I matti fanno i fatti

Tra urla, bandiere e rivoluzioni da marciapiede, c’è chi preferisce il silenzio del lavoro ben fatto. In Calabria, il proverbio si è fatto cronaca: chi schiamazza perde, chi agisce vince.


Tanto per restare in campo regionale, i calabresi, gente di poche parole ma di antica saggezza, hanno un proverbio che oggi suona più attuale che mai: “I matti fanno i fatti”. Tradotto: meno baldoria e più sostanza. E, a giudicare dai risultati delle urne, sembra che la filosofia popolare abbia ancora una volta messo nel sacco la retorica da comizio.

In Calabria, Roberto Occhiuto, centro-destra, è stato riconfermato con un margine che lascia poco spazio all’interpretazione. Tridico e il suo campo largo sono rimasti larghi solo nei proclami, stretti invece nei voti. Il popolo, con quella calma olimpica che disorienta gli agitatori di professione, ha scelto la continuità: niente scioperi, niente tamburi, niente proclami apocalittici. Solo un “andiamo avanti” sommesso, ma efficace.

Nel frattempo, altrove, l’Italia assomiglia a un paese appena scampato a un terremoto. Città in subbuglio, piazze in rivolta, scioperi, in certe situazioni da forsennati, che sembrano più un rito liberatorio che una protesta organizzata. E poi la crociata della Flotilla, celebrata come se si trattasse della conquista della Terra Santa, con la differenza che oggi i santi si contano sulle dita e i crociati chiedono rimborsi spese.

È la solita illusione ottica della nostra epoca: scambiare il rumore per movimento, l’agitazione per cambiamento. Ma la realtà, la vecchia, testarda, solida realtà, preferisce le persone come Occhiuto: poche parole, fatti concreti, e nessuna voglia di partecipare alla gara di chi urla di più.

Ecco, forse il segreto è proprio lì, in quel proverbio antico: “I matti fanno i fatti”. Gli altri fanno solo rumore. E il rumore, si sa, quando si spegne, lascia dietro di sé solo il silenzio… e chi lavora davvero.

Alla fine, anche in Calabria, il popolo ha capito che non si governa a colpi di megafono né di cortei improvvisati. Chi lavora in silenzio costruisce, chi urla distrugge la voce,  e spesso pure la reputazione. Gli uni gridano alla rivoluzione, gli altri si limitano a vincere le elezioni. E forse, a pensarci bene, la differenza tra illusione e realtà sta tutta lì: nei decibel.

di Redazione

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