Dall’Italia a Rio, un ponte di eccellenza: il Columbus International Award 2025

Sesta edizione del premio che celebra cultura, talento e identità italiana nel mondo.   IL COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD APPRODA A RIO DE JANEIRO: ECCELLENZA ITALIANA TRA ELEGANZA E PRESTIGIO     Il benessere, si sa, nasce anche dai legami autentici. Lo confermano le ricerche: chi dedica tempo agli altri, chi si impegna nel volontariato e nella comunità vive una vita più soddisfacente. È proprio questo spirito – quello della condivisione e del valore – a ispirare il Columbus International Award, il riconoscimento che celebra le personalità capaci di fare la differenza e portare alto il nome dell’Italia nel mondo. Alla sua sesta edizione, il prestigioso premio è sbarcato in Brasile, in una cornice d’eccezione: il Rio Olympic Golf Course, il più importante campo da golf del Paese e l’unico olimpico al mondo. Qui, il 2 agosto alle ore 16, si è svolta una cerimonia elegante e solenne, capace di coniugare orgoglio italiano e ospitalità brasiliana. Il Dott. Massimiliano Ferrara, ideatore, fondatore e anima del premio nonché Presidente di Fondazione ITALY, ha accolto i premiati e gli ospiti in un evento che ha lasciato il segno per stile e contenuti. Un discorso applaudito, partito dal mito di Cristoforo Colombo, ha reso omaggio alla cultura italiana, ai suoi protagonisti e a chi, ogni giorno, ne difende il valore nel mondo. Dopo i saluti ufficiali, la serata è entrata nel vivo con la consegna delle attestazioni di merito e dei raffinati piatti decorativi in ceramica personalizzati, autentiche opere d’arte firmate da Agostino Branca. Il tutto accompagnato da un ricco cocktail, in un’atmosfera di networking internazionale, con la presenza di una traduttrice per facilitare la comunicazione tra ospiti italiani e brasiliani. L’organizzazione ha visto la collaborazione di FERRARA – event & communication, Rio Olympic Golf Course, UNITED International Media Partners, ITALIAMIGA e naturalmente gli artisti e i professionisti che hanno contribuito alla riuscita di questa edizione. Un ringraziamento speciale a Edoardo Pacelli e Carlos Favoreto per il loro impegno. Anche quest’anno, il Columbus International Award ha potuto contare su 28 Media Partners Internazionali, tutti italofoni, a testimonianza della forza del network culturale e del Made in Italy nel mondo. Le sezioni premiate e i vincitori Amazing (personalità): Senatore Ney Suassuna, Edoardo Pacelli, Carlos Favoreto, Marco Lucchesi, Santino Ceraldi Excellence (aziende e istituzioni): Camera di Commercio Italiana a Rio, Ambasciata Italiana a Brasilia Media Operator: ASIB – Associazione Stampa Italiana in Brasile Community Service: SIBMS – Società Italiana di Beneficenza e Mutuo Soccorso Avviso: Chi non ha potuto partecipare potrà rivivere l’evento in diretta streaming sulla pagina ufficiale: facebook.com/ColumbusInternationalAward. Ancora una volta, il Columbus International Award ha ricordato al mondo quanto sia unica l’Italia: la sua cultura, il suo talento, il suo stile. Un viaggio che continua, celebrando eccellenza, passione e identità. Giuseppe Arnò Alcune foto dell´evento Foto: Lagazzetta italo brasiliana

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Corte di Lussemburgo, applausi e sipario

Altro che Paesi sicuri: l’Europa mette in scena una commedia giuridica che confonde poteri e regole del gioco. Chi scrive le regole del gioco democratico conosce bene il principio di separazione dei poteri: il Giudiziario giudica, il Legislativo legifera, l’Esecutivo governa. Peccato che a Lussemburgo abbiano trovato un’interpretazione creativa di Montesquieu, quella che potremmo definire versione espansa: il giudice giudica… e quando vuole riscrive le regole. Il caso è noto: la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la designazione di un Paese terzo come sicuro, anche se prevista da una legge nazionale, non è sufficiente. Deve sempre esserci la possibilità di revisione giudiziaria nel merito, caso per caso. Tradotto: la valutazione di sicurezza fatta da un governo, organo politico, responsabile davanti agli elettori, non basta più. Ora occorre il timbro della giurisdizione europea, che si erge ad arbitro finale di una valutazione che, per sua natura, è politica e non giudiziaria. Il problema è di metodo, prima ancora che di merito. Stabilire se un Paese è “generalmente sicuro” non è un esercizio accademico: è una scelta politica, che implica analisi diplomatiche, rapporti di intelligence, considerazioni strategiche. Elementi che sfuggono, e devono sfuggire, alla giurisdizione. Ma la Corte ha deciso di trasformare questa valutazione in un requisito giuridico, come se la sicurezza internazionale potesse essere trattata alla stregua di una clausola contrattuale. Non stupisce che anche Francia e Germania, non esattamente custodi del sovranismo italico,  abbiano preso posizione contro questa lettura. Berlino ha chiarito che un legislatore nazionale può designare un Paese sicuro tramite atto primario; Parigi ha ricordato la possibilità di introdurre eccezioni per categorie vulnerabili. Insomma, un approccio equilibrato e coerente con la direttiva 2013/32, che parla di “normativa”, non di decisioni giudiziali preventive. Ma la Corte, con elegante disinvoltura, ha preferito ignorare la ratio della norma e imporre la propria. E qui il nodo: non è solo una sentenza, è un cambio di paradigma. Si passa da un sistema dove il giudice garantisce diritti nel singolo caso, a uno in cui il giudice detta le condizioni di legittimità di una scelta politica generale. È ancora giurisdizione o è normazione mascherata? Montesquieu ammoniva: «Tout serait perdu si le même homme exerçait ces trois pouvoirs» (Tutto sarebbe perduto se il medesimo uomo esercitasse i tre poteri). Forse non immaginava che un giorno la frase andasse aggiornata così: «Tutto sarebbe confuso se il medesimo organo si prendesse gusto a farlo». Se questo non è un fallo di confusione di ruoli, poco ci manca. Forse, per coerenza con la logica sportiva che piace tanto all’Europa, non sarebbe male introdurre una regola: quando la Corte invade il campo, due turni di squalifica e ripasso obbligatorio di diritto costituzionale. Perché alla fine resta la domanda più classica, ma anche la più inquietante: chi controlla il controllore? Giuseppe Arnò

