Europa: Tra Vecchi Sogni e Nuove Guerre

  Il Grande Risiko del XXI Secolo Si vis pacem, para bellum. Il motto latino risuona oggi con un’ironia amara tra i corridoi del potere europeo, dove il vecchio continente sembra muoversi con la stessa agilità di un bradipo in coma. Gli americani hanno mollato la presa, un nemico bussa alla porta e noi? Divisi, indecisi e sempre più inclini a discutere regolamenti sui formaggi DOP piuttosto che difenderci. Il ponte transatlantico: costruito per durare, crollato per obsolescenza Per decenni ci siamo cullati nell’illusione che gli Stati Uniti fossero il nostro fratello maggiore, pronto a salvarci dai guai. Oggi, quel ponte è diventato un rudere pericolante, perché a Washington la priorità non è più fare da babysitter all’Europa piagnucolosa. E chi ci crede ancora è come quel tizio che continua a mandare messaggi alla ex sperando in una risposta. Newsflash: non arriva. Nel frattempo, gli unici con un minimo di reazione sono Inghilterra e Francia. Starmer, laburista britannico, ha deciso di dare il colpo di grazia alla Brexit, tornando a flirtare con l’Europa senza dirlo troppo forte. Macron, dal canto suo, si è accorto che senza gli americani la Francia ha l’unico arsenale nucleare del continente. E quindi? Voilà, il suo nuovo mantra è il “sovranismo europeo” (ovviamente a guida francese, ça va sans dire). In Germania, invece, si armeggia un riarmo maldestro tra tagli di bilancio e traumi storici. La Turchia e la sua candidatura in svendita Erdogan, da gran stratega, ha capito che l’Europa è più vulnerabile che mai e ha colto l’occasione per rilanciare l’eterna telenovela dell’adesione turca all’UE. “Avete bisogno di sicurezza? Ecco il secondo esercito della NATO su un piatto d’argento!”. Un’offerta che sembra più un ricatto che un gesto di amicizia. Ma siamo onesti: l’Europa vuole davvero la Turchia nel club? Tra guerre in Libia, ambizioni ottomane e diritti umani interpretati con molta creatività, la risposta sembra essere un diplomatico “ci penseremo”. La Polonia: dai cavalli alati ai missili nucleari Varsavia, invece, non sta a guardare. Donald Tusk, con una serietà che fa impallidire chiunque pensi che l’Europa sia ancora un’oasi di pace, ha annunciato piani di riarmo degni della Guerra Fredda 2.0. Si parla di esercito da 500mila uomini, armi nucleari sotto l’ombrello francese e addestramento militare obbligatorio. La Polonia ha imparato la lezione ucraina e non vuole finire nella stessa situazione. Non si tratta di una “corsa alla guerra”, dicono, ma di una “corsa alla sicurezza”. Certo, certo… Europa, sveglia! Il problema dell’Europa non è solo militare, ma politico. Senza un governo centrale capace di decidere in tempi rapidi, continueremo a essere un’assemblea condominiale in cui tutti urlano e nessuno paga le spese. Così come siamo, siamo destinati a diventare vassalli di chiunque abbia più potere. E in un mondo in cui gli Stati Uniti guardano altrove, la Russia gioca a Risiko con i nostri confini e la Cina osserva silenziosa, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’ennesima riunione sulle emissioni delle mucche. Se vogliamo essere protagonisti e non pedine, è ora di agire. E smettere di credere che il nostro unico problema sia il prezzo dell’espresso al bar. Giuseppe Arnò

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L’Illusione del Progresso: Il Costo della Durezza del Vivere

