Lapidario commento di Khariton Tatrov, sindaco della città osseta in visita a Verona:

 

«Beslan oggi? Una città dal “tempo diviso”, tra “prima” e “dopo” il massacro!»

 

Da sin.: Sindaco Beslan e Claudio Beccalossi

 

Sindaco Beslan e Castelli

 

 

Sindaco di Beslan

   Verona – Archiviato l’incontro ufficiale a Palazzo Barbieri col primo cittadino della città scaligera, Damiano Tommasi, il sindaco di Beslan (Ossezia Settentrionale-Alania, capoluogo del Pravoberežnyj rajon, Ciscaucasia, Russia), Khariton Sergeevich Tatrov, il suo vice Irbek Kanitemirov, l’interprete e presidente dell’Associazione culturale Russkijdom (“Casa Russa”) di Verona, Marina Kholodenova, il rappresentante diplomatico in Italia dell’Ossezia del Sud, nonché presidente dell’Associazione Amici di Beslan, Mauro Murgia ed il presidente dell’Associazione Veneto-Russia, Palmarino Zoccatelli, hanno dialogato presso il Liston 12, in piazza Bra, con altre personalità (tra cui Vito Comencini di “Popolo Veneto”, Roberto Castelli di “Partito Popolare del Nord”, Stefano Valdegamberi, consigliere della Regione Veneto ecc.).

   Beslan è tristemente connessa al massacro che vi venne perpetrato tra il 1° settembre (primo giorno dell’anno scolastico in Russia, detto pure “Giorno della conoscenza”) e nei due giorni successivi del 2004. Quando 32 efferati terroristi (separatisti ceceni – non riconosciuta Repubblica cecena di Ichkeria – ed ingusceti, fondamentalisti islamici, comprese due o più donne vestite di nero – le “vedove nere”, chyornaya vdova, shahidka, formazione di suicide cecene – , ma il totale degli attentatori è tuttora incerto e non si sa con esattezza se qualcuno, approfittando dell’estrema confusione degli scontri finali, sia riuscito a fuggire o meno), 21 dei quali avevano assunto eroina e 3 marijuana per garantirsi il massimo della resistenza anche in condizioni fisiche estreme, fecero irruzione nella Scuola N. 1 sequestrando 1.127 persone tra adulti e bambini.

   Nel corso dei sanguinosi eventi e dopo l’intervento degli Specnaz/Spetsnaz (Forze speciali russe) si contarono 386 morti (334 ostaggi, alcuni spirati successivamente, tra i quali 186 minorenni), più una decina di decessi tra polizia, civili e soccorritori e circa 730 feriti.

   Circa 800 persone sopravvissero, molte rimanendo mutilate ed un certo numero di bambini orfano e con gravi ripercussioni psicologiche per il loro futuro. 31 dei 32 criminali (dato ufficiale ma ritenuto presunto) rimasero uccisi e fu catturato vivo solo Nurpaša Aburkaševič Kulaev (Nur-Pashi Aburkashevich Kulayev, ceceno, poi condannato all’ergastolo). Almeno due sequestratori feriti furono linciati dai genitori dei bambini. 11 soldati dell’esercito russo, Unità Vympel, membri delle Forze OMON (acronimo di Otryad Mobil’nyj Osobogo Naznacheniya (“Unità di Pronto Intervento Speciale” o “Unità Mobile per Scopi Speciali”) e del Gruppo Alpha morirono in azione, fra cui lo stesso comandante dell’Alpha, dall’identità non divulgata pubblicamente.

   Il Comitato Madri di Beslan, fondato nel 2005, è tra i probabili candidati al Premio Nobel per la Pace 2025 che verrà assegnato ad Oslo, in Norvegia.

   Tramite l’indispensabile “ponte linguistico” di Marina Kholodenova, Khariton Tatrov ha voluto rimarcare alcuni aspetti.

   «La tragedia della Shkola N. 1 è stata molto molto grave, pesante. Tutto il mondo ha provato dolore profondo. Oggi, Beslan è una città dalla storia divisa: il tempo è separato tra “prima della strage” e “dopo la strage”, tra prima e dopo i fatti luttuosi».

   «Voglio ringraziare il popolo italiano che è stato il primo che ci ha dato una mano di vicinanza e solidarietà, anche adesso. Continua tuttora questo collegamento con tante località italiane che ricordano e c’invitano in manifestazioni d’amicizia, In questi ventuno anni molte città italiane hanno firmato con noi dei memorandum contro il terrorismo, per l’amicizia, per la pace».

   «La scuola dov’è avvenuto il dramma è rimasta come allora, al termine dei tre giorni di terrore. È diventata un museo, un memoriale. Ogni giorno arrivano circa ottocento persone in visita dall’estero. All’interno sono esposte le foto delle vittime, le poche cose che sono rimaste dei bambini, delle vittime».

   «Il simbolo del massacro è un angelo con un’ala sola. S’ispira al ritrovamento d’una bambina morta. Senza un braccio. Durante il nostro incontro ufficiale in Municipio, abbiamo donato la realizzazione artistica dell’angelo con un’ala sola al sindaco Tommasi che ha ricambiato con la maglia da calciatore contrassegnata “Tommasi 17” (sic, n.d.a.). L’angelo con un’ala sola rappresenta l’immensa sciagura dei primi tre giorni di settembre 2004. E dell’immane dolore successivo».

   «Ogni anno, dal 1° al 3 settembre, nella ricorrenza, cioè, di quelle atrocità, ci sono i Giorni della memoria, quando giungono tante persone da ogni provenienza. L’anno scorso, alla celebrazione dei vent’anni da allora, è venuta dall’Italia una delegazione composta da 25 persone».

   L’arrivederci col sindaco Tatroy è al 21° anniversario della raccapricciante carneficina, dal 1° al 3 settembre p.v., quando Palmarino Zoccatelli, Vito Comencini, Mauro Murgia ed altri si recheranno a Beslan per partecipare alla commemorazione. Tra le cerimonie è prevista l’inaugurazione di un’edicola con la statua della Madonna di Beslan offerta dagli italiani, nell’abbraccio dolente a chi morì, patì e sopravvisse a quell’abisso di sconvolgente infamia terroristico-fondamentalista senza alcuna pietà.

Servizio e foto

Claudio Beccalossi

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