Laureati d’Italia: oggi tocca ai capolavori (o presunti tali)

  Quando l’arte si adagia sull’ideologia e l’università applaude con entusiasmo accademico     Oggi Paola Cortellesi riceve la laurea honoris causa all’Università di Messina per C’è ancora domani. Nulla di male, per carità: ogni epoca ha i suoi numi tutelari e le sue liturgie culturali. Ma una domanda, sommessa e perfino ingenua, sorge spontanea: si può costruire un “capolavoro” poggiandolo su un artificio ideologico così scoperto? Soprattutto quando quel capolavoro pretende di risvegliare coscienze su temi politici e sociali di grande peso? Il 1946 non era un fondale cinematografico: gli italiani erano circa 45 milioni, in maggioranza donne; l’analfabetismo era diffusissimo; una parte minoritaria, tra impiegati statali, commercianti e liberi professionisti, godeva di un reddito certo. Il resto, contadini, artigiani, proletari e sub-proletari, viveva tra precarietà e stenti. La condizione femminile, per decine di milioni di donne, rifletteva questo quadro economico-sociale. E allora, viene da chiedersi: perché scegliere, come archetipo del “maschio padrone”, un usuraio dedito al mercato nero nel ruolo del suocero, e un guappo dalla professione incerta nel ruolo del marito? Quanti erano, davvero, usurai e magliari nell’Italia del dopoguerra? Qualche migliaio? E solo le loro mogli erano vittime di soprusi e violenze? E tutte le altre, mogli di contadini, operai, artigiani, impiegati, erano forse adagiatissime in un benessere coniugale degno di un dépliant turistico? Altro interrogativo: perché scegliere la Roma del Testaccio come teatro della vicenda, e non il Nord industriale in fermento o il Sud ancora segnato dal latifondo? Una decisione che sembra voler preservare, oggi, il delicato pantheon dei “compagni” del PD e della CGIL, discendenti di un PCI che nei ricordi di famiglia appare irreprensibile nella vita coniugale.Si sa: certi simulacri non gradiscono troppe revisioni. Quanto alla recitazione, dispiace dirlo: Mastrandrea appare imprigionato in un personaggio improbabile, con trucco e parrucco che sembrano usciti da un laboratorio più sperimentale che cinematografico. I dialoghi, poi, scorrono su una trama di stereotipi ormai logora. Altro che laurea honoris causa. E a proposito di riconoscimenti accademici: prima o poi ne arriverà una anche per Antonio Albanese, autore di Cento domeniche. Lì sì che si respira un’operazione simile, ma con qualche quid pluris . La truffa ai risparmiatori, effetto di banchieri senza scrupoli, colpisce un intero territorio. Eppure Albanese sceglie un solo volto emblematico: quello dell’operaio in pensione, militante nel sindacato e nella sezione di partito, rigorosamente di sinistra. Gli altri truffati, ingegneri, avvocati, medici, dirigenti, restano fuori campo. A loro, evidentemente, “sta bene così”: troppo avidi, troppo benestanti, troppo poco simpatici alla narrazione morale del momento. Il sospetto che tutti, ma proprio tutti, cercassero semplicemente un rendimento migliore non sfiora mai la sceneggiatura. Ma tant’è: il cinema non è un’aula di tribunale, e in certi racconti anche la morale può essere selettiva. E se poi confrontiamo l’“educazione civica” di Cento domeniche con quella del caro Cetto La Qualunque… be’, allora anche la Calabria dovrebbe affrettarsi a conferire ad Albanese una bella laurea honoris causa. La meritocrazia, dopotutto, va incoraggiata. E dunque, ragazzi, dateci dentro: non capita tutti i giorni di avere un Governo proclamato fascista su cui edificare così tante ispirazioni artistiche. Approfittatene finché dura: che, come diceva il bravo Montanelli, “in Italia non finiscono mai le commedie, finiscono solo i governi”. Ninni Speranza

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Pomponio recensisce “Intrecci di memoria”

