L’eredità di Boris Biancheri: i giovani diplomatici riscoprono un gigante della Farnesina

Una giornata di studio, una mostra, un video e un libro per rendere omaggio all’ex Segretario Generale del Ministero degli Esteri. Un progetto curato dalle nuove leve della diplomazia per trarre ispirazione da una figura che ha unito rigore istituzionale e curiosità intellettuale. di Arturo Varè   ROMA – Un diplomatico, uno scrittore, un intellettuale. Una figura poliedrica come modello per chi oggi si affaccia alla carriera al servizio dello Stato. La Farnesina intitola quest’anno il corso di formazione dei suoi nuovi Segretari di Legazione all’Ambasciatore Boris Biancheri Chiappori, gigante della diplomazia italiana scomparso nel 2011. Per celebrarne la figura, non solo come servitore dello Stato ma anche come uomo di cultura, si è tenuta una giornata di studio a Villa Madama, un’occasione per trasmettere concretamente il suo insegnamento alle nuove generazioni. Nato nel 1930, Biancheri ha incarnato un ideale di servizio fondato su competenza, rigore e discrezione. La sua carriera lo ha visto protagonista in sedi prestigiose come Tokyo, Londra e Washington e ricoprire incarichi di vertice al Ministero, fino a quello di Segretario Generale. Fu un attore chiave in passaggi delicati della nostra storia, come la gestione della crisi albanese. Ma il suo profilo andava oltre la diplomazia: fu anche scrittore raffinato, presidente dell’ANSA e dell’ISPI, contribuendo in ogni ambito con la sua esperienza e la sua sensibilità. A tracciarne il ritratto è stato un mosaico di testimonianze autorevoli. Durante la giornata di studio, dopo un inquadramento storico del Prof. Luca Riccardi, alcuni ambasciatori hanno ricostruito il Biancheri diplomatico: dallo stile di leadership discreto ma efficace (Amb. Stefano Ronca), all’eleganza intellettuale (Amb. Antonio Zanardi Landi) e alla professionalità nei momenti di crisi (Amb. Sergio Mercuri). Il quadro è stato poi completato esplorando le sue altre anime: quella di uomo dei media, con l’impegno all’ANSA nella gestione dell’informazione in tempi di crisi ricordato da Stefano Polli, e quella di guida di istituti culturali, con il rilancio dell’ISPI evidenziato da Paolo Magri in un videomessaggio. A Fernando Gentilini, infine, il compito di analizzare il suo raffinato stile di scrittore. Un ricordo personale e profondo è stato poi condiviso dalla moglie, la Professoressa Flavia Arzeni Biancheri, che ha unito la sfera pubblica e quella privata, restituendo l’immagine di un uomo dalla visione coerente. L’eredità di Biancheri non è stata solo evocata, ma resa tangibile attraverso tre progetti concreti. Innanzitutto, la pubblicazione “Boris Biancheri Chiappori. Diplomatico, scrittore e pubblicista. Scritti scelti”, una raccolta ragionata dei suoi articoli, saggi e interventi che ne rivelano la lucidità analitica e la grande capacità di spiegare processi complessi con chiarezza. Il volume è disponibile gratuitamente online, per rendere il suo pensiero un patrimonio condiviso. Accanto al libro, una mostra di tredici pannelli ha ricostruito con rigore cronologico le tappe della sua vita, intrecciando fotografie d’archivio e testi per raccontare non solo una carriera, ma una visione del mestiere diplomatico. Particolarmente intenso, infine, il video realizzato per l’occasione, centrato su un intervento registrato dello stesso Biancheri. Ascoltare la sua voce ha permesso ai presenti di cogliere in modo diretto il suo stile riflessivo, la sua leadership mai ostentata e la sua visione pragmatica delle relazioni internazionali. Dietro il successo dell’iniziativa c’è stato il lavoro appassionato degli stessi giovani diplomatici a cui il corso è intitolato. Coordinati dal Ministro Plenipotenziario Stefano Baldi, i Segretari di Legazione in prova hanno svolto una serie di ricerche di testi e immagini, trasformando un omaggio in un interessante esercizio di metodo, sintesi e spirito di squadra. Un percorso di scoperta che ha reso l’esempio di Boris Biancheri non un semplice ricordo, ma una fonte viva di ispirazione su come servire il Paese: con intelligenza, discrezione e un profondo senso delle istituzioni. Arturo Varè

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A Palmerini il Premio Dodici Stelle d’Europa per il Giornalismo internazionale