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Concerto Omaggio a Pino Daniele

Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello con il concerto “Omaggio a Pino Daniele” per la Rassegna Jazz del Brass Group allo Steri Hall                       Disponibili biglietti singoli #steri25 #rassegnajazz #ojs #brassgroup Info biglietteria www.bluetickets.it         La Rassegna Jazz allo Steri 2025 che porta la firma della storica Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group con la direzione artistica di Luca Luzzu, continua con successo. I riflettori dello Steri Concert Hall si accenderanno su un concerto pieno di ritmo e grinta con atmosfere sonore che riprendono la canzone italiana in chiave jazz. La Rassegna che propone 12 concerti unici e carichi di emozioni con alcuni tra i nomi più amati del panorama jazz e pop internazionale. Dal 19 luglio al 21 settembre, il Palazzo Chiaramonte Steri di Palermo sarà il luogo ideale per vivere l’emozione della grande musica sotto le stelle. Il 2 agosto alle ore 21.30 un altro grande concerto con una coppia big che calcherà il palco dello Steri. Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello con il concerto Omaggio a Pino Daniele. Un duo d’eccellenza per un viaggio tra standard, cinema e omaggi intensi a Pino Daniele. Fabrizio Bosso, uno dei trombettisti italiani più apprezzati, si unirà al pianista Julian Oliver Mazzariello per un concerto che renderà omaggio al grande artista napoletano Pino Daniele. La loro musica sarà un omaggio alla tradizione jazz e napoletana, con un tocco di modernità e creatività. Un amarcord in cui i due sono spronati a dare il meglio di loro stessi, infatti i momenti gustosi abbondano. Al di là delle prestazioni dei singoli, sempre livellata su standard qualitativi altissimi, i duetti sono da incorniciare e appendere in salotto. Fabrizio e Julian si conoscono da tanti anni, Mazzariello è stato infatti il primo pianista dell’High Five Quintet, formazione molto cara a Fabrizio per diversi anni. Un filo conduttore della performance è il rifiuto ostinato delle categorie musicali intese come mondi lontani e inconciliabili. Anche qui Fabrizio sa scovare brillantemente punti d’incontro fra generi e stili diversi, affiancato da Mazzariello, anche non nuovo certamente a sperimentazioni trasversali. Attingendo al repertorio musicale universale, dalla tradizione jazzistica al Brasile, fino alla canzone d’autore, Fabrizio e Julian riescono a condurre il pubblico in un viaggio magico, in una miscela di tensioni e distensioni, improvvisazioni magnifiche, lirismo ed energia catturando l’ascoltatore e avvolgendolo nel loro incantevole suono.   Il 5 agosto alle ore 21.30 sarà la volta di un altro grande artista nazionale Joe Barbieri con il concerto Big Band. Il cantautore raffinato che ha conquistato il mondo con poesia, eleganza e contaminazioni tra jazz, world music e canzone d’autore. Joe Barbieri, noto per la sua voce calda e suggestiva, offrirà un concerto che sarà un viaggio attraverso la sua musica, tra poesia e melodia. La sua voce sarà accompagnata da strumenti acustici e atmosfere sonore che creeranno un’atmosfera intima e suggestiva. Joe Barbieri è un’affascinante anomalia. Un outsider che al di fuori del binario dell’industria si è saputo costruire un percorso personale – all’estero come in Italia – e che è riuscito nel raro esercizio di convogliare il genuino apprezzamento di colleghi, critica e pubblico. Barbieri ha all’attivo 7 album di brani originali (“In Parole Povere” 2004, “Maison Maravilha” 2009, “Respiro” 2012, “Cosmonauta Da Appartamento” 2015, “Origami” 2017, “Tratto Da Una Storia Vera” 2021 e l’ulitmo arrivato “Big Bang” 2025), oltre a due album dal vivo (“Maison Maravilha Viva” 2010 e “Tratto Da Una Notte Vera” 2022 – quest’ultimo voluto da Barbieri per celebrare i propri 30 anni di carriera), due dischi-tributo dedicati ai suoi numi tutelari nel jazz – ovvero Chet Baker (“Chet Lives!” 2013) e Billie Holiday (“Dear Billie” 2019) – ed una monografia cesellata intorno alla Canzone Napoletana (“Vulío” 2024). La sua musica è pubblicata in molti Paesi del mondo, e la sua personale cifra stilistica – che lega la canzone d’autore al jazz e alla musica world – lo ha portato nel corso degli anni ad incrociare collaborazioni con colleghi in ciascuno di questi ambiti (da Pino Daniele a Omara Portuondo, da Stacey Kent a Luz Casal, da Jorge Drexler a Jaques Morelenbaum) ed a calcare alcuni tra i palchi più prestigiosi del pianeta. Tra i gli autori italiani maggiormente apprezzati, Joe Barbieri ha spesso prediletto negli anni come interpreti le voci femminili. Il 7 agosto alle ore 21.30 Richard Galliano & Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Domenico Riina con il concerto Viaggio. L’unico jazzista che esista al mondo che incide per la Deutsche Grammophone e su questo lo stesso musicista dichiara “Essere un artista Deutsche Grammophon mi permette di far conoscere la fisarmonica ad un pubblico più ampio, superando gli stereotipi e dimostrando la sua versatilità. Credo che ogni strumento debba avere la libertà di esplorare generi diversi, senza confini“.  ra i grandi nomi che arricchiscono il cartellone risplende proprio quello del fisarmonicista di origini italiane. «Richard Galliano ha cambiato il corso della storia della fisarmonica. Possiamo parlare del prima e del dopo Galliano» così viene considerato da Yasuhiro Kobayashi, fisarmonicista e collaboratore musicale della cantante Bjork. E Galliano stesso dichiara “Era il mio desiderio più caro: dare un giusto spazio a questo strumento, ingiustamente qualificato come il “pianoforte dei poveri”, mentre la mia fisarmonica è sempre stata uno “Steinway con le cinghie”. Deciso a ripristinare l’immagine del mio strumento, ho lasciato il mio villaggio natale e sono “salito a Parigi” come molti altri. Lì ho avuto la possibilità di incontrare artisti che mi hanno subito dato fiducia, tra cui i fisarmonicisti come Joss Baselli e André Astier, i cantanti come Claude Nougaro, Serge Reggiani e Barbara, i jazzisti come Chet Baker, Charlie Haden, Ron Carter e Michel Portal…Poi, all’inizio degli anni Ottanta, c’è stata la collaborazione e la nascita di un’amicizia con Astor Piazzolla, e una stretta collaborazione per diverse creazioni “Familles d’Artistes”, “Le Songe d’une Nuit d’Été”, “Trois Préludes pour accordéon de concert”, “Ballet Tango per quattro fisarmoniche”. Galliano interviene sul concerto ospite del The Brass Group dichiarando “Conosco la Fondazione Orchestra Jazz Siciliana e il Maestro Garsia per avere suonato a Palermo nel 1993 e

