Successo del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP a TuttoFood

  La tradizione della filiera agroalimentare mediterranea guarda positivamente all’impegno delle giovani generazioni e alle partnership in Italia   Stimate oltre 600 presenze giornaliere ed attiva la presenza di giovani imprenditori delle aziende partecipanti,  figli di seconda e terza generazione.   Siglato il gemellaggio tra il Distretto della Pesca Crescita Blu COSVAP e la Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso   Milano, 9 maggio 2025 – Successo per il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP e per le aziende consorziate presenti alla Fiera Tuttofood di Milano con stime di oltre 600 presenze quotidiane presso lo spazio istituzionale di 150 mq. ubicato al Padiglione 7 Stand S 13, dove le 12 aziende distrettuali presenti hanno avuto decine di incontri commerciali b2b con buyer ed addetti ai lavori. Tra gli incontri registrati, si evidenziano particolare interesse dai mercati giapponesi, cinesi, europei e degli States. Uno spazio espositivo, quello del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP, notevolmente affollato da parte di numerosi addetti ai lavori che hanno avuto modo di degustazione le prelibatezze e le eccellenze della filiera agroalimentare mediterranea. Tanti, inoltre, i prodotti richiesti tra cui acciughe trasformate di Sciacca, crostacei di pregio di Mazara del Vallo, ⁠affumicati di tonno, salmone e pesce spada, ⁠piatti a base di prodotti ittici pronti,  ⁠sughi e condimenti a base di pesce.⁠   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si afferma così con la propria partecipazione, alla Fiera di Milano TuttoFood, da sempre crocevia delle eccellenze gastronomiche e delle tendenze che modellano il futuro, volano per la produzione delle aziende associate presenti che guardano sempre di più all’impegno delle nuove generazioni. Tra i produttori quest’anno infatti anche una buona parte di giovani, di età compresa tra i 19 ed i 24 anni, figli di seconda e terza generazione pronti a prendere il testimone di famiglia per affermare la valenza e l’eccellenza delle proprie produzioni. Un credo profondo quello che ha spinto questi imprenditori in erba, che intendono continuare la tradizione della propria azienda portando le produzioni in tutto il mondo. Grazie alla loro tenacia e professionalità nel settore, alcuni di loro si sono già specializzati alla Bocconi in economia aziendale come Cristian Nuzzi della Ittigel di Gela, ed ancora Lia Carlino della Azienda Carlino srl, che appena 19 anni, è pronta ad interloquire in inglese con buyers giapponesi, cinesi e americani. Così come Giovanni e Francesca Boccellato, poco più ventenni, della azienda Siciliana Fish di Mazara del Vallo,  e Salvatore Ferro della Medimar di Agrigento. In quota rosa anche Aurora Giacalone della Lanza Seafood di Mazara, anch’ella giovanissima, poco più di vent’anni, che tra un incontro e l’altro nella propria zona dedicata alle contrattazioni commerciali, continua a studiare per ottenere un’altra specializzazione nel settore dell’imprenditoria.     Le novità del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP  a TuttoFOOD 2025 continuano grazie ad un gemellaggio siglato il 6 maggio tra il Distretto e la Ditta Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso, alla presenza della stampa, di una delegazione ICE proveniente dal Kazakistan e da diversi opinion-makers. Il Sud che sposa il Nord con due eccellenze della produzione Made in Italy, il gambero rosso di Mazara del Vallo e ben otto tipologie di caviale realizzato presso le estese vasche della ditta Caviar Giaveri. Ed ancora altro grande fiore all’occhiello dello stand del Distretto è l’area di degustazione e show-cooking, che sottolinea il costante impegno e la forte volontà nel promuovere la sostenibilità, la blue economy e la qualità dei prodotti con particolare attenzione alla valorizzazione della tradizione mediterranea ed alla internazionalizzazione degli stessi. Continui show-cooking ogni giorno a tutte le ore realizzati con attenzione e maestria culinaria dalla chef siciliana Valentina Laudonia che ha deliziato il palato dei presenti con specialità del food mediterraneo tra cui ricette innovative dedicate al granchio blu.   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si configura così sempre più promotore e portavoce della filiera agroalimentare siciliana, creando il paniere di prodotti d’eccellenza e stabilendo strategie condivise per sviluppare interventi mirati alla specializzazione e crescita sostenibile delle aziende associate.   Mission La mission del Distretto si basa nel costruire un modello di cluster per favorire la sostenibilità e la qualità allo stesso tempo. Grazie alle diverse collaborazioni con Enti di Ricerca, viene offerto alle aziende associate l’accesso alle più avanzate ricerche in biologia della pesca, del risparmio energetico, della gestione degli scarti ed economia del mare, promuovendo così un approccio innovativo e circolare alla filiera ittica siciliana, per il settore primario con la pesca costiera e d’altura, e per la trasformazione con le conserve, le semi-conserve, l’affumicatura, la congelazione e poi l’acquacoltura e tutto l’indotto ad essi collegato. Per tale ragione, altra importante azione su cui il Distretto sta lavorando per porre basi concrete, è certamente l’internazionalizzazione con attività di promozione e partecipazione a fiere sia nazionali che internazionali al fine di creare ed incrementare collegamenti ed azioni concrete con importatori, distributori, buyers e catene agroalimentari in tutto il mondo.   Strategie Innovative Le strategie del Distretto della Pesca e Crescita Blu vengono sviluppate dal suo organo scientifico statutario: “l’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo G.T. “ riconosciuto ex-lege dalla L.R. 16/2008, e dalla L.R. 09/2019. L’Osservatorio, altresì riconosciuto quale Istituto Scientifico ai sensi dell’Art.27 Reg. Es. dpr 1057/76 con DG PEMAC-MIPAAF 02/12/16 e iscritto all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche, opera seguendo i principi della Blue Growth che orienta le strategie verso otto assi strategici che includono:   1.      Innovazione: Promuovere la modernizzazione e la sicurezza nel settore. 2.      Internazionalizzazione: Stabilire collaborazioni scientifiche e industriali internazionali, incrementare e supportare la presenza delle aziende associate nei mercati esteri. 3.      Biodiversità e Sostenibilità: Equilibrare sviluppo economico e tutela ambientale. 4.      Sicurezza Alimentare: Garantire tracciabilità e qualità lungo la filiera. 5.      Reti e Cooperazione: Incentivare la cooperazione tra imprese con l’intento di presentare un paniere di prodotti qualitativamente elevati. 6.      Finanza: Creare strumenti finanziari innovativi a sostegno del settore. 7.      Formazione: migliorare la sicurezza, innovare e modernizzare i processi con l’intento di  favorire il continuo aggiornamento e il ricambio generazionale. 8.      Mercato: Supportare

