Mamma, ho perso Musk (e pure Trump): ”il melodramma geopolitico di Giorgia

Aveva puntato tutto su un’amicizia extracurriculare con due egomaniaci d’Oltreoceano. Ora che si odiano tra loro, Meloni resta senza sponde, senza strategia e senza inviti ai tavoli che contano. Doveva essere il colpo da maestro della sua diplomazia 2.0: bypassare i canali istituzionali, snobbare le cancellerie europee, e giocarsi la carta dell’amicizia stretta — strettissima — con i due profeti del nuovo ordine mondiale: Donald Trump e Elon Musk. Una geopolitica fatta a colpi di tweet, foto op, e sorrisi plastificati a favore di telecamera. Il mondo era il suo palcoscenico, e lei la protagonista alternativa al “sistema”. Poi, però, è arrivata la scena madre: Musk e Trump si odiano. E non per finta. Volano insulti, minacce, screditamenti pubblici — roba che nemmeno nelle peggiori riunioni condominiali. Giorgia, intanto, si ritrova in mezzo. Come quei bambini di genitori separati che nessuno vuole più il weekend. Solo che qui non ci sono assistenti sociali, solo uno scenario internazionale che corre — e lei che ansima per tenere il passo. Nel frattempo, l’Europa — quella seria — cambia passo. Il duo Macron-Merz, con il placido Starmer in appoggio, costruisce un asse conservatore pragmatico, alieno tanto ai sovranismi da talk show quanto agli attacchi isterici alla “tecnocrazia di Bruxelles”. Il terzetto si ritrova unito da una consapevolezza: o si governa con serietà, o si finisce a fare le comparse di Musk su X. E Meloni? Non pervenuta. Politicamente orfana, retoricamente esposta, strategicamente inconsistente. Aveva costruito un castello sul legame con due personalità inafferrabili, pensando che bastasse un selfie per garantirsi un posto nella storia. Oggi il castello è crollato. E sotto non c’era nemmeno il materasso. Il problema è che questa solitudine non è solo personale, ma sistemica. A tre anni dalla vittoria elettorale, il governo Meloni non ha una visione chiara né per l’Italia né per l’Europa. Naviga a vista tra dossier che bruciano e alleanze che evaporano. Il suo capolavoro resta il risiko bancario, giocato più per mantenere coesione interna che per dare una strategia al Paese. Sottile, ma poco utile a Bruxelles o a Washington. Chi sperava che l’opposizione cavalcasse il momento, è servito: tra flash mob da oratorio, scenette parlamentari da TikTok e clamorosi fallimenti referendari, riescono nell’impresa di sembrare persino meno preparati di chi governa. È il festival dell’inconcludenza bipartisan. Eppure qualcosa sta cambiando: i grandi — quelli veri — ridisegnano gli equilibri. Il trumpismo muta pelle, la destra radicale viene (almeno in teoria) arginata, la politica torna a richiedere competenza e affidabilità. Ma Meloni è rimasta col cerino in mano. L’ultima a credere nella favola di un’alleanza glamour con due egocentrici in guerra. Conclusione: Ora non resta che una domanda: riuscirà Meloni a reinventarsi statista dopo aver interpretato per troppo tempo il ruolo di fan VIP nei backstage della geopolitica? Oppure finirà come molti attori che hanno puntato tutto su una sola parte e oggi si aggirano nei talk show a raccontare di quando “erano famosi”? La stoffa ce l´ha per riaffermarsi; stiamo a vedere! La geopolitica non è un talent. Ma qualcuno glielo spieghi prima che parta il prossimo casting. Giuseppe Arnò

