Violenza giovanile; una deriva educativa da arginare.

Adolescenti che accoltellano, bullizzano coetanei, risse, ricatti social, giovani aggressivi, arrabbiati con il mondo che faticano a gestire le emozioni, una gioventù problematica, disfunzionale e soprattutto profondamente fragile. Stiamo affrontando una fase storica in cui occorre prendere coscienza della deriva sociale, familiare ed individuale. Siamo dinnanzi ad una vera e propria perdita di valori di fondo e ciascuno dovrebbe tornare ai propri ruoli, mediante modelli educativi e responsabilizzazione.  La violenza giovanile seppur   ha diverse forme, rappresenta un fenomeno sempre più diffuso in tutto il paese, che origina spesso da un profondo disagio. Certamente alla radice dei comportamenti aggressivi ci sono fattori più profondi che vanno al di là del condizionamento della musica e delle tendenze social come la mancanza o problematicità dell’attività educativa genitoriale.  Molti giovani affrontano sfide significative e spesso manca loro la capacità di sentire e sentirsi e protagonisti di questo cambiamento devono essere in primis le famiglie, ovvero i genitori punti di riferimento valoriale importante per i loro figli. Se manca una guida, se non vi sono regole, ma soprattutto se latita l’educazione all’etica e al sano discernimento del bene e del male, si giunge inevitabilmente a esser protesi a condotte antisociali e pericolose pe sé e per gli altri. Risaputo che l’adolescenza è un periodo della vita estremamente complicato e già negli anni ’ 60 lo psicologo Erik Erikson la definì la fase “moratoria psicosociale”, ovvero il periodo della vita nel quale non dovendo prendere decisioni importanti, l’adolescente fa alcune verifiche e tenta di capire cosa desidera diventare mediante un periodo di sperimentazione nel quale può avere esperienze negative. Attualmente questa moratoria psicosociale permane ma in condizioni sociali e culturali di estrema difficoltà   sia per gli adolescenti che per gli adulti. È fondamentale supportare i giovani promuovendo la consapevolezza, la comprensione mediante un sano dialogo, affinché possono sviluppare empatia e capacità di risoluzione di conflitti.  L’importanza del dialogo presuppone un ambiente di supporto che rafforzi la relazione genitore-figlio, nel quale si condividono e trasmettono valori per   far crescere una solida base etica e sociale. Il dialogo rappresenta un ponte che unisce genitori e figli ed investire tempo in una comunicazione aperta e sincera può fare la differenza nella crescita emotiva e personale dei figli, ove questi si sentano liberi di esprimersi senza il timore del giudizio. Fin dall’infanzia si possono creare occasioni di confronto per educare i giovani alla non violenza, sensibilizzando un ‘educazione efficace al rispetto. In questa ottica educativa anche la scuola, può offrire il proprio   prezioso contributo creando uno spazio pedagogico Promuovendo la cultura del dialogo, implementando programmi anti-bullismo che promuovono maggiormente il rispetto reciproco, per rendere protagonisti gli studenti a costruire valori che riconoscono come propri, proponendo altresì forme di aiuto e collaborazione. La mancanza educativa e l’assenza di ascolto sono alla base dei fenomeni di disagio adolescenziale. Occorre permettere loro di esprimersi nel bene e nell’interesse collettivo. Utile creare ambienti scolastici con momenti pratici di pro socialità, di supporto mediante programmi educativi e attività extracurriculari e servizi utili alla collettività. Obiettivo comune delle agenzie educative non può non essere la crescita del senso di responsabilità dei giovani. Urge necessariamente fermare questa disgregazione sociale attraverso un impegno sinergico e costante tra famiglia e scuola. Pedagogista e docente: Di Mambro Dolores

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URANIO IMPOVERITO, IL KILLER DEI NOSTRI SOLDATI

URANIO IMPOVERITO, IL KILLER DEI NOSTRI SOLDATI: VENERDI’ 27 SETTEMBRE A UDINE Il Tribunale di Verona ha accolto il ricorso presentato dal tenente di fanteria alpino Sergio Cabigiosu, malato di leucemia mieloide cronica a causa dell’esposizione a vari cancerogeni, e ha condannato i Ministeri della Difesa e dell’Interno a riconoscerlo vittima del dovere e a liquidare i benefici spettanti per legge pari a 285mila euro, oltre agli assegni vitalizi mensili per un importo complessivo di 2.100 euro che percepirà a vita. Lo ha reso noto l’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha assistito il militare. Cabigiosu, 50 anni, residente a Verona, dopo un primo periodo nel centro di addestramento è stato collocato in servizio al VI Reggimento Alpini, con diversi trasferimenti, tra i quali anche diverse missioni all’estero, tra cui l’operazione “Joint Forge” a Sarajevo (Bosnia) dal 12 febbraio al 3 luglio 2001, con l’incarico di Vice Comandante di Plotone. A 44 anni ha ricevuto la diagnosi di una patologia asbesto-correlata che gli ha causato un danno biologico al 100%, legata all’esposizione a radiazioni dovute all’uso di proiettili all’uranio impoverito, e all’esposizione all’amianto, sia nelle caserme in Italia che a Sarajevo. Per il riconoscimento dei benefici amianto si è quindi rivolto all’Osservatorio Nazionale Amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che ha presentato ricorso davanti al Tribunale di Verona, con sentenza definitiva il 10 luglio scorso. Si tratta – ha precisato l’Osservatorio – di un caso analogo a quello del giornalista Rai Franco Di Mare, impegnato come inviato di guerra e che ha frequentato gli stessi luoghi di Cabigiosu, con alte contaminazioni di amianto e di radiazioni a nanoparticelle di metalli pesanti dovuti anche all’uso di proiettili all’uranio impoverito. Per Bonanni “si tratta di una sentenza molto importante perché inverte l’onere della prova per esposizione a radiazioni e nanoparticelle di metalli pesanti e radioattivi, ed è molto importante anche nell’ottica di risarcimento del danno subito dal militare per le esposizioni nel nostro paese e nel territorio balcanico”. Venerdì 27 settembre, alle ore 18.00, a Udine, si terrà il Convegno Nazionale “MORTI DA NASCONDERE – LA SINDROME DEI BALCANI”; fra i prestigiosi relatori l’avvocato Ezio Bonanni, il colonnello Carlo Calcagni, l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, la fisica e nanopatologa Antonietta M. Gatti, il tenente colonnello (Ris ) Fabio Filomeni, il capo dipartimento nazionale vittime del dovere del sindacato SUM, Fabio Carlone, la dott. Paola Vegliantei, e Mariano Pecoraro, padre del paracadustista della Folgore deceduto, Emanuele Pecoraro, detto Pek.Fonte Maurizio Compagnone

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