Mimmo Leonetti e la solitudine del giusto: da Lamed Vav a “Io sono leggenda”

La tradizione ebraica dei Lamed Vav, i trentasei giusti nascosti, custodisce una delle immagini più affascinanti della responsabilità umana. Secondo la leggenda, il mondo continuerebbe a esistere grazie a trentasei uomini giusti che ignorano la propria condizione. Non sono sovrani, condottieri o legislatori: la loro forza risiede proprio nell’anonimato e nell’umiltà. A prima vista, il romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson sembra muoversi in una direzione opposta. Robert Neville è l’ultimo uomo rimasto fedele a un’umanità ormai scomparsa. Sopravvive in un mondo che non riconosce più i valori che egli difende e che, anzi, lo considera una figura anomala. La leggenda nasce così da un paradosso: Neville è un eroe soltanto dal proprio punto di vista, mentre per i nuovi abitanti della Terra rappresenta l’ultimo residuo di un ordine destinato a scomparire. È tra questi due estremi che sembra collocarsi la voce poetica di Mimmo Leonetti. Nei versi «Io sono leggenda, ho attraversato la terra di Tracia a fianco di Spartaco», l’autore non assume il ruolo del giusto inconsapevole né quello dell’ultimo superstite. Piuttosto, si presenta come un testimone che ha attraversato simbolicamente la storia e ne osserva gli esiti. La figura di Spartaco richiama l’idea della ribellione contro l’ingiustizia, della speranza di un riscatto possibile. Ma il tono della poesia suggerisce che quella speranza sia stata sottoposta alla prova del tempo. «Guardo l’umanità diventata immondizia, il tradimento pane quotidiano»: il giudizio è severo, ma appare soprattutto come l’espressione di una profonda disillusione nei confronti della condizione umana. In questa prospettiva si può cogliere un’eco del mito platonico della caverna. Se nel racconto di Platone chi ha visto la luce torna tra gli uomini per condividere la verità, nella poesia di Leonetti sembra emergere una figura diversa: quella di chi osserva il mondo da una distanza che non nasce dall’indifferenza, ma dalla consapevolezza delle sue contraddizioni. Anche il riferimento al numero 33, presente nel sigillo evocato dall’autore, può essere letto in chiave simbolica. Più che rinviare a specifiche interpretazioni esoteriche, esso sembra alludere a un percorso di conoscenza, a una maturazione dello sguardo. Da una parte i trentasei giusti della tradizione, inconsapevoli del proprio ruolo; dall’altra il testimone che vede e comprende. Tra queste due figure si sviluppa la tensione centrale del testo. La poesia di Leonetti sembra allora interrogarsi sul destino di chi continua a osservare quando le illusioni si sono consumate. Non l’eroe che salva il mondo, né il santo che lo redime, ma il testimone che conserva memoria delle promesse tradite e delle speranze perdute. Forse è proprio questa la dimensione della leggenda evocata dall’autore: non la gloria di chi trionfa, ma la persistenza di chi continua a raccontare ciò che ha visto. In un tempo in cui tutto sembra consumarsi rapidamente, la testimonianza diventa essa stessa una forma di resistenza. E forse il compito del giusto, oggi, non è più quello di sostenere il mondo sulle proprie spalle, ma di ricordargli ciò che rischia di diventare quando dimentica sé stesso. Mimmo Leonetti  

