Un milione e mezzo di parole

Quando l’Europa spende per rieducare il linguaggio e risparmia sulla realtà   La speranza, dicevano i filosofi, è uno stato d’animo. Oggi sembra piuttosto una voce di bilancio ridimensionata per mancanza di fondi. Pertini invitava a lottare anche senza speranza; Goethe la definiva la seconda anima dell’infelice. L’Europa, più pragmaticamente, ha scelto di investire altrove. L’adesione all’Unione Europea è regolata da 35 capitoli negoziali, organizzati in sei grandi cluster tematici: Stato di diritto, democrazia ed economia; mercato interno; competitività e crescita; agenda verde e connettività sostenibile; risorse, agricoltura e coesione; relazioni esterne. È l’ossatura dell’Europa reale, quella che dovrebbe garantire stabilità, prosperità e sicurezza.In nessuno di questi capitoli compare un obbligo sulla terminologia linguistica da adottare. Eppure l’Unione ha ritenuto necessario finanziare, con 1,5 milioni di euro, il Gender Equality Facility, progetto UE–ONU corredato da linee guida sull’uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività. Una cifra modesta solo in apparenza, ma enorme sul piano simbolico: mentre si predica rigore, si spende per rieducare il dizionario. Sia chiaro, senza allusioni e senza offesa per nessuno: non è una crociata contro persone, identità o sensibilità, ma una riflessione sul metodo. E soprattutto sulle priorità. I cittadini europei guardano con preoccupazione al futuro allargamento dell’Unione per motivi molto concreti: immigrazione incontrollata, corruzione e criminalità, costo finanziario per i contribuenti. La Commissione promette dialogo e rassicurazioni, garantendo che l’allargamento porterà pace e prosperità. Ma sul milione e mezzo speso per l’indottrinamento della nuova nomenclatura,  che rientra a pieno titolo nei costi a carico dei cittadini, cala un silenzio piuttosto eloquente. In Italia si discute animatamente se i fondi vadano destinati alla difesa o alla sanità, ai servizi sociali o alla sicurezza. A Bruxelles, invece, nessuno sembra chiedersi perché quelle risorse non siano state impiegate per esigenze urgenti e tangibili. Il problema non è quanto si spende, ma per cosa. Così Montenegro, Serbia e Kosovo, aspiranti membri dell’Unione, scoprono che prima delle riforme strutturali servirà una purificazione linguistica. Non ancora dentro, ma già corretti. Un battesimo ideologico che lascia più di un dubbio. Intanto il mondo reale continua a bruciare: Ucraina, Medio Oriente, Iran, Venezuela. Persino la Groenlandia entra improvvisamente nei radar geopolitici. L’Europa osserva, prende nota… e si concentra sulle parole giuste da usare. Quando la realtà bussa con violenza, rispondere con una circolare sul linguaggio non è inclusione.È distrazione. I manicomi non esistono più da tempo.Ma a giudicare da certi bilanci, viene il sospetto che abbiano aperto una succursale. Giuseppe Arnò

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Fatti: Di Giovanni è il Gran Maestro della G.L.P.U.

Loris Di Giovanni, storico della massoneria, alla guida della Gran Loggia della Perfetta Unione  a PESCARA – Loris Di Giovanni, classe 1971, due lauree entrambe con tesi sulla massoneria, storico e studioso del movimento massonico, dal 1° dicembre 2025  è il Gran Maestro della Gran Loggia della Perfetta Unione (G.L.P.U.), comunione massonica mista di Rito Scozzese Antico e Accettato.  Nata, quest’ultima, da tre logge: la “Parfaite Union” all’Oriente di Chieti, che mutua il suo nome dalla prima loggia castrense napoleonica creata a Chieti dall’intendente Pierre Joseph Briot, propagatore della Carboneria prima in Abruzzo poi in Calabria, ha assunto il titolo di “Loggia Madre” e il numero 1. La loggia contraddistinta dal n.2 è la “Gesualdo III de Felici” all’Oriente di Pianella, che prende il nome dal marchese, primo Maestro Venerabile della R.L. “Vettio Catone”. La terza loggia ha come titolo distintivo quello di “Giacomo Acerbo”, già fratello nella Comunione di Piazza del Gesù ed è all’Oriente di Loreto Aprutino. Fuori l’Abruzzo sono in tanti ad aver aderito alla nascente Gran Loggia: da Cuneo a Verona, da Pordenone alla provincia di Milano, da Bologna alla Calabria con Soverato, Dasá e Palmi. La passione per la storia della massoneria ha portato Loris Di Giovanni, anni fa, ad approfondire l’argomento relativo al territorio abruzzese con diversi studi al fianco del Prof. Elso Simone Serpentini, con il quale ha editato decine di volumi per i tipi di Artemia Nova Editrice di Teramo. Non era mai successo prima, in Italia, che uno storico della massoneria diventasse gran maestro di una comunione massonica. Una novità che, sommata alla giovane età rispetto al ruolo ricoperto, ha portato la Gran Loggia della Perfetta Unione a ritagliarsi già una dimensione importante nel panorama libero muratorio italiano. Di Giovanni, da appassionato d’arte e di aste,  vanta inoltre una delle più importanti collezioni su un personaggio avvolto nel mistero: Cagliostro. Libri antichi, incisioni, giornali d’epoca e un bellissimo busto in gesso da Houdon sono stati in mostra in musei e fondazioni. Tanti i progetti in cantiere del Gran Maestro, come ricalcano le sue prime dichiarazioni, tra i quali un master sulla storia della massoneria in Italia e una serie di puntate in TV che parlino in maniera semplice di questo argomento ed arrivino soprattutto alle giovani generazioni. Fonte: Goffredo Palmerini