Il ricordo e il presente nell’opera di Goffredo Palmerini “Intrecci di memoria”   a   TORINO – Il sedicesimo volume di Goffredo Palmerini è come un prezioso regalo che un caro amico ci dona. Nel suo libro si ripropongono, intatte, le caratteristiche che fanno dell’autore un acuto, attento, empatico osservatore della realtà. Palmerini è, a tutti gli effetti, un penetrante scandagliatore, mai sguaiato e corretto sempre, di episodi, personaggi, ambienti diversi e dal respiro amplissimo. La sua nuova fatica mantiene intatta la freschezza e la virtuosa curiosità dei precedenti volumi.   Siamo così proiettati da vicende strettamente legate alla sua amata città d’origine, L’Aquila, a episodi che s’inseriscono profondamente nel vissuto delle comunità italiane all’estero. Il tutto in un turbine di riferimenti storici, economici, culturali di una profonda ricchezza umana. Si leggano, a mo’ di esempio, le pagine dedicate ad Amiternum, la città sabina e poi romana a pochi chilometri dall’Aquila dove nacque il grande storico del I secolo a. C. Gaio Crispo Sallustio. Sono pagine che vanno al di là della semplice presentazione della nuova guida e mirano a restituire tutta la ricchezza storica, archeologica e culturale di una intera regione che per molto tempo è stata, del tutto a torto, considerata periferica e di secondario interesse nella grande Storia (con la S maiuscola) italiana.   Questa attenzione al dato locale non si rinchiude mai nella provinciale rivendicazione di una presunta superiorità, bensì si coniuga con un’altrettanta profonda attenzione all’aspetto universale dell’operare umano. In Palmerini emerge sempre la coscienza di un grande orgoglio per le proprie radici ma, al contempo, di un grande rispetto e interesse per tutto ciò che, al di là della propria appartenenza d’origine, si manifesta.   Se quindi sono interessanti le pagine dedicate ad Amiternum o alla riunione di trattori d’epoca sul Gran Sasso, non devono stupire gli scritti dedicati alla nostra emigrazione (si ricordi che l’autore è Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo) o i molti articoli culturali su personaggi della più disparata provenienza. Ciò si evidenzia non solo con la partecipazione e la premiazione nei numerosi concorsi di cui viene riferito, ma anche, e forse soprattutto, con la riflessione e l’esame delle opere (per citarne solo due) di poeti che, dall’India con Krishan Chand Sethi alle Filippine di Epitacio Tongohan, hanno tematizzato e sviluppato la condizione umana.   Né ovviamente mancano gli importanti legami con gli orizzonti nordamericani della nostra emigrazione, narrati nel periodico “La Voce” di Arturo Tridico e le molte figure di intellettuali di origine italiana (dagli Stati Uniti, all’Australia, al Canada, all’Argentina, ecc.) che vengono evocati con partecipata e affettuosa vicinanza. C’è in Palmerini il gusto, tipico dell’intellettuale aperto al nuovo, per il marginale, il secondario; il tentativo di rendere giustizia e grandezza a chi, nel turbine della storia, appare emarginato: si leggano le potenti pagine dedicate alla figura del compositore Rodolfo Zanni, il Mozart dell’Argentina.   Questa vicinanza si esprime compiutamente nello spazio dedicato al grande drammaturgo italoamericano Mario Fratti, di cui Palmerini ci ha già restituito una partecipata riflessione in un suo precedente volume, e che ben rappresenta quel modo di meditare dell’autore sempre sul crinale dell’evocazione del dato storico coniugato col presente più attuale. Questo probabilmente è il carattere più interessante dell’opera: il passato non è mai rappresentazione archivistica ed antiquaria di ciò che non è più, ma innerva il presente, lo vivifica e continua ad operare nella quotidianità attraverso una memoria che non è passiva conservazione del ricordo, bensì un’attività vivace, rammemorante e che spinge all’azione.   Significative le belle pagine dedicate alla scomparsa del prof. Joseph D’Andrea; il ricordo dell’uomo si lega indissolubilmente al ricordo di una tragedia della nostra emigrazione di cui non si sente mai la eco: la morte di ben 171 nostri connazionali avvenuta nell’esplosione di una miniera di carbone il 6 dicembre 1907 a Monongah in West Virginia. Nel nostro mondo, in cui assistiamo quotidianamente a migrazioni di popoli dalle dimensioni bibliche, il ricordo di ciò che è avvenuto diventa punto di partenza per riflettere su ciò che ci aspetta nelle decisioni singole e collettive.   Per questo motivo dalle belle pagine di Palmerini emergono figure poco conosciute al grande pubblico ma di grande ricchezza professionale e culturale che, nel breve spazio di una recensione, non è possibile citare completamente ma che, dopo la lettura del testo, lasciano meditabondo il lettore tanta è la poliedricità degli interessi dell’autore, tanta è la ricchezza di contenuti che ne emerge e tanti sono gli spunti di riflessione offerti.   Nicola F. Pomponio

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Gambadoro recensisce Leggende Massoniche di Vetere

