Difesa low cost: l’Europa con lo scotch, Israele con il laser

Dal cartone al raggio di luce, la guerra del futuro è un discount delle armi. Noi lo abbiamo pensato, Israele lo sta già facendo. E a Bruxelles? Tutti in fila per i bandi di spesa.   C’era chi ci rideva dietro quando abbiamo lanciato l’idea della difesa europea fatta con cartone, polistirolo e nastro adesivo. Ci accusavano di utopia poverista, di pacifismo creativo travestito da manuale del piccolo MacGyver.E invece no: oggi arriva la conferma da Israele, che con l’Iron Beam, un bel raggio laser a basso costo, ci dimostra che la guerra si può combattere come al supermercato: scegli l’offerta del giorno e risparmi senza rinunciare alla qualità. Perché, sia chiaro, se il nemico ti manda droni da quattro soldi, tu non puoi rispondergli con missili da mezzo milione l’uno. È come tirare un diamante contro un sasso. E Israele lo ha ben capito: via il lusso, dentro l’efficienza.Un colpo di laser costa centesimi. Più o meno come mandare un SMS di auguri. Altro che Iron Dome da 100.000 dollari a botta: qui basta avere una presa elettrica e qualche chilowatt ben piazzato. E poi,  piccolo dettaglio che vale come rivendicazione storica,  l’idea non è affatto nuova. Gli israeliani ci mettono l’alta tecnologia, ma il copyright è nostro: gli specchi ustori di Archimede, usati all’assedio di Siracusa, non erano altro che il primo prototipo di “Iron Beam”. Altro che start-up militari, qui si parla di brevetti ellenistici! La lezione è semplice: la guerra non è solo coraggio e cannoni, ma soprattutto contabilità. L’ha imparato la Germania nel 1918, l’ha ricordato l’Ucraina nel 2022 e ora ce lo ripete Israele nel 2025. Chi risparmia, vince.Noi europei, intanto, siamo ancora convinti che la difesa si misuri in miliardi buttati tra commissioni parlamentari, appalti opachi e summit a porte chiuse. Forse dovremmo arrenderci all’evidenza: la vera arma del futuro non è un missile a testata nucleare, ma un laser a prezzo PopEconomy. In conclusione: avevamo visto giusto. Difesa sì, ma a buon mercato. Israele ci ha preso in parola. Ora tocca a Bruxelles decidere: vogliamo continuare a litigare sui fondi, o iniziare a comprare scotch e pannelli solari? di Redazione

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Dronizziamo la difesa europea

