A proposito di Paesi sicuri…

Può essere considerato sicuro un PAESE che per vivere democraticamente e in libertà ha bisogno, unico esempio al mondo, di : una legislazione speciale antiterrorismo; una legislazione speciale antimafia; una legislazione speciale anticorruzione; di tribunali speciali di prevenzione della criminalità organizzata ; di Organismi politici,sia centrali che regionali, Commissioni ANTIMAFIA, che vigilino sui territori di competenza; di Autorità Centrali di coordinamento della lotta alla mafia, al terrorismo ed alla corruzione? Un Paese dove ci sono 5 milioni di poveri e 5 milioni di immigrati? Dove ci sono almeno 1 milione di immigrati irregolari che circolano allo sbando e sono preda di organizzazioni criminali che assicurano loro da vivere spacciando droga? Un Paese dove su sessantamila carcerati almeno la metà sono immigrati? Mi domando allora: Se la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) vieta agli Stati aderenti il rimpatrio di immigrati irregolari verso paesi INSICURI, non dovrebbe prima vietare alle ONG di portarli in PAESI INSICURI ? Ed esiste,oggi in Europa, un Paese più insicuro dell’ ITALIA ? di Ninni Speranza

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Le nostre fragilità in un Occidente debole e impotente

Le fragilità dell’Occidente, in un tornante della storia mai così debole e incapace di iniziative concrete di pace, è sotto gli occhi di tutti. L’anniversario del 7 ottobre ha visto Israele all’offensiva e i popoli della regione stremati da un anno di guerra, senza nessuna prospettiva di pace all’orizzonte.   Chi ha pianificato il massacro di un anno fa aveva un doppio scopo, quello di mettere a ferro e fuoco la Cisgiordania per prenderne il potere, è quello di provocare una risposta talmente dura da parte di Israele, da isolarlo nel mondo, sia politicamente che nell’opinione pubblica, fatto quest’ultimo gravissimo perché mai accaduto in precedenza.   Il primo obiettivo è fallito perché Hamas non ha preso il potere, anzi si parla di 50mila morti nella sola Gaza perché si è fatta scudo dei civili, un vero massacro. Il secondo obiettivo è stato raggiunto, invece, perché al successo militare con la decapitazione di Hezbollah, si è accompagnato l’isolamento politico di Israele.   Anche la causa ucraina comincia a non reggere più, di fronte a più di una obiezione che si manifesta, sia a destra che a sinistra: forse è meglio accontentare Putin e finirla con la guerra.   Questo dimostra l’impotenza e la fragilità dei governi democratici del mondo occidentale, in un momento storico caratterizzato dalla incapacità di prendere le decisioni migliori per risolvere le crisi internazionali che si succedono ad una velocità impressionante.   L’America attende il verdetto del 5 novembre, polarizzata come non mai, spaccata in due metà che si equivalgono: i democratici prenderanno più voti ma rischiano di perdere la Casa Bianca per poche migliaia di voti in tre Stati incerti sulla scelta.   In Francia, la storia politica di Macron è agli sgoccioli, anche se mancano due anni alla presidenziali; ha salvato la faccia al secondo turno delle legislative, alleandosi di fatto con la sinistra, per poi fare un governo con la destra di Marine Le Pen. Una cosa è certa, sarà difficile chiamare il popolo alle urne per sbarrare il passo al “fascismo” che avanza e ciò potrebbe significare la vittoria della Le Pen e la fine dell’Europa.   A Bruxelles, la Commissione di Ursula Von der Leyen non sembra destinata ad avere vita facile, perché l’intento programmatico è quello di frenare l’ascesa dell’estrema destra che governa a Budapest, è il primo partito in Austria e cresce in tutti i lander tedeschi.   Sembrerà un paradosso, ma il vero punto debole dell’Europa è proprio il Paese che sembrava la guida più affidabile. Il cancelliere Scholz è visto come un vero disastro dal suo stesso partito che pensa di sostituirlo in vista delle prossime elezioni, che saranno vinte con ogni probabilità da una CDU molto diversa da quella della Merkel, perché meno disposta al debito comune, alla solidarietà europea, alla costruzione dell’Unione.   Se a quanto detto si aggiunge il solo voto di maggioranza che permette al governo Sanchez di andare avanti e, in ultimo, il governo del laburista Starmer, che dopo solo nove settimane e mezzo è tra i più impopolari della storia inglese, si potrebbe pensare che essere una democrazia è uno svantaggio e che le autocrazie funzionino meglio perché rispecchiano la volontà del popolo.   Nulla di più errato. Tuttavia questo è quello che pensano in molti e dimostra la fragilità del nostro Occidente che, però, resta la migliore parte del mondo, proprio perché è la migliore democrazia che ci sia.   Purtroppo siamo portati a dimenticare che se alla democrazia non si daranno gli strumenti per prendere decisioni, affrontare al meglio i problemi delle persone e intervenire nelle crisi internazionali, sarà in pericolo e sarà difficile salvarla.   Angela Casilli Fonte G. Palmerini

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Felicità, la destinazione ultima dentro di noi

