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Gli Usa spengono la luce, salutano educatamente e ci lasciano il conto sul tavolo. È l’ora che l’Europa impari a sterzare da sola, senza aspettare lo zio d’America.
La musica è finita, gli amici vanno via… e questa volta non è una cena tra nostalgici degli anni ’60, ma la geopolitica nuda e cruda. Gli Stati Uniti, con la NSS 2025 in mano, hanno deciso che il ruolo del vigile notturno del mondo non fa più per loro. L’ombrello militare? Richiuso. La babysitter strategica? Licenziata. E zio Tom, quello che per decenni ci accompagnava a scuola e ci portava il latte, adesso ci saluta con un cenno del capo: “Ragazzi, è stato bello. Ma ora arrangiatevi.”
In effetti, a volerci vedere chiaro, le premesse c’erano tutte. La nuova strategia americana mette l’Europa in fondo al menù, dopo l’America Latina, dopo la frontiera sud, dopo i cartelli messicani, dopo la competizione con la Cina e possibilmente anche dopo la pausa pranzo. L’idea madre è semplice: meno marines in giro, meno missioni umanitar-militari, meno guerre per conto terzi. Washington si ritira nei suoi confini e ci raccomanda un generico “fate i bravi”.
L’Europa, non più figlia, ma neppure madre: adolescente tardiva. Col telefono in mano, la casa pagata dagli altri e la pretesa di vivere ancora con la paghetta dello zio.
Nel frattempo, oltreoceano si parla di catene di approvvigionamento, reindustrializzazione, competizione tecnologica. Qui invece, quando ci va bene, si litiga su normative ambientaliste da sogno e sui centimetri dei pesci da tirare su dalle acque mediterranee. Quando ci va male, si invoca la “riforma presepiale”.
Perché mentre il mondo cambia guardando la strategia globale, in Italia ci si divide sul presepe della Camera:
— I Magi sono arrivati troppo presto.
— Il bue e l’asinello sono misteriosamente scomparsi.
— E il povero Bambinello rischia l’ipotermia secondo Mulè.
Una nazione che discute seriamente di chi abbia sequestrato il bue istituzionale, mentre l’America ci avvisa di cavarcela da soli, merita almeno una medaglia all’imperturbabilità.
E poi ci si sorprende del ritorno di Gianfranco Fini: colui che sciolse AN, provò a smontare il centrodestra, e oggi pontifica alla festa di FdI che ha preso il posto proprio di AN. È come vedere l’arbitro che espulse due squadre presentarsi alla cena sociale delle stesse squadre che ha fatto retrocedere. Ma del resto, in Italia, la riconciliazione politica è come il vino novello: ogni anno se ne apre una botte.
L’unica boccata d’aria arriva dalla cultura: Napoli si prepara alla prima mondiale di Partenope di Morricone, opera delicata e visionaria. Almeno qui, per fortuna, nessuno sposta i Magi o sequestra animali sacri.
Ora, mentre l’Europa si interroga se continuare a vivere nel dormiveglia o svegliarsi di soprassalto, il punto è uno solo: gli Usa hanno chiuso il pianoforte, spento l’amplificazione e indicato l’uscita. A noi resta la pista da ballo. E, sorpresa, non c’è più il maestro a darci il tempo.
È il momento di prendere il volante dell’auto-Europa. Un’auto già lanciata, senza freni nuovi, con la marmitta che vibra e il cambio che gratta. Ma nostra. E, soprattutto, senza più nessuno davanti a indicarci la strada.
E qui, come direbbe Feltrinelli, il finale è inevitabile:
Se l’Europa non impara a guidare ora, la prossima notizia non sarà la fine della musica, ma il rumore secco dell’impatto.
di Redazione



