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I cancelli della mente

Il dialogo tra Mimmo Leonetti e Francesco Alberoni sulla paura della libertà Tra Nietzsche, fede, stato nascente e volontà creatrice, un viaggio filosofico nell’uomo che costruisce da sé le proprie prigioni mentali e può ancora trovare il coraggio di aprirle. I cancelli della mente di Mimmo Leonetti, con postfazione di Francesco Alberoni, è più di un libro. È la fotografia di un incontro: quello tra la filosofia rapsodica di uno scrittore e la sociologia dello stato nascente di uno dei più grandi intellettuali italiani. L’opera, edita da GIZETA in edizione speciale, ruota attorno a una tesi radicale: le prigioni più resistenti non sono fuori, ma dentro di noi. 1. I cancelli siamo noi: la paura della libertà Alberoni apre la postfazione con una definizione che ribalta la prospettiva comune. I cancelli della mente sono le barriere, i dogmi, i miti, i pregiudizi che noi stessi abbiamo costruito per imbrigliare il pensiero. Non sono imposti da un potere esterno. Sono autocostruiti. Perché l’uomo si imprigiona da solo? Per Alberoni la risposta è nella natura umana: la sua illimitata libertà creativa lo spaventa. È come se si trovasse sempre al centro di una tempesta di venti. La libertà assoluta è vertigine. Allora l’uomo edifica una muraglia sicura, un castello, una torre fatta di certezze immutabili. Sono le ideologie, le fedi dogmatiche, le abitudini mentali. Proteggono, ma accecano. Chi si rifugia lì dentro non potrà più vedere i grandi spazi che lo circondano, le montagne, il mare, i cumuli di nubi e gli altri uomini nella loro diversità. Qui Alberoni riconosce in Leonetti il suo stesso tema: il passaggio dallo stato nascente all’istituzione. Il castello è l’istituzione cristallizzata. Il cancello chiuso è la fine del movimento, la morte della creatività. 2. Dio è morto, ma gli idoli restano: la filosofia del giorno Il cuore filosofico del libro, secondo Alberoni, è un’interpretazione di Friedrich Nietzsche. Leonetti riprende l’annuncio “Dio è morto” per portarlo alle conseguenze estreme. Se Dio è morto, scrive, non bisogna più costruire nuovi idoli. Eppure gli uomini hanno continuato a farlo: la ragione, il progresso, la patria, le ideologie, i miti. Sono questi i nuovi cancelli: abbiamo sostituito un assoluto con altri assoluti laici, pur di non affrontare il vuoto esistenziale. Leonetti propone allora tre filosofie del tempo: Filosofia del mattino: accettare il vuoto. Capire che il mondo vero non è il mito, il paradiso o l’iperuranio di Platone. È il risveglio, lo stato nascente. Filosofia del meriggio: dire di sì alla vita creando nuovi valori con la volontà di potenza. Non subire il vuoto, ma riempirlo con azione creatrice. Filosofia del tramonto: non c’è progresso, ma il cammino dell’akrasia. L’akrasia greca è la debolezza della volontà, l’agire contro il proprio giudizio. È la dismisura che trova limite soltanto nella volontà libera e nell’accettazione della contraddizione. 3. OSA!!!!!: la volontà come chiave Alle pagine 15 e 17 compare un titolo ricorrente: Ingranaggi della mente OSA!!!!!. È l’imperativo di Alberoni. La risposta ai cancelli non è la rivolta caotica, ma l’azione cosciente. Solo l’azione dà la felicità. “Siete voi stessi che dovete essere l’agente del vostro cambiamento, non farvi imbrigliare dai cancelli della mente che altri hanno messo sul vostro cammino”. Alberoni precisa: Leonetti non invita al disordine. Invita alla responsabilità. E porta due modelli: Socrate e l’amicizia. Socrate muore per fedeltà alla ragione e così crea il passaggio dal mito alla ragione e la nascita dell’umanesimo. L’amicizia, valore supremo, è quella di chi dona tutto se stesso, come quella di Davide e Gionata, ma anche di Abramo e il suo Dio. Non interesse, ma dono. 4. Trasformare il male in bene: la fede come slancio La conclusione di Alberoni è teologica e rivoluzionaria insieme. Il messaggio di Leonetti è quello della fede illuminante, dell’esperienza elevata, sublime, di cui non occorre aver paura e che supera i limiti dei cancelli. È una fede che non è dogma, ma conversione del cuore. Solo questa libertà entusiasta, questo superare di slancio i cancelli della mente, permette la formula centrale del libro: “Non esiste male che non passi al bene”. Per Alberoni, Leonetti ha scritto un’opera filosofico-poetica che indica una via: dopo aver mostrato la prigionia dell’illusione, invita a lasciarsi travolgere dall’infinito orizzonte dell’universo con una mente nuova, rinnovata e continuamente rinascente. Conclusione: lo stato nascente dell’individuo I cancelli della mente è Movimento e istituzione applicato all’anima singola. Se Alberoni nel 1977 studiava come nascono i movimenti collettivi, qui accompagna con una postfazione un autore che studia come nasce il movimento interiore. Il cancello è l’istituzione della mente. OSA!!!!! è l’appello allo stato nascente. La mente rinnovata e continuamente rinascente è l’uomo che accetta di vivere nella tempesta di venti senza costruirsi torri. È l’uomo che ha capito che i cancelli li aveva messi lui, e lui solo può aprirli. In un’epoca che moltiplica ideologie, algoritmi e comfort zone identitarie, il dialogo Leonetti-Alberoni suona come un manifesto: la vera prigione non ha sbarre esterne. E la chiave non è fuori. È la volontà di vedere di nuovo montagne, mare e gli altri uomini. Mimmo Leonetti

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“Continua a leggere. È una delle avventure più meravigliose che chiunque possa vivere.” Lloyd Alexander

