Diplomazia in pantofole 🔺

Diplomazia in pantofole: il pressing degli ex ambasciatori e le domande che non fanno notizia Mentre quaranta ex diplomatici chiedono a gran voce il riconoscimento dello Stato di Palestina, il cittadino comune, disilluso e ancora in attesa di una politica estera europea degna di questo nome, si pone domande che nessuno sembra voler ascoltare.  Una postilla che solletica il pensiero È un appello che suona nobile, quello dei quaranta ex ambasciatori italiani rivolto alla Presidente del Consiglio Meloni. Ma, senza voler turbare l’armoniosa prosa della lettera aperta, sorgono spontanee alcune domande che, lungi dall’essere provocatorie, sembrano piuttosto appartenere a quella parte di opinione pubblica che, pur simpatizzando per la pace e la coesistenza, non ha ancora ceduto del tutto il cervello all’ideologia. Perché, ad esempio, parlano 40 ex ambasciatori?La scelta del passato remoto lascia perplessi. Se l’urgenza è così impellente, dov’è la voce degli ambasciatori in carica, quelli operativi, nelle stanze dove si decidono le sorti diplomatiche?Oppure la libertà si conquista solo dopo la pensione? Poi: il riconoscimento della Palestina, ma di quale Palestina parliamo?Siamo sicuri che non si tratti dell’ennesimo atto riflesso, imitazione pavloviana di quanto deciso altrove (vedi Spagna, Irlanda e Norvegia)? In che misura la posizione italiana, oggi più che mai,  dovrebbe uniformarsi a una “moda” diplomatica, anziché forgiare una linea autonoma, ponderata, nazionale? E tu Unione Europea, dove sei?Anche stavolta, come da copione, si naviga a vista: ogni Paese membro prende la rotta che più gli aggrada. Il risultato è una politica estera europea ridotta a collezione di opinioni personali. Altro che voce comune. La domanda delle domande, però, è questa:La Palestina, che alcuni vorrebbero vedere riconosciuta domani mattina, ha mai riconosciuto formalmente lo Stato di Israele?La risposta, tanto semplice quanto scomoda, è: no. Non ufficialmente, non realmente. E se ci illudiamo che basti la parola “pace” per addomesticare i contendenti irriducibili, allora abbiamo davvero bisogno di un supplemento di realtà. A questo si aggiunge un altro elemento tutt’altro che trascurabile.La decisione della maggioranza dei Paesi del G7 a favore del prossimo riconoscimento dello Stato palestinese si muove in una direzione univoca. Si tratta, con ogni evidenza, di una strategia prettamente politica, ma dagli effetti pratici pressoché nulli, poiché non esiste un’entità statuale determinata che possa essere davvero riconosciuta. Appare, piuttosto, come un esercizio di moral suasion nei confronti di Israele e dei suoi principali alleati.La minaccia di Donald Trump al Canada, con l’annuncio di dazi e penalizzazioni in caso di riconoscimento, rappresenta un diktat dal quale molti Paesi occidentali, in particolare l’Europa, sembrano oggi voler prendere le distanze. Un segnale di autonomia crescente da una politica americana che, anche sul piano nazionale (leggendo i sondaggi), comincia a mostrare segni di consumazione. Infine: l’Italia dovrebbe riconoscere la Palestina… ma governata da chi?Da un’entità amministrativa fantasma, da un’autorità che non controlla Gaza, o da un gruppo estremista che ancora oggi nega il diritto all’esistenza dello Stato ebraico? Nessuno dei firmatari sembra sfiorato dal dubbio. Sia chiaro: il dolore dei civili, palestinesi o israeliani, non è merce da sconto né bandiera da sventolare a fini propagandistici. Ma proprio perché siamo stanchi di morti, di misfatti che riempiono di orrore e di dichiarazioni di principio, servono scelte vere, responsabili, coerenti. E qualche risposta in più. Magari da Macron, o direttamente dai 40. Sempre che il microfono sia ancora aperto. di Redazione Revisione testo con IA

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Missili, Minacce e Moralità: Il Grande Spettacolo della Democrazia Esportata

