Atomica per tutti? Allora prenotiamo già il meteorite

Tra mini-nuke tascabili, ayatollah arricchiti e superpotenze col dito nervoso sul pulsante, il mondo gioca alla roulette nucleare fingendo di parlare di geopolitica

C’era un tempo in cui l’umanità aveva paura della bomba atomica. Oggi, invece, sembra quasi considerarla un accessorio strategico, come il navigatore satellitare o il climatizzatore automatico. Ogni potenza vuole il proprio arsenale, ogni dittatore il suo bottone rosso, ogni regime il diritto “sovrano” di arricchire uranio, mentre noi cittadini comuni arricchiamo soltanto le farmacie comprando ansiolitici.

Il problema è che la bomba atomica non è un’opinione politica. Non è né di destra né di sinistra, né occidentale né orientale. Quando esplode, democraticamente, vaporizza tutti.

Eppure il pianeta continua a ragionare come quei condomini litigiosi che, per sentirsi più sicuri, decidono di dormire tutti con una tanica di benzina accanto al letto.

Oggi le testate nucleari nel mondo si contano a migliaia. Bastano già quelle esistenti per cancellare la civiltà diverse volte, come se dopo aver distrutto una città si volesse essere certi di eliminare pure il parcheggio e il cartello stradale. Ma evidentemente non basta. No. Si continua a produrre, miniaturizzare, perfezionare.

La follia moderna ha persino inventato le “mini-nuke”: atomiche compatte, leggere, trasportabili. Una volta il progresso serviva a rendere più piccoli i telefoni; oggi rende più piccole le apocalissi.

E mentre i cittadini litigano sui social per il rigore non dato o per l’aria condizionata troppo alta nei centri commerciali o per il gli amori di un politico, nei laboratori del mondo qualcuno studia come infilare una testata nucleare in un drone sottomarino invisibile capace di provocare uno tsunami radioattivo. Il famoso “Poseidon”, contro il quale, dicono gli esperti, non esistono contromisure. Tradotto: se parte, possiamo sempre protestare con una lettera educata.

Nel frattempo l’Iran torna al centro della scena nucleare. Uranio arricchito al 60%, minacce di arrivare al 90% in caso di attacco, trattative, ultimatum, bombardamenti, rappresaglie. E qui occorre essere chiari una volta per tutte: non è questione di simpatie geopolitiche. Non interessa stabilire chi abbia il monopolio della virtù internazionale, perché nella storia mondiale gli angioletti si trovano raramente anche con il lanternino.

Qui si tratta della pellaccia dell’umanità.

Un regime teocratico che reprime i diritti umani e sogna la bomba atomica non rappresenta soltanto un problema regionale: rappresenta un rischio universale. Ma attenzione: lo stesso principio vale per chiunque altro. Per gli autocrati con nostalgia imperiale, per le democrazie isteriche, per i governi instabili e persino per i leader che scambiano la diplomazia con una gara di testosterone geopolitico.

L’atomica dovrebbe essere sottratta alla disponibilità umana quasi come si sottraggono i fiammiferi ai bambini. Con una differenza: i bambini, almeno, a volte crescono.

Si dirà che il deterrente ha garantito decenni di pace. Vero. Ma anche attraversare l’autostrada bendati può funzionare qualche volta. Il problema nasce quando si scambia la fortuna per un sistema affidabile.

Oggi le difese missilistiche hanno limiti evidenti. Le armi ipersoniche sfuggono agli scudi. I droni sottomarini diventano invisibili. Le bombe sporche possono essere costruite con materiale meno sofisticato. E il terrorismo internazionale, che una volta si accontentava di un camion imbottito d’esplosivo, sogna ormai la radioattività portatile.

A questo punto servirebbe davvero un organismo mondiale autorevole, forte, rispettato e soprattutto temuto da chi gioca con il nucleare come un adolescente con i petardi di Capodanno. Un’autorità capace di imporre controlli reali, riduzioni vere, verifiche severe e sanzioni immediate. Perché lasciare il destino del pianeta alla stabilità emotiva di certi governanti equivale ad affidare una cristalleria a un rinoceronte col singhiozzo.

Naturalmente tutto questo viene chiamato “equilibrio strategico”. È una splendida definizione diplomatica per dire che siamo seduti sopra un deposito di dinamite sperando che nessuno starnutisca.

E intanto continuiamo a parlare di crescita, mercati, intelligenza artificiale e turismo sostenibile, mentre basta un uomo insonne davanti a una valigetta nucleare per trasformare il pianeta in un gigantesco campeggio radioattivo.

I dinosauri, almeno, furono colpiti da un meteorite senza colpa. Noi invece rischiamo l’estinzione dopo infinite riunioni, vertici internazionali, dichiarazioni solenni e buffet diplomatici al salmone.

Il che, francamente, sarebbe molto più umiliante.

Giuseppe Arnò

 

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