15 maggio 2026   Presentato al Circolo degli Esteri il volume Villa Stolojan di Gaetano Cortese L’evento concluso con la consegna del Premio Federico II all’Ambasciatrice Maria Assunta Accili   ROMA – Un evento culturale molto partecipato e interessante la presentazione del volume “Villa Stolojan – Residenza d’Italia a Bucarest” di Gaetano Cortese, giovedì pomeriggio al Circolo degli Esteri della Farnesina, splendida struttura sul Lungotevere dell’Acqua Acetosa fondata nel 1936 dal ministro Galeazzo Ciano. Ospiti e pubblico hanno ricolmato la bella sala conferenze del Circolo, impreziosita di opere di grandi artisti italiani, per ascoltare gli interventi degli insigni relatori convenuti per presentare la nuova opera dell’Ambasciatore Gaetano Cortese, dedicata ai 145 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Romania. Il volume si aggiunge ai precedenti 55 che l’Ambasciatore Cortese ha curato per la preziosa collana da lui fondata nel 1999 per l’Editore Carlo Colombo, con l’intento di documentare le meraviglie artistiche custodite nelle Rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo e le splendide architetture delle Ambasciate d’Italia. Ha fatto gli onori di casa l’Ambasciatrice Maria Assunta Accili, dal 2025 Presidente del Circolo degli Esteri. Il libro, ultima perla della Collana editoriale ideata dallo stesso Ambasciatore Cortese, si inserisce nell’ampio disegno di valorizzare le Residenze italiane all’estero come luoghi di storia, bellezza e rappresentanza, quali elementi significanti dell’immagine dell’Italia nel mondo.  In questo senso Villa Stolojan a Bucarest, con la sua sobria eleganza architettonica e il rigoglioso giardino, spicca anche come emblema tangibile dell’amicizia tra i due Paesi e degli intensi rapporti intessuti tra Italia e Romania nell’arco dei 145 anni di relazioni diplomatiche. Ne hanno dato un approfondito conto i relatori intervenuti, nell’incontro brillantemente moderato dall’Ambasciatore Stefano Baldi e aperto dal videomessaggio del Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata, trattenuto a Palazzo Madama da pressanti impegni parlamentari. Sono seguiti gli interventi degli Ambasciatori Alfredo Maria Durante Mangoni, Stefano Ronca e Anna Blefari Melazzi – già titolari dell’Ambasciata d’Italia a Bucarest – dell’Amb. Rocco Cangelosi, Consigliere di Stato, dell’autore Amb. Gaetano Cortese e infine dell’Amb.  Umberto Vattani, due volte Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri ed attualmente Presidente di Venice International University. L’Amb. Cortese, nel suo intervento, ha anche ringraziato il Gruppo Ferrero per il generoso sostegno alla pubblicazione del volume, ricordando inoltre la figura dell’Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, scomparso nel 2022, nella sua ultima veste di Presidente della Ferrero SpA, per aver negli anni sostenuto la Collana dell’Editore Carlo Colombo dedicata alla valorizzazione delle Rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo. La serata culturale si è conclusa con la consegna del Federico II International Award 2026 all’Ambasciatrice Maria Assunta Accili. Ne ha dato conto e motivazione il Presidente del Centro Studi Federico II, Giuseppe Di Franco, con un intervento nel quale ha, tra l’altro, affermato: “Sono davvero grato all’Ambasciatore Gaetano Cortese per l’invito rivolto al Centro Studi Federico II, istituzione che tra i suoi scopi ha quello di promuovere i valori della cultura, del dialogo interculturale, della tolleranza e dell’apertura al mondo, valori senza i quali non si possono costruire ponti ideali tra i popoli. Le tematiche affrontate ogni anno dal Centro Studi riguardano la diplomazia culturale, il multilateralismo, la promozione del soft power. La diplomazia culturale e il soft power sono infatti strumenti strategici per costruire influenza globale in un mondo sempre più interconnesso, portando un contributo alla promozione della pace. L’Italia, con il suo straordinario patrimonio culturale, ha un enorme potenziale per esercitare efficacemente sia la diplomazia culturale che il soft power. Occorre trattare la cultura non come un’eredità di memoria, ma come un’infrastruttura strategica di lungo respiro. Concludo con la consegna del Premio Internazionale Federico II, giunto alla sesta edizione, conferito ogni anno a Personalità di altissimo livello che si sono distinte per i loro meriti nel campo della diplomazia, del mondo economico e accademico, della cultura, della ricerca scientifica e delle relazioni internazionali. Quest’anno il Centro Studi – qui presente anche il presidente del Comitato scientifico Goffredo Palmerini – ha deliberato di conferire il Premio a S.E. l’Ambasciatrice Maria Assunta Accili, con la seguente motivazione: “Per l’eccellente servizio reso all’Italia nel mondo”. Siamo davvero lieti di poterla annoverare nell’Albo d’Oro del prestigioso riconoscimento.” L’Ambasciatrice Accili ha così dichiarato nel ricevere il Premio: “Non sarei sincera se non ammettessi di essere commossa, ma anche molto orgogliosa, per una serie di motivi. Innanzitutto perché questo avviene alla presenza di colleghi autorevolissimi, direi maestri, nel nome di un filone dell’attività diplomatica alla quale sono stata educata proprio dall’Ambasciatore Alessandro Vattani, citato poc’anzi, che mi volle alla sua Direzione delle Relazioni culturali e mi insegnò l’arte del soft power per far avanzare gli interessi del nostro Paese. Un altro motivo risiede nell’associazione che viene fatta del mio modesto nome con Federico II, lo Stupor mundi. È un premio di grandissimo prestigio. Io non sono una Personalità così alta, però mi onora molto essere associata a questo grandissimo europeo. Non dimentichiamo la rilevanza storica di Federico II di Svevia che, secondo me, in questi tempi meriterebbe di essere valorizzata. Io sono un’europeista, ho un’educazione europea, l’ho trasmessa anche a mio figlio, e credo molto nella necessità della casa comune europea anche per evitare i rischi che vediamo aumentare intorno a noi. Poi è anche presente un mio professore, citato poco fa, il prof. Curti Gialdino, e mi sembra un cerchio che si chiude quello di oggi, perché è stato il relatore della mia tesi di laurea. Dunque ci sono una serie di circostanze singolari, tutte insieme. Last not list, come dicono gli anglosassoni, devo citare il mio amico, grande amico della mia famiglia, compagno di battaglie politiche di mio padre – e quindi nostro fratello di casa – Goffredo Palmerini, che è un grande promotore dell’italianità nel mondo. Mi fermo qui perché potrei commuovermi.”   Davvero una magnifica serata, conclusasi mentre il sole al tramonto si ritirava oltre le cime degli alti pioppi sulla sponda del Tevere, ancora solcato dalle barche dei canottieri. Tante le congratulazioni espresse all’Amb. Cortese per l’infaticabile lavoro di pubblicazione di questo volume su Villa Stolojan a Bucarest, che si va

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L’Aquila capitale della cultura 2026