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La Lanterna Magica torna al cinema Materdei di Napoli

  Prosegue la collaborazione tra l’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS e l’Associazione Nuovo Cinema Paradiso di Napoli, avviata a novembre 2024 con un accordo che prevede la concessione gratuita di un prezioso fondo di pellicole cinematografiche. Un’iniziativa nata per valorizzare il patrimonio conservato nel Centro Archivio Cinematografico dell’Aquila attraverso la programmazione di eventi condivisi in luoghi simbolici della cultura cinematografica.   Tra questi spicca il Cinema Materdei di Napoli, storica sala dal fascino retrò, attiva sin dal 1948 e oggi gestita proprio dall’Associazione Nuovo Cinema Paradiso, dove hanno già preso vita le prime rassegne. La prima di quest’anno ha reso omaggio a Elvira Notari, nel 150° anniversario dalla nascita, il 10 febbraio 2025.   Nel mese di maggio 2025, la rassegna si arricchisce di un nuovo ciclo di proiezioni dal titolo “Cinema senza tempo: il 2025 degli anniversari” che celebra quattro capolavori in occasione di importanti ricorrenze della storia del cinema. Gli appuntamenti prenderanno il via da oggi 6 maggio, e avranno una cadenza settimanale, ogni martedì alle ore 18.30.   Il programma   Martedì 6 maggio La corazzata Potemkion di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, 1925 Dopo 100 anni, questo film muto rimane una pietra miliare della storia del cinema per la sua influenza stilistica e il suo impatto emotivo.   Martedì 13 maggio Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, 1940 Una satira audace e commovente di Charlie Chaplin che compie 85 anni. Martedì 20 maggio Gioventù bruciata di Nicholas Ray, 1955 Un intenso dramma adolescenziale del 1955 con James Dean nel ruolo di un giovane tormentato e ribelle in cerca di accettazione e di un posto nel mondo a 70 anni dall’uscita.   Martedì 27 maggio Shining di Stanley Kubrick, 1980 50 anni dell’inquietante capolavoro horror psicologico diretto da Stanley Kubrick.   Con questa nuova rassegna, La Lanterna Magica rinnova il suo impegno nella diffusione della cultura cinematografica e nella valorizzazione delle sale storiche, in un dialogo continuo tra archivi, pubblico e memoria collettiva.

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Quella Pentecoste del 9 giugno 2019 celebrata in piazza San Pietro

