La sua? Fu vera gloria! Brescia – Ad elaborazione del lutto ancora in corso tra familiari, amici e tifosi, ecco qualche stralcio di cronaca (già diventata memoria collettiva) riguardo al funerale del grande fantasista mancino dell’Inter Evaristo Beccalossi (Brescia, 12 maggio 1956 – Brescia, 6 maggio 2026, ex centrocampista, poi dirigente sportivo e commentatore televisivo) officiato l’8 maggio nella chiesa della Conversione di San Paolo, nel popoloso quartiere di San Polo. “Per sempre Becca” è stato il titolo dell’intera pagina, con varie foto, dedicata da “La Gazzetta dello Sport” del 9 maggio 2026 (a firma Filippo Conticello) al malinconico addio… Con tempio parrocchiale e sagrato affollati, il rito funebre ha coinvolto gente comune e personalità dell’ambiente calcistico di ieri e di oggi, oltre a big dello spettacolo accomunati dalla stima e dall’amicizia per Beccalosi, scomparso nell’ospedale bresciano Fondazione Poliambulanza in seguito ai postumi di un’emorragia cerebrale risalente al 9 gennaio 2025 (intubato in sala di rianimazione con stato di coma da cui s’era risvegliato dopo 47 giorni). Il 21 maggio 2025, in occasione delle dimissioni di Evaristo dopo la degenza nella Poliambulanza, la figlia Nagaja (nome d’origine indiana e sanscrita che significa “figlia della montagna”) ha ringraziato tutti, medici e personale, a nome di suo padre e della madre Danila. La speranza d’un recupero, purtroppo, s’è frantumata contro la drastica realtà clinica… È stato detentore di nomignoli affibbiatigli per il suo imprevedibile stile di gioco. Come Dribblossi, impartito dal giornalista Gianni Brera (all’anagrafe Giovanni Luigi Brera, San Zenone al Po, Pavia, 8 settembre 1919 – Codogno, Lodi, 19 dicembre 1992, già inventore del termine Beneamata per l’Inter) e Becca, abbreviativo affabile adottato dalla sua tifoseria e nell’ambito calcistico. Beppe Viola (Milano, 26 ottobre 1939 – Milano, 18 ottobre, giornalista e telecronista sportivo, scrittore, paroliere ed umorista), dal canto suo, coniò la frase, in seguito diventata tormentone, “Mi chiamo Evaristo, scusate (o scusi o scusa) se insisto” dalle due spiegazioni rinvenibili: l’una farebbe riferimento alle capacità agonistiche particolarmente incisive del calciatore mentre l’altra sarebbe stata suggerita e fatta pronunciare allo stesso Beccalossi, durante un servizio su una partita dell’Inter ne “La domenica sportiva”, all’indirizzo di Enzo Bearzot (allora c. t. della Nazionale) perché lo convocasse per i mondiali di calcio del 1982. Singolare il parallelismo tra Viola e Beccalossi: ambedue deceduti per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, ambedue pochi giorni prima del loro compleanno… Diversi giornalisti ed opinionisti sportivi hanno affiancato Becca ad un suo popolare predecessore nell’Inter, il centrocampista altrettanto mancino Mario Corso (San Michele Extra, Verona, 25 agosto 1941 – Milano, 20 giugno 2020), soprannominato Mariolino o Mandrake o dissacrante Piede sinistro di Dio. Nella sua carriera (secondo dati certificati dalla FIGC, Federazione Italiana Giuoco Calcio) Beccalossi ha accumulato complessivamente 249 presenze e 30 reti in Serie A e 159 e 23 in Serie B (nelle squadre di Inter, Sampdoria, Monza, Brescia e Barletta). Nei 6 anni in nerazzurro è sceso in campo 216 volte (tra campionato, coppe europee, Coppa Italia), segnando 37 reti e vincendo il campionato 1979-1980 e la Coppa Italia 1981-1982. Competizione, quest’ultima, che s’è aggiudicata anche nella rosa della Sampdoria, stagione 1984-1985. Inoltre, tra il 1976 ed il 1980, ha disputato 3 partite con la Nazionale Under-21 ed altre 4 (con una rete) nella formazione olimpica. In chiesa, per l’ultimo saluto, nel primo banco della fila a destra (con l’altare alle spalle), hanno preso posto la moglie di Evaristo, Danila, la figlia Nagaja ed Enrico Ruggeri (Milano, 5 giugno 1957, cantautore, conduttore radiofonico e televisivo, scrittore), legato da una lunga e forte amicizia con Beccalossi. Era andato a trovarlo e ad abbracciarlo alla Poliambulanza poco prima del suo spirare. Nella bancata a sinistra, a sua volta (accanto alla bara coperta da una maglia col 10 dell’Inter, da un’altra dell’Union Brescia dallo stesso numero, dalle relative sciarpe e dal cuscino funebre), è stata presente il sindaco di Brescia dal 20 maggio 2023, Laura Castelletti (Brescia, 10 settembre 1962). Nelle file dietro si sono stretti nel cordoglio alcune “vecchie glorie”, giocatori attuali, dirigenti dell’Inter, personalità varie. Come Fabio Galante (ex difensore), Giuseppe Bergomi (ex difensore e capitano), Pio Esposito (attaccante e capitano della squadra odierna), Piero Ausilio (direttore sportivo), Max Pezzali (cantante e tifoso) accanto alla moglie Debora, Javier Zanetti (vice presidente del club) vicino alla consorte Paula, Aldo Serena (ex attaccante), Giuseppe Baresi (ex centrocampista), Ivano Bordon (ex portiere), Gabriele Orali (ex difensore o centrocampista, ora team manager del Napoli), Marco Branca (ex attaccante). Presenti in chiesa pure Massimiliano Catanese (chief of staff), Stefano Vecchi (allenatore dell’Inter Under-23), Carlo Muraro (ex attaccante), Giancarlo Pasinato (ex centrocampista o mediano), Alessandro Scanziani (ex mezzala), Cesare Prandelli (ex centrocampista soprattutto nella Juventus ma mai nell’Inter, poi anche c. t. della Nazionale), Alberto Bollini (c. t. della Nazionale Under-19), Francesco Toldo (ex portiere). E, poi, la rappresentanza dell’Union Brescia: l’allenatore Eugenio Corini (ex centrocampista), il club manager Edo Piovani, l’amministratore delegato Marco Leali, il centrocampista e capitano Davide Balestrero. Ha invece voluto rimanere all’esterno, visibilmente provato e quasi intontito, Paolo Rossi (Monfalcone, 22 giugno 1953, attore, comico, cabarettista, conduttore televisivo, cantautore, drammaturgo e regista). Pure lui affezionato a Becca… Rossi, forse, è andato con i ricordi a quando, nel 1992, ha allestito la pièce “Lode a Evaristo Beccalossi”, rivangando i due rigori, a distanza di pochi minuti, falliti dal calciatore durante la partita Inter-Slovan Bratislava (finita 2 a 0) del 15 settembre 1982 (andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe). Don Marco Mori (fraterno amico del fuoriclasse ed interista sfegatato), pronunciando la sua omelia, ha ricordato il giovanissimo ed il maturo Beccalossi e sottolineato il fatto che fosse un brao gnaro (in dialetto bresciano, un bravo ragazzo). E che non sussistesse alcuna blasfemia nell’espressione della curva “Evaristo, Evaristo, non ti ferma neanche Cristo!”. È stata significativa ed appropriata, poi, la sua proposta: quella di dedicargli il fresco 21° scudetto conquistato dall’Inter. Iniziativa accolta da un entusiastico applauso. Nel corso della funzione