GOFFREDO PALMERINI TRA I VINCITORI DELL’INTERNATIONAL FLORENCE SEVEN STARS Al giornalista scrittore aquilano conferito il Premio Dodici Stelle d’Europa per il Giornalismo internazionale     L’AQUILA – Si terrà a Firenze il 28 giugno alle 19, sulla Gran Terrazza Belvedere del Palazzo PLUS FLORENCE, la cerimoni di premiazione dei vincitori del Premium International Florence Seven Stars 2025. Tra gli insigniti il giornalista e scrittore aquilano Goffredo Palmerini, cui andrà il prestigioso riconoscimento “Dodici Stelle d’Europa per il Giornalismo internazionale”, così come deciso dalla Giuria composta da insigni studiosi e presieduta dal prof. Carlo Franza, storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, giornalista e critico d’arte del quotidiano “il Giornale”.   Nel messaggio inviato al prof. Franza, oltre ad esprimere sentimenti di gratitudine e l’onore di ricevere un premio di grande prestigio, Palmerini gli ha comunicato che non potrà essere presente di persona alla cerimonia di premiazione perché impegnato in una missione all’estero, dal 24 giugno al 2 luglio, nell’ambito delle iniziative del Mese del Patrimonio Italiano in Canada (June Italian Heritage Month), programmate nella capitale canadese. Già da febbraio, infatti, la Federazione delle Associazioni Abruzzesi di Ottawa gli aveva rivolto un pressante invito, cui da tempo ha dato conferma di partecipazione. Diversi eventi culturali lo vedranno infatti personalmente coinvolto, promossi dall’Italian Canadian Community Centre presieduto da Angelo Filoso. Palmerini ha inoltre informato il presidente prof. Franza che alla cerimonia di premiazione sarà presente il dr. Vincenzo Angelini, già dirigente delle Ferrovie Italiane e Presidente dell’Associazione Abruzzesi di Firenze, il quale con cortese disponibilità porterà il saluto e ritirerà il riconoscimento in sua vece.   Il Premio, vanto della Città di Firenze, con la sua internazionalità vive destinazioni colte, mirate, professionali, ed è conferito alle migliori figure delle Arti, della Diplomazia, del Giornalismo, della Cultura e della Scienza, alle Imprese innovative del Made in Italy capaci di generare significative ricadute in campo culturale, sociale, produttivo e della sostenibilità ambientale. L’assegnazione del Premium International Florence Seven Stars ne accredita ancor più il valore e ne è degna testimonianza.   ***   VINCITORI 2025 Premium International Florence Seven Stars – Grand Prix Absolute – GIANNI BUCHER SCHENKER – Scultore Premio per la Cultura – LUIGI MARIA VIGNALI – Direttore Generale per gli Italiani all’estero – Ministero Affari Esteri Premio per il Management Culturale – GIUSEPPE MANICA – già Dirigente MAECI e Direttore Istituti italiani di Cultura Premio Dodici Stelle d’Europa per il Giornalismo Internazionale – GOFFREDO PALMERINI Premio per l’Editoria – ANDREA PONTINI – Owner testata InsideOver – Milano Premio “Sindaco dell’Anno” – OSVALDO STENDARDO – Alessano (Lecce) Premio “Artista dell’Anno” – MARIO ZAPPA – alla memoria Premio per l’Arte Performativa – EUGENIA SERAFINI Premio per l’Epigrafia Romana – NICOLÒ GIUSEPPE BRANCATO Premio per la Poesia – LAURA OTTAVIANI – per il libro “All’ombra del mio antico albero” Premio Dodici Stelle d’Europa per l’Arte – CONCHITA DE PALMA Premio per la Pittura – PIERLUIGI GHIDINI Premio alla Carriera – LOI DI CAMPI Premio della Critica – MONICA GORINI Premio dell’Europa – TIZIANA COCCIA Premio Dodici Stelle dell’Internazionalità Primato Mondiale dell’Enologia – GIOVANNI GIARDINA – Canicattì (AG) Premio per l’Imprenditoria – SICILY FOOD – Aragona (Agrigento) Premio “Ristorante-Osteria dell’Anno”. – CAPOLINEA FRISÀ BISTROT, di PARIDE SANSÒ e figli – Milano Premio Dodici Stelle d’Europa per il Gusto – PANIFICIO SAN GIUSEPPE, di GIACOMO ZIMBARDO – Cammarata (AG) Arte del Gusto Italy – PANE AMORE E …, di GIUSI LA CAVA – Catania

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La prostituta

  Certi incontri lasciano nel cuore un’impronta indelebile, un misto di emozioni che si mescolano tra speranza, tristezza e un senso di impotenza. Questo è il racconto di un legame fugace, ma intenso, con una persona che lottava contro le proprie dipendenze e le difficoltà della vita. Una sera d’estate di alcune decine di anni fa, mi ritrovai parcheggiato lungo una strada di periferia. Ero poco più che quarantenne e, dopo qualche anno dalla separazione, mi sentivo giù di tono, oppresso dalla distanza forzata dai miei figli maschi imposta dalla mia ex moglie. Ad un tratto, un viso di donna giovane, incorniciato da capelli biondi, apparve al finestrino. Non capii subito le parole che mi rivolse e, aprendo il vetro, le chiesi: “Che c’è?”. La sua risposta, “50 con o senza”, fu per me inizialmente incomprensibile, fino a che il senso mi fu chiaro. La invitai a salire in auto. Vestita con una minigonna e stivali alti, sembrava uscita da un film come *Pretty Woman*. Quando le chiesi quanti anni avesse, mi rispose che ne aveva 24. Non ebbi il coraggio di toccare quel corpo giovane, ma nello sguardo di quella ragazza percepii una sofferenza profonda. Immaginai che dietro il suo gesto ci fossero problemi che andavano oltre ciò che potevo vedere. Proposi di andare a cena insieme, e lei accettò. La portai in un ristorante sul mare, tranquillo e quasi deserto, essendo un giorno feriale. Entrando, il cameriere ci osservò con uno sguardo che mi mise a disagio. Daniela, così disse di chiamarsi, iniziò a raccontarmi la sua storia. Mi spiegò che era stata cacciata di casa dalla madre per aver intrapreso una relazione con un ragazzo tossicodipendente, che l’aveva introdotta alla droga. Da quella relazione era nato un bambino, ma gli assistenti sociali le avevano impedito di continuare a vedere quel ragazzo, tossico e delinquente. Ora viveva sola, ma senza soldi, si trovava costretta a prostituirsi per garantire il latte e i biscotti al suo bambino. Le sue parole mi toccarono profondamente, risvegliando in me un senso paterno che non avevo mai provato prima. Questo sentimento si amplificò quando, rientrati in auto dopo cena, Daniela si addormentò su di me. Guardandola dormire, sentii come se avessi finalmente accanto quella figlia che avevo sempre desiderato. Le accarezzai il viso, immerso in un mix di tenerezza e protezione, mentre il peso della mia età e del mio ruolo pubblico mi riportava alla realtà. Con un moto di responsabilità, misi in moto l’auto, svegliandola dolcemente. “Scusa se mi sono addormentata”, mi disse. “Non è un problema,” risposi, “Ora ti accompagno a casa.” Daniela mi sorrise, prendendo un bigliettino con il mio numero di telefono. Una volta arrivati, mi ringraziò per i soldi che le avevo dato prima di uscire dall’auto. Il giorno dopo era domenica. Mi trovavo a casa di mia sorella, dove dormivo su una poltrona letto. Ricevetti una telefonata urgente da Daniela che mi chiese di incontrarla al centro del Borgo. Al mio arrivo, la trovai sconvolta, con il suo bambino di sei mesi tra le braccia. Il piccolo era mezzo nudo, ma con il caldo di quella giornata estiva era comprensibile. Daniela mi raccontò che il padre del bambino, ubriaco, si era presentato da lei e si era messo a dormire nel suo letto. Spaventata dalla possibilità che le potessero togliere il bambino, era fuggita. Decisi di aiutarla. La feci salire in auto con il piccolo e ci dirigemmo verso la litoranea, a casa di un amico. Era ormai mezzogiorno e stavano pranzando. La figlia del mio amico prese il bambino tra le braccia, gli preparò il latte e lo sistemò confortevolmente. Intanto, il mio amico iniziò a telefonare a sacerdoti per trovare un rifugio per Daniela e il bambino. Purtroppo, tutti i posti disponibili erano riservati agli uomini, lasciando la giovane madre senza una soluzione immediata. Quella giornata rimase impressa nella mia memoria come un momento di connessione umana, in cui due vite, entrambe segnate da difficoltà, si erano incontrate per condividere un breve frammento di speranza. Daniela, con il suo coraggio e la sua fragilità, mi ricordò che anche nelle situazioni più dure esiste sempre un filo di umanità che lega le persone. La storia iniziò con una conversazione telefonica in cui lei aveva deciso di chiamare un amico che le aveva offerto un aiuto. L’appuntamento fu fissato presso un incrocio vicino Metaponto, accanto a un distributore di benzina. L’accompagnai lì e incontrammo un uomo anziano, sceso da una jeep verde, che la accolse. Tuttavia, la situazione si complicò quando lui, scoperta la sua tossicodipendenza, decise di non volerla più aiutare. Fu allora che mi chiamò al cellulare, implorandomi di tornare indietro. Quando tornai a prenderla e salì in auto, mi chiese se potessi portarla a casa mia. Non avendo una casa, dovetti dirle di no, ma trovai un’alternativa: l’accompagnai da una sua amica. Anche in quel momento sentii il peso della sua vulnerabilità e della mia incapacità di offrirle ciò che avrebbe veramente bisogno. Qualche giorno dopo, mi chiamò per incontrarla in una traversa della periferia. Quando arrivai, mi mostrò i jeans che indossava, sottolineando che non si prostituiva più. Mi raccontò che la nonna aveva chiamato la polizia, portando all’arresto di un ragazzo problematico, e che ora viveva con la nonna che la stava aiutando a rimettersi in piedi. Avevo con me una carrozzina, acquistata per il suo bambino. Gliela consegnai e la osservai sistemare il piccolo prima di andare via, lasciandomi con un groppo in gola. Pochi mesi dopo, mi contattò nuovamente per accompagnarla alla Rondinella, dove doveva andare a prendere il metadone, il farmaco usato per la disintossicazione. Durante il tragitto, mi disse che aveva trovato lavoro come cameriera e che finalmente si sentiva contenta. Quando arrivammo, rimasi in auto ad aspettare. Poco dopo, la vidi uscire sorridente, accompagnata da un ragazzo giovane, tatuato e pieno di energia. Lui le diede un casco e insieme salirono su una motocicletta, allontanandosi velocemente. Non mi salutò, ma non era necessario. Guardandoli partire, con

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Nordio, allo studio modello polizia penitenziaria