Nel ricordo di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, Argentina, 17 dicembre 1936 – Città del Vaticano, 21 aprile 2025)   Quella Pentecoste del 9 giugno 2019 celebrata in piazza San Pietro   Città del Vaticano – Bagno sudaticcio con i fedeli per papa Francesco (dal 13 marzo 2013 266° papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma), in occasione della domenica di Pentecoste. Pentecoste, cioè la solennità cristiana nella quale viene celebrata l’infusione, la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti con la Madonna, cinquanta giorni dopo Pasqua. In occasione del rito, oltre a scorte di bottigliette d’acqua in vari punti di piazza San Pietro, sono stati distribuiti libretti intitolati “Domenica di Pentecoste – Messa del giorno – 9 giugno 2019” con, in quarta di copertina lo stemma e l’adagio latino episcopali adottati dal Santo Padre, Miserando atque eligendo, “(Lo) guardò con misericordia (con sentimento di pietà) e lo scelse”. La massima è tratta dalle “Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote” (Om. 21; CCL 122, 149-151) e fa riferimento all’episodio evangelico della vocazione di San Matteo: Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me (“Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse Seguimi”). Lo stemma, a sua volta, è costituito da uno scudo blu sormontato dai simboli della carica pontificia (mitra posta tra chiavi decussate d’oro e d’argento con un cordone rosso). Sullo scudo domina l’emblema della Compagnia di Gesù (Gesuiti) a cui appartiene il Papa: un sole con raggi o fiamme in cui spiccano in rosso le lettere IHS, monogramma di Cristo, tra una croce e tre chiodi neri. Sotto al sole appaiono una stella ed un fiore di nardo. Stando all’araldica antica, la stella rappresenta la Vergine Maria mentre il fiore di nardo raffigura San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Infatti, San Giuseppe, nella tradizione iconografica ispanica (radice bergogliana), è interpretato con un ramo di nardo in mano. Inserendo questi elementi (la stella ed il fiore di nardo) nello scudo, Papa Francesco ha voluto rimarcare la propria devozione alla Madonna ed a San Giuseppe.   Gli “Angeli del papa” armati per garantire sicurezza   Città del Vaticano – Il personale del Corpo della Gendarmeria (o Gendarmeria Vaticana) dipende dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano (Direzione dei Servizi di sicurezza e Protezione civile) ed è incaricato di garantire ordine pubblico, polizia giudiziaria e di frontiera, attività d’intelligence, antiterrorismo, sicurezza dei confini, sorveglianza dei beni dei musei vaticani e circolazione stradale nel territorio di competenza statale ed extraterritoriale. Inoltre, collabora con la Guardia Svizzera Pontificia nel tutelare l’incolumità del Papa, nel controllo degli accessi in Vaticano, nel fluido svolgimento degli eventi pubblici nella basilica di San Pietro e nell’Aula “Paolo VI”. Ed è affiancato dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato italiani nell’assicurare difesa al Vaticano. In caso di sede vacante la Gendarmeria s’occupa della salvaguardia del collegio cardinalizio. Fondata il 14 luglio 1816 tramite motu proprio di papa Pio VII con la denominazione di Corpo dei Carabinieri Pontifici, per volontà di riunire gli apparati di polizia dello Stato Pontificio ristabilito nel suo ambito dal Congresso di Vienna, oggi l’organismo di scudo ad ordinamento civile militarmente organizzato (dal motto Fides et Virtus, Fede e Virtù) è composto da 130/150 elementi (detti “Angeli del papa”) suddivisi nei reparti Gruppo d’Intervento Rapido (GIR), Centro Operativo di Sicurezza (COS), Ufficio Interpol, Unità antisabotaggio, Servizio Intelligence Vaticano (SIV), Banda musicale. Il Corpo è dotato di armi per svolgere le proprie funzioni, a parte le spade per cerimoniali. Standard è la pistola Glock 17 semiautomatica con munizioni 9×19 mm Parabellum mentre sono occasionalmente in uso la Beretta M12 ed il mitra Heckler & Koch MP5. Il Gruppo d’Intervento Rapido può contare sulla carabina Carbon 15 e sul fucile Heckler & Koch FABARM FP6. Nell’eventualità di tumulti o quant’altro ha a disposizione taser, manganelli, spray al peperoncino e gas lacrimogeni.   Servizi e foto di Claudio Beccalossi