14 maggio 2026   “PERSONAGGI & PERSONE – 99 profili, memorie e ricordi”, prossima l’uscita del nuovo libro di Goffredo Palmerini  L’AQUILA – Due nuovi libri sono il contributo editoriale di Goffredo Palmerini per celebrare L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il primo, “Ricordando Mario Fratti – Voci e memorie” (One Group Edizioni), uscito qualche giorno fa, è un volume che raccoglie 36 testimonianze sul grande drammaturgo aquilano Mario Fratti, vissuto a New York dal 1963 fino alla sua scomparsa il 15 aprile 2023. Il libro è stato presentato il 30 aprile scorso a L’Aquila presso la storica libreria Colacchi.   Il secondo libro, in via di pubblicazione sempre per i tipi delle Edizioni One Group, uscirà tra qualche settimana, entro il mese di giugno. È una raccolta di profili e memorie di Personalità scomparse su cui ho scritto un ricordo tra il 2005 e il 2025. 99 Personaggi sono ricordati nel volume – numero simbolico per L’Aquila -, figure di concittadini che hanno lasciato un’impronta profonda nella vita della comunità aquilana e che meritano la gratitudine della città, come pure Personalità che in Italia e all’estero hanno reso onore alla terra d’origine con il loro talento e la dedizione al bene comune, infine figure di spicco della cultura mondiale legate in qualche modo a L’Aquila.   Sono persone significative – di origini aquilane o abruzzesi, ma anche di altri luoghi d’Italia e del mondo – che hanno avuto relazione con la città capoluogo d’Abruzzoe che ho incrociato nel corso della mia vita istituzionale da amministratore del Comune dell’Aquila, o anche conosciuto e incontrato all’estero in occasione delle numerose visite alle nostre comunità nel mondo per approfondire lo studio e la conoscenza dell’emigrazione italiana. I 99 profili riportati nel volume sono corredati da una o più belle foto in bianco e nero. Il libro reca una Presentazione di Luca Bergamotto, direttore di LAQTV, rete televisiva che trasmette in Abruzzo e Molise, mentre la Prefazione è firmata dal giornalista Andrea Fusco, vice Caporedattore di RAI Sport. Qui di seguito i 99 Personaggi trattati nel volume.     JOYCE SMART FANTE – USA ENRICO MANCINELLI – CANADA GIOACCHINO VOLPE ONDINA VALLA RINALDO ROTELLINI – USA TULLIO DE RUBEIS GAETANO BAFILE – VENEZUELA ANGELO DE BARTOLOMEIS MAURANE FRATI – FRANCIA NESTOR KIRCHNER – ARGENTINA ALVARO JOVANNITTI LUCIANO FABIANI GIOVANNI MARGIOTTA – VENEZUELA PADRE UMBERTO PALMERINI CONSTANTIN UDROIU LUCIANO MASTRACCI – SVEZIA CORRADO IOVENITTI – USA RINALDO MASTRACCI GIUSEPPE PALMERINI ADOLFO CALVISI DAN FANTE – USA VITTORIO ANTONELLINI CORRADINO PALMERINI LUDOVICO NARDECCHIA ALESSANDRO CLEMENTI NICOLA ENRICO BIORDI GIUSTINO PACIFICO AMEDEO ESPOSITO FAUSTO BERGAMOTTO BRUNO SABATINI GUIDO ZUGARO ROSELLA TARQUINI PAOLO SCOPANO SERAFINO PATRIZIO MICHEL PICCOLI – FRANCIA MARIA AGAMBEN FEDERICI MARIO DI SALVATORE ENNIO MORRICONE CELSO CIONI BASILIO BUZZANCA DON RIZIERO CHIARAVALLE GIOVANNI SCHIPPA ROBERTO FATIGATI GIUSEPPE DI CLAUDIO – SPAGNA FRANCESCO PIZZOLLA ATTILIO MARIA CECCHINI ANNA VENTURA FRANCO MARINI MARCELLO VITTORINI MARIALAURA PERFETTO GIULIANI GIUSEPPE MANGOLINI GIANFRANCO COLACITO MASSIMO BALDASSARRE FEDERICO FIORENZA GIUSEPPE SANTORO ACHILLE ACCILI CORRADO CIMATI – AUSTRALIA ANTONIO FALCONIO WALTER CICCIONE – ARGENTINA ANGELO (NINO) D’ANGELO GUSTAVO SCIPIONI MARIO SETTA BIANCA FIASCHETTI MARROCCHI ALDO FABBRINI OTTAVIA PALMERINI VITO BERGAMOTTO FRANCO RICCI – CANADA ASCANIO ROSSI LIA GAROFALO GIACOMO PASQUA GIAMBATTISTA (TITTA) MAZZEI DAVID SASSOLI CARLO ROBERTO SCIASCIA GILBERTO MALVESTUTO DINO AVALLONE LUCIA BONAUGURIO MARIO FRATTI – USA RAFFAELE COLAPIETRA ALFREDO FIORDIGIGLI NICOLA RANALLI – AUSTRALIA NINO DI PAOLO JOSEPH D’ANDREA – USA ALFONSO LUCREZI OMERO SABATINI – USA FRANCESCO D’ASCANIO SERGIO CAMELLINI FULVIO MUZI ROMEO RICCIUTI PADRE QUIRINO SALOMONE GIOVINA TENNINA – BELGIO ADOLFO CIUCA GIOVANNI BATTISTA COLOMBO PASQUALE CORRIERE ROMANO ROSONI ANTONIO CENTI LORENZO IOVENITTI BRIGIDA GALLETTI SILVANO PALMERINI GIORGIO LUCANTONIO  

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Arvì 2026: il talento abruzzese si incontra, di nuovo a casa

  Oltre 300 partecipanti da tutta Europa per l’evento conclusivo di BoostCamp 2026 all’Auditorium Renzo Piano     L’Aquila, 9 maggio 2026 – L’Aquila si è trasformata, per un giorno, nel punto d’incontro di una comunità senza confini. BoostAbruzzo, l’associazione che riunisce professionisti abruzzesi in Italia e nel mondo con l’obiettivo di valorizzare il talento locale e creare nuove opportunità per il territorio, ha organizzato Arvì — Abruzzesi che Ritornano, una giornata articolata in due momenti: una sessione mattutina aperta al pubblico e un pomeriggio riservato ai soci e ai professionisti del territorio. L’evento, ospitato presso l’Auditorium Renzo Piano dell’Aquila, ha registrato la partecipazione di oltre 300 persone tra residenti e professionisti provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero — tra cui Regno Unito, Germania, Lussemburgo, Belgio, Svizzera e Malta — confermando la capacità dell’associazione di costruire una rete internazionale solida e dinamica, capace di connettere esperienze, competenze e opportunità. Una mattinata dedicata ai giovani, all’innovazione e alle idee La sessione mattutina, condotta dal giornalista e direttore de Il Centro Luca Telese, si è aperta con i saluti istituzionali del Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e dell’Assessore regionale all’Istruzione Roberto Santangelo. A seguire, gli interventi dei partner dell’evento — Fondazione Snam, Fondazione Carispaq con il Segretario Generale David Iagnemma e il Consigliere d’Amministrazione Raffaele Marola, l’Università degli Studi dell’Aquila con il Prof. Vincenzo Stornelli — che hanno contribuito ad arricchire il confronto con visioni e progettualità a sostegno dello sviluppo del territorio. Cuore della mattinata è stata la finale del BoostCamp, la pitch competition che ha visto undici team di studenti dell’Università degli Studi dell’Aquila presentare i propri progetti davanti a una giuria composta da soci di BoostAbruzzo e rappresentanti del mondo imprenditoriale e dell’innovazione. Tra i giurati: Vincenzo Di Nicola, Head of the AI Fund di CDP Venture Capital, e Raffaele Mauro, Managing Partner di Primo Space. Tra gli undici progetti presentati la Giuria, composta da Anna Letizia Baccante Technical Functions Manager Ospedale Bambin Gesù, Eugenia Monti Investment Manager FIRA Spa, Alberta Pelino CEO & Founder Fibi, Diego Carrera Engeneering & product Leadership e Raffaele Mauro Co-Founder e General Partner di Primo Spacetutti soci di BoostABruzzo, ha assegnato il terzo premio alla start up Vestea da 15 minuti a 15 secondi che aiuta a minimizzare il tempo per scegliere gli outfit di Guglielmo Stirpe, Giammarco Ubaldi e Nicolò Palluzzi; secondo posto a AI – Pete il terzo uomo del team che IT di Francesco Buscaino e Matteo Colazilli che ha vinto anche il premio della Fondazione EY. Il primo premio è andato a AVERTIA un cerotto intelligente che predice le piaghe da decubito di Maria Chiara Sasso.  “Questi ragazzi sono la prova che l’Abruzzo ha tanto talento. Siamo felicissimi di aver lavorato con loro durante la terza edizione del BoostCamp. Il nostro compito, come associazione, è lavorare con il territorio e con i giovani talenti che esprime per supportarli nello sviluppo del loro pieno potenziale”, ha dichiarato Fabrizio Palmucci, Presidente di BoostAbruzzo. Il pomeriggio: networking, identità e visioni condivise Nel pomeriggio, la giornata prosegue con una sessione riservata ai soci e ai professionisti del territorio, composta da talk dedicati all’eredità culturale abruzzese di Ennio Flaiano e panel di confronto tra professionisti che operano all’estero e realtà locali, con l’obiettivo di favorire scambio di competenze, connessioni e opportunità future. Chi è BoostAbruzzo BoostAbruzzo è un’associazione no profit composta da professionisti abruzzesi che vivono e lavorano in Italia e nel mondo. L’associazione promuove iniziative volte a valorizzare il talento locale, creare reti professionali e contribuire allo sviluppo del territorio. Tra i principali programmi dell’associazione: • BoostMe, percorso di tutoraggio per laureandi;  • BoostCamp, programma di formazione all’imprenditorialità;  • una rete internazionale di soci attivi in diversi Paesi.  Le immagini sono alcuni momenti della mattina e le tre start up premiate  Grazie Angela Ciano Fonte: Goffredo Palmerini

