MISSIONE CULTURALE VERBUMLANDIART IN MACEDONIA DEL NORD, A BITOLA E OHRID

MISSIONE CULTURALE VERBUMLANDIART IN MACEDONIA DEL NORD, A BITOLA E OHRID Nella delegazione, guidata dalla presidente Regina Resta, anche il giornalista e scrittore Goffredo Palmerini ROMA – Pronta per la partenza in Macedonia del Nord, sabato 10 maggio, la delegazione dell’associazione culturale salentina VERBUMLANDIART, composta dalla presidente Regina Resta (poetessa e critica letteraria), Maria Pia Turiello (presidente del Comitato scientifico e criminologa forense), on. Mirella Cristina (avvocata e già Parlamentare), Mirjana Dobrilla (poetessa e traduttrice) e dal vicepresidente Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore.   La missione si inserisce nella feconda attenzione di scambio culturale che Verbumlandiart Aps da anni riserva alla realtà letteraria dell’area balcanica, con relazioni che l’hanno vista protagonista in Serbia, Croazia, recentemente in Montenegro ed ora in Macedonia del Nord, nella bella città di Bitola, nota per la sua storia, la multiforme vita culturale e le sue splendide architetture. Bitola è la terza città più grande del Paese ed è importante centro amministrativo, economico e culturale. La delegazione italiana si incontrerà con artisti e letterati di LATERAL, associazione culturale per le arti audiovisive, la letteratura, la musica e il cinema. Ne è fondatore e presidente Igor Trajkovski Foja, che ha seguito la sua formazione universitaria presso la Film Academy di Ohrid. Con Gordana Petrov organizzano prestigiose manifestazioni dedicate alla letteratura e alla cultura, con l’obiettivo di promuovere artisti d’ogni disciplina, in particolare i giovani talenti. Gordana Petrov, ora interamente dedita all’attività letteraria e culturale, è stata avvocata, docente universitaria a Kiev e redattrice televisiva presso l’emittente Orbis. Da oltre 15 anni si dedica alla scrittura. Ha pubblicato 28 romanzi e 12 libri di poesia, è presente in 16 antologie internazionali e scrive articoli scientifici nel campo della diplomazia e del diritto internazionale. Nell’associazione opera anche il padre di Gordana, Takec Petrov, giornalista e scrittore. La missione prevede l’11 maggio la manifestazione ufficiale di accoglienza della delegazione presso il Gala Garden Bitolj, con gli interventi di accoglienza e scambio culturale, quindi di socializzazione con artisti, poeti e scrittori, per l’intero pomeriggio. In serata l’incontro tra le due istituzioni culturali si terrà al famoso e storico Caffè Radost. L’indomani visita in città e ad un’importante azienda di grafica e stampa, quindi alla Biblioteca dell’Università. Il 13 maggio visita all’antica città di Ohrid (Ocrida), incantevole centro famoso per la sua ricca storia, l’arte, i suoi paesaggi mozzafiato e il retaggio culturale. La città si trova sulle rive del lago omonimo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità sia per la bellezza naturale che per l’importanza storica del luogo. Della città di Ohrid sono particolarmente interessanti la Fortezza dello zar Samuele, che offre una vista panoramica della città dalle meravigliose architetture, il sito archeologico di Plaoshnik, con le antiche rovine e il suo significato religioso, e le 365 chiese. Ohrid è conosciuta come la “Gerusalemme dei Balcani” perché un tempo aveva una chiesa per ogni giorno dell’anno. Nella giornata di mercoledì 14 maggio è prevista una visita a Skopje, capitale del Paese. La città, attraversata dal fiume Vardar, offre una ricca suggestione di architetture che raccontano la sua storia millenaria e il passaggio di Romani, Bizantini, Ottomani e Slavi. Tra le sue meraviglie il Ponte di Pietra, simbolo della città, costruito nel XVI secolo, la Fortezza, la Piazza Macedonia con la statua equestre di Alessandro Magno, il Vecchio Bazar, uno dei più grandi e antichi dei Balcani, ricco di negozi e caffè tradizionali, il Museo Archeologico, con reperti di grande valore storico, e la Casa di Madre Teresa dedicata alla santa missionaria dei poveri, nata a Skopje. In serata la partenza per Tirana. Nella mattinata del 15 visita alla città, capitale dell’Albania, e nel pomeriggio il volo di rientro in Italia. Credito foto Regina Resta, Mario Giannini