Nordio incontra delegazione francese: al Dap per studiare modello di polizia penitenziaria   ROMA\ aise\ – A margine dell’insediamento del nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha incontrato giovedì scorso, 5 giungo, al DAP una delegazione del Ministero della Giustizia francese, da tre giorni al Dipartimento per una visita di studio finalizzata a valutare le possibili condizioni per la creazione in Francia di un Corpo di polizia penitenziaria con compiti di Polizia giudiziaria. La missione della delegazione transalpina – annota il Ministero – fa seguito alla visita a Roma del Ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, e all’incontro con il Guardasigilli Nordio del febbraio scorso. In quell’occasione il Ministro francese aveva manifestato grande interesse per il modello italiano di gestione dei detenuti alta sicurezza o sottoposti al regime speciale, previsto dall’art. 41 bis dell’Ordinamento Giudiziario, e il desiderio di approfondire gli aspetti normativi e le prassi che in Italia, da decenni, hanno prodotto risultati di livello. La delegazione francese, guidata dal magistrato di collegamento presso il Ministero della Giustizia Yves François Le Clair, era composta dall’Ispettore Generale della Giustizia Martine Bardet e dagli ispettori di Giustizia Aline Batoz e Thierry Landais. Nel corso dei tre giorni di incontri sono state approfondite le norme istitutive del Corpo di polizia penitenziaria, la formazione prevista per i suoi appartenenti, le attività di Polizia giudiziaria svolte all’interno delle carceri e le peculiari specificità riguardanti il Gruppo Operativo Mobile (GOM) e il Nucleo Investigativo Centrale (NIC), con particolare attenzione all’analisi di alcuni casi di studio. La delegazione ha infine visitato la Casa circondariale di Roma Rebibbia e l’Ufficio comando del reparto di Polizia Penitenziaria ed è stata ricevuta dai vertici di GOM e NIC presso la Scuola di formazione “Giovanni Falcone”. (aise)  Newsletter  Iscriviti per ricevere notizie aggiornate.

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FederCamere nella Regione Balcanica dal 4 all’8 novembre

FederCamere: a novembre missione d’affari a Tirana foto Chris Walts ROMA\ aise\ – Sarà Tirana la meta della missione d’affari italiana promossa da FederCamere nella Regione Balcanica dal 4 all’8 novembre prossimi. Si tratta, spiega FederCamere, di “una iniziativa esclusiva pensata per supportare le imprese italiane interessate a esportare i propri prodotti nei mercati emergenti dei Balcani, con il sostegno delle istituzioni locali e un contributo a fondo perduto fino al 50%”. La missione prevede incontri istituzionali e con associazioni di categoria locali; la partecipazione al 31° International Fair di Tirana con stand nel Padiglione Italia; incontri B2B personalizzati. (aise) 

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Il ritorno dell’atomo: l’Italia riscopre il nucleare tra diplomazia e innovazione

La necessità di fonti energetiche stabili, pulite e sicure Dopo decenni di stallo e due referendum che avevano segnato un apparente addio al nucleare, l’Italia sta rivalutando l’energia atomica come componente strategica per la transizione ecologica e la sicurezza energetica. Lo scenario internazionale – dalla crisi ucraina al riassetto geopolitico in Medio Oriente – ha riportato l’attenzione sulla necessità di fonti stabili, pulite e sicure. In questo contesto si inserisce il recente memorandum d’intesa firmato tra la Regione Lombardia e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), il primo accordo del genere tra l’agenzia e un ente subnazionale. Firmato durante l’evento “Tecnologie nucleari e applicazioni per un futuro sostenibile”, l’accordo promuove cooperazione in ricerca, formazione, applicazioni civili e medicali dell’energia nucleare, con particolare attenzione alla sicurezza e alla sostenibilità. Il protocollo sancisce non solo una volontà politica chiara, ma anche una visione tecnologica rivolta al futuro. Si parla infatti di reattori di nuova generazione, più sicuri ed efficienti, e di una filiera industriale italiana pronta a contribuire, come dimostrano i progetti congiunti tra Enel, Leonardo e Ansaldo Energia. Nel frattempo, la diplomazia nucleare continua a Roma e Vienna: mentre si tengono colloqui tra USA e Iran sul programma nucleare iraniano, il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli incontra il direttore dell’IAEA Rafael Grossi per discutere sicurezza e cooperazione nel contesto della guerra in Ucraina. Questo rinnovato fermento, che coinvolge istituzioni, industria e mondo scientifico, potrebbe segnare l’inizio di un percorso concreto per il rientro del nucleare nel mix energetico italiano, in una chiave tecnologica, ecologica e geopoliticamente realistica. Riferimenti utili: IAEA – International Atomic Energy Agencyhttps://www.iaea.orgPer seguire i programmi e i report dell’agenzia, incluse le attività connesse alla cooperazione regionale. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionalehttps://www.esteri.itPer aggiornamenti sugli sviluppi diplomatici legati al nucleare, come i negoziati con l’Iran o le missioni italiane all’estero. Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibilehttps://www.enea.itFocus sulla ricerca italiana nel campo della fissione avanzata e delle tecnologie nucleari emergenti. Nuclitalia (Enel, Leonardo, Ansaldo Energia)Nuova società creata per lo sviluppo di tecnologie nucleari di nuova generazione – monitorare i comunicati ufficiali delle tre aziende per aggiornamenti. Redazione Credito foto: http://NuclearPowerYesPlease.org.

