Atomica per tutti, e poi?

Quando il mondo gioca alla roulette nucleare e il popolino tifa dal divano, tra fake news, talk show isterici e finti profeti della catastrofe. a a C’è un momento, nella storia dei popoli, in cui l’ingenuità smette di essere tenera e diventa pericolosa. Un po’ come quando si scopre che il bambino che rideva davanti ai cartoni animati adesso crede che i dibattiti televisivi siano la “verità”. E così eccoci qui: un’umanità ipnotizzata dalle beghe politiche impacchettate nei talk show, dove ogni sciocchezza diventa apocalisse e ogni apocalisse, ormai, fa sbadigliare. Nel frattempo, mentre il pubblico si accapiglia su chi urla meglio nello studio televisivo, nel Pacifico si respira un’aria più tagliente di una lama di katana. Il Giappone, sì, proprio quello che per decenni ha sventolato la bandiera del pacifismo come un mantra esistenziale, adesso si riscopre con la mano sul pomo della spada. Non per folklore, ma per necessità. Il nuovo ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, ha chiesto apertamente di valutare l’acquisto di sottomarini a propulsione nucleare. Una frase che, in qualsiasi altro Paese, farebbe tremare le borse e agitare i pacifisti; in Giappone, invece, si scontra con una memoria collettiva ancora ustionata da Hiroshima e Nagasaki. Eppure qualcosa si muove. Quando hai come vicini una Corea del Nord che ti manda missili sopra la testa come fossero cartoline natalizie, e una Cina che vara portaerei come fossero yacht da weekend, a un certo punto anche il samurai più pacioso si domanda se non sia il caso di lucidare l’armatura. Gli Stati Uniti, manco a dirlo, osservano, approvano e spingono: perfino Seoul ha avuto il suo bravo via libera per entrare nel club delle potenze con sottomarini nucleari. Nel frattempo la regione si riempie di arsenali nuovi di zecca: una fiera del riarmo atomico che farebbe apparire il “day after” quasi un documentario bucolico. Il mondo trema, muore, implode. Ma a noi… che importa? Qui da noi, nel paese dove l’aria fritta è ormai patrimonio immateriale, basta un bello sciopero del venerdì, uno qualsiasi, il motivo è puramente accessorio, e qualche talk show fazioso che ripete sempre le stesse lagne per far sentire milioni di cittadini “informati”, “coinvolti”, “vigili”. Peccato che la vigilanza sia quella di chi dorme con gli occhi aperti: l’illusione di essere partecipi mentre si è drogati di fake news, indignazione a orologeria e politica-spettacolo di quart’ordine. E così il mondo corre verso l’abisso nucleare, e noi con lui, a passo lento ma determinato, come ciechi in un vicolo cieco, un cul de sac, direbbe chi vuole darsi un tono francese. C’è chi evoca la storia circolare, come Peter Colosimo, parlando di civiltà avanzate spazzate via da cataclismi e guerre atomiche per poi rinascere da zero. La differenza? Che all’epoca i responsabili erano, forse, extraterrestri. Oggi, invece, basta guardare i telegiornali: gli alieni siamo noi, governati da svitati che, per fantasia, competono solo con i marziani. E allora, come direbbe Montanelli, prepariamoci: se la storia è davvero un cerchio, tranquillizziamoci. Prima o poi torneremo all’inizio. E chissà che stavolta non si impari qualcosa, sempre ammesso che ci resti qualcuno capace di ricordarla. Di Redazione

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Italia, promossa con riserva