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Dittatura e sapore

  Quando il potere spegne la luce e l’Italia prova a rimettere il tappo alla bottiglia   C’è una frase di Piero Calamandrei che torna utile ogni volta che una democrazia inciampa sui propri lacci: le dittature non nascono dalla forza dei governi che governano, ma dall’impotenza di quelli che non riescono a farlo. Era il 1946, Assemblea Costituente. Ottant’anni dopo, la sentenza regge meglio di molte costituzioni. Perché il totalitarismo non ama presentarsi come tale. Preferisce arrivare travestito da ordine, disciplina, salvezza. Diritti e doveri vengono archiviati come suppellettili borghesi, mentre avanzano privilegi e arbitri, più pratici e assai più maneggevoli. Quando questo sistema dura troppo a lungo, il popolo prima stringe i denti, poi stringe i pugni. Infine li alza. In Iran la gabbia è diventata stretta e il pane scarso. Alla protesta sociale il regime risponde con la vecchia ricetta: repressione e blackout. Internet spento non è un problema tecnico, è una debolezza politica. Quando si spegne la rete, si accende la paura del potere. Donne e mercanti sono alla base della protesta. Le prime avevano visto in Khomeini una speranza di dignità e giustizia e sono state tradite. Oggi, in prima fila, reclamano la restituzione di una vita confiscata. I mercanti, motore economico e politico della Repubblica islamica, si ritrovano schiacciati dai vari enti religiosi a doppi fini. E se il bazar chiude i battenti, non è semplice protesta: è segno funesto. I pilastri del regime scricchiolano. Altro che sabotaggio straniero. Il blackout non spegne la protesta: la certifica; accende la paura. Ogni Stato che spegne la luce lo fa per nascondere ciò che non riesce più a controllare. Trump, con la delicatezza di un elefante in cristalleria, avvisa: se sparate sulla folla, l’USAF verrà a farvi visita. Non per turismo. Khamenei capisce benissimo. Pare che le valigie siano già pronte. Era ora, direbbe Sartre: non conta ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo di ciò che hanno fatto di noi. In Medio Oriente, qualcuno sembra aver preso la frase alla lettera. Dalla protesta politica a quella enogastronomica il passo è breve, perché anche a tavola si combattono battaglie di civiltà. I prodotti della gastronomia italiana sono tra i più falsificati al mondo. Il falso Made in Italy vale 120 miliardi. Se poi si passa ai ristoranti “italiani” all’estero, il conto sale a 228 miliardi. Una cifra che fa venire l’indigestione. Di italiano, in molti di questi locali, resta solo il nome: cucina, direzione e materie prime parlano altre lingue. È il famigerato Italian Sounding, che non si limita a falsare il mercato, ma scredita l’immagine della nostra cucina nel mondo, erodendo fiducia, trasparenza e export. Una contraffazione culturale prima ancora che commerciale. Ora nasce la piattaforma Real Italian Restaurants, che promette di certificare l’autenticità dei ristoranti tricolori nel mondo. Tre criteri, apparentemente semplici: proprietà o gestione italiana, chef formato in Italia, uso documentato di prodotti autentici. Fatture, prove fotografiche, verifiche. L’idea è rendere l’italianità misurabile, non declamata. Una piccola rivoluzione copernicana per un Paese abituato a vivere di rendita sul proprio nome. Basterà? Forse no. Ma tentar non nuoce, anche se la strada si fa più ripida con l’orizzonte del Mercosur, l’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Mercati enormi, appetiti enormi, controlli spesso elastici. Il rischio è che il brand Italia continui a essere usato come una spezia: basta una spolverata per rendere tutto vendibile. In politica come in cucina, quando si abusa degli arbitri e si dimenticano i doveri, il risultato è sempre lo stesso: prima si perde il sapore, poi la legittimità. E quando il potere, o un ristorante, non sa più distinguere l’autentico dal falso, finisce per servire solo illusioni. Calde, magari. Ma indigeste. Giuseppe Arnò

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Natale con vista sul caos (globale)

Dal Babbo Natale “troppo bianco” alle annessioni geopolitiche, passando per moschee misteriose e presepi identitari: cronaca semiseria di un Avvento inquieto. Siamo alle porte del Natale e, come da tradizione moderna, la pace resta un’opzione facoltativa. L’Avvento dovrebbe essere attesa, silenzio, magari anche un po’ di raccoglimento. Invece no: il mondo contemporaneo, generoso come sempre, ci recapita il suo pacco regalo carico di notizie, tutte rigorosamente fuori misura. Cominciamo dal Nord, dove l’aria è fredda ma le idee scaldano parecchio. Qualcuno ha scoperto che Babbo Natale è troppo bianco. Scandalo. Nuova frontiera del pensiero woke, che non si ferma davanti a nulla, neppure alla barba più famosa del pianeta. Per fortuna c’è chi, pragmatico, propone una soluzione pacificatrice: sostituirlo con lo spazzacamino di Mary Poppins. Meno barba, più fuliggine, ma almeno inclusivo. E così, con una spolverata di carbone, il Natale è salvo. O quasi. Scendendo verso Torino, troviamo invece la super moschea: 1.300 metri quadrati di fede, architettura e, dettaglio non secondario, fondi. Chi paga? Mistero. Un mistero così trasparente che la Corte dei Conti, guarda caso, non c’entra. Il Ministero delle Finanze sì, ma solo per chiarire. Insomma, tutto limpido: basta non fare troppe domande. Dalla Campania arriva poi la cronaca, quella vera, senza metafore natalizie. Le parole del consigliere comunale D’Agostino, area dem, raccontano una realtà che non è affatto un’eccezione. È la solita storia italiana: quando la politica parla, spesso lo fa per confermare quello che già sapevamo. E cioè che il problema non è il singolo episodio, ma l’abitudine. Nel frattempo, a Roma, Giorgia Meloni lancia la “rivoluzione del presepe”. Difendere le radici, dice, non significa temere il futuro. E il direttore Cerno rincara: “L’identità non è una colpa”. Concetto antico, in realtà. A Delfi, sul tempio di Apollo, c’era scritto Gnōthi seautón: conosci te stesso. Lo sapevano Socrate e Platone, lo ripeteranno Kant e Nietzsche. Oggi lo riscopriamo davanti allo specchio, chiedendoci non solo chi siamo, ma se è ancora lecito esserlo senza chiedere scusa. Come se non bastasse, arriva la meteorologia: ciclone di Natale in avvicinamento. Pioggia, neve, vento. Speriamo solo maltempo. Perché c’è chi, come in Ucraina, affronta il freddo senza luce e senza tregua. Lì il Natale è un lusso, non una ricorrenza. E il mondo? Il mondo è governato da uomini che giocano a Risiko con la realtà. Trump guarda la Groenlandia per “sicurezza nazionale”. Putin vuole l’Ucraina intera, sempre per sicurezza. Xi osserva Taiwan con la stessa premura. Tutti parlano di difesa, e intanto si riscopre l’Anschluss, come fosse una pratica catastale da sbrigare prima delle feste. E così eccoci qui, alla vigilia del Natale, tra Babbi Natale corretti, identità difese, tempeste in arrivo e confini che si allargano per decreto. Buon Natale, lasciatecelo dire almeno quest’anno. L’anno prossimo, come sempre, si vedrà. Giuseppe Arnò

