successo di Monica Zanetti”. Cominciamo dai successi? “Cominciamo col dire che una donna fatica più del doppio se non il  triplo rispetto all’uomo e che se non hai una bella carica di risolutezza mettendoci anche un bel po’ di pazienza…beh, allora occupati d’altro che  meglio!  Adesso sono in pensione aprendo tuttavia  la scuderia “Belle Epoque”di cui sono Presidente, in collaborazione con la Vice-Presidente Rossana Guicciardi occupandoci di “Formula  1” storiche e stradali, con i meccanici storici della Ferrari. Personalmente ne faccio parte, in quanto meccanico che lavorava all’azienda Enzo Ferrari. Già, proprio alla Ferrari.” Capitanata da colui che chiamavano “The Drake”. “Esatto, un uomo che per me era tutto, colui che mi ha fatto crescere la passione sin da bambina; un vero e proprio mito, un idolo, un uomo che aveva creato quelle macchine che sempre più entravano dentro di me. Da lì capii che dovevo andare a lavorare da lui non in ufficio  né tantomeno …per carità,   fare da tappezzeria, nonostante ruolo ambito da parte di  altre, a cui ben volentieri lasciavo  tale compito.” Sta di fatto che la cronaca riporta un uomo non facile, estremamente esigente. “Ma anche profondamente umano. Aiutava tutti, proprio tutti, in maniera gioiosa come un bambino, assistendo famiglie intere.  Erano persone titubanti…sa, chiedere non era così facile! che lui invitava a parlare con bel  sorriso. Quanto all’essere esigente, ebbene sì, era giusto che lo fosse come del resto molto severo in considerazione del fatto che le sue auto, i suoi motori, erano le più amate e desiderate in tutto il mondo.” Da cosa le derivava – deriva   tanto amore per la sua professione? “Da piccoletta mi emozionava tantissimo sentire parlare sempre di Enzo Ferrari, Enzo Ferrari…Vedevo sempre passare le auto-prova a Maranello con quei rombi  assordanti che mi esaltavano tutta…  presumo  non per gli altri! I collaudatori lasciavano in me un grande fascino ed ancora mio zio essendo meccanico Ferrari, in casa nostra era prassi ospitare abitualmente    ingegneri, tecnici, ed altri ancora  facenti parte di quel team.” Quindi la realizzazione di un sogno. “Decisamente.” Alzi la mano adesso osservando che abbiamo  parlato  solamente di: “roba da maschi.” ‘Ocio ghe faet na’ bruta fin!”   Carla Cavicchini

Per saperne di più »

