La finestra su Roma

 

Il Calcio scompare sostituito dai Reel, il nuovo oppio dei popoli

C’era da scommetterci, siamo vicini alla Pasqua e come ogni anno una proverbiale mutazione climatica si abbatte sullo stivale, poco importa se il germogliare di piante e cespugli induceva a pensare all’arrivo della bella stagione. Puntuale come un orologio svizzero, anche se ultimamente la svizzera non è proprio sinonimo di puntualità ed efficienza, l’inganno climatico si è rinnovato ancora una volta, fatto sta che le temperature si sono fatte rigide e i cieli di piombo non lasciando presagire nulla di buono per i giorni delle imminenti festività.

 Secondo la statistica Pasqua e Pasquetta sono tradizionalmente piovose tranne rari casi ed il meteo quest’anno sembrerebbe prevedere proprio questa eccezione. Lo scopriremo tra qualche giorno quando milioni di automobilisti si riverseranno sulle autostrade, attraversando il paese da nord a sud per riconnettersi alle proprie radici.

Nel frattempo, gli italiani proseguono con il capo chino sul proprio cellulare non curanti di tutto quello che gli ruota attorno. Si certo sono animati, ma da sussulti intensi e sempre più brevi in cui manifestano le proprie opinioni su tutto, dalle guerre alla politica, dal carovita alla crisi energetica e a tutto il resto, salvo poi rimettere il capo chino sul proprio smartphone e anestetizzare la propria coscienza mettendola in stand-by.

Una triste realtà che chiunque può vedere in ogni dove, da un vagone della metro a una sala d’attesa ma anche camminando per la strada, dove ognuno immerso visivamente nei 7×15 centimetri del piccolo schermo, non sembra nemmeno più accorgersi del contesto in cui si trova. A generare questa triste realtà è la nuova arma di distrAzione di massa delle coscienze: i “Reel”, tecnicamente brevi video su Instagram e Facebook, con contenuti creativi, musicali o informativi, spesso virali, che includono musica, effetti e montaggi rapidi anche utilizzando AI.

Il loro contenuto ipnotico ha la capacità di catalizzare l’attenzione cancellando quello spazio apparentemente inoperoso, ma in cui attraverso la riflessione e i pensieri maturava la nostra coscienza. Uno “scrolling” infinito che, come hanno rivelato studi scientifici, genera una vera e propria sensazione di gratificazione e piacere, dovuta al rilascio della dopamina e rende dipendente da essi.

Un potere così forte da neutralizzare la coscienza e la nostra capacità di reazione sociale di massa agli orrori che ci circondano. Così omicidi efferati, ragazzi che si uccidono tra di loro a scuola o cercano di assassinare i loro professori, stupri e barbarie addirittura sui propri figli ed ogni altra forma di abominio diventano quasi invisibili.

Per non parlare delle opinioni personali riguardo la scena internazionale formate anche grazie a questi contenuti, creati ad arte per indirizzare le coscienze e spesso zeppi di fake news. Questo imbarbarimento sdogana anche la maleducazione è basta prendere un treno per rendersene conto. Ognuno crede di poter utilizzare lo spazio comune a proprio piacimento, ascoltando ad alto volume questi contenuti e infliggendoli a chi gli è vicino. E non sia mai di farlo notare anche gentilmente, perché di questi tempi per futili motivi come questo si può anche morire accoltellati da qualche balordo.

Smartphone e Reel sono il nuovo oppio dei popoli, come lo furono i giochi circensi ai tempi dei romani ed il Calcio ai tempi nostri.  E già perché purtroppo anche il football ha fatto il suo tempo, non certo nel mondo ma in Italia si. A un’ora da Sarajevo nel piccolo catino di Zenica si è appena consumata la tragedia del calcio italiano. Eliminata dalla Bosnia, una nazione che certo non può vantare la nostra tradizione calcistica, l’Italia per la terza volta consecutiva è fuori dal mondiale.

Gli artefici di questo scempio sono sempre gli stessi, Gravina e il suo staff di commercianti di sogni, che in otto anni non hanno fatto altro che pensare a come lucrare di più sulla mercificazione delle partite. Hanno trasformato il calcio in un prodotto d’élite che non tutti si possono permettere tradendo la sua vocazione popolare radicata nella cultura del nostro paese.

Non se lo possono più permettere i ceti medi e bassi, che non riescono ad accedere ai costosi abbonamenti spezzettati per vedere una singola partita di calcio. Non se lo possono permettere i ragazzi i cui genitori non hanno le risorse economiche che, a differenza del passato, sono necessarie per praticare questo sport.

Il risultato è che a praticarlo sono solo i ragazzi di buona famiglia, che inseguono il mito del calciatore ricco e famoso ma dello spirito sportivo non si curano più. Ai campi invece non hanno accesso tutti quei Baggio, Totti, Del Piero e Vialli in erba che rimangono fuori dal giro, e che all’inseguimento dello status di divo calcistico preferiscono ancora sognare l’impresa sportiva.

Li trovi ancora a sbucciarsi le ginocchia nei cortili sotto casa e per le strade di periferia, andando a letto con il pallone e risvegliandosi per andare di nuovo a giocare, animati da quella “fame” che fa il campione invece che dall’emulazione di finti eroi miliardari. La politica Gravina, presidente della Figc dal 2028, ha permesso tutto questo rubando i nostri sogni di “notti magiche inseguendo un gol” e mercificando tutto.

Nessun investimento federale, nessuna progettualità, solamente un impegno continuo per spremere questo movimento, a partire dal calendario che propone uno spezzatino tv togliendo la magia del momento, fino a svendere la Supercoppa Italiana trasformandola in un teatrino per il ricco palcoscenico dell’Arabia Saudita. Un altro alla terza eliminazione consecutiva e dopo aver cancellato il calcio italiano in meno di dieci anni, si sarebbe dimesso chiedendo scusa a tutti.

Invece, nella conferenza stampa dell’immediato dopo partita, l’arroganza cha accompagna il suo mandato gli ha permesso di accampare scuse ridicole provando anche a fare la parte della vittima, rigettando ogni colpa come non sua. Un atteggiamento figlio dei tempi e proprio di uomini che non sanno più prendersi le proprie responsabilità, che non sanno vincere ma che non sono nemmeno capaci di perdere

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