  LEGGENDE MASSONICHE. TRA MITI E ARCHETIPI IL NUOVO LIBRO DI FRANCESCO SAVERIO VETERE   di Silvia Gambadoro   La Massoneria, con i suoi rituali antichi e i suoi nobili ideali, attraversa i secoli intrecciandosi con il mito e le leggende, in un cammino che affonda le radici nell’origine del Tempo. Nel suo nuovo libro “Leggende Massoniche-Massoneria e massoni oltre la storia” Francesco Saverio Vetere guida il lettore lungo un percorso iniziatico scandito dalle prove e dalle rivelazioni di Aureliano, giovane apprendista che scopre, giorno dopo giorno, gli insegnamenti dei Maestri.   Attraverso la costruzione delle mura di una cattedrale, Aureliano impara la virtù della pazienza: la materia — la pietra viva — si lascia plasmare solo da chi la sa ascoltare. Ogni colpo di scalpello diventa un atto di rispetto, un dialogo silenzioso con la materia stessa, che prende forma a condizione di non forzarla. È un’arte che insegna a osservare, ad attendere, a riconoscere nei piccoli scricchiolii e nelle imperfezioni il linguaggio della creazione.   Quel lavoro quotidiano sulla pietra si rivela ben presto un simbolo di crescita interiore: la costruzione esteriore si fa riflesso di un’elevazione spirituale. Come il cielo e la terra si uniscono nella bellezza dei templi e delle cattedrali, così la ricerca della Conoscenza lega lo spirito umano al divino, forgiando il carattere attraverso le prove del silenzio, della disciplina e dell’ascolto.   Nel segreto di una cripta, i Maestri conducono Aureliano attraverso i vari gradi dell’iniziazione. Il sapere, insegna Vetere, richiede tempo, sacrificio, razionalità e perseveranza, ma anche umiltà e dedizione assoluta. I pilastri dell’Ordine — obbedienza, rispetto, lealtà — conducono verso l’obiettivo più alto: la comprensione dell’armonia universale e delle leggi del cosmo.   Sono insegnamenti che affondano nel mito: da Hiram, l’architetto del tempio di Salomone che sacrifica la vita per custodire il segreto dell’equilibrio perfetto, a Prometeo, il titano che donò agli uomini il fuoco della conoscenza, pagando con la condanna eterna. Fino al leggendario Tempio di Salomone, specchio terreno della perfezione divina, distrutto dalla corruzione del suo stesso re.   Da quella distruzione nasce la diaspora dei grandi maestri, che disseminano nel mondo la conoscenza e i simboli della loro arte. Ogni leggenda, ogni archetipo diventa una chiave per accedere a una consapevolezza più profonda. Il lettore si trova così immerso in un’atmosfera sospesa tra mistero e rivelazione, dove storia, mito e spiritualità si fondono in un’unica narrazione.   Vetere ricostruisce con finezza l’origine dei grandi ordini del mondo: dallo Scozzese alla Rosa+Croce — la rosa come simbolo dell’anima che sboccia e s’innalza, la croce come rappresentazione della dimensione umana e del sacrificio. E ancora la squadra e il compasso, emblemi dell’equilibrio e della misura, che ritroviamo incisi nella pietra di tanti palazzi e chiese.   In questo affascinante viaggio nei segreti e nei simboli della Massoneria, non poteva mancare il riferimento all’Ordine dei Templari, custodi di un sapere che unisce la fede alla conoscenza, la leggenda alla luce della Verità.   Con “Leggende Massoniche”, Vetere invita il lettore a varcare la soglia del mistero, a diventare egli stesso cercatore di significati. Tra mito e filosofia, tra rito e ragione, il libro si fa specchio del cammino umano verso la conoscenza: un viaggio che non si conclude mai, ma inizia ogni volta che l’uomo alza lo sguardo e si interroga sul senso profondo della luce.   ***   Francesco Saverio Vetere è nato a Cosenza nel 1962. Avvocato cassazionista, giornalista pubblicista e docente universitario presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dove insegna Storia dell’editoria periodica e Management dell’editoria periodica, è Segretario Generale e Presidente della Giunta Esecutiva dell’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Autore di numerosi saggi, ha recentemente pubblicato Istituzioni di editoria periodica (USPI, Roma 2025) e Informazione e disinformazione (USPI, Roma 2025). Nell’ambito della Tradizione iniziatica ha dato alle stampe Il pensiero iniziatico (Tipheret, Acireale-Roma 2018  

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“Intrecci di memoria”, recensione di Cinzia Rota

GOFFREDO PALMERINI: IL CUSTODE DELLA MEMORIA CHE UNISCE MONDI Il nuovo libro “Intrecci di memoria”, recensione di Cinzia Rota   Di Cinzia Rota Alessandria Today – Ott 11, 2025         MILANO – C’è chi scrive per mestiere, chi per necessità. E poi c’è Goffredo Palmerini, che scrive per amore. Amore per la sua terra, per la sua gente, per la memoria che non vuole morire. Nei primi giorni dello scorso luglio, Goffredo Palmerini ci regala il suo sedicesimo libro, “Intrecci di memoria”: sono trame di vita, territori, sguardi in cammino, edito da One Group. Un’opera monumentale, 332 pagine e oltre 300 immagini, che non vuol essere solo un libro, ma una trama intessuta da fili di voce che attraversano intere generazioni e continenti, dando luce e memoria a chi è partito, e chi è rimasto. È un libro che respira, da ascoltare come si fa con l’eco d’una casa antica, dove ogni stanza racconta una storia. Come il profumo dell’Abruzzo, il vento di Halifax, la luce di Montreal. Si sente nitido il passo lento degli emigranti, accompagnato dal battito forte dei loro sogni. La voce di Mario Fratti, il silenzio di Dan Fante, il coraggio di Joseph D’Andrea. E poi c’è la gratitudine di Justin Trudeau, che ringrazia gli abruzzesi per aver reso il Canada un posto migliore. Palmerini non racconta, accarezza e scolpisce ogni parola. La sua descrizione è un gesto di cura in ogni pagina che diventa un atto di pace. Un vero giornalista che ha saputo rendere l’emigrazione una poesia. Goffredo Palmerini è un uomo che ha vissuto molte vite: dirigente, amministratore, scrittore, viaggiatore. Ma la sua vera vocazione è quella di testimone. Testimone di un’Italia che ha attraversato il mare, che ha costruito altrove, che ha amato senza dimenticare. Il suo articolo “Dopo Celestino V, è di Papa Francesco il dono più grande all’Aquila” è apparso su 52 testate. Un record mondiale. Ma il vero primato è la sua capacità di far sentire ogni lettore parte di una storia più grande. Ho avuto il privilegio di conoscerlo. Di ascoltarlo proprio dove quei sentieri grazie alla parola diventano radici intrecciate, e sentire come il giornalismo diventa missione. Goffredo è una persona di rara umanità, degna della più alta stima. Generoso, attento, profondamente curioso. Un uomo che non cerca il riflettore, ma lo merita tutto. “Intrecci di memoria” è dedicato al prof. Serafino Patrizio, insigne matematico e figura luminosa dell’Università dell’Aquila. È un tributo alla città, alla cultura, alla bellezza che resiste. Con le preziose voci di Sonia Cancian e Giovanna Di Lello, il libro diventa anche un coro. Un canto condiviso che celebra l’identità, la diaspora, il ritorno. Questo articolo è un abbraccio. A Goffredo Palmerini, che ha fatto della memoria una missione; a chi legge, perché possa sentire il battito di queste storie, ma soprattutto a chi scrive, perché impari che la parola può ancora costruire “Intrecci di memoria”. Non dobbiamo necessariamente sapere, ma ricordare. Perché ricordare è un atto d’amore. Parola di Creativa ©Cinzia Rota. Milano, 11/10/2025 *Foto di Goffredo Palmerini, rielaborate da ©Cinzia Rota