La felicità viene erroneamente cercata nella ricchezza materiale, nel comfort e nello status sociale. La maggior parte delle persone crede che avere più cose o avere più successo possa essere una fonte di felicità sostenibile a lungo termine, ma questo è l’opposto della verità. I lussi esterni possono soddisfare l’ego per un po’, ma non si dimostreranno mai permanenti come sentimento di felicità. In realtà, la felicità coinvolge qualcosa di molto più profondo: l’appagamento e la ricerca interiore. Ancora una volta, la complessità della società ci dice di confrontarci con gli altri e di competere per ottenere di più, alimentando così un ciclo vizioso di infelicità. Ma appena raggiungiamo un obiettivo, ne emerge un altro che continua a tormentarci.  Tuttavia, la verità dietro la felicità non è ciò che otteniamo, ma come viviamo. Se una persona vive senza stress e senza essere schiava delle aspettative sociali, può aprirsi alla vera gioia.   L’appagamento gioca un ruolo fondamentale in questo percorso, perché, dopo tutto, è la capacità di apprezzare il momento presente e di trovare valore negli aspetti semplici e spesso trascurati della vita. Che si tratti della bellezza della natura, del calore delle relazioni o della riflessione silenziosa, queste esperienze danno molto più appagamento della ricchezza materiale. Anche se il denaro è necessario per garantire la sicurezza e può certamente migliorare la qualità della vita, è lontano dall’essere la fonte della felicità. In uno dei miei studi approfonditi sui bisogni umani, ho scoperto che, una volta soddisfatti i bisogni primari di una persona, la correlazione tra ricchezza e felicità diventa debole. In un modo o nell’altro, la ricerca incessante del denaro porta ad un aumento dello stress, più ansia e isolamento, piuttosto che alla realizzazione personale.   La vera ricchezza è la felicità, nel senso che si è soddisfatti di dove ci si trova, pur aspirando a di più per il futuro. Non significa abbandonare tutti i sogni, ma rendersi conto che la felicità non aspetta di essere raggiunta a un determinato livello di successo. La vera gloria sta nella pace interiore e nel valore che diamo alla nostra vita, piuttosto che nel desiderio costante di ciò che ci manca.   La felicità non è una destinazione che si può trovare all’esterno. Piuttosto, è un viaggio interiore, influenzato dalla nostra mentalità o dalle scelte quotidiane. Ha a che fare con la consapevolezza del presente, la gratitudine per ciò che si ha e il vivere autenticamente secondo i propri valori. Quando smettiamo di inseguire le apparenze esterne del successo e spostiamo l’attenzione verso l’appagamento interiore, la vita diventa molto più significativa e appagante.   Il viaggio interiore sposta la nostra attenzione dal cercare approvazione e validazione dagli altri, verso il soddisfacimento personale. Impariamo ad apprezzare l’unicità del nostro percorso, invece di confrontarci con gli altri. La felicità non riguarda i segni esteriori di successo, ma la quieta soddisfazione nelle piccole cose della vita, nella crescita delle relazioni e nella fedeltà a se stessi.   La felicità deve essere ridefinita come qualcosa verso cui le persone si muovono continuamente, senza mai arrivarci definitivamente. Perseguire la felicità non significa raggiungere qualcosa in futuro, ma godere del presente con gratitudine e pace. La destinazione verso cui siamo diretti esiste già dentro di noi, pronta per essere scoperta.   Dr. Sethi Krishan Chand Scrittore, poeta e artista Daman – India, Auckland – Nuova Zelanda *** Happiness, The Ultimate Destination Within   Happiness is mistakenly looked for in material wealth, comfort, and status. Most people believe that having more things or being more successful will be a longer-term sustainable source of happiness, which is the reverse of the truth. Outside luxuries may satisfy one’s ego for a while but will never ultimately prove permanent as a feeling of happiness. Actually, happiness would involve something far more profound: contentment and inner pursuing   Once again, societal rigmarole(societal rigmarole means a long, complicated, and confusing societal procedure that seems unnecessary) tells us to compare ourselves with others and compete for more, thus playing into a vicious cycle of unhappiness. But as soon as we accomplish one thing, another pops up and continues tormenting us. But then again, the truth behind happiness is not what we obtain but how we live. If a person lives life in distress-freefulness and free from societal expectations, one will be able to open themselves to true joy.   Contentment plays a huge role in this journey because, after all, it is the ability to appreciate the present moment and find worth in simple, often overlooked aspects of life. Whether this is the beauty of nature, the warmth of bonding with others, or quiet reflection, these do much more to satisfy than material wealth does. Although money is required for security and will certainly help us improve our quality of life, it certainly is far from being the fountain of happiness.In one of my deep studies on human needs I could find that  after meeting the basic needs of a person, the correlation between wealth and happiness becomes weak. One way or another, endless pursuit of money leads to increased stress and more anxiety and isolation rather than fulfillment.   Real wealth is happiness in the sense that one is content with where they are, yet aspires to more in the future. It does not mean throwing overboard all the dreams but rather realizing that happiness never waits for a given level of attainment. True glory is in inner peace and the worth we place in our lives rather than constantly yearning for what we lack.   Happiness is not a destination that can be found outside. Instead, it would rather be an inner journey that has been influenced possibly by a mindset or daily choices. It has to do with being mindful of the present, thankful for what is, and living life authentically according to our true values. In the event that we stop pursuing such external trappings of success and shift our focus toward inner fulfillment, life becomes a lot meaningful

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