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Novità librarie: Villa Stolojan di Gaetano Cortese

6 maggio 2026   Al Circolo degli Esteri della Farnesina, il 14 maggio, la presentazione del volume Villa Stolojan di Gaetano Cortese ROMA – La prestigiosa Collana editoriale ideata e curata dall’Ambasciatore Gaetano Cortese, dedicata alle sedi diplomatiche italiane nel mondo, si arricchisce di un nuovo, raffinato volume: Villa Stolojan – La Residenza d’Italia a Bucarest nel 145° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Romania, edito da Servizi Tecnologici Carlo Colombo. Con questa pubblicazione, la Collana raggiunge l’importante traguardo dei 55 volumi, confermandosi un punto di riferimento imprescindibile per la valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e istituzionale della diplomazia italiana.       La presentazione del libro si terrà giovedì 14 maggio alle ore 18:00 presso il Circolo degli Esteri (Lungotevere dell’Acqua Acetosa 42, Roma), alla presenza di autorevoli personalità del mondo diplomatico e istituzionale. Interverranno: Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri e Ambasciatore a Washington; Amb. Alfredo Maria Durante Mangoni, già Ambasciatore d’Italia a Bucarest; Amb. Stefano Ronca e Amb. Anna Blefari Melazzi, entrambi già titolari della sede diplomatica in Romania; Amb. Rocco Cangelosi, Ambasciatore e Consigliere di Stato; Amb. Umberto Vattani, due volte Segretario Generale della Farnesina e oggi Presidente della Venice International University; Amb. Gaetano Cortese, autore del volume. A moderare l’incontro sarà Stefano Polli, Vicedirettore dell’Agenzia ANSA.   Un’opera che unisce storia, arte e diplomazia. Il volume, infatti, non si limita a documentare la bellezza architettonica e artistica della Residenza d’Italia a Bucarest, ma ricostruisce anche la storia delle relazioni diplomatiche tra Italia e Romania, giunte al traguardo dei 145 anni. Un percorso segnato da cooperazione politica, scambi culturali e rapporti umani che hanno contribuito a consolidare un legame profondo tra i due Paesi. L’opera si apre con la Prefazione dell’allora Ambasciatore d’Italia a Bucarest, Alfredo Maria Durante Mangoni, e con un indirizzo di saluto dell’Ambasciatrice di Romania in Italia, Gabriela Dancău. Seguono i contributi degli Ambasciatori Stefano Ronca e Anna Blefari Melazzi, che hanno guidato la missione diplomatica italiana a Bucarest, e un saggio dell’Ambasciatore Rocco Cangelosi dedicato a La politica estera della Romania e il ruolo svolto nell’Unione Europea. La Collana fondata nel 1999 e curata dall’Amb. Cortese è un vero patrimonio culturale della diplomazia italiana. Con questo nuovo titolo, l’Ambasciatore Cortese prosegue un lavoro editoriale unico nel suo genere: una Collana che racconta le Ambasciate e le Residenze italiane non solo come luoghi di rappresentanza, ma come spazi di dialogo, memoria e identità nazionale. Ogni volume unisce rigore storico, sensibilità estetica e attenzione per il ruolo della diplomazia nella costruzione delle relazioni internazionali. Il libro dedicato a Villa Stolojan si inserisce pienamente in questa tradizione, offrendo al lettore un viaggio attraverso architettura, arte, storia e diplomazia, in una delle sedi più affascinanti della presenza italiana all’estero. Gaetano Cortese è stato Ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio e dei Paesi Bassi rispettivamente dal 1999 al 2003 e dal 2006 al 2009, nonché Rappresentante Permanente di’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) a L’Aja. In precedenza aveva prestato servizio presso le sedi diplomatiche d’Italia di Zagabria, Berna, L’Avana, Washington e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea di Bruxelles, in qualità di Ministro Consigliere. Dal 1992 al 1999 ha ricoperto l’incarico di Consigliere aggiunto per la Informazione e la Stampa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. È autore di testi giuridici e di numerosi articoli legati al diritto internazionale e comunitario pubblicati a Parigi negli anni della docenza universitaria presso la Sorbona quando era “Docteur de l’Université de Paris en Droit International” nella Facoltà di Giurisprudenza con il Professor Charles Rousseau, e a Roma nel periodo in cui ha insegnato presso l’Università La Sapienza di Roma in qualità di Assistente di Organizzazione Internazionale e di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche retta dal Professore Riccardo Monaco. Goffredo Palmerini