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Ha senso scioperare in Italia?

Lo sciopero come rito collettivo, tra fischietti, disservizi e zero risultati. “Sciopero: la massa in scena”, dice Gervasio. E difficilmente si potrebbe trovare definizione più efficace. In Italia lo sciopero è diventato una rappresentazione teatrale, un evento ricorrente del calendario civile, come la festa patronale o il cambio dell’ora legale. Tutti sanno che arriva, nessuno sa esattamente perché, ma molti ne subiscono gli effetti. Il copione è noto: si fermano i servizi pubblici, quelli che non possono delocalizzare e nemmeno protestare. Trasporti, scuole, sanità. L’utente paga il biglietto, perde la coincidenza, salta la visita, rimanda l’esame. L’azienda concessionaria, nel frattempo, risparmia sulle ore non lavorate. Sciopero riuscito, cassa salva. E il risultato politico? Mistero fitto. Nessun governo è mai caduto per uno sciopero dei treni regionali. Nessuna riforma strutturale è stata ritirata perché un autobus non è passato. L’unico effetto certo è lo scompenso logistico e l’irritazione del cittadino, che non è mai il destinatario delle rivendicazioni ma sempre il bersaglio. Finché lo sciopero resta pacifico, sia chiaro, è ancora il male minore. In un Paese che ha conosciuto ben altre stagioni, meglio il fischietto che il sampietrino. Anche se, immancabilmente, da qualche angolo spunta il solito forsennato che urla “Valditara nella bara” o insulta la Meloni. Il folklore non manca mai: senza estremisti, certe manifestazioni sembrerebbero gite parrocchiali. Nel frattempo, però, qualcosa si muove davvero. E non nelle piazze. Il ministro dell’Interno osserva che con i nuovi regolamenti europei in tema di migranti non si dovrebbe più assistere impunemente a sentenze “fantasiose”. Quelle che, per intenderci, riconoscono protezioni speciali a chi dichiara di temere il ritorno a casa perché il papà lo ha sgridato. Non è satira: sono casi reali. Il diritto d’asilo resta sacro, ma forse non può trasformarsi in un colabrodo emotivo. C’è poi l’accordo sui Paesi sicuri. Piantedosi spiega che con le nuove regole si può fare in 28 giorni ciò che oggi richiede anni. Non è la fine del diritto d’asilo, è il tentativo di impedirne l’uso strumentale: entrare, restare, confondersi e sparire. Un principio di realtà, finalmente. E infine l’Europa. Con il commissario Brunner, si dice, c’è stato un cambio di passo. Era quello che si aspettava da tempo: meno retorica, meno sospiri, un po’ più di concretezza. In mezzo a tanti disastri, ogni tanto l’Europa ne azzecca una. Segni dei tempi: fa quasi notizia. Intanto Trump manda Witkoff a Berlino, Mosca minaccia ritorsioni sugli asset congelati e gli Stati Uniti si dicono pronti a garanzie vincolanti per Kiev. Il mondo si muove, le placche geopolitiche scricchiolano, e noi scioperiamo i mezzi pubblici. Di realmente concreto, in questi giorni, abbiamo visto Riccardo Muti ricevere il premio Ratzinger dalle mani di papa Leone. La musica, almeno quella, continua a suonare. E qui sta forse la morale. In Italia lo sciopero è rimasto uguale a sé stesso mentre il mondo è cambiato. Non incide, non sposta, non decide. Serve a far vedere che si esiste, non a ottenere ciò che si chiede. È una messa laica: partecipata, rituale, prevedibile. Alla fine tutti tornano a casa, un po’ più stanchi e nulla più convinti. Montanelli avrebbe probabilmente scritto che lo sciopero, da noi, non è un’arma: è un’abitudine. E come tutte le abitudini, rassicura chi la pratica e infastidisce chi la subisce. Ma non cambia mai davvero le cose. di Redazione

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Europa spaesata: l’orfana che cerca genitori in un mondo di giganti