  Gli Stati Uniti colpiscono i siti nucleari iraniani e annunciano “pace o distruzione totale”. Teheran promette vendetta, Mosca e Pechino si indignano. Ma alla fine, come sempre, Hollywood applaude. Analisi semiseria (ma non troppo) dell’attacco USA all’Iran     Stanotte, mentre l’Europa dormiva e l’Asia si stropicciava gli occhi, gli Stati Uniti hanno deciso che era il momento di “fare pulizia” nei laboratori nucleari dell’Iran. E lo hanno fatto in grande stile: missili di precisione, obiettivi centrati al millimetro, dichiarazioni trionfali e standing ovation (a stelle e strisce, ovviamente). Fordow? Già era Uno dei nomi che per anni ha turbato i sonni dei think tank di Washington è stato cancellato dalla mappa con la stessa rapidità con cui si cancella un vecchio file dal desktop. Insieme a Natanz ed Esfahan, i “mostri atomici” dell’Iran sono stati neutralizzati – almeno secondo il racconto americano. Nessuna arma nucleare? Perfetto, la minaccia è stata sventata, e il mondo può tornare a respirare… o almeno, così ci viene detto. Trump trionfante, tra Dio, droni e diplomazia muscolare L’ex presidente Trump (ormai in modalità action hero permanente) è tornato alla ribalta con un discorso in cui si mescolano minacce epiche, commoventi elogi ai piloti americani e un grazie sentito al premier israeliano Netanyahu, suo co-protagonista nella sceneggiatura del “Mondo libero contro il Male assoluto”. Pace? Magari. Ma intanto gli altri obiettivi sono pronti ad essere “aggiunti in pochi minuti”, come se si trattasse di un carrello Amazon militare. Iran: “Toccate Khamenei e scateniamo l’inferno” Dall’altra parte, l’Iran – scosso ma tutt’altro che domato – risponde con un avvertimento: se gli USA toccano l’Ayatollah Khamenei, la reazione sarà “senza limiti e senza restrizioni”. Una formula elegante per dire: “se cercate il boss, noi spingiamo il tasto grosso”. E il Medio Oriente torna a tremare, perché quando si parla di “asimmetria”, non si intende il taglio dei capelli. Russia e Cina: i paladini del diritto internazionale (a senso unico) Nel frattempo, da Mosca e Pechino si alzano lamenti solenni per la violazione del diritto internazionale. Loro, che in quanto a operazioni militari unilaterali hanno un curriculum lungo come la Muraglia Cinese, scoprono improvvisamente il valore delle norme internazionali. Sconcerto, indignazione e… geopolitica, ovviamente. Ma da che pulpito viene la predica! La pace? Una parola difficile da scrivere sotto i droni Siamo onesti: nessuno si aspettava un attacco simile, eppure tutti lo consideravano “possibile”. Ora ci si interroga sulle conseguenze: escalation militare? Attacchi cyber? Colpi di mano sul territorio? Intanto, le borse ballano e i ministri degli esteri si aggrappano alle parole “moderazione” e “dialogo” con la stessa convinzione con cui si cerca l’ombrello dopo che è passato l’uragano. Conclusione: la democrazia non ha prezzo. Ma un costo, eccome se ce l’ha. Quello che resta è il solito copione: gli USA si autoproclamano guardiani della libertà, il Medio Oriente diventa di nuovo teatro di tensioni globali, e l’umanità assiste, impotente, allo scontro tra titani con troppi missili e poche idee nuove. La democrazia non ha prezzo? Forse. Ma tra carburante per i jet, bombe intelligenti e droni sempre più intelligenti delle diplomazie che li usano, il conto si fa sempre più salato. E ora? Tutti aspettano la prossima conferenza stampa. E magari anche il prossimo missile. Giuseppe Arnò

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Israele contro Iran: l’Occidente sostiene la guerra e l’Europa si fa complice del silenzio