Nel panorama delle ideologie economiche e politiche che hanno plasmato l’Europa contemporanea, le teorie di Tommaso Padoa Schioppa si stagliano come manifestazioni di un tecnocratismo elitario, pervaso da una visione distaccata e impietosa della realtà sociale. La sua concezione di “durezza del vivere” e “dispotismo illuminato” non sono mere figure retoriche, bensì dichiarazioni programmatiche che hanno influenzato profondamente le politiche europee, con conseguenze devastanti per la sovranità democratica e il benessere delle nazioni coinvolte. Nel sostenere la necessità di un contatto più diretto con le asperità della vita, Padoa Schioppa ha di fatto auspicato una progressiva erosione delle tutele sociali, trasformando diritti acquisiti in mere concessioni episodiche. Il principio che sottende tale visione è chiaro: l’individuo non deve affidarsi a uno Stato garante della sua sicurezza economica e sociale, bensì riscoprire la lotta per la sua affermazione come metro di misura del suo valore. L’applicazione pratica di questo pensiero ha portato alla creazione di un’Unione Europea fondata su logiche tecnocratiche, dove il potere decisionale si è progressivamente allontanato dalla volontà popolare per concentrarsi in strutture sovranazionali impermeabili al controllo democratico. Il concetto di “dispotismo illuminato” diventa quindi la chiave di volta di un sistema in cui le decisioni vengono imposte dall’alto, giustificate da una presunta superiorità tecnica ed economica che, nella realtà, si traduce in una subordinazione degli interessi collettivi alle logiche del mercato. Le parole di Padoa Schioppa rivelano il vero volto di un’Europa che non si è costruita attraverso la volontà popolare, ma mediante l’azione determinata di banchieri, burocrati e funzionari, i nuovi rivoluzionari senza volto che hanno smantellato, pezzo dopo pezzo, i principi della sovranità nazionale e della rappresentanza politica. Nella visione tecnocratica che ha dominato il processo di integrazione europea, la democrazia è stata ridotta a un semplice orpello, una decorazione necessaria per mantenere l’illusione della partecipazione popolare, mentre le vere decisioni venivano prese in ambienti inaccessibili ai cittadini. La stessa crisi della democrazia parlamentare, oggi così evidente in Italia e in altre nazioni europee, affonda le sue radici in questa logica di esautorazione progressiva del potere politico a vantaggio di un’oligarchia finanziaria ed economica. La retorica del progresso e dell’integrazione ha mascherato un processo di demolizione della sovranità popolare, in cui lo Stato è stato privato della sua capacità di intervenire nell’economia e nella società. Privatizzazioni forzate, deregulation selvaggia e vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno condannato intere generazioni a un futuro di incertezza e precarietà. Il risultato di queste politiche è sotto gli occhi di tutti: il disgregarsi del tessuto sociale, la crescita delle disuguaglianze, la perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche. Fenomeni come il sovranismo, il populismo e il malcontento diffuso non sono anomalie, ma reazioni inevitabili a un sistema che ha tradito le aspettative dei cittadini. La crisi della democrazia rappresentativa non è un incidente di percorso, ma la conseguenza diretta di un modello di governance che ha deliberatamente escluso i popoli dalle decisioni fondamentali sul loro futuro. Ma nel 1999 e nel 2003, quando Padoa Schioppa scriveva di ” DUREZZA DEL VIVERE” e di ” DISPOTISMO ILLUMINATO ‘ e al contempo rappresentava l’Italia nei templi della finanza europea – la Bundesbank e la Banca di Francia – che si apprestavano a varare l’ EUROZONA, dove erano i compagni della sinistra postcomunista ? Dormivano? Distratti dal solito tran-tran della concertazione con il cattolico Prodi e l’ azionista Ciampi ? Perché nessuno, con toni accesi o flebili sussurri, osò sfidare le sue teorie? Già nel 1964, Palmiro Togliatti, difronte ai primi vagiti di una unione europea ancora”in mente dei” ammoniva il PCI sulla necessità di contrapporre all’unione politica dell’Europa una combattiva unione sindacale, capace di arginare le prevedibili derive autoritarie e conservatrici. Un suggerimento che, evidentemente, fu archiviato con cura in un cassetto polveroso. L’alzata di spalle con cui la CGIL e la sinistra assistettero alle proposte di Padoa Schioppa è la dimostrazione plastica di quanto poco si sia realmente cercato di arginare lo smantellamento progressivo delle tutele sociali. Forse, solo Andreotti e Craxi non furono così miopi. Loro avevano previsto il “bagno di sangue” che sarebbe seguito in Italia se non si fossero fatte prima le riforme necessarie e, soprattutto,se non si fossero contestati e rifiutati i parametri su deficit e debito e pil del trattato di Maastricht. Non è un caso se furono fatti fuori entrambi con precisione chirurgica. Il destino è cinico e baro, si sa, ma talvolta si concede il gusto di un’ironia quasi teatrale. E quale miglior finale per questa tragedia in atti multipli se non la fine stessa di Padoa Schioppa? Nel culmine del suo successo,a Bruxelles, lontano dalla moglie – la stimata economista Fiorella Kostoris – l’algido tecnocrate si lascia ammaliare dall’ affascinante figlia di Altiero Spinelli, il padre dell’utopia europeista. Muore tra le sue braccia, colto da un infarto fulminante. Proprio lui, artefice di un’Europa rigidamente monetaria, si spegne tra le braccia della discendenza di chi sognava un’Europa dei Popoli. Un’ultima beffa del Fato, un colpo di teatro degno di una penna pungente. La morale? Forse, semplicemente, che la storia ha più fantasia di noi. Ninni Speranza *Ha collaborato Giuseppe Arnò   Riportiamo quanto scritto al riguardo da Tommaso Padoa Schioppa GLI INSEGNAMENTI DELL’AVVENTURA EUROPEA Il titolo di queste riflessioni si spiega a partire dall’osservazione seguente. Cinquant’anni non sono pochi nella storia dell’Europa: questo, per fare due esempi, è il tempo che separa l’ancien regime dall’era borghese, o l’Europa mediterranea dall’Europa fiamminga. L’idea di un’Europa unita da forze estranee a quelle del “ferro e del sangue”, secondo la formula di Bismarck, fu suggerita, durante la prima metà del secolo, dalla lezione tragica, ma non senza precedenti, della storia. Nel corso dei cinquant’anni seguenti, l’Europa è passata dalle macerie della guerra alla moneta unica, divenendo una fonte di insegnamenti. Poiché l’avventura europea continui e giunga a maturazione, questi insegnamenti dovrebbero essere formulati e trasmessi alla generazione che voterà e governerà dopo questi cinquant’anni. Il titolo reclama due precisazioni. Per “avventura”, io intendo ciò che suggerisce specificamente il dizionario: un evento sorprendente e coraggioso, che

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Il pensiero di Ninni Speranza

