Il Columbus International Award morde New York e guarda a Miami

VIII edizione del Premio all’insegna del successo   La New York Edition 2025 decreta l’affermazione del premio di Fondazione ITALY. L’edizione di New York è stata onorata del Patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Liguria e Patronato ACLI New York. Un altro successo che consacra ulteriormente l’internazionalità del prestigioso premio, dopo anche le importanti edizioni come quella di Roma presso il Senato della Repubblica, in Florida all’Istituto Marangoni Miami, quella brasiliana presso il Rio Olympic Golf Course di Rio de Janeiro e quella di Genova nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, del 1500 e Patrimonio UNESCO. Dopo la sigla iniziale del COLUMBUS, le dolci voci di Angela Bellia e Vanessa Sanna hanno deliziato gli ospiti presenti nella gremita sala intonando l’Inno d’Italia, suscitando forti emozioni e orgoglio. A fare da cornice un bellissimo backdrop di oltre 2,5 metri con ai lati la bandiera italiana e quella americana.   L’apertura è stata affidata a Marilena Alescio che, dopo i saluti, ha introdotto il Dott. Massimiliano Ferrara, fondatore e organizzatore del COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD e Presidente di Fondazione ITALY, che da subito ha espresso riconoscenza per la pronta ospitalità e il fattivo aiuto a Don Luigi Portarulo dell’Old Saint Patrick che fa capo alla Diocesi di New York. Nel suo intervento ha esaltato le Eccellenze Italiane che ci rendono orgogliosi e che hanno fatto grande l’Italia anche all’estero e, come Ambasciatore del Made in Italy, ha sottolineato l’importanza di esserci come italiani, di essere unici e di essere protagonisti nel mondo.   L’organizzatore ha infine ringraziato Ermelinda Maturo e Angela Bellia, fondatrici di TOS – Travel On Set  e tutta la Comunità dell’Oasi di New York di Koinonia John the Baptist, presso Visitation of the Blessed Virgin Mary, facente parte della Diocesi di Brooklyn, per il fattivo aiuto e la vicinanza sia fisica che spirituale. L’evento è stato realizzato in collaborazione con AdviceTourism – il Primo Portale Turistico Internazionale Senza Commissioni, Branca Ceramiche, GENESIS Interiors e TOS – Travel On Set e grazie a FERRARA – events & communication e UNITED International Media Partners, Canale Internazionale di Comunicazione e Informazione.   Altri intermezzi musicali hanno allietato i presenti e tutti coloro che erano collegati in streaming con una bella e particolare interpretazione di “Skyfall” a cura di Vanessa Sanna e in chiusura con “Tra te e il mare” con il duetto Sanna-Bellia. Momento coinvolgente con “That’s Amore” accompagnato dalla fisarmonica con una effervescente, coinvolgente e bravissima Sorella Máire Close, che ha anche regalato, in apertura, un momento di sogno, di viaggio e di trasporto con una particolarissima musica eseguita con il flauto irlandese, sua terra d’origine. Sorella Máire Close e Sorella Zuzana Almanova si sono anche occupate della traduzione in inglese in tempo reale di alcuni momenti della cerimonia.   Scopriamo insieme i nomi dei premiati della New York Edition 2025, VIII edizione, che come ormai da tradizione sono stati svelati solo al momento della singola chiamata e in alcuni casi anche a sorpresa: Premio Sezione Excellence a Patronato ACLI New York, ritirato dal Direttore Stefano Marruso. Motivazione: Con il competente servizio reso in questi lunghi anni di attività ha permesso a molti connazionali di trovare assistenza e la tipica accoglienza italiana. Premio Sezione Excellence al NIABA – National Italian American Bar Association. Il Premio è stato ritirato dalla Presidente Alice Salvo, arrivata appositamente da Los Angeles, e con Ospite Premiante l’Avv. Giampaolo Girardi, Tesoriere dell’associazione. Motivazione: Per aver contribuito, da oltre 40 anni, alla formazione di studenti e avvocati italo americani e diffuso la cultura italiana negli Stati Uniti d’America. Premio Sezione Excellence al NIAF – National Italian American Foundation con la seguente motivazione: Nel 50° anniversario dalla fondazione, per l’insostituibile ruolo svolto in mezzo secolo di incessante attività a sostegno e tutela della diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti d’America. A NIAF è stata anche consegnata una bella targa ricordo appositamente giunta dall’Italia a firma del Presidente della Regioni Liguria Marco Bucci. Premio Sezione Excellence a Fondazione E-novation con la seguente motivazione: Per l’ampia attività internazionale a difesa della Vita, della Pace e del Dialogo tra i Popoli. Premio Sezione Amazing a Padre Claudio Antecini. Motivazione: Per il suo impegno nel promuovere le radici culturali italiane, il dialogo interculturale e la solidarietà, anche grazie alla Comunità Koinonia John the Baptist da lui diretta. Premio Sezione Community Service a Don Luigi Portarulo, premiato dalle mani di Padre Claudio Antecini. Motivazione: Per il profuso impegno a favore della comunità cristiana italiana a New York, che può in lui trovare accoglienza in nome di nostro Signore. Premio Sezione Media Operator a Radio WGBB. Premio consegnato anche in questo caso direttamente dal presidente Ferrara nella mani della voce della radio Attilio Carbone, molto emozionato e orgoglioso del riconoscimento ricevuto. Motivazione: Per essere la radio in lingua italiana più longeva al modo, online ininterrottamente dal 9 ottobre 1964, e per aver diffuso con il programma Melodie Italiane l’amore per l’Italia e la musica italiana.   Dopo la foto di rito con tutti i premiati, l’evento si è concluso con la presentazione della delegazione degli studenti italiani della scuola di cinema di TOS e con una bella nota musicale a cura di Angela Bellia che ha intonato “Caruso” di Lucio Dalla. I presenti sono poi stati invitati a un momento conviviale post evento. Tutta la parte grafica è opera di Joe Kage, video d’apertura di Andrea Castello e montaggio post produzione a cura di Fabio Chiavassa.   Il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD è stato ancora una volta l’occasione per parlare dell’Italia, delle eccellenze, del Made in Italy, di radici, tradizioni e valori, della cultura italiana a 360°, degli espatriati, dell’unicità del Bel Paese, dell’indiscusso talento italiano e del bello che ci contraddistingue nel mondo, ancor più consapevoli che solo INSIEME si è più forti! Il riconoscimento gratifica, in nome di Cristoforo Colombo, tutti coloro che si sono distinti, ciascuno nel proprio campo, per aver diffuso e/o tutelato la cultura italiana e l’italianità, siano essi istituzioni, associazioni, aziende o persone.