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Einstein settant’anni dopo

Il genio è ancora tra noi La scienza come stupore, la vita come sinfonia: il viaggio del grande scienziato tra equazioni, luce e infinito Una mattina di primavera, settant’anni fa, Albert Einstein si svegliò per l’ultima volta. Era il 18 aprile 1955 a Princeton (New Yersey), in una stanza d’ospedale dove era stato ricoverato a seguito di una emorragia causata da un aneurisma dell’aorta addominale. Sul comodino dei fogli con degli appunti sulla cosiddetta “teoria del tutto” che doveva riunire la relatività con la meccanica quantistica, un tema verso il quale aveva mostrato un certo scetticismo ma che lo aveva tenuto occupato negli ultimi giorni della sua vita. Morì poche ore dopo.  Ma Einstein per certi versi lo ritroviamo oggi ancora qui tra noi, nelle costellazioni piegate dal tempo, nei satelliti che calcolano la tua posizione con precisione relativistica, nei pannelli solari che assorbono fotoni come lui aveva predetto, nei circuiti quantistici che smentiscono la sua diffidenza verso il caso. È nei meme, nei poster, nelle tazze da colazione con la lingua di fuori.  Così settant’anni dopo, quel vecchio uomo con i capelli arruffati continua a parlarci. E oggi, nel tempo delle intelligenze artificiali, delle guerre infinite e delle verità liquide, ascoltarlo è più urgente che mai. Nacque il 14 marzo 1879 a Ulma, in Germania, nel giorno in cui si celebra il Pi greco — un presagio da romanzo. La madre gli regala un violino, il padre una bussola. Lui capisce che c’è qualcosa di invisibile che orienta gli aghi e le orbite, e decide di cercarla. Sarà questo il suo daimon, la sua vocazione: ascoltare il mormorio segreto dell’universo. A scuola qualche professore lo reputa inadeguato. Troppo assorto, troppo libero. Ma Albert è come un uccello nato per volare fuori dal reticolo scolastico. A 16 anni, la famiglia si trasferisce a Pavia, dove il padre aveva avviato un’attività che avrebbe partecipato ai lavori per l’illuminazione di un palazzo sede di alcuni istituti dell’ateneo pavese. E qui succede qualcosa di magico. “Furono i giorni più felici della mia vita”, scriverà. L’Italia gli regala bellezza, tempo per pensare, luce per immaginare. Studia da solo ma non è ancora pronto per l’università. Verrà respinto. Dovrà aspettare. Frequentare una scuola liberale a Aarau, in Svizzera. E poi il Politecnico di Zurigo. È lì che incontra Mileva Marić, sua futura moglie e prima interlocutrice intellettuale. I due discutono di fisica, matematica, sogni. Una coppia come un’equazione, finché il risultato non si complica. L’Annus Mirabilis Einstein fa fatica a trovare un lavoro accademico. Troppo anticonformista, troppo giovane. Lo otterrà invece all’ufficio brevetti di Berna. E qui, nel 1905, accade l’incredibile. In quell’anonimo ufficio grigio, con carta e penna, Einstein spalanca le porte del cosmo. Pubblica cinque articoli scientifici, di cui almeno tre rivoluzionari. È il suo annus mirabilis. Uno di questi articoli introduce la teoria della relatività ristretta. Il tempo, lo spazio, la massa: tutto è relativo al punto di vista dell’osservatore. Niente è assoluto, tranne la velocità della luce.  “E = mc²” è la sintesi più elegante e tremenda del secolo: massa ed energia sono la stessa cosa che si traveste. La luce, scrive Einstein, non cambia mai passo. È come una divinità neutra che scorre con la stessa velocità, sia che le si corra accanto, sia che le si venga incontro. Da qui nasce una nuova visione del mondo: non esiste un tempo universale. Ogni orologio batte secondo il proprio viaggio. Ma Albert non si ferma. Nel 1915, dopo dieci anni di ostinazione e formule che sembrano partiture musicali, pubblica la teoria della relatività generale. La gravità non è più una forza misteriosa, ma la curvatura dello spazio-tempo. Come una palla che deforma un tappeto, ogni massa curva l’universo attorno a sé. Anche la luce curva. Le stelle si piegano nel buio. L’universo, d’un tratto, diventa elastico, poetico, sorprendente. Eppure Einstein non era mai soddisfatto. Non gli bastava spiegare. Cercava un senso. Voleva unificare tutto: le forze della natura, i popoli della Terra, la mente e il cosmo. Nel 1919, un’eclissi di Sole conferma la teoria. La luce delle stelle devia come previsto da Einstein. Il mondo si accorge del genio. La stampa lo celebra. Le fotografie lo inseguono. Nasce il primo scienziato pop della storia. Ma dietro l’applauso, Einstein resta un uomo inquieto, un viandante del pensiero. Nel suo violino cerca armonie invisibili. Nei tramonti legge equazioni. Non indossa calzini, non si pettina, non ama la formalità. A chi lo cerca per una verità definitiva, offre sempre un dubbio in più. “Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare”, dice. Ed è il mistero che comincia a sedurlo più della fisica. Un viaggio dentro la mente e l’anima dello scienziato In un libro pubblicato di recente, dal titolo Sono parte dell’infinito (Egea, 2024), Kieran Fox — neuroscienziato, non biografo — ci accompagna in un viaggio diverso: quello dentro la mente e l’anima di Einstein. Il titolo è una sua frase. “Una parte dell’infinito”. Era così che si sentiva.  