Quando la geopolitica si gioca a colpi di like e stories
Chi dice e chi tace: questa volta Israele ha deciso di dire. E, a sorpresa, non attraverso generali, diplomatici o dossier ONU, ma tramite un drappello di influencer selezionati, inviati nella Striscia di Gaza per certificare, smartphone alla mano, che la fame non uccide come raccontano i media internazionali.
Propaganda ingannevole dei filo-palestinesi o realtà alternativa versione Instagram? Il dubbio rimane. Se davvero i gazawi muoiono ogni giorno per mancanza di cibo e acqua, Israele si ritroverebbe con un’accusa pesante da portare sulle spalle: quella di guerra genocida. Se invece la carestia fosse una messinscena, il cittadino globale avrebbe il sacrosanto diritto di saperlo. In attesa della verità, intanto, ci si affida a reels, dirette e stories.
E già che ci siamo, un altro interrogativo: perché gli ostaggi israeliani non vengono restituiti, vivi o morti che siano? Non sarebbe questo un modo per spegnere, almeno in parte, il motore della guerra, cioè la giustificazione stessa delle incursioni israeliane? Mistero! Nel frattempo, al posto delle trattative, si organizzano tour guidati con testimonial digitali.
Qualcuno dirà: “Israele ha pagato per far vedere ciò che vuole far vedere”. Ma il sospetto funziona anche al contrario: non è che pure chi documenta la fame riceva sponsorizzazioni più o meno trasparenti? In questa girandola di versioni, la verità sembra restare imbottigliata al checkpoint.
Perciò, calma. Giornalisti, opinionisti e politici, fate un respiro e ricordatevi che quando non si hanno certezze, la regola base del mestiere imporrebbe il condizionale. A meno che non vogliamo applicare l’adagio latino “in dubio pro reo”. Ma visto che qui di “rei” ce ne sono a bizzeffe, forse è meglio attendere luci più chiare e meno filtrate.
Nel frattempo, tocca ammetterlo: il conflitto israelo-palestinese ha appena guadagnato un nuovo campo di battaglia, quello dei social. Dove, tra un video su TikTok e una story su Instagram, si decide se a Gaza ci si muore davvero di fame o se il problema è soltanto di like mal distribuiti.
di Redazione