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Oliena celebra i 100 anni di Luciano Berio e Cathy Berberian

L’Istituto Comprensivo “Oliena” partecipa al Convegno Internazionale “Un sodalizio artistico: sulle orme di Luciano Berio e Cathy Berberian – a 100 anni dalla loro nascita – Geni, Artisti, Esseri umani” x x Per il prestigioso Convegno Internazionale “Un sodalizio artistico: sulle orme di Luciano Berio e Cathy Berberian – a 100 anni dalla loro nascita”, la Prof.ssa Ludovica Del Bagno, docente di Musica della Scuola Secondaria di I grado “Prof. Mario Massaiu” dell’Istituto Comprensivo di Oliena. curatrice e relatrice dell’evento, presenterà un intervento didattico originale dal titolo “L’educazione musicale di base come strumento di creatività e cultura”, ispirato proprio al pensiero pedagogico di Luciano Berio. L’idea progettuale sostenuta ed accolta con entusiasmo dalla Dirigente Prof.ssa Maria Fancello coinvolge gli studenti delle classi seconde della Scuola Secondaria di I grado“Prof. Mario Massaiu” di Oliena in un percorso di avvicinamento alla musica colta e contemporanea attraverso la costruzione di uno strumentario musicale con materiali di riciclo predisposto per la costituzione di un’orchestra ritmica. “Abbiamo voluto rendere i ragazzi protagonisti della musica – spiega la Prof.ssa Del Bagno – facendo loro toccare con mano ciò che spesso resta confinato nei libri. Da bottiglie e legumi sono nate maracas, da pentole e mestoli nuove percussioni. Abbiamo suonato e reinterpretato l’‘Azerbaijan Love Song’ dalle Folk Songs di Berio, scoprendo che anche in una piccola scuola della Barbagia può rivivere la grande musica.” L’iniziativa didattica, che culminerà nella proiezione del video “Azerbaijan Love Song” nell’ambito del Convegno, rappresenta un ponte ideale tra la didattica musicale di base e la ricerca artistica d’avanguardia, in linea con la visione di Berio e Berberian: una musica viva, accessibile, inclusiva e profondamente umana. “Ringrazio di cuore la Dirigente Prof.ssa Maria Fancello – aggiunge la docente – per l’entusiasmo con cui sostiene ogni progetto che porta bellezza e cultura nella scuola, e i miei studenti per la passione e la dedizione che rendono tutto possibile, nonché la docente tutor del progetto Prof.ssa Maria Rita Saggia che mi ha affiancato con passione.” Il Convegno Internazionale Online, che si svolgerà il 24 ottobre 2025 alle ore 19:00 in diretta streaming sul canale YouTube @centrostudirosarioscalero, è promosso dal Centro Studi Musicali “Rosario Scalero”, con la direzione artistica del M° Mauro Tortorelli e la presidenza del M° Angela Meluso. L’evento, curato ed organizzato dalla Prof.ssa Ludovica Del Bagno, celebra due figure centrali della storia della musica del Novecento: Luciano Berio e Cathy Berberian, geniali protagonisti di un sodalizio artistico e umano che ha rivoluzionato il linguaggio musicale contemporaneo. Il Convegno vedrà la partecipazione di studiosi e musicisti di caratura internazionale provenienti da tutto il mondo, oltre che di testimoni diretti di un importante periodo storico che analizzeranno l’eredità culturale, artistica e umana di Luciano Berio e Cathy Berberian, offrendo un’occasione unica di riflessione e divulgazione musicale a livello internazionale.     CURRICULUM VITAE – LUDOVICA DEL BAGNO                                                                                                                            Ludovica Del Bagno, nata a Polla (SA) il 29 Agosto 2002 ed ivi residente in c/da Pozzo, 7 (C.F.: DLBLVC02M69G793Y) inizia la sua formazione musicale dedicandosi dapprima allo studio del pianoforte (all’età di tre anni) e successivamente a quello del violino (all’età di 7 anni), per poi entrare al Conservatorio “Carlo Gesualdo da Venosa” di Potenza, dove è ammessa al Triennio all’età di soli 15 anni per riconosciuti meriti. Si dedica, quindi, allo studio del violino con il M° Mauro Tortorelli frequentando, contemporaneamente, il Liceo delle Scienze Umane presso l’I.I.S. Pomponio Leto di Teggiano. Consegue l’Esame di Stato con il massimo dei voti e la lode, un anno in anticipo rispetto al regolare corso di studi (per avere la possibilità di tenere la discussione della Tesi di Laurea in violino nella sessione straordinaria dell’a.a. 2019-2020, presso il sopra citato Conservatorio), quindi consegue il Diploma Accademico di I livello in violino con il massimo dei voti e la lode eccezionalmente all’età di soli 18 anni ed il Diploma Accademico di II livello in violino con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio S. Giacomantonio di Cosenza a quella di 20. Consegue poi nell’a.a. 2023-2024, presso la medesima istituzione, il Diploma Accademico di II livello in Musica da camera con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore in formazione di trio d’archi. Ha ricoperto il ruolo di Tutor assistente alla didattica di violino presso il Conservatorio Gesualdo da Venosa di Potenza per l’anno accademico 2020/2021. Nonostante la giovane età la sua esperienza didattica si avvale già dell’insegnamento presso diverse istituzioni scolastiche statali: è stata docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Dante Alighieri” di Foresta (Petilia Policastro) per l’a.s. 2023/2024; docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Montecorvino Pugliano” dal 17/09/2024 al 20/11/2024; docente di violino presso l’Istituto Comprensivo Statale “Camera-Viscigliete” di Sala Consilina dal 30/09/2024 al 20/11/2024; docente di violino presso l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Edmondo De Amicis” di Polla dal 21/11/2024 al 23/12/2024. Risultata vincitrice del Concorso PNRR 2023/2024 indetto con DD 2575/2023, sulla Classe di Concorso A030 – Musica nella Secondaria di I grado, insegna attualmente Musica presso l’Istituto Comprensivo Statale “Oliena” in provincia di Nuoro, con contratto a tempo indeterminato dal 01/09/2025 ed ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento su classe di concorso AM30 presso l’Università Telematica Pegaso nell’a.s. 2024/2025. Fin dagli esordi si è distinta vincendo numerosi premi a concorsi nazionali ed internazionali: I premio sezione violino Concorso nazionale “Luciano Luciani” città di Cosenza – 29/04/2012 – 06/05/2012; I premio (95/100) Concorso Internazionale di Musica “Città di Casterta” Belvedere di San Leucio in qualità di violinista sezione archi ed arpa solisti categoria B – 7 giugno 2016; II premio (93/100) Concorso Internazionale di Musica “Città di Casterta” Belvedere di San Leucio – sezione musica da camera categoria B – 7 giugno 2016; III premio (89/100) XVII Concorso per giovani musicisti “Rosa Ponselle” città di Matera sezione violino categoria C – 18 maggio 2017; II premio all’ “International Music competition for Youth Dinu Lipatti Rome 2017”; I Premio (94/100) al “II° Concorso Internazionale MusicAzioni” città di Santa Maria del Cedro in qualità di violinista – sezione solisti – 2 giugno 2018.