“Dulce et decorum est pro patria mori.” — Orazio “Il potere si difende con la menzogna, ma si regge sul silenzio.” — Ignazio Silone All’alba di questi ultimi giorni, nuovi raid israeliani hanno colpito senza tregua le province iraniane di Isfahan e Fars. I droni hanno centrato non solo obiettivi militari – siti strategici e depositi di armi – ma hanno mietuto vittime civili, amplificando un bilancio di dolore che già conta decine di morti. La guerra aperta tra Israele e Iran, iniziata da meno di una settimana, non accenna a rallentare. È una guerra combattuta su più fronti: oltre ai bombardamenti, si combatte una battaglia mediatica e diplomatica, fatta di parole, omissioni, silenzi e alleanze oscure. Ed è proprio in questo intreccio di dinamiche che si cela la vera gravità della situazione. Israele non è più isolato. Dietro le sue azioni si staglia l’ombra pesante di un Occidente che non si limita a un tacito assenso, ma si fa promotore e sostenitore esplicito di questa offensiva. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha pronunciato parole che suonano come una confessione: “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Questa ammissione smaschera un’Europa spaccata tra retorica umanitaria e realpolitik senza scrupoli. Da una parte, la condanna formale; dall’altra, l’appoggio strategico. Tel Aviv bombarda, Teheran brucia, e Berlino applaude dietro le quinte, consapevole di aver scelto la parte di chi vuole mantenere un ordine globale fatto di minacce e aggressioni preventive. Il bersaglio principale è ormai chiaramente l’Iran, sotto assedio per il suo controverso programma nucleare. Teheran, con le sue capacità atomiche, rappresenta il capro espiatorio su cui scaricare tutte le tensioni accumulate negli ultimi anni tra Washington, Tel Aviv e Bruxelles. L’obiettivo è smantellare ogni possibile autonomia strategica dell’Iran, legittimando ogni tipo di azione, anche la più violenta, come “difesa preventiva”. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Donald Trump continua a cavalcare la crisi con toni duri e senza mezzi termini. Non più presidente, ma tutt’altro che marginale, Trump si muove sulla scena politica come se fosse ancora in carica. La sua retorica bellicista parla di “resa incondizionata” dell’Iran e della necessità di un’azione coordinata con Israele per “eliminare totalmente la minaccia nucleare”. Non si tratta solo di propaganda elettorale: è un chiaro segnale che gli Stati Uniti, o almeno una parte consistente della loro classe dirigente, sono pronti a sostenere militarmente Tel Aviv in un’escalation che potrebbe rapidamente degenerare. Sul fronte internazionale, la Russia esprime una condanna formale degli attacchi israeliani ma non mette in campo alcuna strategia concreta per fermare l’escalation. La Cina, da parte sua, invita alla calma, mantenendo però una posizione defilata e attendista. L’Europa, infine, appare prigioniera di una paralisi politica che rasenta la complicità. Le dichiarazioni ufficiali sono un richiamo vago alla “moderazione da entrambe le parti”, ma sul terreno diplomatico non si muove nulla di concreto. L’Italia, in questo quadro, assume un ruolo emblematico. Giorgia Meloni, reduce dall’ultimo G7, ha presentato risultati e una centralità internazionale che sembrano più un esercizio di autocelebrazione che un reale peso geopolitico. Nel dibattito pubblico nazionale, l’attenzione è quasi tutta assorbita dalle riforme elettorali e dalle regole per i referendum, mentre una guerra che rischia di stravolgere gli equilibri globali procede indisturbata. Non c’è una parola chiara né una proposta seria per uscire dall’impasse diplomatica. L’assenza di leadership è evidente e allarmante. Nel frattempo, il cielo iraniano non è sorvegliato solo dai jet israeliani: satelliti e sistemi di intelligence occidentali monitorano costantemente i movimenti sul terreno, garantendo un sostegno logistico e strategico invisibile ma decisivo. Israele non combatte più da sola: è parte di un meccanismo complesso in cui l’Occidente gioca un ruolo di primo piano, pur mantenendo una facciata di distacco. Questa guerra, dunque, non è solo un confronto tra due nazioni, ma un pezzo cruciale della strategia geopolitica globale. Il conflitto del 2025 rischia di essere un punto di non ritorno. L’Occidente ha scelto chiaramente da che parte stare, abbandonando ogni tentativo di mediazione e schierandosi senza esitazioni al fianco di Israele. L’Europa, col suo silenzio e la sua passività, si rende complice di un’escalation che distrugge città e vite umane. Il tempo della diplomazia, se mai c’è stato davvero, sembra ormai scaduto. Il tempo delle illusioni è finito. In questo scenario, rimanere in silenzio non è più un atto di equilibrio o prudenza: è un atto di complicità politica e morale. Questa escalation tra Israele e Iran non è un semplice conflitto regionale, ma un evento che sta coinvolgendo in modo sempre più diretto l’intero scacchiere internazionale. Il sostegno esplicito dell’Occidente a Israele, unito all’apatia europea, mette in luce una politica incapace di proporre soluzioni di pace credibili, mentre l’America di Trump spinge per un intervento militare ancora più diretto, aumentando il rischio di un conflitto di portata ancora maggiore e potenzialmente devastante. Se non si cambia rotta in tempi rapidi, la diplomazia sarà schiacciata sotto le bombe, e con essa ogni residua speranza di stabilità globale. Il mondo osserva, mentre si scrive una nuova pagina di violenza e tensione, e l’Europa resta immobile, prigioniera delle proprie contraddizioni e di una scelta politica che si paga, in ultima analisi, con vite umane. Carlo Di Stanislao