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“Verbum Mundi”, al via la missione VerbumlandiArt in Albania

    “Verbum Mundi”, al via la missione VerbumlandiArt in Albania Espressione culturale italo-albanese tra dialogo, arte e giornalismo Tirana, 28 aprile 2026 ore 11:00 – Hotel Tirana International, Sala Abret   Sarà la capitale albanese ad ospitare l’evento inaugurale del progetto internazionale “Verbum Mundi”, promosso dall’Associazione culturale VerbumlandiArt APS. L’Unione dei Giornalisti Albanesi, con il Presidente Aleksandër Çipa.e VerbumlandiArt APS, con la Presidente Regina Resta, segneranno l’avvio del progetto “Verbum Mundi”. Un incontro congiunto di alto profilo, che vedrà la partecipazione di esponenti italiani e albanesi, uniti nel comune intento di promuovere il dialogo interculturale e la cooperazione tra i popoli. Il progetto internazionale Verbum Mundi nasce con l’obiettivo di creare una Rete culturale internazionale capace di valorizzare eccellenze nei campi della letteratura, dell’arte, del giornalismo e dell’impegno sociale. L’iniziativa si propone come spazio autorevole di confronto e collaborazione, fondato sui valori della pace, della giustizia, della dignità umana e della responsabilità culturale. Il progetto si inserisce in un contesto globale che richiede sempre più luoghi di confronto autentico, fondati sui valori della pace, della giustizia, della dignità umana e della responsabilità culturale. Nel corso della giornata saranno inoltre conferiti riconoscimenti a personalità distintesi per il loro contributo nei settori della cultura, del giornalismo e dell’impegno sociale. «Verbum Mundi rappresenta una visione ampia e concreta: creare connessioni reali tra culture diverse, valorizzando il merito e promuovendo una cultura della responsabilità e del dialogo» – dichiara la Presidente Regina Resta – «Tirana è solo il primo passo di un percorso internazionale che coinvolgerà altri Paesi europei ed extraeuropei». Il progetto prevede infatti una serie di tappe itineranti, con eventi di rilevante caratura culturale e istituzionale, finalizzati alla costruzione di una comunità internazionale fondata sulla condivisione dei valori e sulla collaborazione tra eccellenze. Con Verbum Mundi, VerbumlandiArt APS rafforza il proprio impegno nella promozione culturale internazionale, confermandosi come realtà dinamica e autorevole nel panorama culturale contemporaneo. La delegazione italiana, che partirà il 27 aprile per Tirana e farà rientro in Italia il 29, sarà così composta: Regina Resta – Presidente VerbumlandiArt APS On. Mirella Cristina – Avvocato Francesco Lenoci – Professore presso Università Cattolica di Milano Eugenio Bisceglia – Avvocato Maria Pia Turiello – Presidente del Comitato Scientifico Vinicio Leonetti – Giornalista Tommaso Filieri – Artista Angela Kosta – Scrittrice e traduttrice I lavori si svolgeranno nella Sala Abret dell’Hotel Tirana International nel corso dell’intera giornata del 28 aprile, a partire dalle ore 11. Il programma prevede: Incontro culturale italo-albanese; Tavola di confronto tra esponenti del mondo culturale e giornalistico; Consegna Premi e riconoscimenti internazionali a Personalità distintesi per merito e impegno. Momento centrale della manifestazione sarà la presentazione del volume poetico “Unë mbes fjalë” di Regina Resta, tradotto in lingua albanese da Angela Kosta, con prefazione del giornalista e scrittore Aleksandër Çipa. È un’opera che rappresenta un ponte culturale tra Italia e Albania, espressione autentica della forza della parola come strumento di dialogo e condivisione. L’evento inaugurale di Tirana rappresenta una tappa fondamentale per la costruzione di un progetto che intende svilupparsi a livello internazionale, coinvolgendo Paesi europei ed extraeuropei in un percorso culturale condiviso. Verbum Mundi si configura non solo come progetto, ma come incipit di un Movimento culturale internazionale volto a promuovere relazioni autentiche tra culture diverse, valorizzando il merito e la qualità. Un vero cenacolo di dialogo interculturale e di pace.   Goffredo Palmerini

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Realtà e Magia di Jorge Amado

Il documentario “Realtà e Magia di Jorge Amado” (Rai-Teche), per la prima volta all’Università La Sapienza di Roma All’Università La Sapienza di Roma, il 4 maggio p.v. si terrà una lezione/evento sullo scrittore brasiliano Jorge Amado. Parteciperanno Silvana Palumbieri (regista di Rai-Teche) e Antonella Rita Roscilli (scrittrice brasilianista, membro corrispondente dell’Academia de Letras da Bahia-ALB). Gli studenti potranno assistere ad un documentario biografico su Jorge Amado, il primo prodotto in Europa da un’emittente televisiva pubblica: la Rai-Radiotelevisione italiana. “Realtà e magia di Jorge Amado” di Silvana Palumbieri è stato prodotto da Rai-Teche. In occasione del centenario di Jorge Amado in Italia, nel 2012, la proposta della sua realizzazione fu avanzata dalla Roscilli, che  lavorava a Rai-Teche, e dalla Fundação Casa de Jorge Amado nella persona della Direttrice Myriam Fraga. Il progetto fu approvato dalla Direttrice Dott.ssa Barbara Scaramucci. La prima mondiale ebbe luogo nella giornata di studio dedicata al Centenario di Amado presso la Galleria Cortona dell’Ambasciata del Brasile a Roma. In Brasile il documentario venne presentato a Salvador Bahia, nel teatro Zélia Gattai della Fondazione Jorge Amado, con sottotitoli in portoghese, e successivamente in Francia, all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi dell’ Ambasciata d’Italia. E’ stato  esibito in diversi festivals nazionali e internazionali con la partecipazione della regista e autrice. All’evento dell’ Università La Sapienza di Roma parteciperà la Dott.ssa Ȃngela Fraga, attuale Direttrice della Fondazione Amado, con un videomessaggio da Salvador.  L’organizzazione della lezione è a cura di Luca Bacchini, professores associato di Letteratura portoghese e brasiliana presso il Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali della Facoltà di Lettere. antonella roscilli <[email protected]>