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Sull´uso del “Made in Italy”

Federitaly segnala all’AGCM la pubblicità ingannevole di TEMU sull’uso del “Made in Italy”   La Federazione nazionale Federitaly, impegnata nella tutela e promozione del vero Made in Italy nel mondo, ha presentato una formale segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per denunciare una campagna pubblicitaria della piattaforma di e-commerce TEMU, ritenuta potenzialmente ingannevole per i consumatori italiani.     Nella pubblicità in oggetto – diffusa da giorni tramite banner online e canali social – compare in evidenza la dicitura “Made in Italy”, lasciando intendere che i prodotti venduti su TEMU siano progettati e realizzati in Italia. Una rappresentazione ritenuta falsa e fuorviante, in quanto la piattaforma risulta riconducibile a un gruppo cinese (PDD Holdings), con sede legale e logistica extra-UE, e i prodotti proposti sono notoriamente di origine asiatica, privi di qualsiasi tracciabilità italiana o certificazione legata al Made in Italy. “Il nostro sistema produttivo vive grazie a migliaia di micro e piccole imprese italiane che rispettano le regole, curano la qualità e portano avanti la tradizione manifatturiera del nostro Paese – ha dichiarato il Presidente di Federitaly, Carlo Verdone – Non possiamo permettere che il concetto stesso di Made in Italy venga svilito da operazioni di marketing ingannevoli. Abbiamo il dovere morale e civile di intervenire”. La segnalazione è stata trasmessa dall’Avv. Maria Stella Russo, legale incaricato da Federitaly, che ha chiesto all’Autorità di verificare la legittimità della comunicazione promozionale diffusa da TEMU e di valutare l’adozione di eventuali misure sanzionatorie. Il Segretario Nazionale di Federitaly, Lamberto Scorzino, ha sottolineato: “Ci troviamo ancora una volta di fronte a un abuso sistematico della dicitura Made in Italy. Senza una normativa nazionale efficace, accompagnata da sanzioni realmente dissuasive, chiunque potrà continuare a sfruttare impunemente un marchio che appartiene al patrimonio economico e culturale dell’Italia. Federitaly continuerà a denunciare pubblicamente questi abusi e a battersi nelle sedi istituzionali per una legge seria a tutela del vero Made in Italy”. Federitaly rinnova dunque il suo appello alle istituzioni affinché si arrivi in tempi rapidi a una legge nazionale chiara e stringente sull’uso della dicitura “Made in Italy”, e invita i consumatori a prestare la massima attenzione a ciò che acquistano online, soprattutto quando le promesse sembrano troppo belle per essere vere. Il Made in Italy è una cosa seria. Va protetto, non svenduto. Domenico Letizia  Direttore, giornalista e communication manager. Esperto di marketing territoriale, d’impresa e istituzionale mail: [email protected] 