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Cultura musicale: Concerto Hollywood Movies

 La Rassegna Jazz del Brass Group allo Steri Hall chiude i battenti con un bilancio più che positivo con il concerto Hollywood Movies Vito Giordano e l’OJS feat. Carmen Avellone                       Disponibili biglietti singoli #steri25 #rassegnajazz #ojs #brassgroup Info biglietteria www.bluetickets.it     La Rassegna Jazz allo Steri 2025 che porta la firma della storica Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group, con il Presidente e fondatore, M° Ignazio Garsia e con la direzione artistica di Luca Luzzu, chiude i battenti registrando una stagione estiva in musica jazz più che positiva. I riflettori dello Steri Concert Hall si accenderanno per l’ultimo concerto della stagione 2025 dopo una estate intenza piena di ritmo avvolgente con le note di grandi artisti internazionali e nazionali che hanno calcato il palco di Palazzo Chiaromonte Steri nello spazio dedicato alla Hall.   La rassegna si chiude i battenti il 21 settembre alle ore 21.30 con il concerto di Vito Giordano feat Carmen Avellone con l’Orchestra Jazz Siciliana con il concerto Hollywood Movies. L’affascinante rapporto che unisce indissolubilmente cinema e musica è un antico rapporto di amore e complicità che fin dagli inizi ha strettamente legato la musica alla settima arte. Anche quando non aveva ancora voce, infatti, il cinema ha avvertito forte il bisogno di accompagnare le proprie immagini con la musica, spesso suonata da un pianista che ai piedi dello schermo scandiva lo scorrere delle immagini. Con l’avvento del sonoro, l’idillio si è presto trasformato in passione, sortendo frutti che hanno fuso le due espressioni in un unico linguaggio. Del tutto speciale, poi, il legame tra jazz e cinema, le due forme d’arte più originali, entrambe popolari e aristocratiche, espresse dal Novecento. Non a caso uno dei primi film dotati di sonoro è “The jazz singer”, diretto da Alan Crosland e con Al Jolson. Il programma di “Hollywood movies” è un emozionante album sonoro che riporta alla nostra memoria le immagini e le sequenze più iconiche tratte da “Casablanca”, “Colazione da Tiffany”, “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “Il laureato”, “Il mago di Oz”, “Il cacciatore” e da molti altri capolavori immortali del cinema di ieri e di oggi.   I biglietti sono disponibili su www.blueticket.it e possono essere prenotati anche tramite il numero di telefono +39 334 7391972. Per maggiori informazioni e per consultare il programma completo, visitare il sito web www.thebrassgroup.it I biglietti sono disponibili anche presso il botteghino del Palazzo Chiaramonte Steri   Rosanna Minafò addetto stampa Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group  

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Emigrazione italiana in Brasile

CAMERA dei DEPUTATI – Emigrazione italiana in Brasile: da Trecchina a Jequié Le relazioni culturali tra italiani e brasiliani alla luce dell’emigrazione italiana nello Stato di Bahia – in particolare nella città di Jequié – saranno al centro della conferenza stampa che si terrà lunedì 15 settembre 2025, alle ore 16.00, a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. L’iniziativa è promossa dai deputati Christian Di Sanzo e Fabio Porta, in collaborazione con l’Associazione di Amicizia Italia-Brasile. Il Brasile ospita oggi la più grande comunità di italo-discendenti al mondo, stimata in circa 32 milioni di persone. Molti degli emigrati italiani giunti oltreoceano furono veri pionieri, contribuendo con il loro lavoro allo sviluppo dei territori e fondando città che prosperarono grazie alla loro operosità. Un esempio emblematico è la città di Jequié, nel sertão baiano, fondata da emigranti provenienti da Trecchina (Basilicata). La sua storia rappresenta un simbolo della laboriosità italiana: la cultura e la memoria delle origini sono ancora oggi fortemente presenti nella vita della comunità. Alla conferenza, accanto ai deputati Christian Di Sanzo e Fabio Porta, prenderanno la parola Domingos Ailton, professore, storico e Assessore alla Cultura e Turismo di Jequié; la scrittrice, ricercatrice e brasilianista Antonella Rita Roscilli; il professor Giorgio De Marchis dell’Università Roma Tre; e Iara Bartira da Silva, Segretaria Generale dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile. L’incontro sarà moderato da Gianni Lattanzio, Segretario Generale dell’ICPE. Tra i temi in evidenza, l’esperienza del Festival Letterario Felisquié, curato da Domingos Ailton e quest’anno dedicato agli italiani e ai loro discendenti che hanno contribuito allo sviluppo sociale e culturale di Jequié, dello Stato di Bahia e dell’intero Brasile. Tra le novità, l’istituzione del primo “Premio Sante Scaldaferri”, in memoria del grande artista italo-brasiliano, considerato uno dei più importanti e rappresentativi pittori brasiliani contemporanei, figlio di italiani emigrati oltreoceano, e che tanto lustro diede a Bahia, al Brasile e a Trecchina, città natale dei suoi genitori.   Credito Foto in allegato: Dadà Jaques   Antonella Rita Roscilli ——————————————————————————————— Direttrice Responsabile Sarapegbe  http://www.sarapegbe.net  Rivista italiana Bilingue di Dialogo Interculturale  ISSN 2279-7211. Testata giornalistica. Autorizzazione del Tribunale di Roma-Ufficio Cancelleria della Sezione per la Stampa e l’Informazione aut. 33/2012 del 13/2//2012

