Gli Houthi, protagonisti mancati di un film che nessuno ha girato

C´è chi si straccia le vesti per le bombe americane in Yemen. Lacrime copiose per le vittime civili, indignazione a raffica, hashtag solidali. Poi, la stessa gente, davanti a un drone russo che si schianta su un palazzo a Kiev, scrolla le spalle: “Eh, ma la NATO…” – due pesi e due misure, il solito balletto ideologico. Però qui non parliamo solo di doppi standard. Parliamo di uno dei più spettacolari atti di presunzione geopolitica degli ultimi anni: gli Houthi, alias “i partigiani di Allah”, un gruppo armato che ha deciso di irrompere in una guerra globale come se stessero entrando in una chat di gruppo dove nessuno li aveva aggiunti. Lo Yemen, già messo in ginocchio da una guerra civile ultradecennale, carestie, collasso economico e una popolazione ridotta alla fame, ha pensato bene di aggiungere un po’ di pepe: bloccare le rotte commerciali nel Mar Rosso e lanciare droni contro Israele. Un modo creativo per dire: “Ehi, ci siamo anche noi!” Peccato che nessuno li avesse invitati. Ma attenzione, perché il colpo di scena è dietro l’angolo. Questi non sono solo guerriglieri motivati e appassionati di slogan del venerdì pomeriggio. No, loro sono, con ogni evidenza, gli scugnizzi dell’Iran, i picciotti geopolitici di Teheran. Quelli che lanciano i sassi mentre il fratello maggiore, ben distante e ben armato, osserva soddisfatto da lontano. La retorica è autoctona, certo, ma l’armamentario? Beh, lasciamo perdere. È come dire che un ragazzino di quartiere è diventato un duro grazie ai video di YouTube… e a una cassa di Kalashnikov gentilmente offerta da papà. Tra i loro ranghi, l’identità si mescola a una rabbia antica, gonfiata da anni di narrazioni anti-americane e illusioni di gloria panislamica. E così, mentre la loro capitale Sana’a cade a pezzi, sognano di dettare legge nei corridoi strategici del commercio mondiale. Gli effetti speciali li fornisce l’Iran, la regia pure, loro ci mettono l’entusiasmo – e qualche hashtag. Ma la guerra non è un videogioco né un reality show: quando si tira la coda alla tigre, è bene avere un piano migliore che urlare “colonialismo!” ogni volta che si incassa un missile in risposta. E ora che sono “in ballo”, come dice il proverbio, non resta che ballare. Anche se, visti i risultati, pare più una recita scolastica finita male. Chi ha seminato tempesta, ora si goda il ciclone. Scelto il palco, accesi i riflettori… e adesso? Applausi (amari) a scena aperta. O, per restare in tema, un bel inch’Allah e pedalare. di Redazione Foto credito: https://it.images.search.yahoo.com/search/images;_ylt=AwrNY5iVEvBn.3MIq2UdDQx.p=Yemen+wikipedia&fr=sfp&imgl=fsu&fr2=p%3As%2Cv%3Ai#id=14&iurl=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fcommons%2Fthumb%2F6%2F66%2FDjibouti_Yemen_Locator.png%2F1200px-Djibouti_Yemen_Locator.png&action=click

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Fare cultura parlando di vini

Le Cantine di Figaro, la Felicità e il benessere espresso attraverso il vino Un’avventura di grande entusiasmo perfettamente integrata nel suo habitat, che esalta le risorse ambientali e la viticoltura Marchigiana   di  Anche quest’anno continua l’esplorazione del panorama vitivinicolo italiano attraverso le piccole e grandi produzioni che compongono questo ricco e variegato mosaico. Inaugura un nuovo ciclo di interviste con i produttori una delle Aziende più interessanti incontrate negli ultimi mesi. Le Cantine di Figaro, realtà nata nel 2009 partendo dal grande bagaglio della tradizione con la voglia di sperimentare e comunicare la propria visione della vite e del vino. Nessun subentro in una vecchia Azienda o acquisizione di vigne ma un approccio coraggioso ed entusiasta attraverso l’acquisto di un casale diroccato su un terreno che non aveva mai incontrato la vite. Un modo autentico per scrivere la propria storia a partire da zero senza nessun tipo di condizionamento. Sette ettari di vigna piantati sul territorio collinare di Ripatransone, un bellissimo borgo dell’entroterra Marchigiano non distante dal litorale adriatico che può fregiarsi della bandiera arancione, marchio di qualità turistico ambientale ottenuto grazie alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla tutela delle risorse naturali del territorio. Un habitat ritenuto ideale da Sabrina Caserotti e Antonio Vicari che qui hanno deciso di vivere la loro esperienza di viticoltori. La sostenibilità come punto cardine intorno al quale sviluppare la loro attività, a partire già dalla cantina a basso impatto ambientale fino ad integrarsi con contesto paesaggistico nel suo profilo che emerge dal sottosuolo. Il biologico “vero” come linea guida nella conduzione del vigneto, che insieme alla fertilità del territorio, al clima mite, e alla vicinanza del mare, sono gli elementi che danno l’anima e il carattere ai loro vini. Sapidità e freschezza sono il filo conduttore dei loro vini che risultano sempre dinamici e di grande bevibilità. La nuova line Happiness si ispira alla formula della serotonina C₁₀H₁₂N₂O, altresì detta “l’ormone della felicità”. Un invito e una spinta a perseguire costantemente la felicità indipendentemente da quale sia la propria fase attuale, nella speranza che il vino può essere un ottimo compagno per questo viaggio. I protagonisti di questa linea sono Montepulciano, Sangiovese e una piccola parte di Merlot per i due Rossi, mentre nei due bianchi Passerina e Pecorino sono impiegati in purezza. Completano la gamma Tabatha 121212 una Limited Edition, un Sirah dedicato a loro figlia nata appunto il 12 dicembre 2012 e quel giorno stesso accompagnata tra i filari della vigna a lei omonima. Chiude la gamma Kesite rosè da uve Montepulciano, che nella lingua amarica descrive un arcobaleno di profumi floreali.  Grazie alla cortesia di Antonio Vicari abbiamo avuto il piacere di approfondire qualche aspetto su Le Cantine di Figaro: Una storia relativamente giovane che inizia solamente nel 200G. Avevate già esperienze nel mondo del vino oppure è un mondo totalmente nuovo per voi? E cosa vi ha motivato a fare questa scelta? La nostra storia non inizia tradizionalmente, con una fiaba in cui le generazioni continuarono devotamente la tradizione. Siamo partiti da dove ci ha trovato il nostro sogno, convinti di poter realizzare il finale perfetto, che troverete nel vostro bicchiere. Da dove viene il nome le cantine di Figaro? “Figaro” era il soprannome del socio fondatore della cantina che ci ha lasciati nel 2017. Nonostante i pochi anni di vita Aziendale i vini sono di grande livello qualitativo. Quale esempio vi ha guidato? Ci sono Aziende o vignaioli o personaggi del mondo del vino a cui vi siete ispirati? Imparare dalla natura è alla base della nostra filosofia produttiva, ci ha ispirato fin dall’inizio, ci ha offerto e ci offre quotidianamente spunti preziosi per realizzare vini la cui qualità nasce solo da una coltivazione capace di rispettare la terra, il lavoro dell’uomo e la maturazione naturale di ogni frutto. Su quali linee guida si sviluppa il vostro progetto e qual è il vostro modello agricolo di riferimento? In fase progettuale la nostra cantina non è stata vista come semplice “contenitore” atto solo ad ospitare le varie fasi di produzione, ma piuttosto come elemento che contribuisce alla buona riuscita del prodotto. Per questo è stata costruita completamente interrata. I vigneti occupano sette ettari. Per ognuno di loro abbiamo scelto i migliori appezzamenti di terreno, rispettando la biodiversità e i bisogni delle piante. I nostri vigneti sono abbastanza isolati, e questo ci aiuta a preservare il lavoro di coltura biologica che pratichiamo. Produciamo prevalentemente vini in purezza, la scelta di questo tipo di vinificazione deriva dalla volontà di esaltare le caratteristiche particolari del terroir, che comprende le varie ed uniche combinazioni di geografia, clima, suolo e viticoltura. Per ottenere questo risultato non si può che scegliere un tipo di agricoltura che rispecchi la sua assenza di impurità. Parliamo, quindi, di agricoltura biologica. Ad oggi le certificazioni bio, biodinamico ecc. sono più un valore aggiunto o una leva di marketing? La fase di Transizione che stiamo vivendo, a causa degli effetti della Pandemia riflette cambiamenti e delinea chiaramente la necessità di riportare la natura nella nostra vita. È un valore aggiunto tutto ciò che viene realizzato nel pieno rispetto delle dinamiche che la natura stessa utilizza e ci prospetta; rispettare la natura modificandola il meno possibile è di per se una potente leva marketing. Da dove viene l’idea della nuova linea Happiness ispirata alla formula della serotonina e qual è il suo massaggio? Eravamo fermi perché la pandemia ci ha fermati, ma non siamo rimasti immobili, bensì abbiamo studiato le nuove etichette che sarebbero entrate in scena quando finalmente si prospettava la ripartenza. Volevamo lanciare un messaggio empatico per regalare positività di fronte a quanto accaduto. E così: “non importa la tua fase della vita, siamo tutti alla ricerca della felicità e fortunatamente il vino può accompagnare il viaggio”. E così abbiamo imbottigliato la formula della felicità. Riferito ad un vino, cosa significa oggi valorizzare al massimo l’identità del territorio? “Le Cantine di Figaro” nascono in un magnifico contesto ambientale e paesaggistico, sui colli Piceni, sotto il borgo medioevale

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Premio BOOKS for PEACE 2024

Premio BOOKS for PEACE 2024 a Sophia Loren, consegnato a Edoardo Ponti Parigi, 28 novembre 2024 – Il Premio BOOKS for PEACE 2024 è stato conferito a Sophia Loren, una delle più grandi icone del cinema italiano, che ha rappresentato nel mondo la bellezza, la forza e l’eleganza del nostro Paese. Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Edoardo Ponti, regista e produttore del film La voce umana, e alla Signora Sophia Loren per la memorabile e straordinaria interpretazione a MasiFILM, in una cerimonia speciale che ha avuto luogo a Parigi in un luogo magico dove è impossibile non sognare, l’appartamento residenza privata di Napoleone Bonaparte allo SHANGRI-LA hotel. Il premio, nato per essere luce per chi non è visto e voce per chi non è ascoltato, è un simbolo di speranza e di solidarietà, capace di illuminare chi non brilla sotto i riflettori. Ogni anno, il BOOKS for PEACE sceglie di premiare quelle figure che, con il loro talento e il loro impegno, contribuiscono alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. Quest’anno, con la premiazione di Sophia Loren ed Edoardo Ponti, il premio ha voluto sottolineare l’importanza di portare l’arte e la cultura là dove ce n’è più bisogno. “Siamo immensamente grati a Sophia Loren, a Edoardo Ponti e MasiFilm per aver accettato questo riconoscimento e per il continuo impegno nel rappresentare il meglio della cultura italiana nel mondo,” ha dichiarato Antonio Imeneo, ideatore e fondatore del premio. “La grandezza e la disarmante umiltà della Signora Loren e del figlio Edoardo si manifestano anche nella loro disponibilità a mettersi al servizio dei ‘piccoli del mondo’, portando un messaggio di pace, speranza, bellezza e immensa umanità.” Il Premio BOOKS for PEACE è pensato per celebrare i Diritti Umani attraverso l’arte e la cultura come strumenti di cambiamento e di pace. Con il supporto di figure straordinarie come Loren e Ponti, Katia Ricciarelli, il Premio Nobel per la Pace Dr. Denis Mukwege, di luoghi magici come il Parco Archeologico di Pompei e la Reggia di Caserta, il premio si conferma un’importante iniziativa a favore della fratellanza globale, dimostrando che la vera grandezza si trova nelle piccole cose. Antonio Imeneo, i fondatori e la Commissione del premio desiderano inoltre ringraziare tutti coloro che contribuiscono a rendere possibile questa missione, che ogni anno si arricchisce di nuovi significativi gesti di generosità e impegno. “Un ringraziamento speciale per questo regalo natalizio in anticipo, va alla Nobildonna Signora Sophia Loren, che ha saputo e continua ad incantare generazioni di spettatori, e a Edoardo Ponti, il cui film La voce umana continua a emozionare e a raccontare la profondità della condizione umana, spingendo tutti noi a riflettere sulla bellezza e sull’importanza della comunicazione.” Concludendo, questo premio ci ricorda che l’arte e la cultura sono essenziali per la costruzione di ponti tra le persone, in un mondo sempre più diviso, e che ogni gesto di solidarietà ha un impatto che va oltre le parole. Porzia Addabbo – per Books for Peace *** Sophia Loren receives BOOKS for PEACE 2024 prize, awarded to Edoardo Ponti Paris, 28 November 2024 – The BOOKS for PEACE 2024 Prize has been awarded to Sophia Loren, one of the greatest icons of Italian cinema, who represented the beauty, strength and elegance of our country in the world. The prestigious award was presented to Edoardo Ponti, director and producer of the film The Human Voice, to Ms Sophia Loren for the memorable and extraordinary performance in a MasiFILM production. The special ceremony  took place in Paris in a magical place where not dreaming is impossible , the private apartment of Napoleon Bonaparte at the SHANGRI-LA hotel.   