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Successo del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP a TuttoFood

  La tradizione della filiera agroalimentare mediterranea guarda positivamente all’impegno delle giovani generazioni e alle partnership in Italia   Stimate oltre 600 presenze giornaliere ed attiva la presenza di giovani imprenditori delle aziende partecipanti,  figli di seconda e terza generazione.   Siglato il gemellaggio tra il Distretto della Pesca Crescita Blu COSVAP e la Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso   Milano, 9 maggio 2025 – Successo per il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP e per le aziende consorziate presenti alla Fiera Tuttofood di Milano con stime di oltre 600 presenze quotidiane presso lo spazio istituzionale di 150 mq. ubicato al Padiglione 7 Stand S 13, dove le 12 aziende distrettuali presenti hanno avuto decine di incontri commerciali b2b con buyer ed addetti ai lavori. Tra gli incontri registrati, si evidenziano particolare interesse dai mercati giapponesi, cinesi, europei e degli States. Uno spazio espositivo, quello del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP, notevolmente affollato da parte di numerosi addetti ai lavori che hanno avuto modo di degustazione le prelibatezze e le eccellenze della filiera agroalimentare mediterranea. Tanti, inoltre, i prodotti richiesti tra cui acciughe trasformate di Sciacca, crostacei di pregio di Mazara del Vallo, ⁠affumicati di tonno, salmone e pesce spada, ⁠piatti a base di prodotti ittici pronti,  ⁠sughi e condimenti a base di pesce.⁠   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si afferma così con la propria partecipazione, alla Fiera di Milano TuttoFood, da sempre crocevia delle eccellenze gastronomiche e delle tendenze che modellano il futuro, volano per la produzione delle aziende associate presenti che guardano sempre di più all’impegno delle nuove generazioni. Tra i produttori quest’anno infatti anche una buona parte di giovani, di età compresa tra i 19 ed i 24 anni, figli di seconda e terza generazione pronti a prendere il testimone di famiglia per affermare la valenza e l’eccellenza delle proprie produzioni. Un credo profondo quello che ha spinto questi imprenditori in erba, che intendono continuare la tradizione della propria azienda portando le produzioni in tutto il mondo. Grazie alla loro tenacia e professionalità nel settore, alcuni di loro si sono già specializzati alla Bocconi in economia aziendale come Cristian Nuzzi della Ittigel di Gela, ed ancora Lia Carlino della Azienda Carlino srl, che appena 19 anni, è pronta ad interloquire in inglese con buyers giapponesi, cinesi e americani. Così come Giovanni e Francesca Boccellato, poco più ventenni, della azienda Siciliana Fish di Mazara del Vallo,  e Salvatore Ferro della Medimar di Agrigento. In quota rosa anche Aurora Giacalone della Lanza Seafood di Mazara, anch’ella giovanissima, poco più di vent’anni, che tra un incontro e l’altro nella propria zona dedicata alle contrattazioni commerciali, continua a studiare per ottenere un’altra specializzazione nel settore dell’imprenditoria.     Le novità del Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP  a TuttoFOOD 2025 continuano grazie ad un gemellaggio siglato il 6 maggio tra il Distretto e la Ditta Caviar Giaveri di San Bartolomeo di Breda a Piave, Treviso, alla presenza della stampa, di una delegazione ICE proveniente dal Kazakistan e da diversi opinion-makers. Il Sud che sposa il Nord con due eccellenze della produzione Made in Italy, il gambero rosso di Mazara del Vallo e ben otto tipologie di caviale realizzato presso le estese vasche della ditta Caviar Giaveri. Ed ancora altro grande fiore all’occhiello dello stand del Distretto è l’area di degustazione e show-cooking, che sottolinea il costante impegno e la forte volontà nel promuovere la sostenibilità, la blue economy e la qualità dei prodotti con particolare attenzione alla valorizzazione della tradizione mediterranea ed alla internazionalizzazione degli stessi. Continui show-cooking ogni giorno a tutte le ore realizzati con attenzione e maestria culinaria dalla chef siciliana Valentina Laudonia che ha deliziato il palato dei presenti con specialità del food mediterraneo tra cui ricette innovative dedicate al granchio blu.   Il Distretto Pesca Crescita Blu COSVAP si configura così sempre più promotore e portavoce della filiera agroalimentare siciliana, creando il paniere di prodotti d’eccellenza e stabilendo strategie condivise per sviluppare interventi mirati alla specializzazione e crescita sostenibile delle aziende associate.   Mission La mission del Distretto si basa nel costruire un modello di cluster per favorire la sostenibilità e la qualità allo stesso tempo. Grazie alle diverse collaborazioni con Enti di Ricerca, viene offerto alle aziende associate l’accesso alle più avanzate ricerche in biologia della pesca, del risparmio energetico, della gestione degli scarti ed economia del mare, promuovendo così un approccio innovativo e circolare alla filiera ittica siciliana, per il settore primario con la pesca costiera e d’altura, e per la trasformazione con le conserve, le semi-conserve, l’affumicatura, la congelazione e poi l’acquacoltura e tutto l’indotto ad essi collegato. Per tale ragione, altra importante azione su cui il Distretto sta lavorando per porre basi concrete, è certamente l’internazionalizzazione con attività di promozione e partecipazione a fiere sia nazionali che internazionali al fine di creare ed incrementare collegamenti ed azioni concrete con importatori, distributori, buyers e catene agroalimentari in tutto il mondo.   Strategie Innovative Le strategie del Distretto della Pesca e Crescita Blu vengono sviluppate dal suo organo scientifico statutario: “l’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo G.T. “ riconosciuto ex-lege dalla L.R. 16/2008, e dalla L.R. 09/2019. L’Osservatorio, altresì riconosciuto quale Istituto Scientifico ai sensi dell’Art.27 Reg. Es. dpr 1057/76 con DG PEMAC-MIPAAF 02/12/16 e iscritto all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche, opera seguendo i principi della Blue Growth che orienta le strategie verso otto assi strategici che includono:   1.      Innovazione: Promuovere la modernizzazione e la sicurezza nel settore. 2.      Internazionalizzazione: Stabilire collaborazioni scientifiche e industriali internazionali, incrementare e supportare la presenza delle aziende associate nei mercati esteri. 3.      Biodiversità e Sostenibilità: Equilibrare sviluppo economico e tutela ambientale. 4.      Sicurezza Alimentare: Garantire tracciabilità e qualità lungo la filiera. 5.      Reti e Cooperazione: Incentivare la cooperazione tra imprese con l’intento di presentare un paniere di prodotti qualitativamente elevati. 6.      Finanza: Creare strumenti finanziari innovativi a sostegno del settore. 7.      Formazione: migliorare la sicurezza, innovare e modernizzare i processi con l’intento di  favorire il continuo aggiornamento e il ricambio generazionale. 8.      Mercato: Supportare

