Cultura e saggistica

Mimmo Leonetti, 35 anni di saggistica indipendenteTra conoscenza, libero pensiero e responsabilità civile, a Reggio Calabria l’anteprima nazionale de “Il Tempio Scozzese 1778” REGGIO CALABRIA – Un omaggio al valore della conoscenza, del libero pensiero e della cultura come strumento di crescita civile e umana. Con questo spirito la Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione” promuove l’evento “Libri come semi di speranza”, iniziativa dedicata al trentacinquennale dell’attività saggistica indipendente di Mimmo Leonetti. L’incontro celebrerà un percorso intellettuale sviluppatosi dal 1991 al 2026, trentacinque anni di ricerca, riflessione e approfondimento che hanno posto al centro il rapporto tra individuo, conoscenza e responsabilità. Un cammino culturale che ha fatto della libertà di pensiero e della ricerca della verità i propri punti di riferimento. «Non perché racconti il passato, ma perché indica una direzione» è il tema che accompagnerà la manifestazione. Per Leonetti, infatti, i libri rappresentano autentici “semi di speranza”: strumenti capaci non soltanto di custodire la memoria, ma di orientare il futuro e offrire chiavi di lettura per affrontare le sfide del presente. In un’epoca segnata dalla frammentazione culturale e dalla rapidità dell’informazione, la saggistica indipendente assume il ruolo di presidio di senso, fondata su quei valori che l’autore sintetizza in tre concetti essenziali: «conoscenza che illumina, saggezza che guida, valori che uniscono». Momento centrale dell’evento sarà la presentazione in anteprima nazionale della nuova opera di Mimmo Leonetti, “Il Tempio Scozzese 1778”. Il volume affronta il tema del cammino iniziatico dei Liberi Muratori e il rigore del Rito Scozzese, proponendo una riflessione sul rapporto tra libertà individuale e fedeltà ai principi. «Non siamo né setta né consorteria. Siamo un rito di principi, regole e discipline», afferma l’autore, che nel testo approfondisce il significato dell’appartenenza e dell’obbedienza ai valori condivisi. Una riflessione che trova sintesi in un concetto fondamentale: la libertà di scegliere il proprio percorso, accompagnata dalla responsabilità di rispettarne le regole una volta intrapreso. Nel corso della manifestazione, Mimmo Leonetti esprimerà il proprio ringraziamento al Rettore della Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione”, il professor Emilio Attinà, per aver promosso e sostenuto un momento di confronto culturale e filosofico di particolare rilevanza. Un pensiero di gratitudine sarà inoltre rivolto allo scrittore Luciano Romeo, presidente dell’Accademia Montaltina degli Inculti, e alla scrittrice Maria Sergio, da sempre vicini alle iniziative culturali dell’autore. A suggellare l’incontro, una frase simbolica che accompagna da tempo il percorso di Leonetti: «L’Acacia resterà sempre verde». L’appuntamento si propone come un’occasione di dialogo e riflessione sul ruolo della cultura nella costruzione di una società più consapevole e responsabile, nel segno di un messaggio semplice ma attuale: leggere, riflettere, agire e condividere. «Non si può ricevere tanto bene senza cercare di farne parte anche agli altri. Sempre più mi persuado che ciò che mi ha portato a conoscere le persone sia stato un privilegio», conclude Mimmo Leonetti. «Entusiasticamente, grazie». Di Redazione

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Peragine nella cabina strategica del Somali Welfare Party