Mettiamola così, cari amici Renziani ! L’affaire PARAGON,strumento in mano solo a Servizi Segreti e Polizia giudiziaria, con appena 90 intercettazioni illecite (!?), di cui alcune a carico di giornalisti e altre dell’ ONG di Casarini & C., è un “sorbettino alla spuma di limone” rispetto al “pezzo-duro vaniglia e cioccolato” dell’ affaire STRIANO-MEDIATI, in mano solo a magistrati e ad un unico poliziotto alle loro dipendenze , con decine di migliaia di dossier confezionati,pare, per costruire campagne di stampa su giornali ben noti e schierati ! Le chat che rivelebbero rapporti pessimi tra gli alleati di centro-destra,peraltro riferiti a periodi in cui erano avversari, lasciano il tempo che trovano perché tutti gli elettori sanno che questa è la regola nella politica italiana e che se si intercettassero le chat di PD ,5 Stelle e AVS si ascolterebbe di molto peggio. Su Almasri e la Corte Penale Internazionale meglio stendere un velo pietoso perché anche i bambini sospettano che possa essere stato un trappolone di certa Magistratura e di certa Sinistra,gestito con dilettantismo dal governo. Su Trump e Musk, io credo che,invece di prendere il toro per le corna , bisognerebbe saper roteare la muleta sfruttando al meglio la “benevolenza ” di entrambi per l’Italia, non fosse altro che per risalire la china in Europa e smettere di farsi prendere a calci in bocca da un Dombrosky qualsiasi ( il vero Commissario alla politica economica dell’UE : altro che il povero Gentiloni digiuno perfino della tabellina pitagorica!) com’è accaduto fino all’altro ieri . Invece,cari Renziani, deve preoccupare molto il discorso fatto a Marsiglia da Mattarella ,il quale ha lanciato un vero e proprio anatema contro TRUMP E MUSK,senza mai nominarli,con accenti davvero per lui inusuali. Credo proprio che la sua sia stata una fuga in avanti nella politica estera dell’ Italia che potrebbe aprire serie fratture fra Governo e Presidenza della Repubblica. Una evenienza, questa,che sarebbe molto gradita all’ Opposizione ed alla Magistratura perché il confronto politico si sposterebbe dall’asse Meloni/Schlein (perdente per la Sinistra) a quello Mattarella/Meloni lacerante per il Paese, per le possibili dimissioni anticipate dell’uno o dell’altra . Così, tutto finirebbe per l’ ennesima volta”in vacca ” facendo saltare la “separazione delle carriere” che rappresenta la vera causa di questo attacco parlamentare e mediatico furibondo contro il Governo! Non credo che Renzi sarebbe contento perché nessuno più di lui sa che il vero nodo da sciogliere in Italia è il legame incestuoso tra certa Magistratura e certa Stampa che da 30 anni mina alle fondamenta il libero confronto democratico. Così come Renzi sa anche: – che, immediatamente dopo la separazione delle carriere dei magistrati, occorrera’ sistemare il DEBITO PUBBLICO ITALIANO ; – che sarà conveniente affidare questo immane compito alle cure di MARIO DRAGHI, l’ unico a poter ottenere la fiducia dei mercati finanziari internazionali anche sul lungo termine; – che Draghi potrà assumere con più forza questo impegno attraverso la sua elezione alla Presidenza della Repubblica, che potrà avvenire de plano con un accordo tra la coalizione di Centro Destra, ITALIA VIVA,CALENDA e i renziani superstiti nel PD,che ancora sono più di quanti si immagini ! – che Mattarella sarà ben lieto di anticipare la fine del suo secondo mandato in favore della successione da affidare a Draghi; – che la prospettiva deve essere quella di collocare il Paese nella parte giusta di un mondo che diventerà nuovamente bipolare ( USA/CINA),grazie ad un cambiamento che , al punto di stallo in cui si era giunti, non poteva avvenire se non con modalità trumpiane; – che per bonificare la palude di un multipolarismo dalle mille guerriglie locali, la POLITICA dovrà riprendersi gli spazi decisionali che le Burocrazie, non elette da alcuno, le hanno proditoriamente sottratto grazie al DISPOTISMO ILLUMINATO di professori alla PADOA SCHIOPPA & C. accecati dalla loro sadica sapienza ! Perciò,cari amici Renziani,non commettete l’ errore che commise Berlusconi nel 2016, quando si schierò contro il Referendum costituzionale che avrebbe salvato l’Italia già da allora ! Una tappa per volta: ripristiniamo prima le regole democratiche dell’altermanza che sono il presupposto di ogni confronto politico, e dopo vinca il migliore tra Renzi e la Meloni, i due soli leader,anche anagraficamente, all’ altezza dei problemi che il Paese dovrà affrontare con determinazione e coraggio nei decenni a venire.

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Separazione dei poteri: una commedia in atto unico

  Ehi, il Parlamento fa le leggi e la magistratura le applica. Punto. Che rassicurante semplicità! Pare quasi di sentire il tintinnio di una campanella scolastica che decreta la fine della ricreazione. Nessuno osi discutere: la divisione dei compiti con la separazione delle carriere è netta, cristallina, come un manuale di educazione civica di terza elementare. Eppure, sembra che qualche magistrato distratto abbia dimenticato questa elementare lezione. Interessante, poi, questa distinzione chirurgica tra la “parte” della magistratura, permalosa ed egemone, e la restante che invece applaude la riforma costituzionale. Una fotografia perfetta: da un lato, i diffidenti custodi del potere giudiziario, dall’altro, i ragionevoli e progressisti, se di progresso possiamo parlare con la separazione delle carriere e non più propriamente di uno strumento rafforzativo della qualità e dell´equità dell´amministrazione della giustizia. Come resistere a un simile quadro così ben bilanciato? E che dire dell’ardita citazione cinematografica: “Finché morte non ci separi”. Un accostamento raffinato, senza dubbio, che riduce la complessità del dibattito a un matrimonio forzato e forse un po’ stantio. Al di sopra di ciò, cosa c’è di migliore del ricorso ai titoli dei film thriller per analizzare una riforma costituzionale? La narrazione prosegue con la sorpresa di +Europa e Azione che votano a favore con qualche italica riserva. Chi l’avrebbe mai detto! Di fronte a tanta immediatezza di pensiero così imprigionato nel dettaglio delle cose quotidiane forse Pirandello stesso si sarebbe commosso. Perché, si sa, in politica tutto è teatro e ognuno recita a soggetto.  Passiamo poi ai “dissidenti cronici”. Bah, questi eterni insoddisfatti, sempre pronti a invocare soluzioni diverse, migliori, più complesse. Come osano? Non capiscono forse che garantire la parità tra accusa e difesa è già un obiettivo nobile e sufficiente? Ma certo, il diritto a un giusto processo è sacrosanto—purché si eviti di parlare dei tempi biblici della giustizia. Dettagli, naturalmente. E infine, i “profeti di sventura”. Quanta teatralità nel paventare derive autoritarie! La riforma, ci rassicurano, non metterà certo la pubblica accusa nelle mani capricciose della politica. E poi, anche se così fosse, sarebbe solo un altro affascinante capitolo della grande saga italiana del potere. In fondo, il vero problema è sempre lo stesso: questa ossessione tutta italiana per il dramma, per la rappresentazione esasperata della realtà. Perché mai attenersi ai fatti, quando si può arricchirli con pennellate di apocalisse e sfumature di tragedia? Forse un giorno si arriverà a discutere serenamente di riforme, senza invocare Armageddon o citare Pirandello. Ma fino ad allora, godiamoci pure questa raffinata commedia dell’arte. In fondo, è tutto parte dello spettacolo.   Redazione

