Dalla guerra in Ucraina alle incursioni nei cieli Nato, il Cremlino continua a giocare al gatto col topo con l’Europa.
Forte con i deboli, debole con i forti: Putin gioca alla potenza imperiale, ma il rischio è di restare stritolato nella trappola che lui stesso prepara.

Putin, lo Zar di tutte le Russie – o di quel che ne resta – continua la sua recita: in Ucraina a suon di bombe, in Europa a colpi di provocazioni. Vuole sembrare un imperatore, ma assomiglia sempre più a un topo col cappello da zar: s’infila dappertutto, rosicchia, scappa se arriva un avversario più grande.
Il copione è ormai logoro: lo “zar” sogna di rimettere insieme l’impero sovietico e ogni pretesto è buono per violare confini e diritto internazionale. Poi, quando entra in scena qualcuno che potrebbe davvero guardarlo negli occhi, Washington o Pechino, il tono si fa improvvisamente più sommesso. Con l’Europa, invece, può permettersi di fare il bullo: qualche drone oltre la Polonia, un’incursione aerea qua e là. Tanto, al massimo, arrivano un paio di sanzioni che aggira con l’aiuto degli amici di comodo.
Varsavia ha invocato l’articolo 4 del Trattato Atlantico: un campanello d’allarme che annuncia tempeste. E chissà che non sia la volta buona in cui l’Europa smette di fare da “paziente spettatrice” e si ricorda che esiste anche la fermezza. Perché, come dice il proverbio, chi troppo gioca al gatto e al topo, prima o poi trova la trappola.
La deterrenza nucleare? Non fa più la stessa paura: oggi contano le tecnologie, non le tonnellate di testate. Lo zar lo sa, ma insiste a recitare la parte del potente. Finché, forse, non si accorgerà che il cappello da zar, su un topo, resta sempre troppo grande.
di Redazione



