Il giornalista e dirigente pugliese nominato coordinatore internazionale per la campagna presidenziale di Mohamud Mohamed Mohamud. Un incarico che rafforza il dialogo politico e istituzionale tra Somalia ed Europa.   Il Somali Welfare Party (SWP), Partito del Benessere Somalo, ha ufficializzato la nomina del Prof. Dott. Antonio Peragine quale coordinatore strategico internazionale nell’ambito della campagna presidenziale 2026 del leader del partito, Mohamud Mohamed Mohamud, candidato alla Presidenza della Somalia. La designazione, formalizzata il 15 maggio 2026, attribuisce a Peragine il ruolo di Consigliere Internazionale Senior per gli Affari Umanitari, i Media e il Giornalismo, incarico conferito direttamente dal leader del Somali Welfare Party nel quadro delle attività diplomatiche, mediatiche e di cooperazione internazionale legate alla competizione elettorale somala. Secondo quanto riportato nella comunicazione ufficiale del partito, l’incarico avrà carattere collaborativo, consultivo e strategico, con l’obiettivo di consolidare relazioni istituzionali, promuovere iniziative di dialogo multilaterale e favorire il rafforzamento dell’immagine internazionale del progetto politico guidato da Mohamud Mohamed Mohamud. Nel documento di nomina, il Somali Welfare Party esprime “piena fiducia nella professionalità del Dott. Antonio e nel suo contributo a queste importanti iniziative”, evidenziando il valore delle sue competenze relazionali, della lunga esperienza nel mondo dell’informazione e dell’attività svolta negli anni in ambito internazionale. Nato a Bitetto, in provincia di Bari, Antonio Peragine è laureato in Scienze Politiche e vanta un articolato percorso professionale tra amministrazione pubblica, giornalismo e relazioni internazionali. Già conduttore televisivo e collaboratore di importanti testate nazionali, è stato insignito delle onorificenze di Cavaliere e Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua attività ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali e associativi, tra cui quello di componente del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo presso la Regione Puglia e del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione presso la Prefettura di Bari. Sul piano internazionale, Peragine è rappresentante per l’Italia e l’Europa dell’Unione delle Cooperative Somale, ambasciatore itinerante del SOAD nel mondo, responsabile comunicazione e ufficio stampa di CYBERPOL e coordinatore dell’ufficio stampa della The Imperial Academy of Russia – Unimoscaw. Importanti anche i riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni. Tra questi, il diploma “Silver Council Member” conferito dalla NIAF – National Italian American Foundation di Washington per l’attività svolta a favore degli italiani residenti negli Stati Uniti, il Premio Internazionale per i Diritti Umani assegnato dall’Università di Lecce, dalla Provincia di Lecce e dalla International Art Award Association, oltre alla Croce d’Argento del Corpo Nazionale Volontari del Soccorso. Peragine è inoltre direttore del Dipartimento Etica della Cooperazione e Relazioni Internazionali dell’Università Federiciana Popolare, accademico ISFOA e rappresentante per la Puglia della città argentina di Mar del Plata. Tra le ulteriori onorificenze figurano il “Cuore d’Oro” conferito dall’associazione di Bisceglie e il “Leone del Ruanda”, riconoscimento rilasciato da SM YHSI VI di Ruanda. La nomina assume particolare rilievo nel contesto delle nuove dinamiche geopolitiche del Corno d’Africa, dove la Somalia punta a rafforzare stabilità istituzionale, cooperazione internazionale e relazioni diplomatiche con interlocutori europei e mediterranei. In questo scenario, il coinvolgimento di figure con esperienza nei rapporti internazionali e nella comunicazione strategica rappresenta un tassello significativo del percorso politico avviato dal Somali Welfare Party verso le elezioni presidenziali del 2026. Di Redazione

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‘La Cineteca in sala’

COMUNICATO STAMPA     Cinema da Oscar: a maggio si chiude la prima stagione de ‘La Cineteca in sala’   Si conclude con gli appuntamenti in calendario nel mese di maggio la prima stagione della rassegna “La Cineteca in sala, un anno di film da Oscar”, ideata dall’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS e inserita nel programma de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, sostenuto e promosso dal Comune dell’Aquila.   Avviata nel mese di gennaio, la rassegna celebra il talento dei professionisti italiani premiati con l’Oscar, valorizzando al contempo il patrimonio della Cineteca “Maria Pia Casilio” e portando all’attenzione del pubblico il lavoro, spesso poco visibile, delle figure che operano dietro le quinte del cinema.   Con cadenza quindicinale, le proiezioni si tengono presso il Cinema Movieplex dell’Aquila, con ingresso libero, offrendo una programmazione che dà spazio non solo ai registi, ma anche ad attori, sceneggiatori, direttori della fotografia e costumisti. Attraverso una selezione di film significativa, la rassegna racconta il contributo dell’eccellenza italiana alla storia e all’evoluzione del cinema mondiale.   L’iniziativa riprenderà nel mese di ottobre con una nuova serie di appuntamenti, proseguendo il percorso di valorizzazione e divulgazione della cultura cinematografica.   La rassegna è sostenuta con fondi Restart – Sviluppo delle potenzialità culturali, ai sensi delle Delibere CIPE n. 49/2016 e CIPESS n. 42/2023.   IL PROGRAMMA DI MAGGIO   Giovedì 14 maggio, ore 21.00 Miglior Trucco Manlio Rocchetti -A spasso con Daisy, 1989, regia Bruce Beresford   Giovedì 28 maggio, ore 21.00 Migliori costumi Milena Canonero -Marie Antoinette, 2006, regia Sofia Coppola     L’Aquila, 13 maggio 2026                                                                 Per l’Ufficio Stampa: Manuela D’Innocenzo 366.2898535 _______________________________ Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS sede legale: Via Enrico Berlinguer – 67100 L’Aquila sede operativa: Via Niccolò Copernico, Nucleo Industriale di Bazzano – 67100 L’Aquila tel. 366.2898530 – 366.2898535  [email protected] – PEC [email protected] https://www.istitutocinematografico.org/

