Nemo propheta in patria?

“Nemo propheta in patria?” Non è esattamente il caso, ma saremmo tentati di dirlo! Il Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha conquistato il ruolo di terza carica dello Stato, un traguardo unico nella storia della Repubblica Italiana per una donna, grazie alla sua coerenza, integrità e abilità politica. L’Italia è passata da una fase di “non governo”, caratterizzata da esecutivi instabili e di breve durata, a un governo finalmente solido e duraturo.Tant´è! Alcune promesse elettorali della Meloni sono state mantenute, come quelle relative al PNRR e alla riforma fiscale; altre sono in fase di attuazione o in attesa di concretizzarsi. Tuttavia, facendo un bilancio onesto, possiamo affermare che gli aspetti positivi hanno prevalso su quelli negativi. Non vogliamo essere banali, ma se la Meloni non riesce a mantenere tutte le promesse, dobbiamo ricordare che non ha di certo poteri straordinari per risolvere ogni problema con una bacchetta magica. Sia chiaro: non ci rifacciamo alla parabola di Menenio Agrippa per convincere i suoi oppositori che la Meloni sia indispensabile per un buon governo anche perché, come affermava Nietzsche, “ciò che noi facciamo non viene mai compreso fino in fondo, ma soltanto lodato o biasimato”. Eppure, se in patria le lodi talvolta scarseggiano, dall’estero arrivano consensi e riconoscimenti: testate come il Financial Times, Le Figaro, The Economist, The New York Times, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Les Échos, Le Monde e Der Spiegel testimoniano un apprezzamento internazionale concreto. Se davvero “Nemo propheta in patria”, noi italiani all’estero non possiamo restare a guardare. A prescindere dalle preferenze politiche, è giusto riconoscere chi ha contribuito a migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo, trasformando il nostro Paese in un modello di convivenza pacifica e tutela dei diritti fondamentali. In questo spirito, la Stampa italiana in Brasile (Asib), in collaborazione con Askanews, ha deciso di rendere omaggio al Presidente Meloni, indipendentemente dalle inclinazioni politiche, in riconoscimento del suo ruolo nel rafforzare l’immagine dell’Italia a livello globale. Un omaggio che vuole essere un invito a guardare oltre le differenze interne per celebrare chi, con impegno, valorizza il Paese nel rispetto dei principi di libertà e uguaglianza.” Giuseppe Arnò Presidente Asib (Associazione Stampa Italiana in Brasile)

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La pace: sogno, utopia o progetto

