Giorgia Meloni a Rimini: applausi, idee chiare e un pizzico di spettacolo

Se qualcuno pensava che il Meeting di Rimini fosse un convegno serioso, fatto di sole tavole rotonde e silenzi compunti, quest’anno ha dovuto ricredersi. Perché quando è salita sul palco Giorgia Meloni, l’atmosfera è cambiata: applausi da stadio, cori d’incoraggiamento e un entusiasmo che neppure una rockstar di primo livello.
Altro che “malato d’Europa”: qui sembrava di assistere al ritorno in campo del campione tanto atteso.

La Presidente del Consiglio non si è limitata ai convenevoli. Ha subito messo in tavola i suoi “tre piatti forti”: riforma del premierato, autonomia differenziata e riforma della giustizia. Presentati come i “tre pilastri” del futuro, con la grinta di chi sa che non sta parlando di utopie, ma di lavoro concreto. Insomma, non le solite promesse da sagra di paese, ma il menù di governo per i prossimi anni.

Non sono mancati i passaggi più identitari: la condanna dell’utero in affitto (“non c’è nulla di moderno in tutto questo”) è stata accolta come uno slogan che difficilmente passerà inosservato. Chi era in sala ha annuito come se Giorgia stesse ricordando una verità ovvia, ma che pochi hanno il coraggio di dire a voce alta.

Sul fronte internazionale, Meloni ha mostrato un’Italia che non si vergogna più, anzi: da “malato d’Europa” a Paese che gioca “un ruolo centrale nel mondo”. Una trasformazione che lei ha rivendicato con fierezza, quasi come una madre che mostra i progressi del figlio dopo anni di sacrifici e cure.

E, ovviamente, non poteva mancare il capitolo sull’Europa: il monito a non rimanere condannati all’irrilevanza è suonato più come un invito che come un rimprovero. Un po’ come dire: “Sveglia ragazzi, se non ci diamo una mossa, restiamo seduti in panchina mentre il resto del mondo gioca la finale”.

Il tutto condito da quell’energia che ormai è diventata il marchio di fabbrica della Premier: parole semplici, tono diretto, la capacità di alternare fermezza e sorriso. Così, invece di un freddo discorso istituzionale, il pubblico si è trovato davanti a una vera e propria performance, con la differenza che qui non c’era uno spettacolo da vendere, ma un progetto politico da difendere.

di Redazione


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