Pericolo: un mestiere molto italiano

Ah, “Il pericolo è il mio mestiere”! Chi, tra i cinquantenni e oltre, non ricorda quella perla della televisione americana degli anni ‘90, con i suoi sette episodi che ci hanno fatto sentire tutti un po’ eroi? Ebbene, pare che il motto sia tornato di moda, non nei palinsesti televisivi, ma nella realtà della cronaca nostrana. Prendiamo il caso di Cecilia Sala. La brava reporter, con il suo spirito d’avventura, ha deciso di sfidare il destino andando in un Paese che molti definirebbero una combo micidiale: a rischio, teocratico e con una certa predilezione per il sequestro di persone come hobby diplomatico. Risultato? Un carosello di emozioni, lacrime, abbracci, sorrisi e un’orchestra di media intenti a ripetere, in loop, il mantra del suo ritorno a casa. Ora che il clamore si sta placando, proviamo a guardare l’accaduto con un po’ di sano cinismo e senza quegli orpelli emozionali che tanto piacciono al pubblico. La verità è che Sala si è avventurata dove non doveva. Punto. Se qualcuno le ha ordinato il reportage, poteva tranquillamente suggerire al suo direttore di andare lui in prima linea. Se invece è stata una scelta sua, allora possiamo davvero dire che “il pericolo è il suo mestiere”. Solo che il mestiere, in questo caso, ha scomodato mezza Italia, la futura amministrazione USA, i servizi segreti e il governo, con la presidente Meloni in versione pendolare tra Europa e Stati Uniti. Un’imprudenza personale che ha messo sottosopra mezzo mondo. Vi sembra normale? Lungi da noi non gioire per il suo ritorno sano e salvo – ci mancherebbe! Ma festeggiare senza riflettere è come applaudire l’arbitro per aver finalmente fischiato un fallo evidente. Sì, bravo il governo, bravi tutti, ma possiamo parlare del costo di questa baraonda? Recuperi rocamboleschi, missioni costosissime e una giostra diplomatica da capogiro, tutto a spese dei contribuenti. Non ci navigavamo nell’oro ieri, figuriamoci oggi. E qui arriva il vero coup de théâtre: i cosiddetti esperti televisivi, pronti a declamare che il successo dell’operazione è tutto merito dei “buoni rapporti diplomatici” con l’Iran. Beh, certo. Come no. La realtà è che la “chiave del successo” è stata ben altra. Una delle serrature si chiama Mohammad Abedini, ingegnere iraniano detenuto in Italia e in attesa di estradizione verso gli Stati Uniti. Quell’estradizione, diciamolo pure, con molta probabilità non avverrà mai. E poi, c’è la debolezza dell’Iran: schiaffeggiato dalla disfatta di Hamas e umiliato dagli israeliani che spuntano nei loro siti nucleari come funghi dopo la pioggia. Insomma, che nessuno si illuda che l’Iran abbia improvvisamente deciso di essere più buono a Natale. Se Sala fosse stata neozelandese e Abedini detenuto in Nuova Zelanda il suo caso sarebbe finito esattamente nello stesso modo, solo che al posto dell’Italia ci sarebbero stati i kiwi a fare avanti e indietro. Dunque? Torniamo al punto: perché non proibire a chiunque di andare in Paesi a rischio? Un bel divieto governativo, chiaro e forte. Certo, sarebbe meno romantico del fascino di un’eroina che sfida i pericoli per raccontare la verità. Ma almeno ci risparmieremmo lo sperpero di risorse pubbliche e un bel po’ di apprensioni e preoccupazioni. Governo, sei qui per risolvere problemi concreti: pensaci su. Redazione Foto estratta da filmanto TV Rai Italia

Per saperne di più »

La liberazione di Cecilia Sala: un successo diplomatico e una riflessione sui diritti e la libertà di stampa

Sintesi della vicenda Cecilia Sala, giornalista italiana del Foglio e di Chora Media, è stata liberata dalle autorità iraniane dopo 20 giorni di detenzione nella prigione di massima sicurezza di Evin, a Teheran. Sala era stata arrestata il 19 dicembre 2024 senza accuse formali, mentre si trovava in Iran per documentare le condizioni di vita delle persone. La sua liberazione è avvenuta grazie a intensi negoziati diplomatici e al lavoro dei servizi italiani. La premier Giorgia Meloni ha annunciato personalmente la notizia, sottolineando il ruolo decisivo della diplomazia italiana. Anche i genitori e il compagno di Sala hanno espresso grande emozione e gratitudine, così come colleghi e figure politiche di maggioranza e opposizione, che hanno lodato l’operato del governo e del Ministero degli Esteri. Aspetti politici e sociali Successo diplomatico e consenso trasversale Il caso dimostra la capacità della diplomazia italiana di mobilitarsi in modo efficace per tutelare i propri cittadini all’estero. L’operazione ha ricevuto il plauso non solo dalla maggioranza ma anche dall’opposizione, consolidando un raro momento di unità politica. La presenza diretta della premier Meloni e il coinvolgimento personale del ministro degli Esteri Tajani hanno rafforzato l’immagine di un governo proattivo. Relazioni internazionali e contesto geopolitico La liberazione di Sala è avvenuta in un contesto complesso, segnato da tensioni tra Iran, Stati Uniti e altri Paesi occidentali. Il caso dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini, detenuto in Italia, potrebbe aver avuto un ruolo implicito nelle trattative, evidenziando come vicende individuali si intreccino con strategie geopolitiche più ampie. L’incontro di Meloni con Trump a Mar-a-Lago sottolinea l’importanza di coordinarsi con partner internazionali su questioni delicate. Libertà di stampa e diritti umani L’arresto di Cecilia Sala riflette i rischi affrontati dai giornalisti che operano in regimi autoritari. Il caso evidenzia le difficoltà crescenti per la libertà di stampa in Iran, dove il governo utilizza la detenzione arbitraria per intimidire e scoraggiare il lavoro giornalistico. Questa vicenda rappresenta un monito sulla necessità di proteggere i diritti fondamentali e i professionisti dell’informazione. Impatto sociale e solidarietà L’emozione condivisa dai familiari, colleghi e dall’opinione pubblica dimostra come il ritorno di Sala sia stato vissuto come una vittoria collettiva. Questo caso ha acceso i riflettori sul ruolo del giornalismo in aree di crisi e ha generato una mobilitazione che va oltre il singolo episodio, rafforzando la consapevolezza dell’importanza della libertà di stampa. Riassumendo La liberazione di Cecilia Sala rappresenta un momento di sollievo e orgoglio nazionale, ma invita anche a riflettere sulle sfide della libertà di espressione e dei diritti umani in contesti repressivi. Dal punto di vista politico, la vicenda sottolinea l’importanza della diplomazia, del dialogo internazionale e della coesione interna per affrontare situazioni complesse e salvaguardare i valori democratici. Redazione