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Raduno dei Patrioti Europei in piazza del Duomo

Patrioti europei in raduno e antagonisti facinorosi tentano di guastar loro la festa    Milano – Qualche nota riassuntiva sull’affollata manifestazione in piazza del Duomo del 18 aprile scorso, denominata sottovoce Remigration Summit e, più ufficialmente (per non urtare la spiccata sensibilità delle anime belle immigrazioniste ad oltranza), Raduno dei Patrioti Europei, “Senza paura – In Europa padroni a casa nostra”.    Evento che ha riunito sotto la Madunina i partecipanti in attesa del corteo al seguito d’un trattore (recante la scritta “Tuteliamo la nostra agricoltura e il Made in Italy”) avviato dalla zona via Palestro/corso Venezia, alcuni leaders di Patriots for Europe (Patrioti per l’Europa, gruppo politico di destra ed estrema destra euroscettico e sovranista al Parlamento europeo) ed esponenti istituzionali della Lega (ministri, eurodeputati, parlamentari, presidenti di regione, sindaci ecc.). Tutti accomunati dal termine proibito, remigrazione, gridato dal palco e ripreso dalla folla. Come ha fatto, in apertura, il giornalista Mario Giordano (Alessandria, 19 giugno 1966), conduttore della trasmissione rivela-vergogne-nascoste “Fuori dal coro”, galvanizzando ulteriormente i presenti.    Intanto, dimostranti-contro (della galassia centri sociali, antagonisti, anarchici, antifa, pro questo e quello anti Israele, anti Stati Uniti, anti stessa Italia, quinte colonne di certa sinistra parlamentare) hanno tentato di raggiungere piazza del Duomo, non certo per portarvi rametti d’olivo, addirittura con tre schieramenti, poi ricongiunti in corso di Porta Vittoria: uno da piazza Lima (organizzato da Arci, Anpi, AVS, Rifondazione, Rete No CPR, centri sociali Cantiere, T28 ecc.), il secondo da piazza Argentina (composto da filo palestinesi) e l’altro da piazza Tricolore (mosso da centro sociale Lambretta, movimenti studenteschi ed affini).    In via Borgogna ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine schierate per impedire la calata verso piazza del Duomo. I facinorosi, che hanno lanciato petardi, fumogeni e bottiglie, hanno dovuto poi indietreggiare per l’intervento degli idranti da parte dei tutori della legge. I contestatori, come da sciagurato copione, non hanno mancato di vandalizzare strade e mura con scritte, arrivando perfino ad allontanare con violenza giornalisti e video operatori presenti perché non documentassero le loro “azioni”.    Il programma della kermesse dei patrioti europei, dopo Giordano ed il suo fatidico “Chi non urla è complice”, ha alternato anche interventi di Udo Karl Landbauer (Neunkirchen, 12 aprile 1986, vice governatore della Bassa Austria, rappresentante del Freiheitlichen Partei Österreichs, Partito della Libertà austriaco), Giuseppe Valditara (Milano, 12 gennaio 1961, ministro dell’Istruzione e del Merito), Afroditī Latinopoulou (Salonicco, 29 aprile 1991, eurodeputata, fondatrice e guida del partito di destra nazionalista Foní Logikís, Voce della Ragione), Geert Wilders (Venlo, Paesi Bassi, 6 settembre 1963, fondatore e capo di Partij voor de Vrijheid, Partito per la Libertà), Jordan Bardella (Drancy, Francia, 13 settembre 1995, europarlamentare dal 2 luglio 2019, presidente dal 5 novembre 2022 del Rassemblement National, Raggruppamento Nazionale, nonché presidente di Patriots for Europe dall’8 luglio 2024). E l’applauditissimo discorso conclusivo del segretario federale della Lega Matteo Salvini (Milano, 9 marzo 1973, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti).    Tutto, fino al gran finale con tutti i big di fronte allo sventolio di bandiere, nell’illustre location gremita (nonostante quanto asserito il giorno dopo da un’imbarazzante informazione “partigiana” altera-verità che ha cianciato di piazza vuota e flop di Salvini). Arrivando al punto, deontologicamente scorretto, di pubblicare foto-canaglie di piazza del Duomo semideserta e che risalgono a prima o dopo il clou dell’evento dall’alto afflusso (con inizio ufficiale alle ore 15, dall’arrivo del corteo partito alle 14:30) di cui chi scrive è stato testimone diretto e cronista curioso dei particolari.    Una circostanza che i media non hanno ritenuto opportuno citare è quella inerente ai volantini dispersi in piazza dalle frange provocatrici dissenzienti prima dell’inizio del raduno. Raccolti e conservati come documenti eversivi per le farneticanti frasi-minaccia enunciate: “Contro fascismo e razzismo con ogni mezzo necessario” e “Contro fascismo remigrazione e razzismo la nostra sicurezza è la lotta”, con l’emblema dei centri sociali di terza generazione (un cerchio attraversato da una saetta).    Il link https://www.radioclash.it/testi/recensioni_b/posse.htm descrive al “meglio” il particolare “marchio” di agitatori. Un cerchio attraversato da una saetta: ecco il simbolo dei centri sociali di terza generazione (1990). Un simbolo comune a diverse esperienze sparse in Europa (Germania, Olanda, Francia, Spagna) dove il cerchio rappresenta il tessuto urbano, la città alienante e chiusa, mentre la saetta significa voglia di agire, vitalità, anticonformismo capace di rompere il cerchio, la gabbia. In sintesi: “rompere il cerchio, distruggere la gabbia, creare ed organizzare la nostra rabbia”.    Pericolosa deriva estremista? Psicopatologia allucinatoria antifascista? Ai contemporanei (e non ai posteri) l’ardua sentenza…             Servizio e foto di Claudio Beccalossi    