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CENTRO STUDI FEDERICO II IN MISSIONE A VIENNA

LA DIPLOMAZIA CULTURALE TEMA DELLA MISSIONE A VIENNA DEL CENTRO STUDI FEDERICO II Il concerto di M. Luisa Macellaro La Franca e il Premio Federico II all’Ambasciatore Giovanni Pugliese di Goffredo Palmerini   VIENNA – È un pomeriggio di sole il 27 maggio a Vienna, quando la delegazione del Centro Studi Federico II giunge a Palazzo Metternich, in Rennweg 27, sede dell’Ambasciata d’Italia. La rappresentanza si è composta all’Hotel Royal, nei pressi della splendida Cattedrale di Santo Stefano, con Giuseppe Di Franco e Maria Cristina Pensovecchio, arrivati da Palermo, Maria Luisa Macellaro La Franca da Bordeaux, Mattia Carlin da Venezia e chi scrive da L’Aquila. L’evento, organizzato dal Centro Studi in stretta collaborazione con l’Ambasciata, contempla una riflessione a tre voci – l’Ambasciatore Giovanni Pugliese, il Presidente del Centro Studi Giuseppe Di Franco e il Presidente del Comitato scientifico Goffredo Palmerini – sul tema “Diplomazia e interconnessione culturale per la promozione del Soft Power, il fascino della Cultura che unisce il mondo”. Il Centro Studi, sin dalla sua fondazione nel 2021, ha fortemente impegnato la sua attività sul tema della diplomazia culturale, del dialogo interculturale, del multilateralismo, dell’arte delle relazioni, quali utili ed efficaci mezzi di promozione della pace nel mondo.   Il Presidente Giuseppe Di Franco, che da 4 anni guida il Centro Studi Federico II, con grande tenacia ha promosso iniziative internazionali svoltesi in Italia (a Roma e Venezia) e all’estero (Stati Uniti, Francia, Austria, Slovacchia). Progetti di grande respiro, tra i quali per brevità si citano il convegno dedicato a Federico II, realizzato al Senato della Repubblica il 30 maggio 2022, la missione internazionale “For Culture Worldwide” presentato a New York, presso la sede dell’ONU dal 28 al 31 marzo 2023 su invito delle Nazioni Unite, il convegno internazionale “La Terra Santa luogo di incontro” sulle tre religioni monoteiste e sulla pace, realizzato a Roma, presso il Palazzo della Rovere in Vaticano, l’11 maggio 2023. Il prossimo impegno del Centro Studi riguarderà la partecipazione ad un evento istituzionale a Roma, il 17 giugno prossimo, presso la Camera dei Deputati dove il Presidente Di Franco, insieme al Presidente del Comitato scientifico, incontreranno il Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata, l’Ambasciatore Gaetano Cortese e il Presidente del gruppo di amicizia Italia-Finlandia, On. Fabio Raimondo, in occasione della presentazione del volume “Villa Hjelt, l’Ambasciata d’Italia a Helsinki”, 34.ma opera curata dall’Amb. Cortese, pubblicata di recente.         Tornando all’evento, la delegazione guidata dal Presidente Di Franco giunge un’ora abbondante prima dell’inizio della manifestazione, prevista alle 17, accolta dal personale dell’Ambasciata che con efficiente premura risolve ogni dettaglio ed esigenza. Maria Luisa Macellaro La Franca, pianista e direttrice d’orchestra, scalda le sue mani al pianoforte pronto per il concerto nel grande Salone di Palazzo Metternich, dove si terrà la manifestazione. L’Ambasciatore Giovanni Pugliese viene a salutarci mezz’ora prima dell’inizio, mentre la funzionaria Annamaria Tammaro ci accompagna nella visita agli ambienti dello splendido palazzo. Intanto il Salone delle Feste si riempie in ogni ordine di posti, praticamente tutte le rappresentanze – diplomatiche istituzionali e civili –  della comunità italiana a Vienna sono presenti. C’è empatia e intensa partecipazione emotiva: il concerto è dedicato alla memoria della pianista Ryoko Tajika, recentemente scomparsa, moglie del ministro plenipotenziario Massimo Drei, Vice Capo Missione presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, presente all’evento delegato dall’Ambasciatrice Debora Lepre. Alle 17 in punto l’Ambasciatore Giovanni Pugliese apre con il saluto il suo intervento. “Signore e Signori, Care colleghe e colleghi, è con grande piacere e sincera commozione che vi do il benvenuto a Palazzo Metternich per una serata speciale dedicata alla memoria di Ryoko Tajika Drei, una musicista di straordinaria sensibilità e profondità artistica che ho avuto l’onore di conoscere e apprezzare personalmente, moglie del mio collega di concorso qui presente, Massimo Drei, attualmente qui a Vienna come Rappresentante Permanente Aggiunto presso l’OSCE. Ryoko ha collaborato intensamente con l’Ambasciata a Vienna, partecipando a numerosi eventi culturali e musicali che hanno contribuito a rafforzare i legami tra Italia e Austria. Tra tutti, permettetemi di ricordare la sua esecuzione dell’inno nazionale italiano durante le celebrazioni negli anni passati della nostra Festa della Repubblica del 2 giugno, nonché della festa delle Forze Armate il 4 novembre. In segno di stima e riconoscenza, abbiamo voluto dedicarle una targa commemorativa posta sul pianoforte che utilizziamo in questo splendido Salone delle Feste, affinché il suo ricordo possa continuare a vivere qui a Vienna, città che lei tanto amava e dove aveva studiato e lavorato anche in passato. Questa sera ovviamente la ricorderemo anche attraverso la musica grazie al talento della direttrice d’orchestra e pianista Maria Luisa Macellaro La Franca. Lascio ora la parola al Dr. Di Franco, Presidente del Centro Studi Federico II di Palermo, e al Dr. Palmerini, Presidente del Comitato Tecnico, che ringrazio per la loro presenza e per la proficua collaborazione nell’organizzare questo splendido momento di musica.” L’Ambasciatore, sottolineando il valore della Cultura nel costruire relazioni di pace, ha poi richiamato brevemente alcune annotazioni della biografia artistica della pianista Maria Luisa Macellaro La Franca. Il Presidente Giuseppe Di Franco, aprendo il suo intervento, tratteggia il significato della missione del Centro Studi Federico II nella capitale austriaca, il valore della diplomazia culturale, le iniziative che sin dalla fondazione il Centro promuove in campo culturale nell’affermare i valori del dialogo e della pace. “Un saluto a tutte le personalità, ai diplomatici, ai giornalisti e alle donne e uomini di cultura presenti a questa iniziativa di alto livello culturale – sottolinea tra l’altro il Presidente Di Franco –, che si tiene oggi 27 maggio 2025 presso questo magnifico salone di Palazzo Metternich, sede dell’Ambasciata d’Italia a Vienna. Nella qualità di Presidente del Centro Studi Federico II, ringrazio particolarmente S.E. l’Ambasciatore Giovanni Pugliese per aver ospitato questo evento e colgo l’occasione per portare i saluti da parte dell’ambasciatore Gaetano Cortese e dell’ambasciatore e Senatore della Repubblica Giulio Terzi di Sant’Agata.   Ringrazio inoltre il personale dell’ambasciata e la rappresentanza del Centro Studi Federico II qui presente con il Dr.