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La Lanterna Magica torna al cinema Materdei di Napoli

  Prosegue la collaborazione tra l’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS e l’Associazione Nuovo Cinema Paradiso di Napoli, avviata a novembre 2024 con un accordo che prevede la concessione gratuita di un prezioso fondo di pellicole cinematografiche. Un’iniziativa nata per valorizzare il patrimonio conservato nel Centro Archivio Cinematografico dell’Aquila attraverso la programmazione di eventi condivisi in luoghi simbolici della cultura cinematografica.   Tra questi spicca il Cinema Materdei di Napoli, storica sala dal fascino retrò, attiva sin dal 1948 e oggi gestita proprio dall’Associazione Nuovo Cinema Paradiso, dove hanno già preso vita le prime rassegne. La prima di quest’anno ha reso omaggio a Elvira Notari, nel 150° anniversario dalla nascita, il 10 febbraio 2025.   Nel mese di maggio 2025, la rassegna si arricchisce di un nuovo ciclo di proiezioni dal titolo “Cinema senza tempo: il 2025 degli anniversari” che celebra quattro capolavori in occasione di importanti ricorrenze della storia del cinema. Gli appuntamenti prenderanno il via da oggi 6 maggio, e avranno una cadenza settimanale, ogni martedì alle ore 18.30.   Il programma   Martedì 6 maggio La corazzata Potemkion di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, 1925 Dopo 100 anni, questo film muto rimane una pietra miliare della storia del cinema per la sua influenza stilistica e il suo impatto emotivo.   Martedì 13 maggio Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, 1940 Una satira audace e commovente di Charlie Chaplin che compie 85 anni. Martedì 20 maggio Gioventù bruciata di Nicholas Ray, 1955 Un intenso dramma adolescenziale del 1955 con James Dean nel ruolo di un giovane tormentato e ribelle in cerca di accettazione e di un posto nel mondo a 70 anni dall’uscita.   Martedì 27 maggio Shining di Stanley Kubrick, 1980 50 anni dell’inquietante capolavoro horror psicologico diretto da Stanley Kubrick.   Con questa nuova rassegna, La Lanterna Magica rinnova il suo impegno nella diffusione della cultura cinematografica e nella valorizzazione delle sale storiche, in un dialogo continuo tra archivi, pubblico e memoria collettiva.

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Quella Pentecoste del 9 giugno 2019 celebrata in piazza San Pietro

