
Lasciti vandalici di manifestazioni Antifa e pro-Pal
Verona – Antifa vincit? Qui ed altrove?
Antifa. Cioè, collettivi antifascisti d’estrema sinistra, extraparlamentare o meno, dalle tendenze comuniste, anarchiche, socialiste libertarie, di provenienze no global e centri sociali autogestiti (con sedi plurivalenti anche in immobili occupati, esenti per… grazia ricevuta istituzionale da affitti, bollette e tasse da pagare o scontrini da rilasciare), strenui oppositori (talvolta con la violenza, come ampiamente dimostrato) della destra moderata, dell’estrema destra e, per default, dell’“area di compromesso” del centro liberale.
Liberi di scorrazzare (e spesso di far danno) in manifestazioni autorizzate o non, tra piazze e vie, vandalizzando e provocando, con rari arresti in flagranza di reato. A spese di cittadini che non vogliono immischiarsi in contrapposizioni ma che lamentano, loro malgrado, auto danneggiate se non bruciate, facciate dei palazzi riempite di scritte, vetrine sfasciate, aria ammorbata da effetti di bombe carta e lacrimogeni ecc., con dubbio appigliarsi ai diritti di manifestare e di riunione sanciti dagli artt. 21 e 17 della Costituzione, “interpretati” ad uso e consumo estremistico da chi scende in strada con intenti pianificati non proprio all’acqua di rose democratica.
Il Parlamento europeo, dal 2023, nicchia riguardo all’attribuire i movimenti Antifa quali “terroristici” mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald John Trump (New York, 14 giugno 1946), ha espresso l’intenzione, il 18 settembre 2025, d’etichettare Antifa come “organizzazione terroristica” firmando il 23 settembre successivo lo specifico decreto che lo sancisce. Gli è andato dietro il premier ungherese Viktor Mihály Orbán (Alcsútdoboz, 31 maggio 1964) quale contraccolpo al Budapest-Complex (lett. “Complesso di Budapest”, ovverossia “Gruppo di casi di Budapest”) consistente in aggressioni brutali da parte di militanti Antifa ai danni di estremisti di destra, registrati nella capitale ungherese nel febbraio 2023 (con conseguenti vertenze giudiziarie), in seguito all’annuale raduno neonazista denominato “Giorno dell’Onore” che commemora i soldati ungheresi e tedeschi uccisi nel corso dell’assedio sovietico alla città nella Seconda guerra mondiale (tra il 26 dicembre 1944 ed il 13 febbraio 1945).
Prima e dopo la tregua o non tregua nell’inferno della Striscia di Gaza tra forze d’Israele e miliziani del movimento islamico di resistenza Ḥamās (conseguenza sempre più colpevolmente oscurata e minimizzata del feroce attacco del 7 ottobre 2023 di quest’ultimo in territorio israeliano, appoggiato da altre formazioni armate palestinesi, con l’Operazione Diluvio al-Aqṣā, in arabo ʿamaliyya ṭūfān al-Aqṣā), i centri italiani sono stati teatro passivo di numerosi cortei pro-Palestina che hanno coinvolto un alto numero di attivisti. In un crescendo d’incanalamento politico-sociale, d’incondizionato supporto alle istanze palestinesi e di dura critica al Governo Meloni, arrivando al punto d’accusarlo di “complicità nel genocidio” in atto nella Striscia, secondo la vulgata e perpetrato dai militari israeliani con l’asserita “connivenza dell’Occidente”.
Come riportato dai media, frange minoritarie di manifestanti pro-Pal ed Antifa hanno messo (e continuano a farlo) a ferro ed a fuoco ambiti cittadini, attaccando le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa e ferendone centinaia, tra cui diversi in modo grave.
I lasciti di queste manifestazioni sovente andate fuori controllo e misura sono evidenti in giro per Verona e non solo: muri (pure storici o ritinteggiati di recente), portoni, segnaletica imbrattati da “firme” Antifa ed anarchiche, sfoghi comunque teppistici che con il pacifismo e la solidarietà non hanno nulla a che spartire…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi



