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Rio de Janeiro: inaugurata Piazza Italia

Tra applausi e tricolori, la nuova piazza davanti al Consolato celebra l’amicizia tra Italia e Brasile. Il Console Iacchini protagonista di una cerimonia che profuma di casa.   Con una cerimonia tanto elegante quanto sentita, ieri, 11 ottobre 2025, è stata inaugurata Piazza Italia, il nuovo spazio urbano che sorge accanto alla Casa Italia e al Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro. Un’iniziativa che unisce simbolo e sostanza: rappresentare, nel cuore pulsante della città carioca, la presenza viva e generosa dell’Italia in Brasile. L’evento, curato nei minimi dettagli, ha visto la partecipazione del Console Generale Massimiliano Iacchini, autentico artefice e promotore del progetto di rinnovamento dello spazio pubblico, che insieme al suo staff ha guidato con dedizione ogni fase dei lavori. Tra i collaboratori più attivi, il Dr. Flavio Cenciarelli, che ha seguito da vicino l’andamento dell’opera, assicurandone la qualità e la puntualità del completamento. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti del Comune di Rio de Janeiro, politici,  ingegneri, architetti, responsabili della realizzazione, e figure di spicco della comunità italiana. Nell´occasione il ravennate Alessandro Calbucci, campione di beach tennis, è stato insignito dell´onorificenza di Ambasciatore della Diplomazia dello Sport. In un breve ma intenso discorso, il Console Iacchini ha sottolineato l’importanza simbolica di questa nuova piazza: non solo uno spazio architettonico rinnovato, ma un punto d’incontro e di identità, che testimonia il legame secolare e sempre vivo tra Italia e Brasile. “Piazza Italia è un pezzetto del nostro Paese nel cuore di Rio,” ha ricordato Iacchini, tra applausi convinti e commossi. Parole che hanno trovato pieno consenso anche nelle autorità brasiliane presenti, che hanno riconosciuto il valore culturale e umano dell’iniziativa, definendola “un ponte di amicizia che unisce due nazioni sorelle”. La cerimonia si è conclusa in perfetto stile italiano: premiazioni, ringraziamenti e un buffet irresistibile, dai sapori autentici della nostra tradizione gastronomica, preparato con la consueta maestria che distingue la Casa Italia. Molti gli invitati, moltissimi i consensi. Piazza Italia nasce così sotto il segno dell’armonia e della cooperazione, un simbolo tangibile di italianità e apertura, destinato a diventare punto di riferimento per la comunità e per tutti coloro che amano l’Italia. Un plauso speciale va al Console Generale Iacchini, che con efficienza, sensibilità e spirito di iniziativa continua a valorizzare i rapporti tra i due Paesi, rendendo la presenza italiana in Brasile un esempio di diplomazia attiva e cultura condivisa. di Redazione Da sin.: Flavio Cenciarelli, il C.G. Iacchini e i rappresentanti del Comune di RJ Gli Onorevoli Alessandro Cattaneo, Fabio Porta, Salvatore Caiata e Roberto Traversi.  