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Appunti sparsi di una Repubblica distratta

Zibaldone d’attualità tra assoluzioni, geopolitica, angeli restaurati e palloni consolatori x C’è un modo italiano di raccontare il presente che non ama le sintesi ordinate. Preferisce l’accumulo, l’annotazione a margine, la frase appuntata di traverso sul giornale del mattino. Questo zibaldone nasce così: non per spiegare il mondo, ma per registrare come ci passa davanti, spesso senza bussare. Torino, Askatasuna. Due manifestanti liberati. Nessun carcere nemmeno per il presunto aggressore dell’agente. C’è chi commenta con la consueta brutalità, sostenendo che picchiare, a quanto pare, non è peccato. La violenza, se ben collocata, trova sempre un alibi; la legge arriva dopo, quando il clamore si è già dileguato. La bilancia di Astrea continua a oscillare, più sensibile al rumore che al peso dei fatti. A margine, però, l’annotazione personale si impone. L’Italia è una Repubblica… Da Muscat arriva la notizia che i colloqui tra Teheran e Washington si faranno. Le posizioni restano lontane, i negoziati rischiavano di saltare, ma alla fine il tavolo resta apparecchiato. È difficile, quando si ha il coltello alla gola, cantare intonato. La diplomazia internazionale somiglia sempre più a un esercizio di respirazione trattenuta: nessuno vuole cedere, tutti temono il silenzio. Sul fronte interno, va in scena un altro atto del teatro politico: Salvini e Vannacci si scambiano accuse di tradimento. Traditore a chi? verrebbe da chiedere. Albert Camus ricordava che persino su un banco d’accusato è interessante sentir parlare di sé. E così, mentre Pozzolo smaschera Vannacci, la sinistra, disarmata di idee prima ancora che di armi, si ritrova a gridare paradossalmente “Forza generale”. L’assurdo, in Italia, non ha bisogno di manifesto. Si chiude un capitolo della storia giudiziaria con l’addio a Corrado Carnevale, l’«ammazzasentenze». Novantacinque anni, già presidente della sezione penale della Cassazione, noto per aver annullato centinaia di condanne per mafia e terrorismo appellandosi a vizi formali e procedurali. Erano altri tempi, si dice. Forse migliori. O forse semplicemente più onesti nel confessare che, da noi, la forma ha spesso contato più della sostanza. Poi c’è l’episodio che solo l’Italia può offrire senza arrossire: il restauratore che cancella il volto dell’angelo Meloni, giustificandosi con un solenne “me l’ha detto il Vaticano”. Forse non si è compreso un dettaglio teologico elementare: Dio ha sempre un angelo da mandare in aiuto di chi è disposto a fare il proprio dovere. Il problema nasce quando l’angelo finisce sotto le mani del restauro ideologico. A rendere il quadro più torbido arrivano le ombre russe sui file Epstein. Quasi quasi viene da pensare che chi lo sospetta non stia del tutto sbagliando. In un mondo globalizzato, anche i misteri hanno ormai una regia internazionale. Eppure, cercando bene, una buona notizia affiora. Il calcio. Coppa Italia. L’Inter batte il Torino e vola in semifinale. Non è una svolta epocale, non risana le istituzioni né chiarisce i processi, ma rende felici, almeno per una sera, i tifosi nerazzurri. E in tempi di magra, anche la felicità regolamentare ha il suo valore. Chiusura: L’Italia resta questo: un Paese dove tutto accade, poco si sistema e molto si commenta. Un luogo in cui le sentenze si annullano, gli angeli si restaurano e la politica si guarda allo specchio con aria offesa. Ma finché ci sarà una partita da vincere e qualcuno disposto a prendere appunti, la Repubblica continuerà a distrarsi. Con stile, naturalmente. Giuseppe Arnò