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Quando la Civiltà Incontra la Barbarie: Il Premio Oscar per la Maleducazione

Toh, ci mancava pure questa! Busto Arsizio, città di quiete e cultura, improvvisamente catapultata in un remake mal riuscito di un film d’azione di serie B. Protagonisti? Una quarantina di aspiranti stuntman che, invece di provare scene per Fast & Furious, hanno deciso di improvvisare un assedio contro la Polizia. E perché no? È sempre un’ottima idea minacciare chi indossa una divisa. Innovativi, davvero. Tutto inizia con due individui che pensano bene di esperimentare un nuovo tiro al bersaglio, ovvero lanciare bottiglie contro le auto in transito. Magari era un nuovo sport olimpico di cui non eravamo a conoscenza. Le forze dell’ordine, quelle fastidiose figure che ancora credono nell’ordine pubblico, intervengono e si trovano subito circondate da un club esclusivo di 40 forsennati. “Polizia m…”, “Dovete morire tutti!” è il nuovo tormentone dell’inverno. Chissà che non sia disponibile anche su Spotify? A questo punto, il colpo di scena: cori per Ramy e insulti contro il governo. Un tocco di varietà, come se l’assalto alla polizia non fosse già abbastanza creativo. Per buona sorte, i poliziotti, dimostrando una pazienza che avrebbe fatto impallidire il patriarca Giobbe, hanno evitato che la situazione peggiorasse. Diamine, ma che peccato! E noi che avevamo previsto effetti speciali. I due protagonisti principali di questa brillante performance sono stati identificati: marocchini, 25 e 33 anni, con tanto di denuncia per danneggiamento, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Ovviamente, non finisce qui. Partono le indagini per scovare i figuranti di questa brillante sceneggiata. Le telecamere, quelle antipatiche spie sempre accese, hanno ripreso tutto. Che fastidio essere immortalati mentre si esprime la propria creatività. E adesso? Sorge spontanea la domanda se sia sufficiente una denuncia o se sia alla fine arrivato il momento di premiare certe esibizioni con sanzioni esemplari. Magari un bel reality show dal titolo “Chi sfida di più la legge?” con eliminazioni dirette, stavolta, però, in senso restrittivo. Perché si sa, la barbarie è affascinante solo nei libri di storia, non nelle nostre strade. In attesa della prossima attrazione, un caloroso applauso alla Polizia che, ancora una volta, ha dovuto fare propri i principi dei monaci zen. Ma è noto, in Italia, la pazienza delle forze dell’ordine è infinita. Ohibò, speriamo non sia anche la nostra, . Giuseppe Arnò  

