
Quando anche le spie si dichiarano turisti
e i bugiardi rivendicano la verità
Xu Zewei, turista o 007 per caso? Gli Stati Uniti lo vogliono, l’Italia ci pensa, la Cina nega.
Chi spia non dorme… e nemmeno confessa.
Pare proprio il caso di tirare in ballo il proverbio: “Chi per bugiardo è conosciuto, quando dice il ver non è creduto.” Perché quando si parla di Cina e spionaggio, le smentite sono più automatiche dei chatbots e meno credibili dei maghi del meteo. L’ultima vicenda ha un nome e un volto: Xu Zewei, 33 anni, fermato a Malpensa il 3 luglio su mandato USA. L’accusa? Hackeraggio, intrusione nei sistemi sanitari occidentali e spionaggio scientifico sui vaccini anti-Covid.
Ma lui no, lui è solo un turista curioso atterrato da Shanghai col trolley, il passaporto e – secondo l’FBI – una sfilza di reati digitali sul groppone. Interrogato in aula, Zewei ha candidamente dichiarato: “Qualcuno ha usato il mio account.”
Ah, quei soliti amici smanettoni che ti rubano le credenziali e iniziano a trafugare segreti industriali tra una serie su Netflix e una partita a Mahjong.
La difesa italiana non si è fatta attendere. L’avvocato Enrico Giarda parla di “scambio di persona”, e ci mancherebbe. Omonimia, sfortuna, o forse uno scherzo di cattivo gusto: certo è che gli USA hanno le idee chiarissime e chiedono l’estradizione, convinti che dietro l’innocuo turista si celi una spia provetta, esperta in dead drop, denaro invisibile e file riservati.
Il caso si complica quando emerge che Xu non è l’unico: altri due cinesi, sempre secondo Washington, sarebbero stati arruolati per reclutare ufficiali della Marina USA. Una miniserie di Netflix già pronta.
E la Cina? Zitta come sempre.
Anzi no: parla, ma solo per negare.
Mai fatto spionaggio, mai sentito parlare di hacker, mai visto Linda Sun – ex assistente del governatore di New York e oggi sospettata agente del governo cinese. Tutto un grande equivoco. Tutti turisti. O magari viaggiatori del tempo.
Ah, che nostalgia dei bei tempi andati!
Quando le spie erano spie, confessavano sotto ruote, catene e ferri roventi. Oggi invece, tra garanzie, diritti e conferenze stampa, non c’è più gusto. Neanche il poligrafo, il leggendario lie detector, riesce più a cavare un ragno dal buco. Troppo sofisticati gli inganni, troppe le contromisure.
E allora? Forse è tempo di affidarci a lei, l’intelligenza artificiale. Magari un algoritmo, tra un selfie e un deepfake, riuscirà a distinguere un hacker da un turista, un agente segreto da un fan dell’Expo.
Ma fino ad allora, meglio tenere gli occhi aperti… perché, si sa, le spie non dormono mai. E nemmeno i bugiardi.



