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Missione Fallita: Greta & Co. in Crociera per Gaza, Ma Israele Non Prenota il Selfie

Altro che “Freedom Flotilla”, sembrava più una crociera VIP con tappa forzata ad Ashdod. Greta Thunberg, ormai attivista a 360 gradi e con una predilezione per i tour simbolici, ha pensato bene di salpare verso Gaza su quello che è stato prontamente ribattezzato lo “yacht dei selfie delle celebrità”. Obiettivo dichiarato: rompere il blocco navale israeliano con latte in polvere e post su Instagram. Spoiler: non è andata benissimo. La marina israeliana, poco incline agli happening marittimi senza autorizzazione, ha fermato il veliero con un blitz lampo, decisamente meno scenografico di quanto Greta e i suoi follower sperassero. I passeggeri, definiti “attivisti disarmati” dalla ONG promotrice, sono stati scortati in sicurezza verso le coste israeliane, dove riceveranno un’accoglienza meno calorosa del previsto – ma forse più educativa, con tanto di proiezione forzata del video del 7 ottobre, come ordinato dal ministro della Difesa Israel Katz. Nessun ostaggio, nessuna epopea da libro autobiografico: solo un biglietto di ritorno per casa e forse, per la prossima volta, la consapevolezza che rompere blocchi navali richiede qualcosa di più di una GoPro e una buona dose di indignazione social. di Redazione

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Un Futuro di Speranza: Costruiamo Insieme una Scuola in Kenya