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Novità Librarie -La storia di B. Scipioni

LA STORIA DI BERARDINO SCIPIONI, IN UN LIBRO CURATO DA GOFFREDO PALMERINI Emigrato in Svizzera da Camarda, poi in Belgio, ha creato una rete di distributori carburanti con il suo marchio   L’AQUILA – Fresco di stampa, pubblicato da One Group Edizioni, il volume “Berardino Scipioni – Storia di una vita all’estero”, racconto di un’esperienza d’emigrazione che nel 1961 vide il protagonista Berardino Scipioni (per tutti Dino, classe 1937), partire da Camarda (L’Aquila) dapprima per la Svizzera, da lì poi in Belgio. Una vita di lavoro, di tenacia e di coraggio imprenditoriale realizzata insieme a sua moglie Giovina Tennina, nata nel 1940 a Paganica e anche lei emigrata, che Dino aveva rincontrato a Courtelary, nel cantone francese, dove lei lavorava in una fabbrica di cioccolato. Poco dopo il loro matrimonio, celebrato in Svizzera, il trasferimento in Belgio, nei pressi di Charleroi dove, dopo diversi lavori alle dipendenze, Dino e Giovina iniziano la loro avventura imprenditoriale nel campo della vendita di carburanti, per auto e domestici.   Attualmente l’impresa da loro creata è passata ai tre figli Franco, Tiziano e Fabio, che la conducono con grande perizia: una rete di 14 impianti di distribuzione carburanti, marchio Scipioni, con rispettive officine e punti di ristoro. Il libro ha una narrazione semplice, fresca, coinvolgente, così come il curatore Goffredo Palmerini l’ha raccolta dagli appunti e dalle numerose conversazioni che ha avuto con Dino e con Giovina, purtroppo scomparsa l’11 gennaio 2025. Il volume, in Appendice, reca cenni storici su Camarda e Paganica, dove Berardino e Giovina sono nati e da dove partirono in cerca di lavoro e di fortuna all’estero. Un ricco apparato fotografico correda la pubblicazione. Se può essere d’interesse, qui di seguito la Presentazione del curatore che apre il volume.     *** PRESENTAZIONE di Goffredo Palmerini   Era un pomeriggio d’estate di tre anni fa quando, in una delle consuete visite alla mia casa editrice One Group, vi trovai Dino e Giovina nell’ufficio di Francesca Pompa, anima e Presidente di quest’azienda gioiello dell’Aquila nel campo della comunicazione e marketing, dell’editoria, dell’arte e della cultura. Erano stati consigliati di rivolgersi alla One Group da Antonello Moscardi, cui avevano confidato l’idea di pubblicare un piccolo libro con ricordi della loro vita da lasciare ai nipoti e donare a qualche amico. Una vita di emigrazione, la loro, fatta di laboriosità, coraggio e spirito d’impresa, prima in Svizzera poi in Belgio.   Francesca aveva ascoltato il loro proposito, aveva parlato di me donandogli il volume Mario Daniele, il sogno americano, un libro che nel 2021 One Group aveva pubblicato anche in inglese, negli Stati Uniti, e che io avevo curato su commissione del mio amico Mario Daniele, un aquilano di Castelnuovo residente a Rochester, nello Stato di New York. Una storia di emigrazione e di successo imprenditoriale, quella di Mario, emigrato in Canada, poi negli Usa a Detroit e infine a Rochester. Non sapeva, Francesca, che conoscevo Dino e Giovina, che erano miei amici cari e che avevo anche avuto occasione, in due viaggi in Belgio, di andarli a visitare.   Nasce da quell’incontro casuale la mia curatela nella pubblicazione di questo libro, lavorando sugli appunti della loro vita, raccolti in lingua francese da una loro conoscente. Su quegli appunti e sulle successive conversazioni avute con Dino e Giovina e con i loro figli, si è dispiegato il mio lavoro sulla loro storia di vita, che è raccontata in prima persona da Berardino (Dino) Scipioni. Dino e Giovina sono protagonisti di un’avventura, una delle tante storie diverse di vita e di emigrazione, come ne hanno vissute milioni d’italiani andati a lavorare in terra straniera.   Dino e Giovina – lui originario di Camarda, lei di Paganica – hanno tenacemente scritto una storia di vita fatta prima di tutto d’amore, poi di laboriosità e tenacia, quindi di coraggio imprenditoriale. Un coraggio derivato non da studi specifici, che non avevano, ma dal talento e dal buon senso. Caratteristiche che hanno connotato tante storie di vita dell’emigrazione italiana, dove i nostri emigrati dalle condizioni più dure di partenza e di fronte alle difficoltà d’accoglienza e d’ambientazione nei Paesi d’emigrazione, sono stati invece capaci di realizzare storie di affermazione economica e sociale, conquistando sul campo stima, rispetto e prestigio.  Tale è il caso di Dino e Giovina, che leggerete in questo bel libro di memorie e di ricordi.   Anche questa testimonianza di vita diventa così non una storia a sé, ma una tessera importante del mosaico che fa comprendere meglio il fenomeno migratorio italiano, non attraverso saggi sulla materia spesso complicati da leggere, ma attraverso esperienze vissute e raccontate in tutta la loro autenticità. Sono dunque lieto d’aver prestato la mia collaborazione a questo scopo, nel curare la preparazione e la pubblicazione di questo libro. Ho aggiunto, in Appendice, anche qualche notizia su Camarda e Paganica, dove le vite di Dino e Giovina hanno origine e dove custodiscono le loro radici. Solo mi rattrista il fatto che Giovina, scomparsa lo scorso 11 gennaio, non abbia la gioia di vivere ancora tra gli affetti della sua bella famiglia e di vedere realizzato il desiderio di questo volumetto, cui aveva affidato confidenze e ricordi.    

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Novità librarie – A. Angelelli

    Attraverso i miei occhi   Guardati attraverso i miei occhi, loro non vedono quei difetti, il grigio che ti accoglie appena desta.   Guardati e non pensare al tempo che si rifiuta di passare salvo poi ingannarti.   Cancella le tue insicurezze, i sensi di colpa e le scelte errate, perché nulla è come credere.   Gli amori più belli sono quelli non compiuti, quelli puri, immaginari.   Sento le tue labbra fredde ora, ma non ti sveglierò, continua a immaginare, attraverso i miei occhi.   ————————     Voglio perdere tutto di questa calda estate, per poterti ritrovare.   ————————-   La maschera   Sogni sotto quella maschera, tu che non hai potuto, o voluto o forse non avevi immaginazione,   nonostante i tuoi sguardi e quello che raccontano; giaci sotto la cenere del tuo passato.   Melanconia e brace viva, pronta a crepitare felice, ravvivare, bruciare con tutto l’impeto possibile, per raccogliere quella parte di me che non esiste più e attende una clemente menzogna. ————————-   Voglio vivere nella fragilità di una stella cadente, immerso nella bellezza di un fiore, fino a quasi soffocare di primavera.   ———————-   Perfette melodie della natura, risuonano tra i nostri silenzi. Sento il vento e il tuo respiro.   ———————-   Prima di amare e vivere ho accolto il dolore, come il più amato dei fratelli.     “Voglio vivere nella fragilità di una stella cadente, /immerso nella bellezza di un fiore, /fino a quasi soffocare di primavera.”. L’invito di Alessandro Angelelli, nella sua raccolta poetica “Attraverso i miei occhi” (La Corte Editore, 2024 pp. €14.90) è ad accogliere tutto quello che è fonte d’ispirazione, farne un dono che arricchisce il mondo interiore con la generosità delle immagini, la bellezza disarmante della vulnerabilità umana, l’abbraccio sincero e incondizionato delle emozioni. La poesia di Alessandro Angelelli è una celebrazione autentica dell’essenza dell’anima, cattura fotografie del tempo, nell’immediatezza della percezione esistenziale sull’origine materiale e spirituale dei sentimenti umani, definisce la memoria della nostalgia lungo l’itinerario commovente e confortevole dei versi. Alessandro Angelelli ritrae l’inquadratura malinconica delle attese, registra la congiuntura delle parole tra sospensione e conferma, gli scenari ospitali del quotidiano in una visione che identifica il ricordo come intima necessità nel rapporto con l’essere, vincolando il legame dell’identità tra le associazioni affettive e le dimensioni dell’immaginario. Elabora l’inafferrabilità del dolore e lo trasforma in tramite di risanamento, celebra, attraverso il significato evocativo di ogni esperienza, la dimora dei luoghi come residenza del confine conoscitivo, compie il tragitto verso la consapevolezza, nell’intenzione di coltivare l’equilibrio e l’attenzione al momento presente. L’autore invita il lettore a vivere appieno l’intensità di ogni tempo, accogliendolo nella sua espressione miracolosa di scoperta, nell’incanto di ogni risposta oracolare, accetta l’incertezza e l’imprevedibilità della vita, riuscendo a tramutare la natura delle tensioni in occasione di confronto e di crescita individuale. L’esercizio poetico ristabilisce la cura dalle ferite profonde, allena il percorso dei desideri lungo la strada delle possibilità, ripercorre l’ordine di un pensiero poetante che si orienta nella condivisione della carezzevole asprezza della vita, nelle decisioni necessarie per fronteggiare l’esitazione e l’instabilità del presente. “Attraverso i miei occhi” guarda alla promessa di esplorare e capire il mondo in cui viviamo, fortifica l’empatia, amplifica lo sguardo sull’eredità di un legame inestinguibile tra l’uomo e l’ambiente, inteso come territorio del sentire e contesto di formazione emotiva, sulla tradizione letteraria di un dire originario che decodifica la ricostruzione della propria dimora affettiva. Alessandro Angelelli intuisce, focalizza e metabolizza la spontanea ed esegetica vocazione della poesia, interpreta la materia antica dell’amore, nelle sue alchemiche stagioni, nella corrispondenza felice dei ricordi, nella drammatica lacerazione spirituale del distacco. I versi incidono sulla pagina il coraggio intimo, personale della confidenza introspettiva, indicano la direzione del tragitto catartico di crescita e di maturità, rappresentano il riflesso dello spazio bianco della scrittura, riempito dall’incanto di una sincerità linguistica che approda apertamente al cuore del lettore. La capacità di accordare la linearità espressiva e la sensibilità raggiunge ogni parola carica di significato e di appartenenza, ogni osservazione sulle suggestioni sfuggenti delle voci familiari, in bilico sulle incognite della vita. Conquista, tra frammenti e silenzi, la superficie dell’invisibile, simbolo di meditazione poetica e della trama imperscrutabile del ritorno. Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