Cartone, polistirolo e nastro adesivo: il nuovo apologo della difesa europea Perché spendere centinaia di migliaia di dollari a colpo quando puoi mettere in piedi una barriera fatta di plastica riciclata, ingegno civico e qualche D-I-Y bellico? Satira militare, ma con conti in tasca. La notte tra il 9 e il 10 settembre 2025 qualcosa di imbarazzante, se non fosse tragico,  ha ricordato all’Europa che il futuro delle guerre non è più roba da colonne d’assalto e corazzate, ma da piccoli aerei giocattolo appoggiati su un motore e una missione: saturare lo spazio aereo, confondere i sensori e far sembrare l’Occidente una collezione costosa di fuochi d’artificio. Diciannove droni — sì, diciannove — hanno attraversato il confine polacco durante un massiccio attacco contro l’Ucraina, restando a zonzo per ore e provocando danni materiali limitati ma molte grane politiche. È bastato questo per far scattare consultazioni, ordini di intervento e l’avvio dell’operazione “Eastern Sentry”.  E qui arriva la parte comica: per abbattere un insetto meccanico da qualche migliaio di dollari a testa, si tira fuori dal cilindro un’arsenale il cui prezzo unitario è più vicino a quello di una barca a vela di lusso che non a una barriera anti-ciarpame. Un Sidewinder moderneggiante, o un qualsiasi intercettore sofisticato, gira nell’ordine di qualche centinaio di migliaia di dollari per pezzo, cifre che molti giornali hanno ricondotto a circa 400.000 $ in varie versioni, mentre i droni impiegati dall’altra parte costano una frazione di quel prezzo. Il risultato? Una guerra di logoramento economico in cui il conto torna, spesso, alla parte che spende meno.  La proposta ufficiale, “muro di droni”, più pattugliamenti, più caccia e una retorica robusta, è sacrosanta, ma rischia di ripetere lo stesso errore: impiegare strumenti costosi per problemi parsimoniosi. La Nato ha lanciato l’operazione Eastern Sentry per consolidare la difesa sul fianco orientale; decisione sensata, ma non risolve il problema dell’equazione costo-efficacia.  E allora, piedi per terra: se la materia prima avversaria è economica, la risposta deve esserlo altrettanto. Qui interviene la nostra proposta, volutamente ironica ma concretamente praticabile, a suon di cartone, polistirolo e nastro adesivo (più qualche pezzo d’elettronica e cervello da maker). Prima che arrivi la solita ondata di indignati, precisiamo: non stiamo proponendo la degna sostituzione delle forze armate, ma strumenti a bassa spesa per recuperare l’equilibrio economico e tattico. Ecco perché il Cartone Sentry Program (nome fantasioso ma descrittivo) meriterebbe attenzione pratica: Produzione rapida e scalabile. Un drone economico intercettore o un sistema di esca a basso costo possono essere prodotti in serie in officine civico-militari, scuole tecniche e PMI. Se l’avversario satura con unità da 10.000 $ a testa, non è folle puntare su risposte da qualche migliaio di euro ciascuna, progettate per accecare, disturbare o attirare il bersaglio.  Sovrapprezzo umano vs. robotico. Sfruttare volontari tecnici, officine locali e catene produttive civili riduce i costi e aumenta la resilienza. Un “kit anti-drone” modulare può essere assemblato da aziende locali in 48 ore, distribuendo capacità lì dove servono. Munizioni a prezzo onesto. Prima di lanciare missili a 400k per togliere dall’aria spazzatura tecnologica, proviamo soluzioni alternative: sistemi a 35 mm, proiettili specializzati, contromisure elettroniche economiche e droni-cattura. (Sì, i cannoni costano, ma in alcuni casi sono molto più economici del singolo missile).  Inganno a basso costo. Se la strategia russa include droni “esca”, rispondiamo con esche nostre, reti intelligenti e “finti” depositi di segnale che attirino e neutralizzino gli sciami. Anche questo è economia della difesa: ne sprechi migliaia, noi ne rispediamo a casa la metà. Cambiamento dottrinale. L’episodio ha dimostrato che le vecchie catene di comando possono rallentare decisioni che vanno prese in minuti, non in ore. Deleghe operative, unità locali equipaggiate con contromisure a basso costo e una mentalità meno centralizzata sono tanto importanti quanto nuovi sensori.  Mettiamo qualche punto pratico; non per scherzo:• Creare standard open-source per droni-intercettori low-cost (hardware + software), con certificazioni rapide.• Avviare “fab-lab” della difesa regionale per produrre kit di difesa anti-drone domesticati.• Investire in misure EW (guerra elettronica) portatili e a basso costo: jammer modulabili, farm di spoofing, e reti di avvistamento civico-militare.• Addestrare risposte tattiche decentrate: squadre pronte ad agire con poteri operativi rapidi. Un dubbio morale? Forse. Ma la cosa peggiore sarebbe aspettare che la soluzione perfetta, costosa, centralizzata, arrivi dal di fuori mentre gli avversari ci perforano la pazienza e i conti correnti. E se il prossimo test di “determinazione” viene pagato in vite o infrastrutture, allora il sarcasmo non basterà più. In conclusione: ridiamo pure, è salutare, ma intanto armatevi di carta, polistirolo e ingegno. Non perché il cartone vincerà la guerra (non lo farà), ma perché ci riporta al punto cruciale: l’efficacia non è sempre proporzionale al prezzo. Spendere meno per ottenere di più dovrebbe essere una massima strategica, non una battuta da rivista. E se, nel frattempo, un po’ di nastro adesivo riesce a bloccare uno sciame a buon mercato, allora abbiamo guadagnato tempo, esperienza e, per favore, qualche bella storia da raccontare ai futuri manuali militari con un sorriso. Fonti principali: reportage sull’incursione e sul lancio dell’operazione Eastern Sentry; analisi tecniche sui droni “Gerbera” e sul rapporto costo-efficacia tra droni economici e missili intercettori. finance.yahoo.com+4The Guardian+4Reuters+4 di Redazione

