Damasco Express: tra arsenali, fughe e nuovi equilibri

L’ex presidente siriano Bashar al-Assad, sempre impeccabile nella sua posizione di “ultimo uomo in piedi che si è dimenticato di portare la sedia”, ha abbandonato la scena in quello che sembra l’ennesimo episodio della serie “Regimi che implodono senza preavviso”. Mentre i ribelli si dirigevano verso Damasco con la rapidità di un espresso, Assad pare abbia scelto la via dei cieli, presumibilmente su un aereo diretto a un posto lontano, molto lontano. Nel frattempo, in Israele, suonano i campanelli d’allarme più forti di quelli di un ospite indesiderato alla porta. Con l’arsenale chimico siriano che rischia di finire nelle mani di jihadisti, Tel Aviv ha lanciato raid chirurgici sui depositi. Un modo per dire: “Prima che arrivi qualcun altro, ce la vediamo noi”. Ma non sono solo i chimici a far tremare i polsi: Hay’at Tahrir al-Sham e compagnia cantante sembrano essersi iscritti al corso avanzato di “Come smantellare un esercito in dieci giorni”, ricevendo per premio l’accesso a sistemi di difesa aerea russi e altre chicche tecnologiche. Un modo per rendere il caos ancora più spettacolare! La caduta del regime siriano ha però sollevato più domande che un quiz a premi: Riusciranno i nuovi governanti a ricostruire la Siria, o si dedicheranno a discutere su chi debba tenere il telecomando della TV di Stato “liberata”? Che ne sarà delle basi russe a Tartus? Verranno trasformate in resort turistici gestiti dai ribelli? La popolazione siriana, dopo oltre un decennio di inferno, sarà finalmente in grado di sperimentare la pace o la pace rimarrà solo un miraggio? E mentre tutti cercano di capire dove porti questo labirinto geopolitico, Mosca e Teheran stanno vivendo la loro versione di un “Blue Monday” perpetuo. Perdere le basi strategiche e vedere crollare il corridoio verso Hezbollah non era certo nel loro piano quinquennale. E così, tra giochi di potere, piani segreti e festeggiamenti per strada, la Siria sembra pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua epica storia millenaria. Solo che, come in ogni buona narrazione mediorientale, la fine del capitolo rimane aperta: “continua nel prossimo episodio…”. Che dire? Come spettatori di questo intricato dramma, non possiamo che sperare in un lieto fine. E magari anche in una buona dose di “cervello collettivo”, giusto per variare un po’ il copione. Redazione

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Guerra in Ucraina – risoluzione europea

  La risoluzione del Parlamento Europeo: Il Parlamento europeo ha ribadito il suo sostegno all’Ucraina con una risoluzione simbolica, ma non vincolante, votata il 28 novembre 2023. Con 390 voti favorevoli, 135 contrari e 52 astensioni, l’atto riafferma l’impegno dell’UE a sostenere Kiev sia militarmente che finanziariamente. L’intento dichiarato è contrastare la minaccia rappresentata dall’aggressione russa e garantire la sicurezza europea. Contenuto e obiettivi della risoluzione: Il sostegno prevede forniture militari avanzate e una richiesta agli Stati membri di destinare lo 0,25% del PIL al supporto dell’Ucraina, aggiungendosi ai 118 miliardi di euro già stanziati. La risoluzione evidenzia l’importanza del coinvolgimento diretto dell’Ucraina in qualsiasi negoziato di pace e sollecita la comunità internazionale a esercitare pressione su attori terzi, come Corea del Nord e Cina, accusati di sostenere la Russia. La prospettiva geopolitica: Il Parlamento denuncia l’influenza crescente del “triangolo” Mosca-Pechino-Pyongyang, con accuse alla Corea del Nord di fornire truppe e alla Cina di sostenere militarmente la Russia. Questa dinamica amplifica le tensioni tra l’UE e la Cina, già complicate da questioni commerciali. Sanzioni sono suggerite anche contro Bielorussia e Iran. Divisioni politiche interne: Il voto ha mostrato fratture tra i gruppi politici europei: Favorevoli: Partiti centristi e moderati, tra cui Partito Democratico e Forza Italia, che vedono nel sostegno all’Ucraina un dovere morale e strategico. Contrari: Movimenti sovranisti e alcuni verdi, critici verso l’escalation delle spese militari e favorevoli a una maggiore enfasi su soluzioni diplomatiche. Astenuti: Rappresentanti di vari orientamenti politici, riflettendo incertezze su specifiche implicazioni della risoluzione. Tra gli eurodeputati italiani, il dibattito ha riflettuto queste divisioni: ad esempio, Alessandra Moretti (PD) ha votato a favore, mentre Sergio Berlato (FdI) si è astenuto. Criticità e interrogativi aperti: Coordinamento delle risorse: L’impegno richiesto agli Stati membri potrebbe entrare in conflitto con priorità interne, alimentando tensioni politiche nazionali. Escalation militare: L’aumento delle forniture belliche potrebbe peggiorare il conflitto, riducendo le probabilità di una soluzione negoziale. Ambiguità strategica: Il concetto di sostegno “per tutto il tempo necessario” lascia spazio a interpretazioni, ponendo interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di tale impegno. Conclusioni: Da una prospettiva critica e obiettiva, la risoluzione rappresenta un atto di solidarietà verso l’Ucraina, ma solleva dubbi su equilibrio e proporzionalità. Il Parlamento ha rafforzato la visione di un’Europa unita nel fronteggiare minacce comuni, ma le divisioni interne mostrano la complessità di bilanciare sicurezza collettiva, autonomia strategica e diplomazia.   Bandiere europee e ucraine negli edifici del Parlamento europeo a Strasburgo per ricordare i 1000 giorni dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. ARTICOLI CORRELATI: Ucraina: Parlamento UE promette sostegno (e tanti soldi)