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Scioperi fuori tempo e rivoluzioni d’annata: la piazza italiana riscopre il teatro dell’assurdo 🎭

Mentre l’accordo su Gaza è (quasi) in porto, le nostre piazze esplodono in gazzarre di solidarietà retroattiva. Forse più che per la pace, si lotta per un posto al talk show del lunedì. Una volta si diceva “robe da matti”. Ora non si può più dire, ma il concetto, sussurrato, che non ci senta il garante dei sinonimi, resta. E il nostro Paese, tra una protesta e un selfie di piazza, sembra ospitare più d’un mattarello in libera uscita. Finché non diventano furiosi, transeat. Ma quando scatta la scintilla, ecco che la “manifestazione per la pace” si trasforma nel remake casereccio delle Cinque giornate di Milano. Solo che, a differenza del 1848, qui manca il nemico. Si sciopera, si urla, si sfascia. Ma perché? Non per Gaza, almeno non più: l’accordo di pace, udite udite,  pare ormai quasi siglato. E allora a che serve la caciara? Forse a non far finire troppo presto il palinsesto dei talk show, o magari per dare un senso all’agenda dei soliti professionisti del cartello e del fumogeno. Un lettore, più filosofico che indignato, ha telefonato in redazione per commentare: “Altro che rivoluzione del ’68, questa è la guerriglia globale!” E ha aggiunto, come se fosse una notizia dell’ultima ora: “Anche all’estero scendono in piazza!”. In realtà, per amor di cronaca, una rapida occhiata alle news internazionali ci ha svelato che non si agita foglia, neppure, col dovuto rispetto,  in Zimbabwe; solo qualche sporadica dimostrazione di infimo conto qua o là. All’estero, si sa, la gente il sabato pomeriggio lo dedica al calcio o al supermercato, non alla molotov. Intanto, a Roma, la solita minoranza rumorosa ha trasformato la capitale in un set apocalittico: auto incendiate, agenti feriti, simboli religiosi imbrattati e cori deliranti per Hezbollah e Nasrallah. Cose che neanche nel peggior cabaret politico degli anni Settanta. La statua di Giovanni Paolo II a Termini, sporcata con insulti e falci e martelli, è diventata il simbolo perfetto di questo smarrimento collettivo: “Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi” non vale più, e nemmeno si capisce con chi o contro chi si protesti. Il diritto di sciopero è sacro, nessuno lo nega. Ma quando si trasforma in abuso, in violenza gratuita e in passatempo da weekend, allora sì, serve rimettere mano alle regole. Non per reprimere, ma per restituire dignità,  e pace,  a chi lavora, a chi deve muoversi, e persino a chi vorrebbe solo un sabato senza sirene né fumogeni. La conclusione è semplice: la piazza serve a farsi sentire, non a far paura.E la nostra solidarietà, stavolta, va a chi in piazza ci va per dovere e non per vanità,  gli agenti, che continuano a garantire ordine in mezzo alla disordinata follia del nostro tempo. Un Paese serio protesta quando serve, non quando conviene. Noi invece, si sa, arriviamo sempre puntuali… ma all’appuntamento sbagliato. Giuseppe Arnò

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Tra cori, fischi e molotov: la nuova moda del dissenso senza regole

Dalle curve allo stadio alle piazze universitarie, la violenza travestita da protesta sociale è ormai il passatempo preferito di chi scambia l’odio per militanza. E l’Occidente, quello che paga i conti, resta il nemico numero uno. Tra cori, fischi e molotov: la nuova moda del dissenso senza regole Lo sport è come la musica, come la scienza: non dovrebbe mai sporcarsi con la politica. Ma questo, ormai, è un concetto da museo archeologico, da esporre accanto alle tavolette sumere. Oggi vince la regola opposta: niente regole. Ogni occasione è buona per sprigionare il selvaggio latente che alberga dentro di noi.Così capita che durante Italia–Israele, i fischi non abbiano risparmiato né l’inno tricolore né quello ebraico, con tanto di schiena voltata alla bandiera altrui. Atto di coraggio civile? No: pura e semplice barbarie da stadio… degna di una coreografia da film di Fantozzi. Manifestazioni, cortei non autorizzati, università bloccate da sparuti gruppi che parlano a nome di “tutti”, poliziotti presi a pietrate nel silenzio generale: la democrazia, a quanto pare, funziona benissimo… finché parla chi urla di più. Il resto può comodamente restare a casa: qualcuno protesta anche per lui, che piaccia o no. Eppure, dietro al nobile slogan dei “bambini palestinesi”,  che commuovono tutti, come commuovevano i bambini vietnamiti ieri o gli ucraini oggi (ma quelli, chissà perché, non scaldano i cuori: forse non hanno ufficio stampa),  si cela un filo rosso ben più chiaro: l’odio per l’Occidente. Quell’Occidente che mantiene chi lo disprezza con un welfare insostenibile, che garantisce diritti e libertà a chi le utilizza per impedire agli altri di esprimersi. Pacifisti? Idealisti? Militanti del caos? Poco importa l’etichetta: chi urla “Palestina libera dal fiume al mare” e, chissà, forse domani “dal Manzanarre al Reno”, e chi spacca la testa ai poliziotti appartiene alla stessa famiglia allargata della violenza. Quella che odia la competizione, la meritocrazia, l’impegno. Troppa fatica: meglio gridare, meglio bloccare, meglio distruggere. Intanto, il Paese che lavora e paga le tasse continua a mantenere un welfare sociale ed inclusivo, anche a beneficio dei suoi odiatori di professione. Perché, dopotutto, siamo ancora abbastanza liberi da poter permettere che ci insultino. Una libertà così grande che qualcuno, se potesse, la trasformerebbe in monopolio di pochi: i soliti noti che “hanno sempre ragione”. di Redazione