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La finestra su Roma

  di Bruno Fulco Che l’anno nuovo porti al crollo dell’ipocrisia. Quest’anno l’inverno a Roma ha fornito la giusta cornice alle festività natalizie che lentamente stanno scivolando via. Un inverno vero, di quelli che ti invita ad aprire il cassetto per riprendere sciarpe, guanti e cappelli, che da queste parti neanche è scontato siano sempre così necessari. Un inverno di quelli che, per chi può, rende piacevole lo stare in casa, ma che invece obbliga chi un tetto non ce l’ha ad inventarsi soluzioni di fortuna drammaticamente difficili, in strada, con questo clima. E pensare che a detta dei più il clima doveva essere sostituito in maniera permanente da inverni caldi e senza piogge. Ma per fortuna Roma con i suoi mille difetti ed egoismi è però animata da una fitta rete di associazioni di volontariato che, oltre a quelle istituzionali tipo la Caritas, offre quotidianamente a chi ne ha bisogno, assistenza, supporto materiale, fisico e morale, sopperendo con il proprio senso civico e civile all’inadeguatezza di un sistema sociale che, in una ricca città occidentale, non dovrebbe permettere a nessuno di scivolare in situazioni di indigenza e degrado. Una forza autentica che proviene dal cuore della gente, e che si contrappone nella pratica alle carenze di una società dominata dall’ipocrisia. La stessa che poi attraverso i media si riversa tutti i giorni sulla gente in ogni forma possibile per confonderne le coscienze. L’augurio migliore che si possa fare per il nuovo anno è proprio quello di vedere spazzata via questa onda di finzione, convenzionalismo e falsità, per donare ad ognuno la grande libertà del pensiero libero dal condizionamento di massa. Un’ipocrisia che si insinua in ogni questione, in ogni aspetto della nostra vita, tentando di indirizzare la cultura di massa e le abitudini di ognuno di noi, ma spesso però solo a beneficio di poche elite e potentati economici, che governano le sorti della terra e di tutti quelli che ci camminano sopra. La speranza per l’anno che verrà è quella di scoperchiare sempre di più questo gioco e potersi sentire liberi di ragionare, ad esempio sul cambiamento climatico, seguendo i propri approfondimenti e le proprie idee senza essere insultati o trattati alla stregua di criminali, se solo si osa uscire dal solco del pensiero comune richiamandosi a studi o a lavori di scienziati accreditati, ma che non sposano questa tesi. L’augurio e di sfuggire alle ipocrisie che serpeggiano tutte intorno a noi, come l’Ideologia green che non può essere messa in discussione in nessun modo e in nessun aspetto, a partire da quello che mangiamo. Ad un certo punto è sembrato che gli abitanti della terra per alimentarsi non potessero più fare a meno delle farine di insetti e di tutti i prodotti con esse confezionati. Poi è stata la volta della lotta culturale al consumo della carne per mille motivi, dal maltrattamento degli animali all’inquinamento che producono gli allevamenti, tutti temi che, voilà, hanno introdotto con rullo di tamburi l’ingresso del grande business della carne sintetica, di cui a un certo punto, anche di questa, non sembrava possibile fare più a meno. E ancora in tema green, il martellamento che per anni ha portato a devastazioni paesaggistiche in nome delle pale eoliche e dei pannelli solari, business anch’essi che il tempo ha svelato essere motivati anche da grossi interessi esclusivi e di parte, oltre che dall’esigenza dall’energia pulita delle fonti rinnovabili. Ancora per il green segue a stretto giro l’ipocrisia dell’auto elettrica ma di questa abbiamo già parlato. Giusto per non dimenticare comunque: costi esorbitanti delle macchine, difficile produzione e smaltimento delle batterie, che tutto è tranne che green, e soprattutto difficoltà quasi insormontabili di ricarica per gran parte delle situazioni in cui vive la gente tipo le grandi città, oltre all’autonomia ridotta che rende un calvario anche uno stupido viaggio di poche centinaia di chilometri. Sulla questione elettrica poi, grava l’ipocrisia delle ipocrisie, conclamata dal fatto che non più di due anni fa si esortava la gente a limitarne il consumo riducendo riscaldamento, docce e condizionatori, e con il quale invece oggi si vorrebbe alimentare tutto il comparto auto. Non si capisce però chi è che ci dovrebbe dare ora tutta questa energia. Su questa tematica poi le ipocrisie sembrano infinite, non ultima la visione di un mondo in cui praticamente a parte Europa, Stati Uniti, Canada e Australia che devono limitarsi all’inverosimile con restrizioni sempre più stringenti, il resto del mondo è libero di inquinare a piacimento. Tutti questi protocolli, divieti e limitazioni infatti non si applicano al Sudamerica, la Russia e l’Asia tutta, con il paradosso che è proprio la Cina uno degli attori più attivi nel business dell’auto elettrica…si ma per venderla a noi. Basta prendere un planisfero ed individuare le aree di restrizione e quelle di zero limitazioni per rendersi conto che tutta questa questione è una grande pagliacciata. In tema di ipocrisia, anche le guerre rappresentano un grande classico da strumentalizzare ad uso e consumo di forze politiche o interessi vari, per mantenere sul capo di ognuno di noi una pressione invisibile che tende a schiacciarci verso il basso impedendo alla nostra mente di prendere il volo. Così è stato per l’Ucraina che nel tempo ha esaurito il suo potenziale, passando il testimone all’eterno conflitto Israele – Palestina, praticamente un manuale di come la potenza economica influenzi in ogni paese orientamenti, morale e narrazione di un evento bellico. Ma anche quest’ultimo non è più una novità, a tenere banco ora è arrivato il rovesciamento della dittatura Siriana della famiglia Assad durata 53 anni, con lo stesso Bashar al-Assad fuggito a gambe levate dall’amico Putin, e sostituito dai ribelli di Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Un portavoce del nuovo governo Siriano ha dichiarato all’ANSA che non imporrà il velo alle donne, né introdurrà alcuna forma di limitazione alle libertà individuali non ostacolando quindi la presenza e la vita delle comunità di altre religioni. Nemmeno il tempo di chiedersi se c’è da crederci o no e intanto già degli alberi di Natale della

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Siria: Come Smontare un Paese in 12 Mosse e Fingere che sia un Capolavoro di Geopolitica

La Siria: dove il Medio Oriente decide di allenarsi nel caos geopolitico estremo, il tutto a spese della popolazione. Dopo mezzo secolo di regime Assad, seguito da 13 anni di devastazione, un lampo di rivoluzione ridisegna il Paese e le alleanze. Ma non temete: il caos rimane l’unico elemento stabile. Gli Stati Uniti? Hanno impostato il pilota automatico con un tocco di propaganda democratica, guardando il tutto da una comoda finestra panoramica. La Turchia, nel frattempo, sta raccogliendo i frutti di una strategia che combina aiuti umanitari con il pragmatismo brutale, inclusi droni e alleanze discutibili. Erdogan ora sogna di diventare il regista del Medio Oriente, finanziato dalle monarchie del Golfo. Israele, sempre con una mano pronta al raid e l’altra a rivendicare vittorie, si gode un Assad fuori dai giochi, ma già si prepara a fronteggiare nuovi nemici. La Russia? Una potenza indebolita, ma tenace nel preservare le sue basi, perché Tartus e Ḥumaymīm sono il minimo sindacale per restare nel gioco. Quanto all’Iran, perde tutto, incluso il corridoio siriano, e ora si consola accarezzando il sogno nucleare. E il fronte ribelle? Un cocktail esplosivo di jihadisti, laici, curdi e altri attori, uniti temporaneamente solo dalla caduta di Assad. La stabilità? Fantascienza. Invece di governare, ci si prepara alla prossima guerra civile. Hayat Tahrir al-Sham, presentandosi come “moderati” con un curriculum da jihadisti, è la ciliegina sulla torta di questa rivoluzione surreale. Conclusioni La Siria, più che una nazione, è ora un teatro di potenze esterne e sogni infranti. Invece di rappresentare un futuro radioso, questo cambio di regime appare come il preludio a un’ulteriore frammentazione. Insomma, il Medio Oriente ha ancora una volta dimostrato che per ogni risposta trovata ci sono almeno dieci nuove domande. E noi? Stiamo a guardare, possibilmente con un buon caffè in mano. Giuseppe Arnò