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Prossima l’uscita di “Intrecci di memoria”

  Il nuovo libro di Goffredo Palmerini    L’AQUILA – È prossima l’uscita di “Intrecci di memoria”, il nuovo libro del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, pubblicato dalle Edizioni One Group. Il volume, in corso di stampa, sarà disponibile per inizio luglio nelle librerie e sulle principali agenzie di vendita online. Questo sedicesimo libro di Palmerini si apre con due notevoli contributi: la PRESENTAZIONE di Sonia Cancian, docente, saggista e storica della McGill University di Montreal (Canada), e la PREFAZIONE di Giovanna Di Lello, docente e scrittrice, direttrice artistica del John Fante Festival di Torricella Peligna. Con l’assenso dell’editore One Group, se può essere d’interesse, quale anticipazione all’imminente uscita del libro, qui di seguito la Presentazione di Sonia Cancian.   ***       PRESENTAZIONE di Sonia Cancian   Sonia Cancian  Nel 1936, il filosofo tedesco Walter Benjamin descrisse il narratore come qualcuno che era “già diventato qualcosa di remoto da noi e qualcosa che sta diventando ancora più distante.” Ciò che era ovvio per Benjamin è che man mano che l’industrializzazione e il capitalismo arrivavano a definire e determinare gradualmente le nostre vite, l’esperienza e la conoscenza sarebbero diventate sempre meno apprezzate. Oggi, la narrazione, quell’antica pratica di raccontare storie attraverso immagini, suoni, segni e gesti rimane in tutte le arti e la cultura. Tuttavia, non c’è dubbio, sta diventando più distante.   Fortunatamente, ci sono delle resistenze a questa tendenza. Una di queste resistenze è lo straordinario lavoro dell’illustre giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, un lavoro immerso in un’intensa attività di relazioni intrecciate, testimoniate momento per momento nelle nostre comunità dalla penisola all’estero. In questa grande sensibilizzazione culturale di Palmerini emerge, niente di meno, che il suo 16° libro. Accurando una notevole passione di vita e un omaggio alla vita culturale, in questo volume, edito da One Group, Palmerini riserva uno sguardo acuto alla memoria collettiva e a quella singolare lungo un intero anno, da giugno 2023 allo stesso mese del 2024.   Insieme ai 15 volumi precedenti, Goffredo da lunga data fa onore alla rilevanza della memoria come ponte così come trasmissione tra italiani all’interno e all’esterno dei confini della penisola. In questo cammino evenemenziale, Goffredo Palmerini, cittadino italiano del mondo, ci invita a riflettere sulla nostra italianità storica e contemporanea in Italia e nel mondo. La migrazione, tema tuttora molto dibattuto nella politica locale e internazionale, è un argomento su cui Palmerini richiama affettuosamente la nostra attenzione.   Goffredo Palmerini Infatti, Palmerini ci invita a considerare “una delle più grandi diaspore della storia dell’umanità qual è stata l’emigrazione italiana. Abbiamo ora un’altra Italia oltre confine di 80 milioni di oriundi che amano l’Italia più di noi.” Palmerini insiste sulla migrazione italiana come “vera risorsa per la promozione del Belpaese, se appunto si volesse mettere a sistema le nostre comunità nel mondo. Sarebbero i nostri migliori ambasciatori. I nostri connazionali non sono più quelli partiti con la valigia di cartone, descritti negli stereotipi. Hanno sofferto pregiudizi e stigmi nella prima generazione dell’emigrazione. Poi i loro figli si sono man mano integrati nelle società d’accoglienza, si sono fatti apprezzare.   La cartografia caleidoscopica tessuta da Palmerini si snoda allora e oggi, attraverso un rizoma di testimonianze, corrispondenze, cronache, omaggi, interviste, resoconti storici attraverso l’Italia e la diaspora italiana, iniziando dalla città di Bovisio-Masciago, in Lombardia, e spostandosi tra L’Aquila, Chieti, Roma, Napoli, Firenze, Milano, Torino, Parigi, Bruxelles, New York, Montreal, Ottawa, Hamilton, Toronto, Cordoba, permettendoci inoltre di viaggiare da casa nostra in diversi Paesi del mondo, tra cui l’India, l’Australia, il Sud America, l’Africa, ecc.   In questo libro, Palmerini dimostra la straordinaria ampiezza e profondità del nostro patrimonio culturale e le sue risonanze diasporiche nel XXI secolo, in frequenti casi, molto tempo dopo le ere della migrazione di massa della fine del XIX secolo e del XX secolo. Egli rivela l’orizzonte di sfumature della cultura italiana in un contesto in cui l’insistenza per l’omogeneità culturale preme sul mondo. La testimonianza di Palmerini si legge come un polilogo, concetto teorico definito dalla filosofa franco-ungherese Julia Kristeva caratterizzato da molteplici logiche, discorsi ed esistenze, solitamente identificati nella letteratura, nell’arte visiva, nel linguaggio e nel discorso.   Il lavoro appassionante di lunga data di Palmerini sulla cultura italiana oltre confine, e questo libro non fa eccezione, è un omaggio alla sua grande sensibilità, all’importanza della cultura, della memoria e del racconto come incontro solare all’oscurità che infligge i nostri universi. Nel suo libro, Palmerini non solo fa un appello alla cultura, si impegna in una resistenza che si aggancia alla promessa della cultura come veicolo essenziale per soccorrere l’umanità con una maggior empatia e sensibilità. Il libro di Goffredo Palmerini porta a considerare quanto la memoria appartenga all’oggi e ieri, e quanto sia fondamentale per il futuro.   *** Sonia Cancian, nata in Canada da famiglia di origine italiana, è docente universitaria, storica, ricercatrice, scrittrice, traduttrice, editrice e psicanalista. Ha conseguito il PhD in Storia alla Concordia University di Montreal, un Master of Arts in Lingua e Letteratura italiana alla McGill University di Montreal, una Laurea in Lingua Francese e Traduzione alla Concordia University e, più recentemente, il Master of Arts in Psicanalisi alla Université Paul-Valéry di Montpellier (Francia). Studiosa del fenomeno migratorio, ha sviluppato, come ricercatrice post-dottorale in collaborazione con la Prof. Donna Gabaccia, il progetto di ricerca The Digitizing Immigrant Letters Project, dedicato alla storia dell’immigrazione e alla corrispondenza dal 1850 al 1970, presso l’Immigration History Research Center dell’Università del Minnesota. Come docente ha insegnato Storia contemporanea del Canada e del Québec, storia di genere, storia dell’immigrazione alla Concordia University, alla McGill University, all’Université de Montréal e alla University of Minnesota. Docente alla Zayed University di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha insegnato Geografia umana e Storia contemporanea. Ha partecipato a diverse conferenze internazionali in Europa, Asia e nelle Americhe, come relatrice in materie di sua competenza, incluse la storia dell’emigrazione contemporanea, la storia delle donne e del genere, la storia delle emozioni, e nelle migrazioni la corrispondenza e le storie di vita, la lingua e la cultura, l’esilio e la psicanalisi. Attualmente, oltre all’impegno di scrittura di due libri centrati sul tema della migrazione e la psicanalisi, è ricercatrice associata alla McGill University, membro del

