Crisi Politica in Corea del Sud

Un’Analisi e le Sue Implicazioni La recente crisi politica in Corea del Sud, scatenata dal tentativo fallito del presidente Yoon Suk-yeol di imporre la legge marziale, ha rivelato punti di forza e fragilità del sistema democratico sudcoreano. Sebbene la situazione abbia sollevato timori per la stabilità interna e la percezione internazionale del Paese, ha anche messo in luce la resilienza istituzionale e la vitalità della società civile. Analisi del contesto Polarizzazione politica e tensioni istituzionali: L’azione del presidente Yoon, descritta come una decisione affrettata e mal concepita, riflette la forte polarizzazione politica del Paese. La decisione di imporre la legge marziale, basata su vaghe accuse contro “forze anti-stato,” ha evocato memorie dei periodi autoritari pre-1987, scatenando una reazione bipartisan di rigetto. Forza della società civile: La mobilitazione immediata della popolazione, con migliaia di cittadini in piazza e una risposta unitaria da parte del Parlamento, evidenzia un livello alto di vigilanza democratica e partecipazione attiva. Reazione istituzionale: La rapidità con cui le istituzioni hanno risposto all’atto presidenziale testimonia la solidità del sistema costituzionale. L’opposizione e parte del partito conservatore al governo hanno lavorato congiuntamente per ristabilire l’ordine democratico. Implicazioni politiche e internazionali Conseguenze interne: Se l’impeachment sarà approvato, potrebbe seguire un periodo di transizione politica che porterà a nuove elezioni. Tuttavia, la reputazione del Partito Democratico potrebbe trarre vantaggio da questa crisi, mentre il partito conservatore rischia di perdere ulteriormente consenso. Dimensione internazionale: Sebbene la crisi rischiasse di compromettere l’immagine del Paese, la gestione rapida e costituzionale potrebbe limitare i danni reputazionali. Tuttavia, eventuali cambiamenti nella leadership potrebbero ricalibrare le posizioni di politica estera, in particolare nei confronti della Corea del Nord, degli Stati Uniti e del Giappone. Proiezioni future: La crisi ha il potenziale di rafforzare i meccanismi democratici del Paese, ma richiederà un’attenta gestione politica per evitare ulteriori tensioni. Sul piano internazionale, la Corea del Sud rimarrà un attore centrale nella strategia indo-pacifica, ma la transizione politica potrebbe introdurre incertezze a breve termine. Questa vicenda non è solo una crisi interna ma un evento che sottolinea la complessità delle dinamiche politiche ed economiche della Corea del Sud, un Paese cruciale negli equilibri globali. Redazione   Mappa: Di Directorate of Intelligence, CIA – https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/ks.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25756330

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Forum Euroasiatico: Innovazione o Opportunismo Diplomatico?