The prize, born to be a light for those who are not seen and a voice for those who are not heard, is a symbol of hope and solidarity, illuminating  those who do not shine in the spotlight. Every year, BOOKS for PEACE chooses to reward those figures who, with their talent and commitment, contribute to the construction of a more just and peaceful world. This year, with the presentation of the awards to Sophia Loren and Edoardo Ponti, the prize wanted to underline the importance of bringing art and culture where there is most need.   “We are immensely grateful to Sophia Loren, Edoardo Ponti and MasiFilm for accepting this recognition and for their continued commitment to represent the best of Italian culture in the world,” said Antonio Imeneo, creator and founder of the award. ” The greatness and disarming humility of Mrs Loren and her son Edoardo is also manifested in their willingness to work for the ‘little ones of the world’, bringing a message of peace, hope, beauty and immense humanity.”   The BOOKS for PEACE Prize is conceived to celebrate Human Rights through art and culture as tools of change and peace. With the support of extraordinary figures such as Loren and Ponti, Katia Ricciarelli, the Nobel Peace Prize Dr. Denis Mukwege, magical historical places like the Archaeological Park of Pompeii and the Reggia di Caserta the award stands out as an important initiative in favor of global brotherhood, showing that true greatness can be found in the little things.   Antonio Imeneo, the founders and the commission of the prize would also like to thank all those who contribute to make this mission possible and enriched every year with new significant gestures of generosity and commitment. “Special Christmas greetings goto the Nobildonna Mrs Sophia Loren, who continues to enchant generations of spectators, and to Edoardo Ponti, whose film The human voice continues to show and tell the depth of the human condition, making us all reflect on the beauty and importance of communication.”   In conclusion, this award reminds us that art and culture are essential for building bridges between people in an increasingly divided world, and that every gesture of solidarity has an impact that goes beyond words.   Porzia Addabbo – Books for Peace Fonte: G. Palmerini

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“Protagonisti del Merito: Storie di Riconoscimenti e Successi”

Roma, 6 Dicembre 2024 – Importante riconoscimento internazionale per il Dr. Paolo Baratta Nella prestigiosa cornice della Chiesa di San Silvestro al Quirinale, a Roma, il Dr. Paolo Baratta ha ricevuto un significativo tributo accademico. Durante un evento organizzato dai Cavalieri di Malta OSJ USA, su segnalazione del Dr. Roberto Schiavone di Favignana, Presidente di Humanitas, il Dr. Baratta è stato insignito del titolo “Honoris Causa” in Scienze Politiche Internazionali. Il riconoscimento, conferito dall’Università Charlemagne di Boston (USA), rientra nell’ambito degli scambi culturali sanciti dal Trattato di Amicizia tra Italia e Stati Uniti del 1948, ratificato con Legge n. 385 del 18 giugno 1949. Questo titolo accademico rappresenta un tributo ai meriti professionali e sociali del Dr. Baratta, evidenziando il suo contributo alla promozione di valori universali e al rafforzamento delle relazioni internazionali. Un traguardo significativo che sottolinea il valore dell’impegno e della dedizione in ambito professionale e culturale.  