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Stanchi di guerra, che Dio ci aiuti

L’Europa si sveglia, Trump stringe mani, Macron sfila: e intanto il mondo spera     Italia e Germania oggi sono “più vicine che mai”. Parola della premier Giorgia Meloni, detta con tono solenne accanto al cancelliere Friedrich Merz, al termine del vertice intergovernativo tra i due Paesi. È una buona notizia, ci assicurano, per i popoli interessati e per l’Europa intera. E noi, da bravi europei, prendiamo nota. Anche perché da queste parti le buone notizie vanno annotate subito: durano poco. La presidente del Consiglio parla di “congiuntura storica complessa”, di Europa chiamata a scegliere se essere protagonista del proprio destino o subirlo. Concetti alti, condivisibili, già sentiti. Anzi, per la verità, già scritti: ieri sulla Groenlandia, ieri sull’Europa, ieri su tutto ciò che l’Europa avrebbe dovuto fare l’altro ieri. Ma tant’è. Meglio tardi che mai, dicono i saggi. E in questo caso dobbiamo riconoscere un merito insperato a Donald Trump. Sì, proprio lui. Il vecchio cowboy ha fatto quello che Bruxelles non riusciva a fare da anni: ha suonato la sveglia. Con una sola mossa ha preso tre piccioni con una fava: qualcosa l’ha ottenuta davvero in Groenlandia; ha spiegato ai bambocci europei che la difesa non è più un servizio in abbonamento offerto dagli Stati Uniti; e ha lanciato il suo personale “Board of Peace”, raccogliendo adesioni come se fosse una giocata collettiva all’Enalotto. Diabolicamente ingegnoso. Altro che improvvisazione. L’Italia, prudente come sempre quando c’è da decidere, resta in stand-by. La premier segnala “oggettivi problemi di carattere costituzionale” nella configurazione dell’iniziativa e chiede di riaprirla, per venire incontro non solo alle esigenze italiane ma anche a quelle di altri Paesi europei. Traduzione non ufficiale: vediamo, parliamone, rimandiamo. È una specialità nazionale, riconosciuta dall’UNESCO. Nel frattempo Trump continua a stupire. Sta costruendo una sua ONU personale, parallela, forse concorrente. Manca solo il palazzo di vetro, ma conoscendolo potrebbe già essere in progettazione, con il suo nome ben visibile dall’orbita terrestre. A suggellare gli accordi, una stretta di mano tra Trump e Mark Rutte. Forse troppo energica: il tycoon è apparso con un livido sospetto sul dorso della mano. La Casa Bianca minimizza: aspirina per il cuore, effetto collaterale, e soprattutto “troppe strette di mano”. Sarà. Noi, con sincera sportività, gli auguriamo ogni bene. In fondo, a conti fatti, sembra fare più bene che male. Ed è già qualcosa. In questo teatrino globale non poteva mancare Emmanuel Macron, in versione “Top Gun” o “Terminator”, con tanto di occhiali aviator. La casa produttrice è italiana, il modello Pacific costa 659 euro e il presidente francese li ha voluti pagare di tasca propria, rifiutando l’omaggio. Sciccheria repubblicana, dicono. Qualcuno parla di un momentaneo problema vascolare a un occhio. Qualcun altro, più maligno, di un tentativo di impressionare il pubblico quando le cartucce politiche iniziano a scarseggiare. A Parigi, si sa, anche l’estetica è geopolitica. Intanto, lontano dai riflettori, ad Abu Dhabi è finalmente iniziato il trilaterale Russia–USA–Ucraina. Due giorni di colloqui. Che sia la volta buona. Come Teresa Batista, “stanca di guerra” nel romanzo di Jorge Amado, lo siamo tutti. Ma soprattutto lo sono gli ucraini e i russi, che la guerra la vivono davvero, non la commentano. “Dio dà sempre il meglio a coloro che lasciano la scelta a Lui”, ricordava il missionario Jim Elliot. Non sappiamo se sia vero, ma sappiamo che di scelte sbagliate, qui sulla terra, ne abbiamo già fatte abbastanza. E allora sì: stanchi di guerra, che Dio ci aiuti. Anche perché, a giudicare dagli uomini, ne abbiamo un gran bisogno. Giuseppe Arnò