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Novità librarie – La donna che gridava

  “LA DONNA CHE GRIDAVA” IL NUOVO ROMANZO AUTOBIOGRAFICO DI CARLO MARIA MARCHI , EDITO DA ONE GROUP EDIZIONI Venerdì 20 giugno 2025, ore 17:30 – Libreria Colacchi, L’Aquila Sarà presentato venerdì 20 giugno alle ore 17:30 presso la Libreria Colacchi di L’Aquila il romanzo “La donna che gridava” di Carlo Maria Marchi, pubblicato da One Group Edizioni. Un’opera intensa, dolorosa e profondamente umana che attraversa le fragilità dell’esistenza, restituendo voce a chi spesso rimane ai margini del racconto collettivo. Il romanzo è un affondo struggente nella memoria dell’autore, che con coraggio e delicatezza narra la storia di una madre segnata da una malattia mentale e il rapporto difficile e amorevole con i suoi figli. Ma è anche una storia di resistenza, di riscatto, di amore che non si spegne. È una riflessione lucida e vibrante sulla malattia, la perdita, il senso di colpa e l’amore, con una scrittura intima e teatrale che trasforma la pagina in scena, e il lettore in spettatore coinvolto. Quel “grido” evocato nel titolo diventa simbolo di una sofferenza interiore che per anni non ha trovato spazio, né ascolto. Durante l’incontro di presentazione del libro dialogheranno con l’autore , la giornalista e scrittrice Giovanna Chiarilli e Francesca Pompa, presidente di One Group Edizioni, che ha fortemente sostenuto questo progetto editoriale. «La letteratura – scrive Marchi – fa parte delle medicine capaci di aiutare quel difficile compito che coincide con la vita di ciascuno di noi». Una storia vera, autobiografica, che non ha paura di toccare le corde più profonde e scomode della condizione umana, per restituire verità e dignità al dolore, e trasformarlo in gesto narrativo. Carlo Maria Marchi è autore di numerose pubblicazioni è stato per molti anni direttore coordinatore dell’area pedagogica all’interno di alcuni istituti penitenziari italiani, operando a stretto contatto con le persone private della libertà. Educatore, formatore, con una particolare attenzione ai temi della fragilità, del disagio psichico e del carcere. Scrivere per lui è un atto necessario, uno strumento per rielaborare il vissuto e dare forma alla memoria.   ONE GROUP srl Marketing & Comunicazione SS. 17 Ovest – Tecnopolo D’Abruzzo 67100 L’Aquila Tel. 0862.410126/318379 Fax. 0862.290002 [email protected] www.onegroup.it

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