Appunti sparsi di una Repubblica distratta

Zibaldone d’attualità tra assoluzioni, geopolitica, angeli restaurati e palloni consolatori x C’è un modo italiano di raccontare il presente che non ama le sintesi ordinate. Preferisce l’accumulo, l’annotazione a margine, la frase appuntata di traverso sul giornale del mattino. Questo zibaldone nasce così: non per spiegare il mondo, ma per registrare come ci passa davanti, spesso senza bussare. Torino, Askatasuna. Due manifestanti liberati. Nessun carcere nemmeno per il presunto aggressore dell’agente. C’è chi commenta con la consueta brutalità, sostenendo che picchiare, a quanto pare, non è peccato. La violenza, se ben collocata, trova sempre un alibi; la legge arriva dopo, quando il clamore si è già dileguato. La bilancia di Astrea continua a oscillare, più sensibile al rumore che al peso dei fatti. A margine, però, l’annotazione personale si impone. L’Italia è una Repubblica… Da Muscat arriva la notizia che i colloqui tra Teheran e Washington si faranno. Le posizioni restano lontane, i negoziati rischiavano di saltare, ma alla fine il tavolo resta apparecchiato. È difficile, quando si ha il coltello alla gola, cantare intonato. La diplomazia internazionale somiglia sempre più a un esercizio di respirazione trattenuta: nessuno vuole cedere, tutti temono il silenzio. Sul fronte interno, va in scena un altro atto del teatro politico: Salvini e Vannacci si scambiano accuse di tradimento. Traditore a chi? verrebbe da chiedere. Albert Camus ricordava che persino su un banco d’accusato è interessante sentir parlare di sé. E così, mentre Pozzolo smaschera Vannacci, la sinistra, disarmata di idee prima ancora che di armi, si ritrova a gridare paradossalmente “Forza generale”. L’assurdo, in Italia, non ha bisogno di manifesto. Si chiude un capitolo della storia giudiziaria con l’addio a Corrado Carnevale, l’«ammazzasentenze». Novantacinque anni, già presidente della sezione penale della Cassazione, noto per aver annullato centinaia di condanne per mafia e terrorismo appellandosi a vizi formali e procedurali. Erano altri tempi, si dice. Forse migliori. O forse semplicemente più onesti nel confessare che, da noi, la forma ha spesso contato più della sostanza. Poi c’è l’episodio che solo l’Italia può offrire senza arrossire: il restauratore che cancella il volto dell’angelo Meloni, giustificandosi con un solenne “me l’ha detto il Vaticano”. Forse non si è compreso un dettaglio teologico elementare: Dio ha sempre un angelo da mandare in aiuto di chi è disposto a fare il proprio dovere. Il problema nasce quando l’angelo finisce sotto le mani del restauro ideologico. A rendere il quadro più torbido arrivano le ombre russe sui file Epstein. Quasi quasi viene da pensare che chi lo sospetta non stia del tutto sbagliando. In un mondo globalizzato, anche i misteri hanno ormai una regia internazionale. Eppure, cercando bene, una buona notizia affiora. Il calcio. Coppa Italia. L’Inter batte il Torino e vola in semifinale. Non è una svolta epocale, non risana le istituzioni né chiarisce i processi, ma rende felici, almeno per una sera, i tifosi nerazzurri. E in tempi di magra, anche la felicità regolamentare ha il suo valore. Chiusura: L’Italia resta questo: un Paese dove tutto accade, poco si sistema e molto si commenta. Un luogo in cui le sentenze si annullano, gli angeli si restaurano e la politica si guarda allo specchio con aria offesa. Ma finché ci sarà una partita da vincere e qualcuno disposto a prendere appunti, la Repubblica continuerà a distrarsi. Con stile, naturalmente. Giuseppe Arnò

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Stanchi di guerra, che Dio ci aiuti

