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Olimpiadi col lattice
Da Rio a Milano-Cortina: quando il Villaggio olimpico scopre di essere in pieno San Valentino x x C’è una notizia che, vista dal Brasile, provoca un sorriso largo quanto la spiaggia di Copacabana: alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 il rifornimento di preservativi è già previsto, puntuale come la neve artificiale. Diecimila condom, con tanto di logo olimpico, distribuiti su una platea di 2.800 atleti. Il portavoce del Comitato Olimpico Internazionale, Mark Adams, ha spiegato con olimpica nonchalance: “San Valentino è in pieno svolgimento al Villaggio”. Diecimila. Più che una staffetta, una maratona. Intendiamoci: la distribuzione gratuita di preservativi ai Giochi è prassi consolidata, nata con finalità di prevenzione sanitaria e sensibilizzazione. E fin qui, nulla da eccepire. Lo sport è disciplina, ma anche salute. E la salute, si sa, è una medaglia che non si vede ma pesa. Tuttavia, da Rio la notizia assume un retrogusto esotico. Perché qui i preservativi con lo stemma festivo sono tradizione di Carnevale, non di combinata nordica. A Rio de Janeiro, durante il Carnevale, si distribuiscono milioni di condom con la stessa naturalezza con cui si distribuiscono coriandoli. È un rito laico, una pedagogia gioiosa: l’amore come parentesi luminosa in un anno spesso grigio. Qui nascono amori carnevaleschi, sinceri nel loro essere effimeri. “Il Carnevale di Rio non chiede il permesso. Avvicina i corpi, accelera le decisioni e ci fa sentire prima di pensare”, scrive Mila Coren nel suo romanzo Una storia d’amore al Carnevale di Rio de Janeiro. È un’altra filosofia. Qui si vive il presente perché il futuro è un’incognita, quid vesper ferat, incertum est. La tristezza dell’anno si sospende per una settimana, poi arriva la quaresima a ricordarci che siamo polvere e non coriandoli. Ma a Milano? A Cortina? Sulle piste ghiacciate e tra i pattini affilati? Confessiamolo con affettuosa perplessità tropicale: non avevamo ancora colto il nesso causale tra slalom gigante e slalom sentimentale. Si va ai Giochi per vincere medaglie, per limare centesimi, per inseguire record. Non, lasciatecelo dire, con bonaria ironia, per testare la resistenza elastica di un gadget brandizzato. Non siamo puritani, per carità. Il Brasile non potrebbe permetterselo neppure volendo. Ma ci sorprende questa trasformazione del Villaggio olimpico in un prolungamento di San Valentino. Forse aveva ragione Xavier Forneret: durante il carnevale gli uomini indossano una maschera in più. E magari alle Olimpiadi invernali indossano anche qualcosa in più, per prudenza, si intende. Del resto, lo sport insegna il fair play. E se il fair play passa anche dal lattice, nessuno si scandalizzi. Resta solo un dubbio, che poniamo con il sorriso di chi ama lo sport e conosce il Carnevale: se diecimila preservativi evaporano più in fretta della neve al sole, forse la fiamma olimpica scalda più di quanto credessimo. E in fondo, tra una discesa libera e un abbraccio libero, la differenza è sottile: entrambe richiedono equilibrio, tecnica e un pizzico di protezione. Il resto è retorica. O, se preferite, riscaldamento globale. Giuseppe Arnò




