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L’ALFABETO DELL’INVISIBILE: MATEMATICA E MISTERO DIVINO DOPO L’ELEZIONE DI LEONE XIV

Nel nuovo Papa con la laurea in matematica, il segno che la fede può parlare il linguaggio dei numeri senza perdere il senso del mistero Quando la fumata bianca si è alzata nel cielo vaticano, il mondo si è interrogato, come sempre, sul volto del nuovo Papa. Ma questa volta, tra le prime righe dei profili biografici, una nota ha colpito anche i più distratti: Robert Francis Prevost, ora Leone XIV, è laureato in matematica. E in quel dettaglio, apparentemente insignificante, molti hanno letto qualcosa di incongruo. Come se la logica dei numeri fosse in contrasto con l’abbandono della fede. Come se un Papa matematico fosse una contraddizione in termini.   C’è in questo stupore un pregiudizio antico, mai del tutto estinto: l’idea che religione e scienza abitino galassie separate. Che i numeri parlino una lingua arida, incompatibile con la luce tremante del mistero. Eppure, lo stesso Leone XIV, formatosi tra le aule della Villanova University in Pennsylvania, ha respirato l’eleganza dei teoremi prima ancora di indossare l’abito talare.   Nella sua figura – con la disciplina del pensiero scientifico intrecciata alla profondità dell’ordine agostiniano – si compone qualcosa di nuovo. O forse qualcosa di molto antico. Perché non sono stati forse proprio i padri della fede come Agostino e Bonaventura a intuire che Dio parla anche in numeri, peso e misura? Lo stesso Sant’Agostino, in linea con la tradizione neoplatonica, sottolineava come i numeri rappresentino l’essenza della realtà e la struttura dell’universo, essendo una manifestazione dell’ordine divino. Già i pitagorici vedevano nei numeri l’essenza dell’universo.   Per Platone, le verità matematiche esistono nel mondo delle idee, più reali delle cose visibili. Galileo scriverà che la natura è un libro scritto in lingua matematica. E il suo contemporaneo Keplero, scoprendo le leggi del moto dei pianeti, affermava che “la geometria è coeterna alla mente di Dio, è Dio in persona”. Non sorprende allora che nel secolo scorso Ennio De Giorgi1, gigante del pensiero matematico del Novecento e uomo di fede, si sia espresso in questi termini, con un’immagine straordinariamente potente: “All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica ci avvicina, senza penetrarlo. ”Un Papa matematico non è, dunque, un’anomalia. È il segno di un ponte possibile. Di una lingua comune tra l’intelligenza e la contemplazione. Ennio De Giorgi   Nel suo libro La matematica e l’esistenza di Dio, Antonio Ambrosetti2, uno dei più noti matematici italiani e allievo dello stesso De Giorgi alla Scuola Normale di Pisa, racconta come la fede abbia accompagnato la sua vita accademica. Non come rifugio, ma come apertura. “Lo studio della matematica mi fa intuire la presenza di Dio”, scrive. Per lui, ogni congettura è un passo verso l’infinito. Ogni intuizione, una finestra su ciò che sta oltre: “In questo, io intravedo qualcosa che è sempre sopra di noi, irraggiungibile, la presenza – seppure misteriosa – di Dio.”   Ambrosetti non pretende affatto che la matematica possa arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio. Ma vede nella sua logica rigorosa, nella sua eleganza, una strada verso l’oltre. E perfino un riflesso della gioia creativa di Dio stesso. Un ponte fatto di silenzio e rigore: De Giorgi parlava della matematica come di una “forma di carità”, perché insegnare, condividere il sapere, è per lui una delle più alte espressioni dell’amore cristiano. “Non saprei dare un significato alla mia vita e al mio stesso lavoro scientifico senza la fede nella Resurrezione di Cristo”, scriveva. Non per bisogno, ma per coerenza: perché il mondo, se davvero è ordinato, deve avere un’origine. E se l’uomo riesce a leggerlo, è perché la sua intelligenza rispecchia, almeno in parte, quella del Creatore.   Avremo quindi un pontefice con l’anima cartesiana? Leone XIV potrebbe dunque rappresentare un ritorno al senso profondo della ratio, non come dominio, ma come meraviglia. La stessa meraviglia che guida il matematico nel cuore di una dimostrazione, e il credente nell’ora silenziosa della preghiera. La sua formazione scientifica non sarà quindi una nota di colore, ma una cifra spirituale. In un’epoca in cui tutto deve essere provato, computato, garantito, forse ci voleva un Papa che conoscesse i limiti della dimostrazione per ricordarci che il vero si manifesta anche nell’indimostrabile. E così, mentre Leone XIV si affaccia alla finestra del mondo, possiamo cominciare a leggerlo come un segno dei tempi: la fede non è l’opposto del rigore, ma potrebbe essere una sua estensione. Sebastiano Catte Com.Unica www.agenziacomunica.net _________________________________________________________________________________________________________ 1 Ennio De Giorgi, Anche la scienza ha bisogno di sognare (a cura di di A. Marino, C. Sbordone, F. Bassani), Edizioni Plus Università di Pisa 2002. 2 Antonio Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau 2017.