L’Europa si sveglia, Trump stringe mani, Macron sfila: e intanto il mondo spera     Italia e Germania oggi sono “più vicine che mai”. Parola della premier Giorgia Meloni, detta con tono solenne accanto al cancelliere Friedrich Merz, al termine del vertice intergovernativo tra i due Paesi. È una buona notizia, ci assicurano, per i popoli interessati e per l’Europa intera. E noi, da bravi europei, prendiamo nota. Anche perché da queste parti le buone notizie vanno annotate subito: durano poco. La presidente del Consiglio parla di “congiuntura storica complessa”, di Europa chiamata a scegliere se essere protagonista del proprio destino o subirlo. Concetti alti, condivisibili, già sentiti. Anzi, per la verità, già scritti: ieri sulla Groenlandia, ieri sull’Europa, ieri su tutto ciò che l’Europa avrebbe dovuto fare l’altro ieri. Ma tant’è. Meglio tardi che mai, dicono i saggi. E in questo caso dobbiamo riconoscere un merito insperato a Donald Trump. Sì, proprio lui. Il vecchio cowboy ha fatto quello che Bruxelles non riusciva a fare da anni: ha suonato la sveglia. Con una sola mossa ha preso tre piccioni con una fava: qualcosa l’ha ottenuta davvero in Groenlandia; ha spiegato ai bambocci europei che la difesa non è più un servizio in abbonamento offerto dagli Stati Uniti; e ha lanciato il suo personale “Board of Peace”, raccogliendo adesioni come se fosse una giocata collettiva all’Enalotto. Diabolicamente ingegnoso. Altro che improvvisazione. L’Italia, prudente come sempre quando c’è da decidere, resta in stand-by. La premier segnala “oggettivi problemi di carattere costituzionale” nella configurazione dell’iniziativa e chiede di riaprirla, per venire incontro non solo alle esigenze italiane ma anche a quelle di altri Paesi europei. Traduzione non ufficiale: vediamo, parliamone, rimandiamo. È una specialità nazionale, riconosciuta dall’UNESCO. Nel frattempo Trump continua a stupire. Sta costruendo una sua ONU personale, parallela, forse concorrente. Manca solo il palazzo di vetro, ma conoscendolo potrebbe già essere in progettazione, con il suo nome ben visibile dall’orbita terrestre. A suggellare gli accordi, una stretta di mano tra Trump e Mark Rutte. Forse troppo energica: il tycoon è apparso con un livido sospetto sul dorso della mano. La Casa Bianca minimizza: aspirina per il cuore, effetto collaterale, e soprattutto “troppe strette di mano”. Sarà. Noi, con sincera sportività, gli auguriamo ogni bene. In fondo, a conti fatti, sembra fare più bene che male. Ed è già qualcosa. In questo teatrino globale non poteva mancare Emmanuel Macron, in versione “Top Gun” o “Terminator”, con tanto di occhiali aviator. La casa produttrice è italiana, il modello Pacific costa 659 euro e il presidente francese li ha voluti pagare di tasca propria, rifiutando l’omaggio. Sciccheria repubblicana, dicono. Qualcuno parla di un momentaneo problema vascolare a un occhio. Qualcun altro, più maligno, di un tentativo di impressionare il pubblico quando le cartucce politiche iniziano a scarseggiare. A Parigi, si sa, anche l’estetica è geopolitica. Intanto, lontano dai riflettori, ad Abu Dhabi è finalmente iniziato il trilaterale Russia–USA–Ucraina. Due giorni di colloqui. Che sia la volta buona. Come Teresa Batista, “stanca di guerra” nel romanzo di Jorge Amado, lo siamo tutti. Ma soprattutto lo sono gli ucraini e i russi, che la guerra la vivono davvero, non la commentano. “Dio dà sempre il meglio a coloro che lasciano la scelta a Lui”, ricordava il missionario Jim Elliot. Non sappiamo se sia vero, ma sappiamo che di scelte sbagliate, qui sulla terra, ne abbiamo già fatte abbastanza. E allora sì: stanchi di guerra, che Dio ci aiuti. Anche perché, a giudicare dagli uomini, ne abbiamo un gran bisogno. Giuseppe Arnò

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Quando l’origine fa davvero la differenza

Patata del Fucino IGP a MARCA Bologna: quando l’origine fa davvero la differenza Celano, 9 Gennaio 2026 C’è un luogo, nel cuore dell’Appennino abruzzese, dove un tempo si estendeva un grande lago e dove oggi nasce una delle eccellenze agricole italiane più identitarie: la Patata del Fucino IGP. Un prodotto che affonda le sue radici in un suolo unico al mondo, naturalmente ricco di sostanze minerali, e che si distingue per qualità, versatilità e tracciabilità. Il Consorzio di Tutela Patata del Fucino IGP partecipa a MARCA Bologna 2026, la fiera di riferimento per la Marca del Distributore, ed è presente al Padiglione 19 – Stand B22, con uno spazio pensato per raccontare l’identità profonda di un prodotto sempre più affermato sul mercato. Con la partecipazione a MARCA Bologna 2026, il Consorzio dà ufficialmente avvio alla campagna di promozione della Patata del Fucino IGP finanziata dall’Unione Europea, – NextGenerationEU con la misura M2C1 3.4, investimento 3.4 – a sostegno delle attività di promozione e valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità certificata. Un progetto strategico che contribuirà a rafforzare la conoscenza e il riconoscimento del prodotto presso buyer, operatori del settore e consumatori. La presenza al Marca non è solo espositiva, ma fortemente identitaria: lo stand sta a rappresentare tutte quelle realtà aderenti, unite dalla stessa origine e da una visione condivisa della qualità, della tracciabilità e della valorizzazione del territorio. «La Patata del Fucino IGP è il risultato di un territorio straordinario e del lavoro quotidiano di una comunità di produttori che ha scelto di fare della qualità certificata il proprio tratto distintivo», dichiara Mario Nucci, Direttore del Consorzio di Tutela. «A MARCA vogliamo raccontare non solo un prodotto, ma un sistema agricolo che si fonda su origine, responsabilità e valore condiviso». Il claim “L’origine fa la differenza” sintetizza l’impegno del Consorzio nel tutelare e promuovere una filiera controllata, capace di garantire al consumatore un prodotto autentico, riconoscibile e sempre più apprezzato dalla distribuzione moderna e dalla ristorazione. «La crescita dell’interesse verso la Patata del Fucino IGP conferma che il mercato riconosce il valore dell’origine», commenta  il presidente del Consorzio di Tutela Benedetto Caiola- «Essere presenti a MARCA significa dialogare con buyer e operatori su un prodotto che oggi rappresenta una garanzia di qualità e identità territoriale».   ONE GROUP srl Marketing & Comunicazione SS. 17 Ovest – Tecnopolo D’Abruzzo 67100 L’Aquila Tel. 0862.410126/318379 Fax. 0862.290002 [email protected] www.onegroup.it Fonte: Goffredo Palmerini

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Da Putin a Lupin: l’Europa riscopre la realtà (e i ladri di sogni)