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“La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki”, Villa Hjelt, il nuovo volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese

  2017, visita di Stato del Presidente Mattarella in Finlandia 1993, Amb.Gaetano Cortese in occasione della visita di Stato in Finlandia Villa Hjelt, interni   “La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki”, Villa Hjelt, il nuovo volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese   L’Ambasciatore Gaetano Cortese ha dato il via alla stampa di una nuova pubblicazione dal titolo “La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki nel centenario della sua acquisizione allo Stato Italiano e nel 30 anniversario della adesione della Finlandia in seno alla Unione Europea”, della prestigiosa collana dell’Editore Carlo Colombo di Roma dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero.   La pubblicazione si sofferma sulla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki tracciando il profilo storico ed architettonico del Palazzo storico risalente agli inizi del Novecento. Villa Hjelt è caratterizzata da una scalinata d’accesso ed un frontale con colonne di stile neoclassico, articolata su tre livelli, con un delizioso giardino che ne avvolge la parte retrostante, dotata di un cancello d’accesso secondario. A poca distanza dal mare, la splendida dimora si affaccia su una delle più importanti arterie del rinomato e affascinante quartiere Eira, che offre a sua volta un ricchissimo ed importante campionario di architettura “art nouveau” e “art deco” ed ospita numerose altre Residenze diplomatiche straniere.   Villa Hjelt è una dimora tra le più eleganti e famose, in quanto opera del noto architetto finlandese Gustav Estlander, il quale ne completò la realizzazione nel 1912. La Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Helsinki prende il nome di “Villa Hjelt” dal suo precedente proprietario Allan Hjelt, ingegnere e uomo d’affari. La famiglia Hjelt era a quell’epoca molto conosciuta in Finlandia per la sua ricchezza e cultura, proveniente dalla storica località di Turku. Gran parte delle opere d’arte acquisite dalla famiglia Hjelt furono donate alla Abo Akademi, di cui fu uno dei principali fondatori e dove venne creata la fondazione per l’arte Allan e Bo Hjelt.   Durante il periodo di forte espansione immobiliare nel cuore di Helsinki, Allan Hjelt, assieme al socio ed amico Saarinen, portò a termine numerosi progetti edilizi nella area storica della città, tra l’altro, ristrutturando la Villa di sua proprietà su via Tehtaankatu 32, ampliandone gli ambienti interni per dare maggiore spazio e visibilità alle sale di rappresentanza per i ricevimenti e per l’esposizione della collezione delle sue opere d’arte. La ristrutturazione e il restauro di Villa Hjelt vennero completati dall’architetto Eliel Saarinen nel corso del 1917.   Con l’indipendenza finlandese (1917), nell’imminenza della finalizzazione della Costituzione, si pensò di destinare l’edificio a Residenza del primo Re di Finlandia. Le tragiche vicende della guerra civile seguita all’indipendenza vanificarono il progetto monarchico, ciò consentì al Re Vittorio Emanuele III di acquisire l’edificio nel 1925 per farne la sede dell’allora Legazione d’Italia in Finlandia.   