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A Barcellona il Merito Umanitario celebra l’eccellenza mondiale: presente anche il Dott. Don Paolo Baratta

  Anche quest’anno, il 24 maggio 2025, si è svolta a Barcellona, nella cornice raffinata dell’El Palace Hotel, la XXVI edizione della cerimonia ufficiale dell’Institution del Mérito Humanitario. Fondata nel 1999 e istituita dal Re di Spagna, questa storica organizzazione si è posta, fin dalle origini, un obiettivo nobile: premiare le personalità di spicco che si distinguono per il loro impegno umano, sociale e professionale al servizio degli altri. L’Istituzione, con sede stabile proprio a Barcellona, ha riconosciuto negli anni il valore e il contributo di oltre tremila individui e organizzazioni, rendendo omaggio a figure emblematiche dell’eccellenza mondiale. Tra i nomi più prestigiosi figurano il Dalai Lama, Rita Levi Montalcini, Umberto Agnelli, e la Marina Militare Italiana, simboli di dedizione, coraggio e visione etica. In questo contesto solenne e carico di significato, ha preso parte anche il Dott. Don Paolo Baratta, cittadino italiano originario di Castrovillari (CS), già insignito lo scorso anno della Gran Croce al Merito e Diritto Umanitario, una delle più alte onorificenze conferite dall’Istituzione. Figura di spicco nel panorama internazionale, il Dott. Baratta si è distinto per il suo operato fuori dai confini nazionali, incarnando un perfetto esempio di eccellenza calabrese all’estero. Accompagnato dalla consorte, Donna Alessandra Ciccarelli, ha voluto rinnovare la sua vicinanza a un evento che riconosce e promuove i valori universali della solidarietà e dell’altruismo. La presenza del Dott. Baratta, testimone diretto del prestigio e dell’importanza del riconoscimento ricevuto, ha confermato ancora una volta l’alto livello del consesso e l’onore di farne parte. La cerimonia, come ogni anno, ha rappresentato un momento di forte ispirazione, riaffermando l’importanza di valorizzare chi, con competenza e cuore, si mette al servizio del bene comune. Giuseppe Arnò

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Italia, paese delle eterne polemiche

…e daje co ’sto ponte Tra crisi energetiche, desertificazione industriale e un Mezzogiorno che grida vendetta per le occasioni perdute, in Italia non manca mai il tempo per riaccendere l’ennesima, stanca polemica. Stavolta — di nuovo — il bersaglio è il Ponte sullo Stretto di Messina. Un’idea che resiste al tempo come un vecchio disco graffiato: ogni volta che si torna a parlarne, ecco rispuntare le stesse accuse, le medesime lamentele, identiche obiezioni. I detrattori, puntuali come le tasse, denunciano lo scippo di risorse: “Tagliano i fondi al Sud per regalarli alle grandi opere del Nord!” – gridano indignati. In prima linea, la Calabria, che ancora attende manutenzione, strade degne di questo nome, collegamenti moderni. Eppure, il ponte è lì, sempre nel mirino, sempre da demonizzare. Ma quanti, tra questi indignati, ricordano le polemiche gemelle di quando si costruì l’Autostrada del Sole? Allora, si disse che “Cristo si era fermato a Eboli”. Oggi, quella stessa infrastruttura è considerata un pilastro del collegamento tra Nord e Sud. I calabresi — gli stessi che si sentivano dimenticati — ringraziarono quando poterono raggiungere Milano in un giorno anziché in tre. Storia vecchia, che si ripete con ogni grande opera: treni veloci, porti, infrastrutture. Sempre le stesse voci, sempre gli stessi timori, finché il cemento non prende forma. Allora, come per magia, il rumore si spegne, e il progresso diventa ovvio. Costruiamo il ponte, dunque. E poi giudichiamo. Non sarà la soluzione a tutto, certo, ma smetterà almeno di essere il comodo alibi dei barcaioli nostalgici e dei politici di piccolo cabotaggio. Però sia chiaro: ponte o non ponte, nulla cambierà nella sostanza finché non avremo una classe dirigente che prenda davvero a cuore le sorti del Sud. Finché non ci saranno politici di peso, con visione e coraggio, disposti a mettere mano ai nodi veri: investimenti, occupazione, legalità, sanità, istruzione. Il problema non è il ponte. Il problema è l’abbandono. E su questo, non si può più restare in silenzio. Avanti coi lavori, ma soprattutto avanti con la verità. Giuseppe Arnò

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ABI e ASIB: Pontes de Diálogo entre as Imprensas Brasileira e Italiana