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Il topo col cappello da Zar

Dalla guerra in Ucraina alle incursioni nei cieli Nato, il Cremlino continua a giocare al gatto col topo con l’Europa. Forte con i deboli, debole con i forti: Putin gioca alla potenza imperiale, ma il rischio è di restare stritolato nella trappola che lui stesso prepara. Putin, lo Zar di tutte le Russie – o di quel che ne resta – continua la sua recita: in Ucraina a suon di bombe, in Europa a colpi di provocazioni. Vuole sembrare un imperatore, ma assomiglia sempre più a un topo col cappello da zar: s’infila dappertutto, rosicchia, scappa se arriva un avversario più grande. Il copione è ormai logoro: lo “zar” sogna di rimettere insieme l’impero sovietico e ogni pretesto è buono per violare confini e diritto internazionale. Poi, quando entra in scena qualcuno che potrebbe davvero guardarlo negli occhi, Washington o Pechino, il tono si fa improvvisamente più sommesso. Con l’Europa, invece, può permettersi di fare il bullo: qualche drone oltre la Polonia, un’incursione aerea qua e là. Tanto, al massimo, arrivano un paio di sanzioni che aggira con l’aiuto degli amici di comodo. Varsavia ha invocato l’articolo 4 del Trattato Atlantico: un campanello d’allarme che annuncia tempeste. E chissà che non sia la volta buona in cui l’Europa smette di fare da “paziente spettatrice” e si ricorda che esiste anche la fermezza. Perché, come dice il proverbio, chi troppo gioca al gatto e al topo, prima o poi trova la trappola. La deterrenza nucleare? Non fa più la stessa paura: oggi contano le tecnologie, non le tonnellate di testate. Lo zar lo sa, ma insiste a recitare la parte del potente. Finché, forse, non si accorgerà che il cappello da zar, su un topo, resta sempre troppo grande. di Redazione

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Dall’Atlantico al Mar Giallo: il destino europeo non è in saldo

L’Europa deve imparare a camminare con le proprie gambe, senza passare dal guinzaglio americano al collare cinese: la sua forza resta nei valori che l’hanno resa la culla della civiltà. Caro lettore,non è certo la prima volta che si propone all’Europa di alzare la testa e diventare finalmente protagonista, autonoma e autosufficiente, sul palcoscenico mondiale: economicamente, politicamente e anche militarmente. È la direzione che nei miei scritti precedenti ho più volte auspicato. Quanto al “collare”: sfilarci quello americano per infilarci quello cinese sarebbe poco saggio. Se Trump può apparire imprevedibile, nazionalista ed estroso, Xi rappresenta un pericolo ben più grande: la sua ambizione non si limita al commercio mondiale, ma punta a un’egemonia globale. C’è poi un fattore che oserei definire “genetico”: il DNA europeo ci suggerisce, se proprio dovessimo affondare, di farlo nelle acque atlantiche e non nel Mar Giallo. L’Europa saprà rialzarsi, magari oggi osserva un po’ pigramente, ma i valori che la contraddistinguono, libertà e giustizia, restano solidi e immortali. È questa la stoffa che ci ha resi la culla della civiltà. I nuovi pretendenti al trono universale che cosa ne sanno di tutto ciò? Ecco perché restiamo nell’alveo dell’Occidente: non per inerzia, ma per vocazione. E in fondo la scelta è semplice: meglio una libertà talvolta scomoda che una sudditanza dorata. L’Europa non deve cercare un padrone, ma ritrovare se stessa. Giuseppe Arnò

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Ferragosto alla russa: la pace si serve fredda (in Alaska)

Tra uno shopping duty-free e una stretta di mano, Trump e Putin si incontrano per “preparare la pace”. Tre anni e mezzo di guerra, migliaia di vittime, e l’Europa resta in corridoio.     C’è chi a Ferragosto va al mare e chi, invece, vola in Alaska. Donald Trump e Vladimir Putin hanno scelto la seconda opzione, ufficialmente per discutere di pace, ufficiosamente per capire se il Muktuk si abbina meglio all’acqua tonica o alla vodka. L’evento è così importante che, per l’occasione, il Tesoro americano ha concesso ai russi una “licenza” per fare acquisti sul suolo USA fino al 20 agosto. Diplomazia gastronomico-commerciale: si parla di cessate il fuoco, ma intanto si fanno scorte di souvenir e halibut fresco. Putin non ha cambiato spartito: la pace passa per mezza Ucraina in regalo,  niet NATO per Kiev  e addio alle sanzioni. Tre punti fermi, come le zampe di un orso polare che non intende muoversi. Trump, in versione sceriffo, ha risposto con un classico “o la smetti o saranno guai”, promettendo sanzioni ancora più pesanti… salvo alleggerirle giusto per Ferragosto, che rovinare la festa sarebbe da maleducati. E l’Europa? Come sempre, in sala d’attesa, sfogliando riviste vecchie e cercando di convincersi che “questa volta sarà diverso”. I leader europei si dicono rassicurati: nessun accordo sui territori senza il sì di Kiev. Peccato che Mosca abbia già ribadito che la sua posizione “rimane invariata”. Tradotto: la partita si gioca tra Washington e Mosca, gli altri possono guardare dagli spalti. Sul campo, intanto, il copione è lo stesso: offensiva russa a est, controffensive ucraine altrove, e un bilancio di sangue che cresce. Ma ad Anchorage, tra una foto di gruppo e un brindisi, il tempo scorre con calma artica. Forse, dopo il Ferragosto, ci sarà un secondo incontro: magari per Natale, con grigliata inclusa. Del resto, la pace, come certi piatti, “rende meglio se servita fredda”. Giuseppe Arnò

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Bruxelles, la “Carmen” di Bizet-Tcherniakov rimonta i codici dell’opera in un nuovo linguaggio

  di Giovanni Zambito. Con la sua Carmen al Théâtre Royal de La Monnaie, Dmitri Tcherniakov non si limita a mettere in scena un classico: lo smonta pezzo per pezzo, lo reinventa come esperimento psico-teatrale e lo riconsegna al pubblico in una forma nuova, bruciante e destabilizzante. È una Carmen che disorienta e affascina, una parabola moderna e crudele sull’identità, il desiderio e la manipolazione, che conferma Tcherniakov tra le voci registiche più visionarie del nostro tempo. La vicenda è traslata in un centro psicosociale, dove ciò che vediamo è una simulazione terapeutica: Carmen non è più una zingara, ma un personaggio fittizio, progettato per sollecitare la psiche del paziente-Don José. L’intera opera si svolge dentro una struttura anonima e claustrofobica, il cui grigiore funzionale si fa eco del disordine interiore del protagonista. Ogni atto è una fase di terapia, ogni scena una seduta, ogni gesto un passaggio nel labirinto della mente.       In questo impianto concettuale rigoroso e spiazzante, gli interpreti sono chiamati a un’impresa rarissima nel teatro musicale: recitare un ruolo consapevoli di recitare, oscillando costantemente tra immedesimazione e straniamento. In questo gioco di specchi, la performance di Stéphanie d’Oustrac si impone come un vertice assoluto. La sua Carmen è istintiva e intelligente, sensuale senza compiacimento, ambigua fino al cuore. La naturalezza con cui abita il ruolo – con uno sguardo che incanta e disarma, una voce scolpita nel gesto, un corpo che racconta la tensione prima ancora delle parole – la rende semplicemente perfetta, tanto nel phsyique du rôle quanto nella profondità attoriale: incarna l’eros come forza incompresa, viva e vulnerabile. Accanto a lei, Attilio Glaser, il Don José del tenore protagonista è una rivelazione. Il suo corpo potente e la sua presenza virile si fondono con una recitazione sfaccettata, capace di trasmettere fragilità e furore, desiderio e collasso psichico. Non c’è nulla di melodrammatico nella sua performance: ogni suono, ogni pausa, ogni sguardo è parte di un disegno interiore che segue la spirale del personaggio verso la rovina. La tensione vocale, ardente ma sempre trattenuta, è specchio di una lotta che si consuma sotto la pelle. La direzione musicale di Nathalie Stutzmann aderisce con lucidità al progetto registico: niente folklore, niente concessioni all’esotico. L’orchestra cesella un tessuto teso, nervoso, dove ogni ombra armonica diventa parte della drammaturgia. La musica non accompagna, plasma. Non sottolinea, svela. Scenografia e luci completano il quadro: la sala asettica creata da Tcherniakov è una “stanza dell’inconscio” in cui nulla è davvero finto, né davvero reale. I costumi contemporanei di Elena Zaitseva e le luci taglienti di Gleb Filshtinsky sospendono i personaggi in un presente disturbante, dove il tempo dell’opera è anche il nostro. Questa Carmen non si guarda, si attraversa. È un’esperienza emotiva e intellettuale che frantuma i codici della lirica e li rimonta in un nuovo linguaggio, urgente e necessario. È un rituale psichico più che uno spettacolo. Una discesa nella complessità umana che ci riguarda, ci scuote e, in un certo senso, ci cura. Un’opera di riferimento per il teatro del XXI secolo. Un capolavoro.   Fonte: G. Palmerini