Successivamente, senza soluzione di continuità, è divenuta Ambasciata a partire dal 1955. Per molti anni l’attuale immobile ha congiuntamente ospitato la Cancelleria e la Residenza del Capo Missione finché, con l’accrescersi delle esigenze logistiche connesse allo sviluppo delle attività istituzionali, si rese opportuna la dislocazione della Cancelleria in una sede diversa.   La pubblicazione ricostruisce la storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, riferendo sulle visite di Stato e ufficiali dei Presidenti finlandesi in Italia e dei Presidenti della Repubblica Italiana in Finlandia, nonché dei Capi di Governo e dei Ministri degli Affari Esteri assieme alle missioni dei rappresentanti diplomatici italiani in Finlandia e finlandesi in Italia.   Il libro si apre con una prefazione dell’ambasciatore d’Italia a Helsinki, Nicola Todaro Marescotti, e con un indirizzo di saluto dell’ambasciatore finlandese a Roma, Matti Lassila, seguiti dai ricordi dei Capi Missione Sergio Pagano e Gabriele Altana, già Ambasciatori d’Italia in Finlandia, dello scritto dell’Ambasciatore e Consigliere di Stato Rocco Cangelosi su “La politica estera della Finlandia ed il ruolo svolto nella Unione Europea” e del contributo del Prof. Francesco Perfetti, già Capo del Servizio Storico, Documentazione e Archivi della Farnesina.   Il volume raccoglie anche una serie di interventi di particolare rilevanza nei rapporti fra i due Paesi, fra cui quelli pronunciati dal Presidente Sergio Mattarella e dal Presidente Sauli Niinisto, in occasione delle visite di Stato dei rispettivi Presidenti della Repubblica in Finlandia e in Italia. Il volume documenta anche due mostre tenutesi in Italia e in Finlandia nelle rispettive capitali, a Roma presso il Museo MAXXI e ad Helsinki presso il Museo d’Arte Sinebrychoff.   Al Museo MAXXI la “Mostra rende la Finlandia più nota in Italia”, dedicata all’architettura e al design dello Studio Aalto, avviando una nuova riflessione per la valorizzazione e la diffusione dell’opera di Aino, Alvar e Elisa Aalto che tanto hanno dato alla cultura finlandese e a tutta la storia dell’architettura, come sottolineato dalla direttrice Lorenza Baroncelli nell’accogliere l’ambasciatore finlandese Matti Lassila il 13 febbraio 2024.   Al Museo d’Arte Sinebrychoff di Helsinki la Mostra “Jacopo Bassano – Maestro del Rinascimento veneziano” inaugurata dall’ambasciatore Sergio Pagano e dalla direttrice, dr. Kirsi Eskelinen. La splendida esposizione è stata frutto di un’ampia collaborazione internazionale e realizzata con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki, ripercorrendo circa trenta anni di intensa attività del pittore, attraverso le varie fasi che ne hanno caratterizzato l’opera. Le 34 opere facenti parte della Mostra saranno esposte presso il Museo d’Arte Sinebrychoff fino al prossimo gennaio 2025.   La pubblicazione si sofferma anche su una Mostra dell’artista ed ambasciatore Stefano Benazzo, dedicata alla nave scuola “Amerigo Vespucci” della Marina Militare protagonista “Del mare e dei destini – Nel solco del vento”, assieme ad una raccolta di immagini di relitti spiaggiati di navi e imbarcazioni, a suo tempo tenutasi al Museo Forum Marinum di Turku.   La preziosa pubblicazione, a titolo d’onore e non commerciale, rientra nella ormai nota e splendida collana dell’Editore Carlo Colombo di Roma, dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero che proprio quest’anno festeggia il suo 25° anniversario dalla sua fondazione.   Dal 2006 al 2009 Gaetano Cortese è stato Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi e Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione

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Lions Club – Don Paolo Baratta omaggia il direttore dell´ASIB

  Il 4 ottobre, su incarico del Presidente del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibariade Valle dell´Esaro, Dott. Luigi Postorivo, il Vicepresidente Don Paolo Baratta e il Tesoriere Alessandra Ciccarelli hanno portato i saluti all´Avv. Giuseppe Arnò, di origine calabrese, Past Presidente del Lions Club di Nova Friburgo (Brasile), Direttore della Gazzetta Italo-Brasiliana e e Presidente nazionale dell´ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile), confermando quanto sia importante la convivialità e la collaborazione dei Club Lions, sia a livello nazionale che internazionale.     Lions Clubs International è l’organizzazione di club di servizio più grande al mondo con più di 1 milione 400 mila soci in circa 46 mila club distribuiti in oltre 200 paesi e aree geografiche di tutto il mondo.

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Fare cultura parlando di vini

Terrae Laboriae ovvero come ancorarsi alla tradizione attraverso l’innovazione     Una giovane realtà del Sannio che ha già stregato chiunque ne ha fatto la conoscenza. Nella provincia di Benevento il Sannio rappresenta uno dei territori campani più vocati alla viticoltura, che qui si rende protagonista disegnando con i vigneti il profilo paesaggistico. Il vino ed il suo mondo qui sono di casa sin dai tempi degli antichi romani, a cui i sanniti fornivano alcuni tra i vini più pregiati per l’epoca tra cui il Falerno. Forse la referenza più famosa anche grazie alla presenza di riferimenti riconducibili ad esso in un sito archeologico tra i più importanti al mondo come Pompei, distante da Benevento solamente un centinaio di chilometri. Malgrado nel Sannio la tradizione sia sedimentata da millenni c’è chi però sta tentando la via dell’innovazione, ma sempre nel solco della valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni. Sono infatti questi i punti cardine su cui i due artefici di Terrae Laboriae hanno costruito la loro giovane realtà. Tra le esperienze di Antonio Sauchella, sommelier viaggiatore ad appassionato della diversità culturale nel mondo c’è l’incontro con la viticoltura Georgiana e il suo tratto distintivo, la vinificazione in anfora di terracotta chiamata qvevri che con i suoi 8000 anni alle spalle, oggi rappresenta la testimonianza più antica di viticoltura. L’Azienda nasce dalla condivisione di queste esperienze con Angelo Iannotti, anch’egli sommelier di una famiglia in cui il vino e la vigna sono di casa da generazioni. Una delle caratteristiche principali del qvevri a differenza della botte, è quella di consentire la micro ossigenazione senza cessioni di qualsiasi tipo, permettendo così alle uve di mantenere al massimo le proprie caratteristiche di autenticità, che è uno dei punti fermi della viticoltura di Terrae Laboriae. Il resto lo fanno l’assenza di impiego di sostanze chimiche e di operazioni meccanizzate, l’estrema selezione dei grappoli e la raccolta manuale. In cantina fermentazioni naturali e lieviti indigeni, nessuna chiarifica e filtraggio, e bassissime quantità di solfiti utilizzate. Le varietà utilizzate sono naturalmente autoctone, come Falanghina  e Camaiola (Barbera del Sannio), vitigno a bacca rossa esclusivo della provincia di Benevento e la Malvasia di Candia. I vini con grande sorpresa, ma evidentemente non per i loro artefici, hanno ricevuto grandissimo consenso di pubblico in ogni manifestazione in cui sono stati presentati. Le piacevoli note ossidative, l’intensità gustativa il loro profilo organolettico tipico della vinificazione in qvevri hanno conquistato giurie importanti come quelle della Milano Wine Week, la manifestazione Slow Wine di Bologna o “Amphora Revolution” organizzato a Verona da Vinitaly e Merano Wine Festival. Un progetto pieno di entusiasmo Terrae Laboriae, che trapela anche dalle battute scambiate piacevolmente con Antonio ed Angelo: Domanda scontata nel vostro caso ma imprescindibile per capire la vostra produzione: Da dove nasce la scelta di utilizzare il qvevri georgiano per le vostre vinificazioni? Al contrario di quanti possano immaginare, la Georgia è la culla della viticultura mondiale, dove si produce vino da circa 8.000 anni. Le tecniche di vinificazione in questa Regione di basano tutt’oggi sull’utilizzo dei qvevri, ossia recipienti in terracotta che permettono la micro ossigenazione del