Patrioti europei in raduno e antagonisti facinorosi tentano di guastar loro la festa
Milano – Qualche nota riassuntiva sull’affollata manifestazione in piazza del Duomo del 18 aprile scorso, denominata sottovoce Remigration Summit e, più ufficialmente (per non urtare la spiccata sensibilità delle anime belle immigrazioniste ad oltranza), Raduno dei Patrioti Europei, “Senza paura – In Europa padroni a casa nostra”.
Evento che ha riunito sotto la Madunina i partecipanti in attesa del corteo al seguito d’un trattore (recante la scritta “Tuteliamo la nostra agricoltura e il Made in Italy”) avviato dalla zona via Palestro/corso Venezia, alcuni leaders di Patriots for Europe (Patrioti per l’Europa, gruppo politico di destra ed estrema destra euroscettico e sovranista al Parlamento europeo) ed esponenti istituzionali della Lega (ministri, eurodeputati, parlamentari, presidenti di regione, sindaci ecc.). Tutti accomunati dal termine proibito, remigrazione, gridato dal palco e ripreso dalla folla. Come ha fatto, in apertura, il giornalista Mario Giordano (Alessandria, 19 giugno 1966), conduttore della trasmissione rivela-vergogne-nascoste “Fuori dal coro”, galvanizzando ulteriormente i presenti.
Intanto, dimostranti-contro (della galassia centri sociali, antagonisti, anarchici, antifa, pro questo e quello anti Israele, anti Stati Uniti, anti stessa Italia, quinte colonne di certa sinistra parlamentare) hanno tentato di raggiungere piazza del Duomo, non certo per portarvi rametti d’olivo, addirittura con tre schieramenti, poi ricongiunti in corso di Porta Vittoria: uno da piazza Lima (organizzato da Arci, Anpi, AVS, Rifondazione, Rete No CPR, centri sociali Cantiere, T28 ecc.), il secondo da piazza Argentina (composto da filo palestinesi) e l’altro da piazza Tricolore (mosso da centro sociale Lambretta, movimenti studenteschi ed affini).
In via Borgogna ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine schierate per impedire la calata verso piazza del Duomo. I facinorosi, che hanno lanciato petardi, fumogeni e bottiglie, hanno dovuto poi indietreggiare per l’intervento degli idranti da parte dei tutori della legge. I contestatori, come da sciagurato copione, non hanno mancato di vandalizzare strade e mura con scritte, arrivando perfino ad allontanare con violenza giornalisti e video operatori presenti perché non documentassero le loro “azioni”.
Il programma della kermesse dei patrioti europei, dopo Giordano ed il suo fatidico “Chi non urla è complice”, ha alternato anche interventi di Udo Karl Landbauer (Neunkirchen, 12 aprile 1986, vice governatore della Bassa Austria, rappresentante del Freiheitlichen Partei Österreichs, Partito della Libertà austriaco), Giuseppe Valditara (Milano, 12 gennaio 1961, ministro dell’Istruzione e del Merito), Afroditī Latinopoulou (Salonicco, 29 aprile 1991, eurodeputata, fondatrice e guida del partito di destra nazionalista Foní Logikís, Voce della Ragione), Geert Wilders (Venlo, Paesi Bassi, 6 settembre 1963, fondatore e capo di Partij voor de Vrijheid, Partito per la Libertà), Jordan Bardella (Drancy, Francia, 13 settembre 1995, europarlamentare dal 2 luglio 2019, presidente dal 5 novembre 2022 del Rassemblement National, Raggruppamento Nazionale, nonché presidente di Patriots for Europe dall’8 luglio 2024). E l’applauditissimo discorso conclusivo del segretario federale della Lega Matteo Salvini (Milano, 9 marzo 1973, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti).
Tutto, fino al gran finale con tutti i big di fronte allo sventolio di bandiere, nell’illustre location gremita (nonostante quanto asserito il giorno dopo da un’imbarazzante informazione “partigiana” altera-verità che ha cianciato di piazza vuota e flop di Salvini). Arrivando al punto, deontologicamente scorretto, di pubblicare foto-canaglie di piazza del Duomo semideserta e che risalgono a prima o dopo il clou dell’evento dall’alto afflusso (con inizio ufficiale alle ore 15, dall’arrivo del corteo partito alle 14:30) di cui chi scrive è stato testimone diretto e cronista curioso dei particolari.
Una circostanza che i media non hanno ritenuto opportuno citare è quella inerente ai volantini dispersi in piazza dalle frange provocatrici dissenzienti prima dell’inizio del raduno. Raccolti e conservati come documenti eversivi per le farneticanti frasi-minaccia enunciate: “Contro fascismo e razzismo con ogni mezzo necessario” e “Contro fascismo remigrazione e razzismo la nostra sicurezza è la lotta”, con l’emblema dei centri sociali di terza generazione (un cerchio attraversato da una saetta).
Il link https://www.radioclash.it/testi/recensioni_b/posse.htm descrive al “meglio” il particolare “marchio” di agitatori. Un cerchio attraversato da una saetta: ecco il simbolo dei centri sociali di terza generazione (1990). Un simbolo comune a diverse esperienze sparse in Europa (Germania, Olanda, Francia, Spagna) dove il cerchio rappresenta il tessuto urbano, la città alienante e chiusa, mentre la saetta significa voglia di agire, vitalità, anticonformismo capace di rompere il cerchio, la gabbia. In sintesi: “rompere il cerchio, distruggere la gabbia, creare ed organizzare la nostra rabbia”.
Pericolosa deriva estremista? Psicopatologia allucinatoria antifascista? Ai contemporanei (e non ai posteri) l’ardua sentenza…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi