VR – 126ª Fieracavalli, presenti Zaia e Lollobrigida

Donald Trump pericolo per la democrazia? La risposta di Luca Zaia     Luca Zaia Il 7 novembre s’è tenuta a Verona l’apertura della 126^ Fieracavalli. Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha accolto per l’inaugurazione il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida ed il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Ho avuto l’occasione di chiedere un commento a Luca Zaia riguardo al tema di tendenza, ovvero la vittoria del 47^ presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump ed ai relativi commenti critici sul tycoon, voci che insistono con parole come “guerrafondaio” (nonostante sia stato l’unico inquilino della Casa Bianca a non aver fatto scatenare alcun conflitto durante il suo primo mandato) o quale pericolo per il mondo e la stessa democrazia. «Guardi, io mi riferisco soltanto ai fatti – ha detto Zaia – I cittadini americani hanno votato Donald Trump riuscendo a sdoganare quella sua campagna del 2016. Questa volta il voto popolare è arrivato a lui, 5 milioni di voti in più rispetto a Kamala la dice lunga….»    «Trump ha fatto tutta la sua campagna dicendo no alla guerra e sì alla pace – s’è detto convinto il presidente del Veneto – affermando che quando è stato presidente non ha incentivato nessuna guerra. Penso che i democratici abbiamo perso su questo fronte. Va riconosciuto il loro demerito per non aver chiuso delle questioni importanti come quella dell’Ucraina». Ho voluto saggiare, poi, il suo pensiero sulla rottura tra il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca ed il Pd della segretaria Elly Schlein. D – Come pensa possa evolversi questa situazione del terzo mandato?    R – Si parla d’una legge che noi abbiamo già fatto. Ho subito adeguato la legge regionale a quella nazionale che prevede il blocco dei mandati a due. Avendolo fatto durante il mio primo mandato nel 2013, risultava che potevo fare solo altri due mandati dopo l’adozione e, quindi, sono alla fine del mio terzo mandato.    D – Quindi? R – Dovesse passare quanto vuole la Regione Campania, si aprirebbe un nuovo scenario. Cioè, De Luca potrebbe fare altri due mandati oltre a quelli che ha già espletato. Solo che lui non ne ha fatto uno come me, ne ha fatti due perciò arriverebbe a quattro e, quindi, non passerebbe al terzo mandato ma al quarto.   Intervista e foto di Alessandro Beccalossi

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LOCRIDE VIRTUOSA

PERLE DI CALABRIA La Locride incarna davvero un’oasi di benessere totale, un luogo in cui è possibile riscoprire il senso più profondo dell’ospitalità e della connessione con la storia e la natura. La bellezza del territorio calabrese si fonde con un’atmosfera mistica, che affascina chiunque voglia rigenerare corpo, mente e spirito. Passeggiando lungo le coste della Locride, ci si imbatte in spiagge dorate e in paesaggi mozzafiato che sfiorano l’infinito del mar Jonio. Qui il nutrimento non arriva solo dal mare o dai boschi, ma anche dalle ricche testimonianze archeologiche delle antiche città di Locri Epizefiri e Kaulon, che rivelano un passato intriso di miti, storie e culture millenarie. Eppure, se il fascino di queste rovine nutre l’anima, è la cucina della Locride che rapisce i sensi in un vortice di sapori autentici. Il territorio si distingue come una vera roccaforte della gastronomia calabrese, dove l’amore per la tradizione si esprime attraverso piatti che raccontano storie di antiche ricette, tramandate di generazione in generazione, reinterpretate con un tocco di raffinatezza. Al centro di questa rinascita culinaria, il Barone Francesco Macrì spicca come una figura visionaria, quasi un “demiurgo” che, con passione e dedizione, ha saputo valorizzare i sapori della sua terra, trasformandoli in esperienze sensoriali uniche. Grazie a lui, ogni assaggio diventa un viaggio che mescola il piacere del gusto con l’intensità dei ricordi e delle emozioni che solo il cibo autentico e preparato con cura può evocare. (A destra) il Barone Francesco Macrì L’Azienda Agricola “Barone G.R. Macrì” è un gioiello immerso nel cuore della Calabria, un luogo dove la bellezza del territorio della Locride si unisce a un’esperienza agrituristica autentica. Fondata nel 1991 e situata nella provincia di Reggio Calabria, questa azienda offre un’opportunità unica di vivere la natura calabrese e le tradizioni locali in un contesto che abbraccia il mare e la montagna, con uliveti, vigneti e agrumeti estesi su milioni di metri quadri. Olii, vini  e confetture di produzione propria Prodotti caseari dell´ Azienda Agricola “Barone G.R. Macrì” Degustazione di specialità locali L’azienda rappresenta molto più che una semplice attività agricola: è un’oasi di pace per chi desidera un momento di relax, ma anche un luogo di esplorazione culinaria dove ogni pasto diventa un viaggio sensoriale, grazie a ricette che fondono sapori tradizionali e raffinatezza. Allo stesso tempo, la cura per l’ambiente e la cultura locale sono evidenti: la coltivazione biologica e il rispetto della biodiversità fanno parte dei valori fondamentali di questa realtà, insieme all’innovazione agricola che non rinuncia alle radici. La “Barone G.R. Macrì” ha sviluppato anche l’agriturismo, proponendo soggiorni e ristorazione in contesti naturalistici incantevoli, ideali per chi vuole scoprire la Calabria in modo autentico. Le sedi a Locri, Gerace e Portigliola sono punti di riferimento non solo per il turismo, ma anche per la promozione della cultura rurale calabrese, integrando percorsi didattici e sociali legati alle tradizioni locali. Da sin.: l´avv.Patricia Arnò e il dott.Ninni Speranza in visita all´Azienda Agricola “Barone G.R. Macrì” Da sin.: il Barone Francesco Macrì e il dott. Antonino Coco La dott.ssa Elena Filippone, coordinatrice del GAL ( Gruppo Azione Locale) delle Terre Locridee Un brindisi alla vita e al successo dell´ Azienda Agricola “Barone G.R. Macrì” Il dott. Ninni Speranza e l´avv. Giuseppe Arnò Per chi cerca una pausa dallo stress quotidiano e un’esperienza che unisce cultura, gusto e natura, una visita alla “Barone G.R. Macrì” è un’opzione che invita a lasciarsi sorprendere dalla bellezza della Locride e dal patrimonio calabrese. Visitare la Locride significa quindi vivere un’esperienza completa, dove il viaggio si fa scoperta e celebrazione della bellezza, della storia e della tradizione enogastronomica calabrese, per un benessere che accarezza corpo, mente e anima. Giuseppe Arnò     Per saperne di più sull´ L’Azienda Agricola “Barone G.R. Macrì visita i siti: https://www.baronemacri.it/ https://www.baronemacri.it/azienda/ https://www.baronemacri.it/contatti/  