Em cerimônia marcada por solenidade e perspectivas promissoras, a Associação Brasileira de Imprensa (ABI) deu posse, nesta terça-feira (13), à sua nova Diretoria Executiva, ao terço do Conselho Deliberativo, ao Conselho Consultivo e ao Conselho Fiscal, eleitos no último dia 25 de abril. O evento, híbrido — presencial e transmitido via Zoom —, foi realizado no salão nobre do 9º andar da histórica sede da entidade.   Na ocasião, o jornalista Vitor Iório foi eleito presidente do Conselho Deliberativo. Entre os discursos, destacaram-se as palavras da vice-presidente Regina Pimenta, dos conselheiros Fichel Davit Chargel (decano da ABI) e Marcelo Auler, da jornalista Hildegard Angel e do presidente reeleito da ABI, Octávio Costa. A cerimônia foi transmitida ao vivo pelo canal ABITV, no YouTube, ampliando o alcance democrático da entidade. Dentre os convidados, a presença do Presidente da Associação da Imprensa Italiana no Brasil (ASIB), Dr. Giuseppe Arnò, ao lado de Patrícia Arno, responsável pela área jurídica da associação, foi particularmente significativa. O encontro reforçou a intenção mútua de estreitar os laços entre as imprensas italiana e brasileira, lançando as bases para uma colaboração efetiva na prestação de um serviço informativo qualificado e plural ao cidadão. A convergência de valores e propósitos entre ABI e ASIB, especialmente no atual cenário de desafios democráticos e exigência por ética jornalística, abre caminho para futuras parcerias editoriais e institucionais. A perspectiva de um novo encontro entre os presidentes Octávio Costa e Giuseppe Arnò, previsto para ocorrer em São Paulo, durante o congresso anual da ASIB, já simboliza esse espírito de cooperação. Ao final da solenidade, um coquetel de confraternização selou o clima de harmonia e esperança que permeou o evento — um marco não apenas na história da ABI, mas também no fortalecimento dos laços culturais e jornalísticos entre Brasil e Itália.   G.A.

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La Guerra Dimenticata che Minaccia Tutti: Il Sudan e il Cinismo Geopolitico

Una guerra dimenticata   Sì, dimenticata. Perché non è a due ore di volo da casa nostra. Perché non minaccia le nostre vacanze, i nostri mercati, le nostre rotte commerciali. Perché le immagini che arrivano da Khartum o dal Darfur non riempiono i notiziari serali né scatenano ondate di solidarietà social. Eppure, il conflitto in Sudan ha tutti gli ingredienti per diventare una polveriera internazionale. Ma finché resta una tragedia “per altri”, può tranquillamente restare relegata a qualche trafiletto in fondo ai giornali. Nel mondo bizzarro e incosciente in cui viviamo, l’attenzione mediatica e diplomatica si accende solo se un conflitto soddisfa certi criteri non dichiarati, ma evidenti: Se c’è di mezzo il petrolio Se si toccano interessi strategici delle grandi potenze Se chi combatte ha l’atomica in casa o in tasca Se le immagini sono particolarmente scioccanti o vicine geograficamente (meglio se entrambe) La guerra in Sudan? Troppo africana, troppo complicata, troppo lontana. Ma anche troppo sottovalutata. Il Sudan in fiamme La guerra civile scoppiata il 15 aprile 2023 oppone le Forze armate sudanesi, guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, alle Rapid Support Forces (RSF), una milizia paramilitare diretta da Mohamed Hamdan Dagalo, detto “Hemedti”. Entrambi erano uomini del potere, ex alleati, oggi nemici giurati in lotta per il controllo del paese. Dopo un anno di battaglie sanguinose, soprattutto a Khartum – abbandonata da milioni di civili – il conflitto si è spostato e intensificato in nuove zone, trasformandosi in una guerra a tratti hi-tech, combattuta anche con droni esplosivi di ultima generazione. E, secondo numerose fonti, con il diretto coinvolgimento di potenze esterne. Gli Emirati Arabi Uniti e i droni “fantasma” Tra le forze che avrebbero scelto un campo, spiccano gli Emirati Arabi Uniti, sospettati di armare e sostenere le RSF. I droni usati contro Port Sudan, città-rifugio del governo provvisorio sudanese, sembrano troppo moderni per provenire da scorte locali. Alcuni testimoni li descrivono come silenziosi, precisi, letali. Il sospetto? Che decollino da basi nel Puntland somalo o nel sud del Sudan, con tecnologia e logistica fornite direttamente da Abu Dhabi. Il governo sudanese ha accusato gli Emirati di violare la propria sovranità e li ha ufficialmente dichiarati “forze ostili”. La reazione? La sospensione delle relazioni diplomatiche. Un evento grave, che marca un salto di qualità nel conflitto. Un massacro che non interessa (quasi) a nessuno Secondo le stime ONU, oltre 140.000 persone sono morte nel conflitto sudanese in due anni. La cifra, già scioccante, cresce ogni giorno: civili sterminati, città distrutte, milioni di sfollati. E mentre i miliziani RSF avanzano nel Darfur – la stessa regione teatro di un genocidio nel 2003-2005 – la comunità internazionale resta in silenzio. Nel frattempo, una notizia gravissima ha fatto sobbalzare le cancellerie arabe: 18 ufficiali emiratini sarebbero morti in un raid aereo sudanese nella base di Nyala, dopo l’arrivo di un cargo carico – si sospetta – di armi. Se confermato, questo evento segnerebbe il passaggio da una guerra locale a un conflitto regionale. Il rischio di un’escalation internazionale Il coinvolgimento diretto degli Emirati, gli attacchi mirati contro Port Sudan e la radicalizzazione delle posizioni rendono la guerra civile sudanese un potenziale detonatore per l’intera area del Corno d’Africa e oltre. Con gli Emirati già coinvolti, l’Arabia Saudita allertata, e gruppi armati attivi in zone contese tra Ciad, Libia e Sudan, la partita rischia di trasformarsi in un gioco pericoloso tra potenze regionali. Una guerra civile africana che nessuno vuole guardare potrebbe diventare presto un nuovo fronte globale. Ma forse solo allora ce ne accorgeremo davvero. Conclusione sarcastica, ma realistica Se il Sudan avesse uranio, un oleodotto che arriva in Europa o una base NATO, oggi se ne parlerebbe ogni ora. Se i morti fossero in un paese dal nome più pronunciabile, sarebbe già iniziato un summit internazionale. Ma finché la guerra resta in Africa e le bombe non hanno passaporti occidentali, può restare una guerra dimenticata. Fino al giorno in cui non sarà troppo tardi. Di Redazione Credit foto: Di Henry Wilkins/VOA – https://www.voanews.com/a/number-of-refugees-who-fled-sudan-for-chad-double-in-week-/7095241.html,  Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=132039457