Dal deficit che dimagrisce ai ponti che ingrassano: storia semiseria di un Paese che ce la fa… quasi. a Non sarà proprio la notizia che fa sobbalzare il lettore dalla sedia, ma è pur sempre un raggio di sole nel grigio del quotidiano: «Italia verso la fine della procedura di infrazione». Bruxelles dà un buffetto affettuoso al governo Meloni, confermando che Pil, inflazione e deficit procedono composti come studenti alle scuole medie il giorno della visita ispettiva. Per chiudere definitivamente la faccenda si attende aprile e i numeri Eurostat: serve quel benedetto 3% nel rapporto deficit/Pil, soglia mitologica come l’araba fenice. Certo, la gioia sarebbe più piena se il Paese non avesse dovuto salutare, proprio in questi giorni, le gemelle Kessler, ultime icone di un’Italia che ballava più leggera, e se la Corte dei Conti non avesse aggiunto un altro capitolo alla faticosa saga del Ponte sullo Stretto. Il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo? Rimandato. Le motivazioni? Tra trenta giorni, che ormai sono il tempo standard per tutto: dai referti medici alle promesse elettorali. E qui, più che l’ingegnere, entra in gioco il filosofo: si spera davvero che la giustizia contabile agisca “nell’interesse della collettività”, con valutazioni sobrie, oggettive e soprattutto disinteressate. Se poi così non fosse, ipotesi remota, per carità,  i lavori del ponte andrebbero avanti lo stesso, ma rischierebbe di franare un altro ponte, quello tra il cittadino e la fiducia nelle istituzioni. E come diceva il buon Giulio Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Fin qui casa nostra.Ma allargando l’obiettivo, lo spettacolo non migliora. In Europa, alla parola “cento” uno pensa a un compleanno, ai brindisi, ai “cento di questi giorni”. Invece no: Parigi promette cento Rafale per Kyiv. E il Regno Unito si accoda, spingendo per una coalizione che garantirà la sicurezza ucraina anche nel dopoguerra. Dall’altra parte dell’emisfero, gli Stati Uniti strizzano l’occhio a Seul sui sottomarini nucleari: un modo gentile per ricordare alla Cina che l’Indo-Pacifico non è un lago privato. La Corea del Sud rilancia, sostenendo che le nuove capacità servono a contrastare la Corea del Nord, che, non c’è bisogno di dirlo, avrebbe già costruito il suo primo sottomarino nucleare la scorsa primavera. Per non deludere il Paese che ci ospita, ecco una nota locale ma non troppo: firmato un memorandum sulla protezione civile tra il Trentino e lo Stato brasiliano di Santa Catarina. Non salverà il mondo, ma almeno qualcuno prova ancora a collaborare senza mostrare i muscoli. Poi c’è il Sudan, dove si continua a morire non di caldo, ma di proiettili. Chiese e moschee diventano colabrodo, vite e famiglie pure. Ma il tutto finisce in fondo ai giornali: una riga, un trafiletto, giusto per sistemare la coscienza del redattore e non turbare troppo il lettore. Il resto è un susseguirsi di riarmi, strategie, alleanze, contralleanze. Un mondo che sembra allenarsi non alla pace, ma alla palestra militare. Per fortuna, non tutto ciò che vola è un Rafale.Ed ecco finalmente una buona notizia: in Transilvania, proprio lì, nella patria di Dracula, si celebra la grande tradizione gastronomica italiana grazie a un evento del Comites Romania. Niente missili, niente sommergibili: solo piatti fumanti e persone che si siedono a tavola invece che ai tavoli negoziali. E allora sì, almeno per una volta, si mangia. E bene. Come direbbe Montanelli: in un mondo dove tutti preparano la guerra, noi almeno sappiamo ancora preparare una buona pasta. E non è poco. Giuseppe Arnò

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Mandati d’arresto a gogò: il mondo gioca a guardie e ladri

aDa Putin a Netanyahu, da Erdoğan alla Corte Penale Internazionale: il pianeta si è trasformato in una farsa giuridica globale, dove a mancare non è la giustizia, ma il senso del ridicolo. a a Se tu arresti me, io arresto te.Non è una barzelletta di Totò e Fabrizi, ma la nuova frontiera della diplomazia internazionale. Altro che conferenze di pace: oggi si risolvono le crisi con un bel mandato di cattura, possibilmente corredato di dichiarazioni indignate e conferenze stampa. Il mondo sembra essersi iscritto al grande Luna Park planetario, dove la giostra preferita è quella delle manette. La Corte Penale Internazionale, con la sua aria di serietà elvetica, ha inaugurato la stagione emettendo un mandato per Vladimir Putin, accusato di deportazione. Ankara non poteva restare indietro: il Sultano Erdoğan, non pago di turbare i sonni della NATO, si è messo in testa di far arrestare Netanyahu per “genocidio”. Israele, con l’ironia di chi non ha tempo da perdere, ha bollato la mossa come «una trovata pubblicitaria del Sultano». Nel pacchetto, giusto per completezza, Ankara ha inserito anche il ministro della Difesa e quello della Sicurezza nazionale israeliani: un “prendili tutti” degno del Monopoli. Manca solo che Israele risponda con un mandato d’arresto per Erdoğan e magari per i giudici dell’Aia. A quel punto, la scena sarebbe perfetta: la Corte che arresta il Sultano, il Sultano che arresta Israele, Israele che arresta la Corte. Fine del mondo a tarallucci e manette. Certo, in alcuni Paesi più “efficienti” la trafila è superflua: non si sprecano in moduli o timbri. Prima si arresta e poi, eventualmente, si inventa il motivo. È il pragmatismo dell’autoritarismo. E in casa nostra, pur tra faldoni e codici, ogni tanto capita che si arresti per sbaglio. Ma niente paura: a pagare l’errore non è mai chi giudica, bensì il contribuente, che finanzia le scuse con le sue tasse. Montesquieu ammoniva che la libertà è il bene più prezioso, quello che ti fa godere di ogni altro bene. Ma oggi la trattiamo come un giocattolo, scambiandola per una pistola d’acqua con cui spruzzare indignazione. Arresti a raffica, accuse a piacere, e una scena mondiale dove ciascuno recita a turno la parte del giustiziere universale. Intanto, la diplomazia cede il posto alla propaganda, e la giustizia diventa teatro. Erdoğan rispolvera i toni del capo del fronte islamico, Tel Aviv si indigna, Mosca si fa beffe, e l’Aia si prende sul serio: tutti attori di una commedia planetaria che non diverte più nessuno. Inflazione di mandati, recessione di buon senso.E come avrebbe detto Montanelli, ridendo amaro: «Finirà che a furia di arrestarsi l’un l’altro, resterà libero solo il portiere del carcere. E anche lui, per poco». Di Redazione

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In cielo, in terra e in ogni luogo: l’Italia che sorprende (persino se stessa)