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Nordio, allo studio modello polizia penitenziaria

Nordio incontra delegazione francese: al Dap per studiare modello di polizia penitenziaria   ROMA\ aise\ – A margine dell’insediamento del nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha incontrato giovedì scorso, 5 giungo, al DAP una delegazione del Ministero della Giustizia francese, da tre giorni al Dipartimento per una visita di studio finalizzata a valutare le possibili condizioni per la creazione in Francia di un Corpo di polizia penitenziaria con compiti di Polizia giudiziaria. La missione della delegazione transalpina – annota il Ministero – fa seguito alla visita a Roma del Ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, e all’incontro con il Guardasigilli Nordio del febbraio scorso. In quell’occasione il Ministro francese aveva manifestato grande interesse per il modello italiano di gestione dei detenuti alta sicurezza o sottoposti al regime speciale, previsto dall’art. 41 bis dell’Ordinamento Giudiziario, e il desiderio di approfondire gli aspetti normativi e le prassi che in Italia, da decenni, hanno prodotto risultati di livello. La delegazione francese, guidata dal magistrato di collegamento presso il Ministero della Giustizia Yves François Le Clair, era composta dall’Ispettore Generale della Giustizia Martine Bardet e dagli ispettori di Giustizia Aline Batoz e Thierry Landais. Nel corso dei tre giorni di incontri sono state approfondite le norme istitutive del Corpo di polizia penitenziaria, la formazione prevista per i suoi appartenenti, le attività di Polizia giudiziaria svolte all’interno delle carceri e le peculiari specificità riguardanti il Gruppo Operativo Mobile (GOM) e il Nucleo Investigativo Centrale (NIC), con particolare attenzione all’analisi di alcuni casi di studio. La delegazione ha infine visitato la Casa circondariale di Roma Rebibbia e l’Ufficio comando del reparto di Polizia Penitenziaria ed è stata ricevuta dai vertici di GOM e NIC presso la Scuola di formazione “Giovanni Falcone”. (aise)  Newsletter  Iscriviti per ricevere notizie aggiornate.