La XVII edizione del Forum Euroasiatico di Verona, traslocato negli Emirati Arabi Uniti, si appresta a riunire un mosaico di personaggi e interessi controversi, trasformando Ras Al Khaimah in un epicentro di alleanze strategiche e di riflessioni su un mondo sempre più multipolare. Ma dietro i lustrini delle dichiarazioni ufficiali e delle strette di mano diplomatiche, emergono interrogativi pungenti: è davvero questa la “nuova architettura di cooperazione per l’economia contemporanea”? O siamo di fronte a una narrazione ben confezionata per bypassare le sanzioni e riscrivere i codici delle relazioni internazionali? Un Parterre di Ospiti dal Sapore Controverso Tra keynote speaker e panelisti, sfilano nomi noti del panorama internazionale, da Igor Sechin, CEO di Rosneft e uomo fidato di Putin, ad Andrey Kostin, capo di VTB Bank, entrambi soggetti a sanzioni occidentali. Accanto a loro, personalità italiane di rilievo come Romano Prodi e figure che spaziano dalla geopolitica all’economia, tra cui Vito Petrocelli e il professor Andrea Beltratti della Bocconi. L’agenda appare, almeno sulla carta, ambiziosa: riflettere su innovazione, regionalizzazione e il ruolo dell’Eurasia come nuovo epicentro economico. Ma è difficile ignorare il fatto che molti degli intervenuti rappresentano interessi russi in cerca di legittimazione internazionale. Un Forum Itinerante per Evitare le Sanzioni? Dopo le edizioni di Baku e Samarcanda, il Forum si sposta negli Emirati, ormai un rifugio per oligarchi e capitali russi post-sanzioni. Non è un caso: Ras Al Khaimah offre un palco lontano dalle restrizioni occidentali, garantendo la partecipazione di figure come Leonid Mikhelson di Novatek. Questa scelta logistica sottolinea un aspetto meno nobile: l’abilità di aggirare vincoli etici e legali in nome della “cooperazione”. Un cambio di rotta rispetto ai fasti delle prime edizioni veronesi o una strategia consapevole per mantenere il Forum rilevante? L’Italia tra Made in Italy e Ambiguità Geopolitiche Non mancano iniziative culturali e promozionali che strizzano l’occhio al soft power italiano, come il concerto di Vittorio Grigolo e la mostra sull’artigianato Made in Italy. Ma il rischio di una “convivialità scomoda” è palpabile. Da una parte, si celebrano i rapporti economici con gli Emirati, primo partner commerciale dell’Italia nella regione MENA; dall’altra, si chiude un occhio sui legami con una Russia sempre più isolata. Plurilateralismo o Opportunismo? Il motto “L’arte dell’innovazione” suona ironico in un contesto dove le innovazioni sembrano orientate più a eludere sanzioni che a promuovere progresso autentico. Il Forum si definisce uno spazio per una “pluralità di visioni”, ma tale pluralismo rischia di trasformarsi in un endorsement implicito per regimi autoritari che si oppongono a un ordine mondiale basato su regole condivise. Conclusione: L’Arte di Diplomatiche Ambiguità Il Forum di Ras Al Khaimah non è solo un evento economico; è uno specchio dei tempi, dove gli interessi nazionali, le ambizioni personali e le contraddizioni della geopolitica si intrecciano. L’arte dell’innovazione, in questo caso, sembra risiedere nella capacità di camminare su un filo sottile: quello tra il dialogo e l’accomodamento, tra la cooperazione e il compromesso morale. Una riflessione necessaria, per l’Italia e per il mondo, su cosa significhi davvero innovare in un’epoca di crescente disordine globale. di Redazione

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Aleppo, il nuovo epicentro di un terremoto geopolitico