Help Celine Build her Primary School in Kenya Lorenzo Toninelli organizza questa raccolta fondi Donazione protetta In English below Un Futuro di Speranza: Costruiamo Insieme una Scuola in Kenya Ogni bambino ha diritto a un’istruzione, a un luogo sicuro dove imparare, crescere e sognare. In molte parti del mondo, però, questo diritto è ancora un privilegio. È da questa consapevolezza che nasce la straordinaria iniziativa di Lorenzo Toninelli: costruire una nuova scuola in Kenya, un gesto concreto di solidarietà che può cambiare davvero la vita di tanti giovani.Questa opera umanitaria non è solo un progetto edilizio, ma una vera e propria semina di futuro, cultura e dignità. È un invito rivolto a tutti noi: partecipare, sostenere, condividere. Perché solo insieme possiamo trasformare un sogno in realtà e offrire a questi bambini le opportunità che meritano. Unisciti a Davide, Lorenzo, Celine e a tutti coloro che credono nella forza dell’educazione: costruiamo insieme un ponte di speranza verso il domani. AIUTA CELINE A COSTRUIRE UNA NUOVA SCUOLA IN KENYA Celine è la direttrice della Alsel Academy, scuola da lei stessa fondata nel 2015 con l’obiettivo di promuovere l’educazione a bambini e ragazzi di famiglie in contesti rurali caratterizzati da una diffusa povertà nell’area di Tiwi. Da anni Celine si prende cura di centinaia di bambini in una struttura ormai fatiscente, che consiste in alcuni edifici che sorgono in un terreno in affitto. Uno di questi edifici è stato gravemente danneggiato da una tempesta, costringendo gli studenti a stiparsi in aule già troppo anguste. Inoltre, la maggior parte dei fondi provenienti dalle famiglie degli studenti viene utilizzata per coprire il costo dell’affitto. Tutte queste criticità hanno spinto Celine a risparmiare per anni al fine di acquistare un lotto di terra in cui costruire una nuova scuola. Finora sono stati costruiti solamente i muri: mancano ancora il tetto, i pavimenti, gli infissi, le lavagne, i banchi, le sedie e in generale tutto quello che la renderebbe una scuola a tutti gli effetti. Aiutaci a realizzare il sogno di Celine e dei suoi studenti, completando la costruzione della nuova scuola. Il primo passo è quello di raccogliere i fondi necessari per il tetto, le porte e le finestre: il totale per l’acquisto dei materiali e degli strumenti necessari per installarlo corrisponde 3000€. Al superamento di questa soglia, seguirà l’acquisto di lavagne e tutto il resto del materiale didattico. Ogni donazione potrà fare la differenza. Grazie! Davide Manuelli & Lorenzo Toninelli ————————— HELP CELINE BUILD A NEW SCHOOL IN KENYA Celine is the director of Alsel Academy, a school she founded herself in 2015 with the goal of promoting education for children and young people from families in rural areas affected by widespread poverty in the Tiwi region. For years, Celine has been taking care of hundreds of children in a now dilapidated facility made up of a few buildings on rented land. One of these buildings was severely damaged by a storm, forcing students to cram into already overcrowded classrooms. Moreover, most of the funds provided by the students’ families are used to cover the cost of rent. All these challenges have led Celine to save for years in order to buy a plot of land where she could build a new school. So far, only the walls have been built: the roof, floors, windows and doors, blackboards, desks, chairs, and everything else needed to make it a fully functioning school are still missing. Help us make Celine and her students’ dream come true by completing the construction of the new school. The first step is to raise the funds needed for the roof, doors, and windows: the total cost for purchasing the materials and tools necessary for installation is €3,000. Once this goal is reached, we will proceed with purchasing blackboards and all other educational materials. Every donation can make the difference. Thank you! Davide Manuelli & Lorenzo Toninelli Mostra di più   💚 3 Aggiornamenti (1) Oggidi Lorenzo Toninelli, Organizzatore Grazie al vostro supporto, nelle prime 48 ore di apertura del progetto, abbiamo già raggiunto il 30% del nostro obiettivo iniziale! Vi ringraziamo di cuore per tutta la generosità e il buon cuore che state dimostrando, continuando a diffondere questa campagna ci avvicineremo sempre di più all’obiettivo. Un ringraziamento speciale a tutti voi. Un abbraccio, Lorenzo DonaCondividi Organizzatore Lorenzo Toninelli Organizzatore Borgo San Lorenzo Contatto

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A Barcellona il Merito Umanitario celebra l’eccellenza mondiale: presente anche il Dott. Don Paolo Baratta

  Anche quest’anno, il 24 maggio 2025, si è svolta a Barcellona, nella cornice raffinata dell’El Palace Hotel, la XXVI edizione della cerimonia ufficiale dell’Institution del Mérito Humanitario. Fondata nel 1999 e istituita dal Re di Spagna, questa storica organizzazione si è posta, fin dalle origini, un obiettivo nobile: premiare le personalità di spicco che si distinguono per il loro impegno umano, sociale e professionale al servizio degli altri. L’Istituzione, con sede stabile proprio a Barcellona, ha riconosciuto negli anni il valore e il contributo di oltre tremila individui e organizzazioni, rendendo omaggio a figure emblematiche dell’eccellenza mondiale. Tra i nomi più prestigiosi figurano il Dalai Lama, Rita Levi Montalcini, Umberto Agnelli, e la Marina Militare Italiana, simboli di dedizione, coraggio e visione etica. In questo contesto solenne e carico di significato, ha preso parte anche il Dott. Don Paolo Baratta, cittadino italiano originario di Castrovillari (CS), già insignito lo scorso anno della Gran Croce al Merito e Diritto Umanitario, una delle più alte onorificenze conferite dall’Istituzione. Figura di spicco nel panorama internazionale, il Dott. Baratta si è distinto per il suo operato fuori dai confini nazionali, incarnando un perfetto esempio di eccellenza calabrese all’estero. Accompagnato dalla consorte, Donna Alessandra Ciccarelli, ha voluto rinnovare la sua vicinanza a un evento che riconosce e promuove i valori universali della solidarietà e dell’altruismo. La presenza del Dott. Baratta, testimone diretto del prestigio e dell’importanza del riconoscimento ricevuto, ha confermato ancora una volta l’alto livello del consesso e l’onore di farne parte. La cerimonia, come ogni anno, ha rappresentato un momento di forte ispirazione, riaffermando l’importanza di valorizzare chi, con competenza e cuore, si mette al servizio del bene comune. Giuseppe Arnò