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INTERVISTA A ENZO BARBIERI

Lo chef Enzo Barbieri, un demiurgo del proprio tempo.   Altomonte, un incantevole borgo medievale in Calabria, ospita l’Hotel Barbieri, un’affascinante struttura arroccata su una collina tra il Parco del Pollino e il mar Ionio. Qui, l’enogastronomia diventa un’esperienza artistica, grazie all’opera dell´agrichef Enzo Barbieri, che ha saputo trasformare la tradizione culinaria calabrese in un’arte da gustare con tutti i sensi. Altomonte è altresì noto per  l´apertura, con nuovi concetti espositivi,  del Civico Museo di Santa Maria della Consolazione, custode di pregiati manufatti artistici e di rari dipinti sacri.   Altomonte panorama.   Altomonte Museo Mimmo Bloise direttore del museo terzo da sin   Altomonte Don Paolo Baratta al museo   Hotel Barbieri Progettato negli anni ’60 da Italo Barbieri (padre di Enzo n.d.r.), il ristorante-hotel è oggi un vero e proprio “santuario” del gusto, portato avanti da Enzo con sua moglie Patrizia e dai figli Michele, Laura e Alessandra. L’hotel è molto più che un luogo per alloggiare: è una destinazione che incarna l’ospitalità e le tradizioni calabresi, e rappresenta un punto di riferimento per il turismo enogastronomico, attirando viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche e sapori genuini.   Sin Giuseppe Arnò ed Enzo Barbieri   Barbieri-Altomonte. Un binomio vincente ovvero gourmet e turismo. «Il nuovo modo di viaggiare oggi è etichettato turismo enogastronomico ed esso ammalia numeri sempre più crescenti di viaggiatori decisamente interessati a destinare i propri viaggi alle esperienze, degustazioni, sapori e saperi delle tradizioni genuine e delle culture locali». È quanto ci precisa l´agrichef stellato Enzo Barbieri. Seduti tranquillamente in un angolo confortevole del ristorante dell’omonimo hotel, Barbieri ci concede una piacevole intervista per soddisfare alcune domande che ci eravamo posti nel soggiornare in questo meraviglioso complesso alberghiero, alla cui entrata ci potremmo immaginare un’insegna «Benvenuti in paradiso». Ristorazione, un negozio di famiglia La famiglia Barbieri è un esempio di come la ristorazione italiana possa coinvolgere più generazioni, mantenendo salde le radici locali. Una formula vincente adottata prima da Italo e ora da Enzo Barbieri, punto di riferimento enogastronomico del turismo esperienziale calabrese e non solo. L’hotel è diventato anche la location ideale per eventi importanti come matrimoni, convegni e celebrazioni (turismo scolastico, pranzo dei 100 giorni degli studenti e quant’altro) consolidando il legame tra la cultura locale e i visitatori. Non a caso, Enzo e Patrizia sono stati insigniti dell’onorificenza dell’Ordine “al Merito del Lavoro” per il loro contributo all’economia locale e alla promozione del patrimonio culturale calabrese.   Famiglia Barbieri   Proporre Enzo Barbieri come rappresentante dell’Italia per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo 2025 in Brasile sarebbe una splendida opportunità per valorizzare l’enogastronomia italiana. La sua partecipazione celebrerebbe i prodotti italiani di qualità e offrirebbe agli italiani all’estero un assaggio di autenticità, consolidando il ruolo della cucina calabrese nella promozione del Made in Italy. di Redazione