Einstein, ci spiega Fox, in un certo senso era anche un mistico oltre che un grandissimo scienziato: un mistico razionale. Un panteista senza tempio. Leggeva Spinoza, citava le Upanishad, parlava con Tagore di coscienza cosmica. Non credeva in un Dio personale, ma in un ordine sacro sottostante il mondo. Per lui, “scienza e spiritualità erano due sguardi sullo stesso mistero”. La sua “religione cosmica” — termine suo, non inventato — non chiedeva riti o dogmi, ma meraviglia. “La sua spiritualità — racconta Fox — non offre credenze confortanti. Anzi, ci chiede di accettare i nostri limiti con umiltà”​. Ed è proprio per questo che è così attuale. In un tempo che idolatra l’onnipotenza dell’Io, Einstein ci ricorda che il sapere più profondo è riconoscere ciò che non possiamo sapere.  Einstein, ebreo, fuggì dalla Germania nazista nel 1933. Negli Stati Uniti divenne simbolo della libertà intellettuale, ma anche di qualcosa di più: della coscienza inquieta della scienza. Scrisse la famosa lettera a Roosevelt che diede impulso al progetto Manhattan. Non partecipò

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Gli Houthi, protagonisti mancati di un film che nessuno ha girato

C´è chi si straccia le vesti per le bombe americane in Yemen. Lacrime copiose per le vittime civili, indignazione a raffica, hashtag solidali. Poi, la stessa gente, davanti a un drone russo che si schianta su un palazzo a Kiev, scrolla le spalle: “Eh, ma la NATO…” – due pesi e due misure, il solito balletto ideologico. Però qui non parliamo solo di doppi standard. Parliamo di uno dei più spettacolari atti di presunzione geopolitica degli ultimi anni: gli Houthi, alias “i partigiani di Allah”, un gruppo armato che ha deciso di irrompere in una guerra globale come se stessero entrando in una chat di gruppo dove nessuno li aveva aggiunti. Lo Yemen, già messo in ginocchio da una guerra civile ultradecennale, carestie, collasso economico e una popolazione ridotta alla fame, ha pensato bene di aggiungere un po’ di pepe: bloccare le rotte commerciali nel Mar Rosso e lanciare droni contro Israele. Un modo creativo per dire: “Ehi, ci siamo anche noi!” Peccato che nessuno li avesse invitati. Ma attenzione, perché il colpo di scena è dietro l’angolo. Questi non sono solo guerriglieri motivati e appassionati di slogan del venerdì pomeriggio. No, loro sono, con ogni evidenza, gli scugnizzi dell’Iran, i picciotti geopolitici di Teheran. Quelli che lanciano i sassi mentre il fratello maggiore, ben distante e ben armato, osserva soddisfatto da lontano. La retorica è autoctona, certo, ma l’armamentario? Beh, lasciamo perdere. È come dire che un ragazzino di quartiere è diventato un duro grazie ai video di YouTube… e a una cassa di Kalashnikov gentilmente offerta da papà. Tra i loro ranghi, l’identità si mescola a una rabbia antica, gonfiata da anni di narrazioni anti-americane e illusioni di gloria panislamica. E così, mentre la loro capitale Sana’a cade a pezzi, sognano di dettare legge nei corridoi strategici del commercio mondiale. Gli effetti speciali li fornisce l’Iran, la regia pure, loro ci mettono l’entusiasmo – e qualche hashtag. Ma la guerra non è un videogioco né un reality show: quando si tira la coda alla tigre, è bene avere un piano migliore che urlare “colonialismo!” ogni volta che si incassa un missile in risposta. E ora che sono “in ballo”, come dice il proverbio, non resta che ballare. Anche se, visti i risultati, pare più una recita scolastica finita male. Chi ha seminato tempesta, ora si goda il ciclone. Scelto il palco, accesi i riflettori… e adesso? Applausi (amari) a scena aperta. O, per restare in tema, un bel inch’Allah e pedalare. di Redazione Foto credito: https://it.images.search.yahoo.com/search/images;_ylt=AwrNY5iVEvBn.3MIq2UdDQx.p=Yemen+wikipedia&fr=sfp&imgl=fsu&fr2=p%3As%2Cv%3Ai#id=14&iurl=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fcommons%2Fthumb%2F6%2F66%2FDjibouti_Yemen_Locator.png%2F1200px-Djibouti_Yemen_Locator.png&action=click