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Novità librarie di Goffredo Palmerini

  15 aprile 2026   Mario Fratti, un gigante del teatro e della cultura italiana, a New York e nel mondo     Esce in questi giorni il volume “Ricordando Mario Fratti, voci e memorie”, un libro di testimonianze sul grande drammaturgo aquilano: sarà presentato a L’Aquila il 30 aprile 2026, presso la storica Libreria Colacchi   di Goffredo Palmerini     L’AQUILA – Uscirà nei prossimi giorni il volume “Ricordando Mario Fratti, voci e memorie – Testimonianze ed interviste al grande drammaturgo aquilano” (One Group Edizioni), realizzato a cura di chi qui scrive raccogliendo testimonianze e ricordi su Mario Fratti da personalità del mondo istituzionale, accademico, teatrale e culturale, sia in Italia che all’estero. La presentazione del volume si terrà a L’Aquila il 30 aprile, alle ore 17:30, presso la storica Libreria Colacchi (Corso Vittorio Emanuele II, 5). Ricorrendo il terzo anniversario della scomparsa di Mario Fratti, la presentazione intende essere non solo un evento significativo, ma un vero e proprio tributo verso il grande drammaturgo aquilano quando L’Aquila, sua città natale è Capitale italiana della Cultura.   Queste le testimonianze presenti nel volume, che reca la Prefazione del Prof. Anthony Julian Tamburri, Preside del Calandra Institute di New York (City University New York): Paola Inverardi (Rettrice del Gran Sasso Science Institute), Pierluigi Biondi (Sindaco dell’Aquila), Biagio Tempesta (ex Sindaco dell’Aquila), Massimo Cialente (ex Sindaco dell’Aquila), Liliana Biondi (saggista e critica letteraria), Giuseppe Di Pangrazio (ex Presidente Consiglio Regionale d’Abruzzo), Stefania Pezzopane (ex Presidente Provincia dell’Aquila e Teatro Stabile d’Abruzzo), Letizia Airos Soria (New York – giornalista), Gabriele Lucci (scrittore, direttore artistico), Laura Benedetti (Washington – docente Georgetown University), Franco Narducci (attore e regista teatrale), Josephine Buscaglia Maietta (New York – docente), Mino Sferra (attore e regista), Mariza Bafile (New York – giornalista e scrittrice), Lucilla Sergiacomo (scrittrice e critica letteraria), Roberta Gargano (Teatro Stabile d’Abruzzo, giornalista), Stefano Vaccara (New York – giornalista), Valentina Fratti (New York – regista teatrale), Rosemary Serra (docente Università di Trieste), Tiziano Bedetti (compositore), Giovanna Chiarilli (giornalista e scrittrice), Emanuela Medoro (già docente e traduttrice), Maria Fosco (New York – dirigente Queens College), Monia Manzo (attrice e saggista), Silvia Giampaola (addetta culturale Maeci, attrice), Marisa Mastracci (attrice e regista teatrale), Milena Petrarca (artista), Joseph Sciame (New York – già docente St. John’s University), Pasqualina Petrarca (docente e giornalista), Giulia Bisinella (New York – attrice), Lucia Patrizio Gunning (Londra, docente), Laura Caparrotti (New York – regista e attrice), Laura Lamberti (New York – attrice), Margherita Peluso (attrice), Piero Picozzi (New York – promoter), Sara Morante (Berlino – attrice).   Mario Fratti (L’Aquila, 5 luglio 1927 – New York, 15 aprile 2023) è stato uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento e del nuovo millennio, una figura che ha saputo conquistare la scena mondiale con una voce unica: europea nelle radici, americana nel ritmo, universale nella visione morale. Autore di oltre novanta opere, tradotte in ventuno lingue e rappresentate in più di seicento teatri nei cinque continenti, Fratti è stato anche critico teatrale, professore universitario, intellettuale cosmopolita, punto di riferimento della comunità culturale italoamericana. La sua fama internazionale è testimoniata da una costellazione di riconoscimenti: sette Tony Award – premio che nel teatro equivale all’Oscar del cinema – otto Drama Desk Awards, il Selezione O’Neill, il Richard Rogers, l’Outer Critics Award, l’Heritage and Culture Award, il Magna Grecia Award ed altri.   Nato a L’Aquila, laureato in Lingue e Letterature a Ca’ Foscari di Venezia, Fratti inizia come giornalista, poeta e drammaturgo. Anche un romanzo nei primi anni Cinquanta, ma pubblicato però solo nel 2013 – Diario proibito,- L’Aquila anni Quaranta (Graus Edizioni) – per la durezza degli argomenti trattati, ambientato tra la fine del regime fascista e primi anni dell’Italia liberata. Il suo primo dramma, Il nastro (1959), vince un premio RAI ma non viene trasmesso per la crudezza del tema. La svolta arriva nel 1962. Al Festival dei Due Mondi, a Spoleto, il suo atto unico Suicidio colpisce Lee Strasberg, il leggendario direttore dell’Actors Studio. Strasberg lo invita a New York, lo dirige, lo introduce nell’ambiente teatrale più innovativo del mondo.   Nel 1963 Fratti si trasferisce stabilmente nella Grande Mela. Insegna due anni alla Columbia University e poi all’Hunter College della City University di New York. Diventa critico teatrale, frequenta i luoghi nevralgici della cultura newyorkese, e soprattutto scrive instancabilmente drammi e commedie. “Azione, chiarezza, conflitto ben risolto”, così sintetizza la sua drammaturgia.   Fratti diventa subito un “caso” singolare negli Stati Uniti, si impone subito come uno straordinario ponte tra due mondi. Analizzando le sue opere Paul Thomas Nolan, docente e critico, ha definito la sua carriera un unicum. Fratti è riuscito dove altri giganti europei – da Brecht a Sartre, per esempio – non erano riusciti: fondere la tradizione drammatica europea con la società americana, creando un linguaggio nuovo, diretto, incisivo, capace di parlare ad entrambi i continenti. Fratti ha portato infatti negli Stati Uniti non solo il suo straordinario talento di autore teatrale, ma anche umanità, curiosità, indignazione morale, tolleranza, qualità e sensibilità che gli hanno permesso di leggere l’America dall’interno, senza rinunciare allo sguardo critico dell’intellettuale europeo.   La sua scrittura è asciutta, tagliente, priva di orpelli: una drammaturgia dell’azione, nutrita da una forte tensione etica. Nei suoi testi emergono fortemente la denuncia politica e sociale, il disagio profondo della società americana, la critica alle responsabilità del potere e, soprattutto, l’imprevedibilità, una costante delle sue opere, cifra della sua drammaturgia. Harold Pinter, Premio Nobel per la Letteratura, drammaturgo inglese che certo non regalava complimenti, definì il dramma Cecità “sintetico ed eloquente”. È forse la definizione più precisa dello stile drammaturgico di Fratti.   Il nome di Fratti è legato anche a uno dei musical più celebri della storia recente, uno dei grandi successi a Broadway: Nine, ispirato a 8½ di Fellini. Il musical debutta nel 1982, resta due anni di fila in teatro, vince il Tony Award, viene prodotto più volte negli States fino al celebre revival con Antonio Banderas. È la prova definitiva della sua capacità di trasformare la materia cinematografica europea in un