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Quando l’origine fa davvero la differenza

Patata del Fucino IGP a MARCA Bologna: quando l’origine fa davvero la differenza Celano, 9 Gennaio 2026 C’è un luogo, nel cuore dell’Appennino abruzzese, dove un tempo si estendeva un grande lago e dove oggi nasce una delle eccellenze agricole italiane più identitarie: la Patata del Fucino IGP. Un prodotto che affonda le sue radici in un suolo unico al mondo, naturalmente ricco di sostanze minerali, e che si distingue per qualità, versatilità e tracciabilità. Il Consorzio di Tutela Patata del Fucino IGP partecipa a MARCA Bologna 2026, la fiera di riferimento per la Marca del Distributore, ed è presente al Padiglione 19 – Stand B22, con uno spazio pensato per raccontare l’identità profonda di un prodotto sempre più affermato sul mercato. Con la partecipazione a MARCA Bologna 2026, il Consorzio dà ufficialmente avvio alla campagna di promozione della Patata del Fucino IGP finanziata dall’Unione Europea, – NextGenerationEU con la misura M2C1 3.4, investimento 3.4 – a sostegno delle attività di promozione e valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità certificata. Un progetto strategico che contribuirà a rafforzare la conoscenza e il riconoscimento del prodotto presso buyer, operatori del settore e consumatori. La presenza al Marca non è solo espositiva, ma fortemente identitaria: lo stand sta a rappresentare tutte quelle realtà aderenti, unite dalla stessa origine e da una visione condivisa della qualità, della tracciabilità e della valorizzazione del territorio. «La Patata del Fucino IGP è il risultato di un territorio straordinario e del lavoro quotidiano di una comunità di produttori che ha scelto di fare della qualità certificata il proprio tratto distintivo», dichiara Mario Nucci, Direttore del Consorzio di Tutela. «A MARCA vogliamo raccontare non solo un prodotto, ma un sistema agricolo che si fonda su origine, responsabilità e valore condiviso». Il claim “L’origine fa la differenza” sintetizza l’impegno del Consorzio nel tutelare e promuovere una filiera controllata, capace di garantire al consumatore un prodotto autentico, riconoscibile e sempre più apprezzato dalla distribuzione moderna e dalla ristorazione. «La crescita dell’interesse verso la Patata del Fucino IGP conferma che il mercato riconosce il valore dell’origine», commenta  il presidente del Consorzio di Tutela Benedetto Caiola- «Essere presenti a MARCA significa dialogare con buyer e operatori su un prodotto che oggi rappresenta una garanzia di qualità e identità territoriale».   ONE GROUP srl Marketing & Comunicazione SS. 17 Ovest – Tecnopolo D’Abruzzo 67100 L’Aquila Tel. 0862.410126/318379 Fax. 0862.290002 [email protected] www.onegroup.it Fonte: Goffredo Palmerini

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Da Putin a Lupin: l’Europa riscopre la realtà (e i ladri di sogni)