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Santanché: turismo motore per sviluppo economico e sociale. L´intervista

Belém, 24/9/2024 Il vicepresidente dell´ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile) per Pará- Amazzonia ha intervistato  la ministra del Turismo italiana, Daniela Santanché, alla Ministeriale del G20 in Brasile. Dal 19 al 21 di Settembre si è tenuto a Belém l’incontro sul Turismo dei ministri del G20, l’Italia è stata rappresentata dal nostro Ministro del Turismo Daniela Santanchè. Il Ministro Santanchè ha inoltre presenziato al lancio del libro “Santa Maria de Belém do Mar Doce” prodotto dall’Ambasciata d’Italia in Brasile, che tratta degli architetti, pittori e decoratori italiani che hanno lavorato qui dal XVIII al XX secolo.  Qui di seguito l´intervista integrale e alcune foto del G20. Carlucci intervista il Ministro del Turismo Daniela Santanchè     D. – Ministro Daniela Santanchè, quali sono gli obbiettivi che questa riunione dei Ministri del G20 si prefigge in vista del prossimo vertice G7 sul turismo?   R. – Direi che ci sono alcune parole chiave che saranno valide anche per questo primo G7 sul turismo che si terrà in Italia, a Firenze. La prima parola è sostenibilità cioè il turismo deve essere sostenibile, ma la sostenibilità non dev’essere soltanto un’etichetta; la sostenibilità ha bisogno di risorse quindi ogni Governo deve sostenere il cambiamento da questo punto di vista. Un’ altra parola chiave è l’intelligenza artificiale che sicuramente può essere un ‘opportunità ma i Governi devono far sì che non diventi una minaccia quindi bisogna regolamentare perché oggi tutto quello che ci sembra possibile non è detto che sia un’opportunità se non sapremo regolamentare questa nuova tecnologia. Sicuramente è importantissima per il turismo perché il turismo è molto digitale, molto tecnologico; le prenotazioni si fanno tutte attraverso le piattaforme ma quello che avrà l’intelligenza artificiale nel turismo avrà anche una grande massa di dati perché l’AI è un grande elaboratore di dati e attraverso i dati potremmo sviluppare delle strategie più efficaci per il turismo.   D. – Come Ministro del Turismo dell’Italia quali sono le Sue aspettative per questa conferenza COP 30 sul clima che si terrà qui a Belém nel Novembre del prossimo anno?   R. – Direi intanto che l’Italia sarà sempre più centrale in tutte le tematiche perché finalmente l’Italia ha un Governo stabile, affidabile, un Governo che poi le cose che dice le fa e quindi avremo sicuramente come Nazione un tema centrale. I temi sono tanti, bisogna saperli affrontare senza un furore ideologico, bisogna parlare dei temi senza estromettere l’uomo perché non è in contrapposizione con l’Ambiente né questo è in contrapposizione con l’Uomo ma bisogna fare delle politiche per sostenere che l’uomo e l’ambiente debbano stare insieme per produrre i migliori risultati.   D. – In questa città, Capitale dell’Amazzonia Orientale, hanno lavorato in passato molti artisti italiani nel campo della pittura, della decorazione, dell’architettura. Che effetto fa vedere per la prima volta tutto ciò di persona?   R. – È stato molto bello e ieri abbiamo visitato la Cattedrale e alcuni Musei dove l’impronta è sicuramente italiana. Abbiamo visto che l’Ambasciata italiana in Brasile ha promosso e lanciato questo libro bellissimo parlando di italiani che erano artigiani, architetti, ingegneri che hanno attuato qui a Belém e quindi questo ci rende ancora più orgogliosi di essere italiani, anzi le dirò di più, noi italiani più andiamo in giro per il mondo e più dobbiamo essere orgogliosi di esserlo perché dovunque andiamo c’è qualcosa che ci rappresenta e soprattutto c’è sempre grande meraviglia e attenzione quando si parla della nostra grande Nazione.   D. – Ministro quali sono state le Sue prime impressioni sulla città di Belém?   R. – Belém è sicuramente una città interessante comunque una porta per l’Amazzonia e la foresta amazzonica è un riscontro in tutto il mondo perché comunque ci dobbiamo ricordare che è per tutti il polmone del mondo, poi perché ha delle bellezze naturalistiche importanti e soprattutto poi c’è questa grande voglia, come ha detto il Ministro del Turismo brasiliano, di puntare sul turismo, di metterci i soldi perché quando si parla di sviluppo e di turismo gli Stati e i Governi centrali ci devono credere e vedendo poi che qua il prossimo anno ci sarà un grandissimo evento sono certa che Belém cambierà faccia diventando ancora più bella e mi auguro che ci saranno anche aziende italiane che daranno il loro contributo.   D. – Qui in Brasile vivono circa 32 milioni di discendenti italiani, molte di queste persone non sono poi mai tornate in Italia per vari motivi ma esiste ed è ormai iniziato un turismo di ritorno che forse andrebbe incentivato, cosa può dirci su questo?   R. – Il turismo delle radici. Noi abbiamo tantissimi brasiliani che hanno origini italiane, io dico semplicemente che per noi esseri umani è molto importante dove si va ma è anche molto importante sapere da dove si viene e io credo che dovrebbero venire nei loro luoghi di origine per imparare a conoscere se stessi perché poi le famiglie di origine sono quelle che danno l’imprinting; la nostra educazione, la nostra vita,  i nostri valori, la nostra visione e quindi consiglierei a tutti di venire a vedere le proprie origini perché possono essere uomini e donne migliori quando scoprono da dove arrivano.   Alcune immagini dell´evento             Celso Sabino, Ministro del Turismo del Brasile Paolo Carlucci ASIB-AISE