Un fulmine a ciel sereno scuote il cuore del Medio Oriente: Aleppo, città simbolo e crocevia della guerra civile siriana, cade nelle mani di ribelli islamisti sostenuti dalla Turchia. La storica cittadella, ora sotto la bandiera di Hayat Tahrir al-Sham, racconta il crollo non solo di una città, ma forse di un’intera strategia di potere. Mentre i jihadisti festeggiano, Bashar al-Assad promette vendetta, la Russia vede sfumare il suo sogno di supremazia mediterranea, e l’Occidente – come sempre – osserva a distanza, raccogliendo i cocci e prevedendo nuove ondate migratorie. La caduta di Aleppo potrebbe essere il “cavallo di Troia” che ridisegnerà l’intero scacchiere regionale. Una nuova (e strana) coppia: Turchia e Israele Chi l’avrebbe detto? Erdoğan e Tel Aviv sembrano giocare la stessa partita. Il primo con ambizioni neo-ottomane, il secondo con l’obiettivo di spezzare il corridoio Iran-Hezbollah. Una convergenza di interessi che ha trasformato Aleppo in una tenaglia perfetta: a nord la Turchia fornisce supporto ai ribelli, mentre Israele bombarda gli alleati sciiti del regime a sud. L’offensiva ribelle arriva con precisione chirurgica: cade Aleppo, cede l’aeroporto, le vie di rifornimento iraniane vengono interrotte. E intanto, Mosca, distratta dal conflitto in Ucraina, perde terreno e influenza. Il Mediterraneo potrebbe diventare presto una piscina privata per NATO e alleati. Il crepuscolo russo e il sogno spezzato dell’Iran Se Putin pensava di avere un posto fisso nel club delle potenze mediterranee, la realtà si rivela ben diversa. Tartus, ultimo baluardo russo in Siria, vacilla; Sebastopoli è bloccata; e il sogno di una marina globale sembra affondare tra le sabbie siriane. Anche l’Iran si ritrova con più domande che risposte. La “mezzaluna sciita” rischia di spezzarsi, mentre Teheran paga il prezzo di una strategia troppo ambiziosa. La morte del generale Pourhashemi non è solo un colpo simbolico, ma un promemoria che i nemici sono più vicini di quanto si pensi. E l’Europa? Mentre i siriani scappano a migliaia, cercando rifugio tra le macerie o puntando disperatamente verso il Mediterraneo, il Vecchio Continente si prepara a una nuova emergenza migratoria. Il nunzio apostolico a Damasco, cardinale Mario Zenari, sottolinea che i siriani ormai vedono nell’emigrazione l’unica via d’uscita. Un intero paese fugge, mentre l’Europa resta a guardare, persa tra sanzioni e ritardi cronici. La Siria: un campo di battaglia globale La guerra civile siriana, cominciata come una ribellione locale, è ora uno scontro globale dove ogni attore – dalla Turchia a Israele, dall’Iran alla Russia – gioca la propria partita. Aleppo non è più solo un simbolo: è la scacchiera dove si decide il futuro del Medio Oriente. E mentre il caos regna sovrano, una cosa è certa: in Siria, nessuno è mai davvero al sicuro, nemmeno il re sulla scacchiera. Redazione

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Sbagliando, s’impara… o almeno così si dice

    La recente visita della presidente Meloni in Argentina sembra aver rispettato ogni aspettativa: politica, cerimoniale, protocollo, cooperazione bilaterale, fino alla firma di dichiarazioni congiunte con il presidente Javier Milei. Non sono mancati momenti dedicati all’arte e alla cultura italiane, culminati in un incontro memorabile con la comunità italiana e la stampa al Teatro Coliseo di Buenos Aires, descritto dall’Ambasciatore Fabrizio Lucentini come “un simbolo vivente ed emozionante della forza della nostra relazione bilaterale”. Davanti a un pubblico caloroso, la presidente ha dichiarato: “Non avrei potuto concludere questa mia prima visita ufficiale in Argentina, e la mia prima visita in America Latina, senza trascorrere del tempo con voi in questo magnifico teatro, il cui valore simbolico mi avete ricordato con orgoglio.” Un passaggio particolarmente toccante del discorso ha visto Meloni citare una frase evocativa attribuita a un eroe del Risorgimento, parlando di “patria del cuore”: “La patria del cuore è una casa, un luogo da cui si può uscire con i piedi, ma mai con il cuore.” Le sue parole hanno suscitato applausi convinti, rafforzati dalla promessa che ha concluso l’incontro: “Se in passato non vi siete sentiti sostenuti o considerati abbastanza dall’Italia, vi prometto che non accadrà più! Viva l’Italia, viva l’Argentina e viva il nostro legame di fratellanza!” Un discorso senza dubbio appassionato, carico di significato e capace di toccare le corde giuste. Ma come spesso accade, sarà il tempo a decretare se alle parole seguiranno i fatti. Sbagliando, si impara davvero? La domanda è lecita, soprattutto alla luce di quanto accaduto durante una precedente visita a Rio de Janeiro, dove la presidente Meloni ha deluso le aspettative della stampa italiana in Brasile e della comunità italiana, disertando un incontro programmato e confermato da tempo. Al contrario, il tempo per ammirare le meraviglie naturali della “cidade maravilhosa” non è mancato. Un approccio che contrasta con quello del presidente Mattarella, il quale, durante le sue visite ufficiali, ha sempre privilegiato il dialogo con la comunità italiana e con la stampa, anche a costo di rinviare altri impegni protocollari. Una questione di priorità, di sensibilità… o forse di stile. E allora, delle due l’una: o Buenos Aires non ha nulla da offrire al visitatore (un’ipotesi francamente inverosimile), oppure le critiche sollevate dall’ ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile) hanno avuto il loro peso, spingendo a un cambio di rotta. Come recita l’antico adagio latino, “errando discitur” – sbagliando s’impara. Gli errori, se accolti con umiltà e spirito critico, possono trasformarsi in occasioni preziose di crescita e miglioramento. Se è davvero così, auguriamo a chi sbaglia di imparare velocemente e, soprattutto, di non ripetere gli stessi passi falsi.   Teatro Coliseo – Buenos Aires (Foto :Creative Commons Attribution 2.5 Argentina license) Giuseppe Arnò