Tre giovani fratelli vicentini di Chiampo in Brasile: Davide, Maria e Riccardo raccontano la loro esperienza Di Sabrina Germi   La storia dell’umanità, nel passato e nella contemporaneità, è trapuntata da conflitti: dall’Ucraina alla Palestina, dal Myanmar allo Yemen, ad oggi sono 161 i paesi nel mondo (le cifre, sempre altissime, oscillano a seconda delle fonti e delle classificazioni) che registrano eventi conflittuali, alcuni a “bassa intensità”, altri ad “alta intensità”. Non solo la storia delle nazioni vive sui conflitti, ma anche quella degli individui: si inizia alla nascita con il travaglio, la fatica di venire al mondo, e si dispiegano nella vita fino all’ultimo conflitto, l’agonia, quando c’è, dove si combatte l’ultima battaglia tra vita e morte. E in mezzo ci sono i conflitti che accompagnano la vita di tutte le persone.   Come prevenire il conflitto? Molti conflitti insorgono per la difficoltà che abbiamo nel riconoscere la diversità dell’altro: siamo tra uomini simili per molti aspetti, ma al contempo anche “diversamente simili”. C’è un legame forte tra riconoscimento e identità, perché la seconda è plasmata e strettamente connessa al primo: il misconoscimento si può trasformare in dolorosa ferita capace di paralizzare e bloccare la crescita. Per prevenire il conflitto è necessario un lavoro preparatorio volto a sviluppare in noi la capacità di riconoscere negli altri la loro unicità, tollerarla, apprezzarla, comprenderla. Noi esistiamo all’interno delle relazioni, e grazie a queste ci riconosciamo nelle somiglianze e nelle diversità, in questo percorso di riconoscimento dell’unicità nostra e dell’altro possiamo aprire la strada per la prevenzione del conflitto e la costruzione della pace. In questa strada si sono incamminati, tre giovani vicentini di Chiampo: Davide, Maria e Riccardo che hanno scelto di trascorre una parte dell’estate in Brasile per partecipare al Genfest 2024.   Che cos’è il Genfest? Il Genfest è un evento globale, multiculturale e multietnico, con un vasto pluralismo religioso, che ogni 5 anni dal 1970 raduna giovani da tutti gli angoli del pianeta per riflettere insieme su numerose tematiche, guidati da uno spirito di pace e fratellanza. Fu indetto per la prima volta dal Movimento dei Focolari e, visto l’enorme successo, venne ripetuto nel 1975 a Roma. Ha perciò̀ delle forti radici nel cattolicesimo, sebbene sia multireligioso. Quest’anno si è svolto in Brasile, nella località̀ di Aparecida, un comune a circa 180 km da San Paolo. La location tutt’altro che qualsiasi: la Basilica di Nostra Signora di Aparecida, il più̀ importante luogo di preghiera cattolico del Brasile, la più̀ grande chiesa cristiana del continente americano e la più̀ grande al mondo dopo la Basilica di San Pietro in Vaticano. “Juntos para cuidar”, che significa “Insieme per prendersi cura” è il tema che ha riunito giovani provenienti da tutto il mondo, chiamando in causa l’impegno personale di ciascuno, attraverso esperienze di volontariato per mettersi a disposizione delle esigenze del territorio sudamericano. A cui sono seguiti workshop per settori di interesse, incubatori di scambi, idee e proposte, per uno sguardo al dopo-Genfest: come posso portare avanti nella mia realtà ciò che ho imparato qui? Davide, 27 anni, consulente industriale racconta: “In queste due settimane abbiamo respirato il mondo, in varie sue forme. Abbiamo cominciato conoscendo le persone ai margini della società, un’esperienza che mi ha trasmesso come non mai la consapevolezza che ogni essere umano è capace di generare qualcosa di positivo nel giusto contesto, abbiamo avuto conferma che in tutto quello che viviamo e che vogliamo provare a fare non siamo soli, che non c’è barriera linguistica, culturale all’amore, e quindi alla pace”. Riccardo, 25 anni, studente all’ultimo anno di Scienze e Tecnologie per l’ambiente all’università di Padova, si racconta: “È stata un’esperienza unica per le forti emozioni vissuti, per l’ambiente e i compagni di viaggio, 4000 persone da tutto il mondo, da oltre 50 Paesi, tutte in uno stesso punto, l’energia che si respirava era elettrica, eravamo tutti lì per lo stesso motivo e ci accomunava lo stesso obbiettivo: la pace e l’unita tra i popoli. Molti ragazzi si sono attivati per fare l’auto-finanziamento per coprire le spese del viaggio e molti i Volontari che ci hanno aiutato nell’organizzazione dei vari momenti, così come tante le lacrime di gioia versate alla fine dell’esperienza, come diceva un vecchio saggio “Non tutte le lacrime sono un male”. Appena arrivati siamo a Sao Paulo ci siamo divisi nelle varie associazioni per cui avevamo espresso una preferenza al momento dell’iscrizione all’evento, la mia in particolare, era la Fazenda de Esperança a Guaratinguetà, centro di recupero per tossicodipendenti molto diffuso in Brasile. Qui ho passato una settimana a conoscere le storie di tante persone che erano in terapia e di quelli che erano lì a fare volontariato insieme a me, una ventina di persone provenienti da Italia, Iraq, Australia, Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e Stati Uniti. Alla Fazenda abbiamo conosciuto persone di varie età, che cercavamo di far rifiorire la loro vita, superando dipendenze da droga, all’alcol, gioco d’azzardo e dipendenza dal web, fino a persone che soffrivano di depressione. Ricordo, Bruno, con una dipendenza da crack e 2 figli giunto finalmente al termine del percorso di recupero, che stava riprogettando il suo futuro, come cuoco nella pizzeria di famiglia, oppure Maicol con problemi di dipendenza da alcol e droghe, oltre ad un passato criminale, con tante lacerazioni nel corpo e nell’anima, dovute all’abbandono della famiglia, la perdita di un figlio e un tentato omicidio nei suoi confronti, tutto questo ad appena 26 anni. Nelle comunità che abbiamo visitato ho potuto vivere con loro la spiritualità del Vangelo e ho potuto toccare con mano la forza e l’amore che ne derivano. Queste storie mi hanno insegnato la riconoscenza alla vita che abbiamo, spesso data per scontata, dal grazie alle persone che ci accompagnano nella vita, al cibo che abbiamo sulla nostra tavola, fino alle confortevoli mura di casa che ci circondano e proteggono”. Durante il Genfest, racconta Maria, 21 anni studentessa di Lettere Storiche all’università di Verona, “abbiamo affrontato il tema della pace nel mondo, abbiamo visto la diversità̀ e la ricchezza delle diverse culture. Ho ascoltato esperienze di