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Meloni & Macron: l’amore (interessato) ai tempi delle crisi

Editoriale pragmatico (con un pizzico di sarcasmo): Chi l’avrebbe mai detto? Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, una volta protagonisti di duelli diplomatici degni di una fiction franco-italiana, ora si scambiano sorrisi istituzionali e messaggi congiunti pieni di buoni propositi. Il vertice a Palazzo Chigi sembra segnare il debutto di una nuova fase nei rapporti Roma-Parigi, spinta non tanto da una riscoperta affinità culturale, quanto da un calendario internazionale fittissimo e una crisi globale che non concede più il lusso dei risentimenti personali. Insomma, più che l’intesa dei cuori, siamo davanti all’intesa dei portafogli e dei dossier bollenti. Immigrazione, difesa comune, politica industriale, IA, spazio, nucleare: l’elenco è lungo e somiglia più alla lista della spesa che a un manifesto politico. Ma si sa, quando c’è da spartire fondi europei e difendere gli interessi strategici (meglio se con la benedizione di Washington e Berlino), anche i nazionalismi si vestono di europeismo pragmatico. Macron, che in Africa ha perso terreno e pazienza, ora guarda con interesse al Piano Mattei, mentre Meloni si ritrova paradossalmente nel ruolo di ponte tra l’UE e gli Stati Uniti. Una missione difficile, considerando che la premier italiana ha fino a ieri guardato con sospetto le “grandi manovre” francesi, e che l’asse atlantico è oggi più fragile di una dichiarazione di intenti scritta a quattro mani. Del resto, come ha detto il ministro Tajani: “Più si collabora e meglio è”. Una frase che brilla per ovvietà, ma che sembra diventata il mantra di chi, dopo anni di schermaglie, ha scoperto che l’Europa si regge più sui compromessi che sulle visioni comuni. E così Meloni e Macron si stringono la mano e annunciano una “Europa più forte, più sovrana, più prospera”. In teoria. In pratica, si vedrà dopo il G7, il vertice NATO, e l’ennesima prova di nervi a Bruxelles. Per ora, non resta che augurarsi che queste “rose” diplomatiche fioriscano davvero. Anche se, conoscendo il clima europeo, meglio tenersi pronti con un paio di guanti da potatura. di Redazione

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Distretto della Pesca e Crescita Blu COSVAP