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Ferrari, dal Cavallino Rampante al Trattorino Zoppicante: Mandateli Tutti a Casa!

C’era una volta la Ferrari. Anzi, no. C’è ancora, ma non si vede. È come quando ti raccontano di un mito, una leggenda, un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, e poi ti svegli davanti a una SF-25 che fatica a tenere dietro persino una Williams. Sì, quella Williams. Non è un incubo: è il GP di Miami 2025. E se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere. Conte, ospite da Floris, ha detto: “Avevate una Ferrari e la state facendo andare peggio di un’utilitaria di vecchio modello.” E come dargli torto? Anche se, a ben guardare, quella “sua” Ferrari andava piano quasi quanto questa. Ma almeno non faceva così tanta confusione. Oggi invece si naviga a vista, con Hamilton e Leclerc che sembrano due passeggeri intrappolati su un autobus senza conducente. Miami ha fatto da specchio crudele a una realtà che a Maranello continuano ostinatamente a ignorare: questa macchina è un fallimento annunciato. Un progetto nato male e cresciuto peggio. Il retrotreno non funziona, l’avantreno è un salto nel vuoto, la correlazione dati è sparita come i sogni mondiali dei tifosi. Vasseur parla di potenziale da estrarre come un novello rabdomante nel deserto, ma a furia di cercare l’acqua ci si sta solo affogando nel ridicolo. I piloti sono esasperati. Hamilton si sfoga via team radio come un adolescente col cuore spezzato, Leclerc mastica amaro e guarda nel vuoto, probabilmente ripensando a quel 2019 in cui credeva ancora in un futuro rosso. E i tifosi? Loro sì, sono i veri eroi. Ogni domenica sperano, ogni domenica si illudono, e ogni domenica ricevono in cambio una nuova umiliazione. Altro che Cavallino Rampante: ormai è diventato un somaro impantanato nella ghiaia. Il bello è che tutto questo disastro costa milioni. Una struttura da Formula 1, due tra i piloti migliori del circus, una fanbase planetaria… e una macchina che sembra messa su con le istruzioni del “fai da te”. Vasseur chiede tempo. Ma quanto ancora? Maggio è la deadline, dicono. Tra Imola, Monaco e Barcellona ci si gioca tutto. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, a Maranello stanno già preparando l’ombrello per l’acquazzone. Forse è arrivato il momento di dire basta. Azzerare tutto. Salutare educatamente (o forse no) chi ha portato la Ferrari in questo vicolo cieco e cominciare da capo. Con gente nuova, idee nuove, competenza massima e non frasi fatte da conferenza stampa. Non è solo una questione tecnica: è una questione di dignità. L’Italia sportiva non merita questa vergogna. I tifosi non meritano di tifare per un simbolo sbiadito. E soprattutto, Enzo Ferrari non merita di girarsi nella tomba ogni domenica pomeriggio. Ferrari, è ora di fare l’unica cosa sensata rimasta: mandateli tutti a casa e ricominciate. Prima che il mito diventi barzelletta. di Redazione Foto credit: Cavallino Classic

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GERMANIA, FRIEDRICH MERZ ELETTO CANCELLIERE AL SECONDO TURNO DOPO VOTO STORICO

