
Dalla titanomachia USA–Cina alle nostre beghe di corridoio: istruzioni d’uso per un’Unione che vuole smettere di essere “la carta fuori dal mazzo”.
PREFAZIONE: Europa, mettiti gli occhiali
Gli Stati Uniti hanno appena riscritto la loro National Security Strategy come chi rinnova la polizza assicurativa: premi più alti, clausole più dure e, soprattutto, la certezza che in caso di incendio altrui, prima si salva casa propria.
Trump lo ripete senza manco più alzare la voce: “Voi europei non servite più. Non avete niente da offrire”. Non proprio una dichiarazione d’amore.
E allora, se vogliamo evitare di fare la fine delle civiltà “da libro di storia”, il tempo delle chiacchiere è scaduto. Serve una NSS europea, certo. Ma soprattutto serve applicarla. Subito. E per una volta senza il solito balletto di commissari, relatori, sottocomitati, comitati dei sottocomitati e relazioni d’impatto delle relazioni d’impatto.
Ecco allora un manuale di sopravvivenza per un’Europa che vuole crescere, o almeno fingere bene.
CAPITOLO 1 — Smettere di essere spettatori nello Scontro tra Titani
La strategia USA parla chiaro: l’Indo-Pacifico è il ring del secolo.
Lì si decidono ricchezze, commerci, rotte, semiconduttori, equilibri militari, destini nazionali… tutto.
E nel film “Scontro tra titani” di Leterrier, quando i giganti combattono, gli umani fanno una sola cosa: cercano riparo.
L’Europa, oggi, sta precisamente lì: dietro una colonna di marmo che trema, aspettando che passi la tempesta. Solo che qui non passa niente. Qui ti trovano.
USA e Cina dettano le regole e cambiano gli amici come figurine doppione: affezioni zero, utilità massima. Non c’è spazio per sentimenti, solo per interessi.
E noi? Noi facciamo comunicati.
CAPITOLO 2 — L’Europa che vuole contare deve allargarsi e armarsi (con criterio)
La terapia è brutale ma necessaria:
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Allargamento rapido, senza che la burocrazia trasformi Ucraina, Moldavia e compagnia in casi clinici da osservazione infinita.
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Accordi economico-militari tipo Piano Mattei, ma in versione globo terrestre:
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Africa (non solo quando serve gas)
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Paesi del Golfo (il Qatar già ci dà corda)
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Asia strategica: Taiwan, Filippine, Giappone
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Costruire un terzo polo mondiale, perché restare neutrali nella titanomachia è poetico, ma letale.
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Deterrenza vera, non spirituale:
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nucleare? Esiste già
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industria? C’è
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tecnologia? Pure
Basta mettersi sotto a lavorare, e smettere di credere che “noi europei siamo civili, mica come loro”. Loro ci ridono sopra, mentre costruiscono sottomarini.
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In sintesi: vogliamo rispetto? Dobbiamo far paura. In modo elegante, ma pur sempre paura.
CAPITOLO 3 — L’America avverte: “O vi svegliate, o vi sveglio io”
La Nss 2025 dice una cosa ovvia che in Europa ci ostiniamo a non capire:
la geoeconomia è una guerra in giacca e cravatta.
Washington vede Taiwan come:
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una centrale di chip,
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un ponte strategico per la Second Island Chain,
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una portaerei naturale a galleggiamento permanente.
E vede la Cina come:
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un competitor predatorio,
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un costruttore di dipendenze,
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un infiltratore creativo.
Perché ci riguarda?
Perché se salta l’Indo-Pacifico, noi saltiamo subito dopo: noi importiamo sicurezza, energia, chip, tecnologia, materie prime e perfino le scuse quando sbagliamo.
Intanto:
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Giappone è chiamato a rearmarsi;
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India a diventare co-regista di un fronte anti-egemonia;
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Corea del Sud e Australia sono considerati pilastri dell’architettura indo-pacifica.
E l’Europa?
Sta in nota a piè pagina, come “partner strategico di lungo periodo”. Traduzione: se fate i compiti, vi invitiamo alla prossima riunione.
CAPITOLO 4 — Per sopravvivere serve riformare la testa (non gli slogan)
Qui arriva il punto dolente.
Per costruire un’Europa autorevole servono:
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dirigenti capaci,
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con competenze reali,
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e soprattutto non legati alla politica domestica e ai suoi giochi da cortile.
Serve gente che capisca di:
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strategia,
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sicurezza,
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industria,
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diplomazia energica,
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tecnologia.
Non servono sussurratori di corridoio, influencer istituzionali o commissari col pallino dei regolamenti su come debba essere fatta una lampadina.
E sì, il vizio della corruzione: basta. Non c’è altro da aggiungere.
CAPITOLO 5 — Immigrazione: la cuccagna che non possiamo più permetterci
Senza estremismi e senza ipocrisie:
ogni civiltà che vuole sopravvivere deve proteggere se stessa.
Papa Leone ci perdoni, ma per aiutare gli altri bisogna prima evitare di affogare.
Il resto sono omelie.
CAPITOLO 6 — Manuale pratico per “diventare grandi”
Un kit essenziale, da tenere nel cassetto di Bruxelles:
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Tagliare, non aggiungere, burocrazia.
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Parlare meno. Fare di più.
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Costruire deterrenza reale.
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Unire economia, diplomazia e difesa in un’unica regia.
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Scegliere alleanze robuste, non comode.
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Avere una voce sola quando si parla con giganti armati.
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Rimettere l’interesse europeo sopra gli ego nazionali.
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Riformare la classe dirigente prima che sia la classe dirigente a riformarci… fuori dall’Unione.
CONCLUSIONE
A furia di temere di essere troppo grandi, l’Europa ha finito per diventare piccola.
E mentre i titani si affrontano, noi ci affanniamo a capire se “strategico” è un aggettivo o un auspicio.
La verità è semplice:
o l’Europa cresce, oppure verrà cresciuta da altri. E non sarà piacevole.
Se non partiamo adesso, potremo sempre consolarci con le parole del vecchio Trump:
“Ve l’avevo detto”.
E allora sì, che avrà avuto ragione lui.
Giuseppe Arnò



