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I PATTI DI ABRAMO

Si è tenuta, a Siracusa, la I edizione mondiale della Giornata Internazionale dei Patti di Abramo. L’associazione internazionale “KR solutions”, presieduta dall’ avv. Carola Parano, ha organizzato l’evento proprio lo stesso giorno della prima sottoscrizione dei Patti, avvenuta il 15 settembre 2020. “A Distanza di 4 anni esatti da allora – dice l’avv. Parano – si continua a credere ancor di più nell’importanza culturale e giuridica degli accordi. Abbiamo voluto celebrarli con un grande evento ricco di relatori, proprio a Siracusa quale culla di civiltà eterna, decidendo di costituire in Sicilia il comitato permanente dei patti di Abramo all’interno dell’associazione che presiedo e costituito da alcuni dei relatori e da altri illustri componenti.” Importanti le dichiarazioni rese da Emanuel Segre Amar, presidente del Gruppo Sionistico del Piemonte e di Riccardo Pacifici, vice presidente della European Jewish Association: “La soluzione a due Stati è rifiutata prima di tutto dagli stessi arabi-palestinesi come Arafat, Abu Mazen e tanti imam che parlano anche dentro al-Aqsa – spiega Emanuel Segre Amar – Lo stato è visto come una soluzione colonialista che non funziona in una cultura tribale come la loro. Lo stesso ministro degli Esteri ripete sempre che dobbiamo smettere di cercare una soluzione con la mentalità di noi occidentali”. “Loro stanno bene solo dove c’è un’unica tribù, come negli emirati (che sono ricchi anche dove, come a Dubai, non c’è il petrolio) – continua Emanuel Segre Amar – Nei territori ci sono 8 diverse tribù (Ramallah, Jenin, Tulkarem ecc.), a Gaza ce ne sono 5; creare degli emirati palestinesi come nel golfo è l’unica soluzione che funzionerebbe, come spiega bene Mordechai Kedar. Non dimentichiamo che i palestinesi non si sposano tra membri di tribù diverse e non abitano nelle città di altre tribù, anche se magari vi si recano a lavorare.” “Credo che la Sicilia possa essere un ponte naturale per sostenere il patto dei figli di Abramo per la sua posizione geografica e per la sua storia   – aggiunge Riccardo Pacifici – Non vi è angolo della regione in cui non si respiri il passaggio delle culture abramitiche. Il mio auspicio è che la Regione Siciliana si renda disponibile, nel quadro di un accordo internazionale di pace, in cui un futuro Stato palestinese possa nascere su principi di civiltà e democrazia, a fianco dello stato di Israele ed in una visione di ricostruzione di Gaza con il contestuale smantellamento dei tunnel del terrore. Si restituirà, così, ai giovani palestinesi la visione della cultura della vita, per sanare una bieca educazione alla morte che Hamas ha costruito, dal 2015 ad oggi, in un terreno quale quello di Gaza in cui non vi è, secondo il diritto internazionale, nemmeno un centimetro quadrato di contenzioso. Per questo bisogna già immaginare luoghi di accoglienza e di recupero per questi ragazzi”. CGP Alan Davìd [email protected]