Berlino, 6 maggio 2025 – Friedrich Merz è stato eletto cancelliere federale della Germania al secondo scrutinio del Bundestag, dopo una giornata politicamente tesa e senza precedenti nella storia della Repubblica Federale. Il leader della CDU/CSU ha ottenuto 325 voti, superando la soglia necessaria di 316, e accettando formalmente l’incarico tra gli applausi della sua maggioranza. Al primo turno, tenutosi nella mattinata, Merz non aveva raggiunto la maggioranza assoluta, fermandosi a 310 voti, con 18 consensi mancanti rispetto alla forza teorica della “piccola Grosse Koalition” formata da Unione e SPD. È la prima volta dal 1949 che un cancelliere tedesco non viene eletto al primo turno, episodio che ha fatto eco sui media tedeschi, come Der Spiegel e Die Welt. Il cancelliere uscente Olaf Scholz è stato il primo a congratularsi con Merz, seguito da diversi leader europei, tra cui Ursula von der Leyen, Roberta Metsola e Antonio Costa, che hanno sottolineato l’importanza di una Germania stabile e protagonista in Europa. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso speranza in una “maggiore leadership tedesca” sul piano internazionale. La giornata ha evidenziato la fragilità degli equilibri politici interni: dopo la mancata elezione al primo turno, Merz ha lasciato l’aula in silenzio per consultazioni riservate con i suoi alleati, mentre in aula si rincorrevano ipotesi di fronde interne. L’AfD ha definito l’esito una “sconfitta morale” per Merz e ha invocato elezioni anticipate, mentre l’opposizione liberale europea ha espresso preoccupazione per un contesto politico sempre più frammentato. I mercati finanziari hanno risentito dell’incertezza, con Francoforte in flessione dell’1,2%, la peggiore performance tra le Borse europee a metà seduta. Con questa elezione, Merz diventa il decimo cancelliere tedesco del dopoguerra. La sua leadership sarà messa alla prova in un contesto complesso, tra richieste di rilancio economico, sicurezza interna e ruolo guida dell’Europa in un mondo instabile. di Redazione

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Sicilia Jazz Festival dal 22 giugno al 6 luglio 2025

