Pietre, pietruzze e macigni

Lo sgombero del Leoncavallo e le bellicose reazioni dell’opposizione

 

 

“Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre…”. Canta così la vecchia canzone. E in effetti, per il governo, pare non ci sia salvezza: qualunque cosa faccia, dovunque vada, pietre in faccia prenderà. Stavolta le pietre (metaforiche, si spera) arrivano dallo sgombero del Leoncavallo, che in certi ambienti è stato accolto come se si fosse violata l’ultima reliquia sacra di Milano.

L’opposizione, fedele al nome che porta, sembra avere un solo verbo in repertorio: “opporsi”. Poco importa il contenuto, la logica o la coerenza: basta gridare “Al lupo!” e il gioco è fatto. Non che manchino temi più seri o fantasiosi per attaccare il governo, ma vuoi mettere la comodità di tirare fuori la solita carta del “due pesi e due misure”?

Eppure, il decreto sicurezza è chiaro: le occupazioni abusive vanno eliminate, seguendo un ordine cronologico. Se la fila si rispetta, il Leoncavallo – longevo com’è – aveva diritto alla “corsia preferenziale”. Non sarà giustizia poetica, ma almeno è giustizia aritmetica.

Il mito romantico dell’illegalità

Negli anni, il Leoncavallo ha cessato di essere una fucina di scontri e di politica restava giusto la retorica nei comunicati. Il mistero non è lo sgombero di oggi, ma come abbia potuto prosperare per tre decenni sotto gli occhi benevoli di giunte di ogni colore. Ma guai a dirlo: subito scatta la difesa del “patrimonio autogestito”, definizione che fa pensare a una specie di monumento Unesco dell’illegalità.

Ora, che lo sgombero venga raccontato come “atto fascista” o “gentrificazione criminale” fa sorridere: dopotutto, stiamo parlando di uno stabile privato reclamato dai legittimi proprietari da anni e già lautamente risarciti dallo Stato. Si può chiamare “spazio sociale” quanto si vuole, ma resta sempre una occupazione abusiva.

Casapound, il jolly per tutte le stagioni

Naturalmente non poteva mancare il paragone con Casapound: “Sgomberano il Leoncavallo e non toccano loro!”. Un classico intramontabile, il jolly che funziona sempre. Peccato che lo stabile romano sia effettivamente in lista d’attesa e che l’ordine di sgombero segua criteri decisi già anni fa. Ma, si sa, il dettaglio burocratico non scalda i cortei come lo slogan gridato in piazza.

In attesa delle barricate vintage

Così, dopo 31 anni di occupazione, la saga del Leoncavallo torna a infiammare i cuori ribelli. Già si annunciano barricate e manifestazioni, come nel ’94: sarà una sorta di rievocazione storica, ma senza costumi d’epoca. Milano avrà quindi la sua piccola “Notte dei forconi”, per rivendicare il diritto a vivere in spazi sottratti alla legalità in nome di un generico “movimento dal basso”.

Intanto, le pietre continuano a volare, non si sa se più verso il governo o verso il buon senso. E forse aveva ragione la vecchia canzone: qualunque cosa fai, sempre pietre in faccia prenderai.

Giuseppe Arnò

 

Foto: licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication

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