
Come tutti sanno (o dovrebbero sapere) l’8 ed il 9 giugno si terrà il referendum abrogativo dai cinque quesiti e dalle altrettante schede, quattro sul tema del lavoro ed il quinto sulla cittadinanza.
L’attualità vede maggioranza ed opposizione divisi, con una sinistra che invita ad andare al voto sottolineandone l’importanza e la controparte che fa propaganda per l’astensionismo.
Va ricordato che la parte dedicata al lavoro è frutto dell’iniziativa del sindacato CGIL, con il segretario Maurizio Landini come protagonista, mentre quella sulla cittadinanza emerge dalla raccolta firme dei vari partiti di sinistra. Sinistra che, per non dare all’occhio, ha inserito l’“intruso” della cittadinanza in mezzo a questioni connesse al lavoro, con la scusa dell’andare a votare tutto nell’interesse dei lavoratori. Anche se ai promotori non interessa tanto quest’ultima categoria ma hanno in testa i due milioni e mezzo di stranieri regolari che, in poco tempo, diventerebbero cittadini italiani ed un futuro cassetto elettorale.
Pertanbto, anche se una percentuale di italiani ritiene abrogabili i quesiti sul lavoro, alla quinta domanda iniziano a storcere il naso, chiedendosi se valga la pena andare a votare per favorire il raggiungimento del quorum (ovvero il 50%+1).
Sintomatiche sono state le risposte date da tre personaggi pubblici incontrati a Firenze, nel corso dell’evento “Spazio cultura. Valorizzare il passato, immaginare il futuro” organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia alla Camera ed al Senato, tenutosi presso il Teatro “Niccolini”.
Alla fatidica domanda: «Ma quanta importanza dà a questo referendum?», il presidente del Senato Ignazio La Russa ha subito replicato: «Una piena insufficienza: 3!».
Il direttore responsabile de “Il Tempo”, Tommaso Cerno, ha obiettato: «Il peso di questo referendum è quello d’una bella giornata di sole. Si festeggia un partito che, oltre ad aver governato senza vincere, chiama fascista quello che governa con i voti, ma che passa il tempo a fare e votare delle leggi che non gli piacciono, portando ad un referendum da 140 milioni di euro che paghiamo noi… Per cosa, poi? Semplicemente per vederli litigare tra loro? Ma se devono fare il congresso del Partito democratico non se lo possono pagare da soli?»
Pietro Senaldi, condirettore di “Libero”, ha drasticamente ribattuto: «Il referendum è la sinistra che si conta. Se otterrà tanti consensi è successo, Landini dichiarerà d’essere il vero capo della sinistra perché penserà d’essere quello che ha unito la gente. Se, invece, dovesse risultare un flop, nessuno si prenderà le responsabilità del fallimento».
Il conduttore, giornalista ed opinionista Giuseppe Cruciani ed il conduttore televisivo, giornalista e saggista Mario Giordano, interpellati nel corso del Festival letterario “Soave Città del libro”, hanno reagito all’interrogativo: «La destra che chiama all’astensione dimostra un atteggiamento antidemocratico od una semplice libertà d’espressione?».
«È una facoltà assolutamente legittima. – ha affermato Cruciani – L’hanno sempre fatto tutti, da sinistra a destra, indistintamente. L’astensione è una delle opzioni possibili, perciò perché criticare più di tanto?»
D – Ed il valore di questo referendum?
«Bah… Io, sinceramente, non penso d’andare a votare. Il sistema del referendum è una di quelle cose che, nel corso del tempo, s’è persa totalmente, quasi a spegnersi. Non siamo più ai tempi di Pannella. Concludo pronosticando che questo referendum non raggiungerà il quorum».
«Una delle modalità di voto è l’astensione. – ha rimarcato a sua volta Mario Giordano – Lo hanno fatto tutti, esponenti sia di sinistra e sia di destra, invitando i cittadini all’astensione. Non si tratta assolutamente d’antidemocrazia, ma di scelta d’una delle modalità previste»
«La portata di questo referendum? È uno strumento di democrazia diretta, per cui ciascuno decide quanta rilevanza dare. La fortuna è quella di rivolgersi direttamente ai cittadini. Per quanto mi riguarda, appoggio la linea del non andare a votare. Quattro referendum sul lavoro, a mio avviso, non sono incisivi e quello sulla cittadinanza è negativo. Perciò io, personalmente, non andrò a votare. Poi, ognuno è libero di pensarla come vuole».
Servizio e foto di
Alessandro Beccalossi



