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Il Cardinale delle Radici Ritrovate: Francis Leo tra Paola e Montalto, pellegrino d’anima e di storia

Dal Santuario di San Francesco alla Madonna della Serra, il porporato canadese riscopre i luoghi della fede calabrese, delle sue origini e della missione Ardorina. Una visita segnata da spiritualità, identità e partecipazione delle comunità locali. dal nostro corrispondente Prof. Giuseppe Trotta Paola – Montalto Uffugo (14-15 luglio 2025)Un viaggio nel cuore della fede e delle radici, quello vissuto dal cardinale Francis Leo, arcivescovo metropolita di Toronto, nei giorni 14 e 15 luglio in Calabria. Due giornate scandite dalla preghiera, dalla memoria e dall’incontro con le comunità che da secoli custodiscono valori spirituali, arte sacra e un profondo senso di appartenenza. Il 14 luglio, il porporato canadese è tornato a Paola dopo ben 33 anni, per rivedere i luoghi legati a San Francesco, patrono della Calabria e figura amatissima anche tra gli emigrati. Alle ore 19, nel maestoso Santuario del Santo, ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa votiva. A seguire, ha partecipato alla processione per le vie della città, accanto ai fedeli in festa e ai numerosi pellegrini accorsi per l’evento. Il giorno successivo, 15 luglio, l’alto prelato ha raggiunto Montalto Uffugo, dove è stato accolto con calore dalla famiglia dei Pii Operai Catechisti Rurali (Ardorini), fondata dal venerabile don Gaetano Mauro, figura profetica del Novecento ecclesiale. Qui ha celebrato la Santa Messa nel Santuario della Madonna della Serra, tra i più antichi e simbolici della regione (sorto nel 1227, restaurato in forme neoclassiche dopo il sisma del 1854), che conserva una venerata statua mariana e affreschi barocchi di rara bellezza. Non si è trattato solo di un momento liturgico, ma di un vero ritorno spirituale e storico: Leo ha infatti visitato il Museo Ruggiero Leoncavallo, l’unico in Italia completamente dedicato al musicista e compositore Ruggiero Leoncavallo, e naturalmente i luoghi dove visse e operò don Mauro, riconoscendo il valore pastorale di Montalto come “laboratorio d’avanguardia per una Chiesa in uscita”, secondo le parole del superiore generale padre Salvatore Cimino. Alla cerimonia hanno partecipato anche diverse autorità civili, a testimonianza della forte valenza comunitaria dell’evento: i sindaci di Montalto Uffugo, Lattarico, Rota Greca, Santo Stefano di Rogliano e San Donato di Ninea – quest’ultimo, in particolare, luogo d’origine degli antenati del cardinale Leo. Dopo la Messa si sono tenuti incontri con le autorità, i religiosi e i tantissimi fedeli giunti da tutta la regione. Nato a Montréal il 30 giugno 1971 da genitori italiani, Leo è stato creato cardinale nel 2024 dal compianto papa Francesco, che gli ha affidato il titolo cardinalizio di Santa Maria della Salute a Primavalle. Con sangue irpino e cosentino nelle vene – la madre originaria di San Martino Valle Caudina (AV), il padre di Belvedere Marittimo (CS) – l’attuale metropolita di Toronto mantiene un legame fortissimo con le sue origini. Nel suo ministero ha sempre avuto a cuore la diaspora italiana e in particolare la missione degli Ardorini in Canada, che furono accompagnati proprio dal venerabile don Gaetano Mauro. “La fede e la comunità vanno insieme – ha detto Leo – e per diventare santi bisogna vivere il Vangelo al 100%, con e per Gesù”. Una visita che ha unito spiritualità, affetto popolare e orgoglio identitario. A Montalto Uffugo, tra colline che sfiorano il Parco della Sila e una cucina contadina che parla ancora il linguaggio della terra, il cardinale Leo ha ritrovato non solo i luoghi della fede, ma un popolo che continua a camminare, radicato nella memoria e aperto al futuro.                                      

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Reportage da ottawa, gli eventi promossi dalla Federazione Abruzzese del Canada