Dave Weckl, Richard Bona, Ciro Manna, Michael Lecoq con “Fusion Experience Quartet” in un viaggio musicale senza confini per Brass Extra Series! Real Teatro Santa Cecilia, 26 aprile 2025 ore 19.00 e 21.30 Disponibili online su www.bluetickets.it gli abbonamenti al Sicilia Jazz Festival dal 22 giugno al 6 luglio 2025     Le Musiche del Nostro Tempo per Brass Extra Series 24 – 25 con un quartetto che porterà il pubblico in una esperienza sensoriale dinamica in musica con quattro big della scena artistica mondiale, Dave Weckl, Richard Bona, Ciro Manna, Michael Lecoq si esibiranno invitati dal M° Ignazio Garsia, Presidente e Fondatore, della Fondazione Orchestra Siciliana – The Brass Group. Appuntamento sabato 26 aprile alle ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia. Con l’occasione si ricorda che sono disponibili online sul sito www.bluetickets.it gli abbonamenti del Sicilia Jazz Festival che si terrà dal 22 giugno al 6 luglio 2025. A breve verranno annunciati gli altri big del Festival.   Il progetto Fusion Experience Quartet nasce da un’idea di Ciro Manna con la peculiarità di fondere musicisti con diverse culture e trascorsi musicali per ottenere un mix di ‘jazz/fusion e world music’ nuovo ed innovativo. Un quartetto d’eccezione che si avvale di big internazionali come: Dave Weckl, considerato uno dei batteristi Jazz/Fusion più influenti e tecnicamente dotati di tutti i tempi , storico batterista della Chick Corea Electric Band che ha collaborato con altrettanti icone del jazz e non solo come : George Benson, Paul Simon, Michel Camilo, Madonna, Mike Stern, Frank Gambale, John Patitucci, Jeff Berlin, Micheal Brecker, Diana Ross, Robert Plant, Lee Ritenour; Richard Bona, vincitore di un Grammy, uno dei bassisti-compositori e polistrumentisti internazionali più affermati. Con il timbro unico della sua voce esalta le sue origini africane fondendo tradizione, cultura e tutta la bellezza del suo continente. Il suo modo di connettersi con il pubblico lo hanno trasformato in un’icona di riferimento nella musica mondiale jazz e afro-pop. Ha collaborato con i grandi: Herbie Hancock, Harry Belafonte, Steps Ahead, Quincy Jones, Chick Corea, Buena Vista Social Club, Sting, Mike Stern, Pat Metheny, Stevie Wonder, Bobby McFerrin, George Benson; Michael Lecoq con grandi radici nel jazz è considerato uno dei pionieri del crossover stilistico più importanti della scena musicale francese. Conosciuto per la sua versatilità, il virtuoso ha lavorato con artisti rinomati come Richard Bona, Jean-Luc Ponty, Jean-Marie Ecay, Linley Marthe, Dominique Di Piazza, André Ceccarelli, Yannick Noah, Michel Jonasz, Jean-Jacques Goldman, Pascal Obispo e Veronique Sanson. Ciro Manna è uno dei chitarristi più apprezzati dell’intero panorama musicale italiano. Affianca al ruolo di session man in trasmissioni RAI e Mediaset e in tour di importanti artisti italiani, una propria produzione discografica (Feel’n’Groove 2007 e XY 2015) e una proficua attività didattica. Annovera anche numerose collaborazioni internazionali con artisti come: Paul Gilbert, Guthrie Govan, Andy Timmons, Simon Phillips, Greg Howe, Frank Gambale, Richard Bona, Hadrien Feraud, Fabrizio Bosso , Walter Ricci , Otmaro Ruiz , Stefano di Battista .   Sul concerto interviene direttamente l’ideatore del progetto artistico Ciro Manna. Ciro, come ti senti a lavorare con leggende del jazz come Dave Weckl e Richard Bona? Lavoro con Richard da 10 anni ed oltre alla collaborazione artistica siamo molto amici, si è creato davvero un rapporto familiare con lui, è una persona speciale… Per quanto riguarda Dave invece abbiamo suonato insieme a luglio per la presentazione del disco di Angelo abate ed è nata subito una bella sintonia. Per me è un onore poter stare sul palco con artisti come loro, li seguo da adolescente e ho ‘divorato’ la loro discografia … quindi posso dire che ho realizzato un sogno!  Qual è il tuo approccio nella scelta dei brani per il concerto e come hai lavorato con Dave, Richard Michael per creare un programma unico? Ho chiesto a tutti di proporre dei brani del proprio repertorio in modo che ognuno si potesse cimentare nel sound degli altri e magari anche rivedere lo stesso brano ma da una nuova prospettiva. Come pensi che la Fondazione Orchestra Jazz Siciliana The Brass Group possa contribuire a promuovere la musica jazz in Sicilia? La fondazione sta facendo un lavoro pazzesco sul territorio siciliano, diffonde cultura, promuove l’arte, aiuta i giovani a credere nella musica e gli dà la possibilità di vedere e ascoltare i più grandi musicisti del mondo a 2 passi da casa.   Anche gli altri big del progetto intervengo sul concerto della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group: Cosa vi aspettate dal pubblico siciliano e come pensate che reagirà al concerto? Sicuramente ci sarà grande fermento e aspettative alte, speriamo di non deluderle!  Il pubblico del sud e sicuramente quello siciliano è sicuramente super caloroso e partecipativo, sarà un concerto memorabile. Qual è il messaggio che volete trasmettere attraverso la vostra musica? Sicuramente gioia, condivisione e good vibes. Come pensate che la collaborazione tra musicisti di diverse nazionalità e stili possa influenzare la musica jazz? La musica si evolve grazie alla contaminazione e alla fusione di differenti culture … quindi la collaborazione tra musicisti di differenti culture è fondamentale affinché la musica continui ad evolversi. Infoline Fondazione The Brass Group: [email protected] www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.   Rosanna Minafò Addetto Stampa Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group  

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Il Papa che mi faceva arrabbiare… e che ho amato profondamente