Per saperne di più »

Un bacio per costruire… scoop!

 La visita di Meloni a Trump e il delirio mediatico “Dammi uno spunto e la mia immaginazione esploderà di notizie”: parafrasando Louis Armstrong (A Kiss to build a dream on), sembra essere questo il mantra dei media di fronte alla recente visita di Giorgia Meloni a Donald Trump. Un evento che, nella realtà, pare più misterioso di un episodio di X-Files ma che, secondo alcuni giornali, è stato ricostruito con l’entusiasmo di un romanziere sotto scadenza. Meloni vola in Florida, Trump la accoglie come si farebbe con una vecchia amica che porta un ottimo vino, e alcuni giornali esplodono in ipotesi degne di un film di fantapolitica. “Ha preso d’assalto l’Europa!”, gridano i titoli, facendo riferimento a una esclamazione di Trump. “Dialoghi segreti sul caso Sala!”, sussurrano le fonti. Nel frattempo, nella realtà parallela, Meloni e Trump si scambiano i soliti convenevoli, salgono al piano di sopra per conversare un’ora e mezza e guardano un documentario sul presunto “furto” elettorale del 2020. Un evento ufficiale degno di un cineforum di quartiere. Ma alcuni media non si accontentano. Perché riportare i fatti quando puoi approntare un’intera serie Netflix? Dalla rassegna stampa internazionale emergono particolari inediti, fonti misteriose che rivelano dialoghi che nemmeno gli interessati saprebbero riconoscere. È così che nascono le “notizie”: un pizzico di realtà, una spruzzata di fantasia e voilà, la pozione magica per vendere copie. Non c’è limite all’immaginazione: se volessimo esagerare anche noi, potremmo titolare così il resoconto della giornata: “Meloni vola in Florida per la première di Eastman: red carpet e popcorn inclusi!”. Sembra assurdo? Certo, ma almeno non ci prendiamo sul serio. E forse è proprio quello che, con rispetto parlando, manca a certa stampa. Redazione   Foto Armstrong: This file is made available under the Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication. Foto Trump: Estratto filmato RAI News 24 HD

Per saperne di più »