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La finestra su Roma

   di    Dietro le lucine un Natale che non scalda il cuore Il meteo ha detto stop e dopo aver graziato i Romani fino ad ora calerà nelle prossime ore la mannaia del gelo. Non solo a Roma che anzi, baciata dalla fortuna non si trova mai in condizioni drammatiche a causa del freddo, ma più che altro nel resto del paese. Bufere di vento e aria gelida proveniente dalla Russia si verificheranno sulle zone montane di Marche, Umbria, Abruzzo e Molise con nevicate a bassa quota a partire da 5-600 metri se non ancora più basse. Al sud forti temporali e nevicate tra i 1000 e 1500 metri sferzeranno Campania, Calabria e Basilicata, mentre a Roma le temperature diurne si porteranno intorno ai 10°, anticipando di 20 giorni l’ingresso ufficiale dell’inverno. Nell’arretratezza infrastrutturale del nostro paese speriamo che i disagi della stagione fredda si limitino a problemi di riscaldamento, senza riprodurre tragedie come la vicenda di Rigopiano del 18 gennaio del 2017, dove nel comune abruzzese di Farindola morirono 29 persone a causa di una valanga che travolse un Hotel. Una struttura che forse li non si sarebbe mai dovuta trovare e che forse non era stata considerata nei piani di emergenza da qualcuno che forse, mancando alle sue responsabilità non ha tenuto disponibili i mezzi e le strategie necessarie in caso di pericolo, forse per negligenza, o forse per altri motivi che non hanno consentito di raggiungere l’Hotel al verificarsi dell’emergenza. Una lunga serie di forse “all’Italiana” che ha provocato tante morti innocenti. Il 3 dicembre la Corte di Cassazione pronuncerà la sentenza sulla strage di Rigopiano, una snervante attesa per i familiari, che hanno lamentato come in aula si sia cercato di negare le evidenze per discolpare chi poteva salvare le vittime, offendendone la memoria. Il sostituto Procuratore Riccardi in aula, appena due giorni fa ha chiesto un processo d’appello bis per l’ex Prefetto di Pescara Francesco Provolo, colpevole di rifiuto di atti d’ufficio e falso e per questo condannato a 1 anno e 8 mesi, per valutarne anche le accuse  di concorso in omicidio colposo, lesioni colpose e depistaggio per cui era stato assolto in appello. Contestualmente ha chiesto anche l’annullamento delle assoluzioni di 6 persone dell’autorità regionale di protezione civile oltre che la conferma per le condanne dei dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio (entrambi 3 anni e quattro mesi), l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso (6 mesi), l’allora sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico del Comune Enrico Colangeli (2 anni e otto mesi per entrambi). Anche se nessuna sentenza potrà mai restituire le vittime all’affetto dei propri cari si spera che chi deve pagare per le sue colpe paghi, scongiurando un finale da commedia all’italiana che si è visto troppe volte nelle aule di giustizia. Di Commedia all’Italiana sa invece tanto questa notizia che dice molto sull malcostume in essere nel belpaese. Dei tanti sodalizi criminali che si erano materializzati fino ad ora non si ha memoria di una ”Banda dello Spurgo”, ed il nome dato all’indagine appena chiusa, “Pecunia non olet”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dagli agenti della Polizia di frontiera aerea di Fiumicino, non poteva essere più appropriato. La ditta in questione sfruttava i problemi dei clienti con le fognature, e invece di procedere allo spurgo aggravava volutamente il problema per estorcere denaro alle malcapitate vittime. Le indagini hanno condotto all’arresto di 13 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni e truffe aggravate. Tra i frutti dell’attività criminosa la Polizia ha recuperato anche 100mila euro in contanti, diamanti, rolex e gioielli. L’attività era in piedi dal 2022 ed il modus operandi, a seguito di una richiesta urgente prevedeva il pagamento anticipato di 500 euro, durante l’intervento gli operai creavano un ulteriore danno ostruendo lo scarico, quindi per motivazioni tecniche demolivano pavimenti e pareti allagando con i liquami appartamenti e attività commerciali, spesso bar o ristoranti, creando danni esorbitanti. Tra le vittime preferite anche persone anziane ed indifese, incapaci di opporsi alle minacce e timorose di sporgere denuncia. La ditta poi proponeva un costosissimo intervento di ripristino e se la vittima presagendo la truffa si rifiutava, veniva minacciata da parte del personale scelto ad hoc per la fedina penale non certo immacolata, e requisito essenziale per essere assunti. Il giro d’affari milionario veniva esercitato su tutta Roma ed in procinto di essere allargato anche su tutta la provincia ed in altre città italiane. Intanto Roma inizia a vestirsi a festa per il Natale, ma è un abito molto più povero di quelli indossati negli anni precedenti. Non si respira nessuna atmosfera particolare e dietro gli addobbi scintillanti che qua e la iniziano a vestire le vie dal centro alla periferia, quasi non  si avverte l’atmosfera della festa. Sarà che di anno in anno di decennio in decennio il Natale ha cambiato i suoi contenuti, traghettandoli dalla religione al consumismo, concetto un po’ retorico ma forse anch’esso scaduto. Qui con l’inflazione che galoppa e tante famiglie impegnate ad arrivare a fine mese, più preoccupate dalle bollette del riscaldamento da pagare che dei pacchi da mettere sotto l’albero, di consumismo è rimasto poco e niente. Si vede dai negozi delle vie del centro che a differenza del passato non subiscono l’assalto dei clienti in cerca del regalo giusto, forse però complice anche il commercio online. Il Natale era anche la festa della famiglia, un’occasione irrinunciabile per stare insieme alla propria tribù di parenti e amici nei luoghi di origine, ma anche questo fenomeno nel tempo è stato costretto a una flessione. Le dinamiche della vita, dello studio, del lavoro, portano sempre più persone ad allontanarsi dai luoghi più cari, e se prima era un rito irrinunciabile tornarci almeno a Natale oggi non può essere più così per tutti. Lavori precari a centinaia di chilometri lontano da casa e situazioni al limite della sopravvivenza, inducono molti a trascorrere il Natale lontano dalle proprie famiglie visti i costi proibitivi dei viaggi per