È morto un grande uomo.E io, nel mio piccolo, mi sento un po’ più solo. Papa Francesco – perché di lui si parla, ovviamente – non era solo il Pontefice. Era una voce. Una presenza. Una coscienza che, anche quando ti faceva storcere il naso o ti tirava fuori dai gangheri, sapevi che era lì per un motivo più alto. Sì, lo ammetto: più di una volta mi ha fatto incavolare. Per certe uscite, certe scelte, certi silenzi. Ma alla fine non potevo volergliene. Perché sapevo – sapevamo tutti, in fondo – che quello che diceva e che faceva era mosso da un’intenzione pura: fare del bene. Sempre. Era politicamente schierato a sinistra, è vero. Ma in lui non c’era ideologia: c’era missione. La sua sinistra era quella del Vangelo, quella degli ultimi, degli scartati, degli esclusi. Accogliere tutti, amare tutti, ascoltare tutti. Questo era il suo vero programma politico. Aveva scelto un nome francescano, ma nell’anima restava un gesuita. Intelligente, strategico, profondo. Con lo sguardo acuto di chi non si lascia ingannare, e il cuore aperto di chi sceglie ogni giorno di fidarsi dell’amore. Mancherà.A me, a noi, alla Chiesa, al mondo.Ma sarà ricordato per sempre come un grande Papa.E forse, anche come qualcosa di più. Giuseppe Arnò

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AVON – BIG APPLE CONCERTO

AD AVON, NEGLI STATI UNITI, L’ESECUZIONE DEL BIG APPLE CONCERTO DEL COMPOSITORE TIZIANO BEDETTI, E UN’ALTRA SUA OPERA A BUENOS AIRES       Il 25 aprile, alle ore 19.30 e il 27 aprile, alle ore 15.00, presso il Performing & Fine Arts Center di Avon, città situata nella contea di Hendricks dello Stato dell’Indiana negli USA, verrà eseguito, in prima americana, il Big Apple Concerto per clarinetto e orchestra del compositore italiano Tiziano Bedetti. Gli interpreti saranno la Hendricks Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Amy Eggleston, in un organico che prevede circa settanta Professori d’Orchestra. https://www.hendrickssymphony.org/ Il concerto si svolgerà presso Hendricks Live!, il Performing & Fine Arts Center di Avon. Il titolo dei due concerti sarà: Apple to Oranges Concert e vedrà eseguite inoltre la Suite da L’Amore delle Tre Melarance di Sergej Prokofiev e Sotto l’Albero delle Mele di Josef Suk. L’indirizzo dell’auditorium è 200 W Main St, Plainfield, IN 46168, Avon – Indiana (Stati Uniti). È un ulteriore grande riconoscimento internazionale all’autore, Tiziano Bedetti, che entra nel repertorio orchestrale classico. La composizione Big Apple Concerto, commissionata dal mecenate americano Lawrence Dow Lovett e dedicata al clarinettista David Shifrin, è un omaggio musicale alla Grande Mela. La città di New York, con la sua energia vibrante e diversità culturale, ha ispirato molti artisti nel corso degli anni. Il compositore veneto, Tiziano Bedetti, è uno di questi e il suo Big Apple Concerto è un omaggio musicale alla città che non dorme mai. Composto per clarinetto solista e orchestra, il Big Apple Concerto è un’opera che riflette la vitalità e complessità di New York. La musica è un mix di stili e influenze, dalla classica al jazz, dal rock alla musica da film. Il risultato è un’opera unica e affascinante che cattura l’essenza della città. Composto nel 2001, della durata di 25 minuti, il concerto è strutturato in tre movimenti, ognuno dei quali evoca un aspetto diverso di New York: I. Allegro, II. Moderately, with a rock beat, III. Fast. Il Big Apple Concerto si ispira in particolare al mondo musicale newyorkese e all’epoca d’oro del jazz, del mitico clarinettista Benny Goodman e la sua incredibile band, con i funambolici assoli del vibrafonista Leonel Hampton che si scontrano con il rock, il funky (del creatore indiscusso del genere funk, James Brown) e i ritmi della disco music che fanno da sfondo e sound metropolitano. Il Concerto è sopra le righe e fuori dagli schemi, pur mantenendo una forma classica e citazioni, pieno di ritmi pulsanti, vitali e danzanti. L’opera non solo riflette la città di New York, ma anche la sua gente. La musica è un omaggio alla diversità e alla creatività che caratterizzano la città e i suoi abitanti, un riflesso della sua energia, diversità e creatività. La composizione riflette, anche dal punto di vista estetico, quello che si definisce classicismo popolare o classicismo “pop” di cui Bedetti è esponente e vede una ideale continuità ed eredità ripresa da autori quali George Gershwin, Erwin Schulhoff e Leonard Bernstein, innovatori della musica del ‘900. Ricordiamo che Tiziano Bedetti ha collaborato con il grande drammaturgo e librettista italo-americano Mario Fratti, vincitore di 7 Tony Awards, con il quale portò in scena, nel 2014 a Roma l’opera-musical Madam Senator presso il Teatro Stabile Renato Greco, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica. Lo stesso Fratti espresse soddisfazione ed apprezzamenti per la musica di Bedetti definendola eccellente. Tiziano Bedetti verrà eseguito, inoltre, il 15 aprile prossimo, alle ore 19.00, a Buenos Aires in Argentina, presso la Sala del Centro Naval, con un’altra opera, l’Aria “Amor Empio Tiranno” su testo della poetessa seicentesca padovana Isabella Canali Andreini dal soprano di origine polacca Dominika Zamara e dalla pianista Bàrbara Warzyca, in un Recital organizzato dalla Associazione Culturale Argentino Polacca di Buenos Aires. Lo scorso 17 febbraio, presso il Teatro Moderno di Plonsk, a Varsavia in Polonia, la stessa composizione Amor Empio Tiranno è stata eseguita alla presenza del Ministro della Cultura Polacco Joanna Borysiak, nell’ambito del Gran Galà della Cultura, riscontrando un grande successo ed apprezzamento. Il testo affronta tematiche femminili ancora molto attuali oggi. La collaborazione tra il M° Zamara e il M° Bedetti prosegue e sono previste altre prime esecuzioni nei prossimi mesi in Francia, Polonia e Stati Uniti. Bedetti collabora da alcuni anni con Dominika Zamara, alla quale ha dedicato venti lavori tra Liriche, Arie e composizioni Sacre, stimando le sue caratteristiche vocali e la sua predilezione anche per la musica contemporanea. Tiziano Bedetti  Contatti: M° Tiziano Bedetti Via F. Turati, 16 45011 Adria (RO) Italia Tel/Fax: 0039- 0426-23654 Cell: 333-3475295 www.tizianobedetti.com e-mail: [email protected] Fonte: Goffredo Palmerini