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Agricoltura vittima della grande industria

Mercosur, Berlato (ECR/FdI): “Senza tutela UE, l’agricoltura è vittima della grande industria Strasburgo 27.11.2024 – «Con gli accordi UE-Mercosur, l’agricoltura diventa vittima sacrificale degli interessi di altri settori» questo è quanto riferito dall’Onorevole Sergio Berlato (ECR/FdI), membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervenuto a Strasburgo nel corso del dibattito in Plenaria sul futuro del settore agricolo e manifatturiero in Europa. «Quale futuro possiamo immaginare per l’agricoltura europea se continuiamo a fare scelte che costringono i nostri imprenditori agricoli a scontrarsi quotidianamente con la concorrenza sleale proveniente da altri paesi che possono esportare i loro prodotti in Europa, senza l’obbligo di rispettare le stesse regole che l’Unione Europea impone ai nostri imprenditori agricoli?». La questione posta ha trovato un valido esempio con gli accordi commerciali tra l’Unione Europea e Mercosur. «Un colpo gravissimo inferto ai nostri imprenditori agricoli – ha spiegato Berlato – agricoltori chiamati a subire le conseguenze di questi accordi che vedono, ancora una volta, l’agricoltura usata come merce di scambio da sacrificare sull’altare dell’interesse di altri settori». Gli imprenditori agricoli non sono i nemici dell’ambiente, ha affermato Berlato, piuttosto «sono indispensabili nella manutenzione e salvaguardia del territorio, anche per prevenire i dissesti natura idrogeologica». Infine, l’europarlamentare veneto ha voluto sottolineare l’assenza dell’Unione europea nel garantire un futuro agli imprenditori agricoli. «Che futuro possiamo offrire ai nostri imprenditori agricoli se non garantiamo loro prospettive di reddito e dignità, valorizzando la multifunzionalità delle attività agricole e la loro indispensabilità non solo dal punto di vista economico, occupazionale e sociale, ma anche dal punto di vista ambientale» ha concluso l’Onorevole Berlato nel suo intervento in aula. Ufficio Stampa on. Sergio Berlato Deputato Italiano al Parlamento europeo Fonte: www.vipiu.it

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Litigi in Parlamento: Scandalo o normale routine politica?