SERVIZIO CIVILE IN KENIA: LA STORIA DI LORENZO

–Queste feste lontane dall’Italia una scelta un po’ dura o no?- “Effettivamente è il primo Natale che passo lontano dalla mia famiglia penso che lo sentirò molto, perché sono stato abituato a fare il pranzo con i miei familiari, a vedere gli amici, perciò credo che accuserò molto questa cosa. Qui non si sente molto l’atmosfera natalizia, perché siamo sempre in spiaggia e ci sono sempre 30° gradi, però sicuramente, sentendo i miei cari e i miei amici che si stanno preparando a questo giorno sono certo che sentirò la lontananza da casa, insomma la nostalgia.” A condividere la sua emozione in prossimità del Santo Natale è  Lorenzo Toninelli, giovane di Borgo San Lorenzo, cittadina in provincia di Firenze, neolaureato in psicologia clinica all’Università di Padova che nell’ottobre 2024, dopo aver svolto un corso di formazione a Roma, è partito con il Servizio Civile all’Estero, destinazione Africa. L’incarico terminerà per lui il 18 agosto 2025. Prima di partire ha rinnovato il passaporto, preparato il visto, che per entrare in Kenya oggi si chiama ETA (Electronic Travel Authorization) e fatto una decina di vaccini.– Ti trovi in Kenya, ma dove di preciso?- “Sono vicino a Mombasa, per l’esattezza a Diani, che in lingua Swahili diventa Ukunda, 100mila abitanti. Diani appartiene alla contea di Kwale” – Chi ti ha inviato in questa zona? – “Arrivo qui nell’ambito del Servizio Civile Italiano all’Estero, inviato da Amesci, organizzazione italiana con sede a Roma, ma lavoro con un’organizzazione locale che si chiama Vack (Voluntary Action for Change in Kenya). L’associazione opera a Nairobi ma da qualche anno si è messa ad operare anche a Diani, zona molto turistica, dove la presenza di ONG è abbastanza scarsa. “– Quale lavoro svolgi qui in Kenya?- “ In questo preciso momento cerchiamo principalmente di costruire le basi di un progetto che possa perdurare negli anni. Il lavoro è principalmente un supporto umanitario alla comunità locale e, nello specifico, stiamo lavorando in questi mesi in un orfanotrofio con bambini e ragazzi, cercando di proporre attività, seminari o tutto quello che necessita in relazione alle esigenze che ci sono. Inoltre aiutiamo un’associazione che si occupa della protezione delle tartarughe marine, con l’organizzazione di eventi o utilizzando i social media. Svolgiamo anche un servizio in un villaggio, tra una comunità di donne, dove insegniamo loro l’inglese, visto che non possono accedere alla scuola e facciamo attività di empowerment per la creazione di un business che possa generare profitto”. – Qual è il momento più difficile e quello più bello che hai vissuto da quando sei arrivato in Kenya, ad ottobre?- “ Il momento più difficile magari lo sto vivendo adesso, perché è passata un po’ l’euforia dell’inizio. Adesso si tratta di abituarsi allo stile di vita che c’è qua, al modo di pensare che è molto diverso dal nostro. Non è come quando si è appena arrivati, adesso si comincia proprio a vivere qui, quindi dobbiamo scendere a molti compromessi e individuare delle attività per le persone del posto che possano essere efficaci. Perciò il momento più difficile consiste nel trovare le attività che possano interessare le persone, ho proposto delle attività che non hanno ottenuto il coinvolgimento sperato e non venivano capite, quindi ho dovuto ripensare tutto da capo. Questa è sicuramente una cosa nella quale, in questo periodo, mi sto interfacciando molto, si tratta  davvero ogni volta di reinventarsi e capire cosa può funzionare in questo progetto. Invece, il momento più bello, è stato vedere come ogni giorno, malgrado ti capiti di avere anche  attimi di sconforto perché le cose non vanno come si vorrebbe, che le persone cominciano ad affezionarsi a te. Vedere quando entri in orfanotrofio o nella comunità che i bambini e le donne ti corrono incontro, per me è una cosa bellissima. Una scena che mi ricordo e mi ha colpito molto, è stata quando lasciavamo la comunità con il tuk tuk (mezzo di trasporto a tre ruote) e i bambini e le ragazze con i quali facciamo attività ci sono corsi dietro per salutarci accompagnati dalla musica, perché ci saremmo rivisti dopo una settimana. “  – Tu hai parlato di una mentalità completamente diversa dalla nostra, in cosa si differenzia rispetto al nostro modo di vivere?- “Il discorso è un po’ complesso. Abbiamo davanti una mentalità che a me personalmente ha insegnato molto, perché da una parte è un modo di vivere molto tranquillo, senza grandi progetti a lungo termine, si vive molto alla giornata e da una parte è bella perché ti fa pensare a fermarti, goderti il momento che stai vivendo con calma, e questo è positivo. Quando però si va a lavorare diventa un po’ più complesso perché se vuoi lavorare in modo un po’ più articolato, se vogliamo fare, ad esempio, lezioni di inglese può succedere a volte, come è successo, che siamo arrivati al villaggio e non c’era nessuno, perché erano andati tutti a lavorare, perché quel giorno c’era la possibilità di guadagnare a testa 1 o 2 euro e allora l’attività che dovevamo proporre è sfumata.  Le persone qui non si proiettano nel futuro, vivono davvero “carpe diem”. Non si investe su se stessi a lungo termine, se c’è un lavoro da fare al momento per guadagnare qualcosa si fa, del resto è tipico del contesto in cui queste persone vivono. Per un operatore, però, che vuol fare questo tipo di attività diventa una sfida perché in contrasto con quello che propone. Infatti non c’è continuità in quello che facciamo, perché le persone non sempre partecipano, in quanto noi non le paghiamo.”  -Ma questo lavoro come arriva?- “E’ tutto incentrato sul nostro responsabile che si chiama Simon, lui è un ragazzo di Nairobi che ha trascorso la sua infanzia in uno slum, una baraccopoli dal quale è riuscito ad uscire, ha conosciuto l’associazione e ne è diventato operatore. Simon ha 25 anni come me, è molto bravo e per questo gli hanno affidato il progetto qui a Diani. In 5 anni Simon ha costruito dei rapporti di fiducia all’orfanotrofio e con le persone della comunità, perciò