Nel ricordo di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, Argentina, 17 dicembre 1936 – Città del Vaticano, 21 aprile 2025)   Quella Pentecoste del 9 giugno 2019 celebrata in piazza San Pietro   Città del Vaticano – Bagno sudaticcio con i fedeli per papa Francesco (dal 13 marzo 2013 266° papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma), in occasione della domenica di Pentecoste. Pentecoste, cioè la solennità cristiana nella quale viene celebrata l’infusione, la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti con la Madonna, cinquanta giorni dopo Pasqua. In occasione del rito, oltre a scorte di bottigliette d’acqua in vari punti di piazza San Pietro, sono stati distribuiti libretti intitolati “Domenica di Pentecoste – Messa del giorno – 9 giugno 2019” con, in quarta di copertina lo stemma e l’adagio latino episcopali adottati dal Santo Padre, Miserando atque eligendo, “(Lo) guardò con misericordia (con sentimento di pietà) e lo scelse”. La massima è tratta dalle “Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote” (Om. 21; CCL 122, 149-151) e fa riferimento all’episodio evangelico della vocazione di San Matteo: Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me (“Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse Seguimi”). Lo stemma, a sua volta, è costituito da uno scudo blu sormontato dai simboli della carica pontificia (mitra posta tra chiavi decussate d’oro e d’argento con un cordone rosso). Sullo scudo domina l’emblema della Compagnia di Gesù (Gesuiti) a cui appartiene il Papa: un sole con raggi o fiamme in cui spiccano in rosso le lettere IHS, monogramma di Cristo, tra una croce e tre chiodi neri. Sotto al sole appaiono una stella ed un fiore di nardo. Stando all’araldica antica, la stella rappresenta la Vergine Maria mentre il fiore di nardo raffigura San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Infatti, San Giuseppe, nella tradizione iconografica ispanica (radice bergogliana), è interpretato con un ramo di nardo in mano. Inserendo questi elementi (la stella ed il fiore di nardo) nello scudo, Papa Francesco ha voluto rimarcare la propria devozione alla Madonna ed a San Giuseppe.   Gli “Angeli del papa” armati per garantire sicurezza   Città del Vaticano – Il personale del Corpo della Gendarmeria (o Gendarmeria Vaticana) dipende dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano (Direzione dei Servizi di sicurezza e Protezione civile) ed è incaricato di garantire ordine pubblico, polizia giudiziaria e di frontiera, attività d’intelligence, antiterrorismo, sicurezza dei confini, sorveglianza dei beni dei musei vaticani e circolazione stradale nel territorio di competenza statale ed extraterritoriale. Inoltre, collabora con la Guardia Svizzera Pontificia nel tutelare l’incolumità del Papa, nel controllo degli accessi in Vaticano, nel fluido svolgimento degli eventi pubblici nella basilica di San Pietro e nell’Aula “Paolo VI”. Ed è affiancato dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato italiani nell’assicurare difesa al Vaticano. In caso di sede vacante la Gendarmeria s’occupa della salvaguardia del collegio cardinalizio. Fondata il 14 luglio 1816 tramite motu proprio di papa Pio VII con la denominazione di Corpo dei Carabinieri Pontifici, per volontà di riunire gli apparati di polizia dello Stato Pontificio ristabilito nel suo ambito dal Congresso di Vienna, oggi l’organismo di scudo ad ordinamento civile militarmente organizzato (dal motto Fides et Virtus, Fede e Virtù) è composto da 130/150 elementi (detti “Angeli del papa”) suddivisi nei reparti Gruppo d’Intervento Rapido (GIR), Centro Operativo di Sicurezza (COS), Ufficio Interpol, Unità antisabotaggio, Servizio Intelligence Vaticano (SIV), Banda musicale. Il Corpo è dotato di armi per svolgere le proprie funzioni, a parte le spade per cerimoniali. Standard è la pistola Glock 17 semiautomatica con munizioni 9×19 mm Parabellum mentre sono occasionalmente in uso la Beretta M12 ed il mitra Heckler & Koch MP5. Il Gruppo d’Intervento Rapido può contare sulla carabina Carbon 15 e sul fucile Heckler & Koch FABARM FP6. Nell’eventualità di tumulti o quant’altro ha a disposizione taser, manganelli, spray al peperoncino e gas lacrimogeni.   Servizi e foto di Claudio Beccalossi