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Perle di saggezza

Sento parlare di ” responsabilità dello Stato”,” della Scuola ” di “educazione sessuale “, di” educazione sentimentale”, di ” piazze e di cortei” programmati per il 25 novembre prossimo inneggianti a vendette femministe “incendiarie” contro MASCHI e STATO ! Insomma,una manifestazione di lutto collettivo , più pubblica che privata, che sovrasta lo stesso dolore di un padre e di una sorella, stritolati dagli ingranaggi dei media. E un’accusa antica si impadronisce,il giorno dopo, delle prime pagine dei Giornali, quelli di intonazione sinistrorsa, che tentano di coinvolgere il Governo nelle più disparate responsabilità ad ogni occasione possibile. L’ accusa di ” PATRIARCATO” ! E, in quanto tale,di stampo FASCISTA non esistendo in letteratura un patriarcato di SINISTRA! Ancora troppo diffuso nel Paese,esso sarebbe alla base dei FEMMINICIDI! Ma dove? Quando? Come? In un’ ITALIA in cui le postazioni di più alta responsabilità ( Magistratura, Università, Scuola, Alta Amministrazione, Professioni ,Sindacati, Corporazioni, Associazioni, Volontariato) sono imbottite di DONNE e dove, ormai da alcuni decenni, la tendenza è quella di un capovolgimento di genere nella guida del PAESE, si portano avanti ancora vecchie accuse di “MASCHILISMO” e di “PATRIARCATO “? Ma, da che mondo è mondo – e le tragedie greche lo insegnano ! – i figli maschi non si portano addosso “per la vita” le stimmate delle madri ? Se di influenze paterne si vogliono trovare tracce, non bisognerebbe fare riferimento alle figlie FEMMINE che, di norma, hanno un rapporto d’amore col padre e conflittuale con la madre? Le percentuali di successo che tutte le donne intellettivamente normodotate riscuotono in tutti i campi professionali non testimoniano in tal senso? Anzi, a pensarci bene, come si spiega il fatto che nella Società di oggi sempre di più i “maschietti” sembrano femminucce e le “femminucce” maschietti? Approfondiamo anche questi aspetti e vediamo che ne viene fuori in termini più complessivi di “violenza nella società” : sulle donne, certo, ma anche sui nonni maltrattati nelle RSA dalle infermiere o uccisi in casa dalle nipoti in cerca di soldi; sui genitori massacrati dalle figlie per l’eredita’; sugli infanticidi in culla delle madri depresse ; sui bambini pestati dalle maestre negli asili; sui malati di mente dalle infermiere nelle case di cura; sugli anziani dalle badanti in casa;sulle ragazzine che stolkerizzano le compagnucce più deboli o che le ricattano sui social o si organizzano in gruppo per pestare qualche maschietto implume; etc.etc.etc. Possibile che in questo Paese anche le più tristi vicende umane debbano cedere alle strumentalizzazioni mediatiche per convertire in audience l’ emotività popolare? Tanto, da farne interminabili trasmissioni televisive, tutte uguali nelle diverse emittenti, dove esperte sociologhe , criminologhe, giornaliste, mamme di famiglia e passanti intervistate per strada, dicono la loro senza dare un minimo contributo alla soluzione dei problemi, salvo riversare accuse indistinte a vuoto! Infine, se col termine PATRIARCATO si volesse intendere un sistema consolidato di potere maschile, che dura dalla fondazione di Roma fino ai giorni nostri, si tratterebbe sempre e comunque di un potere di derivazione MATRIARCALE , nel quale dietro l’esclusione delle donne ci sono state spesso ,come la STORIA insegna, altre donne!

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Il secondo mandato di Trump: tempi bui ma qualche luce