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Fare cultura parlando di vini

Le Cantine di Figaro, la Felicità e il benessere espresso attraverso il vino Un’avventura di grande entusiasmo perfettamente integrata nel suo habitat, che esalta le risorse ambientali e la viticoltura Marchigiana   di  Anche quest’anno continua l’esplorazione del panorama vitivinicolo italiano attraverso le piccole e grandi produzioni che compongono questo ricco e variegato mosaico. Inaugura un nuovo ciclo di interviste con i produttori una delle Aziende più interessanti incontrate negli ultimi mesi. Le Cantine di Figaro, realtà nata nel 2009 partendo dal grande bagaglio della tradizione con la voglia di sperimentare e comunicare la propria visione della vite e del vino. Nessun subentro in una vecchia Azienda o acquisizione di vigne ma un approccio coraggioso ed entusiasta attraverso l’acquisto di un casale diroccato su un terreno che non aveva mai incontrato la vite. Un modo autentico per scrivere la propria storia a partire da zero senza nessun tipo di condizionamento. Sette ettari di vigna piantati sul territorio collinare di Ripatransone, un bellissimo borgo dell’entroterra Marchigiano non distante dal litorale adriatico che può fregiarsi della bandiera arancione, marchio di qualità turistico ambientale ottenuto grazie alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla tutela delle risorse naturali del territorio. Un habitat ritenuto ideale da Sabrina Caserotti e Antonio Vicari che qui hanno deciso di vivere la loro esperienza di viticoltori. La sostenibilità come punto cardine intorno al quale sviluppare la loro attività, a partire già dalla cantina a basso impatto ambientale fino ad integrarsi con contesto paesaggistico nel suo profilo che emerge dal sottosuolo. Il biologico “vero” come linea guida nella conduzione del vigneto, che insieme alla fertilità del territorio, al clima mite, e alla vicinanza del mare, sono gli elementi che danno l’anima e il carattere ai loro vini. Sapidità e freschezza sono il filo conduttore dei loro vini che risultano sempre dinamici e di grande bevibilità. La nuova line Happiness si ispira alla formula della serotonina C₁₀H₁₂N₂O, altresì detta “l’ormone della felicità”. Un invito e una spinta a perseguire costantemente la felicità indipendentemente da quale sia la propria fase attuale, nella speranza che il vino può essere un ottimo compagno per questo viaggio. I protagonisti di questa linea sono Montepulciano, Sangiovese e una piccola parte di Merlot per i due Rossi, mentre nei due bianchi Passerina e Pecorino sono impiegati in purezza. Completano la gamma Tabatha 121212 una Limited Edition, un Sirah dedicato a loro figlia nata appunto il 12 dicembre 2012 e quel giorno stesso accompagnata tra i filari della vigna a lei omonima. Chiude la gamma Kesite rosè da uve Montepulciano, che nella lingua amarica descrive un arcobaleno di profumi floreali.  Grazie alla cortesia di Antonio Vicari abbiamo avuto il piacere di approfondire qualche aspetto su Le Cantine di Figaro: Una storia relativamente giovane che inizia solamente nel 200G. Avevate già esperienze nel mondo del vino oppure è un mondo totalmente nuovo per voi? E cosa vi ha motivato a fare questa scelta? La nostra storia non inizia tradizionalmente, con una fiaba in cui le generazioni continuarono devotamente la tradizione. Siamo partiti da dove ci ha trovato il nostro sogno, convinti di poter realizzare il finale perfetto, che troverete nel vostro bicchiere. Da dove viene il nome le cantine di Figaro? “Figaro” era il soprannome del socio fondatore della cantina che ci ha lasciati nel 2017. Nonostante i pochi anni di vita Aziendale i vini sono di grande livello qualitativo. Quale esempio vi ha guidato? Ci sono Aziende o vignaioli o personaggi del mondo del vino a cui vi siete ispirati? Imparare dalla natura è alla base della nostra filosofia produttiva, ci ha ispirato fin dall’inizio, ci ha offerto e ci offre quotidianamente spunti preziosi per realizzare vini la cui qualità nasce solo da una coltivazione capace di rispettare la terra, il lavoro dell’uomo e la maturazione naturale di ogni frutto. Su quali linee guida si sviluppa il vostro progetto e qual è il vostro modello agricolo di riferimento? In fase progettuale la nostra cantina non è stata vista come semplice “contenitore” atto solo ad ospitare le varie fasi di produzione, ma piuttosto come elemento che contribuisce alla buona riuscita del prodotto. Per questo è stata costruita completamente interrata. I vigneti occupano sette ettari. Per ognuno di loro abbiamo scelto i migliori appezzamenti di terreno, rispettando la biodiversità e i bisogni delle piante. I nostri vigneti sono abbastanza isolati, e questo ci aiuta a preservare il lavoro di coltura biologica che pratichiamo. Produciamo prevalentemente vini in purezza, la scelta di questo tipo di vinificazione deriva dalla volontà di esaltare le caratteristiche particolari del terroir, che comprende le varie ed uniche combinazioni di geografia, clima, suolo e viticoltura. Per ottenere questo risultato non si può che scegliere un tipo di agricoltura che rispecchi la sua assenza di impurità. Parliamo, quindi, di agricoltura biologica. Ad oggi le certificazioni bio, biodinamico ecc. sono più un valore aggiunto o una leva di marketing? La fase di Transizione che stiamo vivendo, a causa degli effetti della Pandemia riflette cambiamenti e delinea chiaramente la necessità di riportare la natura nella nostra vita. È un valore aggiunto tutto ciò che viene realizzato nel pieno rispetto delle dinamiche che la natura stessa utilizza e ci prospetta; rispettare la natura modificandola il meno possibile è di per se una potente leva marketing. Da dove viene l’idea della nuova linea Happiness ispirata alla formula della serotonina e qual è il suo massaggio? Eravamo fermi perché la pandemia ci ha fermati, ma non siamo rimasti immobili, bensì abbiamo studiato le nuove etichette che sarebbero entrate in scena quando finalmente si prospettava la ripartenza. Volevamo lanciare un messaggio empatico per regalare positività di fronte a quanto accaduto. E così: “non importa la tua fase della vita, siamo tutti alla ricerca della felicità e fortunatamente il vino può accompagnare il viaggio”. E così abbiamo imbottigliato la formula della felicità. Riferito ad un vino, cosa significa oggi valorizzare al massimo l’identità del territorio? “Le Cantine di Figaro” nascono in un magnifico contesto ambientale e paesaggistico, sui colli Piceni, sotto il borgo medioevale

