Tra teorie, convegni e nobili ragionamenti, il centrosinistra continua a cercare la formula dell’unità. Peccato che, per ora, la politica resti più vicina alla filosofia che al governo.
Il professor emerito Beppe Vacca, autorevole studioso della storia politica italiana, riflette sulle prospettive del centrosinistra in vista delle prossime elezioni. Le sue analisi sono articolate, colte e certamente degne di attenzione. Tuttavia, come spesso accade nel dibattito sul cosiddetto “Campo Largo”, il problema non è la qualità dei ragionamenti, bensì la loro traduzione nella realtà.
Si discute, si analizza, si filosofeggia quasi in modo peripatetico. Ma, fino a prova contraria, si resta nel regno delle teorie. Del resto, mettere d’accordo un esercito di ideologi, riformisti, movimentisti, pacifisti, europeisti, sovranisti di sinistra e vari interpreti dell’eterna diaspora progressista non è impresa da poco.
Viene in mente quanto racconta Tito Livio. Negli anni 451 e 450 avanti Cristo, per sottrarre il diritto alle interpretazioni riservate dei pontefici e renderlo accessibile a tutti, i romani fecero incidere le leggi sulle celebri Dodici Tavole, esposte al popolo affinché ciascuno sapesse con chiarezza quali fossero le regole.
Ecco, forse il Campo Largo dovrebbe fare qualcosa di simile.
Prima di presentarsi agli elettori come alternativa di governo, sarebbe opportuno incidere su moderne “tavole politiche” alcuni punti essenziali e non negoziabili: quale difesa europea si intende sostenere; quale posizione assumere nei confronti della Russia e dell´Ucraina; quale linea seguire sul conflitto israelo-palestinese; quale politica economica proporre; quale ruolo assegnare all’Italia nello scenario internazionale.
Non servirebbero dodici tavole di bronzo. Basterebbero poche pagine, purché chiare, condivise e soprattutto rispettate da tutti i contraenti dell’alleanza.
Se questo accadesse, il Campo Largo potrebbe effettivamente presentarsi come uno sfidante credibile e competitivo alle prossime elezioni politiche. Se invece continuerà a vivere di sfumature, distinguo e interpretazioni creative, il rischio è che l’aggettivo “largo” finisca per descrivere soltanto la distanza tra le varie anime che lo compongono.
Nel frattempo, il professor Vacca continuerà certamente a offrire analisi stimolanti e spunti di riflessione. Ma la politica, come insegnavano gli antichi romani, non si misura dalla qualità dei dibattiti bensì dalla capacità di trasformare le parole in regole comuni.
E, al momento, le tavole sono ancora in fonderia.
Giuseppe Arnò