Tra Salis salvata dai suoi stessi e Landini ai tamburi di guerra, la sinistra si autoaffonda con zelo e il governo veleggia tranquillo, non verso Gaza ma verso mari decisamente più prosperi.
A volte la Provvidenza ha il senso dell’umorismo. Prendete il caso di Ilaria Salis, scippata per i capelli, letteralmente e metaforicamente, alla giustizia ungherese: doveva essere il simbolo della resistenza antifascista, è finita per diventare la cartina di tornasole della confusione morale di chi la osanna. Dopo aver implorato l’aiuto delle destre, alza il pugno chiuso e brinda all’antifascismo. Non è un paradosso, è un varietà.
Nel frattempo, Landini scandisce scioperi a ritmo di tam tam come se la lotta di classe fosse una danza tribale, mentre nei consigli comunali si premiano attiviste che negano perfino le tragedie di ottobre. È un festival dell’autolesionismo ideologico: tanto zelo da meritare una medaglia al masochismo politico.
Eppure, come diceva il vecchio adagio, non tutti i mali vengono per nuocere. Perché mentre la sinistra si arrotola su se stessa, il governo Meloni procede spedito, e non con rotta verso Gaza, ma verso lidi che, volenti o nolenti, sono quelli che contano davvero per il Paese.
Se questo è il “tanto peggio” della sinistra, non c’è dubbio che per il governo sia davvero “tanto meglio”. E vien quasi da ringraziare: a forza di errori, l’opposizione è diventata il più efficiente alleato del potere.
In fondo, se il nemico insiste a scavarsi la fossa da solo, non è buona educazione interromperlo.
di Redazione



