Mentre Ursula von der Leyen si sveglia dal sogno verde e rispolvera Draghi versione “plus”, Putin continua a giocare a Risiko e a Parigi si torna a rubare al Louvre: un’Europa che, tra allarmi dall’Est e furti d’autore, sembra finalmente destarsi… ma nel modo sbagliato. a a Pare che finalmente a Bruxelles qualcuno abbia aperto gli occhi. Non per guardare il panorama, ma per accorgersi che le mire imperialistiche di Putin non si fermano al Donbass, né alle sponde del Dnepr. No, il signore del Cremlino sembra avere una visione più “panoramica” del concetto di confine: un’idea che si estende a piacimento come un elastico, finché non si spezza. Ursula von der Leyen, presentando in plenaria al Parlamento europeo il programma per il 2026, ha avuto un momento mistico: “Dobbiamo essere pronti alle minacce che realisticamente si presentano dall’Est”. Realisticamente, appunto. Forse, per un istante, la presidente ha dimenticato le fantasticherie del Green Deal “subito e per tutti”, le utopie dei pannelli solari in Lapponia e delle biciclette a idrogeno in Transilvania, e ha guardato il mondo per quello che è. Ben per lei, ben per noi: ogni tanto anche l’Europa fa capolino nel mondo reale. Ma le sorprese non finiscono qui. Nel tentativo di ridare fiato a un mercato unico ormai più diviso di una famiglia a Natale, Ursula rispolvera Draghi, versione “plus”. “La velocità è essenziale, dice, le imprese in tutta Europa ci chiedono di rendere più semplice fare impresa”.Nihil sub sole novi, certo. Solo che queste parole, già profetizzate da SuperMario tempo addietro, oggi sembrano rivelazioni apocalittiche. Meglio tardi che mai: anche l’Unione Europea, ogni tanto, riscopre l’acqua calda. Intanto, mentre i governi si affannano tra manovre finanziarie e difesa comune, la Francia ha trovato un modo tutto suo per restare al centro dell’attenzione: un bel furto al Louvre, di quelli che fanno storia. Non manca niente: mistero, eleganza, e una banda che pare uscita da un incrocio tra Lupin, Occhi di Gatto e Checco Zalone.Ogni epoca ha il suo colpo al Louvre, e noi, che non ci facciamo mancare niente, abbiamo finalmente il nostro. In fondo, tra guerre, inflazione e crisi politiche, un po’ di sana delinquenza artistica ha pure un che di romantico. Se poi i ladri non verranno acchiappati, pazienza: avremo almeno assicurato un altro bel film europeo. E magari, per una volta, con un finale meno utopico e più realistico di certi programmi comunitari. Giuseppe Arnò

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Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar

O ‘day after’ de Gaza Cessar-fogo traz alívio temporário a Gaza, mas o futuro político e a reconstrução seguem incertos sob Netanyahu Por Edoardo Pacelli  –   Em Gaza, o espectro da guerra continua a pairar. Por mais difícil que tenha sido alcançar um cessar-fogo, que levou à libertação de reféns israelenses e prisioneiros palestinos, o caminho para a paz e a eventual reconstrução será longo e árduo. Muitas coisas ainda precisam ser resolvidas, e há muitos motivos para ceticismo. Mais do que a devastação e o luto, o que resta a ser superado é, acima de tudo, o terrível ódio mútuo. Há medo do risco de ataques terroristas e da desestabilização em Gaza pelo Hamas. Não se pode desmantelar um grupo terrorista com milhares de combatentes, túneis e todo tipo de armamento da noite para o dia. O porta-voz do Ministério das Relações Exteriores do Catar, Majid al Ansari, foi explícito em entrevista à Fox News, declarando: “Devemos ser realistas: esta foi uma guerra de dois anos, mas seus efeitos continuarão por décadas.” Trump aproveitou a oportunidade para dizer ao Knesset, o Parlamento israelense, que “este não é apenas o fim de uma guerra, é o fim de uma era de terror e morte”, mas não disse o que teme que aconteça após a libertação dos reféns israelenses. O “dia seguinte” em Gaza está causando ansiedade em todos e, nos bastidores das autocelebrações de Trump, autoridades de inteligência americanas e britânicas estão particularmente preocupadas com as verdadeiras intenções do primeiro-ministro israelense, Benjamin Netanyahu, que se recusou a se expor, perante líderes europeus e árabes, ao assinar os acordos de Sharm el-Sheikh. De fato, há temores de que Netanyahu, após a libertação de todos os reféns e a entrega de seus corpos, possa se aproveitar de qualquer pequena resistência do Hamas para retomar sua ofensiva em Gaza. Seu objetivo declarado é erradicar o grupo terrorista pró-iraniano, que já está parcialmente dizimado, mas não totalmente aniquilado. Internamente dividido entre aqueles que buscam a reorganização e os obstinados, mas fortalecido pelo retorno de prisioneiros condenados à prisão perpétua e por prisioneiros libertados por Israel, o Hamas já lançou uma campanha de vingança sangrenta, incluindo execuções sumárias, contra grupos palestinos que escaparam de sua hegemonia durante a ofensiva israelense. Essa disputa interna é facilmente manipulável e pode se transformar numa negação dos acordos de paz recentemente assinados pelo Hamas. Essa constante elevação do risco sempre foi a estratégia preferida de Netanyahu para se manter no poder e, de fato, ele usa a ferocidade do Hamas como desculpa para fortalecer sua posição como primeiro-ministro. O eclipse político de Netanyahu, observam analistas, provavelmente está sendo acelerado pela crescente disposição da atual oposição parlamentar israelense — liderada pelo jornalista de televisão Yair Lapid, ex-primeiro-ministro por cinco meses em 2022 e líder do Partido de Centro — em chegar a acordos com os países árabes. Esses acordos poderiam incluir a expansão da representação da Autoridade Nacional Palestina, estabelecendo, assim, gradualmente, um Estado palestino de pleno direito. Essa possibilidade está absolutamente fora de questão sob Netanyahu. De fato, a repetida e sugestiva referência do presidente Trump a Yair Lapid, durante seu discurso no Knesset, não passou despercebida a ninguém. Historicamente, esta não é a primeira vez que um primeiro-ministro que vence uma guerra perde uma eleição e é substituído. O caso mais notável é o de Winston Churchill, que, nas eleições de 1945, foi derrotado de forma contundente pelo Partido Trabalhista, de Clement Attlee, que obteve uma vitória e uma maioria parlamentar esmagadoras. E, em Israel, uma mudança de governo reavivaria a popularidade de um país que, certa ou erradamente, a intransigência de Netanyahu isolou internacionalmente.   Edoardo Pacelli Jornalista, ex-diretor de pesquisa do CNR (Itália), editor da revista Italiamiga e vice-presidente do Ideus  Fonte: O ‘day after’ de Gaza | Monitor Mercantil