Tra buone intenzioni, riunioni infinite e vertici senza vertice: ritratto semiserio di un continente che inciampa sulla propria storia. a a C’è un’immagine che riassume bene lo stato dell’Unione: l’Europa che guazza – sì, proprio guazza – in una pozza di pace impossibile e leadership evaporata. Un continente che, per darsi un tono, organizza riunioni come se fossero sagre paesane: bilaterali, multilaterali, interministeriali, interplanetarie… Peccato che, alla fine, l’unica cosa che si conclude davvero sia il rinfresco. I principi, quelli no, non mancano mai. Sventoliamo con orgoglio frasi tipo: “Noi non abbandoniamo gli alleati come qualcuno ha fatto in Afganistan!”, salvo poi constatare che, con le belle intenzioni e senza i mezzi, si finisce in atmosfera bucolica mentre, fuori dalla finestra, le bombe continuano a cadere su civili d’Ucraina e dintorni. È la versione geopolitica del dire ti sono vicino mentre si resta comodamente sul divano. Già, ci mancano i leader. Su questo punto perfino Trump, che tutto è tranne un faro di equilibrio, un po’ di ragione ce l’ha. Lui almeno ha una struttura politica che gli consente di decidere (bene o male è un altro capitolo); noi abbiamo un condominio dove anche per cambiare la lampadina serve l’unanimità. E così, nelle fantasie più esasperate, qualcuno immagina la nascita dell’USPE, acronimo altisonante: Unione Scatole Piene Europea. Nata per competere alla pari con USA, Russia e Cina… ma per il momento dotata solo di scatole, sì, ma rigorosamente vuote. Il riempimento è rimandato a data da destinarsi, dopo l’ennesima riunione a Bruxelles, naturalmente. Non vorremmo essere pedanti, ma i problemi stanno lì, in bella vista:– mancanza di teste pensanti,– mancanza di visione politica,– mancanza di un vertice vero. Viva la democrazia, per carità. Ma, se proprio vogliamo dirla tutta, l’abolizione del diritto di veto sarebbe già un miracolo natalizio. E forse un presidente europeo, uno con gli attributi istituzionali, non necessariamente anatomici,  potrebbe aiutarci a smettere di sbandare come un tram senza rotaie. Finché non accadrà, restiamo inchiodati alle nostre notizie di giornata, che oscillano tra il tragico e il surreale: – Papa vede Zelensky, proseguire il dialogo per una pace giusta (nel colloquio anche temi dello scambio dei prigionieri e del ritorno dei bambini. Su prigionieri e bambini siamo tutti d’accordo; sul resto, continua purtroppo il festival delle illusioni).– Panettone: e se fosse nato in Sicilia e non a Milano? (come se l’origine geografica potesse farlo lievitare meglio).– La FAO lancia l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori (ottima iniziativa, purché non diventi il modello geopolitico dell’Europa).– Polverone sul presepe,  rito immancabile di ogni Natale, puntuale come i cenoni indigesti. E guai a toccarlo: qualcuno giura che la sua eliminazione non è libertà ma sovversione culturale. In tutto questo bailamme, diventa difficile indossare i panni dell’attuale Europa: troppo stanca, troppo decaduta, troppo impegnata a litigare col proprio ombelico mentre il mondo corre. Ma non è neppure semplice empatizzare con Zelensky, ormai trasformato in un commesso viaggiatore della guerra: mille viaggi, zero fatturato, e la sensazione che nessuno apra più la porta. Che almeno il Natale porti un po’ di luce,  a lui e a noi, anche se l’Europa, come sempre, sarà lì a cercare l’interruttore nel buio. Chiosa finale:«Finché l’Europa continuerà a discutere sul presepe invece che sulla propria sopravvivenza, avremo la certezza di una cosa sola: che i Re Magi, quest’anno, da noi non passeranno. Temevano già di perdersi; ora hanno proprio disdetto il viaggio.» Giuseppe Arnò

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Scherza con i fanti, ma non farci le moschee: cronache lievemente incredibili d’Italia