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Successo del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP a TuttoFood

  La tradizione della filiera agroalimentare mediterranea guarda positivamente all’impegno delle giovani generazioni e alle partnership in Italia   Stimate oltre 600 presenze giornaliere ed attiva la presenza di giovani imprenditori delle aziende partecipanti,  figli di seconda e terza generazione.   Siglato il gemellaggio tra il Distretto della Pesca Crescita Blu COSVAP e la Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso   Milano, 9 maggio 2025 – Successo per il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP e per le aziende consorziate presenti alla Fiera Tuttofood di Milano con stime di oltre 600 presenze quotidiane presso lo spazio istituzionale di 150 mq. ubicato al Padiglione 7 Stand S 13, dove le 12 aziende distrettuali presenti hanno avuto decine di incontri commerciali b2b con buyer ed addetti ai lavori. Tra gli incontri registrati, si evidenziano particolare interesse dai mercati giapponesi, cinesi, europei e degli States. Uno spazio espositivo, quello del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP, notevolmente affollato da parte di numerosi addetti ai lavori che hanno avuto modo di degustazione le prelibatezze e le eccellenze della filiera agroalimentare mediterranea. Tanti, inoltre, i prodotti richiesti tra cui acciughe trasformate di Sciacca, crostacei di pregio di Mazara del Vallo, ⁠affumicati di tonno, salmone e pesce spada, ⁠piatti a base di prodotti ittici pronti,  ⁠sughi e condimenti a base di pesce.⁠   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si afferma così con la propria partecipazione, alla Fiera di Milano TuttoFood, da sempre crocevia delle eccellenze gastronomiche e delle tendenze che modellano il futuro, volano per la produzione delle aziende associate presenti che guardano sempre di più all’impegno delle nuove generazioni. Tra i produttori quest’anno infatti anche una buona parte di giovani, di età compresa tra i 19 ed i 24 anni, figli di seconda e terza generazione pronti a prendere il testimone di famiglia per affermare la valenza e l’eccellenza delle proprie produzioni. Un credo profondo quello che ha spinto questi imprenditori in erba, che intendono continuare la tradizione della propria azienda portando le produzioni in tutto il mondo. Grazie alla loro tenacia e professionalità nel settore, alcuni di loro si sono già specializzati alla Bocconi in economia aziendale come Cristian Nuzzi della Ittigel di Gela, ed ancora Lia Carlino della Azienda Carlino srl, che appena 19 anni, è pronta ad interloquire in inglese con buyers giapponesi, cinesi e americani. Così come Giovanni e Francesca Boccellato, poco più ventenni, della azienda Siciliana Fish di Mazara del Vallo,  e Salvatore Ferro della Medimar di Agrigento. In quota rosa anche Aurora Giacalone della Lanza Seafood di Mazara, anch’ella giovanissima, poco più di vent’anni, che tra un incontro e l’altro nella propria zona dedicata alle contrattazioni commerciali, continua a studiare per ottenere un’altra specializzazione nel settore dell’imprenditoria.     Le novità del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP  a TuttoFOOD 2025 continuano grazie ad un gemellaggio siglato il 6 maggio tra il Distretto e la Ditta Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso, alla presenza della stampa, di una delegazione ICE proveniente dal Kazakistan e da diversi opinion-makers. Il Sud che sposa il Nord con due eccellenze della produzione Made in Italy, il gambero rosso di Mazara del Vallo e ben otto tipologie di caviale realizzato presso le estese vasche della ditta Caviar Giaveri. Ed ancora altro grande fiore all’occhiello dello stand del Distretto è l’area di degustazione e show-cooking, che sottolinea il costante impegno e la forte volontà nel promuovere la sostenibilità, la blue economy e la qualità dei prodotti con particolare attenzione alla valorizzazione della tradizione mediterranea ed alla internazionalizzazione degli stessi. Continui show-cooking ogni giorno a tutte le ore realizzati con attenzione e maestria culinaria dalla chef siciliana Valentina Laudonia che ha deliziato il palato dei presenti con specialità del food mediterraneo tra cui ricette innovative dedicate al granchio blu.   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si configura così sempre più promotore e portavoce della filiera agroalimentare siciliana, creando il paniere di prodotti d’eccellenza e stabilendo strategie condivise per sviluppare interventi mirati alla specializzazione e crescita sostenibile delle aziende associate.   Mission La mission del Distretto si basa nel costruire un modello di cluster per favorire la sostenibilità e la qualità allo stesso tempo. Grazie alle diverse collaborazioni con Enti di Ricerca, viene offerto alle aziende associate l’accesso alle più avanzate ricerche in biologia della pesca, del risparmio energetico, della gestione degli scarti ed economia del mare, promuovendo così un approccio innovativo e circolare alla filiera ittica siciliana, per il settore primario con la pesca costiera e d’altura, e per la trasformazione con le conserve, le semi-conserve, l’affumicatura, la congelazione e poi l’acquacoltura e tutto l’indotto ad essi collegato. Per tale ragione, altra importante azione su cui il Distretto sta lavorando per porre basi concrete, è certamente l’internazionalizzazione con attività di promozione e partecipazione a fiere sia nazionali che internazionali al fine di creare ed incrementare collegamenti ed azioni concrete con importatori, distributori, buyers e catene agroalimentari in tutto il mondo.   Strategie Innovative Le strategie del Distretto della Pesca e Crescita Blu vengono sviluppate dal suo organo scientifico statutario: “l’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo G.T. “ riconosciuto ex-lege dalla L.R. 16/2008, e dalla L.R. 09/2019. L’Osservatorio, altresì riconosciuto quale Istituto Scientifico ai sensi dell’Art.27 Reg. Es. dpr 1057/76 con DG PEMAC-MIPAAF 02/12/16 e iscritto all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche, opera seguendo i principi della Blue Growth che orienta le strategie verso otto assi strategici che includono:   1.      Innovazione: Promuovere la modernizzazione e la sicurezza nel settore. 2.      Internazionalizzazione: Stabilire collaborazioni scientifiche e industriali internazionali, incrementare e supportare la presenza delle aziende associate nei mercati esteri. 3.      Biodiversità e Sostenibilità: Equilibrare sviluppo economico e tutela ambientale. 4.      Sicurezza Alimentare: Garantire tracciabilità e qualità lungo la filiera. 5.      Reti e Cooperazione: Incentivare la cooperazione tra imprese con l’intento di presentare un paniere di prodotti qualitativamente elevati. 6.      Finanza: Creare strumenti finanziari innovativi a sostegno del settore. 7.      Formazione: migliorare la sicurezza, innovare e modernizzare i processi con l’intento di  favorire il continuo aggiornamento e il ricambio generazionale. 8.      Mercato: Supportare