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“Mai dimenticare”: l’uccisione di Dar’ja Dugina e la strage di Beslan

Verona – Memento. Di assassinati dalla ferocia politico-terroristico-integralistica (di Stati e formazioni canaglia) innescata per dar spallate alla Russia nel miraggio d’una sua molto improbabile destabilizzazione. Tragica storia contemporanea riannodata, quindi, nella sala convegni al primo piano del Liston 12, in piazza Bra. A tu per tu con l’Arena, anfiteatro romano probabilmente eretto nel I secolo d. C., emblema della città scaligera, celebre a livello internazionale per il festival lirico estivo di musica operistica. Perché il ricordo non diventi consuetudine (cerimonia talvolta noiosa e per atto dovuto) ma resistente argine all’oblio, magari all’insabbiare, al manipolare col dissenno di poi. Vita mortuorum in memoria est posita vivorum, la vita dei morti sta nella memoria dei vivi (citazione di Marco Tullio Cicerone). Nel rispetto del ripetuto “mai dimenticare”, s’è svolto un incontro rievocativo di due drammi distanti tra loro negli anni ma da stesse radici e dinamiche dell’estremismo efferato per procurare più dolore ed implosione possibile: l’omicidio (nell’italietta della neo linguistica “politicamente corretta” l’avrebbero definito “femminicidio”) di Dar’ja Dugina (Darya Aleksandrovna Dugina, nota anche con lo pseudonimo di Dar’ja Platonova, Mosca, 15 dicembre 1992, giornalista ed analista politica, figlia di Aleksandr Gel’evič Dugin, filosofo e politologo) nell’attentato del 20 agosto 2022 a Bol’šie Vjazëmy, presso Mosca, tramite un ordigno esplosivo collocato nell’auto su cui stava viaggiando. E l’atroce e disumana strage nella scuola N. 1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, tra il 1º ed il 3 settembre 2004, compiuta da separatisti ceceni e fondamentalisti islamici, con un totale di 386 morti (334 tra i 1.127 presi in ostaggio, alcuni spirati successivamente, di cui ben 186 minorenni, più una decina tra polizia, civili e soccorritori, 11 membri delle Forze Speciali russe, 31 terroristi) e circa 730 feriti.         Sono intervenuti davanti ad un partecipe uditorio Vito Comencini (ex deputato ed attuale leader di “Popolo Veneto”, nonché presidente del Centro Studi “Suvorov”); Marina Kholodenova (presidente di “Russkij Dom”) con i suoi auspici pur nella presa d’atto della grave attualità; Ennio Bordato (presidente dell’Associazione “Aiutateci a salvare i bambini ODV – Organizzazione di volontariato” di Rovereto) in lucida, corrosiva, realistica analisi, controcorrente rispetto alla vulgata propinata, se non imposta, da media falsificatori; Eliseo Bertolasi (presidente del “Movimento Internazionale Russofili” e traduttore del libro di Dar’ja Dugina “Ottimismo escatologico”), nei suoi articolati e commossi ripercorsi del rapporto diretto con Dar’ja Dugina. Pagine dolorose da preservare nel tempo ad ogni costo, “in tutta luce e verità”. Non come le vittime del famigerato decreto emanato da Adolf Hitler il 7 dicembre 1941, dalla locuzione Nacht und Nebel (Notte e Nebbia), per far letteralmente sparire nel nulla informativo oppositori al regime nazista, agenti segreti alleati ed altri…   Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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“Krínomai illumina L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026