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Einstein settant’anni dopo

Il genio è ancora tra noi La scienza come stupore, la vita come sinfonia: il viaggio del grande scienziato tra equazioni, luce e infinito Una mattina di primavera, settant’anni fa, Albert Einstein si svegliò per l’ultima volta. Era il 18 aprile 1955 a Princeton (New Yersey), in una stanza d’ospedale dove era stato ricoverato a seguito di una emorragia causata da un aneurisma dell’aorta addominale. Sul comodino dei fogli con degli appunti sulla cosiddetta “teoria del tutto” che doveva riunire la relatività con la meccanica quantistica, un tema verso il quale aveva mostrato un certo scetticismo ma che lo aveva tenuto occupato negli ultimi giorni della sua vita. Morì poche ore dopo.  Ma Einstein per certi versi lo ritroviamo oggi ancora qui tra noi, nelle costellazioni piegate dal tempo, nei satelliti che calcolano la tua posizione con precisione relativistica, nei pannelli solari che assorbono fotoni come lui aveva predetto, nei circuiti quantistici che smentiscono la sua diffidenza verso il caso. È nei meme, nei poster, nelle tazze da colazione con la lingua di fuori.  Così settant’anni dopo, quel vecchio uomo con i capelli arruffati continua a parlarci. E oggi, nel tempo delle intelligenze artificiali, delle guerre infinite e delle verità liquide, ascoltarlo è più urgente che mai. Nacque il 14 marzo 1879 a Ulma, in Germania, nel giorno in cui si celebra il Pi greco — un presagio da romanzo. La madre gli regala un violino, il padre una bussola. Lui capisce che c’è qualcosa di invisibile che orienta gli aghi e le orbite, e decide di cercarla. Sarà questo il suo daimon, la sua vocazione: ascoltare il mormorio segreto dell’universo. A scuola qualche professore lo reputa inadeguato. Troppo assorto, troppo libero. Ma Albert è come un uccello nato per volare fuori dal reticolo scolastico. A 16 anni, la famiglia si trasferisce a Pavia, dove il padre aveva avviato un’attività che avrebbe partecipato ai lavori per l’illuminazione di un palazzo sede di alcuni istituti dell’ateneo pavese. E qui succede qualcosa di magico. “Furono i giorni più felici della mia vita”, scriverà. L’Italia gli regala bellezza, tempo per pensare, luce per immaginare. Studia da solo ma non è ancora pronto per l’università. Verrà respinto. Dovrà aspettare. Frequentare una scuola liberale a Aarau, in Svizzera. E poi il Politecnico di Zurigo. È lì che incontra Mileva Marić, sua futura moglie e prima interlocutrice intellettuale. I due discutono di fisica, matematica, sogni. Una coppia come un’equazione, finché il risultato non si complica. L’Annus Mirabilis Einstein fa fatica a trovare un lavoro accademico. Troppo anticonformista, troppo giovane. Lo otterrà invece all’ufficio brevetti di Berna. E qui, nel 1905, accade l’incredibile. In quell’anonimo ufficio grigio, con carta e penna, Einstein spalanca le porte del cosmo. Pubblica cinque articoli scientifici, di cui almeno tre rivoluzionari. È il suo annus mirabilis. Uno di questi articoli introduce la teoria della relatività ristretta. Il tempo, lo spazio, la massa: tutto è relativo al punto di vista dell’osservatore. Niente è assoluto, tranne la velocità della luce.  “E = mc²” è la sintesi più elegante e tremenda del secolo: massa ed energia sono la stessa cosa che si traveste. La luce, scrive Einstein, non cambia mai passo. È come una divinità neutra che scorre con la stessa velocità, sia che le si corra accanto, sia che le si venga incontro. Da qui nasce una nuova visione del mondo: non esiste un tempo universale. Ogni orologio batte secondo il proprio viaggio. Ma Albert non si ferma. Nel 1915, dopo dieci anni di ostinazione e formule che sembrano partiture musicali, pubblica la teoria della relatività generale. La gravità non è più una forza misteriosa, ma la curvatura dello spazio-tempo. Come una palla che deforma un tappeto, ogni massa curva l’universo attorno a sé. Anche la luce curva. Le stelle si piegano nel buio. L’universo, d’un tratto, diventa elastico, poetico, sorprendente. Eppure Einstein non era mai soddisfatto. Non gli bastava spiegare. Cercava un senso. Voleva unificare tutto: le forze della natura, i popoli della Terra, la mente e il cosmo. Nel 1919, un’eclissi di Sole conferma la teoria. La luce delle stelle devia come previsto da Einstein. Il mondo si accorge del genio. La stampa lo celebra. Le fotografie lo inseguono. Nasce il primo scienziato pop della storia. Ma dietro l’applauso, Einstein resta un uomo inquieto, un viandante del pensiero. Nel suo violino cerca armonie invisibili. Nei tramonti legge equazioni. Non indossa calzini, non si pettina, non ama la formalità. A chi lo cerca per una verità definitiva, offre sempre un dubbio in più. “Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare”, dice. Ed è il mistero che comincia a sedurlo più della fisica. Un viaggio dentro la mente e l’anima dello scienziato In un libro pubblicato di recente, dal titolo Sono parte dell’infinito (Egea, 2024), Kieran Fox — neuroscienziato, non biografo — ci accompagna in un viaggio diverso: quello dentro la mente e l’anima di Einstein. Il titolo è una sua frase. “Una parte dell’infinito”. Era così che si sentiva.  Einstein, ci spiega Fox, in un certo senso era anche un mistico oltre che un grandissimo scienziato: un mistico razionale. Un panteista senza tempio. Leggeva Spinoza, citava le Upanishad, parlava con Tagore di coscienza cosmica. Non credeva in un Dio personale, ma in un ordine sacro sottostante il mondo. Per lui, “scienza e spiritualità erano due sguardi sullo stesso mistero”. La sua “religione cosmica” — termine suo, non inventato — non chiedeva riti o dogmi, ma meraviglia. “La sua spiritualità — racconta Fox — non offre credenze confortanti. Anzi, ci chiede di accettare i nostri limiti con umiltà”​. Ed è proprio per questo che è così attuale. In un tempo che idolatra l’onnipotenza dell’Io, Einstein ci ricorda che il sapere più profondo è riconoscere ciò che non possiamo sapere.  Einstein, ebreo, fuggì dalla Germania nazista nel 1933. Negli Stati Uniti divenne simbolo della libertà intellettuale, ma anche di qualcosa di più: della coscienza inquieta della scienza. Scrisse la famosa lettera a Roosevelt che diede impulso al progetto Manhattan. Non partecipò

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