Dal realismo “melonesco” che sgonfia i sogni verdi di Bruxelles, ai razzi di Colleferro che puntano alle stelle, fino alle missioni diplomatiche che rispolverano lo spirito di Mattei: l’Italia torna a muoversi, e lo fa con passo deciso e una buona dose di pragmatismo. a a a a C’è un’Italia che, tra un vertice europeo e un lancio spaziale, ha deciso di cambiare aria. E non solo in senso figurato. Quella che fino a poco fa sembrava arrancare dietro ai diktat di Bruxelles oggi prende quota, letteralmente, grazie a una politica che, con una certa dose di buon senso (merce rara a nord delle Alpi), ha rimesso i piedi per terra senza rinunciare a guardare il cielo. Il “Green Deal”, che doveva salvare il pianeta in un battito d’ali, si è rivelato un esercizio di fantasia a breve scadenza. Lo hanno capito anche i tedeschi, che con la loro proverbiale efficienza sono riusciti nell’impresa di licenziare, per la prima volta, nel sacro tempio della metalmeccanica. Segnale che il sogno elettrico, confezionato a Bruxelles e prodotto in Cina, comincia a mostrare crepe vistose. Giorgia Meloni, dal canto suo, non ci gira attorno: “Non ha senso perseguire la decarbonizzazione al prezzo della desertificazione industriale. Non c’è niente di ‘green’ in un deserto”. Parole che, più che un manifesto ambientale, suonano come una lezione di logica elementare. L’Italia, dice la premier, decarbonizza, ma con criterio. Riduce le emissioni, ma non le fabbriche. E intanto, per una volta, la stampa francese e la tedesca applaudono. Miracoli del pragmatismo mediterraneo. a a In cielo.Mentre in terra si tenta di salvare il salvabile dalle derive ideologiche del “tutto elettrico”, nei cieli italiani le cose vanno decisamente meglio. Avio, l’azienda che produce razzi e non chiacchiere, chiude i primi nove mesi del 2025 con risultati da capogiro: ricavi e margini in crescita, portafoglio ordini a livelli record, e contratti con Esa, Spacelaunch e Raytheon che fanno invidia ai francesi. Non solo: arriva un accordo da 40 milioni con l’Esa per sviluppare uno stadio superiore riutilizzabile, sì, proprio come SpaceX, ma in salsa tricolore, e un nuovo lancio in orbita previsto per il 2027. Mentre i vicini d’oltralpe discutono di “sovranità spaziale europea”, gli italiani, con la loro ironica sobrietà, ci stanno già volando sopra. a a E in ogni luogo.Sulla terra, invece, si viaggia. Non con i razzi, ma con le valigie diplomatiche. Il ministro Tajani, accompagnato da Piantedosi, ha messo in moto una missione in Africa occidentale che sa tanto di ritorno alle origini: Mauritania, Senegal, Niger. Non a caso il viaggio cade a ridosso dell’anniversario della scomparsa di Enrico Mattei, l’uomo che fece dell’Italia un interlocutore credibile nel mondo e che oggi viene evocato come ispirazione. “Un visionario e un grande italiano”, lo ha ricordato Meloni, e stavolta l’aggettivo non suona retorico. Tajani parla di “dialogo paritario” con l’Africa, e se davvero l’Italia riuscirà a farsi “speaker” dell’Europa verso il Sud globale, sarà la più ardita delle sue missioni recenti. Non più l’Italia del “ce lo chiede l’Europa”, ma quella che sussurra all’Europa come muoversi. a a Insomma: in cielo, in terra e in ogni luogo, l’Italia si muove. Non corre, non salta, non sbandiera, si muove. E lo fa con una sobrietà che par quasi sospetta. Chi l’avrebbe detto che il Paese dei santi, poeti e navigatori sarebbe tornato a navigare anche la geopolitica e a costruire razzi che arrivano in orbita? Forse non è ancora il “rinascimento industriale” che qualcuno sogna, ma per una volta si può dire che l’Italia non sta ferma a guardare. E se in Germania licenziano e a Bruxelles filosofeggiano, da noi, miracolo, si lavora. Come direbbe il buon Montanelli, finalmente un’Italia che vola alto senza montarsi la testa. di Redazione

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Altomonte celebra la terza Charter del Lions Club Castello Aragonese