    Il 6 e 7 settembre 2025 L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, si riempirà di suoni con 300 musicisti in 18 location del Centro Storico, tra concerti, mostre e incontri. In particolare, domenica 7 settembre 2025, il Palazzo Storico Tre Marie sarà illuminato a partire dalle ore 10.00 dalla mostra di un artista visionario: il maestro Pierpaolo Mancinelli. Alle ore 17.00 sarà presentato il secondo numero di “Krínomai – Rivista italiana di storia e critica delle Arti”. La presentazione della rivista sarà così articolata: saluto iniziale dell’imprenditore Alido Venturi; la lectio sull’Aquila simbolica tenuta dalla nota saggista Maria Grazia Lopardi; l’atteso intervento di teologia della Bellezza da parte del celebre filosofo e teologo don Luigi Maria Epicoco, che all’Aquila vive e opera pastoralmente; la riflessione sulla straordinaria valenza economica, ambientale e sociale del design e dell’arte in generale del prof. Francesco Lenoci (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); le conclusioni a cura della maestra Pamela Blago (vicedirettrice della Rivista) e del prof. Francesco Danieli (storico e iconologo, direttore della Rivista). Ingresso libero. * * * Gli Autori di “Krínomai” sono Donne e Uomini di estrazione prevalentemente accademica, ma poco inclini al dogmatismo cattedratico, che scelgono di “mettere in discussione se stessi”, prima di “mettere in discussione” gli altri e il loro lavoro, rapportandosi all’infinito universo del Bello. “Krínomai” è un balcone, un binocolo, una lente, un palcoscenico. “Krínomai” è un luogo di Critica (da cui il titolo greco) nel senso più autenticamente etimologico del termine: ossia una fornace di idee in cui si compie quel misterioso processo alchemico di purificazione del “sé”, che fa mutare i metalli in oro. (Francesco Danieli) * * *   “Krínomai” è una rivista che coglie in grandangolo l’Arte italiana nelle sue più diverse concretizzazioni, composta nel secondo numero da 224 pagine a colori. Magazine attento ai talenti emergenti nelle Arti, all’Artigianato artistico ma pure alle realtà imprenditoriali di pregio, dimostra particolare attenzione a figure, correnti e opere ormai storicizzate, ma anche alle questioni contemporanee, come dimostrato dall’editoriale del direttore Francesco Danieli sul destino delle Arti nell’era delle intelligenze artificiali, che mette in luce opportunità e pericoli della creatività algoritmica. Numerosi i saggi, vari per tema e sensibilità degli autori, provenienti dalle fila della migliore intellettualità italiana del momento. Rispetto al primo numero, uno spazio ancora più ampio è offerto alla poesia, con componimenti di Regina Resta, Francesco Rizzo, Rocco Marra e Paola Maritati. Sono presenti recensioni di nuove pubblicazioni (a cura di Laura Minerva e Cesare Orlando), ma anche saggi critici sui Artisti noti o emergenti (a cura di Maria Grazia Melandri, Pamela Blago e Francesco Danieli) o segnalazioni di imprese che investono su Bellezza e innovazione (a cura di Gabriele Federico e Maria Luisa Sergi). Presenti firme importanti nel panorama culturale italiano: il critico letterario Cesare Milanese (Roma), che si sofferma sugli scritti di Carla Vistarini, nota paroliera musicale italiana ma anche autrice di romanzi. La saggista Maria Grazia Lopardi (L’Aquila), studiosa di simbologia in Italia, che tratteggia L’Aquila esoterica. L’economista Francesco Lenoci (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), che coglie la valenza economica, ambientale e sociale del design. L’ex viceministro agli Esteri Franco Danieli (Roma), artista/sodale di artisti, che firma un pregevole contributo sull’esperienza umana e pittorica di Alessandro Kokocinski (1948-2017). Lo storiografo salentino Paolo Vincenti (Lecce), con un contributo sullo stratega bizantino Giorgio Maniace, arraffatore di reliquie. La storica dell’Arte Maria Teresa Funtò (per anni a Bologna), che traccia il profilo complementare degli artisti-intellettuali ottocenteschi Pietro Cavoti e Gioacchino Toma. E poi ancora il docente, giornalista e critico musicale Cesare Orlando (Roma), che tratteggia i passaggi della rivoluzione punk in Gran Bretagna al tempo di Margaret Thatcher. Vincenzo Sardelli (Milano), docente, giornalista e critico teatrale, che pone all’attenzione del lettore la performance “Butchers Capsule”, andata in scena alla Triennale di Milano per il FOG (Performing Arts Festival) 2025. Il tatuatore Giancarlo Capra (Lodi), che offre spunti storico-antropologici sull’arte del tattoo, contro ogni pregiudizio. Il Direttore Danieli firma pure un saggio sullo scultore rinascimentale Cristoforo Solari, detto il Gobbo, del quale recentemente e in modo ottimale è stato collocato in Duomo, a Milano, un magnifico Cristo alla colonna in marmo, per secoli nella Sagrestia dei Canonici e non visibile ai più. La vice Pamela Blago (Milano) presenta invece l’arte pittorica di Roberto Ferri, curando in postfazione la prima lezione, su “I colori”, di KrinoKids. Rubrica per i più piccoli introdotta fin dal primo numero e di cui è curatrice. La rivista viaggia tanto sul cartaceo, quanto sul digitale. Fonte: Goffredo Palmerini

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La Perdonanza nel Monastero San Basilio