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LA STAMPA ITALIANA RINGRAZIA (A IMPRENSA ITALIANA AGRADECE)

È sempre piacevole vedere riconoscimenti per il sostegno e la collaborazione tra organizzazioni e così è stato per la cerimonia di ringraziamento dell’ASIB nei confronti del Gruppo Comolatti; un atto molto significativo e caloroso. Lo scorso 11 settembre a San Paolo è stata consegnata una targa di ringraziamento da parte dell’ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile) al Gruppo Comolatti presso gli uffici amministrativi dello stesso. L’omaggio rappresenta un modo tangibile di dimostrare la gratitudine dell’ASIB per il sostegno ricevuto da parte del Gruppo Comolatti in occasione dell’incontro annuale della stampa italiana in Brasile, avvenuto il 29 aprile scorso nella sala panorama del rinomato Terrazzo Italia. In quell’occasione si è festeggiato il 150º anniversario dell’emigrazione italiana in Brasile, ricordando tra l’altro un emigrato illustre che ha fatto onore all’Italia, Evaristo Comolatti, fondatore dell’omonimo gruppo. Non a caso questi nel 1982 è stato insignito, tra l’altro, di una onorificenza dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Si è commemorato altresì, nella stessa circostanza, il 30º anniversario della fondazione del sodalizio della stampa italiana in Brasile (ASIB). Cerimonia di ringraziamento Alla cerimonia erano presenti per l’ASIB Venceslao Soligo, presidente emerito, e Giuseppe Arnò, presidente in carica. Il Gruppo Comolatti era rappresentato dal presidente del consiglio di amministrazione Sergio Comolatti e dal direttore José Sardinha. “Vogliamo ringraziarvi per averci aiutato a raggiungere il nostro obiettivo. Fare sistema significa guardare tutti verso lo stesso lato; ed è ciò che abbiamo fatto!” Queste le parole di Giuseppe Arnò al termine della cerimonia. Uno scambio di doni ha suggellato il simpatico incontro. A IMPRENSA ITALIANA AGRADECE É sempre agradável ver o reconhecimento pelo apoio e colaboração entre organizações e foi o caso da cerimónia de agradecimento da ASIB ao Grupo Comolatti; um ato muito significativo e caloroso. No último dia 11 de setembro, em São Paulo, uma placa de agradecimento foi entregue pela ASIB (Associação Italiana de Imprensa no Brasil) ao Grupo Comolatti em sua sede administrativa. A homenagem representa uma forma tangível de demonstrar a gratidão da ASIB pelo apoio recebido do Grupo Comolatti por ocasião do encontro anual da imprensa italiana no Brasil, que aconteceu no dia 29 de abril na sala panorâmica do renomado Terraço Itália. Naquela ocasião, foram comemorados os 150 anos da emigração italiana para o Brasil, lembrando entre outros um ilustre emigrante que deu crédito à Itália, Evaristo Comolatti, fundador do grupo de mesmo nome. E com certeza não é por acaso que em 1982 ele foi agraciado com a Ordem do Mérito da República Italiana. Também foi comemorado na mesma ocasião o 30º aniversário da fundação da Associação da Imprensa Italiana no Brasil (ASIB). Cerimônia de agradecimento Estiveram presentes na cerimónia pela ASIB Venceslao Soligo, presidente emérito, e Giuseppe Arnò, presidente em exercício. O Grupo Comolatti foi representado pelo presidente do conselho de administração Sergio Comolatti e pelo diretor José Sardinha. “Queremos agradecer por nos ajudar a alcançar nosso objetivo. Criar um sistema significa olhar todos na mesma direção; e foi isso que fizemos!” Estas são as palavras de Giuseppe Arnò no final da cerimónia. Uma troca de presentes selou o simpático encontro.   Sergio Comolatti (sin.) e Giuseppe Arnò Sergio Comolatti (sin.), Giuseppe Arnò e Venceslao Soligo Da sin.: Jose Sardinha, Sergio Comolatti, Giuseppe Arnò e Venceslao Soligo

