Dal realismo “melonesco” che sgonfia i sogni verdi di Bruxelles, ai razzi di Colleferro che puntano alle stelle, fino alle missioni diplomatiche che rispolverano lo spirito di Mattei: l’Italia torna a muoversi, e lo fa con passo deciso e una buona dose di pragmatismo.
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C’è un’Italia che, tra un vertice europeo e un lancio spaziale, ha deciso di cambiare aria. E non solo in senso figurato. Quella che fino a poco fa sembrava arrancare dietro ai diktat di Bruxelles oggi prende quota, letteralmente, grazie a una politica che, con una certa dose di buon senso (merce rara a nord delle Alpi), ha rimesso i piedi per terra senza rinunciare a guardare il cielo.
Il “Green Deal”, che doveva salvare il pianeta in un battito d’ali, si è rivelato un esercizio di fantasia a breve scadenza. Lo hanno capito anche i tedeschi, che con la loro proverbiale efficienza sono riusciti nell’impresa di licenziare, per la prima volta, nel sacro tempio della metalmeccanica. Segnale che il sogno elettrico, confezionato a Bruxelles e prodotto in Cina, comincia a mostrare crepe vistose.
Giorgia Meloni, dal canto suo, non ci gira attorno: “Non ha senso perseguire la decarbonizzazione al prezzo della desertificazione industriale. Non c’è niente di ‘green’ in un deserto”. Parole che, più che un manifesto ambientale, suonano come una lezione di logica elementare. L’Italia, dice la premier, decarbonizza, ma con criterio. Riduce le emissioni, ma non le fabbriche. E intanto, per una volta, la stampa francese e la tedesca applaudono. Miracoli del pragmatismo mediterraneo.
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In cielo.
Mentre in terra si tenta di salvare il salvabile dalle derive ideologiche del “tutto elettrico”, nei cieli italiani le cose vanno decisamente meglio. Avio, l’azienda che produce razzi e non chiacchiere, chiude i primi nove mesi del 2025 con risultati da capogiro: ricavi e margini in crescita, portafoglio ordini a livelli record, e contratti con Esa, Spacelaunch e Raytheon che fanno invidia ai francesi.
Non solo: arriva un accordo da 40 milioni con l’Esa per sviluppare uno stadio superiore riutilizzabile, sì, proprio come SpaceX, ma in salsa tricolore, e un nuovo lancio in orbita previsto per il 2027. Mentre i vicini d’oltralpe discutono di “sovranità spaziale europea”, gli italiani, con la loro ironica sobrietà, ci stanno già volando sopra.
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E in ogni luogo.
Sulla terra, invece, si viaggia. Non con i razzi, ma con le valigie diplomatiche. Il ministro Tajani, accompagnato da Piantedosi, ha messo in moto una missione in Africa occidentale che sa tanto di ritorno alle origini: Mauritania, Senegal, Niger. Non a caso il viaggio cade a ridosso dell’anniversario della scomparsa di Enrico Mattei, l’uomo che fece dell’Italia un interlocutore credibile nel mondo e che oggi viene evocato come ispirazione. “Un visionario e un grande italiano”, lo ha ricordato Meloni, e stavolta l’aggettivo non suona retorico.
Tajani parla di “dialogo paritario” con l’Africa, e se davvero l’Italia riuscirà a farsi “speaker” dell’Europa verso il Sud globale, sarà la più ardita delle sue missioni recenti. Non più l’Italia del “ce lo chiede l’Europa”, ma quella che sussurra all’Europa come muoversi.
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Insomma: in cielo, in terra e in ogni luogo, l’Italia si muove. Non corre, non salta, non sbandiera, si muove. E lo fa con una sobrietà che par quasi sospetta. Chi l’avrebbe detto che il Paese dei santi, poeti e navigatori sarebbe tornato a navigare anche la geopolitica e a costruire razzi che arrivano in orbita?
Forse non è ancora il “rinascimento industriale” che qualcuno sogna, ma per una volta si può dire che l’Italia non sta ferma a guardare. E se in Germania licenziano e a Bruxelles filosofeggiano, da noi, miracolo, si lavora.
Come direbbe il buon Montanelli, finalmente un’Italia che vola alto senza montarsi la testa.
di Redazione



