Nel suggestivo scenario del “Palazzo dei Giacobini”, il passaggio di Campana e la nomina del nuovo Presidente, Dott. Paolo Baratta, hanno suggellato una serata di eleganza, riconoscimenti e impegno al servizio della comunità. a a a Il 18 ottobre 2025, presso il Salone Razetti di Altomonte, si è tenuto il primo passaggio di Campana del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide e Valle dell’Esaro, con la proclamazione del nuovo Presidente per l’anno sociale 2025/2026, Dott. N.H. Paolo Baratta. La cerimonia è poi proseguita nella splendida cornice del “Palazzo dei Giacobini”, dove si è svolta la Cena di Gala, organizzata con la consueta maestria dalla famiglia Barbieri, custode di un’accoglienza che unisce tradizione, raffinatezza e genuinità. Numerose le autorità presenti, lionistiche, civili e religiose, a testimonianza della vitalità e del prestigio del sodalizio. Il Presidente Baratta ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento al Secondo Vice Governatore del Distretto Lions 108 YA, Dott. Gianfranco Ucci; al GMT Multidistrettuale Italia, Rita Franco; al Presidente della IX Circoscrizione, Maria Manfredi; e al Presidente della XXI Zona, Donatella Calio. Tra gli ospiti istituzionali, spiccavano inoltre il Senatore Franco Silvestro, Presidente della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali; il Sindaco di Altomonte, Giampiero Coppola; il Sindaco di Castrovillari, Domenico Lo Polito; numerosi primi cittadini del territorio Pollino–Sibaritide–Valle dell’Esaro; il Presidente del GAL, Domenico Pappaterra; il Rettore dell’Università della Calabria, Prof. Gianluigi Greco; il Direttore di Rai 3 Calabria, Riccardo Giacoia; e il Direttore di Casa Zaccheo, Raffaele Bloise. Un ringraziamento particolare è stato espresso a S.E.R. Mons. Francesco Savino, Vescovo della Diocesi di Cassano allo Ionio, per la sua partecipazione e per la costante vicinanza al Club. Presenti inoltre i rappresentanti dei Clubs Rotary e Kiwanis, e numerose associazioni del territorio. Durante la Charter sono stati consegnati importanti riconoscimenti: Il Melvin Jones Fellowship, massimo attestato lionistico, al Dott. Luigi Postorivo, per i suoi meriti professionali e sociali. Il Premio “Ferdinando d’Aragona”, giunto alla terza edizione e realizzato dal Maestro orafo altomontese Vincenzo Linardi, al Prof. Gianluigi Greco, neo Rettore dell’Università della Calabria. Il riconoscimento gli è stato consegnato dal Presidente Baratta e dal Direttore Giacoia, premiato a sua volta l’anno precedente. Il Crest del Lions Club Castello Aragonese a Enzo Barbieri, per la costante vicinanza e il sostegno al movimento lionistico. L’attestato di Socio Onorario del Club a S.E.R. Mons. Francesco Savino, segno di stima e riconoscenza per l’impegno umano e pastorale nel territorio. Il Club ha inoltre accolto con entusiasmo sette nuovi soci:Rosa Rimoli, Matteo Pugliese, Antonio Perrone, Francesco Sottile, Nicola Regina, Andrea Guglielmini e Lorena Di Leo, rafforzando così la propria presenza e capacità di servizio nella comunità. La serata, impreziosita dalle esecuzioni del violinista Federico Lauro, si è conclusa in un clima di amicizia e condivisione, suggellando un momento di alto valore umano e associativo. “Servire con passione e continuità” — ha dichiarato il Presidente Baratta — “significa mettere il proprio tempo e le proprie competenze al servizio del bene comune. È questa la vera forza del nostro essere Lions.” Lions Club Castello Aragonese

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Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar

O ‘day after’ de Gaza Cessar-fogo traz alívio temporário a Gaza, mas o futuro político e a reconstrução seguem incertos sob Netanyahu Por Edoardo Pacelli  –   Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar. Por mais difícil que tenha sido alcançar um cessar-fogo, que levou à libertação de reféns israelenses e prisioneiros palestinos, o caminho para a paz e a eventual reconstrução será longo e árduo. Muitas coisas ainda precisam ser resolvidas, e há muitos motivos para ceticismo. Mais do que a devastação e o luto, o que resta a ser superado é, acima de tudo, o terrível ódio mútuo. Há medo do risco de ataques terroristas e da desestabilização em Gaza pelo Hamas. Não se pode desmantelar um grupo terrorista com milhares de combatentes, túneis e todo tipo de armamento da noite para o dia. O porta-voz do Ministério das Relações Exteriores do Catar, Majid al Ansari, foi explícito em entrevista à Fox News, declarando: “Devemos ser realistas: esta foi uma guerra de dois anos, mas seus efeitos continuarão por décadas.” Trump aproveitou a oportunidade para dizer ao Knesset, o Parlamento israelense, que “este não é apenas o fim de uma guerra, é o fim de uma era de terror e morte”, mas não disse o que teme que aconteça após a libertação dos reféns israelenses. O “dia seguinte” em Gaza está causando ansiedade em todos e, nos bastidores das autocelebrações de Trump, autoridades de inteligência americanas e britânicas estão particularmente preocupadas com as verdadeiras intenções do primeiro-ministro israelense, Benjamin Netanyahu, que se recusou a se expor, perante líderes europeus e árabes, ao assinar os acordos de Sharm el-Sheikh. De fato, há temores de que Netanyahu, após a libertação de todos os reféns e a entrega de seus corpos, possa se aproveitar de qualquer pequena resistência do Hamas para retomar sua ofensiva em Gaza. Seu objetivo declarado é erradicar o grupo terrorista pró-iraniano, que já está parcialmente dizimado, mas não totalmente aniquilado. Internamente dividido entre aqueles que buscam a reorganização e os obstinados, mas fortalecido pelo retorno de prisioneiros condenados à prisão perpétua e por prisioneiros libertados por Israel, o Hamas já lançou uma campanha de vingança sangrenta, incluindo execuções sumárias, contra grupos palestinos que escaparam de sua hegemonia durante a ofensiva israelense. Essa disputa interna é facilmente manipulável e pode se transformar numa negação dos acordos de paz recentemente assinados pelo Hamas. Essa constante elevação do risco sempre foi a estratégia preferida de Netanyahu para se manter no poder e, de fato, ele usa a ferocidade do Hamas como desculpa para fortalecer sua posição como primeiro-ministro. O eclipse político de Netanyahu, observam analistas, provavelmente está sendo acelerado pela crescente disposição da atual oposição parlamentar israelense — liderada pelo jornalista de televisão Yair Lapid, ex-primeiro-ministro por cinco meses em 2022 e líder do Partido de Centro — em chegar a acordos com os países árabes. Esses acordos poderiam incluir a expansão da representação da Autoridade Nacional Palestina, estabelecendo, assim, gradualmente, um Estado palestino de pleno direito. Essa possibilidade está absolutamente fora de questão sob Netanyahu. De fato, a repetida e sugestiva referência do presidente Trump a Yair Lapid, durante seu discurso no Knesset, não passou despercebida a ninguém. Historicamente, esta não é a primeira vez que um primeiro-ministro que vence uma guerra perde uma eleição e é substituído. O caso mais notável é o de Winston Churchill, que, nas eleições de 1945, foi derrotado de forma contundente pelo Partido Trabalhista, de Clement Attlee, que obteve uma vitória e uma maioria parlamentar esmagadoras. E, em Israel, uma mudança de governo reavivaria a popularidade de um país que, certa ou erradamente, a intransigência de Netanyahu isolou internacionalmente.   Edoardo Pacelli Jornalista, ex-diretor de pesquisa do CNR (Itália), editor da revista Italiamiga e vice-presidente do Ideus  Fonte: O ‘day after’ de Gaza | Monitor Mercantil