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Danilo Balducci

Danilo Balducci Di sali d’argento e pixel Venticinque anni di fotografia A cura di Antonio Di Cecco Inaugurazione 13 settembre 2024 ore 18.00 Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre  Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila Fino al 29 settembre 2024 COMUNICATO STAMPA Venerdì 13 settembre 2024 alle ore 18.00, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare la mostra Di sali d’argento e pixel. Venticinque anni di fotografia di Danilo Balducci, a cura di Antonio Di Cecco. In mostra una selezione degli ultimi lavori di Balducci, i quali conducono lo spettatore a scambiare quasi uno sguardo con i soggetti delle opere: le immagini mostrano non solo quello che è davanti all’obiettivo ma restituiscono la sensibilità e la volontà di cercare un dialogo e diventare parte delle storie che l’artista vuole raccontare. Infatti, come scrive il curatore, Antonio Di Cecco: «Di sali d’argento e pixel, di questi elementi sono composte le fotografie. I sali sono microscopici cristalli di argento sensibili alla luce che, mescolati con la gelatina e poi spalmati sulla pellicola – un sottile nastro di materiale trasparente – permettono di registrare le immagini fotografiche. I pixel del sensore della macchina fotografica digitale invece sono elementi in grado di convertire la luce di una immagine ottica in un segnale elettrico. Lo sa bene Danilo Balducci che da 25 anni lascia passare la luce all’interno degli obiettivi delle sue macchine fotografiche, quel che resta nei suoi occhi e nella macchina fotografica sono memorie a volte fatte di un severo bianco e nero, altre di vividi colori. Quello del fotografo è un lavoro paziente, il lavoro di chi è sempre alla ricerca della luce giusta. Forse il fotografo, come i sali d’argento e i pixel, è sensibile alla luce ma altrettanto sensibile alle storie che decide di raccontare. Balducci, attraverso il linguaggio del reportage, dal 1998 continua a raccontare storie e luoghi lontani metaforicamente e materialmente dalla nostra quotidianità. […] Un archivio di fotografie che continua a crescere nel tempo, un insieme di lavori accomunati dal medesimo soggetto: l’essere umano. Balducci è sì dietro l’obiettivo ma sceglie di essere vicino, riesce a scambiare lo sguardo con i soggetti che rappresenta nelle immagini e invita lo spettatore a fare altrettanto, a cercare vicinanza e non distanza. Il suo è un mosaico di vicende, gesti e azioni che documentano e diventano, al contempo, memoria collettiva.» All’interno del percorso espositivo sarà allestito uno spazio che richiama l‘ambiente della camera oscura e che vedrà l’intervento e la presenza di Stefano Schirato di Leica Akademie Italy. Il progetto è parte del programma degli eventi della 730° Perdonanza Celestiniana e si avvale del patrocinio del Comune de L’Aquila – L’Aquila Capitale della Cultura 2026. La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti. BIOGRAFIA Danilo Balducci, nato a L’Aquila nel 1971, è sempre stato affascinato dalla fotografia e dal potere comunicativo delle immagini. Reportage e fotografia sociale sono i suoi interessi principali. Diplomato presso l’Istituto Superiore di Fotografia e comunicazione integrata di Roma è professionista dal 1998. Docente di fotografia e reportage presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Fornisce regolarmente immagini ad agenzie fotografiche italiane ed estere. Le sue immagini e le sue storie sono state pubblicate su giornali e riviste nazionali ed internazionali: Time, Life, Denver Post, Internazionale, Der Spiegel, Daily News, L’Espresso, Repubblica, Panorama. Vincitore di diversi premi, nel 2002 è vincitore del primo premio Carla Mastropietro per il fotogiornalismo; nel 2005 vincitore del Premio per la pace e per la libertà ad Atri (TE); nel 2008 ha ricevuto 2 Bronze award dall’Orvieto International Photography Awards (sezioni reportage e portraits) e vari premi nazionali e internazionali; nel marzo 2009 vince il B.O.P. 2009 (Best of Photojournalism) indetto dalla NPPA (National Press Photographer Association) negli USA classificandosi terzo nella categoria “Non Traditional Photojournalism Publishing”. Un’immagine del terremoto in Abruzzo è inserita da LIFE Magazine tra le Pictures of the Year 2009. Nel 2015 è Absolute Winner nella categoria “People” al FIIPA (Fiof Italy International Photography Awards) e si classifica secondo nella stessa categoria. Riceve inoltre cinque Honorable Mention nelle categorie “Reportage”, “Portraits” e “People”. Nel 2016 è 1° classificato al MIFA (Moscow International Foto Awards) Categoria Edit e 2° classificato (Merit of Excellence) all’International Color Awards. Nel 2017 è fotografo dell’anno al concorso Spider award. CARTELLA STAMPA Alcune opere in mostra Danilo Balducci Di sali d’argento e pixel Venticinque anni di fotografia A cura di Antonio Di Cecco Inaugurazione 13 settembre 2024 ore 18 Fino al 29 settembre 2024 Orari: giovedì 11.00-13.00 / 16.00 – 19.00; venerdì e sabato 16.00 – 19.00; domenica 11.00-13.00 / 16.00 – 19.00 –  Ingresso libero Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre – Palazzo Cappa Cappelli Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ) www.fondazionedemarchis.it Contatti Diana Di Berardino tel. 338458 1985 Barbara Olivieri tel 3498832591 [email protected] Ufficio Stampa Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – Interno 14 next – blowart [email protected] 349.4945612  www.melaseccapressoffice.it