  Un recente episodio di tensione in Parlamento ha riportato sotto i riflettori il tema dei conflitti tra politici, suscitando reazioni contrastanti nell’opinione pubblica. Mentre alcuni lo considerano uno scandalo che mina il decoro istituzionale, altri lo catalogano come un normale evento della vita politica. Le aule parlamentari, da sempre, sono teatro di discussioni accese, talvolta sfocianti in veri e propri scontri verbali. È prevedibile, del resto, che in un contesto di dibattito costante, dove si confrontano visioni e interessi spesso diametralmente opposti, le tensioni emergano, non solo tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno dello stesso schieramento governativo. “Da che mondo è mondo, queste cose succedono,” affermano i più realisti, sottolineando come i conflitti siano parte integrante della dialettica politica. D’altra parte, gli episodi di aperta litigiosità possono lasciare perplessi i cittadini, che si aspettano dai propri rappresentanti maggiore compostezza e capacità di mediazione. Il vero interrogativo, tuttavia, non è se tali episodi debbano accadere, ma come vengano gestiti. La politica, per sua natura, è fatta di confronti, e persino di scontri. Sta ai protagonisti trovare un equilibrio tra la passione del dibattito e il rispetto delle istituzioni, per evitare che i litigi superino il limite della normale dialettica, rischiando di delegittimare il ruolo delle aule parlamentari agli occhi dell’opinione pubblica. Un episodio di routine? Forse. Ma ogni volta è un’occasione per riflettere sul modo in cui la politica può e deve esprimersi al servizio del Paese. di Redazione

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Il G20 è finito

Ieri si è concluso il vertice del G20 a Rio de Janeiro. L’obiettivo principale? Puntare sulla cosiddetta strategia del saluto francescano “pace e bene”, evitando discussioni accese tra i leader mondiali su temi scottanti come le guerre in corso in Europa dell’Est e in Medio Oriente. L’unico argomento su cui tutti erano d’accordo è stata la lotta alla povertà, che infatti è diventata il fulcro del documento finale. Alcuni Paesi avevano chiesto al padrone di casa, il presidente brasiliano Inácio Lula da Silva, di inserire una condanna esplicita alla Russia per l’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, per mantenere il clima disteso, si è optato per un messaggio più soft: un invito alla pace come unica via per fermare la guerra, incrementare gli interventi umanitari e diminuire l’intensità dei combattimenti. L’assenza di Trump si è fatta notare, soprattutto perché molti avrebbero voluto capire meglio la possibile direzione della politica americana, stante il ritorno del “tycoon” alla presidenza USA. La presenza di Biden, invece, era data per scontata, ma non ha suscitato particolare entusiasmo: la linea politica attuale degli USA è già nota. Tra i protagonisti spiccava il presidente cinese Xi Jinping, interlocutore strategico di lungo termine, considerando la sua permanenza al potere. Quanto a Putin, nonostante le garanzie di immunità offerte dal Brasile rispetto all’ordine d’arresto della Corte Penale Internazionale per i crimini di guerra in Ucraina, ha preferito non rischiare. Come si suol dire, meglio prevenire che curare! Macron ha fatto i complimenti a Meloni, e uno si chiede: “Ma perché?”. La risposta sta in questa strana alleanza tra Francia e Italia contro il famoso accordo commerciale tra UE e Mercosur, il mercato comune del Sud America (quello con Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, più Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Perù come associati). In sostanza, l’intesa farebbe arrivare in Europa  a prezzi concorrenziali prodotti agricoli e materie prime sudamericani. Però, con tutto quello che è successo in questi anni – dal cambiamento climatico alla guerra in Ucraina e la “guerra del grano” – gli agricoltori europei sono andati su tutte le furie. Risultato? Accordo bocciato! Tornando a Meloni, è stata una delle leader che si sono fatte notare, grazie alla sua energia diplomatica e agli incontri bilaterali e multilaterali, oltre che per la partecipazione al G20. Con lei c’erano anche la figlia Ginevra, un nutrito team di collaboratori e una squadra di bodyguard sempre al seguito. Per Rio de Janeiro, però, la visita di 56 delegazioni (di cui 23 capi di Stato) ha significato giorni di paralisi totale. Nonostante tutto, il summit si è chiuso senza problemi, anche se alla fine è stato più fumo che arrosto. Tutti contenti, quindi? Non proprio. La stampa italiana in Brasile, quella rappresentata dall’ASIB, si è sentita molto trascurata dalla terza carica dello Stato. Un vero peccato, considerando che il giornalismo è il cuore pulsante della democrazia e dei diritti. Ma si sa, la perfezione non sta nell’essere impeccabili, ma nel cercare sempre di migliorarsi. Speriamo che al prossimo summit ci sia molta più attenzione per tutti! Giuseppe Arnò Nella foto: Inácio Lula da Silva