Mentre Ursula von der Leyen si sveglia dal sogno verde e rispolvera Draghi versione “plus”, Putin continua a giocare a Risiko e a Parigi si torna a rubare al Louvre: un’Europa che, tra allarmi dall’Est e furti d’autore, sembra finalmente destarsi… ma nel modo sbagliato. a a Pare che finalmente a Bruxelles qualcuno abbia aperto gli occhi. Non per guardare il panorama, ma per accorgersi che le mire imperialistiche di Putin non si fermano al Donbass, né alle sponde del Dnepr. No, il signore del Cremlino sembra avere una visione più “panoramica” del concetto di confine: un’idea che si estende a piacimento come un elastico, finché non si spezza. Ursula von der Leyen, presentando in plenaria al Parlamento europeo il programma per il 2026, ha avuto un momento mistico: “Dobbiamo essere pronti alle minacce che realisticamente si presentano dall’Est”. Realisticamente, appunto. Forse, per un istante, la presidente ha dimenticato le fantasticherie del Green Deal “subito e per tutti”, le utopie dei pannelli solari in Lapponia e delle biciclette a idrogeno in Transilvania, e ha guardato il mondo per quello che è. Ben per lei, ben per noi: ogni tanto anche l’Europa fa capolino nel mondo reale. Ma le sorprese non finiscono qui. Nel tentativo di ridare fiato a un mercato unico ormai più diviso di una famiglia a Natale, Ursula rispolvera Draghi, versione “plus”. “La velocità è essenziale, dice, le imprese in tutta Europa ci chiedono di rendere più semplice fare impresa”.Nihil sub sole novi, certo. Solo che queste parole, già profetizzate da SuperMario tempo addietro, oggi sembrano rivelazioni apocalittiche. Meglio tardi che mai: anche l’Unione Europea, ogni tanto, riscopre l’acqua calda. Intanto, mentre i governi si affannano tra manovre finanziarie e difesa comune, la Francia ha trovato un modo tutto suo per restare al centro dell’attenzione: un bel furto al Louvre, di quelli che fanno storia. Non manca niente: mistero, eleganza, e una banda che pare uscita da un incrocio tra Lupin, Occhi di Gatto e Checco Zalone.Ogni epoca ha il suo colpo al Louvre, e noi, che non ci facciamo mancare niente, abbiamo finalmente il nostro. In fondo, tra guerre, inflazione e crisi politiche, un po’ di sana delinquenza artistica ha pure un che di romantico. Se poi i ladri non verranno acchiappati, pazienza: avremo almeno assicurato un altro bel film europeo. E magari, per una volta, con un finale meno utopico e più realistico di certi programmi comunitari. Giuseppe Arnò

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Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar

O ‘day after’ de Gaza Cessar-fogo traz alívio temporário a Gaza, mas o futuro político e a reconstrução seguem incertos sob Netanyahu Por Edoardo Pacelli  –   Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar. Por mais difícil que tenha sido alcançar um cessar-fogo, que levou à libertação de reféns israelenses e prisioneiros palestinos, o caminho para a paz e a eventual reconstrução será longo e árduo. Muitas coisas ainda precisam ser resolvidas, e há muitos motivos para ceticismo. Mais do que a devastação e o luto, o que resta a ser superado é, acima de tudo, o terrível ódio mútuo. Há medo do risco de ataques terroristas e da desestabilização em Gaza pelo Hamas. Não se pode desmantelar um grupo terrorista com milhares de combatentes, túneis e todo tipo de armamento da noite para o dia. O porta-voz do Ministério das Relações Exteriores do Catar, Majid al Ansari, foi explícito em entrevista à Fox News, declarando: “Devemos ser realistas: esta foi uma guerra de dois anos, mas seus efeitos continuarão por décadas.” Trump aproveitou a oportunidade para dizer ao Knesset, o Parlamento israelense, que “este não é apenas o fim de uma guerra, é o fim de uma era de terror e morte”, mas não disse o que teme que aconteça após a libertação dos reféns israelenses. O “dia seguinte” em Gaza está causando ansiedade em todos e, nos bastidores das autocelebrações de Trump, autoridades de inteligência americanas e britânicas estão particularmente preocupadas com as verdadeiras intenções do primeiro-ministro israelense, Benjamin Netanyahu, que se recusou a se expor, perante líderes europeus e árabes, ao assinar os acordos de Sharm el-Sheikh. De fato, há temores de que Netanyahu, após a libertação de todos os reféns e a entrega de seus corpos, possa se aproveitar de qualquer pequena resistência do Hamas para retomar sua ofensiva em Gaza. Seu objetivo declarado é erradicar o grupo terrorista pró-iraniano, que já está parcialmente dizimado, mas não totalmente aniquilado. Internamente dividido entre aqueles que buscam a reorganização e os obstinados, mas fortalecido pelo retorno de prisioneiros condenados à prisão perpétua e por prisioneiros libertados por Israel, o Hamas já lançou uma campanha de vingança sangrenta, incluindo execuções sumárias, contra grupos palestinos que escaparam de sua hegemonia durante a ofensiva israelense. Essa disputa interna é facilmente manipulável e pode se transformar numa negação dos acordos de paz recentemente assinados pelo Hamas. Essa constante elevação do risco sempre foi a estratégia preferida de Netanyahu para se manter no poder e, de fato, ele usa a ferocidade do Hamas como desculpa para fortalecer sua posição como primeiro-ministro. O eclipse político de Netanyahu, observam analistas, provavelmente está sendo acelerado pela crescente disposição da atual oposição parlamentar israelense — liderada pelo jornalista de televisão Yair Lapid, ex-primeiro-ministro por cinco meses em 2022 e líder do Partido de Centro — em chegar a acordos com os países árabes. Esses acordos poderiam incluir a expansão da representação da Autoridade Nacional Palestina, estabelecendo, assim, gradualmente, um Estado palestino de pleno direito. Essa possibilidade está absolutamente fora de questão sob Netanyahu. De fato, a repetida e sugestiva referência do presidente Trump a Yair Lapid, durante seu discurso no Knesset, não passou despercebida a ninguém. Historicamente, esta não é a primeira vez que um primeiro-ministro que vence uma guerra perde uma eleição e é substituído. O caso mais notável é o de Winston Churchill, que, nas eleições de 1945, foi derrotado de forma contundente pelo Partido Trabalhista, de Clement Attlee, que obteve uma vitória e uma maioria parlamentar esmagadoras. E, em Israel, uma mudança de governo reavivaria a popularidade de um país que, certa ou erradamente, a intransigência de Netanyahu isolou internacionalmente.   Edoardo Pacelli Jornalista, ex-diretor de pesquisa do CNR (Itália), editor da revista Italiamiga e vice-presidente do Ideus  Fonte: O ‘day after’ de Gaza | Monitor Mercantil