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Molto rumore per nulla?

    Si sta chiudendo il sipario sul 19° G20, e viene spontaneo chiedersi: tutto questo clamore è davvero servito a qualcosa? Prendendo in prestito il titolo della celebre commedia di Shakespeare, viene da riflettere se l’imponente macchina organizzativa – con una città come Rio de Janeiro praticamente paralizzata per giorni, 56 ospiti (di cui 23 capi di Stato) accolti nel Museo di Arte Moderna, e le spese esorbitanti sostenute dal Brasile e dai partecipanti – valga davvero il gioco. Insomma, è il classico caso in cui viene spontaneo tirare fuori l’analisi costo-beneficio (ACB). E qui si apre il vero dilemma: dal punto di vista pubblico e privato, i conti tornano? Per i privati, sembra di sì: c’è chi ha guadagnato visibilità a livello internazionale, con belle foto e discorsi a effetto. Ma per il pubblico, il beneficio si riduce a bei propositi e grandi promesse. Secondo alcune fonti, il comunicato finale si concentrerà sui soliti temi: lotta alla fame, pace, tassazione più gravosa per i ricchi. Tuttavia, sugli impegni concreti, soprattutto per il clima, siamo ancora al palo. Anzi, si registra persino un passo indietro: niente accenni a un’effettiva transizione dai combustibili fossili o a un reale impegno finanziario sul tema. Il solito muro contro muro: da una parte i Brics, dall’altra USA ed Europa. E per l’Italia? La premier Giorgia Meloni si è concentrata su agricoltura, energia, cibo e acqua, con una tabella di marcia fitta di incontri e interventi. Ma anche qui, al netto dei buoni propositi, resta da capire quanto di tutto questo si tradurrà in fatti concreti. Risultato finale? Per dirla con Lina Wertmüller: “Tutto a posto e niente in ordine”. Se non altro, però, il lato turistico ha funzionato alla grande: molti leader hanno trovato il tempo di visitare alcune delle meraviglie di Rio, facendo sicuramente felice l’Ente del Turismo brasiliano. Chissà se altrettanto felici possono dirsi gli affamati e i dimenticati di cui tanto si è parlato. Giuseppe Arnò

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Frecce Tricolori Consulate Event