  Il Distretto Pesca E Crescita Blu Cosvap presente al Workshop Dimostrativo Del Caso Studio Pilota Italiano Progetto Bluerev Validazione e trasferimento di nuove soluzioni per lo sviluppo della crescita blu a livello locale 29 maggio2025, ore 9,00 Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare Laboratorio di Biochimica marina ed ecotossicologia, Trapani Sala conferenze, Complesso Principe di Napoli Via Cappuccini 7, Trapani (Italia)   Mazara del Vallo, 28 maggio 202 – Il Distretto della Pesca e Crescita Blu COSVAP partecipa, in qualità di soggetto collaboratore, al workshop dimostrativo della regione pilota italiana del progetto BLueRev, coordinata dal partner scientifico DiSTeM-UNIPA, che si terrà a Trapani il 29 maggio 2025. Il workshop rappresenta una valida opportunità per esplorare le soluzioni innovative sviluppate da UNIPA nel settore della bioeconomia blu durante il progetto. Durante l’evento, sarà possibile acquisire conoscenze pratiche sui risultati ottenuti e partecipare a discussioni collaborative su come queste soluzioni possano essere replicate e applicate in diversi contesti europei, contribuendo così alla transizione verso una bioeconomia sostenibile. Il workshop verrà introdotto dalla Prof.ssa Concetta Maria Messina e nella giornata è previsto anche l’intervento del Presidente del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP, Nino Carlino. Informazioni sul progetto BlueRev: BlueRev è un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe, con l’obiettivo di rivitalizzare le comunità locali europee attraverso modelli di business innovativi e iniziative di innovazione sociale nel settore della bioeconomia blu. Il progetto si concentra su tre regioni pilota (Danimarca, Italia ed Estonia) che fungono da laboratori sperimentali per l’identificazione e l’implementazione di sistemi innovativi nel settore dei prodotti marine biobased. In questi contesti, BlueRev sviluppa catene del valore su misura, dalla valorizzazione dei co-prodotti acquatici come materie prime fino alla loro trasformazione in prodotti finali ad alto valore aggiunto. L’obiettivo è promuovere la crescita economica locale, rafforzare i legami sociali e generare impatti positivi sia sull’ambiente che sulla società, contribuendo così allo sviluppo sostenibile delle comunità. I nuovi modelli di business, di governance e di innovazione sociale saranno testati nelle regioni pilota e adattati alle specificità locali, tenendo conto delle risorse disponibili (risorse acquatiche, infrastrutture e competenze umane) e del coinvolgimento degli attori dell’innovazione, incluse le conoscenze delle comunità e i gruppi emarginati. Punti salienti del workshop Presentazione di casi studio trasferibili: la regione pilota italiana presenterà le soluzioni sviluppate a livello locale dai ricercatori di Unipa che, grazie ai livelli elevati di prontezza tecnologica, potranno essere replicate in regioni simili in tutta Europa. Networking e cooperazione: il workshop offrirà una piattaforma per favorire il networking tra gli stakeholder, lo scambio di idee e la creazione di partenariati volti a integrare ulteriormente le opportunità economiche locali basate sulla bioeconomia nel più ampio contesto europeo. Riunendo attori diversi, l’evento mira a stimolare collaborazioni che sostengano la crescita continua e la sostenibilità del settore della bioeconomia blu in Europa. Organizzazione dell’evento Il workshop è organizzato dal partner Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DiSTeM) – Laboratorio di Biochimica Marina ed Ecotossicologia, con sede in via Barlotta n. 4, Trapani (Italia), in collaborazione col partner industriale Distretto della Pesca e Crescita Blu. Programma del workshop 29 maggio 2025 Sala Conferenze, Complesso Principe Di Napoli Via Cappuccini 7, Trapani 09:00 Registrazione e Welcome Coffee 09:15 Saluti istituzionali Università degli Studi di Palermo (UniPa): Presidente Polo Trapani Prof G. Scichilone, Prorettore alla Ricerca e al Trasferimento Tecnologico Prof. A. Pace, Direttore del Dipartimento DiSTeM Prof. A. Sulli, Presidente del Consorzio Universitario di Trapani, Prof. F. Torre; Rappresentante del Dipartimento Pesca della Regione Sicilia; Rappresentante Sicindustria Trapani. 09:45 Introduzione al workshop Concetta Messina (UniPa) Una breve sessione interattiva per presentare i partecipanti, favorire il networking e creare un ambiente collaborativo per il workshop 10:00-10:45 Sessione 1: Soluzioni per la sostenibilità sociale – Chair: Giovanna Ottaviani Aalmo (NIBIO) • Presentazione del “Living Lab SMART” come esempio di innovazione sociale nella produzione di alimenti marine biobased sostenibili.Concetta Messina (UniPa). • Coinvolgimento sociale e comunitario: il Distretto per le Famiglie – Marilena Cricchio (Coordinatrice del Distretto Socio Sanitario n. 50, Comune di Trapani)   10:45-11:00 Coffee Break & Networking 11:00-11:45 Sessione 2: Nuove soluzioni di business – Chair: Concetta Messina (UniPa) e Bjorne Tore Flaten (UiA) • Strategie per aumentare la sostenibilità ambientale ed economica nel settore ittico: Natale Amoroso (Presidente dell’Organizzazione Produttori Pesca di Trapani). • Soluzioni locali per accelerare la crescita di nuove e giovani imprese nel settore: Gianfranco Incandela (Beehive Valore Sud). • La missione del distretto per lo sviluppo della Blue Economy: Antonino Carlino (Presidente del Distretto della Pesca e crescita blu (DFBG)). • Intervento delle imprese del DFBG coinvolte in alcune attività del progetto.   11:45-12:00 Soluzioni per una governance innovativa – Chair: Concetta Messina (UniPa) e RiSe Panoramica su come la governance locale possa svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di imprese sostenibili e nel favorire una sostenibilità a lungo termine, guidata dalla comunità. • Comunità di pratica tra l’Istituto di Biologia Marina e l’istituto alberghiero per promuovere l’innovazione sociale e la gestione sostenibile delle risorse attraverso programmi educativi: Concetta Messina e Pina Mandina (Istituto Istruzione Superiore “Ignazio e Vincenzo Florio” Erice).     locandina workshp 29 maggio Progetto BlueRev.png   Rosanna Minafò PR Consulting Giornalista mob. 3484009298 Email [email protected][email protected] Linkedin: https://www.linkedin.com/in/rosanna-minafo Instagram: https://instagram.com/minaforosanna