Tra Sinner che fa miracoli, la Nazionale che li invoca, e le chiese che cambiano “denominazione”, il Paese scopre che il confine tra sacro e grottesco è più sottile del velo di un’ostia.   C’è chi festeggia il prodigioso Jannik Sinner, salutato dalla premier con un “Orgogliosi di te” che pare un telegramma regale del Regno Unito più che un commento sportivo. E c’è chi, come la Nazionale di calcio, preferisce farci piangere: quattro schiaffi secchi dalla Norvegia di Haaland, che, almeno lui, un tempio se lo meriterebbe davvero, fosse anche per tenerci lontani dalle qualificazioni. Intanto Sgarbi, che non perde occasione per stupire anche quando sembra non averne più, conferma le nozze con Sabrina Colle proprio in chiesa: Santa Maria dell’Orto. Un atto di riconoscenza, dice lui. Un atto di fede nella pazienza altrui, diciamo noi. Al Bundestag, Mattarella avvisa che ci sono “troppi dottor Stranamore che amano la bomba”. Nel dubbio, meglio guardare il cielo: pare che ci aboliscano pure il cambio d’ora. L’ora solare rischia la pensione anticipata, e senza neppure dover protestare sotto l’INPS. E poi c’è Fico, che da Procida, splendida, luminosa, incolpevole, inscena il comizio dal gozzo, crocevia di polemiche, vittimismi, e dita puntate contro Fratelli d’Italia. Un quadretto così pittoresco che potrebbe rientrare nella categoria “beni immateriali dell’UNESCO”, se solo avessimo il coraggio di candidarlo. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole. O meglio: nulla di mortale, e questa è già una conquista. Abbiamo persino evitato le guerre, le follie dei soliti despoti e la geopolitica da tavolino. Per un giorno, un’Italia senza sangue versato: quasi un miracolo laico. Ma poi succede che si supera il confine invisibile tra il ridicolo e l’inquietante. E lì, anche il più distratto degli italiani sente bussare, forte, al campanello della cultura. Da Bergamo a Livorno, alcune chiese rischiano di diventare moschee. Non per mano di Aladino, ma per via di compravendite, trattative, passaggi di proprietà e, soprattutto, di una nostra indifferenza che ormai fa più rumore delle campane. A Livorno, il Tempio degli Olandesi vede la Congregazione Olandese-Alemanna valutare seriamente l’ipotesi: il Comune nicchia, gli acquirenti islamici bussano, e il risultato è una chiesa che si prepara al trasloco spirituale. A Bergamo, invece, Regione Lombardia e l’associazione Musulmani di Bergamo litigano sulla sorte della chiesa dei Cappuccini. E non per decidere chi deve pregare: ma per capire chi deve firmare le carte. E qui torna utile un vecchio slogan degli anni ’60: “Quando si scherza si scherza, ma quando si condisce… Olio Sasso.” Ecco, abbiamo iniziato scherzando, ma ora c’è odore di padella che frigge. La domanda sorge spontanea: dove siamo arrivati? Le chiese diventano moschee come fossero negozi che cambiano insegna? Possibile che il Vaticano non abbia un equivalente del Golden Power per impedire destinazioni d’uso che trasformano i campanili in minareti? E il governo? Magari, tra una missione nel Golfo e una stretta di mano ricca di petrolio, avrà firmato un accordo che permette lo scambio equo: una moschea in Italia contro una chiesa a Dubai. Ma non ci risulta. Anzi, potremmo dire che il trattato EU-Mercosur ha oscurato il più fantomatico dei trattati: l’EU-Islam. E se così fosse, almeno lo sapremmo: ci avrebbero mandato un SMS ministeriale, uno di quelli in maiuscolo, stile ALLERTA METEO. E, per concludere, in Italia siamo così: mentre discutiamo di Sinner, dell’ora legale e dei comizi in barca, ci ritroviamo le chiese in vendita e ci chiediamo chi abbia cambiato l’etichetta. Poi, come al solito, ci accorgeremo di tutto quando l’ultimo parroco spegnerà la luce. E allora sarà inutile lamentarsi: la porta, come sempre, l’avremo chiusa noi. di Redazione

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Miami acclama il Columbus International Award

IX EDIZIONE DEL COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD DI FONDAZIONE ITALY A MIAMI   a   La IX edizione del COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD, organizzata da Fondazione ITALY, torna a Miami (Florida) ed è bis di successo e acclamazione. Anche l’edizione di Miami 2025, sempre e solo organizzata da Fondazione ITALY in collaborazione con altre realtà internazionali come FERRARA events & communication e UNITED International Media Partners e realtà locali come Casa Italia Miami, è stata onorata dal Patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione Liguria, similmente a quelle di Genova e New York. Altri patrocinatori: Istituto Marangoni Miami, Com.It.Es. Miami e Accademia Italiana della Cucina – Delegazione di Miami.   Fondazione ITALY ha promosso in questi anni attività indirizzate sia alla tutela dell’immagine dell’Italia sia a quella della cultura orgogliosamente promossa in tutto il mondo, strizzando l’occhio a tematiche che necessitano anch’esse di sensibilizzazione come l’ambiente e la salute, anche in collaborazione con SFP – Social Future Project Italia. Il faro guida è sempre stato l’italianità e le caratteristiche positive che hanno permesso all’Italia di affermarsi nel mondo riempiendoci d’orgoglio.   