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EDITORIALE MAGGIO 2025

Europa, svegliati o resta spettatrice: tra Trump, draghi cinesi e poker geopolitico Zelensky scopre che il suo futuro dipende da Trump, non da Bruxelles. L’Europa deve svegliarsi: tra il poker geopolitico di Washington e le sirene di Pechino, non c’è più spazio per la retorica. Difesa comune e unione dei risparmi sono l’unica strada per non finire spettatori di un nuovo ordine mondiale scritto da altri. Se l’Europa fosse una persona, in questo momento sarebbe quella che si presenta a una partita di poker mondiale portandosi dietro un manuale degli scacchi. Sul tavolo, Trump rilancia a occhi chiusi, la Cina gioca a Bluff Plus, e Zelensky cerca di non farsi scippare l’ultima fiche: la sopravvivenza. A San Pietro, Zelensky ha avuto il suo personale risveglio amaro: ha capito che i salotti bene dell’Europa non servono più a molto, e che il vero banco della pace si chiama Donald Trump. Non Bruxelles, non l’ONU, non le infinite commissioni con catering. Solo lui, il vecchio sceriffo americano, pronto a riscrivere le regole del gioco come se fosse il regolamento interno del suo golf club. E l’Europa? Ursula von der Leyen ci rassicura: “L’Europa è ancora un progetto di pace”. Splendido! Peccato che, nel frattempo, il mondo abbia cambiato canale e il “progetto” rischi di diventare una rievocazione storica in costume. Perché diciamocelo: l’Occidente come lo conoscevamo è sparito, evaporato tra una crisi bancaria, una pandemia e qualche colpo di dazio lanciato con la grazia di un pianoforte buttato giù da un palazzo. Trump, infatti, gioca su due fronti: quello commerciale — a suon di minacce e dazi — e quello militare — flirtando con l’idea di stracciare l’articolo 5 della NATO come se fosse una multa stradale. In mezzo, l’Europa deve smettere di credere che basti sventolare la bandiera della diplomazia e prepararsi, piuttosto, a correre la maratona sul filo del rasoio. Però, concediamoglielo: l’Unione europea è maestra d’arte nella nobile disciplina del “non sprecare una crisi”. Dal 2008 in poi ha trasformato ogni batosta in una mezza spinta verso un’integrazione federale camuffata da soluzioni tecniche. Oggi la posta è più alta: non basta più reagire. Bisogna giocare d’anticipo. Ecco quindi il piano geniale: un’Unione dei Risparmi, un’Unione della Difesa (SafeEU, per chi ama gli acronimi rassicuranti), e un bel brindisi franco-tedesco al federalismo funzionale. In pratica, si costruiscono due nuove punte federali: una per proteggere i soldi, l’altra per proteggere le frontiere. Una bella evoluzione: da custodi della pace a cassieri e bodyguard del continente. In altre parole, due mosse geniali, da manuale di diplomazia antica: quando non puoi vincere sul tavolo che ti apparecchiano, porti il gioco su un altro tavolo. Intanto, i dazi? Robetta. Fastidi da affrontare con un po’ di tattica e nervi saldi: cambiare rotte, aggiustare catene di fornitura, raddrizzare qualche bilancia commerciale sbilenca. Se ci riesce anche un supermercato durante i saldi, ce la farà pure l’Europa. Il vero match, invece, è tutto sulla capacità di posizionarsi tra USA e Cina come una potenza matura. E magari, per una volta, non solo sopravvivere, ma vincere. Non sarà facile, certo. Ma, come diceva qualcuno, “non bisogna mai sprecare una buona crisi”. Quindi Europa, prepara il mazzo: questa volta non si bluffa. G.& G. ARNÒ

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Scomparso Giancarlo Gentilini. Lo sceriffo ha consegnato la stella