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Pietre, pietruzze e macigni

Lo sgombero del Leoncavallo e le bellicose reazioni dell’opposizione     “Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre…”. Canta così la vecchia canzone. E in effetti, per il governo, pare non ci sia salvezza: qualunque cosa faccia, dovunque vada, pietre in faccia prenderà. Stavolta le pietre (metaforiche, si spera) arrivano dallo sgombero del Leoncavallo, che in certi ambienti è stato accolto come se si fosse violata l’ultima reliquia sacra di Milano. L’opposizione, fedele al nome che porta, sembra avere un solo verbo in repertorio: “opporsi”. Poco importa il contenuto, la logica o la coerenza: basta gridare “Al lupo!” e il gioco è fatto. Non che manchino temi più seri o fantasiosi per attaccare il governo, ma vuoi mettere la comodità di tirare fuori la solita carta del “due pesi e due misure”? Eppure, il decreto sicurezza è chiaro: le occupazioni abusive vanno eliminate, seguendo un ordine cronologico. Se la fila si rispetta, il Leoncavallo – longevo com’è – aveva diritto alla “corsia preferenziale”. Non sarà giustizia poetica, ma almeno è giustizia aritmetica. Il mito romantico dell’illegalità Negli anni, il Leoncavallo ha cessato di essere una fucina di scontri e di politica restava giusto la retorica nei comunicati. Il mistero non è lo sgombero di oggi, ma come abbia potuto prosperare per tre decenni sotto gli occhi benevoli di giunte di ogni colore. Ma guai a dirlo: subito scatta la difesa del “patrimonio autogestito”, definizione che fa pensare a una specie di monumento Unesco dell’illegalità. Ora, che lo sgombero venga raccontato come “atto fascista” o “gentrificazione criminale” fa sorridere: dopotutto, stiamo parlando di uno stabile privato reclamato dai legittimi proprietari da anni e già lautamente risarciti dallo Stato. Si può chiamare “spazio sociale” quanto si vuole, ma resta sempre una occupazione abusiva. Casapound, il jolly per tutte le stagioni Naturalmente non poteva mancare il paragone con Casapound: “Sgomberano il Leoncavallo e non toccano loro!”. Un classico intramontabile, il jolly che funziona sempre. Peccato che lo stabile romano sia effettivamente in lista d’attesa e che l’ordine di sgombero segua criteri decisi già anni fa. Ma, si sa, il dettaglio burocratico non scalda i cortei come lo slogan gridato in piazza. In attesa delle barricate vintage Così, dopo 31 anni di occupazione, la saga del Leoncavallo torna a infiammare i cuori ribelli. Già si annunciano barricate e manifestazioni, come nel ’94: sarà una sorta di rievocazione storica, ma senza costumi d’epoca. Milano avrà quindi la sua piccola “Notte dei forconi”, per rivendicare il diritto a vivere in spazi sottratti alla legalità in nome di un generico “movimento dal basso”. Intanto, le pietre continuano a volare, non si sa se più verso il governo o verso il buon senso. E forse aveva ragione la vecchia canzone: qualunque cosa fai, sempre pietre in faccia prenderai. Giuseppe Arnò   Foto: licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication

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Missione in Canada per Goffredo Palmerini, nel mese del Patrimonio Italiano