Presentazione degli eventi della 19.ma edizione di Cordata per l’Africa, la Perdonanza nel Monastero San Basilio, il più antico della città, eventi di solidarietà per raccolta fondi per le monache Benedettine Celestine “Le Capitali Celestiniane della Pace verso il Giubileo”.   L’AQUILA, 22 agosto 2025 – Quest’anno la manifestazione si inserisce nel percorso “Le Capitali Celestiniane della Pace verso il Giubileo”, rinnovando l’intreccio tra fede, arte, musica, letteratura e impegno sociale che da quasi vent’anni caratterizza la Cordata. Il corposo e variegato programma, che è stato presentato questa mattina, in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tutte le componenti coinvolte nella 19.maCordata X l’Africa, prevede conferenze, tavole rotonde, concerti nella clausura, mostre d’arte e fotografia, proiezioni e momenti di riflessione, con la partecipazione di esponenti del mondo culturale, religioso e istituzionale, tutti uniti da un unico obiettivo: offrire sostegno concreto alle missioni delle monache Celestine attraverso la raccolta fondi. PROGRAMMA Venerdì 22 Agosto 2025 Monastero San Basilio ore 11:00 PRESENTAZIONE E CONFERENZA STAMPA DEL PROGRAMMA PARTECIPAZIONE DI TUTTE LE COMPONENTI DELLA “CORDATA 2025”  ore 12:00 Monastero San Basilio INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA OMAGGIO AD AUGUSTO PELLICCIONE a cura di ANTONIO GASBARRINI V edizione della Rassegna interdisciplinare “Seminiamo Arte” ideata e organizzata dal MuBAq Museo dei bambini L’Aquila  ore 17:00 Monastero San Basilio INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA ITINERANTE “OBIETTIVO CELESTINO” a cura dell’Accademia Sulmonese di Fotografia Intervengono ROSSELLA CIURLA Presidente Accademia Sulmonese di Fotografia LUCIANO FAGAGNINI Curatore della Mostra  a seguire ore 17:15 Monastero San Basilio TAVOLA ROTONDA “L’AREA CELESTINIANA DEL MORRONE” Legge Regionale 14/2005 Introduce ANGELO DE NICOLA Giornalista Amici di San Basilio GIULIO MASTROGIUSEPPE Saluti Associazione Celestiniana Sulmona PIERLUIGI BIONDI Sindaco del Comune dell’Aquila ROBERTO SANTANGELO Assessore Regione Abruzzo Intervengono MASSIMO VERRECCHIA ROSA GIAMMARCO Presentatore della Legge Vice Presidente Giostra Cavalleresca 22 AL 31 AGOSTO 2025 DOMENICO TAGLIERI MASSIMO SERICOLA Conclusioni Presidente Fondazione Carispaq Direttore regionale Musei d’Abruzzo LUCA TIRABASSI – Sindaco di Sulmona Modera GIOVANNI RUSCITTI Giornalista  ore 19:00 Monastero San Basilio “NOTE NELLA CLAUSURA” OMAGGIO MUSICALE Serenata di mezza estate in duo: Fabrizio Casu e Mircea Popescu violini Musiche di BENEDETTO MARCELLO, ANDREI POPESCU, W. AMADEUS MOZART, J. S. BACH, CHARLES-AUGUSTE DE BÉRIOT, ANTONIO DE CURTIS Arrangiamento di F. CASU, ANTONIO VIVALDI — Sabato 23 Agosto 2025 ore 11:00 Monastero San Basilio CULTURA NELLA CLAUSURA “Celestino V e Einstein” dialogo a due voci CLAUDIO ANTA – Autore del libro “Bertrand Russell and Albert Einstein. Builders of Peace” (Berlin, Lit Verlag, 2025) ANGELO DE NICOLA – Autore di del libro “I Papi e Celestino V” (One Group Edizioni, 2022) Introduce SABRINA GIANGRANDE Giornalista, Amici di San Basilio ore 16:00 Auditorium Renzo Piano 3^ EDIZIONE SUMMIT “IL PERDONO NUTRE IL MONDO” “La speranza dà coraggio e apre al futuro” Introduce ANGELO DE NICOLA Giornalista Amici di San Basilio modera FRANCESCA POMPA Presidente One Group Saluti Istituzionali Intervengono MICHELANGELO TAGLIAFERRI Socio Fondatore e Presidente Accademia di Comunicazione MARIASTELLA GELMINI – Senatrice LUCIANO GUALZETTI Direttore Caritas Ambrosiana FRA GIULIO CESAREO Responsabile della comunicazione Sacro convento di San Francesco in Assisi; MARCELLO BALESTRA Produttore discografico, talent scout, scrittore ERNESTO ALBANELLO MARINA SCIPIONE CARMINA GALLUCCI Psicoterapeuta Psicoterapeuta, Presidente Centro Se.Ra. (Senza Rancore) Avvocata.  