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Azioni Governo

Benefici per un 1 milione e 100mila euro alle vittime di mafia e di reati intenzionali violenti 21/09/2024 11:27 ROMA\ aise\ – Ammontano a un 1 milione e 100mila euro i benefici deliberati dal Comitato di solidarietà per vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti, presieduto dal Commissario Felice Colombrino. In particolare, il Comitato ha assegnato 900 mila euro in favore di vittime di reati di tipo mafioso e dei loro familiari per i danni subiti in conseguenza di tali eventi. Sono poi stati concessi 206 mila euro in favore dei familiari di vittime di omicidio e di femminicidio, e in favore di vittime di violenza sessuale. Nell’ambito degli aiuti a favore delle famiglie affidatarie di minori orfani per crimini domestici o violenza di genere, sono stati riconosciuti sostegni economici – in particolare al diritto allo studio – attraverso la concessione di borse di studio e contributi per la frequenza presso convitti o istituti scolastici. Hanno partecipato alla seduta del Comitato di solidarietà rappresentanti dei ministeri dell’Interno, della Giustizia, dell’Economia e delle Finanze, del Lavoro e delle Politiche sociali, delle Imprese e del Made in Italy e della concessionaria Consap. (aise) 

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Tajani a New York

Il Ministro Tajani a New York per la 79° Assemblea Generale delle Nazioni Unite 21/09/2024 12:51 ROMA\ aise\ – Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, sarà a New York da oggi a martedì 24 settembre per partecipare, accompagnando la Presidente del Consiglio dei Ministri, alla settimana di Alto Livello della 79ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA). Il tema di quest’anno per il dibattito generale – “Non lasciare indietro nessuno: agire insieme per il progresso della pace, dello sviluppo sostenibile e della dignità umana per le generazioni presenti e future” – darà ai leader mondiali l’opportunità di esplorare risposte condivise alle sfide globali interconnesse per promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. In tale ambito, la missione consentirà al Ministro Tajani di riaffermare l’impegno italiano per una gestione regolare delle migrazioni, nel quadro del Processo di Roma lanciato nel 2023, e l’azione a tutto campo per lo sviluppo e la stabilità del continente africano. A New York particolare attenzione sarà dedicata alle principali crisi internazionali e al coordinamento con i partner nel quadro della Presidenza italiana del G7. Nella mattinata di lunedì 23 settembre Tajani presiederà, assieme al Segretario di Stato statunitense Antony Blinken, una riunione ministeriale del gruppo “G7+ Energia”, dedicata alle modalità di sostegno alle reti energetiche dell’Ucraina. Nella serata dello stesso giorno il Ministro presiederà una riunione informale dei Ministri degli Esteri G7, in cui si discuterà della situazione in Medio-Oriente, in Ucraina e degli altri scenari di crisi regionali. “La missione sarà l’occasione per rafforzare il nostro impegno come Presidenza G7 per affrontare le diverse crisi che continuano a minacciare la stabilità e la sicurezza globale. Partendo dall’Ucraina, discuteremo con i Partner di come assicurare il sostegno più efficace alle Autorità di Kiev, a partire dalla messa in sicurezza delle strutture energetiche del Paese, anche in vista dell’imminente arrivo dell’inverno. Affronteremo quindi la situazione in Medio Oriente per sostenere gli sforzi per un cessate il fuoco a Gaza e per limitare il rischio di regionalizzazione del conflitto” ha dichiarato il Ministro Tajani. Sempre nella giornata di lunedì 23 settembre, il Vice Presidente del Consiglio presidierà la riunione dei Ministri degli Esteri dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia) insieme al Gruppo “Amici dei Paesi dei Balcani Occidentali” (Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia e Slovenia), un’iniziativa in linea con l’impegno dell’Italia per rafforzare la cooperazione con i partner balcanici e favorirne le prospettive europee. Tajani parteciperà inoltre alla tradizionale riunione dei Ministri degli Esteri dell’Unione europea e avrà una serie di incontri bilaterali con Ministri degli Esteri di vari Paesi extraeuropei per discutere del rafforzamento delle relazioni bilaterali e delle collaborazioni regionali. Domani, 22 settembre, Tajani aprirà l’evento “Sport made in Italy: uno strumento per la crescita” presso il Consolato Generale, organizzato nel quadro della giornata dello sport italiano nel Mondo. L’iniziativa, promossa in collaborazione con la Lega Serie A, l’Associazione Giocatori NBA e la Federazione italiana di baseball-softball, vedrà la presenza della Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola e di numerose personalità del mondo sportivo e imprenditoriale. È un evento che si inserisce nel quadro dell’attività di diplomazia sportiva promossa dal Ministro sin dall’inizio del suo mandato. La tappa di New York è organizzata in risposta alla forte attrattività dello sport italiano presso il pubblico e gli imprenditori americani. (aise)