Event Overview Freece Tricolori Consulate Reception on August 12, 2024 at La Devozione Chelsea Market welcoming the Italian Airforce, Frecce Tricolori during NAT24 Mission across Canada and America.   Fabrizio Di Michele, The Consul General of New York, hosted an exclusive event on August 12 at La Devozione in the iconic Chelsea Market welcoming The Fecce Tricolori “Tricolor Arrows”, during their North American Tour, NAT 24. The Italian Air Force, embarked on an epic mission aboard the MB-339 PAN journeying through Canada and the United States marking its return to New York after 32 years. In a GIA exclusive we spoke with Colonel Stefano Pietropaoli who shares “Our main objective to be here in the United States and Canada is to say thank you to all the Italians that are living here. It was really impressive to meet all the Americans, all the Canadians but most of all, all the Italian residents living here giving us a huge lesson on how to take a tradition from Italy, how to love Italy and how to love the Italian flag; that for us was one of the best lessons we had from this tour.” Captain Simone Fanfarillo shares it takes an impressive 10 minutes to fly between Philadelphia and New York. Full of pride in himself and his team he takes formation as Pony 5, the 2nd Right Wingman, one of ten pilots which together make up the Pattuglia Acrobatica Nazionale, National Aerobatic Team, (PAN). PAN was created in 1961 at the Rivolto Air Base in the Province of Udine. Lieutenant Colonel Salvatore Massimilano, Commander of the Frecce Tricolor, reminisced on the days mission. “We just landed a few hours ago from our flyby over New York. It was a really an important day for us because after almost two months that we left Italy, now we are in New York. This morning we had a chance to fly in such an iconic city like New York. We saw some picture of the previous tour of the Frecce Tricolori 32 years ago and now living this emotion live for us is a real unforgettable day. We are ambassadors of our nation, we are ambassadors of our airforce, Auonautica Militaire, and thats the way we do it. We just bring our green white and red smokes around the world Jennifer Adriana LaDelfa Published in Giornale Italo Americano, The Italian American Journal in New York on August 22, 2024. Photo 1 Counsel General of Italy in New York, Fabrizio DiMichele, welcomes The Italian Airforce Army, Frecce Tricolori, during their NAT24 Mission at an exclusive reception at La Devozione in the iconic Chelsea Market on August 12, 2024. Photo Credit, Jennifer Adriana LaDelfa Photo 2 Frecce Tricolore, “Tricolor Arrows” promotes “Roots Tourism” showcasing Italian excellence of the Made in Italy label flying along the Statue of Liberty making New York history on August 12, 2024. Photo Courtesy, Jennifer Adriana LaDelfa Photo 3 The Italian Airforce Army, Frecce Tricolori, paints the skies green, white, and red flying over the New York Skyline during its NAT24 mission on August 12 Photo Credit, Aeronautica Militare

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Webinar Sobratema

Webinar Sobratema fornecerá, nesta quinta (26/9), informações para transportar equipamentos de forma segura Nesta quinta-feira, dia 26 e setembro, a partir das 15h, acontece o 17º Webinar Sobratema Movimentação de Equipamentos e Cargas, com o objetivo de fornecer informações técnicas, dicas e alertas sobre as principais questões envolvendo o transporte seguro de máquinas pesadas. O conhecimento é um fator essencial quando se trata da movimentação segura de desse tipo de carga, pois essa atividade envolve uma série de riscos que podem comprometer a empresa e os profissionais envolvidos. O evento da Associação Brasileira de Tecnologia para Construção e Mineração (Sobratema) contará com uma programação formada por quatro apresentações e um debate, onde os especialistas convidados responderão questionamentos dos internautas. A abertura ficará a cargo do engenheiro Afonso Mamede, presidente da Sobratema. A transmissão ocorrerá pelo Canal do YouTube da entidade. A primeira apresentação será ministrada pelo engenheiro Carlos Gabos, instrutor do Instituto Opus de Capacitação Profissional da Sobratema, que versará sobre segurança no carregamento, descarregamento e içamento dos equipamentos, inspeção do veículo transportador, e responsabilidade, normas técnicas, legislação e procedimento correto na amarração de cargas, trazendo informações técnicas para conscientizar a importância dessa atividade. Nas sequência, Dasio de Souza e Silva Junior, vice-presidente executivo do Sindicato Nacional das Empresas de Transporte e Movimentação de Cargas Pesadas e Excepcionais (Sindipesa), trará um panorama geral do setor, incluindo a legislação vigente e suas implicações para o transporte e movimentação de cargas pesadas, bem como os cuidados necessários para sua execução segura.  Jhon Ferrazza, representante comercial internacional da Athrol Agência e Transportes Horizontina, ministra a terceira palestra com foco na questão do transporte, abordando temas como alertas e dicas para seleção do transportador, gerenciamento de risco, seguro, tipos de veículos, referências da legislação sobre a atividade e as cargas de retorno. Para trazer conhecimento sobre a legislação paulista na área de transporte de cargas pesadas no Estado de São Paulo, a engenheira Vânia Torquato Sobrado, coordenadora de Operações de Pedágio e Balança do Departamento de Estradas de Rodagem de São Paulo (DER-SP), proferirá a quarta apresentação, no qual ainda fará uma avaliação sobre a importância de conhecer a legislação vigente para mitigação de riscos. O Webinar Sobratema Movimentação de Equipamentos e Cargas conta com o patrocínio da Armac, GO4 Digital, Lotti e XCMG e é direcionado para os profissionais das áreas de logística e transporte de cargas, da construção, de locação e de equipamentos, dealers, fornecedores e prestadores de serviço, agentes públicos e representantes de entidades setoriais. Material distribuído por: Tels.: (11) 3259-6688 Email: [email protected]