Al termine, nel cortile del Monastero di San Basilio, “APERITIVO CELESTINIANO” di sensibilizzazione per la raccolta di fondi a sostegno del Monastero stesso e delle sue Missioni in Africa, a Bangui, e nelle Filippine intitolate a Celestino V delle Monache Celestine Benedettine. A CURA DI SCHERZA COL CUOCO (0862204470) — Domenica 24 Agosto 2025 ore 10:00 Monastero San Basilio SANTA MESSA ore 11:00 Monastero San Basilio CULTURA NELLA CLAUSURA • PAPA PIO XII E IL SUO MIRACOLO DI UNA GUARIGIONE Prenotazioni 0862-204470 LIVIO SPINELLI • “INCONTRI UMANI DI GES”- I mille giorni di Gesù che rivoluzionarono il mondo DON GIOVANNI DI MICHELE S.J. Introduce e Conclude GIANCARLO SILVERI Modera ANGELO DE NICOLA Giornalista Amici di San Basilio  ore 17:00 Monastero San Basilio II EDIZIONE “CANTIERE PER L’INCLUSIONE” Viaggio nelle emozioni e nelle esperienze di famiglie con autismo che, grazie alla città dell’Aquila, hanno ritrovato una nuova vita. Ispirato ai valori della Perdonanza Celestiniana (accoglienza, ascolto e condivisione senza pregiudizi) il docufilm racconta storie autentiche di rinascita e bellezza. Con la partecipazione delle famiglie protagoniste, della voce sensibile di VALENTINA GULIZIA, interprete delle loro emozioni, e del regista MANUEL DE PANDIS Introduce DARIO VERZULLI – Autismo Abruzzo Aps Partecipano SABRINA GIANGRANDE Giornalista, Amici di San Basilio MONS. STEFANO DE PAULIS – Rettore Basilica di Collemaggio  ore 19:00 Monastero San Basilio “NOTE NELLA CLAUSURA” Il gruppo vocale e strumentale CONCENTUS SERAFINO AQUILANO diretto da MANLIO FABRIZI Presenta “GOCCE DI PERDONO UNISCONO I POPOLI” Dopo il Perdono la Gioia VIII Edizione Concerto per coro, voci recitanti e strumenti. Musiche e arrangiamenti di MANLIO FABRIZI Ricerca e testi originali EULALIA CATERINA ROSATI DIANA PETTINELLI pianoforte flauto contrabbasso MARTA VITALIANI TONINO IEIE MICHELA D’AMORE percussioni  ore 21:15 Monastero San Basilio MARATONA ORATORIA SULLA CULTURA Evento promosso dal Rotary Club Gran Sasso d’Italia Introducono ALFONSO CALZOLAIO, CARLA LETTERE, ANGELO DE NICOLA Coordina GIULIO MASCARETTI Presidente Rotary Club Gran Sasso d’Italia Past President Rotary Club Gran Sasso d’Italia Giornalista Amici di San Basilio Rotary Club Gran Sasso d’Italia — Lunedì 25 Agosto 2025 ore 11:00 Monastero San Basilio CULTURA NELLA CLAUSURA Proiezione del documentario IL CIBO DELL’ANIMA “STORIE DI CLAUSURA” di PIERO CANNIZZARO e anteprima del documentario L’AQUILA RINATA di PIERO CANNIZZARO Introducono PIERO CANNIZZARO PIERCESARE STAGNI Regista Presidente della Film Commission Abruzzo GIOVANNI SFARRA – Filmmaker ANGELO DE NICOLA Giornalista, Amici di San Basilio Modera SABRINA GIANGRANDE Giornalista, Amici di San Basilio. Segue dibattito In tutti gli eventi RACCOLTA FONDI per le Monache Celestine Benedettine. ore 17:00 Monastero San Basilio TAVOLA ROTONDA IL CORPO E LA PAROLA: CELESTINO V TRA RELIQUIE E LETTERATURA • “EVOLUZIONE DEL CULTO DELLE RELIQUIE” a cura di PROF. MATTIA IOANNUCCI – Liceo Artistico Fulvio Muzi L’Aquila, Segretario Sacra Lipsanoteca, Arcidiocesi Metropolitana dell’Aquila “LE OSSA SENZA PACE DI UN POVERO CRISTIANO” a cura di DOTT. LUCA VENTURA Sacra Lipsanoteca, Arcidiocesi Metropolitana dell’Aquila Perito Medico “RELIQUIE LETTERARIE CELESTINIANE” a cura di PROF.SSA MARIA LAURA PALERMI Liceo