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Premio BOOKS for PEACE 2024

Premio BOOKS for PEACE 2024 a Sophia Loren, consegnato a Edoardo Ponti Parigi, 28 novembre 2024 – Il Premio BOOKS for PEACE 2024 è stato conferito a Sophia Loren, una delle più grandi icone del cinema italiano, che ha rappresentato nel mondo la bellezza, la forza e l’eleganza del nostro Paese. Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Edoardo Ponti, regista e produttore del film La voce umana, e alla Signora Sophia Loren per la memorabile e straordinaria interpretazione a MasiFILM, in una cerimonia speciale che ha avuto luogo a Parigi in un luogo magico dove è impossibile non sognare, l’appartamento residenza privata di Napoleone Bonaparte allo SHANGRI-LA hotel. Il premio, nato per essere luce per chi non è visto e voce per chi non è ascoltato, è un simbolo di speranza e di solidarietà, capace di illuminare chi non brilla sotto i riflettori. Ogni anno, il BOOKS for PEACE sceglie di premiare quelle figure che, con il loro talento e il loro impegno, contribuiscono alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. Quest’anno, con la premiazione di Sophia Loren ed Edoardo Ponti, il premio ha voluto sottolineare l’importanza di portare l’arte e la cultura là dove ce n’è più bisogno. “Siamo immensamente grati a Sophia Loren, a Edoardo Ponti e MasiFilm per aver accettato questo riconoscimento e per il continuo impegno nel rappresentare il meglio della cultura italiana nel mondo,” ha dichiarato Antonio Imeneo, ideatore e fondatore del premio. “La grandezza e la disarmante umiltà della Signora Loren e del figlio Edoardo si manifestano anche nella loro disponibilità a mettersi al servizio dei ‘piccoli del mondo’, portando un messaggio di pace, speranza, bellezza e immensa umanità.” Il Premio BOOKS for PEACE è pensato per celebrare i Diritti Umani attraverso l’arte e la cultura come strumenti di cambiamento e di pace. Con il supporto di figure straordinarie come Loren e Ponti, Katia Ricciarelli, il Premio Nobel per la Pace Dr. Denis Mukwege, di luoghi magici come il Parco Archeologico di Pompei e la Reggia di Caserta, il premio si conferma un’importante iniziativa a favore della fratellanza globale, dimostrando che la vera grandezza si trova nelle piccole cose. Antonio Imeneo, i fondatori e la Commissione del premio desiderano inoltre ringraziare tutti coloro che contribuiscono a rendere possibile questa missione, che ogni anno si arricchisce di nuovi significativi gesti di generosità e impegno. “Un ringraziamento speciale per questo regalo natalizio in anticipo, va alla Nobildonna Signora Sophia Loren, che ha saputo e continua ad incantare generazioni di spettatori, e a Edoardo Ponti, il cui film La voce umana continua a emozionare e a raccontare la profondità della condizione umana, spingendo tutti noi a riflettere sulla bellezza e sull’importanza della comunicazione.” Concludendo, questo premio ci ricorda che l’arte e la cultura sono essenziali per la costruzione di ponti tra le persone, in un mondo sempre più diviso, e che ogni gesto di solidarietà ha un impatto che va oltre le parole. Porzia Addabbo – per Books for Peace *** Sophia Loren receives BOOKS for PEACE 2024 prize, awarded to Edoardo Ponti Paris, 28 November 2024 – The BOOKS for PEACE 2024 Prize has been awarded to Sophia Loren, one of the greatest icons of Italian cinema, who represented the beauty, strength and elegance of our country in the world. The prestigious award was presented to Edoardo Ponti, director and producer of the film The Human Voice, to Ms Sophia Loren for the memorable and extraordinary performance in a MasiFILM production. The special ceremony  took place in Paris in a magical place where not dreaming is impossible , the private apartment of Napoleon Bonaparte at the SHANGRI-LA hotel.   The prize, born to be a light for those who are not seen and a voice for those who are not heard, is a symbol of hope and solidarity, illuminating  those who do not shine in the spotlight. Every year, BOOKS for PEACE chooses to reward those figures who, with their talent and commitment, contribute to the construction of a more just and peaceful world. This year, with the presentation of the awards to Sophia Loren and Edoardo Ponti, the prize wanted to underline the importance of bringing art and culture where there is most need.   “We are immensely grateful to Sophia Loren, Edoardo Ponti and MasiFilm for accepting this recognition and for their continued commitment to represent the best of Italian culture in the world,” said Antonio Imeneo, creator and founder of the award. ” The greatness and disarming humility of Mrs Loren and her son Edoardo is also manifested in their willingness to work for the ‘little ones of the world’, bringing a message of peace, hope, beauty and immense humanity.”   The BOOKS for PEACE Prize is conceived to celebrate Human Rights through art and culture as tools of change and peace. With the support of extraordinary figures such as Loren and Ponti, Katia Ricciarelli, the Nobel Peace Prize Dr. Denis Mukwege, magical historical places like the Archaeological Park of Pompeii and the Reggia di Caserta the award stands out as an important initiative in favor of global brotherhood, showing that true greatness can be found in the little things.   Antonio Imeneo, the founders and the commission of the prize would also like to thank all those who contribute to make this mission possible and enriched every year with new significant gestures of generosity and commitment. “Special Christmas greetings goto the Nobildonna Mrs Sophia Loren, who continues to enchant generations of spectators, and to Edoardo Ponti, whose film The human voice continues to show and tell the depth of the human condition, making us all reflect on the beauty and importance of communication.”   In conclusion, this award reminds us that art and culture are essential for building bridges between people in an increasingly divided world, and that every gesture of solidarity has an impact that goes beyond words.   Porzia Addabbo – Books for Peace Fonte: G. Palmerini