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ETIOPIA – CREDITO DALL`ITALIA

Etiopia: dall’Italia 22 milioni per l’agroindustria 22/09/2024 20:00 ROMA\ aise\ – Sviluppare il settore agroindustriale, creare nuovi posti di lavoro, incrementare le esportazioni di prodotti agricoli. Questi gli obiettivi del credito di aiuto da 22 milioni che l’Italia ha concesso all’Etiopia. Il prestito agevolato, già erogato per una prima tranche di 7 milioni, è stato concesso dal Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo, gestito da Cassa Depositi e Prestiti per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le risorse saranno impiegate per realizzare quattro parchi agroindustriali pilota e centri di trasformazione rurale nelle regioni Oromia, Amara, Tigray e SNNPR, con benefici diretti per i consumatori, il tessuto imprenditoriale agricolo e le comunità coinvolte. L’iniziativa – spiega Cdp – promuove il coinvolgimento del settore privato sia all’interno che intorno ai parchi agroindustriali e punta a migliorare la qualità, la sicurezza e la tracciabilità degli alimenti attraverso una gestione socialmente inclusiva e sostenibile dal punto di vista ambientale. Alle risorse erogate da CDP si aggiungono quelle donate dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: 2 milioni di euro a UNIDO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale che si occuperà di fornire assistenza tecnica agli enti etiopi coinvolti e di monitorare l’implementazione dell’iniziativa, e 750.000 euro al Governo per il sostegno logistico e il personale. L’operazione contribuisce a rafforzare la sicurezza alimentare, potenziare le infrastrutture e il sistema imprenditoriale locale in coerenza con le Linee Guida Strategiche Settoriali di CDP su “Cooperazione internazionale e finanza per lo sviluppo”. (aise) 

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“L’unità degli Stati islamici eliminerà Israele”