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Italia – Brasile, accordo patenti di guida

PORTA (PD): ITALIA E BRASILE FACCIANO TUTTO IL POSSIBILE PER RENDERE OPERATIVO IL RINNOVO DELL’ACCORDO SULLE PATENTI DI GUIDA (Comunicato stampa – 23 settembre 2024) – “Nonostante nel luglio scorso, in occasione della visita in Brasile del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sia stato finalmente firmato il rinnovo dell’accordo per il mutuo riconoscimento delle patenti di guida tra i due Paesi (dopo un anno e mezzo dalla sua scadenza), le autorità diplomatiche hanno comunicato che sarà necessaria la ratifica da parte del Parlamento brasiliano di tale atto. Nonostante la frustrazione di quanti ritenevano che la vigenza dell’accordo sarebbe stata immediatamente successiva alla firma del rinnovo, compresa quella di chi come me si era prodigato con grande determinazione per giungere rapidamente a tale risultato, dobbiamo prendere atto di questo ulteriore passaggio istituzionale e per questo motivo ho già sensibilizzato formalmente il mio collega Presidente del gruppo di amicizia parlamentare Brasile-Italia, Eros Biondini, affinché possa sollecitare il Congresso brasiliano ad approvare con la necessaria urgenza tale convenzione bilaterale. Non è giusto fare attendere ulteriormente migliaia di persone e soprattutto lavoratori in attesa dell’approvazione di tale rinnovo. Contestualmente sto chiedendo al governo italiano che, nelle more di tale iter burocratico-istituzionale, possa essere consentito a quanti avevano a suo tempo beneficiato dell’approvazione dell’accordo di continuare a esercitare la loro facoltà di guidare gli automezzi nel nostro territorio nazionale”. ON. FABIO PORTA CAMERA DEI DEPUTATI Ufficio: Palazzo Valdina Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 Roma Tel. 06 6760 5936 Email: [email protected] www.fabioporta.com https://twitter.com/porta2020 https://www.facebook.com/fabioporta.it https://www.instagram.com/f.porta/

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Il supermissile di Putin è un flop?

