Cuccagna all´italiana

Debitori in fuga, toghe in cattedra e un’Europa che (forse) si sveglia 

Il Paese di Cuccagna, nei secoli, era il regno dell’abbondanza: prosciutti che pendevano dagli alberi, fiumi di latte e miele, ozio elevato a sistema politico. L’Italia ha deciso di aggiornarne la versione: meno miele, più carte bollate; meno prosciutti, più sentenze.

Il benessere langue, l’abbondanza invece prospera, soprattutto di decisioni giudiziarie creative. L’ultimo capitolo arriva dal Tribunale di Bologna, dove si è stabilito che un trentenne bengalese, fuggito dal suo Paese per un debito di circa 10.000 euro, non possa essere espulso perché, tornando in patria, rischierebbe “violenze anche gravi” e “trattamenti degradanti”.

Ora, ragionando con il candore che ci resta: chi scappa lasciando un debito, in quale latitudine viene accolto con banda musicale e petali di rosa? La morale universale, prima ancora della giurisprudenza, suggerisce che i creditori non organizzino sagre in onore dei morosi. Eppure da noi il principio si rovescia: il rischio di un trattamento poco affettuoso diventa lasciapassare permanente. Che pacchia, direbbe qualcuno con eccesso di franchezza.

Siamo così al consueto braccio di ferro: toghe contro politica migratoria. Un classico della nostra Cuccagna istituzionale, dove l’abbondanza non è di pane ma di conflitti di competenza.

Restando in ambito giudiziario, scalpelleremmo volentieri su marmo anche le parole del procuratore Nicola Gratteri, oggi a Napoli: al referendum sulla Giustizia, ha detto, per il “no” voteranno le persone perbene; per il “sì” indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere. Dichiarazione che, più che commenti, richiede un silenzio assorto. Quando il commento si fa bandiera, la Cuccagna smette di essere favola e diventa spettacolo.

Eppure, dall’altro lato della medaglia, qualche lampo d’oro non manca: alle Olimpiadi l’inno risuona, le medaglie brillano, e per qualche ora il Paese ricorda di saper correre, saltare e vincere senza bisogno di ricorsi. Lì sì che l’abbondanza è sana, e il piacere condiviso.

Intanto, in Europa, qualcosa si muove. Al ritiro dei leader in Belgio, Mario Draghi e Enrico Letta hanno lanciato l’allarme: “È urgente agire, non c’è più tempo”. Il mercato unico come risposta ai venti protezionistici che soffiano da oltre Atlantico. Parole serie, tono grave, finalmente qualche scossa a un continente che spesso confonde la prudenza con il torpore.

Che sia la volta buona? O la buona volta?

Nel frattempo, la nostra Cuccagna resta un luogo curioso: dove il debitore diventa perseguitato, il magistrato tribuno, il politico spettatore e l’Europa sonnambula.

La Cuccagna diverte. Purché non si chieda chi paga il biglietto.

Giuseppe Arnò

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