Diplomazia in pantofole: il pressing degli ex ambasciatori e le domande che non fanno notizia Mentre quaranta ex diplomatici chiedono.

Scherza con i fanti, ma non farci le moschee: cronache lievemente incredibili d’Italia
Tra Sinner che fa miracoli, la Nazionale che li invoca, e le chiese che cambiano “denominazione”, il Paese scopre che il confine tra sacro e grottesco è più sottile del velo di un’ostia. C’è chi festeggia il prodigioso Jannik Sinner, salutato dalla premier con un “Orgogliosi di te” che pare un telegramma regale del Regno Unito più che un commento sportivo. E c’è chi, come la Nazionale di calcio, preferisce farci piangere: quattro schiaffi secchi dalla Norvegia di Haaland, che, almeno lui, un tempio se lo meriterebbe davvero, fosse anche per tenerci lontani dalle qualificazioni. Intanto Sgarbi, che non perde occasione per stupire anche quando sembra non averne più, conferma le nozze con Sabrina Colle proprio in chiesa: Santa Maria dell’Orto. Un atto di riconoscenza, dice lui. Un atto di fede nella pazienza altrui, diciamo noi. Al Bundestag, Mattarella avvisa che ci sono “troppi dottor Stranamore che amano la bomba”. Nel dubbio, meglio guardare il cielo: pare che ci aboliscano pure il cambio d’ora. L’ora solare rischia la pensione anticipata, e senza neppure dover protestare sotto l’INPS. E poi c’è Fico, che da Procida, splendida, luminosa, incolpevole, inscena il comizio dal gozzo, crocevia di polemiche, vittimismi, e dita puntate contro Fratelli d’Italia. Un quadretto così pittoresco che potrebbe rientrare nella categoria “beni immateriali dell’UNESCO”, se solo avessimo il coraggio di candidarlo. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole. O meglio: nulla di mortale, e questa è già una conquista. Abbiamo persino evitato le guerre, le follie dei soliti despoti e la geopolitica da tavolino. Per un giorno, un’Italia senza sangue versato: quasi un miracolo laico. Ma poi succede che si supera il confine invisibile tra il ridicolo e l’inquietante. E lì, anche il più distratto degli italiani sente bussare, forte, al campanello della cultura. Da Bergamo a Livorno, alcune chiese rischiano di diventare moschee. Non per mano di Aladino, ma per via di compravendite, trattative, passaggi di proprietà e, soprattutto, di una nostra indifferenza che ormai fa più rumore delle campane. A Livorno, il Tempio degli Olandesi vede la Congregazione Olandese-Alemanna valutare seriamente l’ipotesi: il Comune nicchia, gli acquirenti islamici bussano, e il risultato è una chiesa che si prepara al trasloco spirituale. A Bergamo, invece, Regione Lombardia e l’associazione Musulmani di Bergamo litigano sulla sorte della chiesa dei Cappuccini. E non per decidere chi deve pregare: ma per capire chi deve firmare le carte. E qui torna utile un vecchio slogan degli anni ’60: “Quando si scherza si scherza, ma quando si condisce… Olio Sasso.” Ecco, abbiamo iniziato scherzando, ma ora c’è odore di padella che frigge. La domanda sorge spontanea: dove siamo arrivati? Le chiese diventano moschee come fossero negozi che cambiano insegna? Possibile che il Vaticano non abbia un equivalente del Golden Power per impedire destinazioni d’uso che trasformano i campanili in minareti? E il governo? Magari, tra una missione nel Golfo e una stretta di mano ricca di petrolio, avrà firmato un accordo che permette lo scambio equo: una moschea in Italia contro una chiesa a Dubai. Ma non ci risulta. Anzi, potremmo dire che il trattato EU-Mercosur ha oscurato il più fantomatico dei trattati: l’EU-Islam. E se così fosse, almeno lo sapremmo: ci avrebbero mandato un SMS ministeriale, uno di quelli in maiuscolo, stile ALLERTA METEO. E, per concludere, in Italia siamo così: mentre discutiamo di Sinner, dell’ora legale e dei comizi in barca, ci ritroviamo le chiese in vendita e ci chiediamo chi abbia cambiato l’etichetta. Poi, come al solito, ci accorgeremo di tutto quando l’ultimo parroco spegnerà la luce. E allora sarà inutile lamentarsi: la porta, come sempre, l’avremo chiusa noi. di Redazione




