  Pretoro, Rapino e Montelapiano rafforzano i legami con le loro comunità nella capitale canadese   di Goffredo Palmerini     L’AQUILA – Si torna sempre con il pieno di emozioni quando s’incontrano le nostre comunità all’estero. Qualcosa si lascia quando si va in visita, ma soprattutto molto ci è donato, in termini di conoscenza, scoperta e valorizzazione delle radici. Lo è stato ancor più questa volta, con la missione che i sindaci di tre borghi dell’Abruzzo montano, Pretoro, Rapino e Montelapiano, hanno svolto dal 25 giugno al 4 luglio ad Ottawa – nel mese dedicato al Patrimonio culturale italiano -, su invito della Federazione Abruzzese del Canada Inc. presieduta da Olimpia Bevilacqua. Da Pretoro il sindaco Diego Giangiulli con l’assessore alla Cultura Fabrizio Fanciulli, da Rapino il sindaco Mario Santovito con il consigliere comunale Adriano Pasquale, da Montelapiano il sindaco Arturo Scopino, sono giunti nella capitale del Canada per incontrare la forte comunità abruzzese – quasi 15 mila residenti – ma soprattutto le cospicue presenze di emigrati che nel secondo dopoguerra, lasciati quei borghi montani, hanno costituito ad Ottawa comunità ben più numerose che in Abruzzo.         Caso emblematico è Pretoro, paese arroccato alle falde della Maiella e annoverato nel Club dei Borghi più belli d’Italia, che oggi conta 865 abitanti quando ad Ottawa ne risiedono ben oltre 2.500. Gli amministratori del comune di Pretoro, in due precedenti missioni nel 2022 e 2023, questa realtà l’hanno verificata e approfondita con un progetto di ricerca denominato “La valigia di cartone” che ha portato alla raccolta, nel novembre 2023, di 22 interviste, testimonianze significative di pretoresi emigrati ad Ottawa. Quel lavoro di ricerca di Diego Giangiulli e Fabrizio Fanciulli è ora diventato un libro, “Radici” edito da Etabeta, anche tradotto e pubblicato in inglese “Roots”. Il volume, oltre ad una approfondita descrizione storica dell’emigrazione italiana in Canada, reca un’introduzione del prof. Gilles Bibeau, antropologo dell’Università di Montreal, una mia Prefazione sull’emigrazione abruzzese e una Postfazione dell’insigne studioso Antonio Bini, direttore editoriale del periodico Abruzzo nel mondo. Proprio questo libro è stato motivo della missione, fortemente voluta da Angelo Filoso, imprenditore di valore e di successo in Canada, nonché editore e direttore del mensile L’Ora di Ottawa e di Radio Globo Italia, presidente della Fondazione Leonardo da Vinci e dell’Italian Canadian Community Centre. Originario di Pretoro, Filoso è un vero mecenate nel valorizzare il contributo italiano nella vita sociale e culturale in Canada, come nel rafforzare ad Ottawa i legami tra la comunità abruzzese e l’Abruzzo. Egli stesso ha fatto sì che l’importante documentazione raccolta con il progetto, costituita da documenti personali degli emigrati, atti di richiamo, biglietti di navigazione, certificazioni per l’espatrio, fotografie, manifesti pubblicitari delle compagnie di navigazione, in parte riportati in appendice al libro, sia diventata anche una mostra su grandi pannelli, esposta durante i principali eventi comunitari. Al nutrito programma approntato dalla Federazione Abruzzese del Canada hanno collaborato il Centro Abruzzese Canadese Inc., presieduto da Lucia Alloggia, e Villa Marconi, l’imponente struttura realizzata dalla comunità italiana di Ottawa come Residenza per anziani e Centro di iniziative sociali, presieduta da Antonio Mariani, imprenditore originario di Montelapiano. Il progetto avrà un nuovo step con la realizzazione di un video con le interviste integrali raccolte durante la missione del novembre 2023.                                                       Ora veniamo al report degli eventi che si sono susseguiti dal 24 giugno, giorno d’arrivo di chi scrive ad Ottawa su invito personale di Angelo Filoso e della Federazione Abruzzese del Canada. Volo Air Canada 893 da Roma, arrivo in perfetto orario a Montreal, rapide operazioni d’immigrazione alle postazioni elettroniche, in mezz’ora recupero il bagaglio e sono all’uscita. Trovo ad accogliermi Nello Scipioni – già dirigente d’un importante sindacato operante in Canada e Usa, attuale membro del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM)-, punto di riferimento della comunità abruzzese di Ottawa per essere stato per molti anni presidente del Centro Abruzzese Canadese Inc. Con lui, originario di Camarda, frazione del Comune dell’Aquila, la moglie Maria, come me nata a Paganica, popolosa frazione aquilana. Nello e Maria, un’amicizia fraterna e antica, sono i miei ospiti a Ottawa. Con loro, bella e inattesa sorpresa, c’è Guido Piccone, esponente dell’associazionismo abruzzese a Montreal, già componente del CRAM nel precedente mandato. È venuto a salutarmi, è un caro amico. Giusto il tempo di un drink e partiamo per Ottawa. Fuori l’aeroporto ci aspettano i 40° di Montreal, sono giorni di gran calura nel Quebec, ma già durante il viaggio, quando con Nello e Maria ci aggiorniamo sulle ultime novità in Abruzzo, un provvidenziale acquazzone provvede a riportare la temperatura a livelli più accettabili, come s’avverte all’arrivo nella loro bella casa nell’hinterland di Ottawa. L’indomani, mercoledì 25 giugno, con Nello andiamo a CHIN Ottawa, emittente Radio Tv fondata nel 1966 a Toronto da Johnny Lombardi, un pilastro importante della comunicazione multiculturale canadese, che trasmette in ben 33 lingue. L’emittente propone anche programmi regionali italiani. Quello abruzzese, condotto da Olimpia Bevilacqua, va in onda ogni mercoledì dalle 11 alle 12. La sede CHIN nella capitale è affidata a Francesco Di Candia, direttore di immediata empatia, giornalista di rango e manager. Lo incontriamo in redazione, è sempre un piacere scambiare con lui pensieri ed osservazioni. Sono le 10 e mezza, ci offrono un buon caffè espresso italiano. Olimpia prepara il suo programma con molta passione, come dimostra la cura della sua scaletta, che mi mostra chiedendomi come mi regolerò. Le dico che parlerò dell’Aquila Capitale italiana della Cultura, della sua ricostruzione, di Celestino V e della Perdonanza, del Turismo delle Radici, delle meraviglie dell’Italia e dell’Abruzzo, del valore dell’emigrazione abruzzese anche attraverso il libro “Radici” di Diego Giangiulli e Fabrizio Fanciulli, infine di questa mia quinta visita alla comunità di Ottawa. Lei chiederà a Nello Scipioni una breve presentazione dell’ospite, ogni tanto anche lui va a condurre il programma in assenza di Olimpia. Con il tecnico