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MISSIONE CULTURALE VERBUMLANDIART IN MACEDONIA DEL NORD, A BITOLA E OHRID

MISSIONE CULTURALE VERBUMLANDIART IN MACEDONIA DEL NORD, A BITOLA E OHRID Nella delegazione, guidata dalla presidente Regina Resta, anche il giornalista e scrittore Goffredo Palmerini ROMA – Pronta per la partenza in Macedonia del Nord, sabato 10 maggio, la delegazione dell’associazione culturale salentina VERBUMLANDIART, composta dalla presidente Regina Resta (poetessa e critica letteraria), Maria Pia Turiello (presidente del Comitato scientifico e criminologa forense), on. Mirella Cristina (avvocata e già Parlamentare), Mirjana Dobrilla (poetessa e traduttrice) e dal vicepresidente Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore.   La missione si inserisce nella feconda attenzione di scambio culturale che Verbumlandiart Aps da anni riserva alla realtà letteraria dell’area balcanica, con relazioni che l’hanno vista protagonista in Serbia, Croazia, recentemente in Montenegro ed ora in Macedonia del Nord, nella bella città di Bitola, nota per la sua storia, la multiforme vita culturale e le sue splendide architetture. Bitola è la terza città più grande del Paese ed è importante centro amministrativo, economico e culturale. La delegazione italiana si incontrerà con artisti e letterati di LATERAL, associazione culturale per le arti audiovisive, la letteratura, la musica e il cinema. Ne è fondatore e presidente Igor Trajkovski Foja, che ha seguito la sua formazione universitaria presso la Film Academy di Ohrid. Con Gordana Petrov organizzano prestigiose manifestazioni dedicate alla letteratura e alla cultura, con l’obiettivo di promuovere artisti d’ogni disciplina, in particolare i giovani talenti. Gordana Petrov, ora interamente dedita all’attività letteraria e culturale, è stata avvocata, docente universitaria a Kiev e redattrice televisiva presso l’emittente Orbis. Da oltre 15 anni si dedica alla scrittura. Ha pubblicato 28 romanzi e 12 libri di poesia, è presente in 16 antologie internazionali e scrive articoli scientifici nel campo della diplomazia e del diritto internazionale. Nell’associazione opera anche il padre di Gordana, Takec Petrov, giornalista e scrittore. La missione prevede l’11 maggio la manifestazione ufficiale di accoglienza della delegazione presso il Gala Garden Bitolj, con gli interventi di accoglienza e scambio culturale, quindi di socializzazione con artisti, poeti e scrittori, per l’intero pomeriggio. In serata l’incontro tra le due istituzioni culturali si terrà al famoso e storico Caffè Radost. L’indomani visita in città e ad un’importante azienda di grafica e stampa, quindi alla Biblioteca dell’Università. Il 13 maggio visita all’antica città di Ohrid (Ocrida), incantevole centro famoso per la sua ricca storia, l’arte, i suoi paesaggi mozzafiato e il retaggio culturale. La città si trova sulle rive del lago omonimo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità sia per la bellezza naturale che per l’importanza storica del luogo. Della città di Ohrid sono particolarmente interessanti la Fortezza dello zar Samuele, che offre una vista panoramica della città dalle meravigliose architetture, il sito archeologico di Plaoshnik, con le antiche rovine e il suo significato religioso, e le 365 chiese. Ohrid è conosciuta come la “Gerusalemme dei Balcani” perché un tempo aveva una chiesa per ogni giorno dell’anno. Nella giornata di mercoledì 14 maggio è prevista una visita a Skopje, capitale del Paese. La città, attraversata dal fiume Vardar, offre una ricca suggestione di architetture che raccontano la sua storia millenaria e il passaggio di Romani, Bizantini, Ottomani e Slavi. Tra le sue meraviglie il Ponte di Pietra, simbolo della città, costruito nel XVI secolo, la Fortezza, la Piazza Macedonia con la statua equestre di Alessandro Magno, il Vecchio Bazar, uno dei più grandi e antichi dei Balcani, ricco di negozi e caffè tradizionali, il Museo Archeologico, con reperti di grande valore storico, e la Casa di Madre Teresa dedicata alla santa missionaria dei poveri, nata a Skopje. In serata la partenza per Tirana. Nella mattinata del 15 visita alla città, capitale dell’Albania, e nel pomeriggio il volo di rientro in Italia. Credito foto Regina Resta, Mario Giannini

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L’ALFABETO DELL’INVISIBILE: MATEMATICA E MISTERO DIVINO DOPO L’ELEZIONE DI LEONE XIV