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La Bisiacaria nel mondo

Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco a Rio de Janeiro Da destra: il C.G.Massimiliano Iacchini e il Cav. Franco Miniussi Laddove una variante del dialetto veneto assimila influenze friulane sorge il dialetto bisiaco. Ci riferiamo ad una zona geografica (la Bisiacaria), a me molto cara per aver trascorso un “periodo aureo” della mia vita, posta nella parte meridionale della provincia di Gorizia, inclusa in un triangolo i cui vertici coincidono con il golfo di Panzano, il fiume Isonzo dalla foce a Sagrado e il limite ovest dell’Altopiano Carsico. In altre parole, il dialetto bisiaco altro non è che un idioma risultato della graduale venetizzazione della popolazione storicamente friulana e per ciò ab origine friulanofona e, in minima parte, slovenofona.   Copertina del libro offerto dal Cav. Franco Miniussi a Giuseppe Arnò Da sin.: Giuseppe Arnò, Franco Miniussi e Marco Forgiarini Sul palco Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi  Presentazione degli artisti al Console Generale   Oltre al dialetto e al calore umano che contraddistinguono gli abitanti di detta zona vanno evidenziati il folclore, le tradizioni e la cultura popolare, che all’interno del lessico dei beni culturali, vennero definiti, con una felice espressione coniata nel 1991 dall’antropologo Alberto Mario Cirese, beni demoetnoantropologici. Ora appunto, è sugli artisti del Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco che scriverò brevemente, in occasione della loro tournée brasiliana, che si è conclusa il 13 settembre scorso nella meravigliosa Rio de Janeiro. Detto Gruppo, costituito nel 2000, rappresenta egregiamente la Bisiacaria nel mondo, valorizzando il patrimonio storico, culturale, artigianale, artistico e musicale della stessa attraverso multiformi manifestazioni, anche itineranti, come per l’appunto dimostra la tournée di cui trattasi. Col supporto del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, il gruppo si è esibito sul palco del salone del Polo Culturale ItaliaNoRio sul cui sfondo un mega telone ha proiettato le straordinarie eccellenze della regione Friuli Venezia Giulia. Il Console Generale di Rio de Janeiro, Massimiliano Iacchini ha porto il benvenuto agli acclamati ospiti, ricordando il contributo che l’emigrazione giuliana ha fornito alla cultura, all’economia e al carattere nazionale del Brasile, nonché l´importanza che le iniziative artistiche itineranti costituiscono per il mantenimento dei valori che rappresentano. Va segnalata la presenza all’evento del Cav. Franco Miniussi del direttivo AGM, del presidente di AGM-Rio e di vari membri dello staff consolare, tra cui il dott. Marco Forgiarini, prezioso coordinatore del riuscitissimo spettacolo. Attraverso la bellissima esibizione musico-canora degli artisti, la nostalgia (la c.d. saudade) ovvero quel complesso stato emotivo che si manifesta attraverso il desiderio tormentoso di ritornare a luoghi, tempi o eventi del passato, ha toccato i cuori dei presenti originari della Bisiacaria: alcuni attimi… di malinconia, anche se gli scienziati (Routledge e colleghi) affermano che la nostalgia ha una funzione adattiva e un’utilità evolutiva. In una serie di studi essi hanno analizzato come la nostalgia possa sostenere e rinforzare l’attribuzione di senso alla vita. Sarà davvero così? Comunque sia, sul finire, gli artisti hanno improvvisato un divertente ballo di coppia col pubblico presente; una piacevolissima nota che ha conferito all’evento il meritato successo. Ah, quasi dimenticavo…  non è naturalmente mancato l´aperitivo italiano più famoso al mondo: l´Aperol spritz! Giuseppe Arnò

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Porta News

PORTA (PD): UNA STRATEGIA ORGANICA PER UN TURISMO DELLE RADICI CHE INVESTA ANCHE SUL RIENTRO DEGLI ITALO-DISCENDENTI (Comunicato stampa – Roma, 2 settembre 2024) – “Oggi l’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano «La Repubblica» dedica un interessante articolo al turismo delle radici, sottolineando come, al di là degli slogan e dei piccoli progetti, siano necessari marketing e investimenti concreti”. A tale proposito, nel corso dell’intervista, l’on. Fabio Porta ha sottolineato che “proprio per questo, insieme ad altri colleghi del Partito Democratico, abbiamo presentato una risoluzione parlamentare che chiede al governo maggiore organicità e una strategia più strutturata per un progetto che rischia di non esprimere appieno le sue potenzialità. Investire sui ‘viaggi di ritorno’ significa anche favorire il rientro delle nuove generazioni di italiani nati all’estero, rappresentando una delle soluzioni efficaci per contrastare l’inverno demografico”. Porta, inoltre, ha ricordato la presentazione della proposta di legge per il rilascio di un visto speciale della durata di cinque anni, destinato ai discendenti di italiani all’estero. “L’obiettivo è incentivare il rientro dei giovani di origine italiana. È un modo per sostenere i nostri connazionali che, in particolare in Venezuela, sono stati costretti a lasciare il Paese per sfuggire agli effetti di una dittatura, ma è anche una misura per contrastare, almeno in parte, il calo demografico. Si tratta di un progetto a lungo termine, che potrebbe essere seguito dall’apposita commissione sugli effetti economici e sociali della transizione demografica, recentemente approvata dalla Camera dei Deputati”.   ON. FABIO PORTA CAMERA DEI DEPUTATI Ufficio: Palazzo Valdina Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 Roma Tel. 06 6760 5936 Email: [email protected] https://twitter.com/porta2020 https://www.facebook.com/fabioporta.it https://www.instagram.com/f.porta/

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