Treviso, 24 aprile 2025 – S’è spenta la stella da scerifo (sceriffo) di Giancarlo Gentilini (Serravalle, borgata di Vittorio Veneto, 3 agosto 1929), scomparso oggi a Treviso dopo che, negli ultimi giorni, era stato ricoverato nell’ospedale Ca’ Foncello. Fu sindaco per la Liga Veneta/Lega Nord della città della Marca per due mandati, dal 1994 al 1998 e dal 1998 al 2003. Venne nominato vice sindaco in altre due tornate (2003-2008 e 2008-2013). Ritentò una terza volta la carica di primo cittadino nel 2013 (anche con la sua lista civica),  riuscendo ad andare al ballottaggio per poi cedere al candidato di centrosinistra, Giovanni Manildo. Nonostante avesse sancito il suo ritiro da ambiti politici in seguito alla débâcle elettorale,  mantenne il suo ruolo di consigliere comunale d’opposizione fino al termine dell’incarico. Si dimostrò polemico ed innovatore, controcorrente dalle tante controversie (anche giudiziarie, per certe sue dichiarazioni ritenute xenofofe, omofobe, contro immigrati, meridionali e donne/femministe), venendo avversato da politici, clero e richiamato da esponenti della Lega. Laureato in Giurisprudenza, si sposò nel 1962 con Teresina Pini di San Vendemiano (Treviso) con la quale ebbe i figli Stefano ed Antonio. Defunta la consorte nell’ottobre 2017, il 26 maggio 2018 convolò a nuove nozze nel municipio di Viano (Reggio Emilia) con Maria Assunta Pace. Alla sua veneranda età. Proprio un vecchio giovane leone di San Marco… Ultimamente apparve nelle reti televisive commerciali venete quale testimonial d’una ditta di apparecchi acustici.   Claudio Beccalossi

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AVON – BIG APPLE CONCERTO

AD AVON, NEGLI STATI UNITI, L’ESECUZIONE DEL BIG APPLE CONCERTO DEL COMPOSITORE TIZIANO BEDETTI, E UN’ALTRA SUA OPERA A BUENOS AIRES       Il 25 aprile, alle ore 19.30 e il 27 aprile, alle ore 15.00, presso il Performing & Fine Arts Center di Avon, città situata nella contea di Hendricks dello Stato dell’Indiana negli USA, verrà eseguito, in prima americana, il Big Apple Concerto per clarinetto e orchestra del compositore italiano Tiziano Bedetti. Gli interpreti saranno la Hendricks Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Amy Eggleston, in un organico che prevede circa settanta Professori d’Orchestra. https://www.hendrickssymphony.org/ Il concerto si svolgerà presso Hendricks Live!, il Performing & Fine Arts Center di Avon. Il titolo dei due concerti sarà: Apple to Oranges Concert e vedrà eseguite inoltre la Suite da L’Amore delle Tre Melarance di Sergej Prokofiev e Sotto l’Albero delle Mele di Josef Suk. L’indirizzo dell’auditorium è 200 W Main St, Plainfield, IN 46168, Avon – Indiana (Stati Uniti). È un ulteriore grande riconoscimento internazionale all’autore, Tiziano Bedetti, che entra nel repertorio orchestrale classico. La composizione Big Apple Concerto, commissionata dal mecenate americano Lawrence Dow Lovett e dedicata al clarinettista David Shifrin, è un omaggio musicale alla Grande Mela. La città di New York, con la sua energia vibrante e diversità culturale, ha ispirato molti artisti nel corso degli anni. Il compositore veneto, Tiziano Bedetti, è uno di questi e il suo Big Apple Concerto è un omaggio musicale alla città che non dorme mai. Composto per clarinetto solista e orchestra, il Big Apple Concerto è un’opera che riflette la vitalità e complessità di New York. La musica è un mix di stili e influenze, dalla classica al jazz, dal rock alla musica da film. Il risultato è un’opera unica e affascinante che cattura l’essenza della città. Composto nel 2001, della durata di 25 minuti, il concerto è strutturato in tre movimenti, ognuno dei quali evoca un aspetto diverso di New York: I. Allegro, II. Moderately, with a rock beat, III. Fast. Il Big Apple Concerto si ispira in particolare al mondo musicale newyorkese e all’epoca d’oro del jazz, del mitico clarinettista Benny Goodman e la sua incredibile band, con i funambolici assoli del vibrafonista Leonel Hampton che si scontrano con il rock, il funky (del creatore indiscusso del genere funk, James Brown) e i ritmi della disco music che fanno da sfondo e sound metropolitano. Il Concerto è sopra le righe e fuori dagli schemi, pur mantenendo una forma classica e citazioni, pieno di ritmi pulsanti, vitali e danzanti. L’opera non solo riflette la città di New York, ma anche la sua gente. La musica è un omaggio alla diversità e alla creatività che caratterizzano la città e i suoi abitanti, un riflesso della sua energia, diversità e creatività. La composizione riflette, anche dal punto di vista estetico, quello che si definisce classicismo popolare o classicismo “pop” di cui Bedetti è esponente e vede una ideale continuità ed eredità ripresa da autori quali George Gershwin, Erwin Schulhoff e Leonard Bernstein, innovatori della musica del ‘900. Ricordiamo che Tiziano Bedetti ha collaborato con il grande drammaturgo e librettista italo-americano Mario Fratti, vincitore di 7 Tony Awards, con il quale portò in scena, nel 2014 a Roma l’opera-musical Madam Senator presso il Teatro Stabile Renato Greco, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica. Lo stesso Fratti espresse soddisfazione ed apprezzamenti per la musica di Bedetti definendola eccellente. Tiziano Bedetti verrà eseguito, inoltre, il 15 aprile prossimo, alle ore 19.00, a Buenos Aires in Argentina, presso la Sala del Centro Naval, con un’altra opera, l’Aria “Amor Empio Tiranno” su testo della poetessa seicentesca padovana Isabella Canali Andreini dal soprano di origine polacca Dominika Zamara e dalla pianista Bàrbara Warzyca, in un Recital organizzato dalla Associazione Culturale Argentino Polacca di Buenos Aires. Lo scorso 17 febbraio, presso il Teatro Moderno di Plonsk, a Varsavia in Polonia, la stessa composizione Amor Empio Tiranno è stata eseguita alla presenza del Ministro della Cultura Polacco Joanna Borysiak, nell’ambito del Gran Galà della Cultura, riscontrando un grande successo ed apprezzamento. Il testo affronta tematiche femminili ancora molto attuali oggi. La collaborazione tra il M° Zamara e il M° Bedetti prosegue e sono previste altre prime esecuzioni nei prossimi mesi in Francia, Polonia e Stati Uniti. Bedetti collabora da alcuni anni con Dominika Zamara, alla quale ha dedicato venti lavori tra Liriche, Arie e composizioni Sacre, stimando le sue caratteristiche vocali e la sua predilezione anche per la musica contemporanea. Tiziano Bedetti  Contatti: M° Tiziano Bedetti Via F. Turati, 16 45011 Adria (RO) Italia Tel/Fax: 0039- 0426-23654 Cell: 333-3475295 www.tizianobedetti.com e-mail: [email protected] Fonte: Goffredo Palmerini