“È esploso durante il test”. Il supermissile di Putin è un flop: cosa è successo Alcune immagini satellitari mostrano un grande cratere apparso presso il cosmodromo di Plesetsk: sarebbe stato causato dal missile Sarmat esploso nel corso di un test Federico Giuliani 23 Settembre 2024 – 10:47 Ascolta ora In Russia un test missilistico non sarebbe andato a buon fine. Alcune immagini satellitari mostrano un grande cratere apparso presso il cosmodromo di Plesetsk, nell’oblast di Arkhangelsk, presumibilmente provocato dall’esplosione di un ICBM Sarmat nel suo silo di lancio. Un’altra prova che confermerebbe questa tesi chiama in causa un aereo da ricognizione americano Boeing RC-135S Cobra Ball decollato da una base statunitense in Alaska per osservare il test del Sarmat: pare che il velivolo non abbia registrato alcun lancio. In attesa di capire cosa è accaduto, c’è già chi ha sottolineato il fuoco di paglia del supermissile più volte evocato da Vladimir Putin per minacciare l’Europa. Test fallito, missile esploso Le immagini satellitari studiate nelle ultime ore dagli analisti lasciano intendere che sia fallita una prova di lancio del missile balistico intercontinentale RS-28 Sarmat. Il test, andato in scena lo scorso sabato nella Russia nordoccidentale, avrebbe causato l’esplosione dello stesso missile nel silo, lasciando un enorme cratere e causando gravi danni al cosmodromo di Plesetesk. Il probabile incidente è stato segnalato su X dall’analista open source MeNMyRC. “Come è evidente, il test RS-28 Sarmat è stato un fallimento completo. Il missile è esploso nel silo lasciando un enorme cratere e distruggendo il sito del test“, ha scritto l’utente, allegando le immagini satellitari fornite da Planet Labs. Cos’è successo? Ci sono alcune ipotesi. L’esplosione potrebbe essersi verificata durante il rifornimento di carburante e non durante il lancio stesso. A sostegno di questa teoria, lo stesso MeNMyRC ha notato l’assenza dell’aereo da ricognizione “Cobra Ball” della Nato durante l’evento, un velivolo che normalmente monitorerebbe tali lanci. La sua assenza indica che il Sarmat non sarebbe mai stato lanciato. Ulteriori analisi condivise da due satelliti hanno suggerito che l’esplosione potrebbe aver innescato un incendio boschivo nelle vicinanze, con dati satellitari che mostrano tracce di calore provenienti dalla zona dopo il test fallito. Una grana per Mosca Il Sarmat, che la Russia aveva definito un componente chiave del suo deterrente nucleare strategico, è stato testato con successo per la prima volta nell’aprile 2022. Tuttavia, dopo quel primo test, Mosca ha dovuto affrontare ripetute difficoltà nel suo programma di sviluppo missilistico. Non solo: quest’ultimo incidente segna il quarto test fallito del missile balistico intercontinentale, nonostante le affermazioni del Cremlino secondo cui il jolly militare era già stato messo in “allerta di combattimento“. Secondo la CNBC, il volo di prova più lungo del Sarmat, rilevato durante i vecchi test, sarebbe durato poco più di due minuti: in quell’occasione missile avrebbe percorso poco più di 35 chilometri prima di perdere il controllo e schiantarsi. L’unico lancio riuscito avrebbe avuto luogo il 20 aprile 2022. La sua possibile esplosione arriva pochi giorni dopo che il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva avvertito che le armi nucleari di Mosca erano “pienamente pronte al combattimento“. La Tass citava così le parole di Lavrov: “Parliamo di linee rosse, aspettandoci che le nostre valutazioni, dichiarazioni siano ascoltate da persone intelligenti e capaci di prendere decisioni. Non è serio dire che se domani non farete ciò che vi chiedo, premeremo il ‘pulsante rosso’“. Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/esploso-durante-test-cosa-successo-supermissile-putin-2372051.html

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Tel Aviv verso la guerra totale?

