Malpensa, la coerenza e gli occhiali neutri

Un aeroporto intitolato a Berlusconi, un altro a Jobim: quando la memoria può essere anche apolitica. E quando una “mal pensata” diventa, per ironia della sorte, una scelta perfettamente coerente.

«In politica, la coerenza è mancanza di fantasia.»
Roberto Gervaso

E meno male che Silvio c’è.

Scusateci, non per partito preso, ve lo assicuriamo, ma questa volta vien proprio voglia di dirlo.

Si è fatta una grande cagnara sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi, buonanima, e che il cielo lo abbia in gloria. La cerimonia ufficiale, con l’apposizione della targa all’ingresso della stazione ferroviaria del Terminal 1, ha riacceso inevitabilmente anche le polemiche che avevano accompagnato la decisione, poi confermata dal TAR della Lombardia.

Presenti, fra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto con un videomessaggio da New York, ha definito l’intitolazione «una scelta molto felice», ricordando il segno lasciato da Berlusconi nella politica italiana e internazionale. Salvini ha invece insistito sul carattere non partitico della decisione, definendola un riconoscimento della realtà.

Marina Berlusconi, naturalmente, ha espresso il proprio orgoglio. E non poteva essere diversamente.

Ora, se vogliamo essere coerenti con i fatti e non partigiani per principio, bisogna riconoscere che il Cavaliere — così ci piace ancora chiamarlo — ha lasciato un solco difficilmente cancellabile nell’imprenditoria, nello sport, nella politica e, perché no, persino nel costume italiano.

Nel bene e nel male.

Non tutto di lui è condivisibile? Certamente. Ma chi, nella storia, può pretendere il contrario?

E qui ci fermiamo, perché non stiamo celebrando un santo. Ci viene soltanto in mente quel passo evangelico: «Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra». E, conoscendo le nostre abitudini, sarebbe prudente controllare prima le dimensioni dei sassi.

Qui finisce la cronaca. Comincia la riflessione.

La nuova denominazione ha inevitabilmente riaperto il dibattito politico. Ed è proprio qui che, modestamente, ci piacerebbe cambiare occhiali.

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, aveva espresso la propria contrarietà all’intitolazione e ha spiegato la propria assenza alla cerimonia dicendo: «Sono un uomo coerente e cerco di ricordarmene ogni giorno».

Ha preferito presenziare a Inveruno, dove ha inaugurato una piazza dedicata a Piersanti Mattarella.

Nulla da eccepire: dissentire è legittimo, così come è legittimo manifestare pubblicamente il proprio dissenso.

Ci sfugge soltanto, data venia, dove cominci e dove finisca, in questo caso, la famosa coerenza.

Nella scelta di essere contrario all’intitolazione? Nella perseveranza nel ribadirlo? Oppure nel fatto di rimanere fedele a una posizione già assunta?

Domanda retorica, naturalmente.

La differenza di vedute, anche in politica, è normale e va rispettata. Ma tra dissentire da una decisione e trasformare il dissenso in una sorta di questione nazionale c’è una bella differenza.

E soprattutto c’è una cosa che talvolta sembra sfuggire: non tutto deve necessariamente essere letto con le lenti della politica.

Un aeroporto può essere anche soltanto un aeroporto.

Prendiamo Rio de Janeiro.

Il principale aeroporto internazionale della città porta il nome di Antonio Carlos Jobim, uno dei grandi protagonisti della musica brasiliana e autore, tra l’altro, di pagine che hanno fatto conoscere il Brasile nel mondo.

Nessuno, per questo, pensa necessariamente a una guerra tra partiti.

È un omaggio.

Come possono esserlo tanti altri nomi attribuiti a strade, piazze, teatri, stazioni e aeroporti.

Allora perché non potrebbe esserlo anche quello di Berlusconi?

Si può essere stati suoi avversari politici, si può averne criticato le scelte, si possono avere opinioni diametralmente opposte. Tutto legittimo.

Ma riconoscere che una persona abbia inciso profondamente nella storia contemporanea del proprio Paese non significa necessariamente aderire alle sue idee.

È una distinzione semplice. Talmente semplice che, a volte, sembra diventare complicata.

E poi c’è Malpensa.

Qui arriva il dettaglio che ci perdoneranno, speriamo, anche i linguisti e gli storici.

Il toponimo Malpensa viene tradizionalmente collegato alla presenza, nell’area, di una cascina e di terreni poco salubri e difficili da coltivare, tanto da meritarsi l’antico appellativo dialettale Mal pensàa: una cosa, appunto, mal pensata.

E allora permetteteci un sorriso.

Sir Francis Bacon ci ricorda che «la coerenza è il fondamento della virtù».

Se Sala si definisce, legittimamente, un uomo coerente e se l’intitolazione a Berlusconi viene considerata da alcuni una scelta mal pensata, ecco che la vicenda assume una curiosa piega semantica.

Perché, alla fine, potrebbe essere proprio la coerenza a portarci alla conclusione opposta.

Una scelta mal pensata?

Forse.

Ma, curiosamente, sempre dentro Malpensa.

E qui la geografia viene in soccorso della filosofia.

Noi, per parte nostra, preferiamo gli occhiali neutri: quelli che permettono di guardare un nome per quello che rappresenta, senza pretendere che ogni targa inauguri automaticamente una guerra ideologica.

Berlusconi è stato una figura controversa, divisiva e certamente non unanimemente condivisa. Ma è stato anche una figura di enorme rilievo nella storia italiana contemporanea.

Jobim appartiene alla musica. Berlusconi a una stagione dell’imprenditoria, dello sport, della comunicazione e della politica italiana.

Due mondi diversi. Un principio identico: la memoria pubblica non coincide necessariamente con l’adesione politica.

E, se proprio vogliamo chiudere con un pizzico di sale e pepe, diciamo così:

se questa intitolazione è stata una mal pensata, almeno ha avuto il buon gusto di scegliere il posto giusto.

Malpensa.

Giuseppe Arnò

*

 

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