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L’ombrello nucleare europeo: protezione o illusione?

Non è il numero delle testate che la vince: in un conflitto nucleare nessuno vince. Se piove, meglio avere un ombrello. Ma se la pioggia è nucleare, serve qualcosa di più resistente. Così sembra pensarla Emmanuel Macron, che ha recentemente proposto di allargare lo scudo atomico francese agli alleati europei. L’idea di un ombrello nucleare europeo, con Francia e forse Regno Unito a fare da scudo atomico al continente, è tornata al centro del dibattito politico. Ma quanto è realistica questa prospettiva? La “Force de Frappe”: l’arsenale francese La dissuasione nucleare è una strategia militare difensiva per la Francia, creata negli anni Sessanta secondo il principio che con il proprio arsenale atomico, la cosiddetta “force de frappe”, Parigi ha la capacità di infliggere danni che il proprio avversario giudicherebbe “inaccettabili”. In piena Guerra Fredda, per volere del generale De Gaulle, l’obiettivo dichiarato della “force de frappe” francese era di evitare una guerra generalizzata. Oggi la Francia è l’unico Paese dell’Unione Europea a possedere armi atomiche, con un arsenale di circa 290 testate nucleari. Numeri ben lontani dai 5.000 ordigni di Stati Uniti e Russia, che insieme detengono il 90% delle testate mondiali. Tuttavia, non è la quantità a determinare l’efficacia di una strategia nucleare: la deterrenza si basa sulla capacità di sferrare un colpo in grado di dissuadere qualsiasi avversario. La proposta di Macron: un’ombrello nucleare per l’Europa? In un periodo di crescenti tensioni nei rapporti transatlantici, Emmanuel Macron ha suggerito di condividere la deterrenza nucleare francese con i partner europei, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. L’idea nasce dalla preoccupazione per un possibile disimpegno di Washington dalla difesa del continente, come suggerito da recenti mosse politiche americane. Ma la proposta di Macron è densa di incognite: chi deciderebbe quando e come impiegare le armi nucleari? La Francia manterrebbe il pieno controllo sul proprio arsenale, il che renderebbe l’ombrello nucleare più una promessa politica che una garanzia effettiva. Inoltre, l’eventuale estensione della protezione nucleare francese solleva dubbi anche tra gli alleati: l’ombrello sarebbe per tutti o solo per alcuni Paesi selezionati? Un’illusione più che una protezione? Se da un lato la proposta di Macron rafforzerebbe l’autonomia strategica europea, dall’altro solleva interrogativi pratici e politici. L’ombrello nucleare americano, che ha garantito la sicurezza dell’Europa per oltre settant’anni, è basato su un impegno chiaro e collettivo nell’ambito della NATO. Quello francese, invece, resterebbe sotto il controllo esclusivo dell’Eliseo. In un conflitto nucleare, si sa, non ci sono vincitori. E forse l’idea di un ombrello nucleare europeo è più una manovra politica che una reale alternativa strategica. Ma in tempi di incertezza, anche una promessa può fare la differenza. Giuseppe Arnò Foto: https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/ Autore (vincent desjardins)