Lo scrittore negli eventi della Federazione Abruzzese di Ottawa, dall’Abruzzo anche il sindaco di Pretoro   L’AQUILA – Pronto a partire per Ottawa il giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, dove parteciperà dal 25 giugno alle iniziative culturali del Mese del Patrimonio Italiano in Canada (June Italian Heritage Month), programmate nella capitale canadese. Su invito della Federazione delle Associazioni Abruzzesi di Ottawa, diversi eventi culturali lo vedranno personalmente coinvolto, promossi dall’Italian Canadian Community Centre presieduto da Angelo Filoso, come pure incontri con la comunità italiana e con la stampa (CHIN Radio Ottawa, Radio Globo Italia, Tele 30 e il settimanale L’Ora di Ottawa di cui è collaboratore). Resterà ad Ottawa fino al 1 luglio, per poi recarsi a Montreal.         Nell’ambito delle iniziative in programma c’è la presentazione del volume “Radici”, scritto a quattro mani da Diego Giangiulli e Fabrizio Fanciulli, rispettivamente Sindaco e Assessore alla Cultura di Pretoro, magnifico borgo in provincia di Chieti abbarbicato ai contrafforti della Maiella, annoverato nel Club dei Borghi più belli d’Italia. Il libro, pubblicato sia in italiano che nella versione inglese “Roots”, riporta storie di vita di emigrati pretoresi raccolte dai due amministratori nel 2023 durante una precedente missione ad Ottawa. Il caso di Pretoro è davvero singolare nell’emigrazione abruzzese: comune di 865 abitanti, nella capitale canadese risiedono circa 2500 pretoresi, giunti nel grande Paese nordamericano con le ondate migratorie del secondo dopoguerra. I due amministratori, con una rappresentanza di Pretoro, saranno ad Ottawa dal 25 giugno al 4 luglio per l’intero ciclo delle manifestazioni.   Il libro “Radici”, con una Prefazione di Goffredo Palmerini sull’emigrazione abruzzese in Canada, sarà presentato il 27 giugno presso l’Ottawa Conference and Event Centre e il 29 giugno al Father Jerome Centre, con gli interventi degli autori Diego Giangiulli e Fabrizio Fanciulli, presente la stampa canadese, in un incontro moderato da Goffredo Palmerini. Agli eventi di Ottawa saranno presenti numerosi emigrati, anche di seconda e terza generazione. La comunità abruzzese, d’altronde, è una delle comunità regionali italiane più numerose e dinamiche nella capitale del Canada.   “Radici” rappresenta il secondo step del più ampio progetto “La Valigia di Cartone”, nato per esplorare e preservare la memoria dell’esodo migratorio abruzzese. Dopo una serie di eventi organizzati nell’estate scorsa a Pretoro, il libro si inserisce come tassello fondamentale in questa raccolta storica, documentale e testimoniale. Per l’occasione, sarà replicata ad Ottawa anche la mostra allestita lo scorso agosto a Pretoro, con parte del materiale originale raccolto: lettere, passaporti, permessi, visti, biglietti aerei e fotografie degli emigrati.   Tra i vari eventi con la comunità abruzzese, che conta molte associazioni tra le quali quella pretorese è tra le più cospicue, ci sono le iniziative programmate dal Centro Abruzzese Canadese Inc. – due anni fa ha celebrato il 50° di fondazione ricevendo il plauso dell’allora premier Justin Trudeau – con la Presidente Lucia Alloggia e il Consiglio direttivo, e con l’infaticabile past President Nello Scipioni, pietra miliare del Centro. Di significativa rilevanza è il meeting istituzionale, l’incontro con il Sindaco di Ottawa, Mark Sutcliffe, il 30 giugno alle 10.   Infine un’annotazione: nella progettazione e organizzazione degli eventi di Ottawa non si può non sottolineare l’impegno trascinante e la determinazione profusi da Angelo Filoso, imprenditore di talento, nonché editore del settimanale L’Ora di Ottawa e di Radio Globo Italia, emigrato da Pretoro in Canada negli anni Cinquanta insieme ai fratelli Antonio, Luigi e alla sorella Assunta. Oltre ad essere un vulcano di iniziative nel preservare la memoria della nostra comunità, Filoso è un autentico mecenate.   Goffredo Palmerini

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Premio Nazionale Pratola 2025, uno straordinario successo

