Spunti di riflessione

Uomini o caporali – La domanda è ancora lecita
Tra chiacchiere di palazzo, bussole impazzite e piani segreti che segreti non sono: la politica prova a darsi un tono, il mondo no.

 

C’è un vecchio adagio, attribuito al più filosofico dei comici italiani, Totò, che dovrebbe campeggiare all’ingresso di ogni istituzione: “Siamo uomini o caporali?” Domanda semplice, risposta complicata, in particolar modo quando la politica s’ingegna per offrirci prove quotidiane che la linea di confine tra le due categorie esiste ancora, ma si assottiglia come un elastico di scarsa qualità.

L’ultimo esempio lo serve la vicenda Garofani: una conversazione privata che privata non era, un’uscita definita “inopportuna”, un volo istituzionale finito in bufera e subito ricucito con un colpo di spugna da Fratelli d’Italia: “Questione chiusa. Solo chiacchiere tra amici.”
Peccato che le “chiacchiere tra amici”, quando si è in servizio, dovrebbero restare ben lontane dalla cabina di comando. Regola da caporali, certo. Ebbene, alla fine niente di nuovo, ma se non altro, l’episodio ha fornito un pretesto per un tè cordiale tra Mattarella e Meloni. Diplomazia spicciola? Forse. Ma almeno si sono parlati cortesemente: in tempi come questi è già quasi un successo.

La politica che non orienta più

Il problema è che le chiacchiere, da noi, non restano mai tra amici: diventano il tessuto connettivo della vita pubblica. E mentre politica e media inseguono la polemica del giorno, il cittadino medio fa l’unica cosa che ancora gli riesce bene: restare a casa.
Perché votare? Si chiede amaramente. Non c’è più fiducia, non c’è più prestigio, non c’è più coraggio.

E l’opposizione? Non si offenda, ma la bussola che dovrebbe guidarla sembra avvicinarsi ogni giorno di più a un magnete potentissimo, non sempre il più lusinghiero. Lo dimostra l’episodio di Carmen Consoli all’università: un comizio improvvisato condito da insulti alla premier. È questo il nuovo stile? Il nuovo garbo? O siamo davanti all’ennesimo segnale che il magnetismo, da qualche parte, s’è messo a tirare troppo forte?

Intanto i numeri parlano chiaro: Meloni stabile al 30,5%. Schlein scende al 22%. Sarà colpa del magnetismo, certamente, non delle idee che scarseggiano. Auguriamoci che il Pd ritrovi una bussola degna di questo nome e, soprattutto, la capacità di fare opposizione secondo il catechismo istituzionale: con impegno e risultati. In fondo sarebbe un beneficio per tutti.

Il mondo intanto fa… il mondo

Mentre in Italia ci scanniamo per beghe e battutine, oltre confine gira voce di un piano segretissimo, dunque immediatamente noto a tutti, tra Usa e Russia per chiudere la guerra in Ucraina: Crimea e Donbass a Putin, e qualcosa in più.
Un piano in 28 punti, trattato nell’ombra, filtrato sui giornali e subito smentito dal Cremlino. È la solita liturgia: si lancia la bomba diplomatica, si nega il giorno dopo, e nel frattempo si continuano a bombardare città e civili come se la pace fosse un dettaglio burocratico.

Pagliacciate? Il termine è indulgente. In tempi normali chi diffonde certe notizie dovrebbe risponderne. In tempi tragici come questi dovrebbe risponderne il doppio.

Il mondo sembra ormai diviso tra chi chiacchiera, chi gioca a Risiko con Paesi veri e chi incita alla guerra come se fosse una partita allo stadio.
Gli ipocriti megalomani, che un tempo avremmo confinato nella categoria dei matti (non sia mai confonderli con I Pazzi,  la nobile famiglia fiorentina), oggi sono la crema delle élite globali. I migliori tra noi, dicono. Più spesso, i più pericolosi.

Finale 

E così restiamo qui, tra caporali che vogliono sembrare uomini e uomini che si comportano da caporali, tra opposizioni senza nord e governi con troppo sud, tra piani segreti che durano meno di una notifica WhatsApp.
Qualcuno si ostina a sperare che domani andrà meglio.

Noi, alla maniera del buon Indro, ci limitiamo a osservare: andrà diversamente.
Meglio? Non fatevi illusioni. Non subito, almeno. Per quello ci vorrebbero meno chiacchiere e più uomini. E, a giudicare dalla stagione, siamo in penuria di entrambi.

Giuseppe Arnò

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