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CENERENTOLA DOC D´ORCIA:UN SIGNOR VINO!!!

                  … detto da Donatella Cinelli Colombini a Firenze     Donatella Cinelli Colombini è decisamente figura di primo piano nell’enoturismo italiano oltre che nella produzione dei prestigiosi vini toscani conosciuti in ogni parte del mondo. La prima cantina italiana esclusivamente gestita da sole presenze femminili è: “Casato Prime Donne” ed è un piacere incontrare l’imprenditrice Cinelli Colombini – ‘vignaiola’  se ci permette l’espressione – legata indiscutibilmente all’amatissimo territorio delle Crete Senesi e Val d’Orcia. Delegata “Donne del Vino per la Toscana” la incontriamo  per il convegno dell’ “AIS Toscana, Associazione Italiana Sommelier – Eccellenze di Toscana e le migliori 101 etichette 2025.” Parliamo di ‘ Cenerentola ‘? “Si, di questo vino premiato, “Cenerentola doc d’Orcia “ a base di Sangiovese e Foglia Tonda proprio per questo uvaggio con un vitigno antico toscano estinto da un secolo, riportato adesso alla luce e, con successo, premiato dall’AIS – Associazione Italiana Sommelier. “ Dici Trump dici dazi. Inevitabilmente regna paura e tensione? “Beh…è innegabile anche se il vino è già stato imbarcato per gli Stati Uniti e pertanto il 2025 è salvo. Tuttavia  se abbiamo salvato l’esportazione di questo anno…chissà per gli anni futuri” Esiste il rischio che venga utilizzato vino di qualità minore in questi tempi non felici? “No, non credo,  saranno avvantaggiati i produttori statunitensi.” Carla Cavicchini  

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