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The King’s Cake di Dacasto

Articolo di Alex Ziccarelli Il Maestro Pasticciere Enrico Dacasto e la sua The King’s Cake   Oggi presentiamo il Maestro Pasticciere Enrico Dacasto, da poco entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia, un grande professionista che è anche un riconosciuto imprenditore ed affermato manager del suo settore. Nasce a Torino nella metà degli anni ’70 e cresciuto nelle Langhe, una terra ben nota per le sue tradizioni e sapori; la sua eccezionale carriera comincia presso la Ferrero Dolciaria di Alba, dove, ancora giovane, si immerge nei processi creativi e produttivi dei prodotti più iconici dell’azienda, dalla Nutella ai Mon Chéri. Qui impara che un prodotto non è solo un oggetto ma è soprattutto un’emozione capace di raccontare storie e catturare i sensi. Spinto dalla passione per l’eccellenza e dal desiderio di innovare, nel 1997 fonda la Dolciaria Dacasto & C., una pasticceria che coniuga artigianalità, qualità e creatività. Con la sua acuta visione e ferrea determinazione, sviluppa marchi distintivi, conquistando diversi mercati internazionali e stringendo, al contempo,  prestigiose partnerships con multinazionali e aziende leader del settore. Ricordiamo, tra l’altro, che, nei primi anni 2000, ha ampliato i suoi orizzonti, creando marchi come DUCA d’ALBA, REMARIA e LA CASA SULLA COLLINA, capaci di soddisfare diversi canali distributivi, dall’impulso alla grande distribuzione, fino al private label. La sua abilità imprenditoriale si è tradotta in una solida rete vendita e in una presenza capillare sul territorio, valorizzando ogni cliente, dai piccoli negozi alle grandi catene. Inoltre, le sue particolari competenze lo hanno portato a gestire e rilanciare storiche e ben note aziende italiane, gestendo strategie di marketing, sviluppo, prodotto e restyling del marchio. Poi, nel 2012, torna alla guida della propria azienda, portandola a livelli di eccellenza senza precedenti: i suoi prodotti, al 100% naturali, innovativi, biologici e a basso contenuto glicemico, hanno ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, come le 3 Stelle d’Oro dell’iTQi e gli Eccellenza Italiana Awards, a conferma della qualità, dell’autenticità e della creatività che da sempre lo hanno contraddistinto. Poi, con una certa lungimiranza e con uno sguardo attento al futuro, nel 2022 fonda la holding di famiglia in Canada, attraverso la quale apre DACASTO GRAN PASTICCERIA a Toronto nel 2024 e DACASTO GOURMET, sempre a Toronto, nel marzo 2025, portando l’arte della pasticceria italiana in Nord America. Ogni giorno, sotto la sua guida, prendono vita panettoni, dolci, torte e biscotti, destinati sia alle boutique locali che alle grandi catene di distribuzione, con il giusto orgoglio di poter raccontare  storie di tradizione reinterpretata, passione e raffinatezza in ogni morso. La DACASTO Gran Pasticceria, ossia l’arte della lievitazione naturale, del nostro Maestro Pasticciere Enrico Dacasto, figura di spicco e imprenditore nel mondo della pasticceria, nasce con una visione chiara: porre la purezza degli ingredienti, la maestria artigianale e la fedeltà alla tradizione al centro di ogni prodotto. Ogni creazione DACASTO è il risultato di una ricerca appassionata, che coniuga materie prime eccezionali, precisione tecnica e rispetto dei ritmi naturali della lievitazione. Al centro della sua proverbiale arte c’è un principio incrollabile, la naturalezza assoluta, nessun compromesso, nessun additivo, solo quello che la natura offre nella sua forma più pura: uova fresche da galline allevate all’aperto, senza antibiotici, farine rigorosamente prive di glifosato, burro di prima scelta, lavorato con cura per preservarne il delicato aroma, frutta candita preparata esclusivamente con puro succo di limone, senza aggiunta di anidride solforosa, nocciole del Piemonte, mandorle della Puglia, pistacchi della Sicilia e agrumi del Sud Italia, una sinfonia assoluta di eccellenze regionali. Al centro di ogni suo prodotto c’è il suo lievito madre naturale vivo, un’eredità di oltre sessant’anni, rinnovato ogni quattro ore, ogni giorno, senza eccezioni: ed è questo patrimonio vivo che garantisce la morbidezza, la fragranza e la digeribilità uniche delle sue creazioni. Nei suoi laboratori, nulla di artificiale entra nel processo: nessun colorante, nessun conservante, nessun emulsionante, nessun aroma artificiale, nessun monogliceride, assolutamente nulla di sintetico, una realtà riconosciuta in tutto il mondo, ora anche a Toronto. La sua dedizione all’eccellenza è stata riconosciuta e premiata a livello internazionale: il Panettone Biologico Gran Milano ha ricevuto 3 Stelle d’Oro dall’International Taste & Quality Institute (iTQi) di Bruxelles, assegnate da una giuria di 140 chef e sommelier provenienti da 136 paesi. Tra le sue collezioni di gusto: per le grandi occasioni, panettoni e colombe, protagonisti assoluti delle festività. E poi la sua pasticceria leggera, fragrante e genuina, un patrimonio di oltre 300 ricette originali, tutte unite da un’unica essenza: la lievitazione naturale. Come già menzionato, nel 2019 DACASTO ha iniziato il suo percorso internazionale in Canada, portando il gusto italiano a Toronto, aprendo nel 2024 il primo atelier-laboratorio al 37 di King Street East, nell’elegante cornice del King Edward Hotel e, nel 2025, un secondo laboratorio in Yonge Street, nel cuore pulsante della movida locale, portando l’autenticità delle sue creazioni alla portata e alla conoscenza dei clienti canadesi, potendo garantire che ogni suo singolo prodotto è realizzato esattamente come in Italia, con gli stessi ingredienti di prima qualità naturalmente importati dall’Italia: arance calabresi, limoni di Sorrento, pistacchi di Bronte, nocciole del Piemonte, mandorle pugliesi, farine biologiche e oli essenziali naturali. Ci dice il nostro Maestro Pasticciere Enrico Dacasto che produrre in Canada con ingredienti italiani garantisce un’esperienza unica: panettoni e pasticcini sempre freschi, fragranti, morbidi, umidi e naturali, incomparabili alle importazioni industriali, spesso vecchie di mesi e arricchite con conservanti chimici. La sua promessa è che un dolce DACASTO non è solo un dessert ma è un’opera di alta pasticceria, un’espressione di amore per la tradizione, un ponte tra l’autentica artigianalità italiana e il piacere universale e che, in ultimo, la vera qualità non ha bisogno di spiegazioni. https://www.dacasto.com/ *Ed eccoci alla proposta del nostro Maestro Pasticciere Enrico Dacasto, THE KING’S CAKE, la Torta del Re, nata nel suo primo laboratorio-pasticceria di Toronto all’angolo con l’Edward King Hotel. È una torta prodotta e creata esclusivamente dalla Pasticceria Dacasto, caratterizzata da un impasto morbidissimo, fresco e irresistibile, un impasto degno di un re… Un omaggio alla  splendida città di Toronto, alle