vino, senza avere contaminazioni esterne e senza utilizzare tecnologia industriale. Riflettendoci bene, il qvevri va quindi nella direzione della sostenibilità e dell’autenticità del prodotto, temi attuali ed allo stesso tempo importanti per la nostra filosofia di produzione, ecco il perché della nostra scelta. Il qvevri è un mezzo per portare avanti la vostra filosofia di vino oppure è esso stesso la vostra filosofia? Le due cose sono collegate. Il qvevri è uno strumento indispensabile per portare avanti la nostra filosofia di produzione ma allo stesso tempo implica un’agricoltura sostenibile, senza utilizzo di chimica, minimo utilizzo di solfiti agendo sempre nel rispetto della natura e della biodiversità delle nostre vigne. Non avrebbe senso, infatti, applicare una vinificazione naturale in qvevri se non si rispettano a monte il terreno ed i vigneti. Dal successo di pubblico che i vostri vini ricevono in ogni manifestazione questa oggi è chiaramente una scommessa vinta, ma come sono stati accolti all’inizio in un territorio come il vostro così fortemente legato alle tradizioni? Grazie, siamo veramente orgogliosi dei risultati raggiunti. Il progetto “Terrae Laboriae” nasce proprio con l’idea di proporre qualcosa di diverso per il nostro territorio, il Sannio, molto legato alle tradizioni ed alla vinificazione “convenzionale”. Ricevere premi internazionali ed essere recensiti nelle principali guide di settore alla prima vendemmia, tra cui in Giappone, ci indica che siamo sicuramente sulla strada giusta. Evidentemente anche il nostro territorio aveva bisogno di qualcosa di nuovo, di non convenzionale, per essere maggiormente valorizzato.   Oltre alla mancata cessione di tannini e alla micro-ossigenazione, uno degli aspetti interessanti della vinificazione in qvevri è rappresentato dal loro essere interrate mantenendo una temperatura costante. In realtà c’è anche chi sostiene che in origine era solo un modo che consentiva di camuffare il pavimento ricoprendolo di paglia per evitare le razzie. Voi come avete sistemato i vostri qvevri e cosa ha motivato la vostra scelta, pensate ci sia una differenza nelle caratteristiche dei vini tra qvevri interrati o no? Sicuramente. L’elemento chiave è il controllo della temperatura soprattutto nella prima delicatissima fase di fermentazione. I nostri qvevri sono a vista ma posizionati cinque metri sotto il terreno, assorbendo quindi i principali sbalzi termici tra le varie fasi della vinificazione. Questo sorprende anche gli operatori del settore perché vinificare senza avere tecniche di controllo è complicato oltre che allo stesso tempo rischioso per la salvaguardia del vino stesso, che può alterarsi facilmente. Il profilo organolettico tipico di questa vinificazione con i suoi toni lievemente ossidativi, i colori ambrati e la grande complessità sono elementi distintivi per questi vini. Credi che il gusto del pubblico li accoglierà sempre di più oppure sono destinati ad una nutrita nicchia di intenditori e appassionati? Oltre ad essere un sommelier appassionato di vino, sono un ingegnere appassionato di business. C’è un mercato per tutto, basta solamente scovarlo. I vini orange sono vini molto particolari, sicuramente di nicchia e non adatti al

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Esse cara não é do PCC

“Esse cara não é do PCC. Eu tenho visto o quanto isso tem chateado e atrapalhado a vida dele”, argumentou Pablo Marçal, negando que esteja mantendo distância de Avalanche e do partido. Marçal ainda acusou jornalistas de estarem operando um “massacre” contra o dirigente partidário e ameaçou processar os jornalistas que apontarem novas ligações entre Avalanche e o PCC. Pablo Marçal (à esquerda) e o presidente nacional do PRTB, Leonardo Avalanche Foto: Reprodução via @leonardoavalanche/ Instagram© Fornecido por Estadão A posição de Pablo Marçal nesta quarta-feira diverge da que ele apresentou em 26 de agosto, em uma sabatina na Globonews. Na ocasião, aos ser questionado se não seria possível solicitar o afastamento de Leonardo Avalanche na Executiva Nacional do PRTB, Marçal se comprometeu a tomar essa iniciativa. “Eu vou fazer isso. Vou deixar formalizado da minha parte [o pedido de afastamento do Avalanche]”, afirmou. Ele ainda afirmou que já havia solicitado informalmente o afastamento de Avalanche, mas o presidente da sigla recusou, alegando que vai “provar sua inocência”.

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