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Sicilia Jazz Festival volano del turismo in Sicilia

  Promosso dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo   Il palco del SJF accoglie Jazzmeia Horn e l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Piero Romano 2 luglio ore 21.30 Teatro di Verdura  SJF 2025: online le prevendite  Ampio spazio anche ai Conservatori di Palermo, Ribera, Catania, Messina, Trapani protagonisti con le classi di jazz e le loro orchestre al Real Teatro Santa Cecilia, al Ridotto dello Spasimo e allo Steri.     Il testimone del Sicilia Jazz Festival passa alla cantante, apprezzatissima in tutto il mondo, Jazzmeia Horn. Altri importanti incontri in programma anche al Village ed in tutta la Sicilia per la promozione del territorio monumentale, artistico e culturale. Il Sicilia Jazz Festival quale volano del turismo in Sicilia, rappresenta così un palcoscenico privilegiato per la internazionalizzazione e la promozione del jazz, coinvolgendo artisti e delegazioni da tutto il mondo grazie ad un’interessante programmazione di eventi ed iniziative dando spazio alle eccellenze dei giovani studenti dei cinque Conservatori siciliani. Jazzmeia Horn si esibirà il 2 luglio alle ore 21.30 al Teatro di Verdura. Con una maturità e fiducia vocale che va ben al di là dei suoi anni, con un timbro schietto che ricorda quello di Nina Simone, Jazzmeia Horn, sul palco con l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Piero Romano approda nella scena musicale internazionale rivelando un indiscusso talento. Vincitrice del prestigioso Thelonius Monk International Vocal Jazz Competition 2015, Jazzmeia, è pronta a prendere posto al fianco dei migliori jazz vocalist di oggi. Naturalezza e sguardo verso un moderno approccio alla vocalità sono alcune delle caratteristiche della sua arte. Nata a Dallas nel 1991, Jazzmeia Horn è cresciuta in una famiglia di talenti musicali, ed è stata sua nonna, una pianista amante del jazz, a darle il suo particolare nome. Anche il Village protagonista del SJF, un quadrilatero del centro città con importanti luoghi storici come Palazzo Chiaramonte Steri, il Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo, il Real Teatro Santa Cecilia e il Teatro di Verdura di Villa Castelnuovo e da quest’anno si aggiunge anche l’Orto Botanico,  rappresenta la fucina di cultura artistica dove si esibiscono non solo i musicisti residenti ma anche le giovani eccellenze dei cinque conservatorio siciliani e i musicisti dei paesi internazionali partners del SFJ. In occasione della quinta edizione del Sicilia Jazz Festival, la collaborazione con il World Jazz Network, fondato dal noto musicista Alexander Beets, le cui relazioni internazionali sono curate da Fabio Lannino, si traduce nella presenza di autorevoli delegazioni provenienti da Olanda (Licks and Brains Big Band), Polonia (Sylwester Ostrowski One Voice), Isole Canarie – Spagna (La Local Jazz Band), e Bulgaria (Antonio Forcione & Cenk Erdogan), testimoniando una visione condivisa che fa del jazz un linguaggio universale capace di unire popoli, storie e tradizioni che identificano la nostra terra quale attrattore turistico. Questa rete culturale promuove il jazz come veicolo di connessione e inclusione, contribuendo al contempo alla valorizzazione e diffusione della cultura siciliana all’estero, nel segno dell’eccellenza artistica, della contaminazione creativa e dell’identità mediterranea. La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group, braccio operativo e artistico del SJF, consolida così il suo impegno nell’ambito dell’internazionalizzazione della musica jazz, attraverso una serie di attività che pongono la Sicilia al centro di un vivace azione non solo culturale e musicale, ma turistica. Il World Jazz Network include ben 40 paesi partecipanti e tra le collaborazioni in atto, si evidenziano i rapporti instaurati con festival internazionali come il Musician Paradise Amersfoort Jazz Festival, il Szechin Jazz Festival, il Canarias Jazz & Más International Festival, e il Jazz Plus Sophia Festival. Queste sinergie non solo favoriscono l’incontro tra artisti di diverse nazionalità, ma contribuiscono anche alla diffusione dell’attività turistica in Sicilia attraverso la cultura jazz a livello globale, sottolineando il carattere universale di questa forma d’arte, patrimonio dell’unimanità. Tutto ciò va ad arricchire il programma del Festival realizzato con un lavoro intenso e di alto profilo artistico, risultato dell’impegno straordinario profuso dal direttore artistico Luca Luzzu e dai quattro arrangiatori e cinque direttori d’orchestra: da Domenico Riina, direttore principale, a Paolo Lepore, Vito Giordano, Antonino Pedone e Piero Romano.   Al Village in programma il 2 luglio al Real Teatro Santa Cecilia alle ore 18:30 in programma il concerto di Sylwester Ostrowski “One Voice” feat. Dorrey Linn Lyles – Owen Hart – Dominique Sanders (Polonia/USA).  Il 3 luglio al Real Teatro Santa Cecilia alle ore 21:45 il concerto di Branko Markovic & Veljko Vujcic feat. Vito Giordano & Carmen Avellone (Serbia/Italia).  Il 4 luglio Real Teatro Santa Cecilia alle ore 18:30 Licks and Brains Big Band (Olanda), mentre il 5 luglio al Real Teatro Santa Cecilia alle ore ORE 21:45 in programma Kristina Miller (Russia) con “Jazz in Classical”. Sempre il 5 luglio un altro evento culturale al Real Teatro Santa Ceciclia alle ore 11:00 la presentazione del libro 1970 Romanzo di un anno irripetibile” di Adolfo Fantaccini con focus su “Il Palermo Pop Festival – Tra memoria e musica” A cura della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana The Brass Group. Info biglietteria www.bluetickets.it, www.tickettando.it, Rosanna Minafò Responsabile Comunicazione e Addetto Stampa Sicilia Jazz Festival 2024  

