Con 99 voti favorevoli, il Senato ha detto sì al decreto Flussi, e a Palazzo Madama si respira un’aria da.
Barcellona -Il teatro delle regole (mentre il mondo improvvisa)
Tra principi impeccabili e memoria selettiva, la geopolitica recita bene ma applica a intermittenza X X C’è sempre un certo fascino nei vertici internazionali: lessico raffinato, intenzioni nobili, applausi distribuiti con misura. Si parla per verbi impersonali, “bisogna”, “si deve”, “non è possibile restare in silenzio”, formule eleganti che hanno il pregio di non disturbare nessuno. Perché, in fondo, non chiamano mai davvero qualcuno a rispondere. Il problema è che il mondo, mentre si declamano principi, ha già cambiato copione. Le regole internazionali che oggi si invocano con tono solenne hanno iniziato a incrinarsi da tempo. Già con l’annessione della Crimea, e poi con l’invasione dell’Ucraina, il manuale della convivenza globale è stato riscritto senza troppi riguardi per le note a margine. E mentre accadeva, l’Organizzazione delle Nazioni Unite osservava con la compostezza di chi, più che arbitrare, annota. Si dice, giustamente, che l’Onu sia uno strumento prezioso, a patto che funzioni. Verità inattaccabile. Un po’ come sostenere che il paracadute è utile, purché si apra. Si richiama poi il principio di autodeterminazione: ogni popolo deve risolvere i propri problemi. Argomento lineare, quasi impeccabile. Ma nella pratica internazionale questo principio assomiglia spesso a un elastico: si tende o si allenta secondo convenienza. Vale molto in teoria, un po’ meno quando entra in collisione con interessi più robusti. Ed eccoci al nodo: nessuna guerra è giustificabile. E tuttavia alcune vengono condannate con fervore, altre comprese con finezza, altre ancora tollerate con una certa discrezione diplomatica. Non è il diritto a cambiare: è lo sguardo di chi lo interpreta. Una morale selettiva che finisce per indebolire proprio ciò che pretende di difendere. Si afferma anche che nessuno dovrebbe imporre regole ad altri. Enunciazione nobile, quasi ovvia. Ma il sistema internazionale continua a somigliare a un tavolo dove le regole si discutono… soprattutto tra chi possiede il mazzo. Quanto ai messaggi improvvisi che agitano il mondo, si può anche ironizzare: le crisi globali raramente nascono da una frase scritta in fretta. Piuttosto, quelle frasi servono da eco, talvolta maleducata, ma sincera, di tensioni già radicate. Infine, si invoca un cambiamento di comportamento, un rinnovato attivismo, una governance più efficace. Appelli che tornano con la regolarità delle stagioni. Con una differenza: le stagioni cambiano davvero, gli equilibri internazionali molto meno. In conclusione, i discorsi restano impeccabili. A Barcellona, a Bruxelles e ovunque si riunisca il coro delle buone intenzioni. La realtà, però, continua a fare il solista. E allora forse il punto non è scrivere regole migliori, né declamarle con maggiore convinzione. È avere il coraggio, meno elegante ma più raro, di accorgersi quando vengono ignorate. Perché le regole non saltano quando si infrangono: quello è il loro destino. Saltano quando si finge, con impeccabile stile, che siano ancora in piedi. Giuseppe Arnò * Foto by Canva