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Lapidario commento di Khariton Tatrov, sindaco della città osseta in visita a Verona:

  «Beslan oggi? Una città dal “tempo diviso”, tra “prima” e “dopo” il massacro!»            Verona – Archiviato l’incontro ufficiale a Palazzo Barbieri col primo cittadino della città scaligera, Damiano Tommasi, il sindaco di Beslan (Ossezia Settentrionale-Alania, capoluogo del Pravoberežnyj rajon, Ciscaucasia, Russia), Khariton Sergeevich Tatrov, il suo vice Irbek Kanitemirov, l’interprete e presidente dell’Associazione culturale Russkijdom (“Casa Russa”) di Verona, Marina Kholodenova, il rappresentante diplomatico in Italia dell’Ossezia del Sud, nonché presidente dell’Associazione Amici di Beslan, Mauro Murgia ed il presidente dell’Associazione Veneto-Russia, Palmarino Zoccatelli, hanno dialogato presso il Liston 12, in piazza Bra, con altre personalità (tra cui Vito Comencini di “Popolo Veneto”, Roberto Castelli di “Partito Popolare del Nord”, Stefano Valdegamberi, consigliere della Regione Veneto ecc.).    Beslan è tristemente connessa al massacro che vi venne perpetrato tra il 1° settembre (primo giorno dell’anno scolastico in Russia, detto pure “Giorno della conoscenza”) e nei due giorni successivi del 2004. Quando 32 efferati terroristi (separatisti ceceni – non riconosciuta Repubblica cecena di Ichkeria – ed ingusceti, fondamentalisti islamici, comprese due o più donne vestite di nero – le “vedove nere”, chyornaya vdova, shahidka, formazione di suicide cecene – , ma il totale degli attentatori è tuttora incerto e non si sa con esattezza se qualcuno, approfittando dell’estrema confusione degli scontri finali, sia riuscito a fuggire o meno), 21 dei quali avevano assunto eroina e 3 marijuana per garantirsi il massimo della resistenza anche in condizioni fisiche estreme, fecero irruzione nella Scuola N. 1 sequestrando 1.127 persone tra adulti e bambini.    Nel corso dei sanguinosi eventi e dopo l’intervento degli Specnaz/Spetsnaz (Forze speciali russe) si contarono 386 morti (334 ostaggi, alcuni spirati successivamente, tra i quali 186 minorenni), più una decina di decessi tra polizia, civili e soccorritori e circa 730 feriti.    Circa 800 persone sopravvissero, molte rimanendo mutilate ed un certo numero di bambini orfano e con gravi ripercussioni psicologiche per il loro futuro. 31 dei 32 criminali (dato ufficiale ma ritenuto presunto) rimasero uccisi e fu catturato vivo solo Nurpaša Aburkaševič Kulaev (Nur-Pashi Aburkashevich Kulayev, ceceno, poi condannato all’ergastolo). Almeno due sequestratori feriti furono linciati dai genitori dei bambini. 11 soldati dell’esercito russo, Unità Vympel, membri delle Forze OMON (acronimo di Otryad Mobil’nyj Osobogo Naznacheniya (“Unità di Pronto Intervento Speciale” o “Unità Mobile per Scopi Speciali”) e del Gruppo Alpha morirono in azione, fra cui lo stesso comandante dell’Alpha, dall’identità non divulgata pubblicamente.    Il Comitato Madri di Beslan, fondato nel 2005, è tra i probabili candidati al Premio Nobel per la Pace 2025 che verrà assegnato ad Oslo, in Norvegia.    Tramite l’indispensabile “ponte linguistico” di Marina Kholodenova, Khariton Tatrov ha voluto rimarcare alcuni aspetti.    «La tragedia della Shkola N. 1 è stata molto molto grave, pesante. Tutto il mondo ha provato dolore profondo. Oggi, Beslan è una città dalla storia divisa: il tempo è separato tra “prima della strage” e “dopo la strage”, tra prima e dopo i fatti luttuosi».    «Voglio ringraziare il popolo italiano che è stato il primo che ci ha dato una mano di vicinanza e solidarietà, anche adesso. Continua tuttora questo collegamento con tante località italiane che ricordano e c’invitano in manifestazioni d’amicizia, In questi ventuno anni molte città italiane hanno firmato con noi dei memorandum contro il terrorismo, per l’amicizia, per la pace».    «La scuola dov’è avvenuto il dramma è rimasta come allora, al termine dei tre giorni di terrore. È diventata un museo, un memoriale. Ogni giorno arrivano circa ottocento persone in visita dall’estero. All’interno sono esposte le foto delle vittime, le poche cose che sono rimaste dei bambini, delle vittime».    «Il simbolo del massacro è un angelo con un’ala sola. S’ispira al ritrovamento d’una bambina morta. Senza un braccio. Durante il nostro incontro ufficiale in Municipio, abbiamo donato la realizzazione artistica dell’angelo con un’ala sola al sindaco Tommasi che ha ricambiato con la maglia da calciatore contrassegnata “Tommasi 17” (sic, n.d.a.). L’angelo con un’ala sola rappresenta l’immensa sciagura dei primi tre giorni di settembre 2004. E dell’immane dolore successivo».    «Ogni anno, dal 1° al 3 settembre, nella ricorrenza, cioè, di quelle atrocità, ci sono i Giorni della memoria, quando giungono tante persone da ogni provenienza. L’anno scorso, alla celebrazione dei vent’anni da allora, è venuta dall’Italia una delegazione composta da 25 persone».    L’arrivederci col sindaco Tatroy è al 21° anniversario della raccapricciante carneficina, dal 1° al 3 settembre p.v., quando Palmarino Zoccatelli, Vito Comencini, Mauro Murgia ed altri si recheranno a Beslan per partecipare alla commemorazione. Tra le cerimonie è prevista l’inaugurazione di un’edicola con la statua della Madonna di Beslan offerta dagli italiani, nell’abbraccio dolente a chi morì, patì e sopravvisse a quell’abisso di sconvolgente infamia terroristico-fondamentalista senza alcuna pietà. Servizio e foto Claudio Beccalossi

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Quando il bene fa notizia!

Inaugurazione della Nuova Scuola a Tiwi, Kenia. Inauguration of the New School in Tiwi, Kenya 31 Luglio 2025 Francesca Lippi      Il nuovo istituto è stato realizzato grazie alle donazioni di molti sostenitori. E’ stata inaugurata ieri, 30 luglio, la nuova scuola diretta da madame Celine, a Tiwi, provincia di Diani, nel Kenia sud- orientale. Come potete vedere dalle immagini i bambini ringraziano tutti i donatori, dopo aver dedicato loro una poesia, dei canti e delle danze tradizionali. Anche madame Celine, visibilmente emozionata, ha ringraziato i volontari e i donatori che hanno permesso, in un breve lasso di tempo, di realizzare qualcosa che, fino allo scorso anno, sarebbe stato impensabile. (F.L.) The new school was built thanks to the donations of many supporters. It was inaugurated yesterday, July 30th, the new school led by Madame Celine, in Tiwi, Diani province, in southeastern Kenya. As you can see from the images, the children thank all the donors after dedicating a poem, songs, and traditional dances to them. Madame Celine, visibly moved, also expressed her gratitude to the volunteers and donors who made it possible, in a short amount of time, to create something that, until last year, would have been unthinkable. (F.L.)

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