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Missili, bunker e messaggi cifrati: la lezione iraniana e il telegramma (non troppo criptato) agli amici di Washington

  Quando l’America parla, non sempre usa le parole: le bombe sono più rapide, i pacifisti tacciono e l’Europa fa finta di non vedere.     Gli Stati Uniti, quando vogliono farsi capire, non usano il galateo diplomatico. Niente lettere formali, niente email istituzionali e nemmeno tweet presidenziali in maiuscolo. Loro preferiscono i B-2 Spirit, le GBU-57 “spacca-bunker” e qualche Tomahawk spedito con ricevuta di ritorno. C’è posta per Xi, Putin e Kim Jong-un e non solo L’ultima spedizione ha avuto come destinatario l’Iran, ma il mittente – sia chiaro – voleva raggiungere ben altri indirizzi: Pechino, Mosca, Pyongyang e tutte le capitali dove si coltiva il sogno nucleare come un giardino privato. L’eleganza della minaccia perfetta L’incursione americana è stata, prima di tutto, uno spettacolo di tecnologia militare: bombardieri invisibili, sottomarini lanciamissili, portaerei schierate come in un videogioco e una tempistica che sembrava sincronizzata da un direttore d’orchestra. Non è stata solo un’azione militare: è stata una dimostrazione di forza raffinata. Un’operazione “chirurgica”, come piace chiamarla al Pentagono, che ha mandato fuori uso impianti strategici iraniani senza provocare – almeno per ora – un’escalation fuori controllo. Il messaggio? Chi pensava che l’arsenale americano fosse un gigante addormentato, incrostato di vecchi successi e impantanato in questioni interne, ora dovrebbe aggiornare le proprie convinzioni. Gli USA possono ancora colpire ovunque, con precisione spietata e senza rimetterci un solo soldato. Teheran come vetrina globale Certo, gli effetti a lungo termine restano da verificare: Fordow, Natanz ed Esfahan sono davvero fuori gioco? Lo scopriremo. L’Iran chiuderà lo Stretto di Hormuz? Poco probabile. Il regime teocratico vacillerà? Difficile, almeno nel breve. Ma il vero scopo non era cambiare i regimi, bensì ricordare a tutto il mondo – e soprattutto a chi si crede intoccabile – che nessun bunker è abbastanza profondo e nessuna distanza è davvero sicura quando Washington decide di premere il grilletto. Non è un caso che, dopo il raid, la reazione sia stata relativamente contenuta. La lezione iraniana è servita su un piatto freddo: più che una guerra, una dimostrazione. Più che una rappresaglia, una prova di efficienza. E mentre i protagonisti maneggiano i missili, in Occidente si leva il solito, tiepido coro dei pacifisti di salotto: quelli che si svegliano solo quando le bombe le sgancia qualcun altro. Questa volta, stranamente, regna un certo silenzio. Anche l’Europa, maestra nelle indignazioni selettive, ha preferito abbassare lo sguardo e fare finta di nulla, probabilmente occupata dall’omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni o a discutere di qualche regolamento sulle lampadine. Un telegramma diretto a Xi e Putin E chi doveva capire, ha capito. Xi Jinping, che osserva silenzioso ma manovra instancabile; Vladimir Putin, impegnato in scenari multipli tra Ucraina e alleanze scomode; Kim Jong-un, l’eterno enfant terrible con le sue parate missilistiche da operetta. E, ovviamente, Khamenei e compagni, che ora devono guardarsi anche dall’alto, oltre che da dentro. L’America, per ora, non ha interesse a lanciarsi in nuove avventure medio-orientali: la priorità si chiama contenimento della Cina, e il vero campo di battaglia è l’Indo-Pacifico, non il deserto persiano. Il raid sull’Iran è quindi una cartolina preannunciata, un avviso da parte di chi si dice “stanco di fare il poliziotto del mondo” ma che, all’occorrenza, sa ancora sparare meglio di chiunque altro. Lo Sceriffo è ancora il più veloce Uomo avvisato, mezzo salvato. Con lo Sceriffo americano – imprevedibile, irascibile, ma sempre pronto – non si scherza. Le GBU-57 non sono coriandoli e il B-2 Spirit non è un drone da supermercato. Putin, Xi, Kim, Khamenei e tutti gli aspiranti nuclearisti di domani: il telegramma è stato consegnato. Non serviva decifrarlo, era in chiaro. di Redazione