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Trieste, cuore pulsante del Friuli Venezia Giulia: tra eccellenze, tradizione e innovazione

  Il Friuli Venezia Giulia si conferma ancora una volta una regione di eccellenze e grande capacità organizzativa, ospitando con entusiasmo l’Amerigo Vespucci e dando il via al Tour Mediterraneo. Il simbolo della Marina Militare italiana, reduce da un viaggio che ha toccato 35 porti in tutto il mondo, ha trovato a Trieste un’accoglienza straordinaria, suggellando il legame tra la città e la tradizione marinaresca. L’evento ha rappresentato non solo un’occasione di festa, ma anche un momento di confronto tra istituzioni, imprese e cittadini. Il talk organizzato dall’ANSA ha visto protagonisti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e i rappresentanti di realtà industriali di prestigio come Illy, Fincantieri e Nonino. L’elemento comune? Il valore del fare squadra per raggiungere risultati straordinari. La grande partecipazione di pubblico testimonia quanto il Friuli Venezia Giulia sia un territorio in grado di attrarre eventi di respiro internazionale, valorizzando le proprie risorse con uno sguardo al futuro. Non è solo la bellezza della Vespucci a emozionare, ma la consapevolezza che questa terra custodisce una tradizione solida, capace di evolversi e innovarsi senza mai perdere la propria identità. Il connubio tra la Vespucci e la nuova nave Trieste della Marina Militare ha simboleggiato perfettamente il dialogo tra storia e tecnologia, dimostrando la forza della cantieristica italiana e la sua proiezione internazionale. L’arrivo della Vespucci è stato celebrato non solo con le visite a bordo e il Villaggio Italia, ma anche con uno spettacolo mozzafiato offerto dalle Frecce Tricolori, che hanno salutato il veliero con un’esibizione indimenticabile. Il Friuli Venezia Giulia si dimostra ancora una volta protagonista della scena italiana ed europea. Il successo dell’evento a Trieste è il riflesso di una regione che, con il suo spirito laborioso e la sua visione strategica, sa cogliere le opportunità per raccontarsi al mondo intero. La Vespucci, ripartendo da qui, porta con sé un messaggio chiaro: il futuro si costruisce con radici solide e uno sguardo aperto all’innovazione. di Redazione

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ITALIA, BRONZO AI MONDIALI DI QAZAQ KURESI IN INDIA

È Eleonora Ghetti l’atleta azzurra della Federazione Italiana Lotte Tradizionali che il 27 febbraio ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali di Qazaq Kuresi 2025, nella categoria +77kg. Atleta della “Asd Judo Mestre 2001”, 28 anni, ha ottenuto un risultato importante in una competizione di alto livello tecnico–agonistico.  Diretti da due Tecnici giovani e competenti, Mattia Galbiati e Chiara Meucci, oltre ad Eleonora Ghetti hanno gareggiato Francesco Pio Aidone, Walter Baccinelli, Gaia Daranuta, Sandro Lorito, Matteo Slongo, Eugenio Sturniolo, dimostrando grandi capacità tecniche e determinazione. La competizione è stata organizzata dalla Qazaq Kuresi Association, la United World Wrestling (UWW) e la Federazione Qazaq Kuresi del paese ospitante. La Federazione Italiana Lotte Tradizionali è affiliata all’ente di promozione sportiva A.S.I. ed è tra le più medagliate in Europa in questo sport. Lotta tradizionale e sport nazionale del Kazakistan, per le sue antiche origini e rilevanza culturale, il Qazaq Kuresi nel 2016 è stato iscritto dall’UNESCO nella Lista rappresentativa dei Beni Culturali Immateriali dell’Umanità. Avv. Vittorio Giorgi Presidente Federazione Italiana Lotte Tradizionali 

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