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L’italiano sfrattato da casa

  Scuola distratta, televisioni urlanti e social impoverenti: così una nazione rischia di perdere la sua voce x Non c’è bisogno di eserciti stranieri per conquistare un Paese. A volte basta una cattiva televisione, una scuola distratta e un telefonino in mano a milioni di persone persuase che abbreviare sia pensare. La lingua italiana non è sotto attacco: è sotto abbandono. Che è peggio. L’attacco, infatti, suscita difesa. L’abbandono, invece, genera indifferenza. E l’indifferenza è il più efficace degli assassini: non sporca le mani, non lascia impronte, non provoca scandalo. Uccide in silenzio, un vocabolo alla volta. Se ci tolgono la lingua madre, ci tolgono molto più di uno strumento espressivo: ci sottraggono la memoria, la sensibilità, il modo stesso di pensare. Restano i suoni, ma scompare la sostanza. Restano le frasi, ma si svuota il significato. Restano i cittadini, ma il popolo si trasforma in una folla di zombie lessicali, convinti di essere moderni mentre stanno soltanto diventando muti. Gli stranierismi, certo, avanzano come erbacce in un giardino lasciato senza cura. Ma sarebbe troppo comodo dare la colpa soltanto all’esterno. La verità, assai meno consolante, è che il primo nemico dell’italiano è l’italiano stesso. Siamo diventati il solo popolo che si vergogna della propria lingua al punto da sostituirla appena possibile. Non si fa più una riunione: si organizza un meeting. Non si sceglie un luogo: si cerca una location. Non si fissa una scadenza: si impone una deadline. E guai a dire “gruppo di lavoro”: molto meglio una task force, purché suoni abbastanza anglosassone da far sembrare intelligente anche la banalità. È il provincialismo dei tempi globali: il bisogno quasi patologico di sembrare internazionali per non confessare la propria pochezza. Robert Sabatier sosteneva che, se i crimini contro la lingua fossero perseguiti come quelli contro la società, il mondo sarebbe una vasta prigione. Oggi, a sentire certi talk show o a leggere certe circolari ministeriali, verrebbe da chiedersi se non sia il caso di aprire almeno un’aula di tribunale. La scuola, che dovrebbe essere il primo baluardo, troppo spesso abdica. Non insegna più il gusto della parola precisa, la disciplina della sintassi, il rispetto del periodo ben costruito. Si giustifica tutto, si semplifica tutto. E nel nome di una malintesa modernità si finisce per allevare generazioni che sanno digitare molto e scrivere poco. La televisione, dal canto suo, urla più di quanto parli. Ha sostituito il linguaggio con il rumore, l’argomentazione con lo slogan, la frase con il frammento. La parola non serve più a spiegare: serve a colpire, a fare effetto, a conquistare trenta secondi di attenzione prima della pubblicità. Hannah Arendt lo aveva previsto con precisione chirurgica: la società di massa non vuole cultura, ma svago. E noi abbiamo trasformato la profezia in palinsesto. Poi ci sono i social, che rappresentano il colpo di grazia. Non perché la tecnologia sia nemica della lingua, sarebbe una sciocchezza sostenerlo, ma perché ne ha accelerato i vizi peggiori: fretta, approssimazione, superficialità. Si scrive per impulso, si pubblica senza rileggere, si comunica senza riflettere. La velocità è diventata un valore in sé, come se la rapidità di un pensiero potesse sostituirne la qualità. In questo panorama, la politica osserva con l’abituale lungimiranza del giorno dopo. Si preoccupa degli autovelox intelligenti, delle statistiche elettorali, dei sondaggi della sera, ma ignora la lenta emorragia della lingua nazionale. Le multe fanno cassa; l’italiano no. E poiché lo Stato tende a riconoscere solo ciò che produce gettito, la lingua viene lasciata al suo destino, come un monumento storico di cui ci si ricorda solo quando crolla. Eppure, come ricordava Cesare Marchi, una lingua che accetta tutto indiscriminatamente rischia di perdere la propria individualità e di morire proprio mentre sembra più viva. Il monito di Accademia della Crusca, rilanciato da Paolo D’Achille, dovrebbe essere preso sul serio: il futuro dell’italiano non è garantito per diritto divino. Va difeso. Nella scuola, nei giornali, nelle istituzioni, nelle case. Perché una lingua non è un dizionario: è una patria invisibile. E il finale, se Montanelli ci perdona l’ardire, è presto detto: l’Italia non rischia di diventare una colonia economica; rischia di esserlo già sul piano culturale. Un Paese che non sa più nominare il mondo finisce per subirlo. E quando una nazione smette di parlare con la propria voce, di solito non tarda molto a smettere di pensare con la propria testa. Giuseppe Arnò

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Lucia Galli 22 Novembre 2024 – 05:00 Ora Arianna pattina pure su pista lunga Arianna Fontana   Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/sport/stagione-fontana-alza-lasticella-2401438.html  .