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“Protagonisti del Merito: Storie di Riconoscimenti e Successi”

Roma, 6 Dicembre 2024 – Importante riconoscimento internazionale per il Dr. Paolo Baratta Nella prestigiosa cornice della Chiesa di San Silvestro al Quirinale, a Roma, il Dr. Paolo Baratta ha ricevuto un significativo tributo accademico. Durante un evento organizzato dai Cavalieri di Malta OSJ USA, su segnalazione del Dr. Roberto Schiavone di Favignana, Presidente di Humanitas, il Dr. Baratta è stato insignito del titolo “Honoris Causa” in Scienze Politiche Internazionali. Il riconoscimento, conferito dall’Università Charlemagne di Boston (USA), rientra nell’ambito degli scambi culturali sanciti dal Trattato di Amicizia tra Italia e Stati Uniti del 1948, ratificato con Legge n. 385 del 18 giugno 1949. Questo titolo accademico rappresenta un tributo ai meriti professionali e sociali del Dr. Baratta, evidenziando il suo contributo alla promozione di valori universali e al rafforzamento delle relazioni internazionali. Un traguardo significativo che sottolinea il valore dell’impegno e della dedizione in ambito professionale e culturale.  

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“La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki”, Villa Hjelt, il nuovo volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese

  2017, visita di Stato del Presidente Mattarella in Finlandia 1993, Amb.Gaetano Cortese in occasione della visita di Stato in Finlandia Villa Hjelt, interni   “La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki”, Villa Hjelt, il nuovo volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese   L’Ambasciatore Gaetano Cortese ha dato il via alla stampa di una nuova pubblicazione dal titolo “La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki nel centenario della sua acquisizione allo Stato Italiano e nel 30 anniversario della adesione della Finlandia in seno alla Unione Europea”, della prestigiosa collana dell’Editore Carlo Colombo di Roma dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero.   La pubblicazione si sofferma sulla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki tracciando il profilo storico ed architettonico del Palazzo storico risalente agli inizi del Novecento. Villa Hjelt è caratterizzata da una scalinata d’accesso ed un frontale con colonne di stile neoclassico, articolata su tre livelli, con un delizioso giardino che ne avvolge la parte retrostante, dotata di un cancello d’accesso secondario. A poca distanza dal mare, la splendida dimora si affaccia su una delle più importanti arterie del rinomato e affascinante quartiere Eira, che offre a sua volta un ricchissimo ed importante campionario di architettura “art nouveau” e “art deco” ed ospita numerose altre Residenze diplomatiche straniere.   Villa Hjelt è una dimora tra le più eleganti e famose, in quanto opera del noto architetto finlandese Gustav Estlander, il quale ne completò la realizzazione nel 1912. La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki prende il nome di “Villa Hjelt” dal suo precedente proprietario Allan Hjelt, ingegnere e uomo d’affari. La famiglia Hjelt era a quell’epoca molto conosciuta in Finlandia per la sua ricchezza e cultura, proveniente dalla storica località di Turku. Gran parte delle opere d’arte acquisite dalla famiglia Hjelt furono donate alla Abo Akademi, di cui fu uno dei principali fondatori e dove venne creata la fondazione per l’arte Allan e Bo Hjelt.   Durante il periodo di forte espansione immobiliare nel cuore di Helsinki, Allan Hjelt, assieme al socio ed amico Saarinen, portò a termine numerosi progetti edilizi nella area storica della città, tra l’altro, ristrutturando la Villa di sua proprietà su via Tehtaankatu 32, ampliandone gli ambienti interni per dare maggiore spazio e visibilità alle sale di rappresentanza per i ricevimenti e per l’esposizione della collezione delle sue opere d’arte. La ristrutturazione e il restauro di Villa Hjelt vennero completati dall’architetto Eliel Saarinen nel corso del 1917.   Con l’indipendenza finlandese (1917), nell’imminenza della finalizzazione della Costituzione, si pensò di destinare l’edificio a Residenza del primo Re di Finlandia. Le tragiche vicende della guerra civile seguita all’indipendenza vanificarono il progetto monarchico, ciò consentì al Re Vittorio Emanuele III di acquisire l’edificio nel 1925 per farne la sede dell’allora Legazione d’Italia in Finlandia.   Successivamente, senza soluzione di continuità, è divenuta Ambasciata a partire dal 1955. Per molti anni l’attuale immobile ha congiuntamente ospitato la Cancelleria e la Residenza del Capo Missione finché, con l’accrescersi delle esigenze logistiche connesse allo sviluppo delle attività istituzionali, si rese opportuna la dislocazione della Cancelleria in una sede diversa.   La pubblicazione ricostruisce la storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, riferendo sulle visite di Stato e ufficiali dei Presidenti finlandesi in Italia e dei Presidenti della Repubblica Italiana in Finlandia, nonché dei Capi di Governo e dei Ministri degli Affari Esteri assieme alle missioni dei rappresentanti diplomatici italiani in Finlandia e finlandesi in Italia.   Il libro si apre con una prefazione dell’ambasciatore d’Italia a Helsinki, Nicola Todaro Marescotti, e con un indirizzo di saluto dell’ambasciatore finlandese a Roma, Matti Lassila, seguiti dai ricordi dei Capi Missione Sergio Pagano e Gabriele Altana, già Ambasciatori d’Italia in Finlandia, dello scritto dell’Ambasciatore e Consigliere di Stato Rocco Cangelosi su “La politica estera della Finlandia ed il ruolo svolto nella Unione Europea” e del contributo del Prof. Francesco Perfetti, già Capo del Servizio Storico, Documentazione e Archivi della Farnesina.   Il volume raccoglie anche una serie di interventi di particolare rilevanza nei rapporti fra i due Paesi, fra cui quelli pronunciati dal Presidente Sergio Mattarella e dal Presidente Sauli Niinisto, in occasione delle visite di Stato dei rispettivi Presidenti della Repubblica in Finlandia e in Italia. Il volume documenta anche due mostre tenutesi in Italia e in Finlandia nelle rispettive capitali, a Roma presso il Museo MAXXI e ad Helsinki presso il Museo d’Arte Sinebrychoff.   Al Museo MAXXI la “Mostra rende la Finlandia più nota in Italia”, dedicata all’architettura e al design dello Studio Aalto, avviando una nuova riflessione per la valorizzazione e la diffusione dell’opera di Aino, Alvar e Elisa Aalto che tanto hanno dato alla cultura finlandese e a tutta la storia dell’architettura, come sottolineato dalla direttrice Lorenza Baroncelli nell’accogliere l’ambasciatore finlandese Matti Lassila il 13 febbraio 2024.   Al Museo d’Arte Sinebrychoff di Helsinki la Mostra “Jacopo Bassano – Maestro del Rinascimento veneziano” inaugurata dall’ambasciatore Sergio Pagano e dalla direttrice, dr. Kirsi Eskelinen. La splendida esposizione è stata frutto di un’ampia collaborazione internazionale e realizzata con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki, ripercorrendo circa trenta anni di intensa attività del pittore, attraverso le varie fasi che ne hanno caratterizzato l’opera. Le 34 opere facenti parte della Mostra saranno esposte presso il Museo d’Arte Sinebrychoff fino al prossimo gennaio 2025.   La pubblicazione si sofferma anche su una Mostra dell’artista ed ambasciatore Stefano Benazzo, dedicata alla nave scuola “Amerigo Vespucci” della Marina Militare protagonista “Del mare e dei destini – Nel solco del vento”, assieme ad una raccolta di immagini di relitti spiaggiati di navi e imbarcazioni, a suo tempo tenutasi al Museo Forum Marinum di Turku.   La preziosa pubblicazione, a titolo d’onore e non commerciale, rientra nella ormai nota e splendida collana dell’Editore Carlo Colombo di Roma, dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero che proprio quest’anno festeggia il suo 25° anniversario dalla sua fondazione.   Dal 2006 al 2009 Gaetano Cortese è stato Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi e Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione

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Lions Club – Don Paolo Baratta omaggia il direttore dell´ASIB

  Il 4 ottobre, su incarico del Presidente del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibariade Valle dell´Esaro, Dott. Luigi Postorivo, il Vicepresidente Don Paolo Baratta e il Tesoriere Alessandra Ciccarelli hanno portato i saluti all´Avv. Giuseppe Arnò, di origine calabrese, Past Presidente del Lions Club di Nova Friburgo (Brasile), Direttore della Gazzetta Italo-Brasiliana e e Presidente nazionale dell´ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile), confermando quanto sia importante la convivialità e la collaborazione dei Club Lions, sia a livello nazionale che internazionale.     Lions Clubs International è l’organizzazione di club di servizio più grande al mondo con più di 1 milione 400 mila soci in circa 46 mila club distribuiti in oltre 200 paesi e aree geografiche di tutto il mondo.

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