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È stato eletto Papa Leone XIV: il nuovo pontefice è Robert Francis Prevost

8 maggio 2025 – Città del VaticanoIl cardinale statunitense Robert Francis Prevost è stato eletto Papa, assumendo il nome di Leone XIV. L’annuncio ufficiale è giunto alle ore 18:08 con la tradizionale fumata bianca dalla Cappella Sistina, al termine del quarto scrutinio del Conclave. Pochi minuti dopo, il nuovo Papa si è affacciato dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro per impartire la benedizione “Urbi et Orbi”, accolto dall’entusiasmo di oltre 100.000 fedeli presenti in piazza. Nato a Chicago nel 1955 da famiglia di origini francesi, Prevost è membro dell’Ordine degli Agostiniani. Missionario in Perù per 14 anni, ha successivamente ricoperto importanti incarichi in Vaticano. Nel 2023 è stato nominato da Papa Francesco prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Creato cardinale nel settembre dello stesso anno, è oggi il 267° pontefice della Chiesa cattolica e il primo Papa americano della storia. Nel suo primo discorso da Pontefice, Papa Leone XIV ha espresso gratitudine al suo predecessore: “Grazie a Papa Francesco”, ha detto, promettendo di seguire il solco da lui tracciato. Le sue prime parole sono state: “La pace sia con tutti voi”, un appello sentito per una “pace disarmante e disarmata”. Con la sua elezione, la Chiesa cattolica si apre a un nuovo capitolo, all’insegna della continuità e dell’impegno verso i poveri, i migranti e la custodia del creato. Trump si è congratulato con Leone XIV e si è detto orgoglioso per l´elezione del primo Papa americano. di Redazione Credito foto: RAI Italia ____________________________________________________________________________________________________________________________ Dalla Sala Stampa della Santa SedeCittà del Vaticano, 8 maggio 2025 ELEZIONE DI PAPA LEONE XIV Il Cardinale Robert Francis Prevost è il nuovo Pontefice della Chiesa Cattolica Alle ore 18:08 di oggi, 8 maggio 2025, dalla Cappella Sistina è salita la fumata bianca che ha annunciato al mondo l’elezione del 267° Papa. Il Cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano, è stato eletto al quarto scrutinio del Conclave, assumendo il nome di Leone XIV. Nato a Chicago nel 1955, di origini francesi, missionario in Perù per oltre un decennio e prefetto del Dicastero per i Vescovi dal 2023, Papa Leone XIV è il primo Pontefice americano nella storia della Chiesa. Pochi minuti dopo l’annuncio ufficiale, Sua Santità si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro, dove ha rivolto il suo primo saluto ai fedeli radunati in Piazza San Pietro, stimati in oltre 100.000 persone. “La pace sia con tutti voi” sono state le sue prime parole, pronunciate con voce salda ma visibilmente commossa. Un inizio che ha segnato la cifra del suo pontificato: un richiamo alla fraternità, alla semplicità e alla disarmante forza della pace. Nel corso del breve ma intenso intervento, Papa Leone XIV ha espresso la propria gratitudine a Papa Francesco, definendolo “una guida e un padre” e dichiarando l’intenzione di seguirne l’eredità spirituale: “Grazie a Papa Francesco, continueremo il cammino con i poveri, i migranti e la cura della nostra casa comune”. Il nuovo Pontefice si è mostrato sereno, quasi sorridente, ma profondamente toccato dal momento storico. Il suo affaccio ha suscitato grande commozione tra i presenti e un lungo applauso ha accompagnato ogni sua parola. La Santa Sede ringrazia i fedeli per la partecipazione intensa e ordinata e invita alla preghiera per l’inizio del pontificato di Papa Leone XIV, che si annuncia come un tempo di continuità, rinnovamento e speranza.

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