Una figura di spicco è certamente Cristoforo Colombo e ormai da ben 9 edizioni il COLUMBUS, grazie all’instancabile lavoro di Fondazione ITALY, unico organizzatore dell’evento culturale internazionale, celebra in suo nome le eccellenti figure italiane che hanno contribuito, ciascuno nel proprio ambito e nel proprio raggio d’azione, locale o internazionale, a rafforzare la reputazione dell’Italia. Noi italiani siamo colmi non solo di opere d’arte, cultura, enogastronomia, storia e scenari ambientali unici al mondo ma siamo intrisi anche di rispetto per le nostre tradizioni e per le nostre radici, non dimenticando mai i sacrifici, a volte pagati con la vita, dei nostri connazionali che per l’Italia e in nome dell’Italia hanno speso la loro vita.   A tal proposito anche nell’edizione di Miami, la nona in ordine temporale e la seconda in terra di Florida, l’ideatore e organizzatore dell’evento e presidente di Fondazione ITALY Dott. Massimiliano Ferrara, ha ringraziato, come da sua consuetudine, tutte le Forze dell’ordine e tutti gli uomini che ne fanno parte e che quotidianamente si prendono cura realmente di noi, senza proclami ma in silenzio e con dedizione, siano esse forze di terra, di mare o d’aria: a tutti loro va la nostra quotidiana gratitudine.   In questi anni il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD di Fondazione ITALY ha goduto dei Patrocini della Commissione Europea, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Marina Militare, Regione Lazio, Regione Liguria, Città Metropolitana di Roma, Città Metropolitana di Genova, Comune di Roma, Comune di Genova e Istituto Marangoni Miami.   Un altro successo quello di Miami che consacra ulteriormente l’internazionalità del prestigioso premio itinerante, dopo anche le importanti edizioni come quella di Roma presso il Senato della Repubblica, di New York al Saint Patrick’s Old Cathedral School, quella brasiliana presso il Rio Olympic Golf Course di Rio de Janeiro e quella di Genova nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, del 1500 e Patrimonio UNESCO, con Ospite d’Onore nella sua prima uscita pubblica il neo Comandante della Nave Scuola Amerigo Vespucci Nicasio Falica.   Dopo la sigla iniziale del COLUMBUS, due applauditissimi artisti hanno intonato l’Inno degli Stati Uniti e l’Inno d’Italia, rispettivamente Stefano May e il Maestro Tenore Aldo Iacopino. A fare da cornice un bellissimo backdrop di oltre 2,5 metri ornato dalla bandiera italiana e da quella americana. L’apertura è stata affidata a Marilena Alescio che, dopo i saluti iniziali, ha introdotto il Dott. Massimiliano Ferrara, fondatore e organizzatore del COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD e Presidente di Fondazione ITALY, che da subito ha espresso gratitudine all’Istituto Marangoni Miami per l’ospitalità, ha elencato i Patrocinatori, salutato i Partners e ringraziato i Support Partners. Uno specifico ringraziamento al Maestro Agostino Branca di Bottega Branca-Creazioni in Ceramica che ha realizzato con sapiente arte i bellissimi Piatti Premio in ceramica. Infine il Presidente Ferrara ha rivolto un affettuoso saluto al Presidente Onorario di Fondazione ITALY Gianni Letta.   Vari gli  intermezzi musicali che hanno animato la serata con ampia soddisfazione dell’organizzatore Ferrara e molto apprezzati dal numeroso pubblico accorso all’evento che ha riempito completamente l’ampia sala del piano terra dell’Istituto Marangoni Miami: dal bravissimo Mattia Colore, che ha annunciato l’onore di aprire il concerto di Nek a Fort Lauderdale (Florida) il prossimo 23 novembre, al travolgente Stefano Mey che ha incantato gli ospiti esibendosi anche con la sua meravigliosa tastiera, passando per la soave voce del Maestro Tenore Aldo Iacopino, nota anche in terra cubana, venezuelana e argentina, arrivando al giovanissimo Teo Bok, padrone del palco con la sua grinta e forza comunicativa.   I conduttori Alescio e Ferrara hanno dunque dato spazio ai vari premiati, con una pausa centrale che Fondazione ITALY, organizzatore dell’evento culturale internazionale itinerante, ha voluto riservare e donare, come lo scorso anno, al Casa Italia Award, premio organizzato da Casa Italia Miami e riservato ad alcuni profili italiani dell’aerea di Miami.   Scopriamo insieme i nomi dei premiati della Miami Edition 2025, IX edizione, che come ormai da tradizione sono stati svelati solo al momento della singola chiamata e in alcuni casi anche a sorpresa: Tailor Home Design (per la sezione Excellence, riservata a aziende, istituzioni e associazioni). Ha ritirato il premio Ivan Miragliotta, con ospite premiante Enzo Esposito di 450° Restaurant in Miami. Motivazione: Eccellente azienda che si è affermata nel panorama dell’offerta dei servizi di interior design di lusso e della gestione immobiliare, con caratteristiche legate alla cultura del gusto tutto italiano. Vittorio Porciatti (per la sezione Amazing, oftalmologo ricercatore di fama mondiale e professore alla University of Miami) con la seguente motivazione: Per essersi distinto a livello mondiale nel campo medico, raggiungendo eccellenti traguardi. Ospite premiante: Mario Braghieri, Fashion Din dell’Istituto Marangoni Miami. Pininfarina, ancora sezione Excellence. Ha ritirato il premio il General Manager di Pininfarina of America Claudio Da Soller, insieme a Paolo Trevisan, VP Design, e Samuele Sordi, Chief Architect Officer. Premiante Massimiliano Ferrara. Motivazione: Un grande marchio, una garanzia nel mondo del design, un’azienda che è divenuta

