Quando la geopolitica sembra una partita in cui le carte vengono continuamente rimescolate e ai comuni mortali resta soltanto il compito di indovinare il bluff.
di Giuseppe Arnò
Dopo l’articolo dedicato ai Guns N’ Roses – pardon, a Grazie dei fiori – ci concediamo un’altra sosta in quel territorio sempre più affollato dove cronaca, propaganda e realtà sembrano contendersi lo stesso palcoscenico.
L’ultima notizia riguarda Donald Trump. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, un presunto piano iraniano per colpire il presidente americano sarebbe stato sventato dai servizi di intelligence. Trump, dal canto suo, ha ribadito di sentirsi da tempo il bersaglio numero uno del regime degli ayatollah e di aver impartito precise istruzioni affinché, qualora un attentato dovesse riuscire, la risposta degli Stati Uniti sia devastante.
Che a Teheran Trump non susciti particolari simpatie non è certo una rivelazione. Da anni le piazze iraniane vedono bruciare enormi fantocci raffiguranti il presidente americano. In fondo, in mancanza delle antiche bamboline trafitte dagli spilli, anche il fantoccio arrostito può rappresentare una moderna forma di catarsi politica.
Ma è un altro dettaglio ad attirare la nostra curiosità.
Viviamo nell’epoca dei record. C’è chi entra nel Guinness per la pizza più lunga, chi per la mozzarella più grande, chi si vanta di aver consumato centinaia di uova in poche settimane. E poi c’è chi, almeno secondo la narrativa ufficiale, organizza il funerale più partecipato della storia.
Anche qui, però, le carte del mazzo sembrano mischiate con una certa fantasia.
Si parla di decine di milioni di partecipanti alle esequie della Guida Suprema iraniana, con cifre rilanciate come se la matematica fosse diventata una disciplina opzionale. Saranno stati davvero quaranta milioni? Trenta? Venti? O quanti? Non lo sappiamo. E, francamente, in un tempo in cui ogni parte produce i propri numeri e smentisce quelli degli altri, pretendere una contabilità esatta rischia di diventare un esercizio di fede più che di statistica.
Del resto, Kahlil Gibran osservava che «un’esagerazione è una verità che ha perso la calma». Una definizione che sembra adattarsi perfettamente all’informazione contemporanea, dove ogni notizia nasce già accompagnata dalla sua smentita e ogni certezza dura lo spazio di un titolo.
Resta però una domanda che continua a bussare alla porta della memoria.
Durante le grandi proteste che hanno attraversato l’Iran, il mondo occidentale seguiva quotidianamente gli eventi. Le stime sulle vittime variavano enormemente: alcune fonti parlavano di poche migliaia, altre di numeri assai più elevati, mentre la chiusura quasi totale di Internet rendeva estremamente difficile ogni verifica indipendente.
Poi, quasi all’improvviso, il silenzio.
Che fine hanno fatto quei manifestanti? Dove sono finite le promesse di sostegno pronunciate nei giorni più drammatici della repressione? Perché oggi nessuno sembra più parlarne?
Sono interrogativi che rimangono sospesi, mentre l’attualità corre dietro a nuove emergenze, nuovi conflitti, nuovi annunci e nuove smentite.
Confucio sosteneva che «si può indurre il popolo a seguire una causa, ma non far sì che la comprenda». Forse il filosofo cinese aveva intuito, con qualche millennio d’anticipo, il destino dell’informazione del XXI secolo.
Ogni giorno assistiamo a ordini, contrordini, ultimatum, tregue annunciate, tregue negate, minacce irrevocabili che diventano trattative il mattino seguente. Nel grande poker planetario qualcuno distribuisce le carte, qualcuno rilancia e qualcun altro cambia le regole della partita mentre il mazziere è ancora all’opera.
Noi, dal tavolo dei semplici spettatori, continuiamo a osservare.
Con un dubbio crescente: più che capire ciò che accade, ormai ci viene chiesto di scegliere a quale versione credere.
E, se possibile, senza nemmeno sbirciare le carte dell’avversario.
Chiusura in stile Montanelli
Un tempo si diceva che la storia fosse maestra di vita. Oggi sembra piuttosto una conferenza stampa permanente: ogni dichiarazione viene corretta dalla successiva e ogni verità resta valida fino al prossimo comunicato. Se qualcuno, da Washington, Teheran, Bruxelles o altrove, volesse gentilmente distribuire un regolamento definitivo della partita, noi lettori gliene saremmo sinceramente grati. Almeno sapremmo se stiamo assistendo a una partita di poker… o all’ennesimo gioco delle tre carte.
“Non pretendiamo che ci dicano tutta la verità. Ci basterebbe che la cambiassero un po’ meno spesso.”
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