  Il reportage della manifestazione nello splendido scenario dell’Abbazia morronese a Sulmona   di Goffredo Palmerini     SULMONA – Si rivela tutta insieme, nella sua magnificenza, al visitatore che vi arriva. Se è con il sole del pomeriggio avviato a scendere verso il tramonto, l’imponente complesso dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone restituisce un colore dorato che ne esalta le architetture. “Un tesoro d’arte e di storia – scriveva lo storico Mario Setta, che ben la conosceva da vicino –, di bellezze e di sevizie: l’abbazia celestiniana, la più grande dell’Italia centrale, situata in Badia di Sulmona, un fabbricato a pianta rettangolare di m.119 ×140). All’arrivo di Fra Pietro Angelerio, nel 1241, c’era una cappella dedicata a S. Maria, che cercò di ampliare. In seguito, verso la fine del XIII secolo, fu costruita una chiesa dedicata allo Spirito Santo, con convento annesso, sulla base dello stretto rapporto che Fra Pietro aveva stabilito con la teoria di Gioacchino da Fiore (1130-1202). Una teoria teologica d’avanguardia e che dimostra come Celestino V papa non fosse di “scarsità di dottrina”, come dichiara nel testo delle dimissioni. Nell’abbazia sono visibili diverse rappresentazioni pittoriche della colomba, simbolo dello Spirito Santo. Secondo Gioacchino da Fiore, la storia degli uomini si basa sul modello della Trinità, scandito in tre tappe: èra del Padre, predominio della Legge e della schiavitù; èra del Figlio, predominio della Grazia; èra dello Spirito Santo, predominio dell’Amore, della libertà, della Pace, un’èra in cui avrebbe avuto luogo l’avvento del ‘Papa Angelico, il successore di Pietro che si eleverà in sublimi altezze’, al quale ‘sarà data piena libertà per rinnovare la religione cristiana e per predicare il Verbo di Dio… la gente non sguainerà la spada contro i propri simili e nessuno si addestrerà alla battaglia’. […]. All’interno dell’abbazia c’è la chiesa a croce greca, che presenta due pregevoli opere in legno: l’organo, eseguito dal milanese G. Battista Del Frate nel 1681 e il coro di Leonardo Macchione di Pacentro. E la Cappella Caldora, con affreschi attribuiti a Johannes de Sulmona e in una nicchia ad arco semicircolare il monumento sepolcrale dei Caldora, scolpito nel 1412 da Gualterius de Alemania”. È in questo gioiello dell’architettura religiosa abruzzese – che fu casa generalizia dei Celestini di Pietro del Morrone e che con gli eremi costituisce in Abruzzo uno straordinario unicum – dove sabato 14 giugno, in un meriggio di luce e un cielo terso che orla di blu il monte Morrone e le altre cime d’intorno alla Valle Peligna, si tiene la XVI edizione del Premio Nazionale Pratola. Organizzato dall’Associazione culturale Futile Utile, ne sono anima e motore i giornalisti Ennio e Pierpaolo Bellucci. Quando vi arrivo, qualche minuto dopo le 17, la facciata della chiesa risplende. La navata è interamente esaurita in ogni ordine di posti, come lo sono le due cappelle del transetto. E già la voce splendida del soprano Chiara Tarquini riempie con note di velluto l’ampio tempio celestiniano. Presente al completo la rappresentanza peligna nelle Istituzioni: la senatrice Gabriella Di Girolamo, la vicepresidente del Consiglio Regionale Marianna Scoccia e la consigliera Antonietta La Porta, i primi cittadini Antonella Di Nino di Pratola Peligna e Luca Tirabassi di Sulmona, fresco d’elezione e d’insediamento della sua Amministrazione. Dopo un po’ arriva da Castel di Sangro anche il presidente della Provincia, Angelo Caruso. Presente il vescovo di Sulmona Valva, Mons. Michele Fusco, e tutte le autorità militari e delle Forze dell’ordine nella città di Ovidio. Nelle prime file, a sinistra, gli insigniti del Premio 2025. A condurre l’evento, con la consueta bravura, è il giornalista Enrico Giancarli, in diretta televisiva su Rete 8, la testata per la quale lavora. Madrina d’eccezione del Premio per l’edizione 2025 l’inviata del TG1 Stefania Battistini, impegnata all’estero sui fronti di guerra, e un Testimonial davvero di rango elevato, qual è il poeta, scrittore e traduttore Hafez Haidar, due volte candidato al Nobel per la Pace e per la Letteratura. Impossibilitato a presenziare, il prof. Haidar ha inviato dalla Brianza un videomessaggio molto intenso, che richiama e invoca il dialogo e la pace, specie in questo tempo insanguinato dalla guerra in Medio Oriente, dall’orrore del pogrom del 7 ottobre e soprattutto dal massacro di innocenti nella striscia di Gaza, vittime dei bombardamenti israeliani, delle privazioni e della fame. Sono seguiti i saluti delle Istituzioni, concordi nel rilevare l’eccellenza di un Premio che anno dopo anno accresce il suo prestigio e travalica con la sua eco positiva anche in confini nazionali. Toccante il saluto di Mons. Fusco, che sceglie non le sue, ma le parole di pace di papa Francesco, ascoltate in piedi come una preghiera, in un moto spontaneo di condivisa invocazione. Non formale il saluto di Ennio e Pierpaolo Bellucci, che al fardello delle difficoltà ogni anno da superare oppongono la tenacia, la determinazione e soprattutto la passione. Non si comprende perché mai Ennio affermi che questa XVI edizione è per lui l’ultima. L’uomo ha una cifra tutta singolare, in cui la serietà e la facezia hanno un confine assai sottile, laddove spesso l’ironia sopravanza. D’altronde è sua la creatura e l’annuncio di staccarsene ha più il sapore d’una provocazione a chi deve intendere. Ma ora è tempo di consegnare i riconoscimenti ai vincitor. Il primo è alla memoria dell’artista cui il Premio è dedicato: Marcello Mariani, un grande Maestro dell’arte informale, scomparso nel 2017. Marcello Mariani era nato a L’Aquila nel 1938. Allievo di Fulvio Muzi, si era formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando al teatro San Carlo i suoi primi lavori di scenografia. Nei primi anni Sessanta viaggia in Europa, conosce artisti a Berlino, ad Amburgo tiene una mostra personale. A Parigi conosce Sartre e gli esistenzialisti. Rientrato in Italia, nell’ambiente romano conosce Boille, Manzoni, Rotella, Lisi e Rauschenberg.  Con Rauschenberg intesse dialoghi franchi ed istintivi sulla pittura e sulla cultura. Con Boille, Lisi, Manzoni e Rotella vive gli anni infuocati delle contestazioni giovanili. Inizia ad insegnare all’Istituto Statale d’Arte dell’Aquila. Tra gli anni ’60 e ’70 si dedica con slancio alla

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“Love Story all’americana: Trump & Musk, dal ‘Ti amo’ al ‘Ti querelo’ in 12 mesi”