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EDITORIALE SETTEMBRE 2024

De rebus quae geruntur «delle cose che accadono». Le Olimpiadi di Parigi a dire il vero non sono iniziate sotto i migliori auspici né si sono chiuse senza polemiche: atleti sfilanti su battelli fluviali a mo´ di ammutinati del Bounty; coreografie di dubbio gusto (sul detto «scherza coi fanti e lascia stare i santi»… né l’ombra di quel sentimento di profondo e quasi timoroso rispetto verso il sacro); cibo somministrato al Villaggio Olimpico da dimenticare; acque della Senna ben altro che Evian, Perrier e Vichy; negli arbitraggi errori a gogò; poi tanti dubbi e polemiche sulla disforia di genere e non finisce qui. Avviene quindi che, tirando le somme, riscontriamo più difetti che pregi! Intersesso, ma cos’è? È uomo o donna? È maschio o femmina? È nessuno dei due: il termine vuol dire neutro, calco del greco οὐδέτερον (udéteron), ‘né l’uno né l’altro’. Beh, il mondo cambia (poveri noi!) e dobbiamo stare al passo con la fantasiosa evoluzione semantica, che l’esasperato orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti ci impone. Tuttavia il termine neutro, per quel che ci riguarda, ci può star bene, ad esempio, per un genere grammaticale, già presente in diverse lingue; per i colori; per i cavi elettrici; ma per una classificazione del genere homo, beh, no davvero. Eppure … chi lo avrebbe immaginato che il neutro, ovvero questo concetto di liquidità sessuale, ci sarebbe stato proposto come indice di evoluzione sociale e culturale? Ammazza, che evoluzione! L’ambiguità sessuale o intersesso che dir si voglia altro non è, a detta di alcuni studiosi, che il frutto del delirium delle nuove generazioni, imbottite di becera ideologica, che intende omologare il pensiero, lo stile di vita e le identità, sessuale inclusa, in nome di una supposta libertà, fantastica ed estemporanea. Fin dove riusciamo ad intendere, partendo dai primati e fino ai nostri giorni, secondo quanto consegnatoci dalla storia e dalle nostre tradizioni, sappiamo che si nasce uomo (con cromosomi XY) o donna (con cromosomi XX). Per contro, il «pensiero unico», che ci viene imposto come fosse un dogma, persegue lo scopo di riprogrammarci e ammaestrarci sull’identità umana, in particolare sulla struttura della stessa; affettiva e sessuale, in primis. Il gender ideologizzato. A parte ogni altra considerazione e col massimo rispetto per le idee altrui, riteniamo che la teoria del «gender» sia un confronto essenzialmente ideologico e complesso allo stesso tempo: essa rappresenta invero un affronto ai consolidati fondamenti dell’antropologia; una messa in discussione dell’essenza e dei principi della natura umana, cui da sempre si fa riferimento. Un’ideologia, quella del gender che, se non consiste propriamente nel diniego della realtà alla maniera cartesiana (dubbio metodico), si propone di porre l’oggettività tra virgolette, alla maniera scettica, accantonando la nostra “identità naturale” e definendola non più come fattore determinante della personalità, ma come un dettaglio aggiuntivo e secondario. Che sventola… (Fred Buscaglione n.d.r.) Va precisato che questa premessa alla breve disamina che segue ha origine dallo scalpore verificatosi alle Olimpiadi, nello sport pugilistico femminile. Il caso dell’algerina Imane Khelif, medaglia d’oro nella categoria +66 kg della boxe femminile, e della Cinese Liu Yang, medaglia d’argento (stessa categoria), ha infatti scatenato proteste, allusioni e veleni sullo sport pugilistico e non solo, per il fatto che le predette erano state squalificate dall’IBA ai campionati mondiali dell’anno scorso, per non aver superato i necessari test, mentre alle Olimpiadi sono state ammesse a gareggiare nella loro specialità, senza alcun problema. Il casus belli è stato, in particolare, il test effettuato lo scorso anno sulla Khelif che ha rilevato la presenza del cromosoma XY, pur essendo donna. Thomas Bach, presidente del CIO, ha affermato che “non c’è mai stato alcun dubbio” che le due pugili siano donne. Stando così le cose, Khelif e Liu Yang hanno gareggiato nella loro specialità, secondo il CIO, con tutte le carte in regola e non può dicerto qualificarsi riprovevole, se di riprovazione si può parlare, il fatto che Khelif abbia gonfiato di botte e messo KO, alla Bud Spencer, tutte le avversarie, inclusa la pur forte Liu Yang; questa è la boxe! La nostra Angela Carini, giustamente preoccupata per la propria incolumità, al 46º secondo e dopo il primo cazzotto, come accade negli spaghetti western, si è dichiarata vinta, evitando così un fracco di legnate. Tutti contro tutti! Riassumendo, un fatto è certo: quando si tratta di argomenti eticamente sensibili in cui entra strumentalmente la politica, la contesa tra le contrapposte ideologie impedisce che l’argomento sia trattato con logica e sensatezza nell’ambito di un dialogo costruttivo e risolutivo. Ecco allora che le divergenze ideologiche sull’argomento si trasformano in «bellum omnium contra omnes», ovvero in zuffa di tutti contro tutti; e l’insensatezza prevale sulla razionalità. Approfondendo il concetto del questionato problema gender, ritornato ancora una volta alla ribalta in occasione delle ultime olimpiadi, va precisato che la causazione di ogni controversia dev’essere invero addebitata non agli atleti, ma agli organizzatori delle manifestazioni sportive e alle varie associazioni di categoria. A riprova di ciò basta dare un’occhiata agli stracci che volano tra il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e l’IBA (Associazione Pugilistica Internazionale con sede in Russia e estromessa dai Giochi), principalmente sull’uso dei test genetici. Il politicamente corretto e l’inclusione ad ogni costo ci porta difatti alle controverse conclusioni formulate dal summenzionato Thomas Bach, secondo cui, in netto contrasto con Umar Kremlev, presidente dell’IBA, «se qualcuno ci presentasse un sistema scientificamente solido su come identificare uomini e donne, saremo i primi ad adottarlo». In sostanza, Bach dice che non esiste un modo scientifico consolidato per affermare chi è una donna!  Inoltre, secondo lui, sia il test del DNA con tampone salivare sia il controllo del testosterone sono invasivi, per cui sul genere dell’atleta fa fede il passaporto.Probabilmente Bach non ha mai letto la fiaba di Giulio Gianelli «Pipino nato vecchio e morto bambino». E vabbè, ogni testa è un tribunale, ma c’è anche una buona notizia: il nuovo presidente del CIO verrà eletto a marzo 2025 e per ciò… speriamo bene! Gli asini litigano e i barili si rompono. Ordunque, se è vero, com’è vero, che si è di fronte a una seria e preoccupante questione bioetica che va affrontata per tutti gli sport, esente da

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