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Non tutti i mali vengono per nuocere (anzi, talvolta fanno miracoli)

Tra Salis salvata dai suoi stessi e Landini ai tamburi di guerra, la sinistra si autoaffonda con zelo e il governo veleggia tranquillo, non verso Gaza ma verso mari decisamente più prosperi. A volte la Provvidenza ha il senso dell’umorismo. Prendete il caso di Ilaria Salis, scippata per i capelli, letteralmente e metaforicamente, alla giustizia ungherese: doveva essere il simbolo della resistenza antifascista, è finita per diventare la cartina di tornasole della confusione morale di chi la osanna. Dopo aver implorato l’aiuto delle destre, alza il pugno chiuso e brinda all’antifascismo. Non è un paradosso, è un varietà. Nel frattempo, Landini scandisce scioperi a ritmo di tam tam come se la lotta di classe fosse una danza tribale, mentre nei consigli comunali si premiano attiviste che negano perfino le tragedie di ottobre. È un festival dell’autolesionismo ideologico: tanto zelo da meritare una medaglia al masochismo politico. Eppure, come diceva il vecchio adagio, non tutti i mali vengono per nuocere. Perché mentre la sinistra si arrotola su se stessa, il governo Meloni procede spedito, e non con rotta verso Gaza, ma verso lidi che,  volenti o nolenti, sono quelli che contano davvero per il Paese. Se questo è il “tanto peggio” della sinistra, non c’è dubbio che per il governo sia davvero “tanto meglio”. E vien quasi da ringraziare: a forza di errori, l’opposizione è diventata il più efficiente alleato del potere. In fondo, se il nemico insiste a scavarsi la fossa da solo, non è buona educazione interromperlo. di Redazione

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Veronafiere. Exploit del Brazilian Pavilion a Marmo+Mac 2025.