Analisi sarcastica del divorzio dell’anno Erano la “strana coppia” della politica contemporanea: uno con la valigetta nucleare, l’altro con un razzo per fuggire su Marte. Donald Trump ed Elon Musk si erano giurati amore eterno, o almeno finché incentivi e commesse governative non li separassero. Spoiler: li hanno separati. In un anno siamo passati dal bacio accademico con tanto di “chiave d’oro” della Casa Bianca a una raffica di post al napalm su X (ex Twitter, ex social, presto forse ex realtà). Il tycoon e il magnate si sono lanciati epiteti che nemmeno in un reality con opinionisti stanchi: “ingrato”, “bugiardo”, “impazzito”, e l’immancabile “Trump è nei file di Epstein”. Per ora, nessuno ha ancora minacciato di “togliere il follow”, ma non escludiamo sviluppi. Trump, presidente-influencer part-time, ha dichiarato in pieno stile divorzista: “Non so se avremo più una grande relazione”. Traduzione: si è già tenuto il cane, la Tesla, e forse anche il codice nucleare. Musk, invece, si è sfogato su X lanciando un sondaggio in cui chiede se sia ora di fondare un nuovo partito. L’84% ha detto sì, ma d’altronde su X votano anche i bot di Neuralink, quindi la statistica è da prendere con un chip nel cervello. Il “Big Beautiful Bill” — un nome che pare uscito da un cartone animato o da una marca di hot dog — è stato il colpo di grazia: una legge approvata “nel cuore della notte”, stile colpo di Stato sudamericano, con Musk che afferma di non saperne nulla. Lui, che nella Casa Bianca aveva un badge più usurato di quello del maggiordomo. Nel frattempo, mentre Musk brucia 100 miliardi di dollari in Borsa come se fossero marshmallow, Trump lo accusa di volere più incentivi per l’auto elettrica. Elon risponde: “Grassa e brutta” è la legge. Ma la vera domanda è: parlava della legge o della loro relazione? Non pago, Musk rilancia: “Trump dovrebbe essere sottoposto a impeachment e sostituito da JD Vance”. Proposta così casuale che sembra uscita da un bigliettino della fortuna. Ma ormai è guerra totale, e la SpaceX minaccia addirittura di ritirare la navicella Dragon, cioè l’unico mezzo americano affidabile per andare nello spazio senza usare Google Maps. Il divorzio tra questi due giganti non è solo gossip da Oval Office: è la fine di un’era. Una fine con botte da orbi, tweet velenosi, e il rischio concreto che l’America si ritrovi senza razzi spaziali ma con un nuovo partito populista formato da Elon e, probabilmente, un’intelligenza artificiale che gli fa da vice. E noi? Noi raccoglieremo i cocci. I cocci della democrazia, dei mercati, delle navicelle spaziali e forse anche di un sogno: quello che i super-ricchi potessero convivere pacificamente nel giardino dell’impero, tra una deregulation e una bistecca al ketchup. Ma dai, in fondo… C’eravamo tanto amati. Giuseppe Arnò Credito foto: AI

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Spoleto – Leone d´oro a Eugenia Serafini

      A EUGENIA SERAFINI IL PREMIO LEONE D’ORO da Spoleto Meeting Art Speciale Progetto Cultura Venezia 2025   L’artista, scrittrice, performer di esperienza internazionale, docente universitaria e giornalista Eugenia Serafini è in questo 2025 tra le stelle che brillano nelle iniziative e nei riconoscimenti del Menotti Art Festival, che la vedono il 24 maggio alle ore 16 protagonista a Venezia, premiata dal Presidente Luca Filipponi con il prestigioso Leone d’Oro allo Spoleto Meeting Art Speciale Progetto Cultura Venezia 2025, Scoletta dei Callegari. Al premio si accompagna, in prestigiosa sede veneziana, a cura di Luca Filipponi, Paola Biadetti e Assunta Cuozzo, la Mostra personale “Mitologie del mondo: Sguardo a Oriente – Omaggio a Marco Polo”, che tanto successo di pubblico e critica sta incontrando dalla sua prima presentazione al Circolo degli Esteri della Farnesina e che a Venezia amplia la sua panoramica con un Omaggio a Marco Polo, per i 700 anni dalla sua morte. Lo straordinario viaggiatore, attraverso la Via della Seta, raggiuse la Cina aprendo possibilità inaspettate per Venezia e lasciò con la stesura de “Il Milione”, memorie storiche e personali di grande interesse. Serafini, Icaro, acrilici su tela Luca Filipponi ed Eugenia Serafini nell’Atelier dell’Artista Così la giornalista Silvana Lazzarino scrive di lei: “Armonia, vitalità ed entusiasmo, ma anche verità e sogno caratterizzano le opere di Eugenia Serafini dove la bellezza e il mistero del cosmo, così come il contesto umano e sociale con le sue fragilità, permettono a chi osserva di “entrare” in queste dinamiche per riscoprire come il senso di questa esistenza si celi dentro l’universo interiore. È nell’universo interiore che albergano nostalgie per affetti lontani, verità non dette, e il bisogno di cercare un appiglio verso quell’infinito che sfugge ma che richiama a nuova vita.  A questi linguaggi si unisce la forza della narrazione che la Serafini esplora e ricama attraverso la parola scritta e declamata, come per il Teatro di performance di cui citiamo la raccolta “Canti di cantaStorie” (Ediz, Artecom, Roma 2008) tradotti, commentati e pubblicati in lingua Araba sul Quotidiano Giordano “Gli Arabi Oggi”, 1998.  All’interno di quest’opera sono racchiusi testi di grande forza evocativa legati ad accadimenti significativi del XX secolo come “Donde estan?” dedicato alla tragedia dei Desaparecidos degli anni ’70 in America Latina o le “Migrazioni” a partire da quella italiana per giungere a quella in Australia, fino alle migrazioni contemporanee. E’ stata invitata a tenere stages o mostre/installazioni oltre in Italia, in diverse nazioni: U.S.A., Egitto, Francia, Romania, Macedonia, e nel 1998 ha fondato, con un gruppo di artisti internazionali e per la volontà del maestro romeno Horea Cucerzan, il Museo di Arte Contemporanea “Micu Klein” di Blaj, in Transilvania. Fonte: Goffredo Palmerini

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