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Mimma Cucinotta intervista il regista Fabrizio Catalano
Verità e denuncia di Leonardo Sciascia: il regista Fabrizio Catalano prosegue l’opera del nonno Intrervista a cura di Mimma Cucinotta – direttore responsabile Paeseitaliapress.it Sommario: Una incursione nel mondo esplorativo e di denuncia di Sciascia. L’indagine anche se in una mutazione di genere è ancora in corso nella versione artistica in Italia e all’estero. La scomparsa di Majorana a Teatro e Todo Modo per la regia di Fabrizio Catalano brillante autore cinematografico, di saggi spazi di opinione. Una delle poche, autentiche voci scomode rimaste. Un sopravvissuto. Un irregolare. Sul filo della intelligibilità densa e netta di Leonardo Sciascia. Che di Fabrizio Catalano fu il nonno. Da un processo che guarda alla verità all’interno di una indagine di superamento del pensare monolitico e pacificatore, esaltando le differenze in una logica dialettica, Dunque quello di Sciascia, un viaggio verso la verità. Per la verità. Uno scavo nel dubbio e nel mistero anche sfidando la scienza tra i massimi interpreti che con chirurgico preveggente spirito critico è senz’altro Leonardo Sciascia un viaggio verso la verità. Per la verità. Uno scavo nel dubbio e nel mistero anche sfidando la scienza. Al centro il tragico. In un processo esplorativo nella storia della civiltà, la tessitura di costruzioni sociali e storiche sviluppa una trama che intreccia teorie del potere ad analisi trascinanti nel captare particolari minimi e grandi della realtà. Presentato nei suoi tratti fondamentali l’esame ridefinisce il “ritratto” contro costruzioni di verità surrogate intorno a dinamiche spesso accolte come certe, capaci di porre in essere un oscuramento della consapevolezza. Meccanismo tendente all’annullamento della ragione che diviene ostaggio della rappresentazione scenica di grande suggestione. Rappresentazione che azzera il dubbio. Interrogarsi sulle pratiche di costruzione della verità restituisce valore al dubbio elemento fondante di ricerca infinita della verità. Verità come esperienza di indagine. Si pone chiaramente un approccio epistemologico alla questione. Tra formulazione affermazione e analisi della realtà da un lato e, dall’altro una fenomelogia del mistero o appunto del dubbio legata al processo antropologico del concetto di verità. Ovvero un processo che guarda alla verità all’interno di una indagine conoscitiva di superamento del pensare monolitico e pacificatore, esaltando le differenze in una logica dialettica. Da cui il mondo delle emozioni, delle relazioni, della mente intesa non solo come ragione e, il mondo spirituale dell’uomo interagiscono dall’alto ad una verità generale. Diversamente da certa “conoscenza scientifica” che si afferma universale pretendendo essere riconosciuta tale,citando Raimon Panikkar Alemany (Barcellona, 2 novembre 1918 – Tavertet, 26 agosto 2010), filosofo, teologo, presbitero e scrittore spagnolo, di cultura indiana e spagnola. Noi “stiamo sopra”, a un livello sovrastante la realtà, secondo cui diversi orientamenti di pensiero possono accedere a distinte fonti intelligibili e concorrere alla comprensione della verità. Sosteneva così Panikkar mistico e teorico del pluralismo della verità. La filosofia di un metodo per giungere alla verità da confluenze di studi epistemologici. Un campo che ha suscitato fascinazione tra filosofi, letterati, poeti, scrittori di tutte le epoche anche se non per tutti è emerso quel modo di percepire alcuni aspetti dell’esistere e del morire per i quali fantasia, intuizione si traducono in immagini e vicende. Il cerchio della vita nel senso tragico della morte. All’interno del concetto di anthrôpos l’ indagine filosofica dell’esistenza in un intreccio tra dubbio e verità. Il nastro si riavvolge intorno al processo esplorativo e primordiale delle civiltà. Indagine che non sottrae spazio alla denuncia negli attraversamenti di ogni epoca, secondo codici filosofico-sociologici, letterari o razionali. Analisi coincidenti si trovano negli attraversamenti filosofici di Pierfranco Bruni, l’antropologo dallo sguardo epistemologico graffiante nei confronti della società, lungo una prospettiva di denuncia della verità sul piano esistenziale e metafisico. Citando (Arthur Schopenhauer 1788 – 1860) ” Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.” Nella nostra contemporaneità tra i massimi interpreti dei processi antropo-sociologici che coniugando letteratura e ragione ha analizzato profondamente la società del Novecento, con chirurgico preveggente spirito critico è senz’altro Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989) scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, poeta, politico e critico d’arte italiano. Per il quale la rappresentazione della verità legata inscindilbilmente al senso del dubbio e quindi del mistero, afferma il potere della ragione e della bellezza, in ragione del proprio temperamento schietto e avulso da ogni meccanismo sociale mascherato e contradditorio. Male avverso alla società sfidato da Sciascia con rara capacità esplorativa dove l’intuizione, nel superamento del realismo critico si fonda al senso innato di giustezza proprio dello scrittore siciliano di Racalmuto. Il contrasto di Leonardo Sciascia, alla “proiezione scenica” di azzeramento del dubbio, fu di rilevante costanza e coerenza. Nel 1988 un anno prima di morire dichiarò : ” Io ho dovuto fare i conti da trent’anni a questa parte, prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza… Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. Ho sessantasette anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere tante cose; ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è.” Dunque quello di Sciascia, un viaggio verso la verità. Per la verità. Uno scavo nel dubbio e nel mistero anche sfidando la scienza. Al centro il tragico. “La scomparsa di Majorana”. Il dramma interiore dello scienziato svanito nel nulla nel 1938 a pochi mesi dallo scoppio della seconda Guerra Mondiale. Una scomparsa finora irrisolta all’interno di un conflitto psicologico vissuto da Ettore Majorana, fisico siciliano facente parte della equipe scientifica che scoprì l’arma più micidiale al mondo. La bomba atomica. Alla sparizione di Majorana, tradotta da molti in suicidio, Leonardo Sciascia