In Israele una “situazione speciale”. Il confine col Libano in fiamme: Tel Aviv verso la guerra totale? Gli attachi transfrontalieri lungo il confine tra i due Paesi aumentano di intensità man mano che passano le ore. Intanto, Israele pensa a restrizioni per i civili: cosa può accadere nelle prossime ore Francesca Salvatore 23 Settembre 2024 – 20:21 Ascolta ora In tempi di emergenza Israele definisce “situazione speciale” il particolare provvedimento che concede alle autorità il potere di vergare restrizioni ai civili per garantire la sicurezza. Si tratta per il momento di sole 48 ore, che però potrebbero essere estese. Detto in altre parole, il peggio potrebbe accadere da un momento all’altro. Israele bombarda il Libano: colpiti 800 obiettivi. Illeso il numero 3 di Hezbollah   Nei minuti in cui scriviamo, Haifa è sotto attacco dei razzi di Hezbollah. Da stamattina, secondo le Idf, dal Libano sono stati lanciati oltre 200 razzi, principalmente contro il nord di Israele. E man mano che passano le ore appare sempre più chiaro come il conflitto abbia già mutato volto: le prime pagine hanno smesso di parlare di Gaza per concentrarsi sul nord. Secondo le Forze di difesa israeliane, queste mattina decine di aerei da guerra israeliani hanno colpito più di 800 obiettivi nel Libano meridionale. Almeno 274 persone sono state uccise e più di 1.000 ferite negli attacchi in corso, tra cui donne, bambini e personale medico, ha affermato il Ministero della Salute Pubblica del Libano. Sorprendentemente illeso il numero tre degli Hezbollah Ali Karaki, comandante del fronte meridionale e membro del Consiglio della Jihad. L’uomo, che era stato dato per morto, sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro, come riporta il quotidiano israeliano Haaretz. Così come è chiaro che Tel Aviv ha deciso di regolare tutti i conti in sospeso da tempo: non ultimo, quello con i miliziani di Dio. E per paradosso questo è un messaggio che non solo viene spedito all’indirizzo dei nemici, ma anche degli amici, qualora si dimostrino titubi a spalleggiare lo Stato ebraico. In una dichiarazione, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato più che chiaro: Israele sta cambiando “l’equilibrio della sicurezza, l’equilibrio di potere nel Nord“. E ancora: “Per coloro che non l’hanno ancora capito, voglio chiarire la politica di Israele: non aspettiamo una minaccia, la anticipiamo”, ha detto Netanyahu. “Ovunque, in ogni arena, in qualsiasi momento. Eliminiamo alti funzionari, eliminiamo terroristi, eliminiamo missili, e le nostre mani sono piegate”. Si tratta non solo di una risposta ai consueti attacchi che provengono dal sud del Paese dei cedri, ma anche di una sorta di guerra preventiva-sia consentito il prestito temporale e geografico-per mettere in sicurezza e creare il cuscinetto del nord. Anche il contrammiraglio Daniel Hagari, che possiede il polso della situazione sul campo, è stato cristallino nelle sue espressioni: questa mattina, in seguito alle nuove raffiche, ha dichiarato che l’Idf avrebbe presto iniziato a colpire obiettivi nella valle orientale della Bekaa, un’altra roccaforte di Hezbollah. Il tutto consigliando ai civili nei villaggi libanesi utilizzati da Hezbollah per scopi militari di “allontanarsi immediatamente dal pericolo per la loro stessa sicurezza”. Un’escalation che forse nemmeno Israele aveva preventivato, convinta che, colpendo gli strumenti di comunicazione di Hezbollah e uccidendo diversi comandanti chiave e civili libanesi, avrebbe innervosito il gruppo e lo avrebbero convinto a ritirarsi dal confine. I fatti dimostrano che non è bastato e che la “paralisi” sperata dei proxy sciiti non si è verificata. Intanto, le raffiche che giungono da nord rischiano di far inceppare Iron Dome, con tutte le conseguenze nefaste del caso. Ecco perché alzare la posta in gioco, passo che anche Hezbollah sembra pronto a fare in questo momento: i miliziani, infatti, hanno giurato di non cedere sol perché sotto pressione e di non fare alcun passo indietro, legandosi mani e piedi al cessate-il-fuoco a Gaza. Hassan Nasrallah, del resto, aveva perfino sfidato Israele all’invasione del sud del Libano, sulla pelle dei libanesi innocenti. Un’opzione che Israele sembrava escludere fino a poche ore fa, limitandosi agli attacchi dal cielo. Ma se non restassero altre opzioni sul campo, l’invasione sarebbe l’unica carta rimasta. Un bagno di sangue. Ma al momento non sono disponibili indizi che provino un cambio di passo: nonostante la proclamazione della “situazione speciale”, non sono stati annunciati cambiamenti specifici nelle istruzioni del Comando del Fronte Interno dell’Idf. Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/guerra/confine-israele-e-libano-fiamme-verso-guerra-totale-2372231.html

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