  Dopo il debutto con successo di Marmomac Brazil a San Paolo, nel febbraio scorso              Verona – Brasile superstar alla 59^ Edizione di Marmo+Mac (annuale Mostra internazionale di marmi, design, macchine e tecnologie) che s’è tenuta negli ampi spazi di  Veronafiere dal 23 al 26 settembre scorso. Un evento di prestigio internazionale in cui la catena produttiva della pietra naturale ed il comparto tecno-lapideo hanno assunto valori d’eccellenza innovativa nel creare e facilitare interscambi, strategie economiche, supporti per una community totale partecipante di più di 1.400 imprese espositrici (tra le quali il 66% estere) provenienti da 50 Paesi, per un fatturato aggregato di 10 miliardi di euro.    L’accresciuta superficie operativa, resa disponibile per la prima volta da Veronafiere, ha superato i 76mila mq, sfruttando le nuove aree alle Gallerie Mercatali sommate ai 12 padiglioni ed agli 8 ambiti esterni. Una vasta opportunità, quale cuore per quattro giorni del mercato globale, che ha accolto oltre 50mila professionisti, addetti e buyer da quasi 150 nazioni. Una consistente politica di incoming dai mercati-target attuata in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency e Confindustria Marmomacchine.    Il “colpo grosso” di questa rassegna specialistica è stato, appunto, il Padiglione 1 (Brazilian Pavilion) dedicato interamente a produzione ed industria marmifere del Brasile, che s’allinea all’evolversi di Marmomac Brazil in debutto a San Paolo dal 18 al 20 febbraio 2025, collocandosi come new entry per la filiera della pietra naturale e delle tecnologie di lavorazione del Sud e Centro America, sbirciando e volendo intrufolarsi pure nel mercato degli Stati Uniti.    Marmomac Brazil, svoltosi presso l’area espositiva del Distretto Anhembi, ha ospitato oltre 12mila visitatori e circa 200 marchi espositivi del Brasile e di altri 75 Stati. È stato (e sarà) il primo evento fuori Italia sotto l’egida Marmo+Mac di Veronafiere, ritenuto il principale evento internazionale del comparto in quanto a business, innovazione e cultura del processo produttivo tecno-lapideo.    L’importante appuntamento con Marmomac Brazil si ripeterà, nella stessa location a San Paolo, dal 24 al 26 febbraio 2026, mentre il prossimo, rodato Marmo+Mac a Veronafiere si terrà dal 22 al 25 settembre 2026. Si tratterà di un’edizione del tutto speciale, per celebrare la ricorrenza del 60° della particolare e prestigiosa manifestazione fieristica.    All’inaugurazione del 23 settembre sono intervenuti, tra altre autorità, Tommaso Foti (Piacenza, 28 aprile 1960, ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione ed il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – nel Governo Meloni dal 2 dicembre 2024) ed il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo (Sommacampagna, Verona, 13 luglio 1966).     «Marmo+Mac – ha sottolineato Foti – accresce di anno in anno credito. Verona riunisce materiali e tecnologie mantenendo alta la reputazione d’un comparto che esporta all’estero il 72% di quanto realizza».    Per Bricolo «Marmo+Mac è uno strumento di politica industriale che attua una sorta di diplomazia del marmo, cioè la competenza esclusivamente italiana di valorizzare una rassegna fieristica a tema in un contesto dove la geopolitica si coniuga con l’economia reale. Nell’attualità minata da titubanze, dazi, guerre commerciali e direzioni logistiche in cambiamento, l’impegno peculiare di Veronafiere costituisce un incrocio affidabile di connessioni per imprese e mercati».    L’esclusivo Brazilian Pavilion (con la supervisione di Flávia Milaneze della controllata Milanez&Milaneze), a sua volta, ha avuto l’esordio ufficiale con le presenze soddisfatte del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo e del console generale del Brasile a Milano Hadil Fontes da Rocha-Vianna, rappresentante diplomatico proveniente a suo tempo dalla sede di rappresentanza a Varsavia. Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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Evento brillante e insigniti di rango a Gorizia