Per saperne di più »

Dalla Siria con furore: il crollo di Assad e l’hangover geopolitico di Putin

La caduta del regime di Bashar al-Assad e il conseguente ritiro russo dalla Siria sono un affresco crudele di geopolitica, in cui le ambizioni si trasformano in macerie e i miti crollano sotto il peso della realtà. Se la Russia voleva dimostrare di essere una potenza globale, ha finito per rivelare di essere poco più di un attore in una tragedia di secondo ordine, con Wagner a fare da coro sinistro e il traffico di captagon come parodia economica del “soft power”. Ironia della sorte, Mosca, che aveva promesso di riportare ordine e stabilità, si ritrova a trasportare più baathisti sui suoi aerei cargo di quanto non porti via sistemi d’arma. È quasi poetico che il declino della Russia in Siria sia stato scandito da promesse vuote, basi smontate e Kalashnikov caricati su Antonov con la stessa solennità con cui si trasloca un appartamento. Putin, che nel 2017 prometteva fuoco e fiamme ai terroristi, oggi deve spiegare come mai quei “terroristi” controllano le strade che portano ai suoi ultimi avamposti nel Mediterraneo. La geografia della disfatta russa è una lezione di storia in tempo reale. La Siria è stata il banco di prova di una politica estera muscolare, che si è rivelata muscolosa quanto un colpo di tosse. Se la guerra in Ucraina ha esposto i limiti dell’arsenale russo, la Siria ha messo in luce i limiti della sua strategia: non si possono costruire imperi moderni sulle fondamenta di una propaganda che si sbriciola al primo colpo di mortaio. E poi c’è il captagon, il lubrificante economico che Assad e soci hanno usato per sopravvivere. La “droga del jihad” ha trasformato il regime in uno Stato-narco, e ora che la produzione è stata distrutta da HTS, resta solo una lezione spietata: quando la politica diventa tossica, lo fa in tutti i sensi. Ironico che un regime che spacciava captagon per finanziare repressioni si sia autodistrutto, come un tossicodipendente che consuma la propria ultima dose. Infine, c’è la domanda fatidica: è davvero la fine dell’invincibilità di Putin? Forse. O forse il leader russo ha semplicemente dimenticato che le guerre moderne non si vincono con basi aeree sfarzose e propaganda kitsch. La Siria non è l’Afghanistan degli anni ’80, né il Vietnam del 2024. È una pagina di Wikipedia che si aggiorna più velocemente della capacità di Mosca di adattarsi. E quando il teatro delle ambizioni globali diventa troppo grande per il protagonista, il pubblico inizia a chiedere il rimborso del biglietto. Tant´è! Redazione

Per saperne di più »
NOTIZIE CORRELATE

Vedi anche

“Dulce et decorum est pro patria mori.” — Orazio “Il potere si difende con la menzogna, ma si regge sul.

Scrocconi, sanguisughe, odiosi e chi più ne ha più ne metta. Ecco come ci definisce il presidente-dittatore Donald Trump. Un.

Conte, missione compiuta: lo Scudetto torna sotto il Vesuvio Napoli, 23 maggio 2025 — Il Napoli è campione d’Italia per.