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Missili, Minacce e Moralità: Il Grande Spettacolo della Democrazia Esportata

  Gli Stati Uniti colpiscono i siti nucleari iraniani e annunciano “pace o distruzione totale”. Teheran promette vendetta, Mosca e Pechino si indignano. Ma alla fine, come sempre, Hollywood applaude. Analisi semiseria (ma non troppo) dell’attacco USA all’Iran     Stanotte, mentre l’Europa dormiva e l’Asia si stropicciava gli occhi, gli Stati Uniti hanno deciso che era il momento di “fare pulizia” nei laboratori nucleari dell’Iran. E lo hanno fatto in grande stile: missili di precisione, obiettivi centrati al millimetro, dichiarazioni trionfali e standing ovation (a stelle e strisce, ovviamente). Fordow? Già era Uno dei nomi che per anni ha turbato i sonni dei think tank di Washington è stato cancellato dalla mappa con la stessa rapidità con cui si cancella un vecchio file dal desktop. Insieme a Natanz ed Esfahan, i “mostri atomici” dell’Iran sono stati neutralizzati – almeno secondo il racconto americano. Nessuna arma nucleare? Perfetto, la minaccia è stata sventata, e il mondo può tornare a respirare… o almeno, così ci viene detto. Trump trionfante, tra Dio, droni e diplomazia muscolare L’ex presidente Trump (ormai in modalità action hero permanente) è tornato alla ribalta con un discorso in cui si mescolano minacce epiche, commoventi elogi ai piloti americani e un grazie sentito al premier israeliano Netanyahu, suo co-protagonista nella sceneggiatura del “Mondo libero contro il Male assoluto”. Pace? Magari. Ma intanto gli altri obiettivi sono pronti ad essere “aggiunti in pochi minuti”, come se si trattasse di un carrello Amazon militare. Iran: “Toccate Khamenei e scateniamo l’inferno” Dall’altra parte, l’Iran – scosso ma tutt’altro che domato – risponde con un avvertimento: se gli USA toccano l’Ayatollah Khamenei, la reazione sarà “senza limiti e senza restrizioni”. Una formula elegante per dire: “se cercate il boss, noi spingiamo il tasto grosso”. E il Medio Oriente torna a tremare, perché quando si parla di “asimmetria”, non si intende il taglio dei capelli. Russia e Cina: i paladini del diritto internazionale (a senso unico) Nel frattempo, da Mosca e Pechino si alzano lamenti solenni per la violazione del diritto internazionale. Loro, che in quanto a operazioni militari unilaterali hanno un curriculum lungo come la Muraglia Cinese, scoprono improvvisamente il valore delle norme internazionali. Sconcerto, indignazione e… geopolitica, ovviamente. Ma da che pulpito viene la predica! La pace? Una parola difficile da scrivere sotto i droni Siamo onesti: nessuno si aspettava un attacco simile, eppure tutti lo consideravano “possibile”. Ora ci si interroga sulle conseguenze: escalation militare? Attacchi cyber? Colpi di mano sul territorio? Intanto, le borse ballano e i ministri degli esteri si aggrappano alle parole “moderazione” e “dialogo” con la stessa convinzione con cui si cerca l’ombrello dopo che è passato l’uragano. Conclusione: la democrazia non ha prezzo. Ma un costo, eccome se ce l’ha. Quello che resta è il solito copione: gli USA si autoproclamano guardiani della libertà, il Medio Oriente diventa di nuovo teatro di tensioni globali, e l’umanità assiste, impotente, allo scontro tra titani con troppi missili e poche idee nuove. La democrazia non ha prezzo? Forse. Ma tra carburante per i jet, bombe intelligenti e droni sempre più intelligenti delle diplomazie che li usano, il conto si fa sempre più salato. E ora? Tutti aspettano la prossima conferenza stampa. E magari anche il prossimo missile. Giuseppe Arnò

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Scuderia Club “Cuore Rosso” – Raduno Auto

Presentazione RADUNO AUTO: Ferrari, Maserati e Supercar 22° Memorial “Abramo Guercioni” e 3° Memorial “Elisa Pompa” Sabato, 21 giugno 2025, ore 10,30 – sala consiliare comune di Sant’Omero     Sabato, 21 giugno, alle ore 10,30, nella sala consiliare del Comune di Sant’Omero, si terrà la conferenza stampa di presentazione del 22° Memorial “Abramo Guercioni” e 3° Memorial “Elisa Pompa”. Il tradizionale evento motoristico vibratiano si svolgerà domenica 29 giugno, tra i comuni di Martinsicuro, Corropoli, Nereto e Sant’Omero, organizzato dalla Scuderia Club “Cuore Rosso” di Villa Rosa di Martinsicuro, con la presenza di autovetture come: Ferrari, Maserati e Supercar. Saranno presenti: Andrea Luzi, Sindaco di Sant’Omero; Lorenzo Rastelli, consigliere delegato agli eventi; Dino Natali, Presidente della Scuderia Club “Cuore Rosso” e  Riccardo Guercioni, Vice e figlio del compianto Abramo Guercioni; Fabrizio Roccetti, Presidente dei Volontari della Protezione Civile “Gran Sasso d’Italia”di Sant’Egidio alla Vibrata e Piero Di Felice, consulente sportivo.  Per la Scuderia Club “Cuore Rosso” Dino Natali 3337667817 (Presidente)

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