AL PREMIO INTERNAZIONALE D’ECCELLENZA “CITTÀ DEL GALATEO” di Goffredo Palmerini Un vero successo la XII edizione del Premio nella Capitale europea della Cultura 2025                             GORIZIA – Un vero successo il XII Premio internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo”, dedicato al grande umanista salentino Antonio de Ferrariis, tenutosi il 19 settembre a Gorizia – Capitale Europea della Cultura 2025, città simbolo di incontro e dialogo interculturale. Il titolo di Capitale europea sarebbe spettato alla città di Nova Gorica, ma le autorità della città slovena hanno scelto di condividerlo con Gorizia e farlo diventare transfrontaliero. Hanno così risarcito definitivamente un passato doloroso, connotato dalla cortina di ferro realizzata nel 1947 con la cessione alla Jugoslavia, in seguito al trattato di Parigi, di parte della Venezia Giulia, e che divise la città tra due mondi contrapposti, l’Occidente da un lato e il blocco dei Paesi a regime comunista dall’altro. Una situazione cessata nel 2004 con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, in virtù del quale, con il trattato di Schengen, nel 2007 le città di Gorizia e Nova Gorica poterono finalmente abbattere la barriera divisoria che le separava da 60 anni. Per la loro posizione le due città sull’Isonzo sono ora un esempio di dialogo e punto di congiunzione tra culture romanze, slave e germaniche.   La XII edizione del Premio ha scelto non casualmente Gorizia come palcoscenico ideale per ospitare la manifestazione, in un territorio ricco di storia e di apertura culturale, proprio nello spirito del Galateo, l’umanista salentino Antonio De Ferrariis (Galatone, 1444 – Lecce, 1517), uomo dall’ingegno multiforme e dalla grande apertura al dialogo tra culture diverse. Il Premio che gli è intitolato è negli anni diventato sempre più prestigioso, caratterizzandosi come una vetrina internazionale nel solco della cultura e del dialogo, della pace e del merito. In linea con il contesto goriziano e con l’identità europea, l’edizione 2025 ha assunto un forte valore simbolico: promuovere l’eccellenza culturale come strumento di riconciliazione, di unità e dialogo tra i popoli. Lo hanno sottolineato nei loro saluti i Sindaci di Gorizia, Rodolfo Ziberna, e di Nova Gorica, Samo Turel, emblematicamente l’uno accanto all’altro sul palcoscenico dell’Auditorium della Cultura Friulana, pronunciando due intensi discorsi, cui sono seguiti gli interventi delle Autorità presenti, poi di Regina Resta, Presidente dell’associazione Verbumlandiart organizzatrice del Premio, quindi della Madrina dell’evento, Marisa Manzini, Sostituto Procuratore generale di Catanzaro, dal che la manifestazione, aperta dagli inni nazionali italiano, sloveno ed europeo, eseguiti dal Coro dell’Accademia lirica Santa Croce di Trieste, diretto dal M° Alessandro Svab, ha davvero preso il via.   Aprendo la cerimonia di premiazione la Presidente del Comitato d’onore, Maria Pia Turiello, ha illustrato la natura del Premio, sottolineando tra l’altro: “[…] Questo Premio nasce per custodire e trasmettere i valori universali del Galateo, l’opera immortale di Antonio De Ferrariis, umanista salentino che ha saputo tradurre nel linguaggio del suo tempo l’essenza della convivenza civile, del rispetto reciproco, della cultura come ponte tra le differenze. Il Galateo non è soltanto un trattato di buone maniere, ma un manifesto di civiltà, di armonia sociale e di bellezza etica, oggi più che mai attuali in un mondo che cerca nuovi equilibri. Celebrarlo a Gorizia significa esaltare la vocazione di una città di confine, crocevia di popoli, culture e lingue, capace di trasformare la sua storia in esempio di dialogo e di unità europea. È qui che il Premio trova un terreno fertile per ricordare come l’incontro tra identità diverse non sia minaccia, ma risorsa preziosa. Il riconoscimento che oggi conferiamo non è solo un tributo alla memoria del Galateo, ma un impegno collettivo a coltivare gentilezza, sapere, bellezza e responsabilità come strumenti di crescita personale e sociale. Valori che ci guidano nel consegnare questo Premio a personalità che, con il loro impegno e il loro esempio, incarnano e diffondono gli stessi principi che animarono Antonio De Ferrariis. Con gratitudine e fiducia, auguro a tutti che questa celebrazione possa essere occasione di riflessione e di rinnovata consapevolezza: il Galateo non appartiene al passato, ma al futuro delle nostre comunità.”   Mirella Cristina, già parlamentare nella XVIII legislatura, conduce con grazia ed efficienza la cerimonia di premiazione, iniziando la chiamata degli insigniti per la consegna dei Premi d’Eccellenza alla Carriera, un riconoscimento a personalità che, con il loro percorso, hanno lasciato un segno profondo nella società e nella cultura. I Premi, realizzati singolarmente dall’artista Tommaso Filieri di Galatone, sono opere uniche, segni d’arte che diventano memoria viva. Di seguito gli insigniti con le rispettive motivazioni, per sintesi, del riconoscimento conferito, alla cui consegna si alternano i membri del Comitato d’onore Regina Resta, Goffredo Palmerini, Graziano Perria, Hafez Haidar, Eugenio Bisceglia, Maria Pia Turiello, Francesco Lenoci, Roberto Sciarrone, Francesco Nigri, Hebe Munoz, Enrico Casartelli e Mirjana Dobrilla.   ESTER FEDULLO – Prefetto di Gorizia “Per una carriera segnata da responsabilità alte e delicate, vissute sempre con spirito di dialogo e attenzione alla coesione sociale.” LUIGI DI RUSCIO – Questore di Gorizia “Per l’alto senso dello Stato, le indagini di rilievo e l’umanità nel servizio alla collettività.” MARISA MANZINI – Sostituto Procuratore Generale Catanzaro “Per la competenza giuridica e il coraggio civile nella lotta contro la criminalità organizzata.” RODOLFO ZIBERNA – Sindaco di Gorizia “Per l’impegno a favore della città e per averla guidata fino al titolo di Capitale Europea della Cultura.” SAMO TUREL – Sindaco di Nova Gorica “Per la visione europea che ha reso Nova Gorica protagonista della Capitale della Cultura 2025.” ALESSANDRO SVAB – Musica “Per l’eccellenza artistica e l’impegno nella diffusione del belcanto come veicolo di pace e inclusione.” LIBRERIA EDITRICE GORIZIANA – Editoria “Per l’opera editoriale e culturale che ha dato vita al Festival internazionale èStoria, punto di riferimento europeo.” AMBASCIATORE GAETANO CORTESE – Diplomazia Per la carriera diplomatica di altissimo livello e per l’opera di valorizzazione del patrimonio artistico delle sedi diplomatiche italiane nel mondo quale autore di preziosi volumi.” GIANVITTORIO GALEOTA – Avvocatura “Per la dedizione alla difesa dei diritti e lo spirito

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