“È l’ora di mettere le divisioni degli ultimi quattro anni da parte. È arrivata l’ora di unirci”. Così Donald Trump la sera della recente vittoria al suo secondo mandato. Parole pacate che ricordano quelle espresse subito dopo la prima elezione del 2016. Poi però il suo discorso di insediamento il 20 gennaio del 2017 fu descritto dall’ex presidente George W. Bush come “some weird sh…t” (strana m…da) per i toni oscurantisti e minacciosi delle parole uscite dalla bocca di Trump. Quale Trump governerà nel suo secondo mandato? Quello dell’unione del Paese oppure quello della campagna elettorale? Quante delle promesse minacciose metterà in atto? Il primo mandato ottenuto da Trump quando sconfisse la candidata democratica Hillary Clinton nel 2016 fu storico. Il candidato repubblicano non aveva nessuna esperienza politica ma riuscì a conquistare la Casa Bianca facendo leva sulle sue qualità imprenditoriali. Si trattava di un mix tra successi e bancarotte ma il tycoon riuscì a vincere mediante il meccanismo costituzionale del Collegio Elettorale. Perse però il voto popolare, ricevendo circa tre milioni di voti in meno della Clinton, che lui spiegò, senza prove, che i clandestini avevano votato. Tutte le schede della recente elezione non sono state ancora contate ma sembra che questa sua vittoria sarà più netta. Anche storica poiché Trump diventa il secondo presidente ad avere vinto due mandati non consecutivi. L’altro caso è rappresentato dal democratico Grover Cleveland che vinse la presidenza nel 1884, perse nel 1888, e poi vinse di nuovo nel 1892. Trump potrebbe prevalere anche sul voto popolare e il suo partito ha già vinto la maggioranza al Senato e ha anche buone possibilità di vincere quella alla Camera. Il 47esimo presidente avrebbe inoltre il supporto della Corte Suprema dove vige la maggioranza di 6 giudici con tendenze conservatrici, 3 dei quali nominati proprio da Trump. Le tre giudici nominate da presidenti democratici hanno dunque la minoranza. Una delle poche armi a disposizione dei democratici per frenare l’agenda legislativa di Trump sarebbe il filibuster al Senato. Come si sa, alla Camera Alta per procedere ai voti bisogna ottenere la maggioranza ad oltranza di 60 voti. I democratici avranno 47 senatori, quindi, votando compatti, potrebbero limitare i danni. Trump ha ottenuto la sua vittoria nonostante un primo mandato poco brillante, caratterizzato da due impeachment alla Camera. I processi al Senato però hanno fallito di condannarlo. Nel secondo impeachment la fece franca al Senato di solo 3 voti perché solo 57 senatori votarono per la condanna invece del requisito 60. Il secondo impeachment fu dovuto, come si ricorda, per i suoi incitamenti agli assalti al Campidoglio il 6 gennaio del 2021 che lui incitò per ribaltare l’esito elettorale del 2020. Più di 1500 assalitori sono stati processati e parecchie centinaia di loro sono in carcere, alcuni per una ventina di anni. Da candidato all’elezione del 2024 Trump si presentò macchiato da una condanna penale di 34 capi di accusa nel caso delle falsificazioni elettorali per silenziare la pornostar Stormy Daniels nell’elezione del 2016. La sentenza è stata rimandata dal giudice Juan Merchan fino al 26 novembre ma con l’esito dell’elezione non sorprenderebbe se Trump subisse una leggerissima pena. Inoltre il 45esimo presidente era stato condannato in due casi civili nello Stato di New York, e incriminato in un altro caso in Georgia e altri due federali. Il caso in Georgia è statale e continua a procedere a rilento. I due casi federali, uno a Washington dove era stato incriminato per i suoi sforzi di ribaltare l’esito elettorale del 2020, e il secondo in Florida per avere mantenuto in suo possesso documenti top secret, saranno certamente messi da parte dal nuovo Procuratore Generale che il neoeletto presidente nominerà. Trump è riuscito a convincere più di 74 milioni di elettori che i suoi casi penali erano tutti motivati dalla politica dei democratici. Molti americani gli hanno creduto o almeno considerato le sue lacune professionali e quelle etico-morali lontane dalla squalifica per la carica più importante del governo. In tutte e tre campagne presidenziali Trump ha usato un linguaggio fuori dalle righe, carico di insulti ai suoi avversari, ai media, ai magistrati, e le istituzioni. Nella terza campagna elettorale il suo linguaggio è divenuto ancora più oltraggioso. Gli insulti diretti alla sua avversaria Kamala Harris divennero ulteriormente ripugnanti. La campagna di Trump è stata descritta con toni misogini, razzisti, sessisti e dalla paura che una donna di colore potesse occupare la Casa Bianca. Carol Anderson, docente di studi afro-americani alla Howard University, ha persino collegato la campagna di Trump con la guerra civile, vedendo Trump come rappresentante della confederazione degli Stati del Sud. Le incoerenze, gli insulti ai suoi avversari, le sue volgarità che in uno dei suoi comizi hanno incluso persino la simulazione di sesso orale, non hanno impedito al candidato di convincere la maggioranza degli americani di meritare un secondo mandato. Persino i gruppi minoritari afro-americani e latinos, che lui attaccò con ferocia, non si allontanarono da lui ma aumentarono il loro supporto. Trump è riuscito in questa campagna elettorale a migliorare il supporto dei latinos e dei maschi afro-americani. La maggioranza degli americani ha rifiutato una candidata che ha condotto una campagna rispettabilissima. La Harris ha accettato la dolorosa sconfitta senza però rifiutare il concetto di una continua lotta. Da vicepresidente in carica avrà il doloroso compito nel mese di gennaio di presiedere alla lettura dei voti del Collegio Elettorale, leggendo i nomi dei due candidati presidenziali, annunciando la vittoria del suo avversario. Trump non ha riconosciuto la sua sconfitta nel 2020 e quasi certamente avrebbe fatto altrettanto anche questa volta. Quando Trump vince non ci sono brogli e in un certo senso non ci saranno incitamenti alla violenza che sarebbero potuti avvenire se la Harris avesse vinto. Quindi un respiro di sollievo per il Paese. Un altro piccolo raggio di sole ci viene dall’elezione di Lisa Blunt Rochester (Delaware) e Angela Alsobrooks (Maryland), due donne afro-americane al Senato e l’elezione di Andy Kim (New Jersey), il primo senatore coreano-americano. Trump farà molti danni al

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