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Il Columbus International Award morde New York e guarda a Miami

VIII edizione del Premio all’insegna del successo   La New York Edition 2025 decreta l’affermazione del premio di Fondazione ITALY. L’edizione di New York è stata onorata del Patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Liguria e Patronato ACLI New York. Un altro successo che consacra ulteriormente l’internazionalità del prestigioso premio, dopo anche le importanti edizioni come quella di Roma presso il Senato della Repubblica, in Florida all’Istituto Marangoni Miami, quella brasiliana presso il Rio Olympic Golf Course di Rio de Janeiro e quella di Genova nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, del 1500 e Patrimonio UNESCO. Dopo la sigla iniziale del COLUMBUS, le dolci voci di Angela Bellia e Vanessa Sanna hanno deliziato gli ospiti presenti nella gremita sala intonando l’Inno d’Italia, suscitando forti emozioni e orgoglio. A fare da cornice un bellissimo backdrop di oltre 2,5 metri con ai lati la bandiera italiana e quella americana.   L’apertura è stata affidata a Marilena Alescio che, dopo i saluti, ha introdotto il Dott. Massimiliano Ferrara, fondatore e organizzatore del COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD e Presidente di Fondazione ITALY, che da subito ha espresso riconoscenza per la pronta ospitalità e il fattivo aiuto a Don Luigi Portarulo dell’Old Saint Patrick che fa capo alla Diocesi di New York. Nel suo intervento ha esaltato le Eccellenze Italiane che ci rendono orgogliosi e che hanno fatto grande l’Italia anche all’estero e, come Ambasciatore del Made in Italy, ha sottolineato l’importanza di esserci come italiani, di essere unici e di essere protagonisti nel mondo.   L’organizzatore ha infine ringraziato Ermelinda Maturo e Angela Bellia, fondatrici di TOS – Travel On Set  e tutta la Comunità dell’Oasi di New York di Koinonia John the Baptist, presso Visitation of the Blessed Virgin Mary, facente parte della Diocesi di Brooklyn, per il fattivo aiuto e la vicinanza sia fisica che spirituale. L’evento è stato realizzato in collaborazione con AdviceTourism – il Primo Portale Turistico Internazionale Senza Commissioni, Branca Ceramiche, GENESIS Interiors e TOS – Travel On Set e grazie a FERRARA – events & communication e UNITED International Media Partners, Canale Internazionale di Comunicazione e Informazione.   Altri intermezzi musicali hanno allietato i presenti e tutti coloro che erano collegati in streaming con una bella e particolare interpretazione di “Skyfall” a cura di Vanessa Sanna e in chiusura con “Tra te e il mare” con il duetto Sanna-Bellia. Momento coinvolgente con “That’s Amore” accompagnato dalla fisarmonica con una effervescente, coinvolgente e bravissima Sorella Máire Close, che ha anche regalato, in apertura, un momento di sogno, di viaggio e di trasporto con una particolarissima musica eseguita con il flauto irlandese, sua terra d’origine. Sorella Máire Close e Sorella Zuzana Almanova si sono anche occupate della traduzione in inglese in tempo reale di alcuni momenti della cerimonia.   Scopriamo insieme i nomi dei premiati della New York Edition 2025, VIII edizione, che come ormai da tradizione sono stati svelati solo al momento della singola chiamata e in alcuni casi anche a sorpresa: Premio Sezione Excellence a Patronato ACLI New York, ritirato dal Direttore Stefano Marruso. Motivazione: Con il competente servizio reso in questi lunghi anni di attività ha permesso a molti connazionali di trovare assistenza e la tipica accoglienza italiana. Premio Sezione Excellence al NIABA – National Italian American Bar Association. Il Premio è stato ritirato dalla Presidente Alice Salvo, arrivata appositamente da Los Angeles, e con Ospite Premiante l’Avv. Giampaolo Girardi, Tesoriere dell’associazione. Motivazione: Per aver contribuito, da oltre 40 anni, alla formazione di studenti e avvocati italo americani e diffuso la cultura italiana negli Stati Uniti d’America. Premio Sezione Excellence al NIAF – National Italian American Foundation con la seguente motivazione: Nel 50° anniversario dalla fondazione, per l’insostituibile ruolo svolto in mezzo secolo di incessante attività a sostegno e tutela della diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti d’America. A NIAF è stata anche consegnata una bella targa ricordo appositamente giunta dall’Italia a firma del Presidente della Regioni Liguria Marco Bucci. Premio Sezione Excellence a Fondazione E-novation con la seguente motivazione: Per l’ampia attività internazionale a difesa della Vita, della Pace e del Dialogo tra i Popoli. Premio Sezione Amazing a Padre Claudio Antecini. Motivazione: Per il suo impegno nel promuovere le radici culturali italiane, il dialogo interculturale e la solidarietà, anche grazie alla Comunità Koinonia John the Baptist da lui diretta. Premio Sezione Community Service a Don Luigi Portarulo, premiato dalle mani di Padre Claudio Antecini. Motivazione: Per il profuso impegno a favore della comunità cristiana italiana a New York, che può in lui trovare accoglienza in nome di nostro Signore. Premio Sezione Media Operator a Radio WGBB. Premio consegnato anche in questo caso direttamente dal presidente Ferrara nella mani della voce della radio Attilio Carbone, molto emozionato e orgoglioso del riconoscimento ricevuto. Motivazione: Per essere la radio in lingua italiana più longeva al modo, online ininterrottamente dal 9 ottobre 1964, e per aver diffuso con il programma Melodie Italiane l’amore per l’Italia e la musica italiana.   Dopo la foto di rito con tutti i premiati, l’evento si è concluso con la presentazione della delegazione degli studenti italiani della scuola di cinema di TOS e con una bella nota musicale a cura di Angela Bellia che ha intonato “Caruso” di Lucio Dalla. I presenti sono poi stati invitati a un momento conviviale post evento. Tutta la parte grafica è opera di Joe Kage, video d’apertura di Andrea Castello e montaggio post produzione a cura di Fabio Chiavassa.   Il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD è stato ancora una volta l’occasione per parlare dell’Italia, delle eccellenze, del Made in Italy, di radici, tradizioni e valori, della cultura italiana a 360°, degli espatriati, dell’unicità del Bel Paese, dell’indiscusso talento italiano e del bello che ci contraddistingue nel mondo, ancor più consapevoli che solo INSIEME si è più forti! Il riconoscimento gratifica, in nome di Cristoforo Colombo, tutti coloro che si sono distinti, ciascuno nel proprio campo, per aver diffuso e/o tutelato la cultura italiana e l’italianità, siano essi istituzioni, associazioni, aziende o persone.

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Oliena celebra i 100 anni di Luciano Berio e Cathy Berberian