Nel nuovo Papa con la laurea in matematica, il segno che la fede può parlare il linguaggio dei numeri senza perdere il senso del mistero Quando la fumata bianca si è alzata nel cielo vaticano, il mondo si è interrogato, come sempre, sul volto del nuovo Papa. Ma questa volta, tra le prime righe dei profili biografici, una nota ha colpito anche i più distratti: Robert Francis Prevost, ora Leone XIV, è laureato in matematica. E in quel dettaglio, apparentemente insignificante, molti hanno letto qualcosa di incongruo. Come se la logica dei numeri fosse in contrasto con l’abbandono della fede. Come se un Papa matematico fosse una contraddizione in termini.   C’è in questo stupore un pregiudizio antico, mai del tutto estinto: l’idea che religione e scienza abitino galassie separate. Che i numeri parlino una lingua arida, incompatibile con la luce tremante del mistero. Eppure, lo stesso Leone XIV, formatosi tra le aule della Villanova University in Pennsylvania, ha respirato l’eleganza dei teoremi prima ancora di indossare l’abito talare.   Nella sua figura – con la disciplina del pensiero scientifico intrecciata alla profondità dell’ordine agostiniano – si compone qualcosa di nuovo. O forse qualcosa di molto antico. Perché non sono stati forse proprio i padri della fede come Agostino e Bonaventura a intuire che Dio parla anche in numeri, peso e misura? Lo stesso Sant’Agostino, in linea con la tradizione neoplatonica, sottolineava come i numeri rappresentino l’essenza della realtà e la struttura dell’universo, essendo una manifestazione dell’ordine divino. Già i pitagorici vedevano nei numeri l’essenza dell’universo.   Per Platone, le verità matematiche esistono nel mondo delle idee, più reali delle cose visibili. Galileo scriverà che la natura è un libro scritto in lingua matematica. E il suo contemporaneo Keplero, scoprendo le leggi del moto dei pianeti, affermava che “la geometria è coeterna alla mente di Dio, è Dio in persona”. Non sorprende allora che nel secolo scorso Ennio De Giorgi1, gigante del pensiero matematico del Novecento e uomo di fede, si sia espresso in questi termini, con un’immagine straordinariamente potente: “All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica ci avvicina, senza penetrarlo. ”Un Papa matematico non è, dunque, un’anomalia. È il segno di un ponte possibile. Di una lingua comune tra l’intelligenza e la contemplazione. Ennio De Giorgi   Nel suo libro La matematica e l’esistenza di Dio, Antonio Ambrosetti2, uno dei più noti matematici italiani e allievo dello stesso De Giorgi alla Scuola Normale di Pisa, racconta come la fede abbia accompagnato la sua vita accademica. Non come rifugio, ma come apertura. “Lo studio della matematica mi fa intuire la presenza di Dio”, scrive. Per lui, ogni congettura è un passo verso l’infinito. Ogni intuizione, una finestra su ciò che sta oltre: “In questo, io intravedo qualcosa che è sempre sopra di noi, irraggiungibile, la presenza – seppure misteriosa – di Dio.”   Ambrosetti non pretende affatto che la matematica possa arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio. Ma vede nella sua logica rigorosa, nella sua eleganza, una strada verso l’oltre. E perfino un riflesso della gioia creativa di Dio stesso. Un ponte fatto di silenzio e rigore: De Giorgi parlava della matematica come di una “forma di carità”, perché insegnare, condividere il sapere, è per lui una delle più alte espressioni dell’amore cristiano. “Non saprei dare un significato alla mia vita e al mio stesso lavoro scientifico senza la fede nella Resurrezione di Cristo”, scriveva. Non per bisogno, ma per coerenza: perché il mondo, se davvero è ordinato, deve avere un’origine. E se l’uomo riesce a leggerlo, è perché la sua intelligenza rispecchia, almeno in parte, quella del Creatore.   Avremo quindi un pontefice con l’anima cartesiana? Leone XIV potrebbe dunque rappresentare un ritorno al senso profondo della ratio, non come dominio, ma come meraviglia. La stessa meraviglia che guida il matematico nel cuore di una dimostrazione, e il credente nell’ora silenziosa della preghiera. La sua formazione scientifica non sarà quindi una nota di colore, ma una cifra spirituale. In un’epoca in cui tutto deve essere provato, computato, garantito, forse ci voleva un Papa che conoscesse i limiti della dimostrazione per ricordarci che il vero si manifesta anche nell’indimostrabile. E così, mentre Leone XIV si affaccia alla finestra del mondo, possiamo cominciare a leggerlo come un segno dei tempi: la fede non è l’opposto del rigore, ma potrebbe essere una sua estensione. Sebastiano Catte Com.Unica www.agenziacomunica.net _________________________________________________________________________________________________________ 1 Ennio De Giorgi, Anche la scienza ha bisogno di sognare (a cura di di A. Marino, C. Sbordone, F. Bassani), Edizioni Plus Università di Pisa 2002. 2 Antonio Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau 2017.