Nuovi attacchi delle Idf in Libano. Khamenei: “L’unità degli Stati islamici eliminerà Israele” L’attacco dal cielo delle Idf ha impresso un durissimo colpo alla Forza Radwan, già duramente colpita a luglio e gennaio. L’organizzazione ora resta sguarnita su più fronti Francesca Salvatore 21 Settembre 2024 – 14:06 Ascolta ora Nuova ondata di raid contro obiettivi di Hezbollah in Libano, a meno di ventiquattro ore dall’attacco che ieri ha decapitato Hezbollah. Secondo alcuni video diffusi su X, i nuovi attacchi sarebbe localizzati nei pressi del fiume Litani, vicino Khardali: le Idf hanno annunciato di aver colpito oltre 100 obiettivi nemici. In risposta all’operazione, una raffica da 100 razzi è stata lanciata dal Libano verso due caserme israeliane. La polizia ha ricevuto segnalazioni di esplosioni che hanno provocato danni e incendi: Lo riferiscono le Idf spiegando che il primo lancio di razzi, avvenuto intorno alle 14 verso Safed e Kiryat Shmona, comprendeva circa 25 razzi. Secondo le Idf, nell’arco di un’ora è stata lanciata una raffica contro la zona di Arab al-Aramshe e altri sono stati lanciati verso le alture del Golan. Poco dopo le 15.00 è stata lanciata un’altra sequenza contro l’Alta Galilea. Il premier libanese Najib Mikati ha dichiarato che non sarà a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a causa dei continui episodi di violenza con Israele. L’ufficio di Mikati ha riferito che il primo ministro avrebbe dovuto tenere il discorso all’Onu ma che ora discuterà delle mosse diplomatiche del Libano con il ministro degli Esteri Abdallah Bouhabib, che si trova attualmente a New York. Il bilancio del raid su Beirut Questa mattina, all’indomani del raid israeliano su Beirut, che ha ucciso Ibrahim Aqil, comandante della forza Radwan, Hezbollah ha identificato un secondo comandante ucciso insieme ad altri 15 pezzi da novanta del gruppo. Si tratta di Ahmed Wahabi, 60 anni, che, secondo quanto riferito dal Partito di Dio, avrebbe diretto le operazioni della forza speciale fino all’inizio del 2024, arrivando a dirigere l’unità centrale di addestramento dopo la morte di Wissam Tawil, ucciso in un raid a gennaio. Sale invece a 37 morti il bilancio dei morti, tra cui tre bambini, sette donne e tre siriani, il bilancio aggiornato dei raid israeliani di ieri. A fornirlo è stato il ministro della Sanità libanese, Firas Abiad, secondo cui si contano anche 68 feriti. Hezbollah fa sapere di aver scelto Ali Karaki e Talal Hamia al posto di Ibrahim Aqil e Fuad Shukr per la guida del Consiglio della Jihad. Lo ha reso noto il media saudita Al-Hadath, precisando che i due facevano già parte del Consiglio, composto da 7 membri. Karaki sarà il capo del comando sud di Hezbollah, responsabile delle attività militari nel Libano meridionale, Hamia sarà a capo dell’Unità 910, responsabile delle operazioni all’estero. Raid delle Idf su Beirut, uccisi 11 alti comandanti di Hezbollah: “Pianificavano un 7 ottobre in Galilea” Gli altri alti comandanti della Forza Radwan uccisi nell’attacco sono stati identificati dall’Idf come Samer Halawi, comandante della regione costiera; Abbas Muslimani, comandante della regione di Qana; Abdullah Hijazi, comandante della regione di Ramim Ridge; Muhammad Reda, comandante della regione di Khiam; Hassan Madi, comandante della regione del Monte Dov; Hassan Abd al-Satar, capo delle operazioni; e Hussein Hadraj, capo dello staff. Il plauso di Hamas e Hezbollah ai “martiri” “È con grande orgoglio che la resistenza islamica presenta oggi uno dei suoi grandi leader come martire sulla strada di Gerusalemme, e si impegna con la sua anima pura a rimanere fedele ai suoi obiettivi, alle sue speranze e al suo cammino fino alla vittoria“, hanno dichiarato i proxy filo iraniani in un comunicato diffuso da al-Manar, loro microfono, celebrando la morte di Aqil, nel quale conferma anche l’uccisione di Wahabi e degli altri. Con il raid chirurgico di Israele, intervenuto nel bel mezzo di una riunione operativa del gruppo, la forza di élite libanese resta completamente acefala: oltre ad Aqil e Wahabi, infatti, sono stati ucciswi anche Abu Yaser Atar e Al Hajj Nineveh. Società fittizie e infiltrati. Il blitz dei cercapersone pianificato per 15 anni A unirsi al cordoglio per la morte dei miliziani anche Hamas, promettendo vendetta per l’attacco aereo israeliano su Beirut costato la vita a 14 miliziani del movimento sciita libanese, tra cui cinque comandanti. “Questo crimine commesso dall’occupante è un atto sconsiderato per il quale pagherà un prezzo altissimo, e il sangue del martire, il leader Ibrahim Aqil alimenterà le fiamme che inghiottiranno questa entità artificiale“, si legge in una nota. Hamas ha ringraziato la Resistenza islamica in Libano per i “grandi sacrifici fatti” per continuare a sostenere il popolo palestinese. L’uccisione dei comandanti di Hezbollah è stato l’ultimo di una serie di colpi devastanti inferti al gruppo, avvenuti solo pochi giorni dopo che alcuni attacchi coordinati avevano fatto esplodere i suoi cercapersone e walkie-talkie. Il bombardamento di venerdì è stato il secondo in meno di due mesi in cui Israele ha preso di mira un comandante di alto rango di Hezbollah in un attacco aereo nella periferia meridionale di Beirut, ed è stato il singolo attacco israeliano più mortale nella zona da quando Hezbollah ha iniziato a lanciare razzi e droni nel nord di Israele a ottobre, spingendo le Idf a rispondere con regolari attacchi aerei in Libano. Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/guerra/raid-israele-su-beirut-decapita-forza-speciale-hezbollah-2371344.html

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