Dall’Atlantico al Mar Giallo: il destino europeo non è in saldo

L’Europa deve imparare a camminare con le proprie gambe, senza passare dal guinzaglio americano al collare cinese: la sua forza resta nei valori che l’hanno resa la culla della civiltà.


Caro lettore,
non è certo la prima volta che si propone all’Europa di alzare la testa e diventare finalmente protagonista, autonoma e autosufficiente, sul palcoscenico mondiale: economicamente, politicamente e anche militarmente. È la direzione che nei miei scritti precedenti ho più volte auspicato.

Quanto al “collare”: sfilarci quello americano per infilarci quello cinese sarebbe poco saggio. Se Trump può apparire imprevedibile, nazionalista ed estroso, Xi rappresenta un pericolo ben più grande: la sua ambizione non si limita al commercio mondiale, ma punta a un’egemonia globale.

C’è poi un fattore che oserei definire “genetico”: il DNA europeo ci suggerisce, se proprio dovessimo affondare, di farlo nelle acque atlantiche e non nel Mar Giallo. L’Europa saprà rialzarsi, magari oggi osserva un po’ pigramente, ma i valori che la contraddistinguono, libertà e giustizia, restano solidi e immortali. È questa la stoffa che ci ha resi la culla della civiltà.

I nuovi pretendenti al trono universale che cosa ne sanno di tutto ciò? Ecco perché restiamo nell’alveo dell’Occidente: non per inerzia, ma per vocazione.

E in fondo la scelta è semplice: meglio una libertà talvolta scomoda che una sudditanza dorata. L’Europa non deve cercare un padrone, ma ritrovare se stessa.

Giuseppe Arnò

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