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Ferrari, dal Cavallino Rampante al Trattorino Zoppicante: Mandateli Tutti a Casa!

C’era una volta la Ferrari. Anzi, no. C’è ancora, ma non si vede. È come quando ti raccontano di un mito, una leggenda, un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, e poi ti svegli davanti a una SF-25 che fatica a tenere dietro persino una Williams. Sì, quella Williams. Non è un incubo: è il GP di Miami 2025. E se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere. Conte, ospite da Floris, ha detto: “Avevate una Ferrari e la state facendo andare peggio di un’utilitaria di vecchio modello.” E come dargli torto? Anche se, a ben guardare, quella “sua” Ferrari andava piano quasi quanto questa. Ma almeno non faceva così tanta confusione. Oggi invece si naviga a vista, con Hamilton e Leclerc che sembrano due passeggeri intrappolati su un autobus senza conducente. Miami ha fatto da specchio crudele a una realtà che a Maranello continuano ostinatamente a ignorare: questa macchina è un fallimento annunciato. Un progetto nato male e cresciuto peggio. Il retrotreno non funziona, l’avantreno è un salto nel vuoto, la correlazione dati è sparita come i sogni mondiali dei tifosi. Vasseur parla di potenziale da estrarre come un novello rabdomante nel deserto, ma a furia di cercare l’acqua ci si sta solo affogando nel ridicolo. I piloti sono esasperati. Hamilton si sfoga via team radio come un adolescente col cuore spezzato, Leclerc mastica amaro e guarda nel vuoto, probabilmente ripensando a quel 2019 in cui credeva ancora in un futuro rosso. E i tifosi? Loro sì, sono i veri eroi. Ogni domenica sperano, ogni domenica si illudono, e ogni domenica ricevono in cambio una nuova umiliazione. Altro che Cavallino Rampante: ormai è diventato un somaro impantanato nella ghiaia. Il bello è che tutto questo disastro costa milioni. Una struttura da Formula 1, due tra i piloti migliori del circus, una fanbase planetaria… e una macchina che sembra messa su con le istruzioni del “fai da te”. Vasseur chiede tempo. Ma quanto ancora? Maggio è la deadline, dicono. Tra Imola, Monaco e Barcellona ci si gioca tutto. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, a Maranello stanno già preparando l’ombrello per l’acquazzone. Forse è arrivato il momento di dire basta. Azzerare tutto. Salutare educatamente (o forse no) chi ha portato la Ferrari in questo vicolo cieco e cominciare da capo. Con gente nuova, idee nuove, competenza massima e non frasi fatte da conferenza stampa. Non è solo una questione tecnica: è una questione di dignità. L’Italia sportiva non merita questa vergogna. I tifosi non meritano di tifare per un simbolo sbiadito. E soprattutto, Enzo Ferrari non merita di girarsi nella tomba ogni domenica pomeriggio. Ferrari, è ora di fare l’unica cosa sensata rimasta: mandateli tutti a casa e ricominciate. Prima che il mito diventi barzelletta. di Redazione Foto credit: Cavallino Classic

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