L’Istituto Comprensivo “Oliena” partecipa al Convegno Internazionale “Un sodalizio artistico: sulle orme di Luciano Berio e Cathy Berberian – a 100 anni dalla loro nascita – Geni, Artisti, Esseri umani” x x Per il prestigioso Convegno Internazionale “Un sodalizio artistico: sulle orme di Luciano Berio e Cathy Berberian – a 100 anni dalla loro nascita”, la Prof.ssa Ludovica Del Bagno, docente di Musica della Scuola Secondaria di I grado “Prof. Mario Massaiu” dell’Istituto Comprensivo di Oliena. curatrice e relatrice dell’evento, presenterà un intervento didattico originale dal titolo “L’educazione musicale di base come strumento di creatività e cultura”, ispirato proprio al pensiero pedagogico di Luciano Berio. L’idea progettuale sostenuta ed accolta con entusiasmo dalla Dirigente Prof.ssa Maria Fancello coinvolge gli studenti delle classi seconde della Scuola Secondaria di I grado“Prof. Mario Massaiu” di Oliena in un percorso di avvicinamento alla musica colta e contemporanea attraverso la costruzione di uno strumentario musicale con materiali di riciclo predisposto per la costituzione di un’orchestra ritmica. “Abbiamo voluto rendere i ragazzi protagonisti della musica – spiega la Prof.ssa Del Bagno – facendo loro toccare con mano ciò che spesso resta confinato nei libri. Da bottiglie e legumi sono nate maracas, da pentole e mestoli nuove percussioni. Abbiamo suonato e reinterpretato l’‘Azerbaijan Love Song’ dalle Folk Songs di Berio, scoprendo che anche in una piccola scuola della Barbagia può rivivere la grande musica.” L’iniziativa didattica, che culminerà nella proiezione del video “Azerbaijan Love Song” nell’ambito del Convegno, rappresenta un ponte ideale tra la didattica musicale di base e la ricerca artistica d’avanguardia, in linea con la visione di Berio e Berberian: una musica viva, accessibile, inclusiva e profondamente umana. “Ringrazio di cuore la Dirigente Prof.ssa Maria Fancello – aggiunge la docente – per l’entusiasmo con cui sostiene ogni progetto che porta bellezza e cultura nella scuola, e i miei studenti per la passione e la dedizione che rendono tutto possibile, nonché la docente tutor del progetto Prof.ssa Maria Rita Saggia che mi ha affiancato con passione.” Il Convegno Internazionale Online, che si svolgerà il 24 ottobre 2025 alle ore 19:00 in diretta streaming sul canale YouTube @centrostudirosarioscalero, è promosso dal Centro Studi Musicali “Rosario Scalero”, con la direzione artistica del M° Mauro Tortorelli e la presidenza del M° Angela Meluso. L’evento, curato ed organizzato dalla Prof.ssa Ludovica Del Bagno, celebra due figure centrali della storia della musica del Novecento: Luciano Berio e Cathy Berberian, geniali protagonisti di un sodalizio artistico e umano che ha rivoluzionato il linguaggio musicale contemporaneo. Il Convegno vedrà la partecipazione di studiosi e musicisti di caratura internazionale provenienti da tutto il mondo, oltre che di testimoni diretti di un importante periodo storico che analizzeranno l’eredità culturale, artistica e umana di Luciano Berio e Cathy Berberian, offrendo un’occasione unica di riflessione e divulgazione musicale a livello internazionale.     CURRICULUM VITAE – LUDOVICA DEL BAGNO                                                                                                                            Ludovica Del Bagno, nata a Polla (SA) il 29 Agosto 2002 ed ivi residente in c/da Pozzo, 7 (C.F.: DLBLVC02M69G793Y) inizia la sua formazione musicale dedicandosi dapprima allo studio del pianoforte (all’età di tre anni) e successivamente a quello del violino (all’età di 7 anni), per poi entrare al Conservatorio “Carlo Gesualdo da Venosa” di Potenza, dove è ammessa al Triennio all’età di soli 15 anni per riconosciuti meriti. Si dedica, quindi, allo studio del violino con il M° Mauro Tortorelli frequentando, contemporaneamente, il Liceo delle Scienze Umane presso l’I.I.S. Pomponio Leto di Teggiano. Consegue l’Esame di Stato con il massimo dei voti e la lode, un anno in anticipo rispetto al regolare corso di studi (per avere la possibilità di tenere la discussione della Tesi di Laurea in violino nella sessione straordinaria dell’a.a. 2019-2020, presso il sopra citato Conservatorio), quindi consegue il Diploma Accademico di I livello in violino con il massimo dei voti e la lode eccezionalmente all’età di soli 18 anni ed il Diploma Accademico di II livello in violino con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio S. Giacomantonio di Cosenza a quella di 20. Consegue poi nell’a.a. 2023-2024, presso la medesima istituzione, il Diploma Accademico di II livello in Musica da camera con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore in formazione di trio d’archi. Ha ricoperto il ruolo di Tutor assistente alla didattica di violino presso il Conservatorio Gesualdo da Venosa di Potenza per l’anno accademico 2020/2021. Nonostante la giovane età la sua esperienza didattica si avvale già dell’insegnamento presso diverse istituzioni scolastiche statali: è stata docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Dante Alighieri” di Foresta (Petilia Policastro) per l’a.s. 2023/2024; docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Montecorvino Pugliano” dal 17/09/2024 al 20/11/2024; docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Camera-Viscigliete” di Sala Consilina dal 30/09/2024 al 20/11/2024; docente di violino presso l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Edmondo De Amicis” di Polla dal 21/11/2024 al 23/12/2024. Risultata vincitrice del Concorso PNRR 2023/2024 indetto con DD 2575/2023, sulla Classe di Concorso A030 – Musica nella Secondaria di I grado, insegna attualmente Musica presso l’Istituto Comprensivo Statale “Oliena” in provincia di Nuoro, con contratto a tempo indeterminato dal 01/09/2025 ed ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento su classe di concorso AM30 presso l’Università Telematica Pegaso nell’a.s. 2024/2025. Fin dagli esordi si è distinta vincendo numerosi premi a concorsi nazionali ed internazionali: I premio sezione violino Concorso nazionale “Luciano Luciani” città di Cosenza – 29/04/2012 – 06/05/2012; I premio (95/100) Concorso Internazionale di Musica “Città di Casterta” Belvedere di San Leucio in qualità di violinista sezione archi ed arpa solisti categoria B – 7 giugno 2016; II premio (93/100) Concorso Internazionale di Musica “Città di Casterta” Belvedere di San Leucio – sezione musica da camera categoria B – 7 giugno 2016; III premio (89/100) XVII Concorso per giovani musicisti “Rosa Ponselle” città di Matera sezione violino categoria C – 18 maggio 2017; II premio all’ “International Music competition for Youth Dinu Lipatti Rome 2017”; I Premio (94/100) al “II° Concorso Internazionale MusicAzioni” città di Santa Maria del Cedro in qualità di violinista – sezione solisti – 2 giugno 2018.

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