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“Mai dimenticare”: l’uccisione di Dar’ja Dugina e la strage di Beslan

Verona – Memento. Di assassinati dalla ferocia politico-terroristico-integralistica (di Stati e formazioni canaglia) innescata per dar spallate alla Russia nel miraggio d’una sua molto improbabile destabilizzazione. Tragica storia contemporanea riannodata, quindi, nella sala convegni al primo piano del Liston 12, in piazza Bra. A tu per tu con l’Arena, anfiteatro romano probabilmente eretto nel I secolo d. C., emblema della città scaligera, celebre a livello internazionale per il festival lirico estivo di musica operistica. Perché il ricordo non diventi consuetudine (cerimonia talvolta noiosa e per atto dovuto) ma resistente argine all’oblio, magari all’insabbiare, al manipolare col dissenno di poi. Vita mortuorum in memoria est posita vivorum, la vita dei morti sta nella memoria dei vivi (citazione di Marco Tullio Cicerone). Nel rispetto del ripetuto “mai dimenticare”, s’è svolto un incontro rievocativo di due drammi distanti tra loro negli anni ma da stesse radici e dinamiche dell’estremismo efferato per procurare più dolore ed implosione possibile: l’omicidio (nell’italietta della neo linguistica “politicamente corretta” l’avrebbero definito “femminicidio”) di Dar’ja Dugina (Darya Aleksandrovna Dugina, nota anche con lo pseudonimo di Dar’ja Platonova, Mosca, 15 dicembre 1992, giornalista ed analista politica, figlia di Aleksandr Gel’evič Dugin, filosofo e politologo) nell’attentato del 20 agosto 2022 a Bol’šie Vjazëmy, presso Mosca, tramite un ordigno esplosivo collocato nell’auto su cui stava viaggiando. E l’atroce e disumana strage nella scuola N. 1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, tra il 1º ed il 3 settembre 2004, compiuta da separatisti ceceni e fondamentalisti islamici, con un totale di 386 morti (334 tra i 1.127 presi in ostaggio, alcuni spirati successivamente, di cui ben 186 minorenni, più una decina tra polizia, civili e soccorritori, 11 membri delle Forze Speciali russe, 31 terroristi) e circa 730 feriti.         Sono intervenuti davanti ad un partecipe uditorio Vito Comencini (ex deputato ed attuale leader di “Popolo Veneto”, nonché presidente del Centro Studi “Suvorov”); Marina Kholodenova (presidente di “Russkij Dom”) con i suoi auspici pur nella presa d’atto della grave attualità; Ennio Bordato (presidente dell’Associazione “Aiutateci a salvare i bambini ODV – Organizzazione di volontariato” di Rovereto) in lucida, corrosiva, realistica analisi, controcorrente rispetto alla vulgata propinata, se non imposta, da media falsificatori; Eliseo Bertolasi (presidente del “Movimento Internazionale Russofili” e traduttore del libro di Dar’ja Dugina “Ottimismo escatologico”), nei suoi articolati e commossi ripercorsi del rapporto diretto con Dar’ja Dugina. Pagine dolorose da preservare nel tempo ad ogni costo, “in tutta luce e verità”. Non come le vittime del famigerato decreto emanato da Adolf Hitler il 7 dicembre 1941, dalla locuzione Nacht und Nebel (Notte e Nebbia), per far letteralmente sparire nel nulla informativo oppositori al regime nazista, agenti segreti alleati ed altri…   Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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