Zelensky, il patriota che qualcuno scambia per guitto

Tra retorica da teatrino e realtà di un popolo che resiste

C’è chi ama definire Volodymyr Zelensky “il guitto di Kiev”, come se guidare un Paese sotto le bombe fosse un esercizio di cabaret. Una definizione curiosa, soprattutto se si pensa che parliamo di un uomo con solide basi culturali, laureato in economia e diritto, non certo l’ultimo arrivato al circolo delle imitazioni.

Si potrebbe sorridere, se non fosse che in gioco non c’è uno spettacolo di provincia, ma la sopravvivenza di una nazione. Zelensky, infatti, non ha scelto di abbandonare la scena al primo colpo di cannone: ha preferito restare accanto al suo popolo, con la dignità di chi difende la propria casa e la propria libertà. Non è un attore che recita un copione, ma un presidente che ha deciso di viverlo sulla pelle.

E allora, quando si insinua che il suo sostegno internazionale sia frutto di un’operazione da burattinai, viene da sorridere amaramente. Perché l’appoggio di gran parte dell’Occidente non è la folla che applaude un teatrino da piazza, ma il riconoscimento concreto, politico, economico e morale di un popolo che non vuole piegarsi.

Naturalmente, la storia darà i suoi verdetti, come sempre. Ma già oggi possiamo dire che Zelensky non sarà un genio della geopolitica, né un condottiero rinascimentale: è però un patriota autentico, uno che non ha abbandonato la nave quando affondava.

Certo, non sarà neppure Machiavelli, ma nell’ora più buia ha dimostrato ciò che conta davvero: coraggio, dignità, patriottismo. Qualità rare, che fanno sorridere amaramente quando qualcuno le scambia per cabaret.

E per concludere: In un mondo che troppo spesso si accontenta di applausi facili, Zelensky ha scelto la scena più difficile: quella della realtà. E se mai ci sarà una standing ovation, sarà la sua, non quella di chi recita copioni altrui.

Giuseppe Arnò

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